Esposizione e Intossicazione da Fenpropatrina
DIZIONARIO MEDICO
Definizione
La fenpropatrina è un potente insetticida e acaricida appartenente alla famiglia dei piretroidi di tipo II. Chimicamente, i piretroidi sono analoghi sintetici delle piretrine naturali, sostanze estratte dai fiori di crisantemo, ma sono progettati per essere molto più stabili alla luce solare e persistenti nell'ambiente. La fenpropatrina, in particolare, si distingue per la presenza di un gruppo alfa-ciano nella sua struttura molecolare, una caratteristica che la classifica come piretroide di tipo II e che ne determina la specifica tossicità neurologica.
Utilizzata ampiamente in agricoltura per il controllo di una vasta gamma di parassiti su colture di frutta, verdura e cotone, la fenpropatrina agisce interferendo con il sistema nervoso degli insetti. Tuttavia, la sua azione non è selettiva solo per gli invertebrati; sebbene i mammiferi abbiano una maggiore capacità di metabolizzare queste sostanze, un'esposizione eccessiva può portare a quadri clinici di intossicazione anche nell'essere umano. L'intossicazione da fenpropatrina è considerata un'emergenza medica, specialmente quando l'esposizione avviene per ingestione o inalazione massiccia.
Dal punto di vista fisiopatologico, la fenpropatrina agisce prolungando l'apertura dei canali del sodio voltaggio-dipendenti nelle membrane delle cellule nervose. Questo impedisce la corretta ripolarizzazione del neurone, portando a scariche elettriche ripetitive e, nei casi più gravi, a una depolarizzazione permanente che blocca la trasmissione del segnale nervoso. Questo meccanismo è alla base della sintomatologia neurologica che caratterizza l'esposizione a questa sostanza.
Cause e Fattori di Rischio
L'esposizione alla fenpropatrina può avvenire attraverso diverse vie: cutanea, inalatoria o orale. La causa principale di intossicazione è solitamente legata all'ambito professionale, in particolare tra i lavoratori agricoli che manipolano il prodotto senza le adeguate protezioni o che rientrano nei campi trattati troppo precocemente. La mancanza di dispositivi di protezione individuale (DPI), come maschere con filtri specifici, guanti in nitrile e tute impermeabili, rappresenta il fattore di rischio più significativo.
Un'altra causa comune è l'esposizione accidentale domestica, che può verificarsi a causa di una conservazione impropria del pesticida (ad esempio, travasato in contenitori per alimenti o bevande) o per l'uso scorretto in giardini privati. L'ingestione accidentale è particolarmente pericolosa e spesso associata ai quadri clinici più severi. Esistono anche casi di esposizione ambientale dovuti alla deriva dei pesticidi (spray drift) durante l'irrorazione aerea o meccanica in prossimità di zone abitate.
I fattori di rischio individuali includono l'età e lo stato di salute preesistente. I bambini sono particolarmente vulnerabili a causa di un sistema enzimatico di detossificazione non ancora completamente sviluppato e di un rapporto superficie corporea/peso più elevato, che favorisce l'assorbimento cutaneo. Soggetti con patologie respiratorie croniche, come l'asma, o con preesistenti disturbi neurologici possono manifestare sintomi più gravi a seguito dell'esposizione.
Infine, la temperatura ambientale gioca un ruolo non trascurabile: il calore può aumentare l'assorbimento cutaneo attraverso la vasodilatazione e incrementare la volatilità del prodotto, facilitandone l'inalazione. La scarsa igiene personale dopo l'uso, come il non lavarsi le mani prima di mangiare o fumare, è un veicolo frequente di auto-contaminazione.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
I sintomi dell'intossicazione da fenpropatrina variano in base alla via di esposizione e alla quantità di sostanza assorbita. Essendo un piretroide di tipo II, la fenpropatrina tende a causare una sindrome specifica caratterizzata da coreoatetosi (movimenti involontari) e scialorrea, nota in tossicologia come "sindrome CS".
Manifestazioni Cutanee e Oculari
Il contatto diretto con la pelle è la forma di esposizione più frequente. Il sintomo cardine è la parestesia cutanea, descritta dai pazienti come una sensazione di formicolio, bruciore o puntura, localizzata solitamente al volto o alle mani. Questa sensazione può insorgere dopo pochi minuti o ore e non è necessariamente accompagnata da un eritema visibile, sebbene possa verificarsi un lieve prurito. Se il prodotto entra in contatto con gli occhi, può causare una forte irritazione, visione offuscata e lacrimazione intensa.
Manifestazioni Neurologiche
Il sistema nervoso è il bersaglio principale. I sintomi iniziali includono cefalea (mal di testa), vertigini e una sensazione di generale irritabilità. Con l'aumentare della dose assorbita, possono comparire tremori muscolari e fascicolazioni muscolari (piccole contrazioni involontarie sotto la pelle). Nei casi gravi, l'intossicazione evolve in convulsioni generalizzate, sonnolenza profonda e, in situazioni critiche, il paziente può cadere in uno stato di incoscienza.
Manifestazioni Gastrointestinali
In caso di ingestione, i sintomi compaiono rapidamente. Il paziente riferisce nausea e vomito ripetuto, spesso accompagnati da forti dolori addominali e diarrea. Un segno distintivo dei piretroidi di tipo II è la eccessiva salivazione, che può complicare la gestione delle vie aeree.
Manifestazioni Respiratorie e Sistemiche
L'inalazione dei vapori o delle nebbie di irrorazione può causare tosse secca, senso di costrizione toracica e difficoltà respiratorie. A livello sistemico, si possono osservare alterazioni del ritmo cardiaco come battito accelerato o, meno comunemente, battito cardiaco rallentato. Può verificarsi anche pressione bassa e, in alcuni casi, una lieve febbre.
Diagnosi
La diagnosi di intossicazione da fenpropatrina è prevalentemente clinica e anamnestica. Il medico deve indagare accuratamente sulla possibilità di contatto recente con pesticidi, chiedendo informazioni specifiche sul nome del prodotto, la durata dell'esposizione e le modalità (lavoro, uso domestico, ingestione accidentale). Portare con sé l'etichetta del prodotto o la scheda di sicurezza (SDS) in pronto soccorso è di fondamentale importanza per una diagnosi rapida.
L'esame obiettivo si concentra sulla valutazione dei segni neurologici (riflessi, coordinazione, presenza di tremori) e sulla stabilità delle funzioni vitali. Non esistono test di laboratorio rapidi specifici per la fenpropatrina disponibili nella routine clinica. Tuttavia, i metaboliti dei piretroidi (come l'acido 3-fenossibenzoico) possono essere ricercati nelle urine, ma questi test sono solitamente riservati a studi tossicologici o medico-legali e non sono utili per la gestione dell'emergenza acuta, poiché i piretroidi vengono metabolizzati ed eliminati molto velocemente (entro 24-48 ore).
Gli esami di routine possono includere:
- Emocromo e profilo elettrolitico: per valutare lo stato di idratazione e l'equilibrio dei sali minerali, specialmente in presenza di vomito e diarrea.
- Monitoraggio della funzionalità epatica e renale: per escludere danni d'organo secondari.
- Emogasanalisi: necessaria nei pazienti con difficoltà respiratorie o alterazione dello stato di coscienza per valutare l'ossigenazione e l'eventuale presenza di acidosi metabolica.
- Elettrocardiogramma (ECG): per monitorare eventuali aritmie o segni di sofferenza cardiaca.
La diagnosi differenziale deve escludere l'intossicazione da organofosforati o carbammati, che presentano sintomi simili (come la salivazione e i tremori) ma richiedono trattamenti diversi (come l'uso massiccio di atropina, che nei piretroidi è indicata solo per la scialorrea).
Trattamento e Terapie
Non esiste un antidoto specifico per l'intossicazione da fenpropatrina. Il trattamento è basato sulla decontaminazione immediata e sulla terapia di supporto sintomatico.
Decontaminazione
La priorità assoluta è interrompere l'esposizione. In caso di contatto cutaneo, è necessario rimuovere gli indumenti contaminati e lavare abbondantemente la pelle con acqua e sapone neutro per almeno 15-20 minuti. Per la parestesia cutanea, l'applicazione locale di creme a base di vitamina E può aiutare a lenire la sensazione di bruciore. In caso di contatto oculare, gli occhi devono essere irrigati con soluzione fisiologica o acqua pulita per un tempo prolungato.
In caso di ingestione recente (entro 1-2 ore), il medico può valutare la lavanda gastrica o la somministrazione di carbone attivo per ridurre l'assorbimento intestinale, a condizione che le vie aeree siano protette e non vi sia rischio di aspirazione.
Terapia di Supporto
Il controllo dei sintomi neurologici è cruciale. Le convulsioni vengono trattate con benzodiazepine (come il diazepam o il lorazepam) somministrate per via endovenosa. Se i tremori sono gravi, possono essere necessari farmaci miorilassanti.
Per le complicanze respiratorie, si somministra ossigeno supplementare e, nei casi di insufficienza respiratoria grave, può essere necessaria l'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica. La eccessiva salivazione può essere gestita con basse dosi di atropina, monitorando attentamente la frequenza cardiaca.
La gestione dei liquidi è essenziale per contrastare l'ipotensione e mantenere una buona diuresi, favorendo l'eliminazione dei metaboliti. Il paziente deve essere monitorato in un ambiente protetto (spesso in terapia intensiva nei casi più gravi) fino alla completa risoluzione della sintomatologia.
Prognosi e Decorso
Nella maggior parte dei casi di esposizione lieve o moderata (specialmente cutanea), la prognosi è eccellente. La parestesia e i sintomi irritativi locali tendono a risolversi spontaneamente entro 24-72 ore senza lasciare esiti permanenti. Poiché la fenpropatrina viene rapidamente metabolizzata dal fegato ed escreta dai reni, non vi è accumulo significativo nel corpo a lungo termine.
Nei casi di intossicazione sistemica grave, specialmente per ingestione, il decorso dipende dalla rapidità dell'intervento medico. Se le convulsioni e le crisi respiratorie vengono gestite correttamente, il recupero è solitamente completo. Tuttavia, complicazioni come la polmonite da aspirazione (causata dall'inalazione di vomito o del solvente del pesticida) possono prolungare i tempi di degenza e peggiorare la prognosi.
Non sono stati documentati effetti cronici significativi nell'uomo a seguito di singole esposizioni acute, ma l'esposizione professionale ripetuta a bassi livelli è oggetto di studi per valutare possibili correlazioni con disturbi del sistema nervoso periferico, come la neuropatia, sebbene le evidenze attuali siano limitate.
Prevenzione
La prevenzione è lo strumento più efficace per ridurre il rischio di intossicazione da fenpropatrina. È fondamentale seguire rigorosamente le norme di sicurezza riportate sull'etichetta del prodotto.
- Uso di DPI: Durante la preparazione e l'applicazione del pesticida, è obbligatorio indossare guanti resistenti ai prodotti chimici, tute protettive, stivali in gomma e maschere con filtri adeguati per vapori organici e polveri.
- Igiene Personale: Lavarsi accuratamente le mani e il viso dopo ogni manipolazione e prima di consumare cibi, bevande o fumare. Fare una doccia completa al termine della giornata lavorativa.
- Gestione del Prodotto: Conservare la fenpropatrina nei suoi contenitori originali, ben chiusi e in armadi chiusi a chiave, fuori dalla portata dei bambini e lontano da alimenti o mangimi.
- Sicurezza sul Lavoro: Rispettare i tempi di rientro nei campi trattati e non irrorare in presenza di vento per evitare la deriva del prodotto verso zone non bersaglio.
- Formazione: I lavoratori devono essere adeguatamente formati sui rischi chimici e sulle procedure di primo soccorso.
Quando Consultare un Medico
È necessario consultare immediatamente un medico o recarsi in un pronto soccorso se, dopo un contatto noto o sospetto con fenpropatrina, si manifestano i seguenti segni:
- Sintomi Neurologici: Comparsa di tremori, contrazioni muscolari involontarie, forte vertigine o stato di confusione.
- Difficoltà Respiratorie: Insorgenza di tosse persistente, respiro sibilante o sensazione di mancanza d'aria.
- Ingestione: Qualsiasi ingestione, anche minima, deve essere considerata un'emergenza medica.
- Sintomi Cutanei Persistenti: Se la parestesia o il bruciore non accennano a diminuire dopo la decontaminazione o se compare un forte arrossamento.
- Sintomi Gastrointestinali: Vomito incoercibile o dolori addominali acuti.
In caso di emergenza, è utile fornire al personale sanitario il nome commerciale del prodotto e, se possibile, la concentrazione del principio attivo indicata sulla confezione.
Esposizione e Intossicazione da Fenpropatrina
Definizione
La fenpropatrina è un potente insetticida e acaricida appartenente alla famiglia dei piretroidi di tipo II. Chimicamente, i piretroidi sono analoghi sintetici delle piretrine naturali, sostanze estratte dai fiori di crisantemo, ma sono progettati per essere molto più stabili alla luce solare e persistenti nell'ambiente. La fenpropatrina, in particolare, si distingue per la presenza di un gruppo alfa-ciano nella sua struttura molecolare, una caratteristica che la classifica come piretroide di tipo II e che ne determina la specifica tossicità neurologica.
Utilizzata ampiamente in agricoltura per il controllo di una vasta gamma di parassiti su colture di frutta, verdura e cotone, la fenpropatrina agisce interferendo con il sistema nervoso degli insetti. Tuttavia, la sua azione non è selettiva solo per gli invertebrati; sebbene i mammiferi abbiano una maggiore capacità di metabolizzare queste sostanze, un'esposizione eccessiva può portare a quadri clinici di intossicazione anche nell'essere umano. L'intossicazione da fenpropatrina è considerata un'emergenza medica, specialmente quando l'esposizione avviene per ingestione o inalazione massiccia.
Dal punto di vista fisiopatologico, la fenpropatrina agisce prolungando l'apertura dei canali del sodio voltaggio-dipendenti nelle membrane delle cellule nervose. Questo impedisce la corretta ripolarizzazione del neurone, portando a scariche elettriche ripetitive e, nei casi più gravi, a una depolarizzazione permanente che blocca la trasmissione del segnale nervoso. Questo meccanismo è alla base della sintomatologia neurologica che caratterizza l'esposizione a questa sostanza.
Cause e Fattori di Rischio
L'esposizione alla fenpropatrina può avvenire attraverso diverse vie: cutanea, inalatoria o orale. La causa principale di intossicazione è solitamente legata all'ambito professionale, in particolare tra i lavoratori agricoli che manipolano il prodotto senza le adeguate protezioni o che rientrano nei campi trattati troppo precocemente. La mancanza di dispositivi di protezione individuale (DPI), come maschere con filtri specifici, guanti in nitrile e tute impermeabili, rappresenta il fattore di rischio più significativo.
Un'altra causa comune è l'esposizione accidentale domestica, che può verificarsi a causa di una conservazione impropria del pesticida (ad esempio, travasato in contenitori per alimenti o bevande) o per l'uso scorretto in giardini privati. L'ingestione accidentale è particolarmente pericolosa e spesso associata ai quadri clinici più severi. Esistono anche casi di esposizione ambientale dovuti alla deriva dei pesticidi (spray drift) durante l'irrorazione aerea o meccanica in prossimità di zone abitate.
I fattori di rischio individuali includono l'età e lo stato di salute preesistente. I bambini sono particolarmente vulnerabili a causa di un sistema enzimatico di detossificazione non ancora completamente sviluppato e di un rapporto superficie corporea/peso più elevato, che favorisce l'assorbimento cutaneo. Soggetti con patologie respiratorie croniche, come l'asma, o con preesistenti disturbi neurologici possono manifestare sintomi più gravi a seguito dell'esposizione.
Infine, la temperatura ambientale gioca un ruolo non trascurabile: il calore può aumentare l'assorbimento cutaneo attraverso la vasodilatazione e incrementare la volatilità del prodotto, facilitandone l'inalazione. La scarsa igiene personale dopo l'uso, come il non lavarsi le mani prima di mangiare o fumare, è un veicolo frequente di auto-contaminazione.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
I sintomi dell'intossicazione da fenpropatrina variano in base alla via di esposizione e alla quantità di sostanza assorbita. Essendo un piretroide di tipo II, la fenpropatrina tende a causare una sindrome specifica caratterizzata da coreoatetosi (movimenti involontari) e scialorrea, nota in tossicologia come "sindrome CS".
Manifestazioni Cutanee e Oculari
Il contatto diretto con la pelle è la forma di esposizione più frequente. Il sintomo cardine è la parestesia cutanea, descritta dai pazienti come una sensazione di formicolio, bruciore o puntura, localizzata solitamente al volto o alle mani. Questa sensazione può insorgere dopo pochi minuti o ore e non è necessariamente accompagnata da un eritema visibile, sebbene possa verificarsi un lieve prurito. Se il prodotto entra in contatto con gli occhi, può causare una forte irritazione, visione offuscata e lacrimazione intensa.
Manifestazioni Neurologiche
Il sistema nervoso è il bersaglio principale. I sintomi iniziali includono cefalea (mal di testa), vertigini e una sensazione di generale irritabilità. Con l'aumentare della dose assorbita, possono comparire tremori muscolari e fascicolazioni muscolari (piccole contrazioni involontarie sotto la pelle). Nei casi gravi, l'intossicazione evolve in convulsioni generalizzate, sonnolenza profonda e, in situazioni critiche, il paziente può cadere in uno stato di incoscienza.
Manifestazioni Gastrointestinali
In caso di ingestione, i sintomi compaiono rapidamente. Il paziente riferisce nausea e vomito ripetuto, spesso accompagnati da forti dolori addominali e diarrea. Un segno distintivo dei piretroidi di tipo II è la eccessiva salivazione, che può complicare la gestione delle vie aeree.
Manifestazioni Respiratorie e Sistemiche
L'inalazione dei vapori o delle nebbie di irrorazione può causare tosse secca, senso di costrizione toracica e difficoltà respiratorie. A livello sistemico, si possono osservare alterazioni del ritmo cardiaco come battito accelerato o, meno comunemente, battito cardiaco rallentato. Può verificarsi anche pressione bassa e, in alcuni casi, una lieve febbre.
Diagnosi
La diagnosi di intossicazione da fenpropatrina è prevalentemente clinica e anamnestica. Il medico deve indagare accuratamente sulla possibilità di contatto recente con pesticidi, chiedendo informazioni specifiche sul nome del prodotto, la durata dell'esposizione e le modalità (lavoro, uso domestico, ingestione accidentale). Portare con sé l'etichetta del prodotto o la scheda di sicurezza (SDS) in pronto soccorso è di fondamentale importanza per una diagnosi rapida.
L'esame obiettivo si concentra sulla valutazione dei segni neurologici (riflessi, coordinazione, presenza di tremori) e sulla stabilità delle funzioni vitali. Non esistono test di laboratorio rapidi specifici per la fenpropatrina disponibili nella routine clinica. Tuttavia, i metaboliti dei piretroidi (come l'acido 3-fenossibenzoico) possono essere ricercati nelle urine, ma questi test sono solitamente riservati a studi tossicologici o medico-legali e non sono utili per la gestione dell'emergenza acuta, poiché i piretroidi vengono metabolizzati ed eliminati molto velocemente (entro 24-48 ore).
Gli esami di routine possono includere:
- Emocromo e profilo elettrolitico: per valutare lo stato di idratazione e l'equilibrio dei sali minerali, specialmente in presenza di vomito e diarrea.
- Monitoraggio della funzionalità epatica e renale: per escludere danni d'organo secondari.
- Emogasanalisi: necessaria nei pazienti con difficoltà respiratorie o alterazione dello stato di coscienza per valutare l'ossigenazione e l'eventuale presenza di acidosi metabolica.
- Elettrocardiogramma (ECG): per monitorare eventuali aritmie o segni di sofferenza cardiaca.
La diagnosi differenziale deve escludere l'intossicazione da organofosforati o carbammati, che presentano sintomi simili (come la salivazione e i tremori) ma richiedono trattamenti diversi (come l'uso massiccio di atropina, che nei piretroidi è indicata solo per la scialorrea).
Trattamento e Terapie
Non esiste un antidoto specifico per l'intossicazione da fenpropatrina. Il trattamento è basato sulla decontaminazione immediata e sulla terapia di supporto sintomatico.
Decontaminazione
La priorità assoluta è interrompere l'esposizione. In caso di contatto cutaneo, è necessario rimuovere gli indumenti contaminati e lavare abbondantemente la pelle con acqua e sapone neutro per almeno 15-20 minuti. Per la parestesia cutanea, l'applicazione locale di creme a base di vitamina E può aiutare a lenire la sensazione di bruciore. In caso di contatto oculare, gli occhi devono essere irrigati con soluzione fisiologica o acqua pulita per un tempo prolungato.
In caso di ingestione recente (entro 1-2 ore), il medico può valutare la lavanda gastrica o la somministrazione di carbone attivo per ridurre l'assorbimento intestinale, a condizione che le vie aeree siano protette e non vi sia rischio di aspirazione.
Terapia di Supporto
Il controllo dei sintomi neurologici è cruciale. Le convulsioni vengono trattate con benzodiazepine (come il diazepam o il lorazepam) somministrate per via endovenosa. Se i tremori sono gravi, possono essere necessari farmaci miorilassanti.
Per le complicanze respiratorie, si somministra ossigeno supplementare e, nei casi di insufficienza respiratoria grave, può essere necessaria l'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica. La eccessiva salivazione può essere gestita con basse dosi di atropina, monitorando attentamente la frequenza cardiaca.
La gestione dei liquidi è essenziale per contrastare l'ipotensione e mantenere una buona diuresi, favorendo l'eliminazione dei metaboliti. Il paziente deve essere monitorato in un ambiente protetto (spesso in terapia intensiva nei casi più gravi) fino alla completa risoluzione della sintomatologia.
Prognosi e Decorso
Nella maggior parte dei casi di esposizione lieve o moderata (specialmente cutanea), la prognosi è eccellente. La parestesia e i sintomi irritativi locali tendono a risolversi spontaneamente entro 24-72 ore senza lasciare esiti permanenti. Poiché la fenpropatrina viene rapidamente metabolizzata dal fegato ed escreta dai reni, non vi è accumulo significativo nel corpo a lungo termine.
Nei casi di intossicazione sistemica grave, specialmente per ingestione, il decorso dipende dalla rapidità dell'intervento medico. Se le convulsioni e le crisi respiratorie vengono gestite correttamente, il recupero è solitamente completo. Tuttavia, complicazioni come la polmonite da aspirazione (causata dall'inalazione di vomito o del solvente del pesticida) possono prolungare i tempi di degenza e peggiorare la prognosi.
Non sono stati documentati effetti cronici significativi nell'uomo a seguito di singole esposizioni acute, ma l'esposizione professionale ripetuta a bassi livelli è oggetto di studi per valutare possibili correlazioni con disturbi del sistema nervoso periferico, come la neuropatia, sebbene le evidenze attuali siano limitate.
Prevenzione
La prevenzione è lo strumento più efficace per ridurre il rischio di intossicazione da fenpropatrina. È fondamentale seguire rigorosamente le norme di sicurezza riportate sull'etichetta del prodotto.
- Uso di DPI: Durante la preparazione e l'applicazione del pesticida, è obbligatorio indossare guanti resistenti ai prodotti chimici, tute protettive, stivali in gomma e maschere con filtri adeguati per vapori organici e polveri.
- Igiene Personale: Lavarsi accuratamente le mani e il viso dopo ogni manipolazione e prima di consumare cibi, bevande o fumare. Fare una doccia completa al termine della giornata lavorativa.
- Gestione del Prodotto: Conservare la fenpropatrina nei suoi contenitori originali, ben chiusi e in armadi chiusi a chiave, fuori dalla portata dei bambini e lontano da alimenti o mangimi.
- Sicurezza sul Lavoro: Rispettare i tempi di rientro nei campi trattati e non irrorare in presenza di vento per evitare la deriva del prodotto verso zone non bersaglio.
- Formazione: I lavoratori devono essere adeguatamente formati sui rischi chimici e sulle procedure di primo soccorso.
Quando Consultare un Medico
È necessario consultare immediatamente un medico o recarsi in un pronto soccorso se, dopo un contatto noto o sospetto con fenpropatrina, si manifestano i seguenti segni:
- Sintomi Neurologici: Comparsa di tremori, contrazioni muscolari involontarie, forte vertigine o stato di confusione.
- Difficoltà Respiratorie: Insorgenza di tosse persistente, respiro sibilante o sensazione di mancanza d'aria.
- Ingestione: Qualsiasi ingestione, anche minima, deve essere considerata un'emergenza medica.
- Sintomi Cutanei Persistenti: Se la parestesia o il bruciore non accennano a diminuire dopo la decontaminazione o se compare un forte arrossamento.
- Sintomi Gastrointestinali: Vomito incoercibile o dolori addominali acuti.
In caso di emergenza, è utile fornire al personale sanitario il nome commerciale del prodotto e, se possibile, la concentrazione del principio attivo indicata sulla confezione.


