Levobunololo

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Definizione

Il levobunololo è un principio attivo appartenente alla classe dei beta-bloccanti non selettivi, utilizzato prevalentemente in ambito oftalmologico per il trattamento di condizioni caratterizzate da un aumento della pressione all'interno dell'occhio. Chimicamente, è l'isomero L del bunololo ed è considerato significativamente più potente della sua controparte racemica nel bloccare i recettori beta-adrenergici. La sua funzione principale è quella di ridurre la pressione intraoculare (IOP), un parametro critico nella gestione di patologie che possono portare alla perdita permanente della vista.

Il farmaco agisce riducendo la produzione di umore acqueo, il liquido trasparente che riempie la parte anteriore dell'occhio. In un occhio sano, la produzione e il drenaggio di questo liquido sono in equilibrio; tuttavia, in presenza di patologie come il glaucoma, questo equilibrio si interrompe, portando a un accumulo di pressione che può danneggiare il nervo ottico. Il levobunololo, somministrato sotto forma di collirio, penetra nei tessuti oculari e agisce direttamente sui processi secretori del corpo ciliare.

Essendo un beta-bloccante non selettivo, il levobunololo interagisce sia con i recettori beta-1 (localizzati principalmente nel cuore) sia con i recettori beta-2 (presenti nei polmoni e nei vasi sanguigni). Sebbene la somministrazione sia topica (oculare), una piccola quota del farmaco può essere assorbita nel circolo sanguigno sistemico attraverso il dotto nasolacrimale, il che richiede cautela in pazienti con preesistenti condizioni respiratorie o cardiache.

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Cause e Fattori di Rischio

L'utilizzo del levobunololo è indicato quando si verifica un innalzamento patologico della pressione intraoculare. La causa principale di questo innalzamento è spesso legata a un malfunzionamento del sistema di drenaggio dell'occhio (il trabecolato) o a un'eccessiva produzione di umore acqueo. La condizione clinica più comune trattata con questo farmaco è il glaucoma cronico ad angolo aperto, una malattia progressiva che rappresenta una delle principali cause di cecità nel mondo.

Un altro scenario clinico rilevante è l'ipertensione oculare, una condizione in cui la pressione interna dell'occhio è superiore alla norma (solitamente sopra i 21 mmHg), ma non sono ancora evidenti danni al nervo ottico o perdite del campo visivo. In questi casi, il levobunololo viene prescritto come misura preventiva per evitare l'insorgenza del glaucoma conclamato.

I fattori di rischio che portano alla necessità di una terapia con levobunololo includono l'età avanzata (soprattutto sopra i 60 anni), la familiarità per il glaucoma, l'etnia (alcune popolazioni sono più predisposte) e la presenza di miopia elevata. Inoltre, pazienti che hanno subito traumi oculari o che presentano uno spessore corneale ridotto possono richiedere un monitoraggio più stretto della pressione intraoculare e l'eventuale inizio di una terapia farmacologica.

È importante notare che il levobunololo non cura la causa sottostante del glaucoma, ma agisce sul principale fattore di rischio modificabile: la pressione. Fattori di rischio sistemici, come il diabete o l'ipertensione arteriosa, possono influenzare la salute vascolare del nervo ottico, rendendo ancora più cruciale il controllo della pressione oculare tramite farmaci efficaci.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il levobunololo viene prescritto per contrastare patologie che, nelle fasi iniziali, sono spesso asintomatiche. Il glaucoma è infatti soprannominato "il ladro silenzioso della vista" perché il paziente non avverte dolore né cambiamenti visivi fino a quando il danno non è in fase avanzata. Tuttavia, in caso di attacchi acuti o progressione rapida, possono manifestarsi visione offuscata, comparsa di aloni colorati intorno alle luci e un lieve dolore oculare.

La maggior parte delle manifestazioni cliniche associate al levobunololo riguarda gli effetti collaterali del farmaco stesso, che possono essere sia locali che sistemici. Tra i sintomi locali più comuni riferiti dai pazienti subito dopo l'instillazione troviamo:

  • Arrossamento degli occhi dovuto alla dilatazione dei vasi sanguigni superficiali.
  • Prurito oculare o sensazione di bruciore transitorio.
  • Lacrimazione eccessiva o, al contrario, una sensazione di secchezza.
  • Sensazione di sabbia negli occhi.
  • Gonfiore delle palpebre o infiammazione dei margini palpebrali.

A causa dell'assorbimento sistemico, il levobunololo può causare sintomi che interessano altri organi. A livello cardiovascolare, il paziente può avvertire rallentamento del battito cardiaco o una sensazione di pressione bassa, che può manifestarsi con stanchezza e capogiri. A livello respiratorio, specialmente in soggetti predisposti, può indurre difficoltà respiratoria o un vero e proprio broncospasmo.

In rari casi, sono stati segnalati sintomi neurologici o psicologici come mal di testa, difficoltà a dormire o un senso di umore depresso. Sebbene meno frequenti, possono verificarsi anche reazioni gastrointestinali come nausea o vomito. La comparsa di sensibilità alla luce o una marcata infiammazione della cornea richiede un'attenzione medica immediata.

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Diagnosi

La diagnosi della necessità di una terapia con levobunololo avviene durante una visita oculistica completa. Poiché l'ipertensione oculare non dà sintomi evidenti, lo screening regolare è l'unico modo per identificare i pazienti che necessitano del farmaco. Il processo diagnostico comprende diversi esami fondamentali.

Il primo passo è la tonometria, ovvero la misurazione della pressione intraoculare. Lo standard di riferimento è la tonometria ad applanazione di Goldmann, che misura la forza necessaria per appiattire una piccola area della cornea. Valori costantemente superiori a 21 mmHg indicano solitamente la necessità di considerare un trattamento farmacologico. Oltre alla pressione, l'oculista esegue la pachimetria per misurare lo spessore della cornea, poiché una cornea sottile può falsare i risultati della tonometria e rappresenta di per sé un fattore di rischio.

Un altro esame cruciale è l'oftalmoscopia (o esame del fondo oculare), che permette di visualizzare direttamente la testa del nervo ottico (papilla ottica). L'oculista cerca segni di "escavazione", ovvero un progressivo svuotamento della coppa ottica che indica la morte delle fibre nervose. Per documentare oggettivamente lo stato del nervo, si utilizzano oggi tecnologie avanzate come la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), che fornisce mappe millimetriche dello spessore delle fibre nervose retiniche.

Infine, l'esame del campo visivo computerizzato è essenziale per determinare se l'aumento della pressione ha già causato danni funzionali. Questo test mappa la sensibilità della visione periferica e centrale, identificando eventuali aree di perdita visiva chiamate scotomi. Se i test confermano un'ipertensione oculare significativa o un glaucoma iniziale, il levobunololo viene spesso scelto come terapia di prima linea per stabilizzare la situazione.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento con levobunololo si basa sulla somministrazione cronica di gocce oculari. La concentrazione più comune è dello 0,5%, e la posologia standard prevede solitamente l'instillazione di una goccia una o due volte al giorno nell'occhio o negli occhi affetti. È fondamentale che il paziente segua rigorosamente gli orari prescritti per mantenere costante l'effetto ipotensivo.

Per massimizzare l'efficacia e ridurre gli effetti collaterali sistemici, esiste una tecnica di somministrazione specifica. Dopo aver instillato la goccia nel sacco congiuntivale (la tasca formata abbassando la palpebra inferiore), il paziente dovrebbe chiudere delicatamente l'occhio e premere con un dito l'angolo interno dell'occhio, vicino al naso, per circa 1-2 minuti. Questa manovra, chiamata occlusione nasolacrimale, impedisce al farmaco di defluire nel naso e di essere assorbito dalla mucosa nasale direttamente nel sangue.

Il levobunololo può essere utilizzato da solo (monoterapia) o in combinazione con altri farmaci per il glaucoma, come gli analoghi delle prostaglandine, gli inibitori dell'anidrasi carbonica o gli agonisti alfa-adrenergici. Se il paziente utilizza più di un tipo di collirio, è necessario attendere almeno 5-10 minuti tra un'applicazione e l'altra per evitare che la seconda goccia "lavi via" la prima.

Esistono importanti controindicazioni all'uso del levobunololo. A causa della sua natura di beta-bloccante non selettivo, è controindicato in pazienti con asma bronchiale, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) grave, o gravi problemi cardiaci come l'insufficienza cardiaca non controllata o blocchi atrioventricolari di alto grado. I portatori di lenti a contatto morbide devono prestare attenzione, poiché i conservanti presenti nel collirio (come il benzalconio cloruro) possono essere assorbiti dalle lenti; è consigliabile rimuoverle prima dell'uso e attendere 15 minuti prima di reinserirle.

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Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti che iniziano il trattamento con levobunololo è generalmente molto buona, a condizione che vi sia una stretta aderenza alla terapia. Il farmaco è estremamente efficace nel ridurre la pressione intraoculare, spesso ottenendo una riduzione del 20-30% rispetto ai valori basali. Questo abbassamento della pressione è solitamente sufficiente a fermare o rallentare significativamente la progressione del danno al nervo ottico.

Il decorso della terapia è cronico: il glaucoma e l'ipertensione oculare sono condizioni che richiedono un trattamento per tutta la vita. Il levobunololo non "guarisce" la malattia, ma la tiene sotto controllo. Se il trattamento viene interrotto, la pressione oculare tornerà rapidamente ai livelli pre-terapia, esponendo nuovamente il nervo ottico al rischio di danni irreversibili. Nel tempo, l'efficacia del farmaco potrebbe diminuire leggermente (fenomeno di tachifilassi), richiedendo un aggiustamento del dosaggio o l'aggiunta di un secondo farmaco.

I pazienti in terapia con levobunololo devono sottoporsi a controlli periodici (solitamente ogni 3-6 mesi) per monitorare la pressione intraoculare e verificare che non vi siano segni di progressione della malattia. Se, nonostante il trattamento, il campo visivo continua a peggiorare, l'oculista potrebbe considerare opzioni terapeutiche alternative, come la chirurgia laser (trabeculoplastica) o interventi chirurgici incisionali (trabeculectomia).

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Prevenzione

Non è possibile prevenire l'insorgenza delle condizioni che richiedono il levobunololo, ma è possibile prevenire le conseguenze gravi, come la cecità, attraverso una diagnosi precoce. La prevenzione secondaria si basa interamente sugli screening oftalmologici regolari. È consigliabile che tutti gli adulti effettuino una visita oculistica completa con misurazione della pressione oculare a partire dai 40 anni, o anche prima se sono presenti fattori di rischio familiari.

Per chi è già in terapia, la prevenzione delle complicanze passa attraverso l'educazione del paziente. Comprendere l'importanza di non saltare mai le dosi è fondamentale. Inoltre, uno stile di vita sano può supportare la salute oculare generale: evitare il fumo, mantenere una dieta ricca di antiossidanti e praticare un'attività fisica moderata (evitando esercizi a testa in giù che possono aumentare la pressione oculare) sono abitudini consigliate.

Un altro aspetto della prevenzione riguarda la sicurezza sistemica. I pazienti devono informare tutti i medici che li hanno in cura (specialmente cardiologi e pneumologi) dell'uso del levobunololo, poiché questo collirio può interagire con farmaci assunti per via orale per il cuore o la pressione sanguigna, potenziandone gli effetti in modo indesiderato.

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Quando Consultare un Medico

È necessario contattare immediatamente l'oculista o recarsi in un pronto soccorso oftalmologico se si manifestano sintomi di un attacco acuto di glaucoma, come un improvviso e violento dolore all'occhio, accompagnato da nausea, vomito e una drastica riduzione della vista. Sebbene il levobunololo sia usato per il glaucoma cronico, queste emergenze richiedono un intervento immediato.

Inoltre, il paziente deve consultare il medico se avverte sintomi sistemici preoccupanti dopo l'inizio della terapia, come:

  • Una marcata riduzione della frequenza cardiaca (battito molto lento).
  • Difficoltà a respirare, respiro sibilante o fiato corto.
  • Svenimenti o forti vertigini.
  • Segni di una reazione allergica grave, come orticaria, gonfiore del viso o della gola.

Infine, è opportuno programmare un consulto se gli effetti collaterali locali diventano intollerabili o se si nota un cambiamento persistente nella qualità della visione. L'oculista potrà valutare se sostituire il levobunololo con un altro farmaco o con una formulazione priva di conservanti per migliorare la tollerabilità oculare.

Levobunololo

Definizione

Il levobunololo è un principio attivo appartenente alla classe dei beta-bloccanti non selettivi, utilizzato prevalentemente in ambito oftalmologico per il trattamento di condizioni caratterizzate da un aumento della pressione all'interno dell'occhio. Chimicamente, è l'isomero L del bunololo ed è considerato significativamente più potente della sua controparte racemica nel bloccare i recettori beta-adrenergici. La sua funzione principale è quella di ridurre la pressione intraoculare (IOP), un parametro critico nella gestione di patologie che possono portare alla perdita permanente della vista.

Il farmaco agisce riducendo la produzione di umore acqueo, il liquido trasparente che riempie la parte anteriore dell'occhio. In un occhio sano, la produzione e il drenaggio di questo liquido sono in equilibrio; tuttavia, in presenza di patologie come il glaucoma, questo equilibrio si interrompe, portando a un accumulo di pressione che può danneggiare il nervo ottico. Il levobunololo, somministrato sotto forma di collirio, penetra nei tessuti oculari e agisce direttamente sui processi secretori del corpo ciliare.

Essendo un beta-bloccante non selettivo, il levobunololo interagisce sia con i recettori beta-1 (localizzati principalmente nel cuore) sia con i recettori beta-2 (presenti nei polmoni e nei vasi sanguigni). Sebbene la somministrazione sia topica (oculare), una piccola quota del farmaco può essere assorbita nel circolo sanguigno sistemico attraverso il dotto nasolacrimale, il che richiede cautela in pazienti con preesistenti condizioni respiratorie o cardiache.

Cause e Fattori di Rischio

L'utilizzo del levobunololo è indicato quando si verifica un innalzamento patologico della pressione intraoculare. La causa principale di questo innalzamento è spesso legata a un malfunzionamento del sistema di drenaggio dell'occhio (il trabecolato) o a un'eccessiva produzione di umore acqueo. La condizione clinica più comune trattata con questo farmaco è il glaucoma cronico ad angolo aperto, una malattia progressiva che rappresenta una delle principali cause di cecità nel mondo.

Un altro scenario clinico rilevante è l'ipertensione oculare, una condizione in cui la pressione interna dell'occhio è superiore alla norma (solitamente sopra i 21 mmHg), ma non sono ancora evidenti danni al nervo ottico o perdite del campo visivo. In questi casi, il levobunololo viene prescritto come misura preventiva per evitare l'insorgenza del glaucoma conclamato.

I fattori di rischio che portano alla necessità di una terapia con levobunololo includono l'età avanzata (soprattutto sopra i 60 anni), la familiarità per il glaucoma, l'etnia (alcune popolazioni sono più predisposte) e la presenza di miopia elevata. Inoltre, pazienti che hanno subito traumi oculari o che presentano uno spessore corneale ridotto possono richiedere un monitoraggio più stretto della pressione intraoculare e l'eventuale inizio di una terapia farmacologica.

È importante notare che il levobunololo non cura la causa sottostante del glaucoma, ma agisce sul principale fattore di rischio modificabile: la pressione. Fattori di rischio sistemici, come il diabete o l'ipertensione arteriosa, possono influenzare la salute vascolare del nervo ottico, rendendo ancora più cruciale il controllo della pressione oculare tramite farmaci efficaci.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il levobunololo viene prescritto per contrastare patologie che, nelle fasi iniziali, sono spesso asintomatiche. Il glaucoma è infatti soprannominato "il ladro silenzioso della vista" perché il paziente non avverte dolore né cambiamenti visivi fino a quando il danno non è in fase avanzata. Tuttavia, in caso di attacchi acuti o progressione rapida, possono manifestarsi visione offuscata, comparsa di aloni colorati intorno alle luci e un lieve dolore oculare.

La maggior parte delle manifestazioni cliniche associate al levobunololo riguarda gli effetti collaterali del farmaco stesso, che possono essere sia locali che sistemici. Tra i sintomi locali più comuni riferiti dai pazienti subito dopo l'instillazione troviamo:

  • Arrossamento degli occhi dovuto alla dilatazione dei vasi sanguigni superficiali.
  • Prurito oculare o sensazione di bruciore transitorio.
  • Lacrimazione eccessiva o, al contrario, una sensazione di secchezza.
  • Sensazione di sabbia negli occhi.
  • Gonfiore delle palpebre o infiammazione dei margini palpebrali.

A causa dell'assorbimento sistemico, il levobunololo può causare sintomi che interessano altri organi. A livello cardiovascolare, il paziente può avvertire rallentamento del battito cardiaco o una sensazione di pressione bassa, che può manifestarsi con stanchezza e capogiri. A livello respiratorio, specialmente in soggetti predisposti, può indurre difficoltà respiratoria o un vero e proprio broncospasmo.

In rari casi, sono stati segnalati sintomi neurologici o psicologici come mal di testa, difficoltà a dormire o un senso di umore depresso. Sebbene meno frequenti, possono verificarsi anche reazioni gastrointestinali come nausea o vomito. La comparsa di sensibilità alla luce o una marcata infiammazione della cornea richiede un'attenzione medica immediata.

Diagnosi

La diagnosi della necessità di una terapia con levobunololo avviene durante una visita oculistica completa. Poiché l'ipertensione oculare non dà sintomi evidenti, lo screening regolare è l'unico modo per identificare i pazienti che necessitano del farmaco. Il processo diagnostico comprende diversi esami fondamentali.

Il primo passo è la tonometria, ovvero la misurazione della pressione intraoculare. Lo standard di riferimento è la tonometria ad applanazione di Goldmann, che misura la forza necessaria per appiattire una piccola area della cornea. Valori costantemente superiori a 21 mmHg indicano solitamente la necessità di considerare un trattamento farmacologico. Oltre alla pressione, l'oculista esegue la pachimetria per misurare lo spessore della cornea, poiché una cornea sottile può falsare i risultati della tonometria e rappresenta di per sé un fattore di rischio.

Un altro esame cruciale è l'oftalmoscopia (o esame del fondo oculare), che permette di visualizzare direttamente la testa del nervo ottico (papilla ottica). L'oculista cerca segni di "escavazione", ovvero un progressivo svuotamento della coppa ottica che indica la morte delle fibre nervose. Per documentare oggettivamente lo stato del nervo, si utilizzano oggi tecnologie avanzate come la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), che fornisce mappe millimetriche dello spessore delle fibre nervose retiniche.

Infine, l'esame del campo visivo computerizzato è essenziale per determinare se l'aumento della pressione ha già causato danni funzionali. Questo test mappa la sensibilità della visione periferica e centrale, identificando eventuali aree di perdita visiva chiamate scotomi. Se i test confermano un'ipertensione oculare significativa o un glaucoma iniziale, il levobunololo viene spesso scelto come terapia di prima linea per stabilizzare la situazione.

Trattamento e Terapie

Il trattamento con levobunololo si basa sulla somministrazione cronica di gocce oculari. La concentrazione più comune è dello 0,5%, e la posologia standard prevede solitamente l'instillazione di una goccia una o due volte al giorno nell'occhio o negli occhi affetti. È fondamentale che il paziente segua rigorosamente gli orari prescritti per mantenere costante l'effetto ipotensivo.

Per massimizzare l'efficacia e ridurre gli effetti collaterali sistemici, esiste una tecnica di somministrazione specifica. Dopo aver instillato la goccia nel sacco congiuntivale (la tasca formata abbassando la palpebra inferiore), il paziente dovrebbe chiudere delicatamente l'occhio e premere con un dito l'angolo interno dell'occhio, vicino al naso, per circa 1-2 minuti. Questa manovra, chiamata occlusione nasolacrimale, impedisce al farmaco di defluire nel naso e di essere assorbito dalla mucosa nasale direttamente nel sangue.

Il levobunololo può essere utilizzato da solo (monoterapia) o in combinazione con altri farmaci per il glaucoma, come gli analoghi delle prostaglandine, gli inibitori dell'anidrasi carbonica o gli agonisti alfa-adrenergici. Se il paziente utilizza più di un tipo di collirio, è necessario attendere almeno 5-10 minuti tra un'applicazione e l'altra per evitare che la seconda goccia "lavi via" la prima.

Esistono importanti controindicazioni all'uso del levobunololo. A causa della sua natura di beta-bloccante non selettivo, è controindicato in pazienti con asma bronchiale, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) grave, o gravi problemi cardiaci come l'insufficienza cardiaca non controllata o blocchi atrioventricolari di alto grado. I portatori di lenti a contatto morbide devono prestare attenzione, poiché i conservanti presenti nel collirio (come il benzalconio cloruro) possono essere assorbiti dalle lenti; è consigliabile rimuoverle prima dell'uso e attendere 15 minuti prima di reinserirle.

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti che iniziano il trattamento con levobunololo è generalmente molto buona, a condizione che vi sia una stretta aderenza alla terapia. Il farmaco è estremamente efficace nel ridurre la pressione intraoculare, spesso ottenendo una riduzione del 20-30% rispetto ai valori basali. Questo abbassamento della pressione è solitamente sufficiente a fermare o rallentare significativamente la progressione del danno al nervo ottico.

Il decorso della terapia è cronico: il glaucoma e l'ipertensione oculare sono condizioni che richiedono un trattamento per tutta la vita. Il levobunololo non "guarisce" la malattia, ma la tiene sotto controllo. Se il trattamento viene interrotto, la pressione oculare tornerà rapidamente ai livelli pre-terapia, esponendo nuovamente il nervo ottico al rischio di danni irreversibili. Nel tempo, l'efficacia del farmaco potrebbe diminuire leggermente (fenomeno di tachifilassi), richiedendo un aggiustamento del dosaggio o l'aggiunta di un secondo farmaco.

I pazienti in terapia con levobunololo devono sottoporsi a controlli periodici (solitamente ogni 3-6 mesi) per monitorare la pressione intraoculare e verificare che non vi siano segni di progressione della malattia. Se, nonostante il trattamento, il campo visivo continua a peggiorare, l'oculista potrebbe considerare opzioni terapeutiche alternative, come la chirurgia laser (trabeculoplastica) o interventi chirurgici incisionali (trabeculectomia).

Prevenzione

Non è possibile prevenire l'insorgenza delle condizioni che richiedono il levobunololo, ma è possibile prevenire le conseguenze gravi, come la cecità, attraverso una diagnosi precoce. La prevenzione secondaria si basa interamente sugli screening oftalmologici regolari. È consigliabile che tutti gli adulti effettuino una visita oculistica completa con misurazione della pressione oculare a partire dai 40 anni, o anche prima se sono presenti fattori di rischio familiari.

Per chi è già in terapia, la prevenzione delle complicanze passa attraverso l'educazione del paziente. Comprendere l'importanza di non saltare mai le dosi è fondamentale. Inoltre, uno stile di vita sano può supportare la salute oculare generale: evitare il fumo, mantenere una dieta ricca di antiossidanti e praticare un'attività fisica moderata (evitando esercizi a testa in giù che possono aumentare la pressione oculare) sono abitudini consigliate.

Un altro aspetto della prevenzione riguarda la sicurezza sistemica. I pazienti devono informare tutti i medici che li hanno in cura (specialmente cardiologi e pneumologi) dell'uso del levobunololo, poiché questo collirio può interagire con farmaci assunti per via orale per il cuore o la pressione sanguigna, potenziandone gli effetti in modo indesiderato.

Quando Consultare un Medico

È necessario contattare immediatamente l'oculista o recarsi in un pronto soccorso oftalmologico se si manifestano sintomi di un attacco acuto di glaucoma, come un improvviso e violento dolore all'occhio, accompagnato da nausea, vomito e una drastica riduzione della vista. Sebbene il levobunololo sia usato per il glaucoma cronico, queste emergenze richiedono un intervento immediato.

Inoltre, il paziente deve consultare il medico se avverte sintomi sistemici preoccupanti dopo l'inizio della terapia, come:

  • Una marcata riduzione della frequenza cardiaca (battito molto lento).
  • Difficoltà a respirare, respiro sibilante o fiato corto.
  • Svenimenti o forti vertigini.
  • Segni di una reazione allergica grave, come orticaria, gonfiore del viso o della gola.

Infine, è opportuno programmare un consulto se gli effetti collaterali locali diventano intollerabili o se si nota un cambiamento persistente nella qualità della visione. L'oculista potrà valutare se sostituire il levobunololo con un altro farmaco o con una formulazione priva di conservanti per migliorare la tollerabilità oculare.

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