Infezioni Nosocomiali (Infezioni Correlate all'Assistenza)

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Definizione

Le infezioni nosocomiali, oggi più correttamente definite Infezioni Correlate all'Assistenza (ICA), rappresentano una delle complicanze più frequenti e gravi che possono verificarsi durante un percorso di cura. Per definizione, un'infezione viene classificata come nosocomiale quando insorge durante il ricovero in ospedale o in altre strutture sanitarie (come cliniche riabilitative o lungodegenze), a condizione che non fosse presente né in fase di incubazione al momento dell'ingresso del paziente. Generalmente, si considera nosocomiale un'infezione che si manifesta almeno 48 ore dopo l'ammissione o fino a un periodo variabile dopo la dimissione (specialmente nel caso di infezioni del sito chirurgico).

Queste condizioni non riguardano solo i pazienti ricoverati, ma possono colpire anche il personale sanitario, i tirocinanti e i visitatori, sebbene la popolazione più vulnerabile rimanga quella dei degenti. Il concetto di ICA si è evoluto nel tempo per includere non solo l'ambiente ospedaliero in senso stretto, ma tutti i contesti in cui viene erogata assistenza sanitaria, inclusi gli ambulatori, i centri di dialisi e l'assistenza domiciliare protetta.

L'impatto delle infezioni nosocomiali è estremamente rilevante sia per la salute pubblica che per l'economia sanitaria. Esse comportano un prolungamento significativo della degenza ospedaliera, un aumento della mortalità, la necessità di trattamenti farmacologici complessi e costosi, e un incremento del rischio di disabilità a lungo termine. Inoltre, le ICA sono strettamente legate al fenomeno dell'antibiotico-resistenza, rendendo spesso difficile l'eradicazione dei patogeni coinvolti.

Dal punto di vista epidemiologico, le infezioni più comuni includono le infezioni del tratto urinario, le polmoniti, le infezioni del sito chirurgico e le batteriemie (infezioni del sangue). La comprensione della loro natura è il primo passo per implementare strategie di controllo efficaci e migliorare la sicurezza del paziente.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause delle infezioni nosocomiali sono multifattoriali e derivano dall'interazione tra microrganismi patogeni, l'ambiente sanitario e la suscettibilità dell'ospite. I principali agenti responsabili sono batteri, virus, funghi e, più raramente, parassiti. Molti di questi microrganismi fanno parte della normale flora batterica del paziente (infezioni endogene) ma diventano patogeni a causa di procedure invasive o immunodepressione. Altri provengono dall'ambiente esterno, da altri pazienti o dal personale (infezioni esogene).

Un fattore critico è la presenza di batteri multiresistenti (MDR), come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA), l'Enterococcus resistente alla vancomicina (VRE) e vari ceppi di Enterobacteriaceae produttori di carbapenemasi (CRE). Questi microrganismi prosperano negli ospedali a causa dell'uso intensivo di antibiotici, che seleziona i ceppi più forti e difficili da trattare.

I fattori di rischio possono essere suddivisi in tre categorie principali:

  1. Fattori legati al paziente: L'età avanzata o la prematurità estrema, la presenza di malattie croniche come il diabete, l'insufficienza renale o l'obesità, e condizioni di immunodepressione (dovute a chemioterapia, trapianti o HIV) aumentano drasticamente la vulnerabilità.
  2. Procedure invasive: L'uso di dispositivi medici è il principale fattore scatenante. Cateteri urinari, cateteri venosi centrali, tubi endotracheali per la ventilazione meccanica e drenaggi chirurgici rompono le barriere naturali del corpo, offrendo ai batteri una via d'accesso diretta.
  3. Fattori ambientali e organizzativi: Il sovraffollamento dei reparti, il rapporto inadeguato tra personale e pazienti, la scarsa igiene delle mani e la sanificazione insufficiente delle superfici e degli strumenti medici contribuiscono alla diffusione dei patogeni.

Inoltre, la durata della degenza gioca un ruolo cruciale: più a lungo un paziente rimane in un ambiente sanitario, maggiore è la probabilità di entrare in contatto con microrganismi resistenti. Anche la complessità degli interventi chirurgici e la necessità di manovre d'emergenza possono elevare il rischio di contaminazione accidentale.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi delle infezioni nosocomiali variano drasticamente a seconda del sito dell'infezione e dell'agente patogeno coinvolto. Tuttavia, esistono alcuni segnali sistemici comuni che devono allertare immediatamente il personale medico.

Il segno più frequente è l'ipertermia (febbre), spesso accompagnata da brividi intensi. In alcuni pazienti, specialmente negli anziani o negli immunodepressi, la febbre potrebbe non manifestarsi, presentandosi invece con un'improvvisa pressione bassa o uno stato confusionale acuto.

Le manifestazioni specifiche per apparato includono:

  • Infezioni del tratto respiratorio (es. polmonite associata a ventilazione): Il paziente può presentare tosse persistente, produzione di catarro purulento, difficoltà respiratoria e un peggioramento dei parametri di ossigenazione. Altri segni includono dolore al torace durante la respirazione.
  • Infezioni del tratto urinario (spesso legate al catetere): I sintomi tipici sono la difficoltà o dolore durante la minzione, il bisogno urgente di urinare e il dolore nella zona pelvica. Se l'infezione risale verso i reni, può comparire dolore lombare.
  • Infezioni del sito chirurgico: Si osservano localmente arrossamento, gonfiore, calore al tatto e dolore nella zona della ferita. Spesso è presente una fuoriuscita di pus o di liquido siero-ematico dai bordi della sutura.
  • Infezioni del sangue (batteriemie e sepsi): Queste sono le forme più pericolose. Oltre alla febbre alta, si possono riscontrare battito cardiaco accelerato, respirazione rapida, stanchezza estrema e segni di shock, come pelle fredda e marezzata.
  • Infezioni gastrointestinali (es. da Clostridioides difficile): Si manifestano tipicamente con diarrea acquosa profusa, dolori addominali crampiformi, nausea e talvolta vomito.

È fondamentale monitorare costantemente i pazienti fragili, poiché i sintomi possono essere inizialmente sfumati e progredire rapidamente verso quadri clinici critici.

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Diagnosi

La diagnosi di un'infezione nosocomiale richiede un approccio integrato che combina l'osservazione clinica, gli esami di laboratorio e le indagini strumentali. Il sospetto nasce solitamente dalla comparsa di nuovi sintomi durante il ricovero o subito dopo la dimissione.

Il primo passo consiste nell'esecuzione di esami del sangue per valutare gli indici di flogosi (infiammazione). Un aumento dei globuli bianchi (leucocitosi) e della Proteina C Reattiva (PCR) è indicativo di un processo infettivo in corso. In casi più gravi, si misura la procalcitonina, un marcatore specifico per le infezioni batteriche sistemiche.

La conferma dell'agente eziologico avviene tramite esami microbiologici:

  • Emocolture: Prelievi di sangue per identificare batteri o funghi circolanti.
  • Urinocoltura: Per diagnosticare infezioni urinarie.
  • Esame dell'espettorato o aspirato tracheale: Per le polmoniti.
  • Tamponi cutanei o colture di tessuto: Per le infezioni delle ferite chirurgiche.
  • Coprocoltura: Per la ricerca di tossine di Clostridioides difficile in caso di diarrea.

Una volta isolato il microrganismo, viene eseguito l'antibiogramma, un test fondamentale per determinare a quali antibiotici il batterio è sensibile o resistente. Questo permette di impostare una terapia mirata, evitando l'uso di farmaci inefficaci.

Le indagini strumentali, come la radiografia del torace, l'ecografia addominale o la TC, vengono utilizzate per localizzare focolai infettivi profondi, ascessi o versamenti che potrebbero richiedere un intervento di drenaggio.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento delle infezioni nosocomiali è complesso e deve essere tempestivo. La strategia terapeutica si basa su tre pilastri: terapia antimicrobica, gestione dei dispositivi medici e supporto delle funzioni vitali.

La terapia antibiotica viene inizialmente somministrata in modo "empirico", ovvero basandosi sui patogeni più probabili in quel determinato reparto. Una volta ottenuti i risultati dell'antibiogramma, il medico passa a una terapia "mirata", scegliendo il farmaco più efficace e con il minor spettro d'azione possibile per ridurre il rischio di ulteriori resistenze. In caso di infezioni fungine, si utilizzano farmaci antimicotici specifici.

Se l'infezione è correlata a un dispositivo medico (come un catetere venoso o urinario), la rimozione o la sostituzione del dispositivo è spesso indispensabile per la guarigione, poiché i batteri possono formare un "biofilm" protettivo sulla superficie della plastica che li rende inattaccabili dagli antibiotici.

Il supporto clinico include l'idratazione endovenosa per mantenere la pressione arteriosa, la somministrazione di ossigeno in caso di polmonite e, nei casi di sepsi grave, il ricovero in terapia intensiva per il supporto delle funzioni d'organo. In presenza di ascessi o infezioni profonde del sito chirurgico, può essere necessario un intervento di sbrigliamento chirurgico per rimuovere il tessuto necrotico e drenare il materiale purulento.

Infine, è fondamentale la gestione nutrizionale del paziente per sostenere il sistema immunitario e favorire i processi di riparazione dei tessuti.

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Prognosi e Decorso

La prognosi di un'infezione nosocomiale dipende da numerosi fattori, tra cui l'aggressività del patogeno, la tempestività della diagnosi e le condizioni generali di salute del paziente. Molte infezioni, se identificate precocemente e trattate correttamente, si risolvono senza esiti permanenti, sebbene richiedano un prolungamento del ricovero di diversi giorni o settimane.

Tuttavia, in presenza di batteri multiresistenti o in pazienti estremamente fragili, il decorso può essere complicato. Le polmoniti nosocomiali e le sepsi hanno tassi di mortalità significativi, che possono superare il 20-30% in contesti critici. Le complicazioni a lungo termine possono includere insufficienza d'organo cronica, necessità di riabilitazione motoria o respiratoria prolungata e una riduzione della qualità della vita.

Il decorso post-infezione richiede spesso un monitoraggio attento anche dopo la dimissione, per assicurarsi che non vi siano recidive e che la ferita chirurgica o l'organo colpito stiano guarendo correttamente.

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Prevenzione

La prevenzione è l'arma più efficace contro le infezioni nosocomiali. La maggior parte delle ICA è prevenibile attraverso l'applicazione rigorosa di protocolli standardizzati.

  1. Igiene delle mani: È la misura singola più importante. Il personale sanitario e i visitatori devono lavare le mani con acqua e sapone o utilizzare soluzioni alcoliche prima e dopo ogni contatto con il paziente o con il suo ambiente circostante.
  2. Uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI): L'impiego corretto di guanti, camici, mascherine e occhiali protettivi previene la trasmissione crociata dei microrganismi.
  3. Sterilizzazione e Disinfezione: Tutti gli strumenti chirurgici devono essere sterili, e le superfici ospedaliere devono essere regolarmente sanificate con prodotti specifici.
  4. Gestione dei cateteri: I dispositivi invasivi devono essere inseriti solo quando strettamente necessario e rimossi il prima possibile.
  5. Antibiotic Stewardship: Programmi ospedalieri per l'uso prudente degli antibiotici aiutano a prevenire l'insorgenza di ceppi resistenti.
  6. Isolamento: I pazienti colonizzati da batteri multiresistenti devono essere isolati in stanze singole o raggruppati (coorting) per evitare la diffusione del patogeno ad altri degenti.

Anche i pazienti e i familiari possono contribuire non toccando le medicazioni, non manipolando i cateteri e segnalando immediatamente al personale eventuali anomalie.

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Quando Consultare un Medico

Se siete stati recentemente dimessi da un ospedale o da una struttura sanitaria, è fondamentale prestare attenzione alla comparsa di nuovi sintomi nelle prime settimane successive al rientro a casa. Contattate immediatamente il vostro medico di base o il reparto di dimissione se notate:

  • Comparsa di febbre o brividi.
  • Arrossamento, calore, dolore o fuoriuscita di pus da una ferita chirurgica.
  • Bruciore persistente durante la minzione o urine torbide e maleodoranti.
  • Tosse persistente con difficoltà a respirare.
  • Diarrea grave e frequente (più di 3 scariche al giorno).
  • Un senso di profonda debolezza o confusione mentale che non era presente al momento della dimissione.

Un intervento rapido può prevenire complicazioni gravi e facilitare una guarigione completa.

Infezioni Nosocomiali (Infezioni Correlate all'Assistenza)

Definizione

Le infezioni nosocomiali, oggi più correttamente definite Infezioni Correlate all'Assistenza (ICA), rappresentano una delle complicanze più frequenti e gravi che possono verificarsi durante un percorso di cura. Per definizione, un'infezione viene classificata come nosocomiale quando insorge durante il ricovero in ospedale o in altre strutture sanitarie (come cliniche riabilitative o lungodegenze), a condizione che non fosse presente né in fase di incubazione al momento dell'ingresso del paziente. Generalmente, si considera nosocomiale un'infezione che si manifesta almeno 48 ore dopo l'ammissione o fino a un periodo variabile dopo la dimissione (specialmente nel caso di infezioni del sito chirurgico).

Queste condizioni non riguardano solo i pazienti ricoverati, ma possono colpire anche il personale sanitario, i tirocinanti e i visitatori, sebbene la popolazione più vulnerabile rimanga quella dei degenti. Il concetto di ICA si è evoluto nel tempo per includere non solo l'ambiente ospedaliero in senso stretto, ma tutti i contesti in cui viene erogata assistenza sanitaria, inclusi gli ambulatori, i centri di dialisi e l'assistenza domiciliare protetta.

L'impatto delle infezioni nosocomiali è estremamente rilevante sia per la salute pubblica che per l'economia sanitaria. Esse comportano un prolungamento significativo della degenza ospedaliera, un aumento della mortalità, la necessità di trattamenti farmacologici complessi e costosi, e un incremento del rischio di disabilità a lungo termine. Inoltre, le ICA sono strettamente legate al fenomeno dell'antibiotico-resistenza, rendendo spesso difficile l'eradicazione dei patogeni coinvolti.

Dal punto di vista epidemiologico, le infezioni più comuni includono le infezioni del tratto urinario, le polmoniti, le infezioni del sito chirurgico e le batteriemie (infezioni del sangue). La comprensione della loro natura è il primo passo per implementare strategie di controllo efficaci e migliorare la sicurezza del paziente.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause delle infezioni nosocomiali sono multifattoriali e derivano dall'interazione tra microrganismi patogeni, l'ambiente sanitario e la suscettibilità dell'ospite. I principali agenti responsabili sono batteri, virus, funghi e, più raramente, parassiti. Molti di questi microrganismi fanno parte della normale flora batterica del paziente (infezioni endogene) ma diventano patogeni a causa di procedure invasive o immunodepressione. Altri provengono dall'ambiente esterno, da altri pazienti o dal personale (infezioni esogene).

Un fattore critico è la presenza di batteri multiresistenti (MDR), come lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA), l'Enterococcus resistente alla vancomicina (VRE) e vari ceppi di Enterobacteriaceae produttori di carbapenemasi (CRE). Questi microrganismi prosperano negli ospedali a causa dell'uso intensivo di antibiotici, che seleziona i ceppi più forti e difficili da trattare.

I fattori di rischio possono essere suddivisi in tre categorie principali:

  1. Fattori legati al paziente: L'età avanzata o la prematurità estrema, la presenza di malattie croniche come il diabete, l'insufficienza renale o l'obesità, e condizioni di immunodepressione (dovute a chemioterapia, trapianti o HIV) aumentano drasticamente la vulnerabilità.
  2. Procedure invasive: L'uso di dispositivi medici è il principale fattore scatenante. Cateteri urinari, cateteri venosi centrali, tubi endotracheali per la ventilazione meccanica e drenaggi chirurgici rompono le barriere naturali del corpo, offrendo ai batteri una via d'accesso diretta.
  3. Fattori ambientali e organizzativi: Il sovraffollamento dei reparti, il rapporto inadeguato tra personale e pazienti, la scarsa igiene delle mani e la sanificazione insufficiente delle superfici e degli strumenti medici contribuiscono alla diffusione dei patogeni.

Inoltre, la durata della degenza gioca un ruolo cruciale: più a lungo un paziente rimane in un ambiente sanitario, maggiore è la probabilità di entrare in contatto con microrganismi resistenti. Anche la complessità degli interventi chirurgici e la necessità di manovre d'emergenza possono elevare il rischio di contaminazione accidentale.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi delle infezioni nosocomiali variano drasticamente a seconda del sito dell'infezione e dell'agente patogeno coinvolto. Tuttavia, esistono alcuni segnali sistemici comuni che devono allertare immediatamente il personale medico.

Il segno più frequente è l'ipertermia (febbre), spesso accompagnata da brividi intensi. In alcuni pazienti, specialmente negli anziani o negli immunodepressi, la febbre potrebbe non manifestarsi, presentandosi invece con un'improvvisa pressione bassa o uno stato confusionale acuto.

Le manifestazioni specifiche per apparato includono:

  • Infezioni del tratto respiratorio (es. polmonite associata a ventilazione): Il paziente può presentare tosse persistente, produzione di catarro purulento, difficoltà respiratoria e un peggioramento dei parametri di ossigenazione. Altri segni includono dolore al torace durante la respirazione.
  • Infezioni del tratto urinario (spesso legate al catetere): I sintomi tipici sono la difficoltà o dolore durante la minzione, il bisogno urgente di urinare e il dolore nella zona pelvica. Se l'infezione risale verso i reni, può comparire dolore lombare.
  • Infezioni del sito chirurgico: Si osservano localmente arrossamento, gonfiore, calore al tatto e dolore nella zona della ferita. Spesso è presente una fuoriuscita di pus o di liquido siero-ematico dai bordi della sutura.
  • Infezioni del sangue (batteriemie e sepsi): Queste sono le forme più pericolose. Oltre alla febbre alta, si possono riscontrare battito cardiaco accelerato, respirazione rapida, stanchezza estrema e segni di shock, come pelle fredda e marezzata.
  • Infezioni gastrointestinali (es. da Clostridioides difficile): Si manifestano tipicamente con diarrea acquosa profusa, dolori addominali crampiformi, nausea e talvolta vomito.

È fondamentale monitorare costantemente i pazienti fragili, poiché i sintomi possono essere inizialmente sfumati e progredire rapidamente verso quadri clinici critici.

Diagnosi

La diagnosi di un'infezione nosocomiale richiede un approccio integrato che combina l'osservazione clinica, gli esami di laboratorio e le indagini strumentali. Il sospetto nasce solitamente dalla comparsa di nuovi sintomi durante il ricovero o subito dopo la dimissione.

Il primo passo consiste nell'esecuzione di esami del sangue per valutare gli indici di flogosi (infiammazione). Un aumento dei globuli bianchi (leucocitosi) e della Proteina C Reattiva (PCR) è indicativo di un processo infettivo in corso. In casi più gravi, si misura la procalcitonina, un marcatore specifico per le infezioni batteriche sistemiche.

La conferma dell'agente eziologico avviene tramite esami microbiologici:

  • Emocolture: Prelievi di sangue per identificare batteri o funghi circolanti.
  • Urinocoltura: Per diagnosticare infezioni urinarie.
  • Esame dell'espettorato o aspirato tracheale: Per le polmoniti.
  • Tamponi cutanei o colture di tessuto: Per le infezioni delle ferite chirurgiche.
  • Coprocoltura: Per la ricerca di tossine di Clostridioides difficile in caso di diarrea.

Una volta isolato il microrganismo, viene eseguito l'antibiogramma, un test fondamentale per determinare a quali antibiotici il batterio è sensibile o resistente. Questo permette di impostare una terapia mirata, evitando l'uso di farmaci inefficaci.

Le indagini strumentali, come la radiografia del torace, l'ecografia addominale o la TC, vengono utilizzate per localizzare focolai infettivi profondi, ascessi o versamenti che potrebbero richiedere un intervento di drenaggio.

Trattamento e Terapie

Il trattamento delle infezioni nosocomiali è complesso e deve essere tempestivo. La strategia terapeutica si basa su tre pilastri: terapia antimicrobica, gestione dei dispositivi medici e supporto delle funzioni vitali.

La terapia antibiotica viene inizialmente somministrata in modo "empirico", ovvero basandosi sui patogeni più probabili in quel determinato reparto. Una volta ottenuti i risultati dell'antibiogramma, il medico passa a una terapia "mirata", scegliendo il farmaco più efficace e con il minor spettro d'azione possibile per ridurre il rischio di ulteriori resistenze. In caso di infezioni fungine, si utilizzano farmaci antimicotici specifici.

Se l'infezione è correlata a un dispositivo medico (come un catetere venoso o urinario), la rimozione o la sostituzione del dispositivo è spesso indispensabile per la guarigione, poiché i batteri possono formare un "biofilm" protettivo sulla superficie della plastica che li rende inattaccabili dagli antibiotici.

Il supporto clinico include l'idratazione endovenosa per mantenere la pressione arteriosa, la somministrazione di ossigeno in caso di polmonite e, nei casi di sepsi grave, il ricovero in terapia intensiva per il supporto delle funzioni d'organo. In presenza di ascessi o infezioni profonde del sito chirurgico, può essere necessario un intervento di sbrigliamento chirurgico per rimuovere il tessuto necrotico e drenare il materiale purulento.

Infine, è fondamentale la gestione nutrizionale del paziente per sostenere il sistema immunitario e favorire i processi di riparazione dei tessuti.

Prognosi e Decorso

La prognosi di un'infezione nosocomiale dipende da numerosi fattori, tra cui l'aggressività del patogeno, la tempestività della diagnosi e le condizioni generali di salute del paziente. Molte infezioni, se identificate precocemente e trattate correttamente, si risolvono senza esiti permanenti, sebbene richiedano un prolungamento del ricovero di diversi giorni o settimane.

Tuttavia, in presenza di batteri multiresistenti o in pazienti estremamente fragili, il decorso può essere complicato. Le polmoniti nosocomiali e le sepsi hanno tassi di mortalità significativi, che possono superare il 20-30% in contesti critici. Le complicazioni a lungo termine possono includere insufficienza d'organo cronica, necessità di riabilitazione motoria o respiratoria prolungata e una riduzione della qualità della vita.

Il decorso post-infezione richiede spesso un monitoraggio attento anche dopo la dimissione, per assicurarsi che non vi siano recidive e che la ferita chirurgica o l'organo colpito stiano guarendo correttamente.

Prevenzione

La prevenzione è l'arma più efficace contro le infezioni nosocomiali. La maggior parte delle ICA è prevenibile attraverso l'applicazione rigorosa di protocolli standardizzati.

  1. Igiene delle mani: È la misura singola più importante. Il personale sanitario e i visitatori devono lavare le mani con acqua e sapone o utilizzare soluzioni alcoliche prima e dopo ogni contatto con il paziente o con il suo ambiente circostante.
  2. Uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI): L'impiego corretto di guanti, camici, mascherine e occhiali protettivi previene la trasmissione crociata dei microrganismi.
  3. Sterilizzazione e Disinfezione: Tutti gli strumenti chirurgici devono essere sterili, e le superfici ospedaliere devono essere regolarmente sanificate con prodotti specifici.
  4. Gestione dei cateteri: I dispositivi invasivi devono essere inseriti solo quando strettamente necessario e rimossi il prima possibile.
  5. Antibiotic Stewardship: Programmi ospedalieri per l'uso prudente degli antibiotici aiutano a prevenire l'insorgenza di ceppi resistenti.
  6. Isolamento: I pazienti colonizzati da batteri multiresistenti devono essere isolati in stanze singole o raggruppati (coorting) per evitare la diffusione del patogeno ad altri degenti.

Anche i pazienti e i familiari possono contribuire non toccando le medicazioni, non manipolando i cateteri e segnalando immediatamente al personale eventuali anomalie.

Quando Consultare un Medico

Se siete stati recentemente dimessi da un ospedale o da una struttura sanitaria, è fondamentale prestare attenzione alla comparsa di nuovi sintomi nelle prime settimane successive al rientro a casa. Contattate immediatamente il vostro medico di base o il reparto di dimissione se notate:

  • Comparsa di febbre o brividi.
  • Arrossamento, calore, dolore o fuoriuscita di pus da una ferita chirurgica.
  • Bruciore persistente durante la minzione o urine torbide e maleodoranti.
  • Tosse persistente con difficoltà a respirare.
  • Diarrea grave e frequente (più di 3 scariche al giorno).
  • Un senso di profonda debolezza o confusione mentale che non era presente al momento della dimissione.

Un intervento rapido può prevenire complicazioni gravi e facilitare una guarigione completa.

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