Carcinoma linfoepiteliale

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1

Definizione

Il carcinoma linfoepiteliale (LEC) è una forma rara e distintiva di carcinoma scarsamente differenziato o indifferenziato, caratterizzato istologicamente da una prominente infiltrazione di cellule del sistema immunitario, in particolare linfociti, all'interno e attorno al tessuto tumorale maligno. Questa neoplasia è considerata una variante del carcinoma a cellule squamose, ma possiede caratteristiche biologiche e cliniche uniche che la differenziano nettamente dalle forme classiche.

Storicamente, questa entità è stata strettamente associata al carcinoma del rinofaringe (tipo 3 della classificazione WHO), con il quale condivide l'aspetto microscopico. Tuttavia, il carcinoma linfoepiteliale può insorgere in diverse sedi extra-nasofaringee, tra cui le ghiandole salivari, i polmoni, il timo, lo stomaco e, più raramente, la vescica o la cervice uterina. La caratteristica peculiare è la simbiosi morfologica tra le cellule epiteliali neoplastiche e lo stroma linfoide non neoplastico, che spesso rende difficile la diagnosi differenziale con i linfomi a un primo esame superficiale.

Dal punto di vista epidemiologico, il carcinoma linfoepiteliale mostra una distribuzione geografica peculiare, essendo molto più frequente nelle popolazioni del sud-est asiatico, della Cina meridionale e tra gli Inuit dell'Artico, suggerendo una forte interazione tra fattori genetici e ambientali. Nonostante la sua natura aggressiva, questa neoplasia risponde generalmente meglio alle terapie radianti rispetto ad altri carcinomi indifferenziati, rendendo la sua identificazione precoce fondamentale per il successo del trattamento.

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Cause e Fattori di Rischio

L'eziologia del carcinoma linfoepiteliale è complessa e multifattoriale, ma il fattore di rischio più significativo e documentato è l'infezione da Virus di Epstein-Barr (EBV). Questo virus, appartenente alla famiglia degli herpesvirus e noto per causare la mononucleosi infettiva, gioca un ruolo oncogeno cruciale. Il genoma virale dell'EBV si trova quasi costantemente all'interno delle cellule tumorali del carcinoma linfoepiteliale, specialmente nelle varianti nasofaringee e delle ghiandole salivari. Il virus esprime proteine specifiche (come LMP-1) che interferiscono con i normali meccanismi di crescita e morte cellulare, favorendo la trasformazione maligna delle cellule epiteliali.

Oltre all'infezione virale, i fattori genetici giocano un ruolo determinante. Esiste una predisposizione ereditaria legata a specifici antigeni leucocitari umani (HLA), che spiegherebbe l'alta incidenza in determinati gruppi etnici. Le mutazioni genetiche acquisite e le alterazioni nei meccanismi di riparazione del DNA contribuiscono ulteriormente alla progressione della malattia.

I fattori ambientali e dietetici non devono essere sottovalutati. In particolare, il consumo abituale di cibi conservati sotto sale, ricchi di nitrosammine, è stato correlato a un aumento del rischio di sviluppare carcinomi linfoepiteliali del distretto testa-collo. Altri fattori di rischio includono:

  • Esposizione prolungata a polveri sottili, fumi chimici o formaldeide.
  • Tabagismo (sebbene l'associazione sia meno forte rispetto al carcinoma squamoso classico).
  • Infiammazione cronica dei tessuti epiteliali interessati.
  • Stati di immunodepressione, che possono favorire la riattivazione dell'EBV.
3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi del carcinoma linfoepiteliale variano considerevolmente a seconda della localizzazione primaria del tumore. Poiché la sede più comune è il rinofaringe, molte manifestazioni riguardano le vie aeree superiori e l'apparato uditivo.

Nelle fasi iniziali, la malattia può essere asintomatica o presentarsi con segni vaghi. Uno dei segni più frequenti è la linfoadenopatia cervicale, ovvero la presenza di uno o più linfonodi ingrossati nel collo, spesso non dolenti, che rappresentano la diffusione metastatica regionale del tumore.

Per quanto riguarda il distretto testa-collo (rinofaringe e ghiandole salivari), i pazienti possono riferire:

  • Ostruzione nasale persistente, spesso monolaterale.
  • Epistassi (perdita di sangue dal naso) frequente.
  • Ipoacusia (calo dell'udito) o sensazione di orecchio tappato, causata dal coinvolgimento della tuba di Eustachio.
  • Tinnito (ronzii o fischi nelle orecchie).
  • Otalgia (dolore all'orecchio) senza segni di infezione evidente.
  • Massa facciale o gonfiore in corrispondenza delle ghiandole parotidi.
  • Paralisi del nervo facciale, con conseguente asimmetria del volto.

Se il tumore si estende verso la base del cranio, possono comparire sintomi neurologici come:

  • Cefalea (mal di testa) persistente e resistente ai comuni analgesici.
  • Diplopia (visione doppia) dovuta al coinvolgimento dei nervi cranici che controllano i movimenti oculari.
  • Disfagia (difficoltà a deglutire).

Nelle forme polmonari, i sintomi predominanti includono:

  • Tosse cronica o stizzosa.
  • Emottisi (emissione di sangue con la tosse).
  • Dispnea (difficoltà respiratoria o fiato corto).
  • Dolore toracico sordo o localizzato.

Infine, nelle fasi avanzate o metastatiche, possono manifestarsi sintomi sistemici aspecifici come astenia (profonda stanchezza), calo ponderale involontario e febbricola.

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Diagnosi

Il percorso diagnostico per il carcinoma linfoepiteliale richiede un approccio multidisciplinare che combina esami clinici, imaging avanzato e analisi istopatologiche.

  1. Esame Obiettivo e Anamnesi: Il medico valuta la storia clinica del paziente e procede alla palpazione del collo per individuare eventuali masse linfonodali. Un'ispezione accurata del cavo orale e delle prime vie aeree è essenziale.
  2. Endoscopia: La rinofibroscopia è l'esame d'elezione per visualizzare direttamente il rinofaringe. Attraverso un sottile tubicino flessibile dotato di telecamera, il medico può individuare lesioni sospette e procedere a una biopsia mirata.
  3. Biopsia e Analisi Istopatologica: È l'unico esame definitivo. Il frammento di tessuto prelevato viene analizzato al microscopio. La presenza di nidi di cellule epiteliali indifferenziate immerse in un denso infiltrato linfocitario suggerisce la diagnosi. L'immunoistochimica è fondamentale per confermare l'origine epiteliale (positività alle citocheratine) e per escludere un linfoma.
  4. Ricerca dell'EBV: L'ibridazione in situ per l'RNA dell'EBV (EBER) è considerata il gold standard per confermare l'associazione virale, supportando fortemente la diagnosi di carcinoma linfoepiteliale.
  5. Imaging:
    • Risonanza Magnetica (RM): Superiore per valutare l'estensione locale del tumore, l'invasione della base cranica e il coinvolgimento dei tessuti molli.
    • Tomografia Computerizzata (TC): Utile per valutare l'erosione ossea e per lo staging del torace e dell'addome.
    • PET-TC: Fondamentale per identificare eventuali metastasi a distanza e per valutare la risposta metabolica al trattamento.
  6. Esami del Sangue: Il monitoraggio dei livelli di DNA dell'EBV nel plasma (EBV-DNA quantitativo) è un biomarcatore utile sia per la diagnosi che per il monitoraggio post-terapeutico, poiché i livelli tendono a correlare con il carico tumorale.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento del carcinoma linfoepiteliale è altamente personalizzato e dipende dallo stadio della malattia, dalla localizzazione e dalle condizioni generali del paziente. A differenza di altri tumori solidi, il LEC è noto per la sua elevata radiosensibilità e chemiosensibilità.

  • Radioterapia: Rappresenta il pilastro del trattamento, specialmente per le localizzazioni nel rinofaringe. La radioterapia a intensità modulata (IMRT) permette di somministrare dosi elevate di radiazioni sul bersaglio tumorale, risparmiando il più possibile i tessuti sani circostanti (come ghiandole salivari, midollo spinale e nervi ottici). Nelle forme localizzate, la radioterapia può essere curativa da sola.
  • Chemioterapia: Viene spesso utilizzata in combinazione con la radioterapia (chemio-radioterapia concomitante) per potenziare l'effetto delle radiazioni negli stadi localmente avanzati. I farmaci più comuni includono il cisplatino, il 5-fluorouracile e la gemcitabina. La chemioterapia può anche essere somministrata prima della radioterapia (chemioterapia di induzione) per ridurre le dimensioni del tumore o dopo (chemioterapia adiuvante) per eliminare eventuali micrometastasi.
  • Chirurgia: Ha un ruolo limitato nel carcinoma linfoepiteliale del rinofaringe a causa della sede anatomica complessa e dell'ottima risposta alla radioterapia. Tuttavia, la chirurgia è l'opzione di prima scelta per il carcinoma linfoepiteliale delle ghiandole salivari o del polmone (se resecabile). Può essere indicata anche per la rimozione di linfonodi cervicali che non rispondono completamente al trattamento radiante (svuotamento laterocervicale di salvataggio).
  • Immunoterapia: È una frontiera promettente, specialmente per le forme ricorrenti o metastatiche. Farmaci inibitori dei checkpoint immunitari (come pembrolizumab o nivolumab) sfruttano il fatto che questi tumori sono spesso ricchi di infiltrato infiammatorio e possono esprimere proteine come PD-L1, rendendoli bersagli ideali per il sistema immunitario riattivato dai farmaci.
  • Terapie di Supporto: Gestione degli effetti collaterali come la xerostomia (secchezza delle fauci), la mucosite e le difficoltà nutrizionali durante il trattamento.
6

Prognosi e Decorso

La prognosi del carcinoma linfoepiteliale è generalmente più favorevole rispetto a quella del carcinoma a cellule squamose convenzionale dello stesso stadio. Questo è dovuto principalmente alla sua spiccata sensibilità ai trattamenti radianti e alla presenza dell'infiltrato linfocitario, che suggerisce una risposta immunitaria attiva dell'ospite contro il tumore.

I tassi di sopravvivenza a cinque anni per le forme localizzate di carcinoma linfoepiteliale nasofaringeo possono superare l'80-90%. Tuttavia, la prognosi peggiora se la malattia viene diagnosticata in stadio avanzato, con coinvolgimento esteso della base cranica o metastasi a distanza (fegato, polmoni, ossa).

Il decorso post-trattamento prevede un monitoraggio stretto (follow-up) per i primi 5 anni, con visite cliniche periodiche, esami endoscopici e dosaggio del DNA dell'EBV. La maggior parte delle recidive si verifica entro i primi due anni dalla fine delle terapie. Un aumento dei livelli di EBV-DNA nel sangue durante il follow-up è spesso il primo segno di una possibile recidiva, permettendo un intervento tempestivo.

7

Prevenzione

Data la forte associazione con il virus di Epstein-Barr e fattori ambientali, la prevenzione si concentra sulla riduzione dell'esposizione ai fattori di rischio noti:

  1. Alimentazione: Ridurre il consumo di cibi eccessivamente salati, affumicati o conservati con nitriti e nitrosammine, privilegiando una dieta ricca di frutta e verdura fresca (vitamina C e antiossidanti).
  2. Stile di Vita: Evitare il fumo di tabacco e limitare l'esposizione a inquinanti ambientali e polveri industriali. L'uso di dispositivi di protezione individuale in contesti lavorativi a rischio è fondamentale.
  3. Vaccinazione: Attualmente non esiste un vaccino approvato contro l'EBV, ma la ricerca scientifica sta lavorando attivamente in questa direzione. Un vaccino efficace potrebbe, in futuro, prevenire non solo la mononucleosi ma anche i tumori EBV-correlati.
  4. Screening: Nelle aree ad alta endemia (come alcune regioni della Cina), vengono attuati programmi di screening basati sulla ricerca di anticorpi anti-EBV o sul dosaggio del DNA virale per identificare i soggetti a rischio prima della comparsa dei sintomi.
8

Quando Consultare un Medico

È importante non sottovalutare sintomi che persistono per più di due o tre settimane. Si consiglia di consultare un medico o uno specialista otorinolaringoiatra in presenza di:

  • Comparsa di un nodulo o un rigonfiamento nel collo, anche se indolore.
  • Senso di ostruzione nasale o chiusura dell'orecchio che non migliora con i comuni trattamenti per il raffreddore.
  • Episodi ripetuti di sangue dal naso senza una causa traumatica evidente.
  • Cambiamenti persistenti della voce o difficoltà a deglutire.
  • Mal di testa inspiegabili associati a disturbi della vista (come vedere doppio).

Una diagnosi precoce è il fattore determinante per la guarigione completa e per minimizzare l'invasività dei trattamenti necessari.

Carcinoma linfoepiteliale

Definizione

Il carcinoma linfoepiteliale (LEC) è una forma rara e distintiva di carcinoma scarsamente differenziato o indifferenziato, caratterizzato istologicamente da una prominente infiltrazione di cellule del sistema immunitario, in particolare linfociti, all'interno e attorno al tessuto tumorale maligno. Questa neoplasia è considerata una variante del carcinoma a cellule squamose, ma possiede caratteristiche biologiche e cliniche uniche che la differenziano nettamente dalle forme classiche.

Storicamente, questa entità è stata strettamente associata al carcinoma del rinofaringe (tipo 3 della classificazione WHO), con il quale condivide l'aspetto microscopico. Tuttavia, il carcinoma linfoepiteliale può insorgere in diverse sedi extra-nasofaringee, tra cui le ghiandole salivari, i polmoni, il timo, lo stomaco e, più raramente, la vescica o la cervice uterina. La caratteristica peculiare è la simbiosi morfologica tra le cellule epiteliali neoplastiche e lo stroma linfoide non neoplastico, che spesso rende difficile la diagnosi differenziale con i linfomi a un primo esame superficiale.

Dal punto di vista epidemiologico, il carcinoma linfoepiteliale mostra una distribuzione geografica peculiare, essendo molto più frequente nelle popolazioni del sud-est asiatico, della Cina meridionale e tra gli Inuit dell'Artico, suggerendo una forte interazione tra fattori genetici e ambientali. Nonostante la sua natura aggressiva, questa neoplasia risponde generalmente meglio alle terapie radianti rispetto ad altri carcinomi indifferenziati, rendendo la sua identificazione precoce fondamentale per il successo del trattamento.

Cause e Fattori di Rischio

L'eziologia del carcinoma linfoepiteliale è complessa e multifattoriale, ma il fattore di rischio più significativo e documentato è l'infezione da Virus di Epstein-Barr (EBV). Questo virus, appartenente alla famiglia degli herpesvirus e noto per causare la mononucleosi infettiva, gioca un ruolo oncogeno cruciale. Il genoma virale dell'EBV si trova quasi costantemente all'interno delle cellule tumorali del carcinoma linfoepiteliale, specialmente nelle varianti nasofaringee e delle ghiandole salivari. Il virus esprime proteine specifiche (come LMP-1) che interferiscono con i normali meccanismi di crescita e morte cellulare, favorendo la trasformazione maligna delle cellule epiteliali.

Oltre all'infezione virale, i fattori genetici giocano un ruolo determinante. Esiste una predisposizione ereditaria legata a specifici antigeni leucocitari umani (HLA), che spiegherebbe l'alta incidenza in determinati gruppi etnici. Le mutazioni genetiche acquisite e le alterazioni nei meccanismi di riparazione del DNA contribuiscono ulteriormente alla progressione della malattia.

I fattori ambientali e dietetici non devono essere sottovalutati. In particolare, il consumo abituale di cibi conservati sotto sale, ricchi di nitrosammine, è stato correlato a un aumento del rischio di sviluppare carcinomi linfoepiteliali del distretto testa-collo. Altri fattori di rischio includono:

  • Esposizione prolungata a polveri sottili, fumi chimici o formaldeide.
  • Tabagismo (sebbene l'associazione sia meno forte rispetto al carcinoma squamoso classico).
  • Infiammazione cronica dei tessuti epiteliali interessati.
  • Stati di immunodepressione, che possono favorire la riattivazione dell'EBV.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi del carcinoma linfoepiteliale variano considerevolmente a seconda della localizzazione primaria del tumore. Poiché la sede più comune è il rinofaringe, molte manifestazioni riguardano le vie aeree superiori e l'apparato uditivo.

Nelle fasi iniziali, la malattia può essere asintomatica o presentarsi con segni vaghi. Uno dei segni più frequenti è la linfoadenopatia cervicale, ovvero la presenza di uno o più linfonodi ingrossati nel collo, spesso non dolenti, che rappresentano la diffusione metastatica regionale del tumore.

Per quanto riguarda il distretto testa-collo (rinofaringe e ghiandole salivari), i pazienti possono riferire:

  • Ostruzione nasale persistente, spesso monolaterale.
  • Epistassi (perdita di sangue dal naso) frequente.
  • Ipoacusia (calo dell'udito) o sensazione di orecchio tappato, causata dal coinvolgimento della tuba di Eustachio.
  • Tinnito (ronzii o fischi nelle orecchie).
  • Otalgia (dolore all'orecchio) senza segni di infezione evidente.
  • Massa facciale o gonfiore in corrispondenza delle ghiandole parotidi.
  • Paralisi del nervo facciale, con conseguente asimmetria del volto.

Se il tumore si estende verso la base del cranio, possono comparire sintomi neurologici come:

  • Cefalea (mal di testa) persistente e resistente ai comuni analgesici.
  • Diplopia (visione doppia) dovuta al coinvolgimento dei nervi cranici che controllano i movimenti oculari.
  • Disfagia (difficoltà a deglutire).

Nelle forme polmonari, i sintomi predominanti includono:

  • Tosse cronica o stizzosa.
  • Emottisi (emissione di sangue con la tosse).
  • Dispnea (difficoltà respiratoria o fiato corto).
  • Dolore toracico sordo o localizzato.

Infine, nelle fasi avanzate o metastatiche, possono manifestarsi sintomi sistemici aspecifici come astenia (profonda stanchezza), calo ponderale involontario e febbricola.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per il carcinoma linfoepiteliale richiede un approccio multidisciplinare che combina esami clinici, imaging avanzato e analisi istopatologiche.

  1. Esame Obiettivo e Anamnesi: Il medico valuta la storia clinica del paziente e procede alla palpazione del collo per individuare eventuali masse linfonodali. Un'ispezione accurata del cavo orale e delle prime vie aeree è essenziale.
  2. Endoscopia: La rinofibroscopia è l'esame d'elezione per visualizzare direttamente il rinofaringe. Attraverso un sottile tubicino flessibile dotato di telecamera, il medico può individuare lesioni sospette e procedere a una biopsia mirata.
  3. Biopsia e Analisi Istopatologica: È l'unico esame definitivo. Il frammento di tessuto prelevato viene analizzato al microscopio. La presenza di nidi di cellule epiteliali indifferenziate immerse in un denso infiltrato linfocitario suggerisce la diagnosi. L'immunoistochimica è fondamentale per confermare l'origine epiteliale (positività alle citocheratine) e per escludere un linfoma.
  4. Ricerca dell'EBV: L'ibridazione in situ per l'RNA dell'EBV (EBER) è considerata il gold standard per confermare l'associazione virale, supportando fortemente la diagnosi di carcinoma linfoepiteliale.
  5. Imaging:
    • Risonanza Magnetica (RM): Superiore per valutare l'estensione locale del tumore, l'invasione della base cranica e il coinvolgimento dei tessuti molli.
    • Tomografia Computerizzata (TC): Utile per valutare l'erosione ossea e per lo staging del torace e dell'addome.
    • PET-TC: Fondamentale per identificare eventuali metastasi a distanza e per valutare la risposta metabolica al trattamento.
  6. Esami del Sangue: Il monitoraggio dei livelli di DNA dell'EBV nel plasma (EBV-DNA quantitativo) è un biomarcatore utile sia per la diagnosi che per il monitoraggio post-terapeutico, poiché i livelli tendono a correlare con il carico tumorale.

Trattamento e Terapie

Il trattamento del carcinoma linfoepiteliale è altamente personalizzato e dipende dallo stadio della malattia, dalla localizzazione e dalle condizioni generali del paziente. A differenza di altri tumori solidi, il LEC è noto per la sua elevata radiosensibilità e chemiosensibilità.

  • Radioterapia: Rappresenta il pilastro del trattamento, specialmente per le localizzazioni nel rinofaringe. La radioterapia a intensità modulata (IMRT) permette di somministrare dosi elevate di radiazioni sul bersaglio tumorale, risparmiando il più possibile i tessuti sani circostanti (come ghiandole salivari, midollo spinale e nervi ottici). Nelle forme localizzate, la radioterapia può essere curativa da sola.
  • Chemioterapia: Viene spesso utilizzata in combinazione con la radioterapia (chemio-radioterapia concomitante) per potenziare l'effetto delle radiazioni negli stadi localmente avanzati. I farmaci più comuni includono il cisplatino, il 5-fluorouracile e la gemcitabina. La chemioterapia può anche essere somministrata prima della radioterapia (chemioterapia di induzione) per ridurre le dimensioni del tumore o dopo (chemioterapia adiuvante) per eliminare eventuali micrometastasi.
  • Chirurgia: Ha un ruolo limitato nel carcinoma linfoepiteliale del rinofaringe a causa della sede anatomica complessa e dell'ottima risposta alla radioterapia. Tuttavia, la chirurgia è l'opzione di prima scelta per il carcinoma linfoepiteliale delle ghiandole salivari o del polmone (se resecabile). Può essere indicata anche per la rimozione di linfonodi cervicali che non rispondono completamente al trattamento radiante (svuotamento laterocervicale di salvataggio).
  • Immunoterapia: È una frontiera promettente, specialmente per le forme ricorrenti o metastatiche. Farmaci inibitori dei checkpoint immunitari (come pembrolizumab o nivolumab) sfruttano il fatto che questi tumori sono spesso ricchi di infiltrato infiammatorio e possono esprimere proteine come PD-L1, rendendoli bersagli ideali per il sistema immunitario riattivato dai farmaci.
  • Terapie di Supporto: Gestione degli effetti collaterali come la xerostomia (secchezza delle fauci), la mucosite e le difficoltà nutrizionali durante il trattamento.

Prognosi e Decorso

La prognosi del carcinoma linfoepiteliale è generalmente più favorevole rispetto a quella del carcinoma a cellule squamose convenzionale dello stesso stadio. Questo è dovuto principalmente alla sua spiccata sensibilità ai trattamenti radianti e alla presenza dell'infiltrato linfocitario, che suggerisce una risposta immunitaria attiva dell'ospite contro il tumore.

I tassi di sopravvivenza a cinque anni per le forme localizzate di carcinoma linfoepiteliale nasofaringeo possono superare l'80-90%. Tuttavia, la prognosi peggiora se la malattia viene diagnosticata in stadio avanzato, con coinvolgimento esteso della base cranica o metastasi a distanza (fegato, polmoni, ossa).

Il decorso post-trattamento prevede un monitoraggio stretto (follow-up) per i primi 5 anni, con visite cliniche periodiche, esami endoscopici e dosaggio del DNA dell'EBV. La maggior parte delle recidive si verifica entro i primi due anni dalla fine delle terapie. Un aumento dei livelli di EBV-DNA nel sangue durante il follow-up è spesso il primo segno di una possibile recidiva, permettendo un intervento tempestivo.

Prevenzione

Data la forte associazione con il virus di Epstein-Barr e fattori ambientali, la prevenzione si concentra sulla riduzione dell'esposizione ai fattori di rischio noti:

  1. Alimentazione: Ridurre il consumo di cibi eccessivamente salati, affumicati o conservati con nitriti e nitrosammine, privilegiando una dieta ricca di frutta e verdura fresca (vitamina C e antiossidanti).
  2. Stile di Vita: Evitare il fumo di tabacco e limitare l'esposizione a inquinanti ambientali e polveri industriali. L'uso di dispositivi di protezione individuale in contesti lavorativi a rischio è fondamentale.
  3. Vaccinazione: Attualmente non esiste un vaccino approvato contro l'EBV, ma la ricerca scientifica sta lavorando attivamente in questa direzione. Un vaccino efficace potrebbe, in futuro, prevenire non solo la mononucleosi ma anche i tumori EBV-correlati.
  4. Screening: Nelle aree ad alta endemia (come alcune regioni della Cina), vengono attuati programmi di screening basati sulla ricerca di anticorpi anti-EBV o sul dosaggio del DNA virale per identificare i soggetti a rischio prima della comparsa dei sintomi.

Quando Consultare un Medico

È importante non sottovalutare sintomi che persistono per più di due o tre settimane. Si consiglia di consultare un medico o uno specialista otorinolaringoiatra in presenza di:

  • Comparsa di un nodulo o un rigonfiamento nel collo, anche se indolore.
  • Senso di ostruzione nasale o chiusura dell'orecchio che non migliora con i comuni trattamenti per il raffreddore.
  • Episodi ripetuti di sangue dal naso senza una causa traumatica evidente.
  • Cambiamenti persistenti della voce o difficoltà a deglutire.
  • Mal di testa inspiegabili associati a disturbi della vista (come vedere doppio).

Una diagnosi precoce è il fattore determinante per la guarigione completa e per minimizzare l'invasività dei trattamenti necessari.

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