Attività sportiva o esercizio fisico: Rugby League

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Definizione

Il Rugby League, conosciuto in Italia anche come rugby a 13, è una disciplina sportiva di contatto e collisione caratterizzata da un'elevata intensità fisica e dinamismo. A differenza del rugby a 15 (Rugby Union), il Rugby League presenta regole che favoriscono un gioco più veloce, con meno interruzioni e un numero maggiore di impatti ad alta velocità. Dal punto di vista medico e classificativo, il codice ICD-11 XE5XZ identifica specificamente le lesioni o le condizioni cliniche che si verificano durante la pratica di questa attività sportiva.

Questa disciplina richiede agli atleti una combinazione eccezionale di forza esplosiva, resistenza cardiovascolare, agilità e resilienza psicofisica. Tuttavia, la natura stessa del gioco, che prevede placcaggi continui e scontri diretti tra i giocatori, espone i praticanti a un rischio intrinseco di traumi muscolo-scheletrici e neurologici. La comprensione delle dinamiche di gioco è fondamentale per i professionisti sanitari per diagnosticare correttamente le patologie correlate e impostare protocolli di recupero efficaci.

In ambito clinico, l'attività nel Rugby League viene monitorata non solo per gli infortuni acuti, ma anche per gli effetti a lungo termine derivanti dai microtraumi ripetuti. La gestione medica moderna in questo sport si avvale di un approccio multidisciplinare che coinvolge medici dello sport, fisioterapisti, ortopedici e neurologi, con l'obiettivo di massimizzare la sicurezza dell'atleta senza compromettere la competitività della prestazione.

2

Cause e Fattori di Rischio

Le cause principali degli infortuni nel Rugby League sono direttamente correlate alla meccanica del contatto fisico. Il placcaggio (tackle) è responsabile della maggior parte degli eventi traumatici, coinvolgendo sia il giocatore che lo esegue sia quello che lo subisce. La velocità degli atleti al momento dell'impatto genera forze cinetiche considerevoli che devono essere dissipate dalle strutture corporee, portando spesso al superamento della soglia di resistenza di tessuti come legamenti, tendini e ossa.

I fattori di rischio possono essere suddivisi in intrinseci ed estrinseci. Tra i fattori intrinseci figurano la predisposizione genetica alla fragilità dei tessuti connettivi, precedenti infortuni non completamente risolti (che rappresentano il principale predittore di nuovi traumi), l'età dell'atleta e il livello di preparazione fisica. Una muscolatura non adeguatamente condizionata o uno squilibrio di forza tra gruppi muscolari antagonisti aumentano significativamente la probabilità di subire lesioni, specialmente a carico degli arti inferiori.

I fattori estrinseci includono le condizioni del terreno di gioco (campi troppo duri o eccessivamente fangosi), l'uso di calzature non idonee e la qualità dell'equipaggiamento protettivo, come il paradenti. Anche il carico di lavoro, inteso come numero di partite giocate in una stagione e intensità degli allenamenti, gioca un ruolo cruciale: l'insorgenza della fatica neuromuscolare riduce la capacità di coordinazione e la precisione tecnica durante il contatto, elevando il rischio di movimenti biomeccanicamente scorretti e pericolosi.

Infine, la posizione in campo influenza il tipo di rischio. I giocatori di mischia (forwards), essendo coinvolti in un numero maggiore di collisioni ravvicinate, sono più soggetti a traumi da schiacciamento e lesioni alla colonna cervicale, mentre i trequarti (backs), che raggiungono velocità di punta più elevate, sono più esposti a lesioni muscolari da distrazione e traumi cranici dovuti a impatti ad alta energia.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Le manifestazioni cliniche nel Rugby League variano ampiamente in base al distretto corporeo interessato e alla gravità del trauma. Il sintomo cardine è quasi sempre il dolore, che può presentarsi in forma acuta e localizzata o come una sensazione sorda e diffusa in caso di sovraccarico cronico.

Traumi Cranici e Neurologici

La concussione è una delle preoccupazioni principali. I sintomi immediati possono includere perdita di coscienza (anche breve), confusione mentale, amnesia retrograda o anterograda e capogiri. Nelle ore successive, l'atleta può riferire mal di testa persistente, nausea, vomito, sensibilità alla luce e alterazioni del sonno.

Lesioni degli Arti Superiori

Le spalle sono particolarmente vulnerabili durante il placcaggio. Una lussazione della spalla si manifesta con dolore lancinante, deformità visibile e totale incapacità di movimento. Lesioni meno gravi, come le distorsioni acromio-clavicolari, causano gonfiore localizzato e dolore alla pressione sulla parte superiore della spalla. Si possono riscontrare anche formicolii o debolezza se sono coinvolti i plessi nervosi.

Lesioni degli Arti Inferiori

Il ginocchio e la caviglia sono siti comuni di distorsioni e rotture legamentose. I sintomi tipici includono un improvviso "crack" udibile, seguito da gonfiore immediato (versamento articolare), lividi e una marcata instabilità dell'articolazione che rende difficile o impossibile il carico. A livello muscolare, le lesioni ai muscoli ischiocrurali o al quadricipite si manifestano con un dolore acuto improvviso, simile a una fitta, seguito da rigidità e limitazione funzionale.

Manifestazioni Cutanee e dei Tessuti Molli

Data la natura del terreno e il contatto, sono frequenti le abrasioni cutanee, le lacerazioni (spesso sopra l'arcata sopraccigliare) e gli ematomi profondi (comunemente chiamati "vecchie" o "morsi della vecchia" se localizzati sulla coscia). In caso di traumi facciali, può verificarsi sanguinamento dal naso.

4

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia sul campo di gioco con la valutazione primaria (Primary Survey) per escludere emergenze vitali, seguita da una valutazione secondaria più dettagliata. Per i traumi cranici, il protocollo standard prevede l'utilizzo dello strumento SCAT5 (Sport Concussion Assessment Tool), che valuta i sintomi, l'orientamento, la memoria e l'equilibrio dell'atleta.

In ambito ambulatoriale, l'esame obiettivo condotto da un medico specialista è fondamentale. Attraverso test clinici specifici (come il test di Lachman per il legamento crociato anteriore o i test di stabilità della spalla), il medico può ipotizzare l'entità del danno tissutale. Tuttavia, la conferma diagnostica richiede spesso l'ausilio della diagnostica per immagini:

  • Radiografia (RX): Essenziale per escludere fratture ossee o lussazioni.
  • Ecografia muscolo-tendinea: Ideale per valutare lesioni muscolari, ematomi e patologie dei tessuti molli superficiali.
  • Risonanza Magnetica (RM): Il gold standard per lo studio delle strutture intrarticolari (legamenti, menischi, cartilagine) e per identificare edemi ossei o lesioni neurologiche occulte.
  • Tomografia Computerizzata (TC): Utilizzata principalmente in caso di traumi cranici gravi o fratture complesse che richiedono una pianificazione chirurgica.

Gli esami ematochimici possono essere richiesti in rari casi per monitorare indici di infiammazione o rabdomiolisi in seguito a traumi muscolari massivi, ma non rappresentano la routine diagnostica per l'infortunio sportivo acuto.

5

Trattamento e Terapie

Il trattamento degli infortuni nel Rugby League segue un percorso che va dall'intervento d'urgenza alla riabilitazione a lungo termine. Nella fase acuta (prime 48-72 ore), il protocollo standard è il PEACE & LOVE (che ha sostituito il vecchio RICE), enfatizzando la protezione, l'elevazione, l'evitare anti-infiammatori non necessari nelle prime ore, la compressione e l'educazione del paziente.

Terapia Farmacologica

L'uso di farmaci analgesici (come il paracetamolo) e anti-infiammatori non steroidei (FANS) è comune per gestire il dolore e l'infiammazione. Tuttavia, l'assunzione deve essere supervisionata per evitare di mascherare sintomi importanti o interferire con i processi naturali di guarigione dei tessuti.

Fisioterapia e Riabilitazione

La fisioterapia è il pilastro del recupero. Include tecniche di terapia manuale, esercizi di mobilità, rinforzo muscolare progressivo e rieducazione propriocettiva. L'obiettivo è ripristinare la piena funzionalità e prevenire le recidive. Tecniche strumentali come la tecarterapia, il laser ad alta potenza o le onde d'urto possono essere utilizzate per accelerare la guarigione dei tessuti.

Intervento Chirurgico

Nei casi di rotture legamentose complete (es. LCA), lussazioni recidivanti di spalla o fratture scomposte, l'intervento chirurgico diventa necessario. Le tecniche moderne prediligono l'artroscopia, che riduce i tempi di recupero e l'impatto estetico.

Protocolli Return-to-Play

Per la concussione, esiste un protocollo rigido di rientro graduale al gioco (Graduated Return to Play - GRTP), che prevede diverse fasi, dal riposo assoluto all'esercizio leggero, fino al contatto completo, a condizione che l'atleta rimanga asintomatico.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi per la maggior parte degli infortuni nel Rugby League è favorevole, a patto che venga rispettato il tempo di guarigione biologica dei tessuti. Lesioni muscolari lievi possono risolversi in 1-3 settimane, mentre la ricostruzione di un legamento crociato anteriore richiede solitamente dai 6 ai 9 mesi per un ritorno sicuro alla competizione.

Il decorso può essere influenzato dalla tempestività dell'intervento e dalla compliance dell'atleta al programma riabilitativo. Tuttavia, la pratica prolungata di questo sport ad alti livelli è associata a un rischio aumentato di sviluppare artrosi precoce alle articolazioni sottoposte a maggior carico (ginocchia, anche, spalle) a causa dell'usura cartilaginea.

Un aspetto critico della prognosi riguarda la salute cerebrale a lungo termine. Esiste una crescente evidenza scientifica che correla i traumi cranici ripetuti, anche sub-concussivi, allo sviluppo della encefalopatia traumatica cronica (ETC), una condizione neurodegenerativa che può manifestarsi anni dopo il ritiro dall'attività agonistica con disturbi dell'umore, cognitivi e motori.

7

Prevenzione

La prevenzione è fondamentale per garantire la longevità della carriera di un rugbista e la sua salute futura. Le strategie preventive si articolano su più livelli:

  1. Preparazione Fisica: Un programma di forza e condizionamento (S&C) ben strutturato è la miglior difesa. Esercizi di stabilità del core, rinforzo eccentrico dei muscoli ischiocrurali e allenamento della forza del collo possono ridurre drasticamente l'incidenza di infortuni.
  2. Tecnica di Gioco: Insegnare la corretta tecnica di placcaggio fin dalle categorie giovanili è essenziale. Posizionare la testa correttamente durante l'impatto riduce il rischio di traumi cranici e cervicali.
  3. Equipaggiamento: L'uso costante del paradenti è obbligatorio per prevenire traumi dentali e ridurre l'energia trasmessa alla base cranica. Sebbene i caschetti morbidi non prevengano le commozioni cerebrali, sono utili per evitare lacerazioni e ematomi auricolari.
  4. Gestione del Carico: Monitorare il volume e l'intensità degli allenamenti tramite GPS e scale di percezione dello sforzo aiuta a prevenire l'overtraining e gli infortuni da fatica.
  5. Screening Pre-stagionali: Valutazioni biomeccaniche per identificare asimmetrie o debolezze muscolari permettono di intervenire con programmi correttivi personalizzati.
8

Quando Consultare un Medico

Sebbene molti piccoli traumi siano gestibili con il riposo, alcune situazioni richiedono un consulto medico immediato o l'accesso al pronto soccorso:

  • Sospetto Trauma Cranico: Qualsiasi colpo alla testa seguito da confusione, perdita di memoria, vomito o sonnolenza eccessiva.
  • Traumi della Colonna: Dolore intenso al collo o alla schiena, specialmente se accompagnato da formicolio o perdita di sensibilità agli arti.
  • Incapacità Funzionale: Impossibilità di appoggiare il piede a terra o di muovere un'articolazione.
  • Deformità Evidenti: Sospetto di frattura o lussazione.
  • Sintomi Persistenti: Dolore che non migliora dopo alcuni giorni di riposo o che peggiora durante l'attività fisica.

Un monitoraggio attento e una comunicazione aperta tra atleta, allenatore e staff medico sono la chiave per una gestione ottimale della salute nel Rugby League.

Attività sportiva o esercizio fisico: rugby League

Definizione

Il Rugby League, conosciuto in Italia anche come rugby a 13, è una disciplina sportiva di contatto e collisione caratterizzata da un'elevata intensità fisica e dinamismo. A differenza del rugby a 15 (Rugby Union), il Rugby League presenta regole che favoriscono un gioco più veloce, con meno interruzioni e un numero maggiore di impatti ad alta velocità. Dal punto di vista medico e classificativo, il codice ICD-11 XE5XZ identifica specificamente le lesioni o le condizioni cliniche che si verificano durante la pratica di questa attività sportiva.

Questa disciplina richiede agli atleti una combinazione eccezionale di forza esplosiva, resistenza cardiovascolare, agilità e resilienza psicofisica. Tuttavia, la natura stessa del gioco, che prevede placcaggi continui e scontri diretti tra i giocatori, espone i praticanti a un rischio intrinseco di traumi muscolo-scheletrici e neurologici. La comprensione delle dinamiche di gioco è fondamentale per i professionisti sanitari per diagnosticare correttamente le patologie correlate e impostare protocolli di recupero efficaci.

In ambito clinico, l'attività nel Rugby League viene monitorata non solo per gli infortuni acuti, ma anche per gli effetti a lungo termine derivanti dai microtraumi ripetuti. La gestione medica moderna in questo sport si avvale di un approccio multidisciplinare che coinvolge medici dello sport, fisioterapisti, ortopedici e neurologi, con l'obiettivo di massimizzare la sicurezza dell'atleta senza compromettere la competitività della prestazione.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause principali degli infortuni nel Rugby League sono direttamente correlate alla meccanica del contatto fisico. Il placcaggio (tackle) è responsabile della maggior parte degli eventi traumatici, coinvolgendo sia il giocatore che lo esegue sia quello che lo subisce. La velocità degli atleti al momento dell'impatto genera forze cinetiche considerevoli che devono essere dissipate dalle strutture corporee, portando spesso al superamento della soglia di resistenza di tessuti come legamenti, tendini e ossa.

I fattori di rischio possono essere suddivisi in intrinseci ed estrinseci. Tra i fattori intrinseci figurano la predisposizione genetica alla fragilità dei tessuti connettivi, precedenti infortuni non completamente risolti (che rappresentano il principale predittore di nuovi traumi), l'età dell'atleta e il livello di preparazione fisica. Una muscolatura non adeguatamente condizionata o uno squilibrio di forza tra gruppi muscolari antagonisti aumentano significativamente la probabilità di subire lesioni, specialmente a carico degli arti inferiori.

I fattori estrinseci includono le condizioni del terreno di gioco (campi troppo duri o eccessivamente fangosi), l'uso di calzature non idonee e la qualità dell'equipaggiamento protettivo, come il paradenti. Anche il carico di lavoro, inteso come numero di partite giocate in una stagione e intensità degli allenamenti, gioca un ruolo cruciale: l'insorgenza della fatica neuromuscolare riduce la capacità di coordinazione e la precisione tecnica durante il contatto, elevando il rischio di movimenti biomeccanicamente scorretti e pericolosi.

Infine, la posizione in campo influenza il tipo di rischio. I giocatori di mischia (forwards), essendo coinvolti in un numero maggiore di collisioni ravvicinate, sono più soggetti a traumi da schiacciamento e lesioni alla colonna cervicale, mentre i trequarti (backs), che raggiungono velocità di punta più elevate, sono più esposti a lesioni muscolari da distrazione e traumi cranici dovuti a impatti ad alta energia.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Le manifestazioni cliniche nel Rugby League variano ampiamente in base al distretto corporeo interessato e alla gravità del trauma. Il sintomo cardine è quasi sempre il dolore, che può presentarsi in forma acuta e localizzata o come una sensazione sorda e diffusa in caso di sovraccarico cronico.

Traumi Cranici e Neurologici

La concussione è una delle preoccupazioni principali. I sintomi immediati possono includere perdita di coscienza (anche breve), confusione mentale, amnesia retrograda o anterograda e capogiri. Nelle ore successive, l'atleta può riferire mal di testa persistente, nausea, vomito, sensibilità alla luce e alterazioni del sonno.

Lesioni degli Arti Superiori

Le spalle sono particolarmente vulnerabili durante il placcaggio. Una lussazione della spalla si manifesta con dolore lancinante, deformità visibile e totale incapacità di movimento. Lesioni meno gravi, come le distorsioni acromio-clavicolari, causano gonfiore localizzato e dolore alla pressione sulla parte superiore della spalla. Si possono riscontrare anche formicolii o debolezza se sono coinvolti i plessi nervosi.

Lesioni degli Arti Inferiori

Il ginocchio e la caviglia sono siti comuni di distorsioni e rotture legamentose. I sintomi tipici includono un improvviso "crack" udibile, seguito da gonfiore immediato (versamento articolare), lividi e una marcata instabilità dell'articolazione che rende difficile o impossibile il carico. A livello muscolare, le lesioni ai muscoli ischiocrurali o al quadricipite si manifestano con un dolore acuto improvviso, simile a una fitta, seguito da rigidità e limitazione funzionale.

Manifestazioni Cutanee e dei Tessuti Molli

Data la natura del terreno e il contatto, sono frequenti le abrasioni cutanee, le lacerazioni (spesso sopra l'arcata sopraccigliare) e gli ematomi profondi (comunemente chiamati "vecchie" o "morsi della vecchia" se localizzati sulla coscia). In caso di traumi facciali, può verificarsi sanguinamento dal naso.

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia sul campo di gioco con la valutazione primaria (Primary Survey) per escludere emergenze vitali, seguita da una valutazione secondaria più dettagliata. Per i traumi cranici, il protocollo standard prevede l'utilizzo dello strumento SCAT5 (Sport Concussion Assessment Tool), che valuta i sintomi, l'orientamento, la memoria e l'equilibrio dell'atleta.

In ambito ambulatoriale, l'esame obiettivo condotto da un medico specialista è fondamentale. Attraverso test clinici specifici (come il test di Lachman per il legamento crociato anteriore o i test di stabilità della spalla), il medico può ipotizzare l'entità del danno tissutale. Tuttavia, la conferma diagnostica richiede spesso l'ausilio della diagnostica per immagini:

  • Radiografia (RX): Essenziale per escludere fratture ossee o lussazioni.
  • Ecografia muscolo-tendinea: Ideale per valutare lesioni muscolari, ematomi e patologie dei tessuti molli superficiali.
  • Risonanza Magnetica (RM): Il gold standard per lo studio delle strutture intrarticolari (legamenti, menischi, cartilagine) e per identificare edemi ossei o lesioni neurologiche occulte.
  • Tomografia Computerizzata (TC): Utilizzata principalmente in caso di traumi cranici gravi o fratture complesse che richiedono una pianificazione chirurgica.

Gli esami ematochimici possono essere richiesti in rari casi per monitorare indici di infiammazione o rabdomiolisi in seguito a traumi muscolari massivi, ma non rappresentano la routine diagnostica per l'infortunio sportivo acuto.

Trattamento e Terapie

Il trattamento degli infortuni nel Rugby League segue un percorso che va dall'intervento d'urgenza alla riabilitazione a lungo termine. Nella fase acuta (prime 48-72 ore), il protocollo standard è il PEACE & LOVE (che ha sostituito il vecchio RICE), enfatizzando la protezione, l'elevazione, l'evitare anti-infiammatori non necessari nelle prime ore, la compressione e l'educazione del paziente.

Terapia Farmacologica

L'uso di farmaci analgesici (come il paracetamolo) e anti-infiammatori non steroidei (FANS) è comune per gestire il dolore e l'infiammazione. Tuttavia, l'assunzione deve essere supervisionata per evitare di mascherare sintomi importanti o interferire con i processi naturali di guarigione dei tessuti.

Fisioterapia e Riabilitazione

La fisioterapia è il pilastro del recupero. Include tecniche di terapia manuale, esercizi di mobilità, rinforzo muscolare progressivo e rieducazione propriocettiva. L'obiettivo è ripristinare la piena funzionalità e prevenire le recidive. Tecniche strumentali come la tecarterapia, il laser ad alta potenza o le onde d'urto possono essere utilizzate per accelerare la guarigione dei tessuti.

Intervento Chirurgico

Nei casi di rotture legamentose complete (es. LCA), lussazioni recidivanti di spalla o fratture scomposte, l'intervento chirurgico diventa necessario. Le tecniche moderne prediligono l'artroscopia, che riduce i tempi di recupero e l'impatto estetico.

Protocolli Return-to-Play

Per la concussione, esiste un protocollo rigido di rientro graduale al gioco (Graduated Return to Play - GRTP), che prevede diverse fasi, dal riposo assoluto all'esercizio leggero, fino al contatto completo, a condizione che l'atleta rimanga asintomatico.

Prognosi e Decorso

La prognosi per la maggior parte degli infortuni nel Rugby League è favorevole, a patto che venga rispettato il tempo di guarigione biologica dei tessuti. Lesioni muscolari lievi possono risolversi in 1-3 settimane, mentre la ricostruzione di un legamento crociato anteriore richiede solitamente dai 6 ai 9 mesi per un ritorno sicuro alla competizione.

Il decorso può essere influenzato dalla tempestività dell'intervento e dalla compliance dell'atleta al programma riabilitativo. Tuttavia, la pratica prolungata di questo sport ad alti livelli è associata a un rischio aumentato di sviluppare artrosi precoce alle articolazioni sottoposte a maggior carico (ginocchia, anche, spalle) a causa dell'usura cartilaginea.

Un aspetto critico della prognosi riguarda la salute cerebrale a lungo termine. Esiste una crescente evidenza scientifica che correla i traumi cranici ripetuti, anche sub-concussivi, allo sviluppo della encefalopatia traumatica cronica (ETC), una condizione neurodegenerativa che può manifestarsi anni dopo il ritiro dall'attività agonistica con disturbi dell'umore, cognitivi e motori.

Prevenzione

La prevenzione è fondamentale per garantire la longevità della carriera di un rugbista e la sua salute futura. Le strategie preventive si articolano su più livelli:

  1. Preparazione Fisica: Un programma di forza e condizionamento (S&C) ben strutturato è la miglior difesa. Esercizi di stabilità del core, rinforzo eccentrico dei muscoli ischiocrurali e allenamento della forza del collo possono ridurre drasticamente l'incidenza di infortuni.
  2. Tecnica di Gioco: Insegnare la corretta tecnica di placcaggio fin dalle categorie giovanili è essenziale. Posizionare la testa correttamente durante l'impatto riduce il rischio di traumi cranici e cervicali.
  3. Equipaggiamento: L'uso costante del paradenti è obbligatorio per prevenire traumi dentali e ridurre l'energia trasmessa alla base cranica. Sebbene i caschetti morbidi non prevengano le commozioni cerebrali, sono utili per evitare lacerazioni e ematomi auricolari.
  4. Gestione del Carico: Monitorare il volume e l'intensità degli allenamenti tramite GPS e scale di percezione dello sforzo aiuta a prevenire l'overtraining e gli infortuni da fatica.
  5. Screening Pre-stagionali: Valutazioni biomeccaniche per identificare asimmetrie o debolezze muscolari permettono di intervenire con programmi correttivi personalizzati.

Quando Consultare un Medico

Sebbene molti piccoli traumi siano gestibili con il riposo, alcune situazioni richiedono un consulto medico immediato o l'accesso al pronto soccorso:

  • Sospetto Trauma Cranico: Qualsiasi colpo alla testa seguito da confusione, perdita di memoria, vomito o sonnolenza eccessiva.
  • Traumi della Colonna: Dolore intenso al collo o alla schiena, specialmente se accompagnato da formicolio o perdita di sensibilità agli arti.
  • Incapacità Funzionale: Impossibilità di appoggiare il piede a terra o di muovere un'articolazione.
  • Deformità Evidenti: Sospetto di frattura o lussazione.
  • Sintomi Persistenti: Dolore che non migliora dopo alcuni giorni di riposo o che peggiora durante l'attività fisica.

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