Infezione da Rickettsia typhi (Tifo Murino)

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Definizione

L'infezione da Rickettsia typhi è una malattia infettiva batterica appartenente al gruppo delle rickettsiosi, nota clinicamente come tifo murino o tifo endemico. Questo microrganismo è un piccolo coccobacillo Gram-negativo, parassita intracellulare obbligato, il che significa che può sopravvivere e replicarsi esclusivamente all'interno delle cellule dell'ospite, in particolare nelle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni.

Storicamente, il tifo murino è stato spesso confuso con il tifo esantematico epidemico (causato da Rickettsia prowazekii), ma sebbene condividano alcune caratteristiche cliniche, le due malattie differiscono significativamente per gravità, modalità di trasmissione e serbatoi animali. Mentre il tifo epidemico è trasmesso dai pidocchi umani ed è spesso fatale se non trattato, l'infezione da Rickettsia typhi è generalmente più lieve, sebbene possa comunque causare quadri clinici severi in soggetti vulnerabili.

Il termine "murino" deriva dal latino mus (topo), identificando nei roditori il principale serbatoio naturale del batterio. La malattia è diffusa in tutto il mondo, con una prevalenza maggiore nelle aree costiere, nei porti e nelle zone con climi temperati o tropicali dove la popolazione di ratti e delle loro pulci è elevata. Negli ultimi anni, l'interesse clinico verso questa patologia è aumentato a causa della sua natura di malattia emergente o riemergente in contesti urbani degradati o in aree dove il contatto tra animali selvatici e domestici è frequente.

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Cause e Fattori di Rischio

La causa primaria della malattia è l'esposizione al batterio Rickettsia typhi. Il ciclo biologico di questo patogeno coinvolge un serbatoio animale e un vettore artropode. Il serbatoio principale è costituito dai ratti (Rattus rattus e Rattus norvegicus), ma in alcune aree geografiche, come negli Stati Uniti meridionali, anche gli opossum della Virginia e i gatti domestici possono fungere da serbatoi secondari.

Il vettore principale è la pulce del ratto orientale, nota come Xenopsylla cheopis. La trasmissione all'uomo non avviene solitamente tramite il morso diretto della pulce, ma attraverso la contaminazione della pelle lesa (spesso a causa del grattamento indotto dal prurito del morso) con le feci infette della pulce. Il batterio può anche penetrare attraverso le mucose o essere inalato in rari casi di aerosolizzazione di deiezioni secche di pulci. Una volta penetrato nell'organismo, il batterio invade le cellule endoteliali dei piccoli vasi sanguigni, dove si moltiplica provocando una vasculite disseminata, che è alla base di tutte le manifestazioni cliniche della malattia.

I principali fattori di rischio includono:

  • Residenza o viaggio in aree endemiche: Zone portuali, magazzini di granaglie e aree urbane con scarsa igiene e alta densità di roditori.
  • Contatto con animali infestati: Vivere in ambienti dove sono presenti ratti, opossum o gatti randagi che possono trasportare pulci infette.
  • Professioni a rischio: Lavoratori portuali, addetti alla disinfestazione, agricoltori e personale che lavora in magazzini o depositi di rifiuti.
  • Stagionalità: Sebbene possa verificarsi tutto l'anno, l'incidenza tende a piccare nei mesi estivi e autunnali, quando l'attività delle pulci è massima.
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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il periodo di incubazione dell'infezione da Rickettsia typhi varia solitamente tra i 6 e i 14 giorni dopo l'esposizione. L'esordio della sintomatologia è spesso brusco e caratterizzato da una triade classica: febbre alta, cefalea intensa ed eruzione cutanea. Tuttavia, non tutti i pazienti presentano contemporaneamente questi tre segni.

Nelle fasi iniziali, il paziente avverte un forte senso di malessere generale, accompagnato da brividi scuotenti e dolori muscolari diffusi, che interessano particolarmente la schiena e gli arti. La cefalea è tipicamente frontale, molto resistente ai comuni analgesici e può essere associata a sensibilità alla luce.

L'esantema (eruzione cutanea) compare solitamente tra il quinto e il settimo giorno di malattia. Si presenta inizialmente come piccole macchie rosse (macule) che possono evolvere in papule (eruzione maculopapulare). A differenza di altre malattie esantematiche, l'eruzione del tifo murino inizia tipicamente sul tronco e si diffonde in modo centrifugo verso gli arti, risparmiando quasi sempre il volto, i palmi delle mani e le piante dei piedi. In circa la metà dei casi, l'eruzione può essere molto tenue o del tutto assente, rendendo la diagnosi più complessa.

Altri sintomi comuni includono:

  • Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, dolore all'addome e perdita di appetito.
  • Sintomi respiratori: Una tosse secca e stizzosa è presente in circa un terzo dei pazienti, talvolta accompagnata da segni di polmonite interstiziale.
  • Segni neurologici: Nei casi più gravi o non trattati, possono comparire stato confusionale, delirio o stupor.
  • Segni obiettivi: Il medico può riscontrare ingrossamento della milza, ingrossamento del fegato e arrossamento degli occhi (congiuntivite). È stata inoltre descritta una bradicardia relativa, ovvero una frequenza cardiaca più bassa di quanto ci si aspetterebbe in presenza di febbre alta.
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Diagnosi

La diagnosi di infezione da Rickettsia typhi rappresenta spesso una sfida per il clinico, poiché i sintomi iniziali sono aspecifici e simili a quelli di molte altre malattie febbrili come l'influenza, la dengue o la malaria.

Il sospetto clinico deve basarsi sull'anamnesi (viaggi recenti, esposizione a roditori o pulci) e sulla presenza della triade sintomatologica. Gli esami di laboratorio generali possono mostrare alterazioni aspecifiche ma suggestive:

  • Esame emocromocitometrico: Spesso si osserva una conta dei globuli bianchi normale o leggermente ridotta (leucopenia), talvolta associata a una riduzione delle piastrine (piastrinopenia).
  • Profilo epatico: Un lieve innalzamento delle transaminasi è comune, indicando un coinvolgimento del fegato.
  • Indici di flogosi: Aumento della Proteina C Reattiva (PCR).

La conferma diagnostica richiede test specifici:

  1. Sierologia (IFA): Il test di immunofluorescenza indiretta è considerato il gold standard. Cerca gli anticorpi (IgM e IgG) contro Rickettsia typhi. Poiché gli anticorpi richiedono tempo per svilupparsi, un singolo test negativo nelle prime fasi non esclude la malattia; è spesso necessario confrontare un campione prelevato all'esordio con uno prelevato dopo 2-4 settimane per dimostrare un aumento del titolo anticorpale.
  2. PCR (Reazione a Catena della Polimerasi): Può rilevare il DNA batterico nel sangue durante la fase febbrile acuta, prima che gli anticorpi siano rilevabili. È un test molto specifico ma la sua sensibilità può essere limitata dalla bassa carica batterica nel sangue.
  3. Coltura: La coltura di Rickettsia è estremamente difficile, pericolosa (richiede laboratori di biosicurezza di livello 3) e lenta, pertanto non viene utilizzata nella pratica clinica quotidiana.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'infezione da Rickettsia typhi deve essere iniziato il più precocemente possibile, spesso sulla base del solo sospetto clinico, senza attendere la conferma del laboratorio, per prevenire complicazioni.

L'antibiotico di scelta per eccellenza, sia negli adulti che nei bambini, è la doxiclina. Nonostante le preoccupazioni storiche sull'uso delle tetracicline nei bambini piccoli (rischio di colorazione dei denti), l'uso di brevi cicli di doxiclina per il trattamento delle rickettsiosi è oggi considerato sicuro e raccomandato dalle principali autorità sanitarie, poiché è l'unico farmaco realmente efficace nel ridurre rapidamente la sintomatologia e prevenire esiti fatali.

Il protocollo standard prevede:

  • Doxiclina: Somministrata per via orale (o endovenosa nei casi gravi) solitamente per 7-10 giorni, o comunque fino a 3 giorni dopo la scomparsa della febbre.
  • Alternative: In caso di gravi allergie alle tetracicline o in situazioni specifiche come la gravidanza (sebbene la doxiclina rimanga spesso l'opzione migliore valutando rischi/benefici), può essere considerato il cloramfenicolo, sebbene sia meno efficace e gravato da maggiori effetti collaterali.

La risposta al trattamento con doxiclina è solitamente drammatica: la maggior parte dei pazienti sperimenta un netto miglioramento e la risoluzione della febbre entro 24-48 ore dall'inizio della terapia. Se la febbre persiste oltre le 48-72 ore di trattamento adeguato, la diagnosi di rickettsiosi dovrebbe essere riconsiderata.

Oltre alla terapia antibiotica, è fondamentale il supporto sintomatico:

  • Idratazione adeguata per compensare le perdite dovute alla febbre.
  • Uso di antipiretici (come il paracetamolo) per il controllo della temperatura e del dolore.
  • Monitoraggio delle funzioni vitali nei pazienti ospedalizzati.
6

Prognosi e Decorso

Nella stragrande maggioranza dei casi, l'infezione da Rickettsia typhi ha una prognosi eccellente, specialmente se diagnosticata e trattata tempestivamente. La malattia è generalmente autolimitante, ma senza trattamento antibiotico la febbre può durare dalle due alle tre settimane e il periodo di convalescenza può essere prolungato, caratterizzato da una persistente stanchezza estrema.

Il tasso di mortalità è molto basso, inferiore all'1%, ma può aumentare nei pazienti anziani, in quelli con patologie croniche preesistenti o in soggetti con deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), nei quali l'infezione può scatenare gravi crisi emolitiche.

Le complicazioni, sebbene rare, possono includere:

  • Polmonite interstiziale: Con conseguente insufficienza respiratoria.
  • Meningoencefalite: Caratterizzata da convulsioni e alterazione dello stato di coscienza.
  • Insufficienza renale acuta: Dovuta alla vasculite sistemica.
  • Danni multiorgano: Nei casi più estremi e trascurati.

Una volta guariti, i pazienti sviluppano generalmente un'immunità duratura contro successive infezioni da R. typhi.

7

Prevenzione

Non esiste attualmente un vaccino disponibile per il tifo murino. Pertanto, la prevenzione si basa esclusivamente sul controllo dei vettori e dei serbatoi animali e sulla protezione individuale.

Le strategie di prevenzione includono:

  1. Controllo dei roditori: Eliminare le fonti di cibo e i siti di nidificazione per i ratti all'interno e intorno alle abitazioni. È fondamentale utilizzare contenitori per rifiuti sigillati e riparare eventuali fessure nelle pareti degli edifici.
  2. Controllo delle pulci: Prima di procedere allo sterminio dei ratti, è consigliabile utilizzare insetticidi per eliminare le pulci. Se i ratti vengono uccisi per primi, le pulci cercheranno immediatamente nuovi ospiti, aumentando il rischio di trasmissione umana.
  3. Protezione degli animali domestici: Utilizzare regolarmente prodotti antipulci (collari, spot-on) su cani e gatti, specialmente se hanno accesso all'esterno o vivono in aree dove sono presenti roditori selvatici.
  4. Misure individuali: In aree a rischio, indossare abiti che coprano la pelle e utilizzare repellenti per insetti contenenti DEET o picaridina. Evitare di toccare roditori morti o di pulire aree infestate senza le dovute protezioni (guanti e mascherina per evitare l'inalazione di polveri contaminate).
8

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico se si manifesta una febbre alta improvvisa accompagnata da un forte mal di testa, specialmente se si è consapevoli di aver frequentato aree infestate da roditori o se si è stati morsi da pulci nelle due settimane precedenti.

In particolare, si deve richiedere assistenza medica immediata se compaiono:

  • Un'eruzione cutanea che si diffonde rapidamente sul tronco.
  • Confusione mentale o estrema sonnolenza.
  • Difficoltà respiratorie o tosse persistente.
  • Segni di disidratazione grave dovuti a vomito incoercibile.

Informare sempre il medico riguardo a viaggi recenti o contatti con animali, poiché queste informazioni sono cruciali per indirizzare la diagnosi verso una rickettsiosi piuttosto che verso una comune influenza.

Infezione da Rickettsia typhi (Tifo Murino)

Definizione

L'infezione da Rickettsia typhi è una malattia infettiva batterica appartenente al gruppo delle rickettsiosi, nota clinicamente come tifo murino o tifo endemico. Questo microrganismo è un piccolo coccobacillo Gram-negativo, parassita intracellulare obbligato, il che significa che può sopravvivere e replicarsi esclusivamente all'interno delle cellule dell'ospite, in particolare nelle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni.

Storicamente, il tifo murino è stato spesso confuso con il tifo esantematico epidemico (causato da Rickettsia prowazekii), ma sebbene condividano alcune caratteristiche cliniche, le due malattie differiscono significativamente per gravità, modalità di trasmissione e serbatoi animali. Mentre il tifo epidemico è trasmesso dai pidocchi umani ed è spesso fatale se non trattato, l'infezione da Rickettsia typhi è generalmente più lieve, sebbene possa comunque causare quadri clinici severi in soggetti vulnerabili.

Il termine "murino" deriva dal latino mus (topo), identificando nei roditori il principale serbatoio naturale del batterio. La malattia è diffusa in tutto il mondo, con una prevalenza maggiore nelle aree costiere, nei porti e nelle zone con climi temperati o tropicali dove la popolazione di ratti e delle loro pulci è elevata. Negli ultimi anni, l'interesse clinico verso questa patologia è aumentato a causa della sua natura di malattia emergente o riemergente in contesti urbani degradati o in aree dove il contatto tra animali selvatici e domestici è frequente.

Cause e Fattori di Rischio

La causa primaria della malattia è l'esposizione al batterio Rickettsia typhi. Il ciclo biologico di questo patogeno coinvolge un serbatoio animale e un vettore artropode. Il serbatoio principale è costituito dai ratti (Rattus rattus e Rattus norvegicus), ma in alcune aree geografiche, come negli Stati Uniti meridionali, anche gli opossum della Virginia e i gatti domestici possono fungere da serbatoi secondari.

Il vettore principale è la pulce del ratto orientale, nota come Xenopsylla cheopis. La trasmissione all'uomo non avviene solitamente tramite il morso diretto della pulce, ma attraverso la contaminazione della pelle lesa (spesso a causa del grattamento indotto dal prurito del morso) con le feci infette della pulce. Il batterio può anche penetrare attraverso le mucose o essere inalato in rari casi di aerosolizzazione di deiezioni secche di pulci. Una volta penetrato nell'organismo, il batterio invade le cellule endoteliali dei piccoli vasi sanguigni, dove si moltiplica provocando una vasculite disseminata, che è alla base di tutte le manifestazioni cliniche della malattia.

I principali fattori di rischio includono:

  • Residenza o viaggio in aree endemiche: Zone portuali, magazzini di granaglie e aree urbane con scarsa igiene e alta densità di roditori.
  • Contatto con animali infestati: Vivere in ambienti dove sono presenti ratti, opossum o gatti randagi che possono trasportare pulci infette.
  • Professioni a rischio: Lavoratori portuali, addetti alla disinfestazione, agricoltori e personale che lavora in magazzini o depositi di rifiuti.
  • Stagionalità: Sebbene possa verificarsi tutto l'anno, l'incidenza tende a piccare nei mesi estivi e autunnali, quando l'attività delle pulci è massima.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il periodo di incubazione dell'infezione da Rickettsia typhi varia solitamente tra i 6 e i 14 giorni dopo l'esposizione. L'esordio della sintomatologia è spesso brusco e caratterizzato da una triade classica: febbre alta, cefalea intensa ed eruzione cutanea. Tuttavia, non tutti i pazienti presentano contemporaneamente questi tre segni.

Nelle fasi iniziali, il paziente avverte un forte senso di malessere generale, accompagnato da brividi scuotenti e dolori muscolari diffusi, che interessano particolarmente la schiena e gli arti. La cefalea è tipicamente frontale, molto resistente ai comuni analgesici e può essere associata a sensibilità alla luce.

L'esantema (eruzione cutanea) compare solitamente tra il quinto e il settimo giorno di malattia. Si presenta inizialmente come piccole macchie rosse (macule) che possono evolvere in papule (eruzione maculopapulare). A differenza di altre malattie esantematiche, l'eruzione del tifo murino inizia tipicamente sul tronco e si diffonde in modo centrifugo verso gli arti, risparmiando quasi sempre il volto, i palmi delle mani e le piante dei piedi. In circa la metà dei casi, l'eruzione può essere molto tenue o del tutto assente, rendendo la diagnosi più complessa.

Altri sintomi comuni includono:

  • Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, dolore all'addome e perdita di appetito.
  • Sintomi respiratori: Una tosse secca e stizzosa è presente in circa un terzo dei pazienti, talvolta accompagnata da segni di polmonite interstiziale.
  • Segni neurologici: Nei casi più gravi o non trattati, possono comparire stato confusionale, delirio o stupor.
  • Segni obiettivi: Il medico può riscontrare ingrossamento della milza, ingrossamento del fegato e arrossamento degli occhi (congiuntivite). È stata inoltre descritta una bradicardia relativa, ovvero una frequenza cardiaca più bassa di quanto ci si aspetterebbe in presenza di febbre alta.

Diagnosi

La diagnosi di infezione da Rickettsia typhi rappresenta spesso una sfida per il clinico, poiché i sintomi iniziali sono aspecifici e simili a quelli di molte altre malattie febbrili come l'influenza, la dengue o la malaria.

Il sospetto clinico deve basarsi sull'anamnesi (viaggi recenti, esposizione a roditori o pulci) e sulla presenza della triade sintomatologica. Gli esami di laboratorio generali possono mostrare alterazioni aspecifiche ma suggestive:

  • Esame emocromocitometrico: Spesso si osserva una conta dei globuli bianchi normale o leggermente ridotta (leucopenia), talvolta associata a una riduzione delle piastrine (piastrinopenia).
  • Profilo epatico: Un lieve innalzamento delle transaminasi è comune, indicando un coinvolgimento del fegato.
  • Indici di flogosi: Aumento della Proteina C Reattiva (PCR).

La conferma diagnostica richiede test specifici:

  1. Sierologia (IFA): Il test di immunofluorescenza indiretta è considerato il gold standard. Cerca gli anticorpi (IgM e IgG) contro Rickettsia typhi. Poiché gli anticorpi richiedono tempo per svilupparsi, un singolo test negativo nelle prime fasi non esclude la malattia; è spesso necessario confrontare un campione prelevato all'esordio con uno prelevato dopo 2-4 settimane per dimostrare un aumento del titolo anticorpale.
  2. PCR (Reazione a Catena della Polimerasi): Può rilevare il DNA batterico nel sangue durante la fase febbrile acuta, prima che gli anticorpi siano rilevabili. È un test molto specifico ma la sua sensibilità può essere limitata dalla bassa carica batterica nel sangue.
  3. Coltura: La coltura di Rickettsia è estremamente difficile, pericolosa (richiede laboratori di biosicurezza di livello 3) e lenta, pertanto non viene utilizzata nella pratica clinica quotidiana.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'infezione da Rickettsia typhi deve essere iniziato il più precocemente possibile, spesso sulla base del solo sospetto clinico, senza attendere la conferma del laboratorio, per prevenire complicazioni.

L'antibiotico di scelta per eccellenza, sia negli adulti che nei bambini, è la doxiclina. Nonostante le preoccupazioni storiche sull'uso delle tetracicline nei bambini piccoli (rischio di colorazione dei denti), l'uso di brevi cicli di doxiclina per il trattamento delle rickettsiosi è oggi considerato sicuro e raccomandato dalle principali autorità sanitarie, poiché è l'unico farmaco realmente efficace nel ridurre rapidamente la sintomatologia e prevenire esiti fatali.

Il protocollo standard prevede:

  • Doxiclina: Somministrata per via orale (o endovenosa nei casi gravi) solitamente per 7-10 giorni, o comunque fino a 3 giorni dopo la scomparsa della febbre.
  • Alternative: In caso di gravi allergie alle tetracicline o in situazioni specifiche come la gravidanza (sebbene la doxiclina rimanga spesso l'opzione migliore valutando rischi/benefici), può essere considerato il cloramfenicolo, sebbene sia meno efficace e gravato da maggiori effetti collaterali.

La risposta al trattamento con doxiclina è solitamente drammatica: la maggior parte dei pazienti sperimenta un netto miglioramento e la risoluzione della febbre entro 24-48 ore dall'inizio della terapia. Se la febbre persiste oltre le 48-72 ore di trattamento adeguato, la diagnosi di rickettsiosi dovrebbe essere riconsiderata.

Oltre alla terapia antibiotica, è fondamentale il supporto sintomatico:

  • Idratazione adeguata per compensare le perdite dovute alla febbre.
  • Uso di antipiretici (come il paracetamolo) per il controllo della temperatura e del dolore.
  • Monitoraggio delle funzioni vitali nei pazienti ospedalizzati.

Prognosi e Decorso

Nella stragrande maggioranza dei casi, l'infezione da Rickettsia typhi ha una prognosi eccellente, specialmente se diagnosticata e trattata tempestivamente. La malattia è generalmente autolimitante, ma senza trattamento antibiotico la febbre può durare dalle due alle tre settimane e il periodo di convalescenza può essere prolungato, caratterizzato da una persistente stanchezza estrema.

Il tasso di mortalità è molto basso, inferiore all'1%, ma può aumentare nei pazienti anziani, in quelli con patologie croniche preesistenti o in soggetti con deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), nei quali l'infezione può scatenare gravi crisi emolitiche.

Le complicazioni, sebbene rare, possono includere:

  • Polmonite interstiziale: Con conseguente insufficienza respiratoria.
  • Meningoencefalite: Caratterizzata da convulsioni e alterazione dello stato di coscienza.
  • Insufficienza renale acuta: Dovuta alla vasculite sistemica.
  • Danni multiorgano: Nei casi più estremi e trascurati.

Una volta guariti, i pazienti sviluppano generalmente un'immunità duratura contro successive infezioni da R. typhi.

Prevenzione

Non esiste attualmente un vaccino disponibile per il tifo murino. Pertanto, la prevenzione si basa esclusivamente sul controllo dei vettori e dei serbatoi animali e sulla protezione individuale.

Le strategie di prevenzione includono:

  1. Controllo dei roditori: Eliminare le fonti di cibo e i siti di nidificazione per i ratti all'interno e intorno alle abitazioni. È fondamentale utilizzare contenitori per rifiuti sigillati e riparare eventuali fessure nelle pareti degli edifici.
  2. Controllo delle pulci: Prima di procedere allo sterminio dei ratti, è consigliabile utilizzare insetticidi per eliminare le pulci. Se i ratti vengono uccisi per primi, le pulci cercheranno immediatamente nuovi ospiti, aumentando il rischio di trasmissione umana.
  3. Protezione degli animali domestici: Utilizzare regolarmente prodotti antipulci (collari, spot-on) su cani e gatti, specialmente se hanno accesso all'esterno o vivono in aree dove sono presenti roditori selvatici.
  4. Misure individuali: In aree a rischio, indossare abiti che coprano la pelle e utilizzare repellenti per insetti contenenti DEET o picaridina. Evitare di toccare roditori morti o di pulire aree infestate senza le dovute protezioni (guanti e mascherina per evitare l'inalazione di polveri contaminate).

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico se si manifesta una febbre alta improvvisa accompagnata da un forte mal di testa, specialmente se si è consapevoli di aver frequentato aree infestate da roditori o se si è stati morsi da pulci nelle due settimane precedenti.

In particolare, si deve richiedere assistenza medica immediata se compaiono:

  • Un'eruzione cutanea che si diffonde rapidamente sul tronco.
  • Confusione mentale o estrema sonnolenza.
  • Difficoltà respiratorie o tosse persistente.
  • Segni di disidratazione grave dovuti a vomito incoercibile.

Informare sempre il medico riguardo a viaggi recenti o contatti con animali, poiché queste informazioni sono cruciali per indirizzare la diagnosi verso una rickettsiosi piuttosto che verso una comune influenza.

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