Infezione da Leishmania chagasii

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1

Definizione

L'infezione da Leishmania chagasii è una patologia parassitaria sistemica causata da un protozoo flagellato appartenente al genere Leishmania. Questo microrganismo è l'agente eziologico primario della leishmaniosi viscerale nel Nuovo Mondo, in particolare nelle regioni dell'America Latina. Sebbene la comunità scientifica tenda oggi a considerare la Leishmania chagasii come tassonomicamente identica alla Leishmania infantum (comune nel bacino del Mediterraneo), il nome chagasii rimane ampiamente utilizzato nel contesto epidemiologico e clinico delle Americhe per descrivere la variante locale del parassita.

La malattia si manifesta quando il parassita invade le cellule del sistema reticolo-endoteliale, localizzandosi principalmente nel midollo osseo, nella milza e nel fegato. Se non diagnosticata e trattata tempestivamente, l'infezione evolve in una forma grave e potenzialmente letale, caratterizzata da un progressivo deperimento organico e dal collasso del sistema immunitario. La condizione è nota storicamente anche con il nome di "Kala-azar" (febbre nera), termine che riflette una delle sue manifestazioni cliniche più caratteristiche, ovvero lo scurimento della pelle.

Dal punto di vista biologico, la Leishmania chagasii alterna il suo ciclo vitale tra un ospite vertebrato (mammiferi, inclusi l'uomo e il cane) e un vettore invertebrato (insetti ematofagi). La comprensione di questa interazione è fondamentale per approcciare correttamente la gestione clinica e le strategie di salute pubblica necessarie per il contenimento della patologia.

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Cause e Fattori di Rischio

La causa diretta dell'infezione è la trasmissione del parassita attraverso la puntura di una femmina di flebotomo infetta, comunemente chiamata "mosca della sabbia". Nelle Americhe, il vettore principale della Leishmania chagasii è il genere Lutzomyia, in particolare la specie Lutzomyia longipalpis. Questi insetti sono attivi prevalentemente durante le ore crepuscolari e notturne e prosperano in ambienti umidi, ricchi di materia organica in decomposizione.

Il ciclo di trasmissione inizia quando il flebotomo ingerisce il parassita (nella forma di amastigote) nutrendosi del sangue di un ospite infetto. All'interno dell'insetto, il parassita si trasforma in promastigote, la forma infettante, che migra verso l'apparato boccale del vettore. Quando il flebotomo punge un nuovo ospite umano, inocula i promastigoti che vengono rapidamente fagocitati dai macrofagi, le cellule di difesa dell'organismo. Invece di essere distrutti, i parassiti si trasformano nuovamente in amastigoti e iniziano a moltiplicarsi all'interno delle cellule, diffondendosi poi agli organi interni.

I principali fattori di rischio includono:

  • Presenza di serbatoi animali: Il cane domestico rappresenta il principale serbatoio urbano del parassita. La presenza di cani infetti nelle vicinanze delle abitazioni aumenta drasticamente il rischio di trasmissione umana.
  • Condizioni socio-economiche: La povertà, le abitazioni precarie e la mancanza di sistemi fognari adeguati favoriscono la proliferazione dei vettori.
  • Fattori ambientali: La deforestazione, l'urbanizzazione incontrollata e i cambiamenti climatici alterano l'habitat dei flebotomi, portandoli a stretto contatto con le popolazioni umane.
  • Stato immunitario: La malnutrizione, specialmente quella proteico-calorica, indebolisce le difese immunitarie rendendo l'individuo più suscettibile allo sviluppo della forma viscerale. Inoltre, la co-infezione con infezione da HIV è un fattore di rischio critico che accelera il decorso della malattia e complica il trattamento.
3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

L'infezione da Leishmania chagasii presenta un periodo di incubazione variabile, che può andare da poche settimane a diversi mesi. L'esordio è spesso insidioso, con sintomi aspecifici che possono essere confusi con altre malattie tropicali.

Il quadro clinico classico della leishmaniosi viscerale è dominato dalla cosiddetta "triade clinica":

  1. Febbre persistente: la febbre è solitamente irregolare, può durare settimane e presentare picchi quotidiani doppi. Non risponde ai comuni antibiotici.
  2. Perdita di peso significativa: il paziente manifesta un deperimento progressivo (cachessia), con perdita di massa muscolare e grasso corporeo.
  3. Splenomegalia: L'ingrossamento della milza è spesso massivo, portando l'organo a occupare gran parte dell'addome, causando dolore o senso di pesantezza.

Oltre a questi sintomi cardine, si osservano frequentemente:

  • Epatomegalia: il fegato appare ingrossato e di consistenza aumentata alla palpazione.
  • Pallore: dovuto a una grave anemia causata dal parassitismo del midollo osseo e dal sequestro splenico dei globuli rossi.
  • Profonda debolezza: il paziente riferisce una stanchezza cronica che impedisce le normali attività quotidiane.
  • Linfonodi palpabili: un ingrossamento generalizzato dei linfonodi può essere presente, sebbene sia meno comune rispetto alla forma mediterranea.
  • Gonfiore addominale: nelle fasi avanzate, la riduzione delle proteine nel sangue (ipoalbuminemia) e l'ipertensione portale possono causare accumulo di liquido nell'addome.
  • Sanguinamento nasale: la riduzione delle piastrine (piastrinopenia) facilita la comparsa di emorragie cutanee o mucose.
  • Scurimento cutaneo: in alcuni casi, la pelle assume una colorazione grigiastra o scura, particolarmente evidente sul viso e sulle mani.
  • Gonfiore agli arti inferiori: legato alla perdita di proteine e alla compromissione epatica.
  • Episodi diarroici e tosse secca: possono manifestarsi a causa del coinvolgimento sistemico o di infezioni secondarie.

Le analisi del sangue rivelano tipicamente una pancitopenia (riduzione di globuli rossi, globuli bianchi o leucopenia, e piastrine) e un'inversione del rapporto albumina/globuline dovuta a un'ipergammaglobulinemia policlonale.

4

Diagnosi

La diagnosi di infezione da Leishmania chagasii richiede un approccio integrato che combini il sospetto clinico, l'anamnesi geografica (viaggi o residenza in aree endemiche) e test di laboratorio specifici.

Il gold standard diagnostico rimane la dimostrazione parassitologica diretta. Questa si ottiene tramite l'osservazione microscopica degli amastigoti in campioni biologici. Il midollo osseo (ottenuto tramite aspirato sternale o cresta iliaca) è il sito di prelievo più comune, con una sensibilità del 60-85%. L'aspirato splenico è ancora più sensibile (oltre il 95%), ma comporta rischi di emorragia interna e deve essere eseguito solo in centri specializzati.

I test sierologici sono ampiamente utilizzati per la loro semplicità. Il test immunocromatografico rapido per la ricerca degli anticorpi contro l'antigene ricombinante rK39 è estremamente efficace nelle aree endemiche per la diagnosi di casi primari, offrendo risultati rapidi con alta sensibilità e specificità. Altri metodi includono l'immunofluorescenza indiretta (IFI) e il test ELISA.

Le tecniche di biologia molecolare (PCR) rappresentano la frontiera più avanzata. La PCR permette di rilevare il DNA del parassita nel sangue periferico o in campioni tissutali con un'altissima sensibilità, risultando particolarmente utile nei pazienti immunocompromessi (come quelli con HIV) dove la risposta anticorpale potrebbe essere assente o debole.

Infine, la diagnosi differenziale è cruciale per escludere altre patologie che presentano sintomi simili, come la malaria, la tubercolosi, la schistosomiasi, la leucemia o il linfoma.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'infezione da Leishmania chagasii deve essere iniziato il più precocemente possibile per evitare l'exitus del paziente. La scelta del farmaco dipende dalla gravità della malattia, dall'età del paziente, dalla presenza di comorbidità e dalla disponibilità locale.

I principali approcci terapeutici includono:

  • Antimoniali Pentavalenti (es. Antimoniato di Meglumina): Sono stati per decenni il trattamento di prima scelta. Vengono somministrati per via intramuscolare o endovenosa per un periodo di 20-30 giorni. Sebbene efficaci, presentano una tossicità significativa, potendo causare aritmie cardiache, pancreatite e sofferenza renale.
  • Anfotericina B Liposomiale: È attualmente considerata il farmaco d'elezione in molti protocolli, specialmente per pazienti gravi, bambini, anziani o soggetti HIV positivi. Rispetto alla formulazione classica, quella liposomiale è molto meno tossica per i reni e permette cicli di trattamento più brevi con tassi di guarigione elevatissimi.
  • Miltefosina: È l'unico farmaco attivo per via orale. Sebbene efficace, il suo utilizzo è limitato dal costo elevato, dalla potenziale teratogenicità (non può essere usato in gravidanza) e dalla frequente insorgenza di effetti collaterali gastrointestinali.
  • Paramomicina: Un antibiotico aminoglicosidico che ha mostrato efficacia in combinazione con altri farmaci, utile per ridurre la durata del trattamento e la tossicità complessiva.

Durante la terapia, è fondamentale il monitoraggio costante delle funzioni cardiaca, epatica e renale, oltre al controllo periodico dell'emocromo per valutare la risalita dei livelli di emoglobina e globuli bianchi. La guarigione clinica è definita dalla scomparsa della febbre, dalla riduzione della milza e dal recupero ponderale.

6

Prognosi e Decorso

Senza un trattamento adeguato, la leishmaniosi viscerale causata da Leishmania chagasii è quasi sempre fatale, con un tasso di mortalità che supera il 90% entro due anni dall'esordio dei sintomi. La morte sopraggiunge solitamente per emorragie massive o per infezioni batteriche secondarie (polmoniti, setticemia) che colpiscono un organismo ormai privo di difese immunitarie.

Con un trattamento tempestivo e corretto, la prognosi migliora drasticamente, con tassi di guarigione superiori al 90-95%. Tuttavia, il recupero completo può richiedere diversi mesi. In una piccola percentuale di pazienti, può svilupparsi una condizione nota come "Leishmaniosi cutanea post-kala-azar" (PKDL), caratterizzata dalla comparsa di lesioni cutanee (macule o noduli) mesi o anni dopo la guarigione della forma viscerale; questa condizione è però più rara nelle infezioni da L. chagasii rispetto a quelle causate da L. donovani in Asia.

Nei pazienti co-infetti con HIV, il rischio di recidiva è molto elevato, poiché il parassita è difficile da eradicare completamente in un sistema immunitario compromesso. In questi casi, può essere necessaria una terapia di mantenimento (profilassi secondaria) a lungo termine.

7

Prevenzione

La prevenzione dell'infezione da Leishmania chagasii si basa su un approccio multidisciplinare che mira a interrompere il ciclo di trasmissione tra vettore, animale e uomo.

Le strategie principali includono:

  • Controllo del vettore: Utilizzo di insetticidi a effetto residuo all'interno e intorno alle abitazioni, eliminazione dei cumuli di rifiuti organici dove i flebotomi si riproducono e installazione di zanzariere a maglia molto fitta (trattate con insetticida) alle finestre.
  • Protezione individuale: Uso di repellenti cutanei efficaci, indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo durante le ore serali e notturne, ed evitare attività all'aperto nelle zone a rischio dopo il tramonto.
  • Gestione dei serbatoi animali: Nelle zone endemiche, è fondamentale il monitoraggio dei cani domestici. L'uso di collari impregnati di deltametrina si è dimostrato molto efficace nel proteggere i cani dalle punture e, di conseguenza, nel ridurre la circolazione del parassita in ambiente urbano. Esistono anche vaccini per uso veterinario che possono ridurre la carica parassitaria nei cani infetti.
  • Educazione sanitaria: Informare le popolazioni a rischio sull'importanza di riconoscere precocemente i sintomi e sulle modalità di trasmissione è essenziale per ridurre l'impatto della malattia.
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Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico o un centro specializzato in malattie infettive se si manifesta una febbre persistente che dura da più di due settimane, specialmente se accompagnata da una marcata stanchezza e da una perdita di peso inspiegabile.

La consultazione diventa urgente se:

  • Si nota un rigonfiamento o un senso di tensione nella parte superiore sinistra dell'addome (possibile splenomegalia).
  • Si osserva un insolito pallore delle mucose o della pelle.
  • Sono presenti episodi frequenti di sangue dal naso o lividi spontanei.
  • Si è soggiornato recentemente in aree rurali o suburbane dell'America Latina (in particolare Brasile, Colombia o Venezuela).

Una diagnosi precoce non solo salva la vita del paziente, ma contribuisce anche a ridurre la possibilità che la persona diventi una fonte di infezione per altri attraverso i flebotomi locali.

Infezione da Leishmania chagasii

Definizione

L'infezione da Leishmania chagasii è una patologia parassitaria sistemica causata da un protozoo flagellato appartenente al genere Leishmania. Questo microrganismo è l'agente eziologico primario della leishmaniosi viscerale nel Nuovo Mondo, in particolare nelle regioni dell'America Latina. Sebbene la comunità scientifica tenda oggi a considerare la Leishmania chagasii come tassonomicamente identica alla Leishmania infantum (comune nel bacino del Mediterraneo), il nome chagasii rimane ampiamente utilizzato nel contesto epidemiologico e clinico delle Americhe per descrivere la variante locale del parassita.

La malattia si manifesta quando il parassita invade le cellule del sistema reticolo-endoteliale, localizzandosi principalmente nel midollo osseo, nella milza e nel fegato. Se non diagnosticata e trattata tempestivamente, l'infezione evolve in una forma grave e potenzialmente letale, caratterizzata da un progressivo deperimento organico e dal collasso del sistema immunitario. La condizione è nota storicamente anche con il nome di "Kala-azar" (febbre nera), termine che riflette una delle sue manifestazioni cliniche più caratteristiche, ovvero lo scurimento della pelle.

Dal punto di vista biologico, la Leishmania chagasii alterna il suo ciclo vitale tra un ospite vertebrato (mammiferi, inclusi l'uomo e il cane) e un vettore invertebrato (insetti ematofagi). La comprensione di questa interazione è fondamentale per approcciare correttamente la gestione clinica e le strategie di salute pubblica necessarie per il contenimento della patologia.

Cause e Fattori di Rischio

La causa diretta dell'infezione è la trasmissione del parassita attraverso la puntura di una femmina di flebotomo infetta, comunemente chiamata "mosca della sabbia". Nelle Americhe, il vettore principale della Leishmania chagasii è il genere Lutzomyia, in particolare la specie Lutzomyia longipalpis. Questi insetti sono attivi prevalentemente durante le ore crepuscolari e notturne e prosperano in ambienti umidi, ricchi di materia organica in decomposizione.

Il ciclo di trasmissione inizia quando il flebotomo ingerisce il parassita (nella forma di amastigote) nutrendosi del sangue di un ospite infetto. All'interno dell'insetto, il parassita si trasforma in promastigote, la forma infettante, che migra verso l'apparato boccale del vettore. Quando il flebotomo punge un nuovo ospite umano, inocula i promastigoti che vengono rapidamente fagocitati dai macrofagi, le cellule di difesa dell'organismo. Invece di essere distrutti, i parassiti si trasformano nuovamente in amastigoti e iniziano a moltiplicarsi all'interno delle cellule, diffondendosi poi agli organi interni.

I principali fattori di rischio includono:

  • Presenza di serbatoi animali: Il cane domestico rappresenta il principale serbatoio urbano del parassita. La presenza di cani infetti nelle vicinanze delle abitazioni aumenta drasticamente il rischio di trasmissione umana.
  • Condizioni socio-economiche: La povertà, le abitazioni precarie e la mancanza di sistemi fognari adeguati favoriscono la proliferazione dei vettori.
  • Fattori ambientali: La deforestazione, l'urbanizzazione incontrollata e i cambiamenti climatici alterano l'habitat dei flebotomi, portandoli a stretto contatto con le popolazioni umane.
  • Stato immunitario: La malnutrizione, specialmente quella proteico-calorica, indebolisce le difese immunitarie rendendo l'individuo più suscettibile allo sviluppo della forma viscerale. Inoltre, la co-infezione con infezione da HIV è un fattore di rischio critico che accelera il decorso della malattia e complica il trattamento.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

L'infezione da Leishmania chagasii presenta un periodo di incubazione variabile, che può andare da poche settimane a diversi mesi. L'esordio è spesso insidioso, con sintomi aspecifici che possono essere confusi con altre malattie tropicali.

Il quadro clinico classico della leishmaniosi viscerale è dominato dalla cosiddetta "triade clinica":

  1. Febbre persistente: la febbre è solitamente irregolare, può durare settimane e presentare picchi quotidiani doppi. Non risponde ai comuni antibiotici.
  2. Perdita di peso significativa: il paziente manifesta un deperimento progressivo (cachessia), con perdita di massa muscolare e grasso corporeo.
  3. Splenomegalia: L'ingrossamento della milza è spesso massivo, portando l'organo a occupare gran parte dell'addome, causando dolore o senso di pesantezza.

Oltre a questi sintomi cardine, si osservano frequentemente:

  • Epatomegalia: il fegato appare ingrossato e di consistenza aumentata alla palpazione.
  • Pallore: dovuto a una grave anemia causata dal parassitismo del midollo osseo e dal sequestro splenico dei globuli rossi.
  • Profonda debolezza: il paziente riferisce una stanchezza cronica che impedisce le normali attività quotidiane.
  • Linfonodi palpabili: un ingrossamento generalizzato dei linfonodi può essere presente, sebbene sia meno comune rispetto alla forma mediterranea.
  • Gonfiore addominale: nelle fasi avanzate, la riduzione delle proteine nel sangue (ipoalbuminemia) e l'ipertensione portale possono causare accumulo di liquido nell'addome.
  • Sanguinamento nasale: la riduzione delle piastrine (piastrinopenia) facilita la comparsa di emorragie cutanee o mucose.
  • Scurimento cutaneo: in alcuni casi, la pelle assume una colorazione grigiastra o scura, particolarmente evidente sul viso e sulle mani.
  • Gonfiore agli arti inferiori: legato alla perdita di proteine e alla compromissione epatica.
  • Episodi diarroici e tosse secca: possono manifestarsi a causa del coinvolgimento sistemico o di infezioni secondarie.

Le analisi del sangue rivelano tipicamente una pancitopenia (riduzione di globuli rossi, globuli bianchi o leucopenia, e piastrine) e un'inversione del rapporto albumina/globuline dovuta a un'ipergammaglobulinemia policlonale.

Diagnosi

La diagnosi di infezione da Leishmania chagasii richiede un approccio integrato che combini il sospetto clinico, l'anamnesi geografica (viaggi o residenza in aree endemiche) e test di laboratorio specifici.

Il gold standard diagnostico rimane la dimostrazione parassitologica diretta. Questa si ottiene tramite l'osservazione microscopica degli amastigoti in campioni biologici. Il midollo osseo (ottenuto tramite aspirato sternale o cresta iliaca) è il sito di prelievo più comune, con una sensibilità del 60-85%. L'aspirato splenico è ancora più sensibile (oltre il 95%), ma comporta rischi di emorragia interna e deve essere eseguito solo in centri specializzati.

I test sierologici sono ampiamente utilizzati per la loro semplicità. Il test immunocromatografico rapido per la ricerca degli anticorpi contro l'antigene ricombinante rK39 è estremamente efficace nelle aree endemiche per la diagnosi di casi primari, offrendo risultati rapidi con alta sensibilità e specificità. Altri metodi includono l'immunofluorescenza indiretta (IFI) e il test ELISA.

Le tecniche di biologia molecolare (PCR) rappresentano la frontiera più avanzata. La PCR permette di rilevare il DNA del parassita nel sangue periferico o in campioni tissutali con un'altissima sensibilità, risultando particolarmente utile nei pazienti immunocompromessi (come quelli con HIV) dove la risposta anticorpale potrebbe essere assente o debole.

Infine, la diagnosi differenziale è cruciale per escludere altre patologie che presentano sintomi simili, come la malaria, la tubercolosi, la schistosomiasi, la leucemia o il linfoma.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'infezione da Leishmania chagasii deve essere iniziato il più precocemente possibile per evitare l'exitus del paziente. La scelta del farmaco dipende dalla gravità della malattia, dall'età del paziente, dalla presenza di comorbidità e dalla disponibilità locale.

I principali approcci terapeutici includono:

  • Antimoniali Pentavalenti (es. Antimoniato di Meglumina): Sono stati per decenni il trattamento di prima scelta. Vengono somministrati per via intramuscolare o endovenosa per un periodo di 20-30 giorni. Sebbene efficaci, presentano una tossicità significativa, potendo causare aritmie cardiache, pancreatite e sofferenza renale.
  • Anfotericina B Liposomiale: È attualmente considerata il farmaco d'elezione in molti protocolli, specialmente per pazienti gravi, bambini, anziani o soggetti HIV positivi. Rispetto alla formulazione classica, quella liposomiale è molto meno tossica per i reni e permette cicli di trattamento più brevi con tassi di guarigione elevatissimi.
  • Miltefosina: È l'unico farmaco attivo per via orale. Sebbene efficace, il suo utilizzo è limitato dal costo elevato, dalla potenziale teratogenicità (non può essere usato in gravidanza) e dalla frequente insorgenza di effetti collaterali gastrointestinali.
  • Paramomicina: Un antibiotico aminoglicosidico che ha mostrato efficacia in combinazione con altri farmaci, utile per ridurre la durata del trattamento e la tossicità complessiva.

Durante la terapia, è fondamentale il monitoraggio costante delle funzioni cardiaca, epatica e renale, oltre al controllo periodico dell'emocromo per valutare la risalita dei livelli di emoglobina e globuli bianchi. La guarigione clinica è definita dalla scomparsa della febbre, dalla riduzione della milza e dal recupero ponderale.

Prognosi e Decorso

Senza un trattamento adeguato, la leishmaniosi viscerale causata da Leishmania chagasii è quasi sempre fatale, con un tasso di mortalità che supera il 90% entro due anni dall'esordio dei sintomi. La morte sopraggiunge solitamente per emorragie massive o per infezioni batteriche secondarie (polmoniti, setticemia) che colpiscono un organismo ormai privo di difese immunitarie.

Con un trattamento tempestivo e corretto, la prognosi migliora drasticamente, con tassi di guarigione superiori al 90-95%. Tuttavia, il recupero completo può richiedere diversi mesi. In una piccola percentuale di pazienti, può svilupparsi una condizione nota come "Leishmaniosi cutanea post-kala-azar" (PKDL), caratterizzata dalla comparsa di lesioni cutanee (macule o noduli) mesi o anni dopo la guarigione della forma viscerale; questa condizione è però più rara nelle infezioni da L. chagasii rispetto a quelle causate da L. donovani in Asia.

Nei pazienti co-infetti con HIV, il rischio di recidiva è molto elevato, poiché il parassita è difficile da eradicare completamente in un sistema immunitario compromesso. In questi casi, può essere necessaria una terapia di mantenimento (profilassi secondaria) a lungo termine.

Prevenzione

La prevenzione dell'infezione da Leishmania chagasii si basa su un approccio multidisciplinare che mira a interrompere il ciclo di trasmissione tra vettore, animale e uomo.

Le strategie principali includono:

  • Controllo del vettore: Utilizzo di insetticidi a effetto residuo all'interno e intorno alle abitazioni, eliminazione dei cumuli di rifiuti organici dove i flebotomi si riproducono e installazione di zanzariere a maglia molto fitta (trattate con insetticida) alle finestre.
  • Protezione individuale: Uso di repellenti cutanei efficaci, indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo durante le ore serali e notturne, ed evitare attività all'aperto nelle zone a rischio dopo il tramonto.
  • Gestione dei serbatoi animali: Nelle zone endemiche, è fondamentale il monitoraggio dei cani domestici. L'uso di collari impregnati di deltametrina si è dimostrato molto efficace nel proteggere i cani dalle punture e, di conseguenza, nel ridurre la circolazione del parassita in ambiente urbano. Esistono anche vaccini per uso veterinario che possono ridurre la carica parassitaria nei cani infetti.
  • Educazione sanitaria: Informare le popolazioni a rischio sull'importanza di riconoscere precocemente i sintomi e sulle modalità di trasmissione è essenziale per ridurre l'impatto della malattia.

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico o un centro specializzato in malattie infettive se si manifesta una febbre persistente che dura da più di due settimane, specialmente se accompagnata da una marcata stanchezza e da una perdita di peso inspiegabile.

La consultazione diventa urgente se:

  • Si nota un rigonfiamento o un senso di tensione nella parte superiore sinistra dell'addome (possibile splenomegalia).
  • Si osserva un insolito pallore delle mucose o della pelle.
  • Sono presenti episodi frequenti di sangue dal naso o lividi spontanei.
  • Si è soggiornato recentemente in aree rurali o suburbane dell'America Latina (in particolare Brasile, Colombia o Venezuela).

Una diagnosi precoce non solo salva la vita del paziente, ma contribuisce anche a ridurre la possibilità che la persona diventi una fonte di infezione per altri attraverso i flebotomi locali.

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