Tiosolfato

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Definizione

Il tiosolfato, comunemente utilizzato in ambito clinico sotto forma di tiosolfato di sodio, è un composto inorganico che riveste un ruolo cruciale nella medicina d'urgenza e in diverse terapie specialistiche. Chimicamente, si presenta come un sale di sodio dell'acido tiosolforico ed è classificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come un farmaco essenziale grazie alla sua efficacia e sicurezza in situazioni critiche. La sua funzione principale è quella di agente disintossicante, ma le sue proprietà biochimiche lo rendono utile anche nel trattamento di patologie rare e complesse legate al metabolismo del calcio e nella prevenzione di effetti collaterali gravi derivanti dalla chemioterapia.

In ambito biochimico, il tiosolfato agisce come un donatore di zolfo. Questa capacità è alla base del suo meccanismo d'azione principale come antidoto: facilita la conversione enzimatica di sostanze altamente tossiche in composti meno nocivi che possono essere eliminati in modo sicuro dall'organismo attraverso le urine. Oltre a questo, il tiosolfato possiede proprietà antiossidanti e chelanti, che gli permettono di legarsi a determinati metalli e minerali, rendendoli solubili e facilitandone l'escrezione.

L'uso del tiosolfato non è limitato a una singola branca della medicina; esso trova applicazione in tossicologia, nefrologia, oncologia e dermatologia. La sua versatilità deriva dalla capacità di intervenire in diversi processi fisiopatologici, dalla neutralizzazione dei veleni alla dissoluzione di depositi minerali anomali nei tessuti molli. Nonostante sia un farmaco di lunga data, la ricerca continua a esplorare nuove potenzialità terapeutiche, specialmente nel campo della protezione cardiovascolare e renale.

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Cause e Fattori di Rischio

L'impiego del tiosolfato è strettamente legato a specifiche condizioni cliniche o esposizioni ambientali. Non si parla di "cause" della sostanza in sé, ma piuttosto delle circostanze che ne rendono necessaria la somministrazione. La causa principale per l'uso d'urgenza è l'avvelenamento da cianuro. Questo può verificarsi a causa di incendi industriali o domestici (inalazione di fumi derivanti dalla combustione di materiali sintetici), incidenti in laboratori chimici, o esposizione professionale in settori come la galvanoplastica e l'estrazione mineraria.

Un'altra condizione critica che richiede l'uso di tiosolfato è la calcifilassi, nota anche come arteriolopatia calcifica uremica. Questa è una patologia rara ma estremamente grave che colpisce prevalentemente i pazienti affetti da insufficienza renale cronica in stadio terminale, spesso in trattamento dialitico. I fattori di rischio per lo sviluppo di questa condizione includono squilibri del metabolismo calcio-fosforo, l'uso prolungato di anticoagulanti orali come il warfarin, e la presenza di diabete mellito o obesità.

In oncologia, il tiosolfato viene impiegato per mitigare la tossicità del cisplatino, un potente farmaco chemioterapico utilizzato per trattare vari tipi di tumore. Il fattore di rischio in questo caso è la dose-dipendenza del cisplatino, che può causare danni permanenti all'udito o ai reni. Il tiosolfato agisce neutralizzando il platino residuo nel flusso sanguigno dopo che il farmaco ha svolto la sua azione antitumorale, proteggendo così gli organi sani.

Infine, in dermatologia, l'uso topico di tiosolfato è indicato per trattare infezioni fungine superficiali come la pitiriasi versicolor. In questo contesto, il fattore di rischio è rappresentato dalla proliferazione eccessiva del fungo Malassezia sulla pelle, favorita da climi caldi e umidi o da un'eccessiva produzione di sebo.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Poiché il tiosolfato è un trattamento, le manifestazioni cliniche rilevanti si dividono in due categorie: i sintomi delle patologie che il farmaco mira a curare e i potenziali effetti collaterali derivanti dalla sua somministrazione.

Sintomi dell'avvelenamento da cianuro

L'avvelenamento da cianuro è un'emergenza medica che si manifesta con una progressione rapida di sintomi. Inizialmente, il paziente può avvertire mal di testa, vertigini e uno stato di confusione mentale. A livello cardiorespiratorio, si osserva battito cardiaco accelerato e difficoltà respiratoria (fame d'aria). Se non trattato, il quadro evolve rapidamente verso convulsioni, aritmie cardiache gravi, pressione arteriosa molto bassa e, infine, il coma profondo.

Sintomi della calcifilassi

I pazienti che necessitano di tiosolfato per la calcifilassi presentano manifestazioni cutanee dolorose. I primi segni includono arrossamenti della pelle con un pattern a rete (livedo reticularis). Successivamente, si sviluppano noduli sottocutanei estremamente dolenti che evolvono in ulcere cutanee profonde e croniche. La complicanza più temibile è la necrosi dei tessuti, che può portare a infezioni sistemiche fatali.

Effetti collaterali del tiosolfato

La somministrazione endovenosa di tiosolfato di sodio può causare reazioni avverse, sebbene generalmente ben tollerate. I sintomi più comuni includono nausea e vomito, che possono essere gestiti con farmaci antiemetici. In alcuni casi, si può verificare una transitoria riduzione della pressione arteriosa durante l'infusione rapida. Altri possibili sintomi includono dolore addominale, diarrea e, raramente, uno stato di sonnolenza o letargia. In pazienti con funzionalità renale compromessa, l'accumulo di tiosolfato può contribuire a uno squilibrio elettrolitico o a una lieve acidosi metabolica.

In ambito oncologico, quando usato per prevenire l'ototossicità, il monitoraggio è rivolto alla prevenzione della perdita dell'udito, che è il sintomo principale che il farmaco cerca di evitare.

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Diagnosi

La diagnosi che porta all'utilizzo del tiosolfato dipende strettamente dal contesto clinico. Nell'avvelenamento da cianuro, la diagnosi è prevalentemente clinica e basata sull'anamnesi (storia di esposizione). Poiché il cianuro agisce bloccando la respirazione cellulare, i test di laboratorio mostreranno una grave acidosi lattica e un'elevata saturazione di ossigeno nel sangue venoso (poiché le cellule non riescono a estrarre l'ossigeno dal sangue), portando a un quadro di ipossia tissutale nonostante la presenza di ossigeno.

Per la calcifilassi, la diagnosi richiede un alto indice di sospetto nei pazienti in dialisi. Oltre all'esame obiettivo delle lesioni cutanee, il medico può richiedere una biopsia cutanea per confermare la calcificazione delle piccole arterie. Gli esami del sangue monitorano i livelli di calcio, fosforo e paratormone (PTH), che sono spesso alterati in questi pazienti.

Nel caso della prevenzione della tossicità da cisplatino, non vi è una diagnosi pre-trattamento, ma un protocollo preventivo. Tuttavia, il monitoraggio audiometrico è essenziale per rilevare precocemente segni di danno uditivo nei pazienti oncologici, specialmente nei bambini, che sono più suscettibili.

Infine, per le micosi cutanee, la diagnosi viene effettuata tramite l'osservazione clinica delle macchie ipocromiche o ipercromiche tipiche della pitiriasi e, se necessario, tramite l'esame microscopico con preparato di idrossido di potassio (KOH) per identificare le ife fungine.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento con tiosolfato di sodio varia drasticamente in base all'indicazione terapeutica. È fondamentale che la somministrazione avvenga sotto stretto controllo medico, solitamente in ambiente ospedaliero.

  1. Antidoto per il cianuro: Il protocollo standard prevede l'infusione endovenosa di 12,5 grammi di tiosolfato di sodio (solitamente 50 ml di una soluzione al 25%). Spesso viene somministrato dopo il nitrito di sodio. Il nitrito crea metaemoglobina, che lega il cianuro formando cianometaemoglobina; il tiosolfato interviene quindi per convertire il cianuro in tiocianato, una sostanza molto meno tossica che viene escreta dai reni.
  2. Trattamento della calcifilassi: In questa condizione cronica, il tiosolfato viene somministrato per via endovenosa, solitamente durante o subito dopo le sessioni di emodialisi. La dose comune è di 25 grammi, tre volte a settimana. Il trattamento può durare diversi mesi, fino alla guarigione delle ulcere e alla riduzione del dolore. Il meccanismo d'azione qui è la chelazione del calcio dai depositi vascolari, formando tiosolfato di calcio, che è molto più solubile del fosfato di calcio.
  3. Protezione dall'ototossicità: Per i pazienti pediatrici trattati con cisplatino, il tiosolfato di sodio viene somministrato per via endovenosa diverse ore dopo la fine dell'infusione del chemioterapico. Questo ritardo è calcolato per permettere al cisplatino di agire contro le cellule tumorali prima di essere neutralizzato dal tiosolfato nel sangue periferico.
  4. Uso topico: Per la pitiriasi versicolor, si utilizzano soluzioni o lozioni a base di tiosolfato di sodio (spesso al 25%) applicate direttamente sulla pelle colpita due volte al giorno per alcune settimane.

Durante la terapia endovenosa, è essenziale monitorare i parametri vitali per prevenire l'ipotensione e controllare l'equilibrio acido-base per evitare l'acidosi.

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Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti trattati con tiosolfato dipende dalla tempestività dell'intervento e dalla gravità della condizione sottostante. Nell'avvelenamento da cianuro, se il tiosolfato viene somministrato rapidamente insieme ad altri antidoti, la sopravvivenza è molto probabile e il recupero può essere completo senza esiti permanenti. Tuttavia, ritardi nel trattamento possono portare a danni cerebrali irreversibili dovuti all'ipossia.

Per la calcifilassi, la prognosi rimane riservata a causa della complessità della malattia renale sottostante. Tuttavia, l'introduzione del tiosolfato di sodio ha migliorato significativamente i tassi di guarigione delle ulcere e ha ridotto drasticamente il dolore associato, migliorando la qualità della vita dei pazienti. Il decorso è spesso lungo e richiede un approccio multidisciplinare.

Nel contesto oncologico, l'uso del tiosolfato ha dimostrato di ridurre l'incidenza di perdita dell'udito permanente nei bambini trattati per epatoblastoma, senza compromettere l'efficacia della chemioterapia. Questo rappresenta un enorme passo avanti nella gestione a lungo termine dei sopravvissuti al cancro infantile.

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Prevenzione

La prevenzione riguarda principalmente l'evitare le situazioni che richiedono l'uso del tiosolfato come antidoto. In ambito industriale, è fondamentale seguire rigorosi protocolli di sicurezza, utilizzare dispositivi di protezione individuale (maschere con filtri specifici) e disporre di kit di emergenza pronti all'uso. La formazione del personale sulla gestione delle sostanze chimiche è il pilastro della prevenzione primaria.

Per i pazienti con insufficienza renale, la prevenzione della calcifilassi passa attraverso un controllo meticoloso dei livelli di calcio e fosforo nel sangue, una dieta appropriata e l'uso attento di farmaci leganti del fosforo. Evitare l'uso non necessario di anticoagulanti cumarinici in pazienti ad alto rischio può essere una strategia preventiva efficace.

In oncologia, la prevenzione dei danni collaterali è intrinseca ai protocolli di somministrazione controllata, dove il tiosolfato agisce come una misura preventiva secondaria per limitare i danni agli organi sani durante il trattamento necessario contro il tumore.

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Quando Consultare un Medico

È necessario consultare immediatamente un medico o chiamare i servizi di emergenza se si sospetta un'esposizione al cianuro, specialmente dopo un incendio o un incidente in un ambiente industriale. I segnali d'allarme includono difficoltà a respirare, vertigini improvvise e un forte senso di oppressione al petto.

I pazienti in dialisi devono contattare il proprio nefrologo non appena notano la comparsa di macchie rosse dolorose, noduli sottocutanei o piccole ferite che non guariscono, specialmente sulle gambe o sull'addome. La diagnosi precoce della calcifilassi è fondamentale per iniziare il trattamento con tiosolfato prima che si sviluppi una necrosi estesa.

Infine, se durante un trattamento endovenoso con tiosolfato si avvertono sintomi come prurito intenso, nausea forte o sensazione di svenimento, è importante informare immediatamente il personale sanitario presente per regolare la velocità di infusione o gestire eventuali reazioni avverse.

Tiosolfato

Definizione

Il tiosolfato, comunemente utilizzato in ambito clinico sotto forma di tiosolfato di sodio, è un composto inorganico che riveste un ruolo cruciale nella medicina d'urgenza e in diverse terapie specialistiche. Chimicamente, si presenta come un sale di sodio dell'acido tiosolforico ed è classificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come un farmaco essenziale grazie alla sua efficacia e sicurezza in situazioni critiche. La sua funzione principale è quella di agente disintossicante, ma le sue proprietà biochimiche lo rendono utile anche nel trattamento di patologie rare e complesse legate al metabolismo del calcio e nella prevenzione di effetti collaterali gravi derivanti dalla chemioterapia.

In ambito biochimico, il tiosolfato agisce come un donatore di zolfo. Questa capacità è alla base del suo meccanismo d'azione principale come antidoto: facilita la conversione enzimatica di sostanze altamente tossiche in composti meno nocivi che possono essere eliminati in modo sicuro dall'organismo attraverso le urine. Oltre a questo, il tiosolfato possiede proprietà antiossidanti e chelanti, che gli permettono di legarsi a determinati metalli e minerali, rendendoli solubili e facilitandone l'escrezione.

L'uso del tiosolfato non è limitato a una singola branca della medicina; esso trova applicazione in tossicologia, nefrologia, oncologia e dermatologia. La sua versatilità deriva dalla capacità di intervenire in diversi processi fisiopatologici, dalla neutralizzazione dei veleni alla dissoluzione di depositi minerali anomali nei tessuti molli. Nonostante sia un farmaco di lunga data, la ricerca continua a esplorare nuove potenzialità terapeutiche, specialmente nel campo della protezione cardiovascolare e renale.

Cause e Fattori di Rischio

L'impiego del tiosolfato è strettamente legato a specifiche condizioni cliniche o esposizioni ambientali. Non si parla di "cause" della sostanza in sé, ma piuttosto delle circostanze che ne rendono necessaria la somministrazione. La causa principale per l'uso d'urgenza è l'avvelenamento da cianuro. Questo può verificarsi a causa di incendi industriali o domestici (inalazione di fumi derivanti dalla combustione di materiali sintetici), incidenti in laboratori chimici, o esposizione professionale in settori come la galvanoplastica e l'estrazione mineraria.

Un'altra condizione critica che richiede l'uso di tiosolfato è la calcifilassi, nota anche come arteriolopatia calcifica uremica. Questa è una patologia rara ma estremamente grave che colpisce prevalentemente i pazienti affetti da insufficienza renale cronica in stadio terminale, spesso in trattamento dialitico. I fattori di rischio per lo sviluppo di questa condizione includono squilibri del metabolismo calcio-fosforo, l'uso prolungato di anticoagulanti orali come il warfarin, e la presenza di diabete mellito o obesità.

In oncologia, il tiosolfato viene impiegato per mitigare la tossicità del cisplatino, un potente farmaco chemioterapico utilizzato per trattare vari tipi di tumore. Il fattore di rischio in questo caso è la dose-dipendenza del cisplatino, che può causare danni permanenti all'udito o ai reni. Il tiosolfato agisce neutralizzando il platino residuo nel flusso sanguigno dopo che il farmaco ha svolto la sua azione antitumorale, proteggendo così gli organi sani.

Infine, in dermatologia, l'uso topico di tiosolfato è indicato per trattare infezioni fungine superficiali come la pitiriasi versicolor. In questo contesto, il fattore di rischio è rappresentato dalla proliferazione eccessiva del fungo Malassezia sulla pelle, favorita da climi caldi e umidi o da un'eccessiva produzione di sebo.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Poiché il tiosolfato è un trattamento, le manifestazioni cliniche rilevanti si dividono in due categorie: i sintomi delle patologie che il farmaco mira a curare e i potenziali effetti collaterali derivanti dalla sua somministrazione.

Sintomi dell'avvelenamento da cianuro

L'avvelenamento da cianuro è un'emergenza medica che si manifesta con una progressione rapida di sintomi. Inizialmente, il paziente può avvertire mal di testa, vertigini e uno stato di confusione mentale. A livello cardiorespiratorio, si osserva battito cardiaco accelerato e difficoltà respiratoria (fame d'aria). Se non trattato, il quadro evolve rapidamente verso convulsioni, aritmie cardiache gravi, pressione arteriosa molto bassa e, infine, il coma profondo.

Sintomi della calcifilassi

I pazienti che necessitano di tiosolfato per la calcifilassi presentano manifestazioni cutanee dolorose. I primi segni includono arrossamenti della pelle con un pattern a rete (livedo reticularis). Successivamente, si sviluppano noduli sottocutanei estremamente dolenti che evolvono in ulcere cutanee profonde e croniche. La complicanza più temibile è la necrosi dei tessuti, che può portare a infezioni sistemiche fatali.

Effetti collaterali del tiosolfato

La somministrazione endovenosa di tiosolfato di sodio può causare reazioni avverse, sebbene generalmente ben tollerate. I sintomi più comuni includono nausea e vomito, che possono essere gestiti con farmaci antiemetici. In alcuni casi, si può verificare una transitoria riduzione della pressione arteriosa durante l'infusione rapida. Altri possibili sintomi includono dolore addominale, diarrea e, raramente, uno stato di sonnolenza o letargia. In pazienti con funzionalità renale compromessa, l'accumulo di tiosolfato può contribuire a uno squilibrio elettrolitico o a una lieve acidosi metabolica.

In ambito oncologico, quando usato per prevenire l'ototossicità, il monitoraggio è rivolto alla prevenzione della perdita dell'udito, che è il sintomo principale che il farmaco cerca di evitare.

Diagnosi

La diagnosi che porta all'utilizzo del tiosolfato dipende strettamente dal contesto clinico. Nell'avvelenamento da cianuro, la diagnosi è prevalentemente clinica e basata sull'anamnesi (storia di esposizione). Poiché il cianuro agisce bloccando la respirazione cellulare, i test di laboratorio mostreranno una grave acidosi lattica e un'elevata saturazione di ossigeno nel sangue venoso (poiché le cellule non riescono a estrarre l'ossigeno dal sangue), portando a un quadro di ipossia tissutale nonostante la presenza di ossigeno.

Per la calcifilassi, la diagnosi richiede un alto indice di sospetto nei pazienti in dialisi. Oltre all'esame obiettivo delle lesioni cutanee, il medico può richiedere una biopsia cutanea per confermare la calcificazione delle piccole arterie. Gli esami del sangue monitorano i livelli di calcio, fosforo e paratormone (PTH), che sono spesso alterati in questi pazienti.

Nel caso della prevenzione della tossicità da cisplatino, non vi è una diagnosi pre-trattamento, ma un protocollo preventivo. Tuttavia, il monitoraggio audiometrico è essenziale per rilevare precocemente segni di danno uditivo nei pazienti oncologici, specialmente nei bambini, che sono più suscettibili.

Infine, per le micosi cutanee, la diagnosi viene effettuata tramite l'osservazione clinica delle macchie ipocromiche o ipercromiche tipiche della pitiriasi e, se necessario, tramite l'esame microscopico con preparato di idrossido di potassio (KOH) per identificare le ife fungine.

Trattamento e Terapie

Il trattamento con tiosolfato di sodio varia drasticamente in base all'indicazione terapeutica. È fondamentale che la somministrazione avvenga sotto stretto controllo medico, solitamente in ambiente ospedaliero.

  1. Antidoto per il cianuro: Il protocollo standard prevede l'infusione endovenosa di 12,5 grammi di tiosolfato di sodio (solitamente 50 ml di una soluzione al 25%). Spesso viene somministrato dopo il nitrito di sodio. Il nitrito crea metaemoglobina, che lega il cianuro formando cianometaemoglobina; il tiosolfato interviene quindi per convertire il cianuro in tiocianato, una sostanza molto meno tossica che viene escreta dai reni.
  2. Trattamento della calcifilassi: In questa condizione cronica, il tiosolfato viene somministrato per via endovenosa, solitamente durante o subito dopo le sessioni di emodialisi. La dose comune è di 25 grammi, tre volte a settimana. Il trattamento può durare diversi mesi, fino alla guarigione delle ulcere e alla riduzione del dolore. Il meccanismo d'azione qui è la chelazione del calcio dai depositi vascolari, formando tiosolfato di calcio, che è molto più solubile del fosfato di calcio.
  3. Protezione dall'ototossicità: Per i pazienti pediatrici trattati con cisplatino, il tiosolfato di sodio viene somministrato per via endovenosa diverse ore dopo la fine dell'infusione del chemioterapico. Questo ritardo è calcolato per permettere al cisplatino di agire contro le cellule tumorali prima di essere neutralizzato dal tiosolfato nel sangue periferico.
  4. Uso topico: Per la pitiriasi versicolor, si utilizzano soluzioni o lozioni a base di tiosolfato di sodio (spesso al 25%) applicate direttamente sulla pelle colpita due volte al giorno per alcune settimane.

Durante la terapia endovenosa, è essenziale monitorare i parametri vitali per prevenire l'ipotensione e controllare l'equilibrio acido-base per evitare l'acidosi.

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti trattati con tiosolfato dipende dalla tempestività dell'intervento e dalla gravità della condizione sottostante. Nell'avvelenamento da cianuro, se il tiosolfato viene somministrato rapidamente insieme ad altri antidoti, la sopravvivenza è molto probabile e il recupero può essere completo senza esiti permanenti. Tuttavia, ritardi nel trattamento possono portare a danni cerebrali irreversibili dovuti all'ipossia.

Per la calcifilassi, la prognosi rimane riservata a causa della complessità della malattia renale sottostante. Tuttavia, l'introduzione del tiosolfato di sodio ha migliorato significativamente i tassi di guarigione delle ulcere e ha ridotto drasticamente il dolore associato, migliorando la qualità della vita dei pazienti. Il decorso è spesso lungo e richiede un approccio multidisciplinare.

Nel contesto oncologico, l'uso del tiosolfato ha dimostrato di ridurre l'incidenza di perdita dell'udito permanente nei bambini trattati per epatoblastoma, senza compromettere l'efficacia della chemioterapia. Questo rappresenta un enorme passo avanti nella gestione a lungo termine dei sopravvissuti al cancro infantile.

Prevenzione

La prevenzione riguarda principalmente l'evitare le situazioni che richiedono l'uso del tiosolfato come antidoto. In ambito industriale, è fondamentale seguire rigorosi protocolli di sicurezza, utilizzare dispositivi di protezione individuale (maschere con filtri specifici) e disporre di kit di emergenza pronti all'uso. La formazione del personale sulla gestione delle sostanze chimiche è il pilastro della prevenzione primaria.

Per i pazienti con insufficienza renale, la prevenzione della calcifilassi passa attraverso un controllo meticoloso dei livelli di calcio e fosforo nel sangue, una dieta appropriata e l'uso attento di farmaci leganti del fosforo. Evitare l'uso non necessario di anticoagulanti cumarinici in pazienti ad alto rischio può essere una strategia preventiva efficace.

In oncologia, la prevenzione dei danni collaterali è intrinseca ai protocolli di somministrazione controllata, dove il tiosolfato agisce come una misura preventiva secondaria per limitare i danni agli organi sani durante il trattamento necessario contro il tumore.

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare immediatamente un medico o chiamare i servizi di emergenza se si sospetta un'esposizione al cianuro, specialmente dopo un incendio o un incidente in un ambiente industriale. I segnali d'allarme includono difficoltà a respirare, vertigini improvvise e un forte senso di oppressione al petto.

I pazienti in dialisi devono contattare il proprio nefrologo non appena notano la comparsa di macchie rosse dolorose, noduli sottocutanei o piccole ferite che non guariscono, specialmente sulle gambe o sull'addome. La diagnosi precoce della calcifilassi è fondamentale per iniziare il trattamento con tiosolfato prima che si sviluppi una necrosi estesa.

Infine, se durante un trattamento endovenoso con tiosolfato si avvertono sintomi come prurito intenso, nausea forte o sensazione di svenimento, è importante informare immediatamente il personale sanitario presente per regolare la velocità di infusione o gestire eventuali reazioni avverse.

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