Farmaci Antipsicotici
DIZIONARIO MEDICO
Definizione
I farmaci antipsicotici, noti storicamente anche come neurolettici, rappresentano una classe fondamentale di medicinali utilizzati principalmente per il trattamento delle psicosi e di altre gravi condizioni psichiatriche. Questi farmaci agiscono modulando la trasmissione dei segnali chimici nel cervello, in particolare intervenendo sui recettori della dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per la regolazione dell'umore, del pensiero e del comportamento. La loro introduzione negli anni '50 ha rivoluzionato la psichiatria, permettendo a milioni di persone di gestire sintomi precedentemente invalidanti e di condurre una vita più integrata nella società.
Esistono due categorie principali di antipsicotici: quelli di prima generazione (o "tipici") e quelli di seconda generazione (o "atipici"). Gli antipsicotici tipici agiscono prevalentemente bloccando i recettori dopaminergici D2 e sono molto efficaci nel contrastare i cosiddetti "sintomi positivi" della psicosi, come le allucinazioni e i deliri. Tuttavia, possono causare effetti collaterali motori significativi. Gli antipsicotici atipici, più recenti, agiscono su una gamma più ampia di recettori (inclusa la serotonina) e sono generalmente preferiti oggi perché tendono a causare meno disturbi del movimento, pur potendo influenzare il metabolismo.
L'obiettivo principale della terapia con un farmaco antipsicotico specificato non è solo la soppressione dei sintomi acuti, ma anche la prevenzione delle ricadute e il miglioramento della qualità della vita globale del paziente. Questi farmaci non curano la malattia nel senso tradizionale del termine, ma gestiscono i sintomi in modo che la persona possa partecipare a percorsi di psicoterapia e riabilitazione psicosociale.
La scelta del farmaco specifico dipende da numerosi fattori, tra cui la diagnosi principale, il profilo di tollerabilità del paziente, la presenza di altre patologie mediche e la risposta individuale a precedenti trattamenti. È un processo altamente personalizzato che richiede una stretta collaborazione tra il medico psichiatra e il paziente.
Cause e Fattori di Rischio
L'impiego di farmaci antipsicotici è indicato quando si manifestano squilibri neurochimici che portano a una percezione alterata della realtà. La causa principale che richiede l'uso di questi farmaci è la presenza di disturbi dello spettro della schizofrenia, dove si ritiene che un'eccessiva attività della dopamina in alcune aree cerebrali sia responsabile della sintomatologia psicotica.
Oltre alla schizofrenia, questi farmaci sono prescritti per gestire le fasi maniacali del disturbo bipolare, caratterizzate da estrema agitazione psicomotoria, euforia eccessiva o irritabilità. In alcuni casi di depressione maggiore che non risponde ai comuni antidepressivi, un antipsicotico può essere aggiunto come terapia di potenziamento per migliorare l'efficacia del trattamento.
I fattori di rischio legati all'assunzione di questi farmaci riguardano principalmente la suscettibilità individuale agli effetti collaterali. Ad esempio, i pazienti anziani affetti da demenza presentano un rischio maggiore di eventi avversi cardiovascolari e richiedono un monitoraggio estremamente attento. Anche la predisposizione genetica gioca un ruolo cruciale nel modo in cui il corpo metabolizza il farmaco, influenzando sia l'efficacia che la comparsa di tossicità.
Infine, fattori legati allo stile di vita, come il fumo di sigaretta o l'assunzione di altri farmaci, possono alterare i livelli ematici degli antipsicotici. Ad esempio, alcune sostanze possono accelerare lo smaltimento del farmaco rendendolo inefficace, mentre altre possono rallentarlo, aumentando il rischio di sonnolenza eccessiva e altri effetti indesiderati.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
I sintomi che portano alla prescrizione di un antipsicotico sono legati alla perdita di contatto con la realtà. Tra i più comuni troviamo le allucinazioni (percepire cose che non ci sono, come sentire voci) e i deliri (convinzioni false e incrollabili, come il sentirsi perseguitati). Spesso si associa una marcata agitazione psicomotoria o, al contrario, un forte ritiro sociale e apatia.
Durante il trattamento, possono emergere manifestazioni cliniche che sono in realtà effetti collaterali del farmaco stesso. È fondamentale riconoscerli precocemente:
- Sintomi Extrapiramidali (EPS): Tipici dei farmaci di prima generazione, includono il tremore a riposo, la rigidità muscolare simile a quella del morbo di Parkinson e la lentezza nei movimenti.
- Acatisia: Una sensazione soggettiva di irrequietezza motoria che spinge il paziente a muoversi continuamente, rendendo impossibile stare seduti fermi.
- Distonie: Contrazioni muscolari involontarie e prolungate che possono causare posture anomale, come la distonia del collo o degli occhi.
- Discinesia Tardiva: Movimenti involontari e ripetitivi, solitamente del viso, della bocca o della lingua (come masticare a vuoto), che possono comparire dopo un uso prolungato.
- Effetti Metabolici: Molto comuni con gli antipsicotici atipici, includono un rapido aumento di peso, lo sviluppo di alti livelli di zucchero nel sangue (che può portare al diabete) e alterazioni dei grassi nel sangue.
- Effetti Ormonali: L'aumento della prolattina può causare secrezione di latte dal seno (anche negli uomini), assenza di ciclo mestruale nelle donne e difficoltà erettili negli uomini.
- Sintomi Autonomici: Molti pazienti riferiscono secchezza delle fauci, stitichezza, vista annebbiata e cali di pressione improvvisi quando ci si alza in piedi, talvolta accompagnati da battito cardiaco accelerato.
In rari casi, può verificarsi la sindrome neurolettica maligna, un'emergenza medica caratterizzata da febbre molto alta, rigidità muscolare estrema, sudorazione eccessiva e stato confusionale.
Diagnosi
La diagnosi che porta all'utilizzo di un antipsicotico è esclusivamente clinica e viene effettuata da un medico specialista in psichiatria. Non esistono esami del sangue o radiografie che possano diagnosticare una psicosi, ma questi strumenti sono essenziali per escludere cause organiche (come tumori cerebrali, infezioni o abuso di sostanze) che potrebbero simulare sintomi psichiatrici.
Il processo diagnostico inizia con un'anamnesi dettagliata, durante la quale il medico valuta la storia dei sintomi, l'andamento del pensiero e la presenza di disturbi della percezione. Vengono utilizzati criteri standardizzati internazionali (come quelli dell'ICD-11 o del DSM-5) per inquadrare correttamente la patologia, sia essa schizofrenia, un episodio maniacale o una psicosi reattiva breve.
Una volta stabilita la necessità del farmaco, la fase diagnostica continua con il monitoraggio della sicurezza. Prima di iniziare la terapia, è prassi comune eseguire:
- Esami ematici completi: Per valutare la funzionalità epatica, renale e il profilo metabolico (glicemia e colesterolo).
- Elettrocardiogramma (ECG): Alcuni antipsicotici possono influenzare il ritmo cardiaco, causando un'aritmia, quindi è fondamentale avere un tracciato di base.
- Misurazione dei parametri vitali: Pressione arteriosa, frequenza cardiaca e peso corporeo (BMI).
Durante il trattamento, il medico effettuerà valutazioni periodiche per misurare l'efficacia del farmaco sui sintomi bersaglio e per individuare precocemente eventuali effetti collaterali attraverso scale di valutazione specifiche per i movimenti involontari o l'ansia.
Trattamento e Terapie
Il trattamento con farmaci antipsicotici deve essere inteso come parte di un piano terapeutico integrato. La somministrazione può avvenire per via orale (compresse, gocce) o tramite iniezioni. Una modalità molto utilizzata per migliorare l'aderenza alla terapia è l'iniezione a rilascio prolungato (Long-Acting Injectable o LAI), che permette di somministrare il farmaco una volta ogni poche settimane o mesi.
I farmaci vengono scelti in base al profilo del paziente:
- Antipsicotici di prima generazione (es. aloperidolo): Efficaci ma con maggiore rischio di rigidità e tremori.
- Antipsicotici di seconda generazione (es. risperidone, olanzapina, quetiapina): Spesso scelti come prima linea per il minor impatto motorio, ma richiedono attenzione per l'aumento di peso.
- Clozapina: Considerata l'antipsicotico più efficace, viene riservata ai casi resistenti ad altri trattamenti a causa della necessità di monitorare costantemente i globuli bianchi nel sangue.
Oltre alla terapia farmacologica, è essenziale il supporto psicosociale. La psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare il paziente a gestire le allucinazioni residue, mentre gli interventi familiari riducono lo stress ambientale, diminuendo il rischio di ricadute. La riabilitazione lavorativa e sociale mira a restituire al paziente un ruolo attivo nella comunità.
In caso di effetti collaterali fastidiosi, il medico non sospende bruscamente il farmaco (azione che potrebbe causare una grave ricaduta), ma può decidere di ridurre il dosaggio, passare a un altro principio attivo o aggiungere farmaci "correttori" per gestire, ad esempio, il tremore o l'insonnia.
Prognosi e Decorso
La prognosi per chi assume farmaci antipsicotici è notevolmente migliorata negli ultimi decenni. Molti pazienti riescono a ottenere una remissione completa dei sintomi e a mantenere un funzionamento sociale e lavorativo eccellente. Tuttavia, il decorso dipende fortemente dalla continuità del trattamento.
Nelle fasi iniziali (trattamento acuto), l'obiettivo è la risoluzione dei sintomi più disturbanti come l'agitazione e i deliri. Questa fase può durare da poche settimane a qualche mese. Una volta stabilizzato il quadro clinico, si passa alla fase di mantenimento, che è cruciale per prevenire le ricadute. Interrompere la terapia precocemente è il principale fattore di rischio per il ritorno dei sintomi, spesso in forma più grave rispetto all'episodio precedente.
Per alcune persone, il trattamento può essere necessario per un periodo limitato (ad esempio, dopo un singolo episodio psicotico reattivo), mentre per patologie croniche come la schizofrenia, la terapia farmacologica è spesso prevista a lungo termine. Con il tempo, il medico cercherà sempre la "minima dose efficace" per garantire il benessere psichico riducendo al minimo gli effetti collaterali a lungo termine come la discinesia tardiva.
Prevenzione
La prevenzione nell'ambito della terapia antipsicotica si concentra su due fronti: prevenire le ricadute della malattia e prevenire gli effetti collaterali del farmaco.
Per prevenire le ricadute, è fondamentale l'educazione del paziente e della famiglia (psicoeducazione). Riconoscere i primi segnali di allarme, come disturbi del sonno, aumento dell'ansia o isolamento, permette di intervenire tempestivamente prima che si sviluppi una psicosi conclamata.
Per quanto riguarda la prevenzione degli effetti collaterali:
- Monitoraggio Metabolico: Seguire una dieta equilibrata e praticare attività fisica regolare è essenziale per contrastare l'aumento di peso e il rischio di diabete.
- Igiene Orale: Poiché molti antipsicotici causano secchezza delle fauci, è importante bere molta acqua e curare l'igiene dentale per evitare carie.
- Controlli Medici: Effettuare regolarmente gli esami del sangue e gli elettrocardiogrammi prescritti dal medico permette di individuare precocemente alterazioni silenziose (come l'iperglicemia o l'iperprolattinemia).
- Evitare Sostanze: L'uso di alcol e droghe (specialmente cannabis e stimolanti) può annullare l'effetto dei farmaci e scatenare nuove crisi psicotiche.
Quando Consultare un Medico
È necessario contattare immediatamente lo psichiatra o recarsi in un servizio di emergenza se si manifestano i seguenti segnali durante l'assunzione di un farmaco antipsicotico:
- Sintomi di Sindrome Neurolettica Maligna: Comparsa improvvisa di febbre alta non spiegata da altre cause, associata a rigidità muscolare e forte sudorazione.
- Reazioni Distoniche Acute: Contratture muscolari improvvise e dolorose, specialmente se coinvolgono la lingua, la gola (difficoltà a deglutire) o gli occhi.
- Segnali Cardiaci: Percezione di battiti irregolari, svenimenti o forti vertigini.
- Segnali di Infezione: Se si assume clozapina, la comparsa di febbre, mal di gola o ulcere in bocca richiede un controllo immediato dei globuli bianchi.
- Pensieri di Autolesionismo: Qualsiasi peggioramento dell'umore o comparsa di pensieri negativi profondi.
Inoltre, è opportuno fissare un appuntamento non urgente se gli effetti collaterali come la sonnolenza, la stitichezza o i cambiamenti nel desiderio sessuale diventano difficili da gestire nella vita quotidiana. Non bisogna mai modificare il dosaggio o sospendere il farmaco autonomamente, poiché ciò può comportare rischi seri per la salute mentale e fisica.
Farmaci Antipsicotici
Definizione
I farmaci antipsicotici, noti storicamente anche come neurolettici, rappresentano una classe fondamentale di medicinali utilizzati principalmente per il trattamento delle psicosi e di altre gravi condizioni psichiatriche. Questi farmaci agiscono modulando la trasmissione dei segnali chimici nel cervello, in particolare intervenendo sui recettori della dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per la regolazione dell'umore, del pensiero e del comportamento. La loro introduzione negli anni '50 ha rivoluzionato la psichiatria, permettendo a milioni di persone di gestire sintomi precedentemente invalidanti e di condurre una vita più integrata nella società.
Esistono due categorie principali di antipsicotici: quelli di prima generazione (o "tipici") e quelli di seconda generazione (o "atipici"). Gli antipsicotici tipici agiscono prevalentemente bloccando i recettori dopaminergici D2 e sono molto efficaci nel contrastare i cosiddetti "sintomi positivi" della psicosi, come le allucinazioni e i deliri. Tuttavia, possono causare effetti collaterali motori significativi. Gli antipsicotici atipici, più recenti, agiscono su una gamma più ampia di recettori (inclusa la serotonina) e sono generalmente preferiti oggi perché tendono a causare meno disturbi del movimento, pur potendo influenzare il metabolismo.
L'obiettivo principale della terapia con un farmaco antipsicotico specificato non è solo la soppressione dei sintomi acuti, ma anche la prevenzione delle ricadute e il miglioramento della qualità della vita globale del paziente. Questi farmaci non curano la malattia nel senso tradizionale del termine, ma gestiscono i sintomi in modo che la persona possa partecipare a percorsi di psicoterapia e riabilitazione psicosociale.
La scelta del farmaco specifico dipende da numerosi fattori, tra cui la diagnosi principale, il profilo di tollerabilità del paziente, la presenza di altre patologie mediche e la risposta individuale a precedenti trattamenti. È un processo altamente personalizzato che richiede una stretta collaborazione tra il medico psichiatra e il paziente.
Cause e Fattori di Rischio
L'impiego di farmaci antipsicotici è indicato quando si manifestano squilibri neurochimici che portano a una percezione alterata della realtà. La causa principale che richiede l'uso di questi farmaci è la presenza di disturbi dello spettro della schizofrenia, dove si ritiene che un'eccessiva attività della dopamina in alcune aree cerebrali sia responsabile della sintomatologia psicotica.
Oltre alla schizofrenia, questi farmaci sono prescritti per gestire le fasi maniacali del disturbo bipolare, caratterizzate da estrema agitazione psicomotoria, euforia eccessiva o irritabilità. In alcuni casi di depressione maggiore che non risponde ai comuni antidepressivi, un antipsicotico può essere aggiunto come terapia di potenziamento per migliorare l'efficacia del trattamento.
I fattori di rischio legati all'assunzione di questi farmaci riguardano principalmente la suscettibilità individuale agli effetti collaterali. Ad esempio, i pazienti anziani affetti da demenza presentano un rischio maggiore di eventi avversi cardiovascolari e richiedono un monitoraggio estremamente attento. Anche la predisposizione genetica gioca un ruolo cruciale nel modo in cui il corpo metabolizza il farmaco, influenzando sia l'efficacia che la comparsa di tossicità.
Infine, fattori legati allo stile di vita, come il fumo di sigaretta o l'assunzione di altri farmaci, possono alterare i livelli ematici degli antipsicotici. Ad esempio, alcune sostanze possono accelerare lo smaltimento del farmaco rendendolo inefficace, mentre altre possono rallentarlo, aumentando il rischio di sonnolenza eccessiva e altri effetti indesiderati.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
I sintomi che portano alla prescrizione di un antipsicotico sono legati alla perdita di contatto con la realtà. Tra i più comuni troviamo le allucinazioni (percepire cose che non ci sono, come sentire voci) e i deliri (convinzioni false e incrollabili, come il sentirsi perseguitati). Spesso si associa una marcata agitazione psicomotoria o, al contrario, un forte ritiro sociale e apatia.
Durante il trattamento, possono emergere manifestazioni cliniche che sono in realtà effetti collaterali del farmaco stesso. È fondamentale riconoscerli precocemente:
- Sintomi Extrapiramidali (EPS): Tipici dei farmaci di prima generazione, includono il tremore a riposo, la rigidità muscolare simile a quella del morbo di Parkinson e la lentezza nei movimenti.
- Acatisia: Una sensazione soggettiva di irrequietezza motoria che spinge il paziente a muoversi continuamente, rendendo impossibile stare seduti fermi.
- Distonie: Contrazioni muscolari involontarie e prolungate che possono causare posture anomale, come la distonia del collo o degli occhi.
- Discinesia Tardiva: Movimenti involontari e ripetitivi, solitamente del viso, della bocca o della lingua (come masticare a vuoto), che possono comparire dopo un uso prolungato.
- Effetti Metabolici: Molto comuni con gli antipsicotici atipici, includono un rapido aumento di peso, lo sviluppo di alti livelli di zucchero nel sangue (che può portare al diabete) e alterazioni dei grassi nel sangue.
- Effetti Ormonali: L'aumento della prolattina può causare secrezione di latte dal seno (anche negli uomini), assenza di ciclo mestruale nelle donne e difficoltà erettili negli uomini.
- Sintomi Autonomici: Molti pazienti riferiscono secchezza delle fauci, stitichezza, vista annebbiata e cali di pressione improvvisi quando ci si alza in piedi, talvolta accompagnati da battito cardiaco accelerato.
In rari casi, può verificarsi la sindrome neurolettica maligna, un'emergenza medica caratterizzata da febbre molto alta, rigidità muscolare estrema, sudorazione eccessiva e stato confusionale.
Diagnosi
La diagnosi che porta all'utilizzo di un antipsicotico è esclusivamente clinica e viene effettuata da un medico specialista in psichiatria. Non esistono esami del sangue o radiografie che possano diagnosticare una psicosi, ma questi strumenti sono essenziali per escludere cause organiche (come tumori cerebrali, infezioni o abuso di sostanze) che potrebbero simulare sintomi psichiatrici.
Il processo diagnostico inizia con un'anamnesi dettagliata, durante la quale il medico valuta la storia dei sintomi, l'andamento del pensiero e la presenza di disturbi della percezione. Vengono utilizzati criteri standardizzati internazionali (come quelli dell'ICD-11 o del DSM-5) per inquadrare correttamente la patologia, sia essa schizofrenia, un episodio maniacale o una psicosi reattiva breve.
Una volta stabilita la necessità del farmaco, la fase diagnostica continua con il monitoraggio della sicurezza. Prima di iniziare la terapia, è prassi comune eseguire:
- Esami ematici completi: Per valutare la funzionalità epatica, renale e il profilo metabolico (glicemia e colesterolo).
- Elettrocardiogramma (ECG): Alcuni antipsicotici possono influenzare il ritmo cardiaco, causando un'aritmia, quindi è fondamentale avere un tracciato di base.
- Misurazione dei parametri vitali: Pressione arteriosa, frequenza cardiaca e peso corporeo (BMI).
Durante il trattamento, il medico effettuerà valutazioni periodiche per misurare l'efficacia del farmaco sui sintomi bersaglio e per individuare precocemente eventuali effetti collaterali attraverso scale di valutazione specifiche per i movimenti involontari o l'ansia.
Trattamento e Terapie
Il trattamento con farmaci antipsicotici deve essere inteso come parte di un piano terapeutico integrato. La somministrazione può avvenire per via orale (compresse, gocce) o tramite iniezioni. Una modalità molto utilizzata per migliorare l'aderenza alla terapia è l'iniezione a rilascio prolungato (Long-Acting Injectable o LAI), che permette di somministrare il farmaco una volta ogni poche settimane o mesi.
I farmaci vengono scelti in base al profilo del paziente:
- Antipsicotici di prima generazione (es. aloperidolo): Efficaci ma con maggiore rischio di rigidità e tremori.
- Antipsicotici di seconda generazione (es. risperidone, olanzapina, quetiapina): Spesso scelti come prima linea per il minor impatto motorio, ma richiedono attenzione per l'aumento di peso.
- Clozapina: Considerata l'antipsicotico più efficace, viene riservata ai casi resistenti ad altri trattamenti a causa della necessità di monitorare costantemente i globuli bianchi nel sangue.
Oltre alla terapia farmacologica, è essenziale il supporto psicosociale. La psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare il paziente a gestire le allucinazioni residue, mentre gli interventi familiari riducono lo stress ambientale, diminuendo il rischio di ricadute. La riabilitazione lavorativa e sociale mira a restituire al paziente un ruolo attivo nella comunità.
In caso di effetti collaterali fastidiosi, il medico non sospende bruscamente il farmaco (azione che potrebbe causare una grave ricaduta), ma può decidere di ridurre il dosaggio, passare a un altro principio attivo o aggiungere farmaci "correttori" per gestire, ad esempio, il tremore o l'insonnia.
Prognosi e Decorso
La prognosi per chi assume farmaci antipsicotici è notevolmente migliorata negli ultimi decenni. Molti pazienti riescono a ottenere una remissione completa dei sintomi e a mantenere un funzionamento sociale e lavorativo eccellente. Tuttavia, il decorso dipende fortemente dalla continuità del trattamento.
Nelle fasi iniziali (trattamento acuto), l'obiettivo è la risoluzione dei sintomi più disturbanti come l'agitazione e i deliri. Questa fase può durare da poche settimane a qualche mese. Una volta stabilizzato il quadro clinico, si passa alla fase di mantenimento, che è cruciale per prevenire le ricadute. Interrompere la terapia precocemente è il principale fattore di rischio per il ritorno dei sintomi, spesso in forma più grave rispetto all'episodio precedente.
Per alcune persone, il trattamento può essere necessario per un periodo limitato (ad esempio, dopo un singolo episodio psicotico reattivo), mentre per patologie croniche come la schizofrenia, la terapia farmacologica è spesso prevista a lungo termine. Con il tempo, il medico cercherà sempre la "minima dose efficace" per garantire il benessere psichico riducendo al minimo gli effetti collaterali a lungo termine come la discinesia tardiva.
Prevenzione
La prevenzione nell'ambito della terapia antipsicotica si concentra su due fronti: prevenire le ricadute della malattia e prevenire gli effetti collaterali del farmaco.
Per prevenire le ricadute, è fondamentale l'educazione del paziente e della famiglia (psicoeducazione). Riconoscere i primi segnali di allarme, come disturbi del sonno, aumento dell'ansia o isolamento, permette di intervenire tempestivamente prima che si sviluppi una psicosi conclamata.
Per quanto riguarda la prevenzione degli effetti collaterali:
- Monitoraggio Metabolico: Seguire una dieta equilibrata e praticare attività fisica regolare è essenziale per contrastare l'aumento di peso e il rischio di diabete.
- Igiene Orale: Poiché molti antipsicotici causano secchezza delle fauci, è importante bere molta acqua e curare l'igiene dentale per evitare carie.
- Controlli Medici: Effettuare regolarmente gli esami del sangue e gli elettrocardiogrammi prescritti dal medico permette di individuare precocemente alterazioni silenziose (come l'iperglicemia o l'iperprolattinemia).
- Evitare Sostanze: L'uso di alcol e droghe (specialmente cannabis e stimolanti) può annullare l'effetto dei farmaci e scatenare nuove crisi psicotiche.
Quando Consultare un Medico
È necessario contattare immediatamente lo psichiatra o recarsi in un servizio di emergenza se si manifestano i seguenti segnali durante l'assunzione di un farmaco antipsicotico:
- Sintomi di Sindrome Neurolettica Maligna: Comparsa improvvisa di febbre alta non spiegata da altre cause, associata a rigidità muscolare e forte sudorazione.
- Reazioni Distoniche Acute: Contratture muscolari improvvise e dolorose, specialmente se coinvolgono la lingua, la gola (difficoltà a deglutire) o gli occhi.
- Segnali Cardiaci: Percezione di battiti irregolari, svenimenti o forti vertigini.
- Segnali di Infezione: Se si assume clozapina, la comparsa di febbre, mal di gola o ulcere in bocca richiede un controllo immediato dei globuli bianchi.
- Pensieri di Autolesionismo: Qualsiasi peggioramento dell'umore o comparsa di pensieri negativi profondi.
Inoltre, è opportuno fissare un appuntamento non urgente se gli effetti collaterali come la sonnolenza, la stitichezza o i cambiamenti nel desiderio sessuale diventano difficili da gestire nella vita quotidiana. Non bisogna mai modificare il dosaggio o sospendere il farmaco autonomamente, poiché ciò può comportare rischi seri per la salute mentale e fisica.


