Arteria ciliare posteriore breve

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1

Definizione

L'arteria ciliare posteriore breve (spesso citata al plurale come arterie ciliari posteriori brevi, in quanto presenti in numero variabile tra 6 e 12) rappresenta una componente vitale del sistema vascolare dell'occhio umano. Queste arterie originano dall'arteria oftalmica, il principale ramo dell'arteria carotide interna destinato all'orbita, e svolgono un ruolo cruciale nel garantire l'apporto di ossigeno e nutrienti a strutture oculari fondamentali.

Dopo aver avuto origine dall'arteria oftalmica, le arterie ciliari posteriori brevi decorrono in avanti lungo il nervo ottico, perforano la sclera (la parte bianca dell'occhio) intorno all'ingresso del nervo ottico e si distribuiscono principalmente alla coroide. La coroide è lo strato vascolare situato tra la retina e la sclera, responsabile del nutrimento degli strati esterni della retina, inclusi i fotorecettori. Inoltre, queste arterie contribuiscono in modo determinante alla formazione del cerchio di Zinn-Haller, una rete anastomotica arteriosa che circonda la testa del nervo ottico, garantendo la perfusione della porzione intraoculare del nervo stesso.

Dal punto di vista clinico, l'integrità funzionale di queste arterie è essenziale. Una loro disfunzione o occlusione può portare a gravi compromissioni della vista, poiché il nervo ottico e la retina esterna sono estremamente sensibili all'ischemia (mancanza di sangue). Le patologie associate a queste arterie sono spesso raggruppate sotto la definizione di neuropatie ottiche ischemiche o ischemie coroideali.

2

Cause e Fattori di Rischio

Le problematiche legate all'arteria ciliare posteriore breve non derivano solitamente da una malformazione congenita, ma da processi patologici che ne compromettono il lume o il flusso ematico. Le cause possono essere suddivise in due grandi categorie: non arteritiche e arteritiche.

Le cause non arteritiche sono le più comuni e sono strettamente legate a fattori di rischio cardiovascolare sistemico. Tra queste troviamo:

  • Ipertensione arteriosa: la pressione alta cronica danneggia le pareti dei piccoli vasi, riducendone l'elasticità.
  • Diabete mellito: causa microangiopatia, ovvero un danno diffuso ai piccoli vasi sanguigni.
  • Ipercolesterolemia e aterosclerosi: L'accumulo di placche lipidiche può ostruire direttamente le arterie o favorire la formazione di trombi.
  • Ipotensione notturna: un calo eccessivo della pressione sanguigna durante il sonno può ridurre la perfusione della testa del nervo ottico, specialmente in soggetti già predisposti.
  • Fattori anatomici: un disco ottico "affollato" (piccolo e con poco spazio fisiologico) è un fattore di rischio anatomico noto per la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION).

Le cause arteritiche sono invece legate a processi infiammatori sistemici, il più rilevante dei quali è l'arterite a cellule giganti (o arterite di Horton). Questa condizione causa una vasculite (infiammazione dei vasi) che può portare all'occlusione rapida e completa delle arterie ciliari posteriori brevi, rappresentando un'emergenza medica oculistica.

Altri fattori di rischio includono il fumo di sigaretta, l'apnea notturna, l'uso di alcuni farmaci (come i farmaci per la disfunzione erettile in soggetti predisposti) e l'ipercoagulabilità del sangue.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Poiché l'arteria ciliare posteriore breve irrora strutture nervose e sensoriali, i sintomi sono quasi esclusivamente di natura visiva. Il quadro clinico varia a seconda che l'interessamento sia monolaterale o bilaterale e a seconda della rapidità dell'insorgenza.

Il sintomo cardine è la perdita improvvisa della vista, che solitamente non è accompagnata da dolore (tranne nei casi di arterite di Horton, dove può esserci dolore sistemico). Altri sintomi comuni includono:

  • Scotoma: la comparsa di una macchia scura o di un'area di non visione nel campo visivo. Tipicamente, nelle patologie di queste arterie, si osserva uno scotoma altitudinale (la perdita della metà superiore o inferiore del campo visivo).
  • Visione offuscata: un calo generale della nitidezza visiva che non migliora con l'uso di lenti.
  • Discromatopsia: una percezione alterata o sbiadita dei colori, che appaiono meno vivaci.
  • Riduzione della sensibilità al contrasto: difficoltà nel distinguere gli oggetti dallo sfondo, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione.

Nei casi legati all'arterite a cellule giganti, il paziente può riferire sintomi sistemici associati che devono mettere in allarme il medico:

  • Cefalea temporale: mal di testa localizzato alle tempie, spesso con arterie temporali prominenti o dolenti al tatto.
  • Claudicatio mandibolare: dolore o affaticamento della mascella durante la masticazione.
  • Dolori muscolari e articolari diffusi.
  • Febbre e profonda stanchezza.
4

Diagnosi

La diagnosi di una patologia a carico dell'arteria ciliare posteriore breve inizia con un'accurata anamnesi e un esame oculistico completo. Il medico cercherà segni di ipoperfusione o danno al nervo ottico.

Gli esami fondamentali includono:

  1. Esame del fondo oculare: permette di visualizzare la testa del nervo ottico. In caso di ischemia acuta, si osserva spesso un edema della papilla ottica (gonfiore del disco ottico), talvolta accompagnato da piccole emorragie a fiamma.
  2. Esame del campo visivo (Perimetria): essenziale per mappare le aree di perdita della visione e identificare i tipici difetti altitudinali.
  3. Tomografia a Coerenza Ottica (OCT): fornisce immagini ad alta risoluzione degli strati della retina e delle fibre nervose, permettendo di quantificare l'edema nella fase acuta e l'atrofia nelle fasi successive.
  4. Angiografia con fluoresceina e con verde di indocianina: questi esami utilizzano coloranti iniettati in vena per visualizzare la circolazione retinica e coroideale. Il ritardo nel riempimento della coroide è un segno patognomonico di ipoperfusione delle arterie ciliari posteriori brevi.
  5. OCT-Angiografia (OCT-A): una tecnica moderna e non invasiva che permette di visualizzare i capillari del nervo ottico e della coroide senza l'uso di coloranti, evidenziando aree di non perfusione.

In presenza di sospetta arterite di Horton, sono necessari esami del sangue urgenti (VES e Proteina C Reattiva) e, spesso, una biopsia dell'arteria temporale.

5

Trattamento e Terapie

Il trattamento dipende strettamente dalla causa sottostante. È importante sottolineare che il danno ischemico al nervo ottico è spesso irreversibile, quindi l'obiettivo principale è prevenire ulteriori danni o il coinvolgimento dell'altro occhio.

Per la forma non arteritica (NAION):

  • Gestione dei fattori di rischio: controllo rigoroso della pressione arteriosa, del diabete e del colesterolo. È fondamentale evitare cali pressori eccessivi durante la notte.
  • Antiaggreganti: L'uso di acido acetilsalicilico a basso dosaggio è spesso prescritto per ridurre il rischio di eventi trombotici futuri, sebbene la sua efficacia nel trattare l'evento acuto sia limitata.
  • Terapie sperimentali: in passato sono stati tentati corticosteroidi o iniezioni intravitreali, ma non vi è un consenso unanime sulla loro efficacia definitiva.

Per la forma arteritica (legata a vasculite):

  • Emergenza medica: richiede l'ospedalizzazione immediata.
  • Corticosteroidi ad alto dosaggio: somministrati inizialmente per via endovenosa (bolo di metilprednisolone) e poi per via orale per molti mesi. Questo trattamento è salvavita per la vista dell'occhio controlaterale e per prevenire complicazioni sistemiche come l'ictus.

In generale, il supporto riabilitativo per i pazienti con ipovisione può essere utile per massimizzare l'uso della visione residua attraverso ausili ottici e tecnologici.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi per il recupero della vista dopo un evento ischemico che coinvolge l'arteria ciliare posteriore breve è generalmente riservata.

Nella NAION, la maggior parte dei pazienti mantiene una stabilità visiva dopo l'evento iniziale; circa il 40% può mostrare un lieve miglioramento spontaneo, ma raramente si torna alla visione normale. Il rischio di coinvolgimento dell'occhio controlaterale è stimato intorno al 15-25% entro 5 anni.

Nella forma arteritica, se non trattata tempestivamente, la perdita della vista è spesso totale e permanente, con un altissimo rischio di cecità bilaterale entro pochi giorni o settimane. Con il trattamento steroideo immediato, la progressione può essere arrestata, ma il recupero della vista già persa è improbabile.

A lungo termine, l'edema del nervo ottico si risolve lasciando il posto all'atrofia ottica, visibile all'esame del fondo oculare come un pallore del disco ottico.

7

Prevenzione

La prevenzione si basa quasi interamente sulla gestione della salute cardiovascolare globale. Poiché le arterie ciliari posteriori brevi sono vasi terminali di piccolo calibro, risentono precocemente dei danni sistemici.

  • Monitoraggio pressorio: mantenere la pressione arteriosa entro i limiti normali, evitando però l'ipotensione eccessiva (specialmente se indotta da farmaci assunti prima di coricarsi).
  • Controllo glicemico: fondamentale per i pazienti diabetici per prevenire la microangiopatia.
  • Stile di vita sano: dieta equilibrata, attività fisica regolare e cessazione del fumo di sigaretta.
  • Screening oculistici: visite regolari, specialmente dopo i 50 anni o in presenza di fattori di rischio, per identificare anomalie anatomiche come il "disco a rischio".
  • Attenzione ai sintomi: non ignorare mai cali della vista, anche se transitori o parziali.
8

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico oculista o recarsi in un pronto soccorso oftalmico immediatamente se si sperimenta:

  • Una perdita improvvisa della vista, anche se parziale (come una tenda che scende su una parte del campo visivo).
  • La comparsa di un'area d'ombra o di un "buco" nel campo visivo (scotoma).
  • Un improvviso cambiamento nella percezione dei colori.

Inoltre, se si hanno più di 55 anni e si avvertono sintomi come mal di testa insolito, dolore alla mascella o estrema stanchezza associati a disturbi visivi, la consultazione deve essere immediata per escludere l'arterite a cellule giganti, una condizione che può portare alla cecità permanente in brevissimo tempo se non trattata.

Arteria ciliare posteriore breve

Definizione

L'arteria ciliare posteriore breve (spesso citata al plurale come arterie ciliari posteriori brevi, in quanto presenti in numero variabile tra 6 e 12) rappresenta una componente vitale del sistema vascolare dell'occhio umano. Queste arterie originano dall'arteria oftalmica, il principale ramo dell'arteria carotide interna destinato all'orbita, e svolgono un ruolo cruciale nel garantire l'apporto di ossigeno e nutrienti a strutture oculari fondamentali.

Dopo aver avuto origine dall'arteria oftalmica, le arterie ciliari posteriori brevi decorrono in avanti lungo il nervo ottico, perforano la sclera (la parte bianca dell'occhio) intorno all'ingresso del nervo ottico e si distribuiscono principalmente alla coroide. La coroide è lo strato vascolare situato tra la retina e la sclera, responsabile del nutrimento degli strati esterni della retina, inclusi i fotorecettori. Inoltre, queste arterie contribuiscono in modo determinante alla formazione del cerchio di Zinn-Haller, una rete anastomotica arteriosa che circonda la testa del nervo ottico, garantendo la perfusione della porzione intraoculare del nervo stesso.

Dal punto di vista clinico, l'integrità funzionale di queste arterie è essenziale. Una loro disfunzione o occlusione può portare a gravi compromissioni della vista, poiché il nervo ottico e la retina esterna sono estremamente sensibili all'ischemia (mancanza di sangue). Le patologie associate a queste arterie sono spesso raggruppate sotto la definizione di neuropatie ottiche ischemiche o ischemie coroideali.

Cause e Fattori di Rischio

Le problematiche legate all'arteria ciliare posteriore breve non derivano solitamente da una malformazione congenita, ma da processi patologici che ne compromettono il lume o il flusso ematico. Le cause possono essere suddivise in due grandi categorie: non arteritiche e arteritiche.

Le cause non arteritiche sono le più comuni e sono strettamente legate a fattori di rischio cardiovascolare sistemico. Tra queste troviamo:

  • Ipertensione arteriosa: la pressione alta cronica danneggia le pareti dei piccoli vasi, riducendone l'elasticità.
  • Diabete mellito: causa microangiopatia, ovvero un danno diffuso ai piccoli vasi sanguigni.
  • Ipercolesterolemia e aterosclerosi: L'accumulo di placche lipidiche può ostruire direttamente le arterie o favorire la formazione di trombi.
  • Ipotensione notturna: un calo eccessivo della pressione sanguigna durante il sonno può ridurre la perfusione della testa del nervo ottico, specialmente in soggetti già predisposti.
  • Fattori anatomici: un disco ottico "affollato" (piccolo e con poco spazio fisiologico) è un fattore di rischio anatomico noto per la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION).

Le cause arteritiche sono invece legate a processi infiammatori sistemici, il più rilevante dei quali è l'arterite a cellule giganti (o arterite di Horton). Questa condizione causa una vasculite (infiammazione dei vasi) che può portare all'occlusione rapida e completa delle arterie ciliari posteriori brevi, rappresentando un'emergenza medica oculistica.

Altri fattori di rischio includono il fumo di sigaretta, l'apnea notturna, l'uso di alcuni farmaci (come i farmaci per la disfunzione erettile in soggetti predisposti) e l'ipercoagulabilità del sangue.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Poiché l'arteria ciliare posteriore breve irrora strutture nervose e sensoriali, i sintomi sono quasi esclusivamente di natura visiva. Il quadro clinico varia a seconda che l'interessamento sia monolaterale o bilaterale e a seconda della rapidità dell'insorgenza.

Il sintomo cardine è la perdita improvvisa della vista, che solitamente non è accompagnata da dolore (tranne nei casi di arterite di Horton, dove può esserci dolore sistemico). Altri sintomi comuni includono:

  • Scotoma: la comparsa di una macchia scura o di un'area di non visione nel campo visivo. Tipicamente, nelle patologie di queste arterie, si osserva uno scotoma altitudinale (la perdita della metà superiore o inferiore del campo visivo).
  • Visione offuscata: un calo generale della nitidezza visiva che non migliora con l'uso di lenti.
  • Discromatopsia: una percezione alterata o sbiadita dei colori, che appaiono meno vivaci.
  • Riduzione della sensibilità al contrasto: difficoltà nel distinguere gli oggetti dallo sfondo, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione.

Nei casi legati all'arterite a cellule giganti, il paziente può riferire sintomi sistemici associati che devono mettere in allarme il medico:

  • Cefalea temporale: mal di testa localizzato alle tempie, spesso con arterie temporali prominenti o dolenti al tatto.
  • Claudicatio mandibolare: dolore o affaticamento della mascella durante la masticazione.
  • Dolori muscolari e articolari diffusi.
  • Febbre e profonda stanchezza.

Diagnosi

La diagnosi di una patologia a carico dell'arteria ciliare posteriore breve inizia con un'accurata anamnesi e un esame oculistico completo. Il medico cercherà segni di ipoperfusione o danno al nervo ottico.

Gli esami fondamentali includono:

  1. Esame del fondo oculare: permette di visualizzare la testa del nervo ottico. In caso di ischemia acuta, si osserva spesso un edema della papilla ottica (gonfiore del disco ottico), talvolta accompagnato da piccole emorragie a fiamma.
  2. Esame del campo visivo (Perimetria): essenziale per mappare le aree di perdita della visione e identificare i tipici difetti altitudinali.
  3. Tomografia a Coerenza Ottica (OCT): fornisce immagini ad alta risoluzione degli strati della retina e delle fibre nervose, permettendo di quantificare l'edema nella fase acuta e l'atrofia nelle fasi successive.
  4. Angiografia con fluoresceina e con verde di indocianina: questi esami utilizzano coloranti iniettati in vena per visualizzare la circolazione retinica e coroideale. Il ritardo nel riempimento della coroide è un segno patognomonico di ipoperfusione delle arterie ciliari posteriori brevi.
  5. OCT-Angiografia (OCT-A): una tecnica moderna e non invasiva che permette di visualizzare i capillari del nervo ottico e della coroide senza l'uso di coloranti, evidenziando aree di non perfusione.

In presenza di sospetta arterite di Horton, sono necessari esami del sangue urgenti (VES e Proteina C Reattiva) e, spesso, una biopsia dell'arteria temporale.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dipende strettamente dalla causa sottostante. È importante sottolineare che il danno ischemico al nervo ottico è spesso irreversibile, quindi l'obiettivo principale è prevenire ulteriori danni o il coinvolgimento dell'altro occhio.

Per la forma non arteritica (NAION):

  • Gestione dei fattori di rischio: controllo rigoroso della pressione arteriosa, del diabete e del colesterolo. È fondamentale evitare cali pressori eccessivi durante la notte.
  • Antiaggreganti: L'uso di acido acetilsalicilico a basso dosaggio è spesso prescritto per ridurre il rischio di eventi trombotici futuri, sebbene la sua efficacia nel trattare l'evento acuto sia limitata.
  • Terapie sperimentali: in passato sono stati tentati corticosteroidi o iniezioni intravitreali, ma non vi è un consenso unanime sulla loro efficacia definitiva.

Per la forma arteritica (legata a vasculite):

  • Emergenza medica: richiede l'ospedalizzazione immediata.
  • Corticosteroidi ad alto dosaggio: somministrati inizialmente per via endovenosa (bolo di metilprednisolone) e poi per via orale per molti mesi. Questo trattamento è salvavita per la vista dell'occhio controlaterale e per prevenire complicazioni sistemiche come l'ictus.

In generale, il supporto riabilitativo per i pazienti con ipovisione può essere utile per massimizzare l'uso della visione residua attraverso ausili ottici e tecnologici.

Prognosi e Decorso

La prognosi per il recupero della vista dopo un evento ischemico che coinvolge l'arteria ciliare posteriore breve è generalmente riservata.

Nella NAION, la maggior parte dei pazienti mantiene una stabilità visiva dopo l'evento iniziale; circa il 40% può mostrare un lieve miglioramento spontaneo, ma raramente si torna alla visione normale. Il rischio di coinvolgimento dell'occhio controlaterale è stimato intorno al 15-25% entro 5 anni.

Nella forma arteritica, se non trattata tempestivamente, la perdita della vista è spesso totale e permanente, con un altissimo rischio di cecità bilaterale entro pochi giorni o settimane. Con il trattamento steroideo immediato, la progressione può essere arrestata, ma il recupero della vista già persa è improbabile.

A lungo termine, l'edema del nervo ottico si risolve lasciando il posto all'atrofia ottica, visibile all'esame del fondo oculare come un pallore del disco ottico.

Prevenzione

La prevenzione si basa quasi interamente sulla gestione della salute cardiovascolare globale. Poiché le arterie ciliari posteriori brevi sono vasi terminali di piccolo calibro, risentono precocemente dei danni sistemici.

  • Monitoraggio pressorio: mantenere la pressione arteriosa entro i limiti normali, evitando però l'ipotensione eccessiva (specialmente se indotta da farmaci assunti prima di coricarsi).
  • Controllo glicemico: fondamentale per i pazienti diabetici per prevenire la microangiopatia.
  • Stile di vita sano: dieta equilibrata, attività fisica regolare e cessazione del fumo di sigaretta.
  • Screening oculistici: visite regolari, specialmente dopo i 50 anni o in presenza di fattori di rischio, per identificare anomalie anatomiche come il "disco a rischio".
  • Attenzione ai sintomi: non ignorare mai cali della vista, anche se transitori o parziali.

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico oculista o recarsi in un pronto soccorso oftalmico immediatamente se si sperimenta:

  • Una perdita improvvisa della vista, anche se parziale (come una tenda che scende su una parte del campo visivo).
  • La comparsa di un'area d'ombra o di un "buco" nel campo visivo (scotoma).
  • Un improvviso cambiamento nella percezione dei colori.

Inoltre, se si hanno più di 55 anni e si avvertono sintomi come mal di testa insolito, dolore alla mascella o estrema stanchezza associati a disturbi visivi, la consultazione deve essere immediata per escludere l'arterite a cellule giganti, una condizione che può portare alla cecità permanente in brevissimo tempo se non trattata.

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