Arteria circonflessa posteriore dell'omero

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Definizione

L'arteria circonflessa posteriore dell'omero (spesso abbreviata come PHCA, dall'inglese Posterior Humeral Circumflex Artery) è un vaso sanguigno di fondamentale importanza per l'irrorazione della regione della spalla. Essa origina solitamente dalla terza porzione dell'arteria ascellare, distalmente rispetto al muscolo piccolo pettorale. Il suo decorso è caratteristico: si dirige all'indietro insieme al nervo ascellare, attraversando quello che in anatomia viene definito lo "spazio quadrangolare" (o spazio di Velpeau), delimitato dall'omero, dal muscolo tricipite brachiale, dal muscolo piccolo rotondo e dal muscolo grande rotondo.

Una volta superato questo spazio, l'arteria curva attorno al collo chirurgico dell'omero, distribuendosi principalmente al muscolo deltoide, all'articolazione scapolo-omerale e ai muscoli circostanti. La sua funzione principale è garantire un apporto costante di ossigeno e nutrienti alle strutture profonde della spalla. Sebbene sia una struttura anatomica e non una malattia di per sé, le alterazioni a carico di questo vaso (come compressioni, aneurismi o lacerazioni) possono dare origine a quadri clinici complessi, tra cui la nota sindrome dello spazio quadrangolare.

Dal punto di vista clinico, l'arteria circonflessa posteriore dell'omero è un punto di riferimento cruciale per i chirurghi ortopedici durante gli interventi di protesi di spalla o di sintesi delle fratture, poiché una sua lesione accidentale può causare emorragie significative o compromettere la vascolarizzazione della testa dell'omero.

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Cause e Fattori di Rischio

Le problematiche legate all'arteria circonflessa posteriore dell'omero possono derivare da diverse cause, spesso legate a stress meccanici o traumi acuti. La causa più frequente di sofferenza vascolare in questo distretto è la compressione meccanica all'interno dello spazio quadrangolare.

I principali fattori di rischio e cause includono:

  • Attività sportiva agonistica: Gli atleti che praticano sport che richiedono movimenti ripetitivi del braccio sopra la testa (overhead), come il lancio nel baseball, il servizio nel tennis, la schiacciata nella pallavolo o il nuoto, sono i soggetti più a rischio. Questi movimenti possono causare microtraumi ripetuti alla parete arteriosa o ipertrofia dei muscoli circostanti, che finiscono per comprimere il vaso.
  • Traumi acuti: Una lussazione della spalla o una frattura del collo chirurgico dell'omero possono stirare o recidere direttamente l'arteria, portando a ematomi o ischemia locale.
  • Anomalie anatomiche: Presenza di bande fibrose congenite nello spazio quadrangolare o varianti anatomiche dei muscoli (come un capo accessorio del tricipite) che restringono lo spazio di passaggio del fascio neurovascolare.
  • Aneurismi post-traumatici: In alcuni atleti, lo stress cronico può portare alla formazione di un aneurisma dell'arteria circonflessa posteriore. Questo rigonfiamento può non solo comprimere il nervo ascellare adiacente, ma anche diventare fonte di emboli (piccoli coaguli) che migrano verso le dita della mano.
  • Sollevamento pesi: L'ipertrofia massiva del muscolo deltoide e dei muscoli rotondi può ridurre lo spazio utile per il transito dell'arteria.
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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi legati a una disfunzione o compressione dell'arteria circonflessa posteriore dell'omero sono spesso sovrapponibili a quelli di una sofferenza del nervo ascellare, poiché le due strutture viaggiano insieme. Il quadro clinico è tipicamente caratterizzato da:

  • Dolore alla spalla: si manifesta solitamente nella parte posteriore o laterale della spalla. Il dolore tende a peggiorare quando il braccio viene sollevato o ruotato esternamente (posizione di lancio).
  • Parestesia: sensazione di formicolio o intorpidimento che si irradia dal braccio fino alla zona del deltoide.
  • Debolezza muscolare: difficoltà nel sollevare il braccio lateralmente (abduzione) o nel ruotarlo verso l'esterno, a causa del coinvolgimento del muscolo deltoide e del piccolo rotondo.
  • Ridotta sensibilità: una perdita di sensibilità cutanea in una piccola area sulla faccia laterale della spalla (area del reggimento).
  • Dolore notturno: molti pazienti riferiscono l'impossibilità di dormire sul lato affetto a causa dell'esacerbazione della sintomatologia dolorosa.
  • Pallore o colorito bluastro delle dita: se l'arteria sviluppa un aneurisma con micro-embolizzazione distale, il paziente può avvertire freddo improvviso alle dita o notare cambiamenti di colore, segno di una compromissione del flusso sanguigno periferico.
  • Atrofia del muscolo deltoide: nei casi cronici e non trattati, la mancanza di stimolazione nervosa e il ridotto apporto ematico possono portare a un visibile appiattimento della spalla.
  • Gonfiore: in caso di trauma acuto con rottura dell'arteria, può formarsi un voluminoso ematoma locale.
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Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un'accurata anamnesi, focalizzata sulle attività sportive o lavorative del paziente, e un esame obiettivo mirato. Il medico cercherà punti di dolorabilità elettiva nello spazio quadrangolare (palpazione profonda posteriormente alla spalla).

Gli esami strumentali fondamentali includono:

  1. Ecocolordoppler: È l'esame di primo livello per valutare la pervietà dell'arteria e la velocità del flusso sanguigno. Può essere eseguito in posizione neutra e con il braccio sollevato per evidenziare compressioni dinamiche.
  2. Risonanza Magnetica (RM) della spalla: Utile per visualizzare lo stato dei muscoli (segni di atrofia o edema) e identificare eventuali masse o bande fibrose che comprimono lo spazio quadrangolare.
  3. Angio-RM o Angio-TC: Questi esami permettono di visualizzare con estrema precisione l'anatomia dei vasi sanguigni, identificando aneurismi, stenosi (restringimenti) o occlusioni dell'arteria circonflessa posteriore.
  4. Arteriografia: Un tempo considerata il gold standard, oggi è riservata ai casi in cui si sospetti un'embolizzazione distale o si pianifichi un intervento di radiologia interventistica. Consiste nell'iniezione di mezzo di contrasto direttamente nell'albero arterioso.
  5. Elettromiografia (EMG): Sebbene valuti i nervi e non le arterie, è essenziale per confermare il danno al nervo ascellare associato alla compressione vascolare.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento dipende dalla gravità della sintomatologia e dalla causa sottostante.

Approccio Conservativo

Nella maggior parte dei casi di compressione (sindrome dello spazio quadrangolare), si predilige inizialmente un approccio non chirurgico:

  • Riposo funzionale: Sospensione delle attività atletiche che causano il dolore per almeno 4-6 settimane.
  • Fisioterapia: Esercizi mirati allo stretching dei muscoli posteriori della spalla e al rinforzo dei muscoli stabilizzatori della scapola per migliorare la dinamica articolare e decomprimere lo spazio quadrangolare.
  • Terapia farmacologica: Utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre l'infiammazione e il dolore locale.
  • Infiltrazioni: In alcuni casi, infiltrazioni di corticosteroidi o anestetici locali possono ridurre l'edema dei tessuti molli circostanti.

Approccio Chirurgico

La chirurgia è indicata quando il trattamento conservativo fallisce (solitamente dopo 6 mesi) o in presenza di lesioni vascolari gravi:

  • Decompressione chirurgica: Consiste nel liberare l'arteria e il nervo ascellare recidendo le bande fibrose o i tessuti ipertrofici che restringono lo spazio quadrangolare.
  • Riparazione vascolare: In caso di aneurisma, può essere necessaria l'asportazione del tratto di arteria malato e la sua sostituzione con un innesto venoso o, in casi selezionati, l'esclusione dell'aneurisma tramite tecniche endovascolari (stenting o embolizzazione selettiva se il circolo collaterale è valido).
  • Sutura arteriosa: Necessaria in caso di lacerazioni traumatiche acute.
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Prognosi e Decorso

La prognosi per le problematiche isolate dell'arteria circonflessa posteriore dell'omero è generalmente eccellente, specialmente se la diagnosi è precoce.

Negli atleti, il ritorno allo sport avviene solitamente entro 3-4 mesi dall'inizio del trattamento conservativo o dell'intervento di decompressione, a patto che venga seguito un protocollo di riabilitazione rigoroso. Se la condizione viene trascurata, il rischio principale è lo sviluppo di un'atrofia permanente del deltoide, che limita significativamente la funzionalità del braccio, o complicanze ischemiche alla mano in caso di aneurismi embolizzanti.

Il decorso post-operatorio richiede solitamente un breve periodo di immobilizzazione in tutore, seguito da una mobilizzazione passiva precoce per evitare la formazione di aderenze cicatriziali che potrebbero ricomprimere il vaso.

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Prevenzione

Prevenire le patologie a carico di questo distretto vascolare significa principalmente gestire correttamente i carichi di lavoro sulla spalla:

  • Riscaldamento adeguato: Fondamentale per gli atleti overhead per preparare i muscoli e i vasi allo stress meccanico.
  • Tecnica corretta: Nel lancio o nel nuoto, una tecnica impeccabile riduce le sollecitazioni anomale sullo spazio quadrangolare.
  • Compensazione muscolare: Evitare l'ipertrofia isolata dei muscoli intrarotatori e dei rotondi, mantenendo un equilibrio con i muscoli antagonisti.
  • Ascolto del corpo: Non ignorare i primi segnali di formicolio o dolore sordo alla parte posteriore della spalla, intervenendo prima che la compressione diventi cronica.
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Quando Consultare un Medico

È consigliabile rivolgersi a uno specialista (ortopedico o chirurgo vascolare) se si verificano le seguenti condizioni:

  1. Dolore persistente: Un dolore alla spalla che non regredisce con il riposo e l'uso di comuni analgesici per più di due settimane.
  2. Perdita di forza: Difficoltà evidente nel sollevare oggetti o nel compiere movimenti quotidiani che richiedono l'uso del deltoide.
  3. Sintomi neurologici: Comparsa di formicolii costanti o perdita di sensibilità nella zona laterale del braccio.
  4. Cambiamenti vascolari distali: Se oltre al dolore alla spalla si nota che le dita della mano diventano improvvisamente fredde, pallide o dolenti (possibile segno di embolia).
  5. Traumi violenti: Dopo una caduta sulla spalla o una lussazione, anche se ridotta, per escludere lesioni vascolari silenti.

Arteria circonflessa posteriore dell'omero

Definizione

L'arteria circonflessa posteriore dell'omero (spesso abbreviata come PHCA, dall'inglese Posterior Humeral Circumflex Artery) è un vaso sanguigno di fondamentale importanza per l'irrorazione della regione della spalla. Essa origina solitamente dalla terza porzione dell'arteria ascellare, distalmente rispetto al muscolo piccolo pettorale. Il suo decorso è caratteristico: si dirige all'indietro insieme al nervo ascellare, attraversando quello che in anatomia viene definito lo "spazio quadrangolare" (o spazio di Velpeau), delimitato dall'omero, dal muscolo tricipite brachiale, dal muscolo piccolo rotondo e dal muscolo grande rotondo.

Una volta superato questo spazio, l'arteria curva attorno al collo chirurgico dell'omero, distribuendosi principalmente al muscolo deltoide, all'articolazione scapolo-omerale e ai muscoli circostanti. La sua funzione principale è garantire un apporto costante di ossigeno e nutrienti alle strutture profonde della spalla. Sebbene sia una struttura anatomica e non una malattia di per sé, le alterazioni a carico di questo vaso (come compressioni, aneurismi o lacerazioni) possono dare origine a quadri clinici complessi, tra cui la nota sindrome dello spazio quadrangolare.

Dal punto di vista clinico, l'arteria circonflessa posteriore dell'omero è un punto di riferimento cruciale per i chirurghi ortopedici durante gli interventi di protesi di spalla o di sintesi delle fratture, poiché una sua lesione accidentale può causare emorragie significative o compromettere la vascolarizzazione della testa dell'omero.

Cause e Fattori di Rischio

Le problematiche legate all'arteria circonflessa posteriore dell'omero possono derivare da diverse cause, spesso legate a stress meccanici o traumi acuti. La causa più frequente di sofferenza vascolare in questo distretto è la compressione meccanica all'interno dello spazio quadrangolare.

I principali fattori di rischio e cause includono:

  • Attività sportiva agonistica: Gli atleti che praticano sport che richiedono movimenti ripetitivi del braccio sopra la testa (overhead), come il lancio nel baseball, il servizio nel tennis, la schiacciata nella pallavolo o il nuoto, sono i soggetti più a rischio. Questi movimenti possono causare microtraumi ripetuti alla parete arteriosa o ipertrofia dei muscoli circostanti, che finiscono per comprimere il vaso.
  • Traumi acuti: Una lussazione della spalla o una frattura del collo chirurgico dell'omero possono stirare o recidere direttamente l'arteria, portando a ematomi o ischemia locale.
  • Anomalie anatomiche: Presenza di bande fibrose congenite nello spazio quadrangolare o varianti anatomiche dei muscoli (come un capo accessorio del tricipite) che restringono lo spazio di passaggio del fascio neurovascolare.
  • Aneurismi post-traumatici: In alcuni atleti, lo stress cronico può portare alla formazione di un aneurisma dell'arteria circonflessa posteriore. Questo rigonfiamento può non solo comprimere il nervo ascellare adiacente, ma anche diventare fonte di emboli (piccoli coaguli) che migrano verso le dita della mano.
  • Sollevamento pesi: L'ipertrofia massiva del muscolo deltoide e dei muscoli rotondi può ridurre lo spazio utile per il transito dell'arteria.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi legati a una disfunzione o compressione dell'arteria circonflessa posteriore dell'omero sono spesso sovrapponibili a quelli di una sofferenza del nervo ascellare, poiché le due strutture viaggiano insieme. Il quadro clinico è tipicamente caratterizzato da:

  • Dolore alla spalla: si manifesta solitamente nella parte posteriore o laterale della spalla. Il dolore tende a peggiorare quando il braccio viene sollevato o ruotato esternamente (posizione di lancio).
  • Parestesia: sensazione di formicolio o intorpidimento che si irradia dal braccio fino alla zona del deltoide.
  • Debolezza muscolare: difficoltà nel sollevare il braccio lateralmente (abduzione) o nel ruotarlo verso l'esterno, a causa del coinvolgimento del muscolo deltoide e del piccolo rotondo.
  • Ridotta sensibilità: una perdita di sensibilità cutanea in una piccola area sulla faccia laterale della spalla (area del reggimento).
  • Dolore notturno: molti pazienti riferiscono l'impossibilità di dormire sul lato affetto a causa dell'esacerbazione della sintomatologia dolorosa.
  • Pallore o colorito bluastro delle dita: se l'arteria sviluppa un aneurisma con micro-embolizzazione distale, il paziente può avvertire freddo improvviso alle dita o notare cambiamenti di colore, segno di una compromissione del flusso sanguigno periferico.
  • Atrofia del muscolo deltoide: nei casi cronici e non trattati, la mancanza di stimolazione nervosa e il ridotto apporto ematico possono portare a un visibile appiattimento della spalla.
  • Gonfiore: in caso di trauma acuto con rottura dell'arteria, può formarsi un voluminoso ematoma locale.

Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un'accurata anamnesi, focalizzata sulle attività sportive o lavorative del paziente, e un esame obiettivo mirato. Il medico cercherà punti di dolorabilità elettiva nello spazio quadrangolare (palpazione profonda posteriormente alla spalla).

Gli esami strumentali fondamentali includono:

  1. Ecocolordoppler: È l'esame di primo livello per valutare la pervietà dell'arteria e la velocità del flusso sanguigno. Può essere eseguito in posizione neutra e con il braccio sollevato per evidenziare compressioni dinamiche.
  2. Risonanza Magnetica (RM) della spalla: Utile per visualizzare lo stato dei muscoli (segni di atrofia o edema) e identificare eventuali masse o bande fibrose che comprimono lo spazio quadrangolare.
  3. Angio-RM o Angio-TC: Questi esami permettono di visualizzare con estrema precisione l'anatomia dei vasi sanguigni, identificando aneurismi, stenosi (restringimenti) o occlusioni dell'arteria circonflessa posteriore.
  4. Arteriografia: Un tempo considerata il gold standard, oggi è riservata ai casi in cui si sospetti un'embolizzazione distale o si pianifichi un intervento di radiologia interventistica. Consiste nell'iniezione di mezzo di contrasto direttamente nell'albero arterioso.
  5. Elettromiografia (EMG): Sebbene valuti i nervi e non le arterie, è essenziale per confermare il danno al nervo ascellare associato alla compressione vascolare.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dipende dalla gravità della sintomatologia e dalla causa sottostante.

Approccio Conservativo

Nella maggior parte dei casi di compressione (sindrome dello spazio quadrangolare), si predilige inizialmente un approccio non chirurgico:

  • Riposo funzionale: Sospensione delle attività atletiche che causano il dolore per almeno 4-6 settimane.
  • Fisioterapia: Esercizi mirati allo stretching dei muscoli posteriori della spalla e al rinforzo dei muscoli stabilizzatori della scapola per migliorare la dinamica articolare e decomprimere lo spazio quadrangolare.
  • Terapia farmacologica: Utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per ridurre l'infiammazione e il dolore locale.
  • Infiltrazioni: In alcuni casi, infiltrazioni di corticosteroidi o anestetici locali possono ridurre l'edema dei tessuti molli circostanti.

Approccio Chirurgico

La chirurgia è indicata quando il trattamento conservativo fallisce (solitamente dopo 6 mesi) o in presenza di lesioni vascolari gravi:

  • Decompressione chirurgica: Consiste nel liberare l'arteria e il nervo ascellare recidendo le bande fibrose o i tessuti ipertrofici che restringono lo spazio quadrangolare.
  • Riparazione vascolare: In caso di aneurisma, può essere necessaria l'asportazione del tratto di arteria malato e la sua sostituzione con un innesto venoso o, in casi selezionati, l'esclusione dell'aneurisma tramite tecniche endovascolari (stenting o embolizzazione selettiva se il circolo collaterale è valido).
  • Sutura arteriosa: Necessaria in caso di lacerazioni traumatiche acute.

Prognosi e Decorso

La prognosi per le problematiche isolate dell'arteria circonflessa posteriore dell'omero è generalmente eccellente, specialmente se la diagnosi è precoce.

Negli atleti, il ritorno allo sport avviene solitamente entro 3-4 mesi dall'inizio del trattamento conservativo o dell'intervento di decompressione, a patto che venga seguito un protocollo di riabilitazione rigoroso. Se la condizione viene trascurata, il rischio principale è lo sviluppo di un'atrofia permanente del deltoide, che limita significativamente la funzionalità del braccio, o complicanze ischemiche alla mano in caso di aneurismi embolizzanti.

Il decorso post-operatorio richiede solitamente un breve periodo di immobilizzazione in tutore, seguito da una mobilizzazione passiva precoce per evitare la formazione di aderenze cicatriziali che potrebbero ricomprimere il vaso.

Prevenzione

Prevenire le patologie a carico di questo distretto vascolare significa principalmente gestire correttamente i carichi di lavoro sulla spalla:

  • Riscaldamento adeguato: Fondamentale per gli atleti overhead per preparare i muscoli e i vasi allo stress meccanico.
  • Tecnica corretta: Nel lancio o nel nuoto, una tecnica impeccabile riduce le sollecitazioni anomale sullo spazio quadrangolare.
  • Compensazione muscolare: Evitare l'ipertrofia isolata dei muscoli intrarotatori e dei rotondi, mantenendo un equilibrio con i muscoli antagonisti.
  • Ascolto del corpo: Non ignorare i primi segnali di formicolio o dolore sordo alla parte posteriore della spalla, intervenendo prima che la compressione diventi cronica.

Quando Consultare un Medico

È consigliabile rivolgersi a uno specialista (ortopedico o chirurgo vascolare) se si verificano le seguenti condizioni:

  1. Dolore persistente: Un dolore alla spalla che non regredisce con il riposo e l'uso di comuni analgesici per più di due settimane.
  2. Perdita di forza: Difficoltà evidente nel sollevare oggetti o nel compiere movimenti quotidiani che richiedono l'uso del deltoide.
  3. Sintomi neurologici: Comparsa di formicolii costanti o perdita di sensibilità nella zona laterale del braccio.
  4. Cambiamenti vascolari distali: Se oltre al dolore alla spalla si nota che le dita della mano diventano improvvisamente fredde, pallide o dolenti (possibile segno di embolia).
  5. Traumi violenti: Dopo una caduta sulla spalla o una lussazione, anche se ridotta, per escludere lesioni vascolari silenti.
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