Aurotioglucosio

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Definizione

L'aurotioglucosio è un composto organometallico a base di oro, storicamente classificato come uno dei principali agenti della crisoterapia (terapia con sali d'oro). Chimicamente, si presenta come un sale d'oro idrosolubile legato a una molecola di glucosio, formulato solitamente in una sospensione oleosa per somministrazione intramuscolare. Questo farmaco appartiene alla categoria dei farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD, Disease-Modifying Anti-Rheumatic Drugs), il cui scopo non è solo quello di alleviare il dolore, ma di intervenire sui meccanismi patogenetici della malattia per rallentarne o arrestarne la progressione.

L'uso dell'aurotioglucosio affonda le sue radici nei primi decenni del XX secolo, quando si ipotizzava che l'oro potesse avere proprietà batteriostatiche utili contro il micobatterio della tubercolosi, allora erroneamente associato all'origine dell'artrite reumatoide. Sebbene tale teoria sia stata smentita, l'efficacia clinica dell'oro nel ridurre l'infiammazione articolare è stata confermata da numerosi studi clinici, rendendolo per decenni il trattamento d'elezione per le forme più aggressive di artrite.

Il meccanismo d'azione dell'aurotioglucosio è complesso e non ancora del tutto chiarito. Si ritiene che l'oro interferisca con la funzione dei macrofagi, le cellule del sistema immunitario responsabili dell'infiammazione cronica, inibendo la loro capacità di fagocitosi e la produzione di enzimi lisosomiali che degradano la cartilagine. Inoltre, l'oro sembra modulare la risposta immunitaria umorale e cellulare, riducendo i livelli di immunoglobuline e inibendo l'attivazione del complemento.

Oggi, l'impiego dell'aurotioglucosio è diventato meno frequente a causa della disponibilità di farmaci più maneggevoli e con un profilo di sicurezza meglio tollerato, come il metotressato o i farmaci biologici. Tuttavia, rimane un'opzione terapeutica valida per pazienti selezionati che non rispondono alle terapie convenzionali o che presentano controindicazioni specifiche ad altri trattamenti.

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Cause e Fattori di Rischio

L'aurotioglucosio non è una patologia, ma un trattamento farmacologico indicato principalmente per la gestione di malattie autoimmuni sistemiche. La causa principale della sua prescrizione è la diagnosi di artrite reumatoide in fase attiva, specialmente quando la malattia mostra segni di progressione rapida o non risponde adeguatamente ai trattamenti di prima linea come i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei).

Oltre all'artrite reumatoide, l'aurotioglucosio è stato impiegato nel trattamento dell'artrite psoriasica e, in casi più rari e selezionati, per il lupus eritematoso sistemico o la sindrome di Sjögren. La scelta di utilizzare questo farmaco dipende dalla gravità della sintomatologia e dalla necessità di prevenire danni articolari permanenti e disabilità.

I fattori di rischio associati all'uso dell'aurotioglucosio riguardano principalmente la suscettibilità individuale alla tossicità da oro. Alcuni pazienti presentano una predisposizione genetica (legata a specifici antigeni HLA) che aumenta la probabilità di sviluppare reazioni avverse gravi. Altri fattori di rischio includono una preesistente compromissione della funzionalità renale o epatica, che può rallentare l'eliminazione del metallo dal corpo, portando a un accumulo tossico.

È fondamentale considerare che l'aurotioglucosio ha un'emivita molto lunga; l'oro può persistere nei tessuti (specialmente nei reni, nel fegato e nel sistema reticolo-endoteliale) per mesi o addirittura anni dopo la sospensione del trattamento. Pertanto, la valutazione dei rischi deve essere continuativa e rigorosa, monitorando costantemente i segni di accumulo o ipersensibilità.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

L'aurotioglucosio viene somministrato per contrastare i sintomi delle malattie reumatiche, ma la sua somministrazione può indurre una serie di manifestazioni cliniche legate ai suoi effetti collaterali, che devono essere prontamente riconosciute.

I sintomi della malattia bersaglio (come l'artrite) che il farmaco mira a ridurre includono:

  • Dolore articolare persistente, spesso simmetrico.
  • Gonfiore e calore a livello delle articolazioni colpite.
  • Rigidità mattutina che dura più di un'ora.
  • Stanchezza estrema e malessere generale.

Le manifestazioni cliniche avverse (tossicità da oro) sono invece molto varie e possono colpire diversi apparati:

  • Reazioni Cutanee: Sono le più comuni. Il paziente può avvertire un prurito intenso, che spesso precede la comparsa di un'eruzione cutanea o di un'orticaria. In rari casi, può verificarsi una perdita di capelli temporanea.
  • Manifestazioni Mucose: La stomatite (infiammazione della mucosa orale) è un segno tipico, spesso accompagnata da afte orali, infiammazione della lingua e un caratteristico sapore metallico in bocca.
  • Tossicità Renale: Il danno ai reni si manifesta inizialmente con proteinuria (presenza di proteine nelle urine) e, talvolta, sangue nelle urine. Se non monitorata, può evolvere in sindrome nefrosica.
  • Tossicità Ematologica: È la più pericolosa e può includere riduzione dei globuli bianchi, carenza di piastrine (con conseguenti lividi o sanguinamenti) e, raramente, anemia grave.
  • Reazione Nitritoide: Alcuni pazienti, subito dopo l'iniezione, possono sperimentare una reazione simile a quella dei nitriti, caratterizzata da vampate di calore, sudorazione, vertigini, battito accelerato e, nei casi gravi, svenimento o pressione bassa.
  • Sintomi Gastrointestinali: Meno comuni ma possibili sono la nausea e la diarrea.
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Diagnosi

La diagnosi nel contesto dell'uso dell'aurotioglucosio non riguarda l'identificazione della sostanza stessa, ma il monitoraggio clinico e di laboratorio necessario per garantire la sicurezza del paziente e valutare l'efficacia del trattamento.

Prima di iniziare la terapia, è essenziale una valutazione basale completa che includa:

  1. Esami del Sangue: Emocromo completo con formula leucocitaria e conteggio delle piastrine per escludere anomalie ematologiche preesistenti. Test della funzionalità epatica e renale (creatinina, azotemia).
  2. Esame delle Urine: Per verificare l'assenza di proteine o sangue.
  3. Valutazione Clinica: Esame obiettivo delle articolazioni per stabilire un punto di riferimento della gravità della malattia.

Durante il trattamento, il monitoraggio deve essere estremamente frequente. Tradizionalmente, si richiede un esame delle urine e un emocromo prima di ogni singola iniezione. Questo rigore è necessario perché la tossicità ematologica e renale può insorgere improvvisamente. La comparsa di proteinuria superiore a un certo limite (solitamente 300-500 mg nelle 24 ore) o una significativa diminuzione dei globuli bianchi o delle piastrine impone l'immediata sospensione del farmaco.

La diagnosi di efficacia viene invece effettuata attraverso la riduzione dei marker infiammatori, come la Proteina C Reattiva (PCR) e la Velocità di Sedimentazione delle Emazie (VES), unitamente al miglioramento clinico dei sintomi riferiti dal paziente, come la riduzione del dolore e della rigidità.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento con aurotioglucosio segue un protocollo di somministrazione molto specifico, noto come schema di induzione e mantenimento. Poiché il farmaco viene somministrato per via intramuscolare profonda (solitamente nel gluteo), richiede l'intervento di personale sanitario.

Il protocollo standard prevede solitamente:

  • Fase di Prova: Una prima dose molto bassa (es. 10 mg) per testare eventuali reazioni allergiche immediate o ipersensibilità acuta.
  • Fase di Induzione: Se la dose di prova è tollerata, si procede con iniezioni settimanali di dosaggio crescente (es. 25 mg, poi 50 mg) fino a raggiungere una dose cumulativa terapeutica, solitamente intorno ai 500-1000 mg.
  • Fase di Mantenimento: Una volta ottenuta la risposta clinica, la frequenza delle iniezioni viene gradualmente ridotta (ogni due settimane, poi ogni tre, fino a una volta al mese), mantenendo il dosaggio di 50 mg.

È importante sottolineare che l'aurotioglucosio è un farmaco a lenta azione. I pazienti non devono aspettarsi un sollievo immediato; i primi benefici significativi si osservano generalmente dopo 3-6 mesi di terapia continuativa.

In caso di comparsa di effetti collaterali lievi, come un leggero prurito o piccole afte, il trattamento può essere temporaneamente sospeso e ripreso a dosi ridotte. Tuttavia, in presenza di complicazioni gravi come la leucopenia o la sindrome nefrosica, il farmaco deve essere interrotto definitivamente. Per accelerare l'eliminazione dell'oro in caso di tossicità acuta, possono essere utilizzati agenti chelanti come il dimercaprolo (BAL) o la penicillamina, che si legano al metallo e ne favoriscono l'escrezione urinaria.

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Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti trattati con aurotioglucosio è variabile e dipende in gran parte dalla tollerabilità individuale al farmaco. Storicamente, circa il 60-70% dei pazienti con artrite reumatoide mostra un miglioramento clinico significativo, con riduzione dell'infiammazione e prevenzione di nuove erosioni ossee visibili ai raggi X.

Il decorso della terapia è caratterizzato da una fase iniziale di attesa. Se il paziente risponde bene e non sviluppa tossicità nei primi 6-12 mesi, è probabile che possa continuare il trattamento con successo per diversi anni. In alcuni casi, si può ottenere una remissione completa della malattia, permettendo di distanziare ulteriormente le dosi di mantenimento.

Tuttavia, una percentuale significativa di pazienti (fino al 30-40%) è costretta a interrompere l'aurotioglucosio entro i primi due anni a causa degli effetti collaterali. La maggior parte di queste reazioni avverse è reversibile con la sospensione del farmaco, ma la tossicità ematologica grave, sebbene rara, può avere esiti infausti se non diagnosticata precocemente. Una volta sospeso il farmaco per tossicità, i sintomi avversi solitamente regrediscono in poche settimane, sebbene la proteinuria possa richiedere mesi per risolversi completamente.

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Prevenzione

La prevenzione delle complicazioni legate all'aurotioglucosio si basa esclusivamente su un monitoraggio rigoroso e sulla selezione accurata dei pazienti. Non esiste un modo per prevenire l'insorgenza di un'allergia all'oro, ma è possibile prevenire i danni d'organo gravi.

Le strategie preventive includono:

  • Screening Pre-terapia: Identificare pazienti con insufficienza renale, malattie epatiche o disturbi del sangue preesistenti, per i quali il farmaco è controindicato.
  • Igiene Orale Scrupolosa: Per ridurre il rischio di stomatite e infezioni secondarie della bocca.
  • Protezione Solare: Poiché l'oro può causare fotosensibilità, è consigliabile evitare l'esposizione eccessiva ai raggi UV per prevenire eruzioni cutanee.
  • Educazione del Paziente: Informare il paziente sui primi segnali di allarme, come la comparsa di un sapore metallico, prurito o piccoli lividi inspiegabili.

La prevenzione della "reazione nitritoide" può essere attuata facendo rimanere il paziente sdraiato per 10-15 minuti dopo l'iniezione e monitorando la pressione arteriosa.

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Quando Consultare un Medico

Durante la terapia con aurotioglucosio, la comunicazione con l'equipe medica deve essere costante. È necessario contattare immediatamente il medico o recarsi in pronto soccorso se compaiono i seguenti sintomi:

  • Segni di soppressione del midollo osseo: febbre improvvisa, mal di gola persistente, brividi o comparsa di ecchimosi (lividi) e petecchie senza un trauma evidente.
  • Segni di reazione cutanea grave: prurito generalizzato intenso o desquamazione della pelle.
  • Segni di tossicità polmonare: comparsa di tosse secca persistente o difficoltà respiratoria (dispnea) di nuova insorgenza.
  • Segni renali: riduzione della produzione di urina o urine marcatamente scure o schiumose.
  • Segni orali: dolore intenso alla bocca o alla lingua che impedisce di mangiare o bere correttamente.

In generale, qualsiasi sintomo nuovo o insolito che si manifesti nelle 24-48 ore successive a un'iniezione deve essere segnalato prima di procedere con la dose successiva.

Aurotioglucosio

Definizione

L'aurotioglucosio è un composto organometallico a base di oro, storicamente classificato come uno dei principali agenti della crisoterapia (terapia con sali d'oro). Chimicamente, si presenta come un sale d'oro idrosolubile legato a una molecola di glucosio, formulato solitamente in una sospensione oleosa per somministrazione intramuscolare. Questo farmaco appartiene alla categoria dei farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD, Disease-Modifying Anti-Rheumatic Drugs), il cui scopo non è solo quello di alleviare il dolore, ma di intervenire sui meccanismi patogenetici della malattia per rallentarne o arrestarne la progressione.

L'uso dell'aurotioglucosio affonda le sue radici nei primi decenni del XX secolo, quando si ipotizzava che l'oro potesse avere proprietà batteriostatiche utili contro il micobatterio della tubercolosi, allora erroneamente associato all'origine dell'artrite reumatoide. Sebbene tale teoria sia stata smentita, l'efficacia clinica dell'oro nel ridurre l'infiammazione articolare è stata confermata da numerosi studi clinici, rendendolo per decenni il trattamento d'elezione per le forme più aggressive di artrite.

Il meccanismo d'azione dell'aurotioglucosio è complesso e non ancora del tutto chiarito. Si ritiene che l'oro interferisca con la funzione dei macrofagi, le cellule del sistema immunitario responsabili dell'infiammazione cronica, inibendo la loro capacità di fagocitosi e la produzione di enzimi lisosomiali che degradano la cartilagine. Inoltre, l'oro sembra modulare la risposta immunitaria umorale e cellulare, riducendo i livelli di immunoglobuline e inibendo l'attivazione del complemento.

Oggi, l'impiego dell'aurotioglucosio è diventato meno frequente a causa della disponibilità di farmaci più maneggevoli e con un profilo di sicurezza meglio tollerato, come il metotressato o i farmaci biologici. Tuttavia, rimane un'opzione terapeutica valida per pazienti selezionati che non rispondono alle terapie convenzionali o che presentano controindicazioni specifiche ad altri trattamenti.

Cause e Fattori di Rischio

L'aurotioglucosio non è una patologia, ma un trattamento farmacologico indicato principalmente per la gestione di malattie autoimmuni sistemiche. La causa principale della sua prescrizione è la diagnosi di artrite reumatoide in fase attiva, specialmente quando la malattia mostra segni di progressione rapida o non risponde adeguatamente ai trattamenti di prima linea come i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei).

Oltre all'artrite reumatoide, l'aurotioglucosio è stato impiegato nel trattamento dell'artrite psoriasica e, in casi più rari e selezionati, per il lupus eritematoso sistemico o la sindrome di Sjögren. La scelta di utilizzare questo farmaco dipende dalla gravità della sintomatologia e dalla necessità di prevenire danni articolari permanenti e disabilità.

I fattori di rischio associati all'uso dell'aurotioglucosio riguardano principalmente la suscettibilità individuale alla tossicità da oro. Alcuni pazienti presentano una predisposizione genetica (legata a specifici antigeni HLA) che aumenta la probabilità di sviluppare reazioni avverse gravi. Altri fattori di rischio includono una preesistente compromissione della funzionalità renale o epatica, che può rallentare l'eliminazione del metallo dal corpo, portando a un accumulo tossico.

È fondamentale considerare che l'aurotioglucosio ha un'emivita molto lunga; l'oro può persistere nei tessuti (specialmente nei reni, nel fegato e nel sistema reticolo-endoteliale) per mesi o addirittura anni dopo la sospensione del trattamento. Pertanto, la valutazione dei rischi deve essere continuativa e rigorosa, monitorando costantemente i segni di accumulo o ipersensibilità.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

L'aurotioglucosio viene somministrato per contrastare i sintomi delle malattie reumatiche, ma la sua somministrazione può indurre una serie di manifestazioni cliniche legate ai suoi effetti collaterali, che devono essere prontamente riconosciute.

I sintomi della malattia bersaglio (come l'artrite) che il farmaco mira a ridurre includono:

  • Dolore articolare persistente, spesso simmetrico.
  • Gonfiore e calore a livello delle articolazioni colpite.
  • Rigidità mattutina che dura più di un'ora.
  • Stanchezza estrema e malessere generale.

Le manifestazioni cliniche avverse (tossicità da oro) sono invece molto varie e possono colpire diversi apparati:

  • Reazioni Cutanee: Sono le più comuni. Il paziente può avvertire un prurito intenso, che spesso precede la comparsa di un'eruzione cutanea o di un'orticaria. In rari casi, può verificarsi una perdita di capelli temporanea.
  • Manifestazioni Mucose: La stomatite (infiammazione della mucosa orale) è un segno tipico, spesso accompagnata da afte orali, infiammazione della lingua e un caratteristico sapore metallico in bocca.
  • Tossicità Renale: Il danno ai reni si manifesta inizialmente con proteinuria (presenza di proteine nelle urine) e, talvolta, sangue nelle urine. Se non monitorata, può evolvere in sindrome nefrosica.
  • Tossicità Ematologica: È la più pericolosa e può includere riduzione dei globuli bianchi, carenza di piastrine (con conseguenti lividi o sanguinamenti) e, raramente, anemia grave.
  • Reazione Nitritoide: Alcuni pazienti, subito dopo l'iniezione, possono sperimentare una reazione simile a quella dei nitriti, caratterizzata da vampate di calore, sudorazione, vertigini, battito accelerato e, nei casi gravi, svenimento o pressione bassa.
  • Sintomi Gastrointestinali: Meno comuni ma possibili sono la nausea e la diarrea.

Diagnosi

La diagnosi nel contesto dell'uso dell'aurotioglucosio non riguarda l'identificazione della sostanza stessa, ma il monitoraggio clinico e di laboratorio necessario per garantire la sicurezza del paziente e valutare l'efficacia del trattamento.

Prima di iniziare la terapia, è essenziale una valutazione basale completa che includa:

  1. Esami del Sangue: Emocromo completo con formula leucocitaria e conteggio delle piastrine per escludere anomalie ematologiche preesistenti. Test della funzionalità epatica e renale (creatinina, azotemia).
  2. Esame delle Urine: Per verificare l'assenza di proteine o sangue.
  3. Valutazione Clinica: Esame obiettivo delle articolazioni per stabilire un punto di riferimento della gravità della malattia.

Durante il trattamento, il monitoraggio deve essere estremamente frequente. Tradizionalmente, si richiede un esame delle urine e un emocromo prima di ogni singola iniezione. Questo rigore è necessario perché la tossicità ematologica e renale può insorgere improvvisamente. La comparsa di proteinuria superiore a un certo limite (solitamente 300-500 mg nelle 24 ore) o una significativa diminuzione dei globuli bianchi o delle piastrine impone l'immediata sospensione del farmaco.

La diagnosi di efficacia viene invece effettuata attraverso la riduzione dei marker infiammatori, come la Proteina C Reattiva (PCR) e la Velocità di Sedimentazione delle Emazie (VES), unitamente al miglioramento clinico dei sintomi riferiti dal paziente, come la riduzione del dolore e della rigidità.

Trattamento e Terapie

Il trattamento con aurotioglucosio segue un protocollo di somministrazione molto specifico, noto come schema di induzione e mantenimento. Poiché il farmaco viene somministrato per via intramuscolare profonda (solitamente nel gluteo), richiede l'intervento di personale sanitario.

Il protocollo standard prevede solitamente:

  • Fase di Prova: Una prima dose molto bassa (es. 10 mg) per testare eventuali reazioni allergiche immediate o ipersensibilità acuta.
  • Fase di Induzione: Se la dose di prova è tollerata, si procede con iniezioni settimanali di dosaggio crescente (es. 25 mg, poi 50 mg) fino a raggiungere una dose cumulativa terapeutica, solitamente intorno ai 500-1000 mg.
  • Fase di Mantenimento: Una volta ottenuta la risposta clinica, la frequenza delle iniezioni viene gradualmente ridotta (ogni due settimane, poi ogni tre, fino a una volta al mese), mantenendo il dosaggio di 50 mg.

È importante sottolineare che l'aurotioglucosio è un farmaco a lenta azione. I pazienti non devono aspettarsi un sollievo immediato; i primi benefici significativi si osservano generalmente dopo 3-6 mesi di terapia continuativa.

In caso di comparsa di effetti collaterali lievi, come un leggero prurito o piccole afte, il trattamento può essere temporaneamente sospeso e ripreso a dosi ridotte. Tuttavia, in presenza di complicazioni gravi come la leucopenia o la sindrome nefrosica, il farmaco deve essere interrotto definitivamente. Per accelerare l'eliminazione dell'oro in caso di tossicità acuta, possono essere utilizzati agenti chelanti come il dimercaprolo (BAL) o la penicillamina, che si legano al metallo e ne favoriscono l'escrezione urinaria.

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti trattati con aurotioglucosio è variabile e dipende in gran parte dalla tollerabilità individuale al farmaco. Storicamente, circa il 60-70% dei pazienti con artrite reumatoide mostra un miglioramento clinico significativo, con riduzione dell'infiammazione e prevenzione di nuove erosioni ossee visibili ai raggi X.

Il decorso della terapia è caratterizzato da una fase iniziale di attesa. Se il paziente risponde bene e non sviluppa tossicità nei primi 6-12 mesi, è probabile che possa continuare il trattamento con successo per diversi anni. In alcuni casi, si può ottenere una remissione completa della malattia, permettendo di distanziare ulteriormente le dosi di mantenimento.

Tuttavia, una percentuale significativa di pazienti (fino al 30-40%) è costretta a interrompere l'aurotioglucosio entro i primi due anni a causa degli effetti collaterali. La maggior parte di queste reazioni avverse è reversibile con la sospensione del farmaco, ma la tossicità ematologica grave, sebbene rara, può avere esiti infausti se non diagnosticata precocemente. Una volta sospeso il farmaco per tossicità, i sintomi avversi solitamente regrediscono in poche settimane, sebbene la proteinuria possa richiedere mesi per risolversi completamente.

Prevenzione

La prevenzione delle complicazioni legate all'aurotioglucosio si basa esclusivamente su un monitoraggio rigoroso e sulla selezione accurata dei pazienti. Non esiste un modo per prevenire l'insorgenza di un'allergia all'oro, ma è possibile prevenire i danni d'organo gravi.

Le strategie preventive includono:

  • Screening Pre-terapia: Identificare pazienti con insufficienza renale, malattie epatiche o disturbi del sangue preesistenti, per i quali il farmaco è controindicato.
  • Igiene Orale Scrupolosa: Per ridurre il rischio di stomatite e infezioni secondarie della bocca.
  • Protezione Solare: Poiché l'oro può causare fotosensibilità, è consigliabile evitare l'esposizione eccessiva ai raggi UV per prevenire eruzioni cutanee.
  • Educazione del Paziente: Informare il paziente sui primi segnali di allarme, come la comparsa di un sapore metallico, prurito o piccoli lividi inspiegabili.

La prevenzione della "reazione nitritoide" può essere attuata facendo rimanere il paziente sdraiato per 10-15 minuti dopo l'iniezione e monitorando la pressione arteriosa.

Quando Consultare un Medico

Durante la terapia con aurotioglucosio, la comunicazione con l'equipe medica deve essere costante. È necessario contattare immediatamente il medico o recarsi in pronto soccorso se compaiono i seguenti sintomi:

  • Segni di soppressione del midollo osseo: febbre improvvisa, mal di gola persistente, brividi o comparsa di ecchimosi (lividi) e petecchie senza un trauma evidente.
  • Segni di reazione cutanea grave: prurito generalizzato intenso o desquamazione della pelle.
  • Segni di tossicità polmonare: comparsa di tosse secca persistente o difficoltà respiratoria (dispnea) di nuova insorgenza.
  • Segni renali: riduzione della produzione di urina o urine marcatamente scure o schiumose.
  • Segni orali: dolore intenso alla bocca o alla lingua che impedisce di mangiare o bere correttamente.

In generale, qualsiasi sintomo nuovo o insolito che si manifesti nelle 24-48 ore successive a un'iniezione deve essere segnalato prima di procedere con la dose successiva.

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