Pertosse (Infezione da Bordetella pertussis)

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Definizione

La pertosse, nota anche come "tosse convulsa" o "tosse dei cento giorni", è una malattia infettiva delle vie respiratorie altamente contagiosa causata dal batterio Gram-negativo Bordetella pertussis. Questa patologia è caratterizzata da una tosse parossistica violenta, spesso seguita da un caratteristico stridore inspiratorio (il cosiddetto "urlo") e, frequentemente, da episodi di vomito. Sebbene possa colpire individui di qualsiasi età, la pertosse rappresenta una minaccia particolarmente seria per i neonati e i bambini piccoli, nei quali può causare complicazioni gravi e potenzialmente fatali.

Il microrganismo responsabile, la Bordetella pertussis, colonizza l'epitelio ciliato del tratto respiratorio umano. Una volta insediato, il batterio produce una serie di tossine, tra cui la tossina pertossica (PT), che danneggiano le cellule ciliate e compromettono la normale clearance del muco, portando all'infiammazione e alla sintomatologia tipica. Nonostante l'introduzione di programmi di vaccinazione su larga scala a partire dagli anni '50, la pertosse rimane una sfida per la salute pubblica globale, con periodici focolai epidemici anche in popolazioni con alte coperture vaccinali, a causa della perdita di immunità nel tempo (waning immunity).

2

Cause e Fattori di Rischio

La causa primaria della malattia è l'inalazione di goccioline respiratorie (droplets) cariche di batteri Bordetella pertussis, emesse da una persona infetta durante colpi di tosse o starnuti. Il batterio è estremamente fragile nell'ambiente esterno, pertanto la trasmissione richiede solitamente un contatto stretto e prolungato. Una persona infetta è massima fonte di contagio durante la fase iniziale (catarrale) e nelle prime due settimane dall'inizio della tosse.

I principali fattori di rischio includono:

  • Mancata o incompleta vaccinazione: I neonati che non hanno ancora completato il ciclo primario di vaccinazione sono i soggetti più vulnerabili.
  • Perdita dell'immunità: Sia l'immunità derivante dalla vaccinazione che quella derivante dall'infezione naturale tendono a diminuire dopo 5-10 anni, rendendo adolescenti e adulti suscettibili a nuove infezioni, spesso in forma più lieve ma comunque contagiose.
  • Contatto con persone infette: Vivere in comunità chiuse, scuole o ambienti domestici con un individuo malato aumenta drasticamente il rischio di contrarre l'infezione.
  • Stagionalità: Sebbene possa verificarsi tutto l'anno, si osserva spesso un incremento dei casi durante i mesi autunnali e invernali.

Dal punto di vista fisiopatologico, la Bordetella pertussis utilizza diverse proteine di adesione per attaccarsi alle ciglia delle cellule respiratorie. Una volta ancorata, rilascia tossine che causano la paralisi delle ciglia e la necrosi dei tessuti locali, impedendo l'espulsione dei detriti e del muco, il che scatena i violenti attacchi di tosse come meccanismo riflesso estremo per liberare le vie aeree.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il decorso clinico della pertosse è classicamente suddiviso in tre fasi distinte, che si sviluppano dopo un periodo di incubazione che varia solitamente dai 7 ai 10 giorni (ma può estendersi fino a 21 giorni).

1. Fase Catarrale (1-2 settimane)

In questa fase iniziale, la pertosse è indistinguibile da una comune infezione delle alte vie respiratorie. I sintomi includono:

  • Rinorrea (naso che cola).
  • Starnuti frequenti.
  • Febbricola (raramente la febbre è elevata).
  • Tosse lieve e occasionale.
  • Lacrimazione e arrossamento oculare.

2. Fase Parossistica (1-6 settimane, talvolta fino a 10)

È la fase caratteristica in cui la diagnosi diventa clinicamente evidente. La tosse peggiora drasticamente e si manifesta in "accessi" o parossismi. I sintomi principali sono:

  • Tosse parossistica: una serie rapida di colpi di tosse senza respirazione intermedia.
  • Stridore inspiratorio: al termine del parossismo, il paziente tenta di inspirare profondamente producendo un suono acuto simile a un fischio o un urlo.
  • Vomito post-tussigeno: l'intensità della tosse provoca spesso il rigetto di cibo o muco.
  • Cianosi: durante gli attacchi prolungati, il volto può diventare bluastro o violaceo per la temporanea mancanza di ossigeno.
  • Astenia estrema e spossatezza dopo gli attacchi.
  • Edema palpebrale e possibili piccole emorragie sottocongiuntivali dovute allo sforzo.

Nei neonati sotto i 6 mesi, il quadro può essere atipico: la tosse può mancare del tutto e la manifestazione principale può essere l'apnea (interruzione del respiro), che rappresenta un'emergenza medica.

3. Fase di Convalescenza (settimane o mesi)

I parossismi diventano gradualmente meno frequenti e meno gravi. Tuttavia, il paziente rimane suscettibile ad altre infezioni respiratorie che possono scatenare nuovamente episodi di tosse.

4

Diagnosi

La diagnosi di pertosse si basa sulla combinazione di criteri clinici e test di laboratorio. Data la somiglianza iniziale con altre malattie respiratorie, la conferma di laboratorio è essenziale.

  • Anamnesi ed Esame Obiettivo: Il medico valuta la durata della tosse (superiore a 2 settimane) e la presenza di parossismi, stridore o vomito. La storia vaccinale e il contatto con casi noti sono elementi cruciali.
  • Reazione a Catena della Polimerasi (PCR): È il test d'elezione. Si effettua su un tampone nasofaringeo o aspirato nasofaringeo. È altamente sensibile e rapido, ideale se eseguito entro le prime 3-4 settimane dall'inizio della tosse.
  • Esame Colturale: Rappresenta il gold standard per la specificità, ma è difficile da eseguire poiché il batterio è molto esigente e cresce lentamente (7-10 giorni). La sensibilità diminuisce rapidamente dopo l'inizio della terapia antibiotica o dopo le prime due settimane di malattia.
  • Sierologia: La ricerca di anticorpi (IgG anti-PT) nel sangue è utile soprattutto negli adolescenti e negli adulti che si presentano tardi alla visita medica (dopo 4 settimane di tosse), quando la PCR e la coltura risultano spesso negative.
  • Esami del sangue generici: Spesso si riscontra una marcata leucocitosi con linfocitosi assoluta, un segno caratteristico nei bambini ma meno comune negli adulti.
5

Trattamento e Terapie

Il trattamento della pertosse ha due obiettivi principali: ridurre la gravità dei sintomi (se iniziato precocemente) e limitare la diffusione del batterio ad altri soggetti.

Terapia Antibiotica

Gli antibiotici sono efficaci nel modificare il decorso della malattia solo se somministrati durante la fase catarrale. Se iniziati nella fase parossistica, non riducono significativamente i sintomi ma sono fondamentali per eliminare il batterio dalle vie respiratorie e interrompere la catena di contagio. I farmaci di scelta sono i macrolidi:

  • Azitromicina: Spesso preferita per la brevità del ciclo (3-5 giorni) e la tollerabilità.
  • Claritromicina: Somministrata solitamente per 7 giorni.
  • Eritromicina: Opzione classica, ma meno usata oggi per gli effetti collaterali gastrointestinali.
  • Trimetoprim-Sulfametossazolo: Alternativa per i pazienti allergici ai macrolidi.

Cure di Supporto

  • Idratazione: È fondamentale bere molti liquidi per evitare la disidratazione, specialmente se è presente vomito.
  • Ambiente: Mantenere l'aria umidificata e priva di irritanti come fumo, profumi o polvere che possono scatenare la tosse.
  • Alimentazione: Consumare pasti piccoli e frequenti per ridurre il rischio di vomito dopo i parossismi.
  • Monitoraggio: I neonati richiedono spesso l'ospedalizzazione per monitorare i livelli di ossigeno e gestire eventuali episodi di apnea.

I sedativi della tosse e gli espettoranti sono generalmente sconsigliati e si sono dimostrati poco efficaci nel controllo dei parossismi di pertosse.

6

Prognosi e Decorso

Nella maggior parte degli adulti e dei bambini più grandi, la prognosi è eccellente, sebbene la malattia sia debilitante e richieda tempi lunghi per la guarigione completa. Tuttavia, possono insorgere complicazioni dovute allo sforzo fisico della tosse, come epistassi (sangue dal naso), ernie o rotture di piccoli vasi sanguigni.

Le complicazioni gravi sono più frequenti nei neonati e includono:

  • Polmonite: la causa più comune di morte correlata alla pertosse.
  • Encefalopatia: danni cerebrali dovuti alla mancanza di ossigeno o alle tossine, che possono manifestarsi con convulsioni.
  • Otite media: infezione dell'orecchio medio.
  • Perdita di peso: dovuta alle difficoltà alimentari e al vomito persistente.

Con un trattamento adeguato e un monitoraggio attento, la maggior parte dei pazienti guarisce senza esiti permanenti, ma la tosse residua può persistere per mesi (da qui il nome "tosse dei cento giorni").

7

Prevenzione

La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace. Esistono due tipi principali di vaccino, entrambi combinati con quelli per tetano e difterite:

  • DTaP (per bambini): Somministrato in più dosi (solitamente a 2, 4, 6 mesi, con richiami a 12-18 mesi e 5-6 anni).
  • Tdap (per adolescenti e adulti): Un richiamo con dosaggio ridotto di antigene pertossico, raccomandato ogni 10 anni.

Strategie preventive cruciali:

  1. Vaccinazione in gravidanza: È fortemente raccomandato che le donne incinte ricevano il vaccino Tdap tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione. Questo permette il passaggio di anticorpi materni al feto, proteggendo il neonato nei primi mesi di vita, prima che possa essere vaccinato direttamente.
  2. Strategia "Cocooning": Vaccinare tutti i membri della famiglia e le persone che saranno a stretto contatto con un neonato per creare una "bolla" di protezione attorno a lui.
  3. Profilassi post-esposizione: La somministrazione di antibiotici ai contatti stretti di un caso confermato, indipendentemente dal loro stato vaccinale, per prevenire l'insorgenza della malattia.
8

Quando Consultare un Medico

È necessario contattare immediatamente un medico o recarsi in pronto soccorso se il paziente (specialmente se bambino) presenta:

  • Episodi di apnea o difficoltà respiratorie evidenti.
  • Colorazione bluastra o pallore estremo del volto durante la tosse (cianosi).
  • Vomito persistente che impedisce l'idratazione.
  • Segni di disidratazione (bocca secca, assenza di lacrime, riduzione della minzione).
  • Convulsioni o stato confusionale.
  • Una tosse che peggiora progressivamente invece di migliorare dopo una settimana.

Un intervento tempestivo è fondamentale per prevenire le forme più gravi della malattia e proteggere i membri più fragili della comunità.

Pertosse (Infezione da Bordetella pertussis)

Definizione

La pertosse, nota anche come "tosse convulsa" o "tosse dei cento giorni", è una malattia infettiva delle vie respiratorie altamente contagiosa causata dal batterio Gram-negativo Bordetella pertussis. Questa patologia è caratterizzata da una tosse parossistica violenta, spesso seguita da un caratteristico stridore inspiratorio (il cosiddetto "urlo") e, frequentemente, da episodi di vomito. Sebbene possa colpire individui di qualsiasi età, la pertosse rappresenta una minaccia particolarmente seria per i neonati e i bambini piccoli, nei quali può causare complicazioni gravi e potenzialmente fatali.

Il microrganismo responsabile, la Bordetella pertussis, colonizza l'epitelio ciliato del tratto respiratorio umano. Una volta insediato, il batterio produce una serie di tossine, tra cui la tossina pertossica (PT), che danneggiano le cellule ciliate e compromettono la normale clearance del muco, portando all'infiammazione e alla sintomatologia tipica. Nonostante l'introduzione di programmi di vaccinazione su larga scala a partire dagli anni '50, la pertosse rimane una sfida per la salute pubblica globale, con periodici focolai epidemici anche in popolazioni con alte coperture vaccinali, a causa della perdita di immunità nel tempo (waning immunity).

Cause e Fattori di Rischio

La causa primaria della malattia è l'inalazione di goccioline respiratorie (droplets) cariche di batteri Bordetella pertussis, emesse da una persona infetta durante colpi di tosse o starnuti. Il batterio è estremamente fragile nell'ambiente esterno, pertanto la trasmissione richiede solitamente un contatto stretto e prolungato. Una persona infetta è massima fonte di contagio durante la fase iniziale (catarrale) e nelle prime due settimane dall'inizio della tosse.

I principali fattori di rischio includono:

  • Mancata o incompleta vaccinazione: I neonati che non hanno ancora completato il ciclo primario di vaccinazione sono i soggetti più vulnerabili.
  • Perdita dell'immunità: Sia l'immunità derivante dalla vaccinazione che quella derivante dall'infezione naturale tendono a diminuire dopo 5-10 anni, rendendo adolescenti e adulti suscettibili a nuove infezioni, spesso in forma più lieve ma comunque contagiose.
  • Contatto con persone infette: Vivere in comunità chiuse, scuole o ambienti domestici con un individuo malato aumenta drasticamente il rischio di contrarre l'infezione.
  • Stagionalità: Sebbene possa verificarsi tutto l'anno, si osserva spesso un incremento dei casi durante i mesi autunnali e invernali.

Dal punto di vista fisiopatologico, la Bordetella pertussis utilizza diverse proteine di adesione per attaccarsi alle ciglia delle cellule respiratorie. Una volta ancorata, rilascia tossine che causano la paralisi delle ciglia e la necrosi dei tessuti locali, impedendo l'espulsione dei detriti e del muco, il che scatena i violenti attacchi di tosse come meccanismo riflesso estremo per liberare le vie aeree.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il decorso clinico della pertosse è classicamente suddiviso in tre fasi distinte, che si sviluppano dopo un periodo di incubazione che varia solitamente dai 7 ai 10 giorni (ma può estendersi fino a 21 giorni).

1. Fase Catarrale (1-2 settimane)

In questa fase iniziale, la pertosse è indistinguibile da una comune infezione delle alte vie respiratorie. I sintomi includono:

  • Rinorrea (naso che cola).
  • Starnuti frequenti.
  • Febbricola (raramente la febbre è elevata).
  • Tosse lieve e occasionale.
  • Lacrimazione e arrossamento oculare.

2. Fase Parossistica (1-6 settimane, talvolta fino a 10)

È la fase caratteristica in cui la diagnosi diventa clinicamente evidente. La tosse peggiora drasticamente e si manifesta in "accessi" o parossismi. I sintomi principali sono:

  • Tosse parossistica: una serie rapida di colpi di tosse senza respirazione intermedia.
  • Stridore inspiratorio: al termine del parossismo, il paziente tenta di inspirare profondamente producendo un suono acuto simile a un fischio o un urlo.
  • Vomito post-tussigeno: l'intensità della tosse provoca spesso il rigetto di cibo o muco.
  • Cianosi: durante gli attacchi prolungati, il volto può diventare bluastro o violaceo per la temporanea mancanza di ossigeno.
  • Astenia estrema e spossatezza dopo gli attacchi.
  • Edema palpebrale e possibili piccole emorragie sottocongiuntivali dovute allo sforzo.

Nei neonati sotto i 6 mesi, il quadro può essere atipico: la tosse può mancare del tutto e la manifestazione principale può essere l'apnea (interruzione del respiro), che rappresenta un'emergenza medica.

3. Fase di Convalescenza (settimane o mesi)

I parossismi diventano gradualmente meno frequenti e meno gravi. Tuttavia, il paziente rimane suscettibile ad altre infezioni respiratorie che possono scatenare nuovamente episodi di tosse.

Diagnosi

La diagnosi di pertosse si basa sulla combinazione di criteri clinici e test di laboratorio. Data la somiglianza iniziale con altre malattie respiratorie, la conferma di laboratorio è essenziale.

  • Anamnesi ed Esame Obiettivo: Il medico valuta la durata della tosse (superiore a 2 settimane) e la presenza di parossismi, stridore o vomito. La storia vaccinale e il contatto con casi noti sono elementi cruciali.
  • Reazione a Catena della Polimerasi (PCR): È il test d'elezione. Si effettua su un tampone nasofaringeo o aspirato nasofaringeo. È altamente sensibile e rapido, ideale se eseguito entro le prime 3-4 settimane dall'inizio della tosse.
  • Esame Colturale: Rappresenta il gold standard per la specificità, ma è difficile da eseguire poiché il batterio è molto esigente e cresce lentamente (7-10 giorni). La sensibilità diminuisce rapidamente dopo l'inizio della terapia antibiotica o dopo le prime due settimane di malattia.
  • Sierologia: La ricerca di anticorpi (IgG anti-PT) nel sangue è utile soprattutto negli adolescenti e negli adulti che si presentano tardi alla visita medica (dopo 4 settimane di tosse), quando la PCR e la coltura risultano spesso negative.
  • Esami del sangue generici: Spesso si riscontra una marcata leucocitosi con linfocitosi assoluta, un segno caratteristico nei bambini ma meno comune negli adulti.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della pertosse ha due obiettivi principali: ridurre la gravità dei sintomi (se iniziato precocemente) e limitare la diffusione del batterio ad altri soggetti.

Terapia Antibiotica

Gli antibiotici sono efficaci nel modificare il decorso della malattia solo se somministrati durante la fase catarrale. Se iniziati nella fase parossistica, non riducono significativamente i sintomi ma sono fondamentali per eliminare il batterio dalle vie respiratorie e interrompere la catena di contagio. I farmaci di scelta sono i macrolidi:

  • Azitromicina: Spesso preferita per la brevità del ciclo (3-5 giorni) e la tollerabilità.
  • Claritromicina: Somministrata solitamente per 7 giorni.
  • Eritromicina: Opzione classica, ma meno usata oggi per gli effetti collaterali gastrointestinali.
  • Trimetoprim-Sulfametossazolo: Alternativa per i pazienti allergici ai macrolidi.

Cure di Supporto

  • Idratazione: È fondamentale bere molti liquidi per evitare la disidratazione, specialmente se è presente vomito.
  • Ambiente: Mantenere l'aria umidificata e priva di irritanti come fumo, profumi o polvere che possono scatenare la tosse.
  • Alimentazione: Consumare pasti piccoli e frequenti per ridurre il rischio di vomito dopo i parossismi.
  • Monitoraggio: I neonati richiedono spesso l'ospedalizzazione per monitorare i livelli di ossigeno e gestire eventuali episodi di apnea.

I sedativi della tosse e gli espettoranti sono generalmente sconsigliati e si sono dimostrati poco efficaci nel controllo dei parossismi di pertosse.

Prognosi e Decorso

Nella maggior parte degli adulti e dei bambini più grandi, la prognosi è eccellente, sebbene la malattia sia debilitante e richieda tempi lunghi per la guarigione completa. Tuttavia, possono insorgere complicazioni dovute allo sforzo fisico della tosse, come epistassi (sangue dal naso), ernie o rotture di piccoli vasi sanguigni.

Le complicazioni gravi sono più frequenti nei neonati e includono:

  • Polmonite: la causa più comune di morte correlata alla pertosse.
  • Encefalopatia: danni cerebrali dovuti alla mancanza di ossigeno o alle tossine, che possono manifestarsi con convulsioni.
  • Otite media: infezione dell'orecchio medio.
  • Perdita di peso: dovuta alle difficoltà alimentari e al vomito persistente.

Con un trattamento adeguato e un monitoraggio attento, la maggior parte dei pazienti guarisce senza esiti permanenti, ma la tosse residua può persistere per mesi (da qui il nome "tosse dei cento giorni").

Prevenzione

La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace. Esistono due tipi principali di vaccino, entrambi combinati con quelli per tetano e difterite:

  • DTaP (per bambini): Somministrato in più dosi (solitamente a 2, 4, 6 mesi, con richiami a 12-18 mesi e 5-6 anni).
  • Tdap (per adolescenti e adulti): Un richiamo con dosaggio ridotto di antigene pertossico, raccomandato ogni 10 anni.

Strategie preventive cruciali:

  1. Vaccinazione in gravidanza: È fortemente raccomandato che le donne incinte ricevano il vaccino Tdap tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione. Questo permette il passaggio di anticorpi materni al feto, proteggendo il neonato nei primi mesi di vita, prima che possa essere vaccinato direttamente.
  2. Strategia "Cocooning": Vaccinare tutti i membri della famiglia e le persone che saranno a stretto contatto con un neonato per creare una "bolla" di protezione attorno a lui.
  3. Profilassi post-esposizione: La somministrazione di antibiotici ai contatti stretti di un caso confermato, indipendentemente dal loro stato vaccinale, per prevenire l'insorgenza della malattia.

Quando Consultare un Medico

È necessario contattare immediatamente un medico o recarsi in pronto soccorso se il paziente (specialmente se bambino) presenta:

  • Episodi di apnea o difficoltà respiratorie evidenti.
  • Colorazione bluastra o pallore estremo del volto durante la tosse (cianosi).
  • Vomito persistente che impedisce l'idratazione.
  • Segni di disidratazione (bocca secca, assenza di lacrime, riduzione della minzione).
  • Convulsioni o stato confusionale.
  • Una tosse che peggiora progressivamente invece di migliorare dopo una settimana.

Un intervento tempestivo è fondamentale per prevenire le forme più gravi della malattia e proteggere i membri più fragili della comunità.

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