Autolesionismo intenzionale mediante inserimento di corpo estraneo in un orifizio
DIZIONARIO MEDICO
Definizione
L'autolesionismo intenzionale mediante inserimento di corpo estraneo in un orifizio è una condizione clinica complessa classificata dal sistema ICD-11 (codice PD20) che rientra nelle manifestazioni di danno autoinflicto. Questa pratica consiste nell'introduzione deliberata di oggetti di varia natura (metallo, plastica, vetro, legno o materiale organico) all'interno di aperture naturali del corpo, come il retto, l'uretra, la vagina, il condotto uditivo, le narici o la cavità orale. A differenza dell'ingestione accidentale o dell'inserimento involontario, questa azione è guidata da una volontà cosciente di arrecare danno a se stessi o come risposta a un profondo disagio psicologico.
Dal punto di vista medico, questa condizione rappresenta una sfida sia per il personale di emergenza che per gli specialisti della salute mentale. Spesso, il paziente giunge all'osservazione medica con ritardo a causa del forte senso di vergogna o dello stigma sociale associato al gesto. È fondamentale distinguere questa pratica dalle attività di sperimentazione sessuale o dal piacere erotico (pratiche di BDSM o parafilie), sebbene in alcuni casi i confini possano apparire sfumati; nell'autolesionismo codificato come PD20, l'intento primario non è il piacere, ma la punizione fisica, la gestione di un dolore emotivo intollerabile o una richiesta d'aiuto non verbalizzata.
La gravità delle lesioni può variare drasticamente: da lievi irritazioni locali a emergenze chirurgiche pericolose per la vita, come la perforazione di organi interni o emorragie massive. La gestione richiede quindi un approccio multidisciplinare che integri la chirurgia, l'urologia o la ginecologia con un supporto psichiatrico e psicoterapeutico intensivo per prevenire le recidive, che sono purtroppo frequenti in questa tipologia di pazienti.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause alla base dell'autolesionismo mediante inserimento di corpi estranei sono prevalentemente di natura psichiatrica e psicologica. Non si tratta di una patologia isolata, ma spesso di un sintomo di un disturbo sottostante più profondo. Uno dei fattori di rischio principali è la presenza di un disturbo borderline di personalità, caratterizzato da instabilità emotiva, impulsività e difficoltà nella regolazione degli affetti. In questi pazienti, il dolore fisico provocato dall'oggetto può fungere da "distrazione" o da meccanismo di scarico per un'angoscia psichica percepita come ancora più dolorosa.
Altre condizioni psichiatriche frequentemente associate includono la depressione maggiore, dove il gesto può assumere una connotazione punitiva verso se stessi, e la schizofrenia o altri disturbi psicotici, in cui l'inserimento può essere dettato da allucinazioni uditive o deliri (ad esempio, il tentativo di rimuovere un "microchip" immaginario o di bloccare voci persecutorie). Anche il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), specialmente se legato ad abusi sessuali subiti nell'infanzia, è un fattore di rischio significativo, poiché il trauma può portare a comportamenti di dissociazione o di rivittimizzazione attraverso il corpo.
Esistono anche fattori ambientali e sociali. Questa pratica è statisticamente più rilevata in contesti di restrizione della libertà, come le carceri o le strutture psichiatriche giudiziarie, dove l'autolesionismo può diventare una forma estrema di protesta, un modo per ottenere il trasferimento in ospedale o un tentativo di esercitare controllo sul proprio corpo in un ambiente coercitivo. Inoltre, l'abuso di sostanze può abbassare i freni inibitori e facilitare il compimento di gesti autolesivi impulsivi.
Infine, non vanno trascurati i fattori neurobiologici. Alcuni studi suggeriscono che le persone che praticano l'autolesionismo possano avere una diversa soglia del dolore o una disregolazione del sistema degli oppioidi endogeni e della dopamina, che porta a una ricerca compulsiva di sensazioni forti per contrastare un senso di vuoto interiore o di intorpidimento emotivo.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
I sintomi variano sensibilmente a seconda dell'orifizio coinvolto, delle dimensioni e della natura dell'oggetto inserito, nonché del tempo trascorso dall'evento. Spesso il paziente non dichiara immediatamente l'accaduto, rendendo la diagnosi basata solo sulla presentazione clinica.
In caso di inserimento nel retto, il sintomo cardine è il dolore addominale o pelvico, spesso accompagnato da tenesmo (sensazione di dover evacuare senza riuscirci). Si può osservare sanguinamento rettale di entità variabile. Se l'oggetto causa un'ostruzione, il paziente presenterà i segni di una occlusione intestinale, come nausea, vomito e distensione dell'addome. La complicanza più temibile è la perforazione intestinale, che evolve rapidamente in peritonite, caratterizzata da addome a tavola, febbre alta e segni di sepsi.
Per quanto riguarda l'apparato urogenitale, l'inserimento di oggetti nell'uretra provoca difficoltà a urinare, minzione dolorosa e presenza di sangue nelle urine. In alcuni casi può verificarsi una ritenzione urinaria acuta. Se l'oggetto rimane in sede per lungo tempo, possono insorgere infezioni delle vie urinarie ricorrenti. Nelle donne, l'inserimento vaginale può causare perdite vaginali anomale maleodoranti, dolore pelvico e sanguinamenti intermestruali.
Se l'autolesionismo coinvolge le orecchie o il naso, i sintomi includono calo dell'udito, dolore all'orecchio, sangue dal naso o secrezioni purulente unilaterali. A livello cutaneo e mucoso, intorno all'orifizio interessato, sono spesso visibili gonfiore, arrossamento e talvolta lacerazioni o ecchimosi.
Dal punto di vista psicologico, il paziente può mostrare uno stato di forte ansia, agitazione, o al contrario un'estrema apatia e distacco emotivo (dissociazione). È frequente la presenza di ideazione suicidaria concomitante, che deve essere sempre indagata con estrema cautela.
Diagnosi
Il processo diagnostico inizia con un'anamnesi accurata, condotta con un approccio empatico e non giudicante. Poiché molti pazienti omettono l'inserimento del corpo estraneo per vergogna, il medico deve sospettare questa condizione di fronte a sintomi localizzati insoliti o resistenti alle terapie standard. L'esame obiettivo è il passo successivo: l'esplorazione rettale, l'ispezione vaginale con speculum o l'otoscopia/rinoscopia permettono spesso di visualizzare o palpare l'oggetto.
La diagnostica per immagini è fondamentale per confermare la posizione, la natura e il numero degli oggetti, nonché per valutare eventuali danni interni. La radiografia dell'addome o del bacino è l'esame di primo livello, utile per individuare oggetti radiopachi (metallo, vetro, alcuni tipi di plastica). Tuttavia, oggetti in legno o materiale organico potrebbero non essere visibili ai raggi X; in questi casi, l'ecografia o la Tomografia Computerizzata (TC) sono necessarie per una valutazione più dettagliata e per escludere la presenza di aria libera in addome, segno di perforazione.
In ambito urologico, l'uretroscopia o la cistoscopia possono essere sia diagnostiche che operative. Analogamente, per il retto, la rettosigmoidoscopia permette di visualizzare direttamente l'oggetto e valutare lo stato della mucosa.
Una parte integrante della diagnosi è la valutazione psichiatrica d'urgenza. Una volta stabilizzato il paziente dal punto di vista fisico, è essenziale determinare il rischio di ripetizione del gesto e la presenza di disturbi mentali acuti. Questa valutazione serve a definire se il paziente necessita di un ricovero in un reparto di psichiatria (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura - SPDC) o se può essere seguito ambulatorialmente.
Trattamento e Terapie
Il trattamento si divide in due fasi: la gestione dell'emergenza medica/chirurgica e l'intervento psichiatrico a lungo termine.
Rimozione del corpo estraneo: La priorità è la rimozione sicura dell'oggetto. In molti casi, specialmente per i corpi estranei rettali o vaginali, si tenta inizialmente una rimozione manuale o endoscopica sotto sedazione o anestesia locale. L'uso di endoscopi permette di afferrare l'oggetto con pinze speciali riducendo il rischio di ulteriori traumi alle mucose. Se l'oggetto è situato in profondità, ha bordi taglienti o se vi sono segni di perforazione, è necessario l'intervento chirurgico d'urgenza (laparotomia o laparoscopia) per estrarre il corpo estraneo e riparare i tessuti danneggiati.
Terapia farmacologica: Dopo la rimozione, possono essere prescritti antibiotici a largo spettro per prevenire o curare infezioni locali o sistemiche. In caso di dolore severo, si utilizzano analgesici. Se il paziente presenta una grave agitazione psicomotoria, possono essere somministrati farmaci ansiolitici o antipsicotici a breve termine.
Supporto Psichiatrico e Psicoterapeutico: Questa è la parte più critica per la guarigione a lungo termine. Il trattamento d'elezione per i disturbi di personalità associati all'autolesionismo è la Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT), che aiuta il paziente a sviluppare competenze per tollerare la sofferenza emotiva senza ricorrere al danno fisico. Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è efficace nel ristrutturare i pensieri disfunzionali che portano al gesto autolesivo.
La terapia farmacologica psichiatrica può includere stabilizzatori dell'umore, antidepressivi (SSRI) o antipsicotici atipici, a seconda della diagnosi sottostante, per ridurre l'impulsività e migliorare il controllo degli impulsi.
Prognosi e Decorso
La prognosi fisica dipende dalla tempestività dell'intervento e dalla gravità delle lesioni iniziali. Se trattate precocemente, la maggior parte delle lesioni guarisce senza esiti permanenti. Tuttavia, complicazioni come la peritonite o la sepsi possono avere esiti fatali o richiedere interventi demolitivi (come una colostomia temporanea o permanente). Lesioni uretrali gravi possono esitare in stenosi (restringimenti) che richiedono interventi correttivi futuri.
Dal punto di vista psicologico, la prognosi è più riservata. L'autolesionismo mediante inserimento di corpi estranei tende ad avere un alto tasso di recidiva se la causa psichiatrica sottostante non viene adeguatamente trattata. Il decorso è spesso cronico-ricorrente, con periodi di stabilità alternati a crisi acute in risposta a stress ambientali o relazionali.
Il successo a lungo termine dipende dalla capacità del paziente di aderire al percorso terapeutico e dalla costruzione di una solida rete di supporto (familiare, sociale e professionale). La guarigione non è solo l'assenza di lesioni fisiche, ma il raggiungimento di un equilibrio emotivo che renda superfluo il ricorso all'autolesionismo.
Prevenzione
La prevenzione primaria si basa sull'identificazione precoce dei soggetti a rischio. Nei pazienti con diagnosi note di disturbi di personalità o depressione, è fondamentale monitorare i segnali di peggioramento del disagio psicologico. Programmi di educazione emotiva nelle scuole e un accesso facilitato ai servizi di salute mentale possono ridurre l'incidenza di comportamenti autolesivi negli adolescenti e nei giovani adulti.
Nelle strutture protette (ospedali, carceri), la prevenzione passa attraverso la limitazione dell'accesso a oggetti potenzialmente pericolosi e una sorveglianza attiva, che però deve essere bilanciata con il rispetto della dignità della persona. La formazione del personale sanitario e penitenziario è cruciale per riconoscere i segnali premonitori e intervenire con un approccio de-escalation.
La prevenzione delle recidive (prevenzione secondaria) richiede un piano di crisi personalizzato. Il paziente deve essere istruito a riconoscere i trigger (eventi scatenanti) e ad utilizzare tecniche di coping alternative, come il contatto con un terapeuta, l'esercizio fisico o tecniche di rilassamento, prima che l'impulso all'autolesionismo diventi incontrollabile.
Quando Consultare un Medico
È indispensabile rivolgersi immediatamente a un Pronto Soccorso se si è inserito un oggetto in un orifizio e non si è in grado di rimuoverlo facilmente e senza dolore. Non bisogna tentare manovre di estrazione domestiche con strumenti improvvisati (pinze, ganci), poiché il rischio di spingere l'oggetto più in profondità o di causare emorragie è elevatissimo.
I segnali di allarme che richiedono un intervento medico urgente includono:
- Dolore addominale o pelvico acuto e persistente.
- Sanguinamento abbondante dal retto, dall'uretra o dalla vagina.
- Febbre e brividi.
- Impossibilità di urinare o di evacuare.
- Presenza di un oggetto tagliente, appuntito o di batterie a bottone (estremamente pericolose per la corrosione chimica).
Oltre all'emergenza fisica, è fondamentale cercare aiuto medico (psichiatra o psicologo) se si avverte un impulso ricorrente a farsi del male, anche se non è ancora stato messo in atto. Esistono linee telefoniche di ascolto e servizi di urgenza psichiatrica pronti a intervenire prima che il disagio si trasformi in un danno fisico grave.
Autolesionismo intenzionale mediante inserimento di corpo estraneo in un orifizio
Definizione
L'autolesionismo intenzionale mediante inserimento di corpo estraneo in un orifizio è una condizione clinica complessa classificata dal sistema ICD-11 (codice PD20) che rientra nelle manifestazioni di danno autoinflicto. Questa pratica consiste nell'introduzione deliberata di oggetti di varia natura (metallo, plastica, vetro, legno o materiale organico) all'interno di aperture naturali del corpo, come il retto, l'uretra, la vagina, il condotto uditivo, le narici o la cavità orale. A differenza dell'ingestione accidentale o dell'inserimento involontario, questa azione è guidata da una volontà cosciente di arrecare danno a se stessi o come risposta a un profondo disagio psicologico.
Dal punto di vista medico, questa condizione rappresenta una sfida sia per il personale di emergenza che per gli specialisti della salute mentale. Spesso, il paziente giunge all'osservazione medica con ritardo a causa del forte senso di vergogna o dello stigma sociale associato al gesto. È fondamentale distinguere questa pratica dalle attività di sperimentazione sessuale o dal piacere erotico (pratiche di BDSM o parafilie), sebbene in alcuni casi i confini possano apparire sfumati; nell'autolesionismo codificato come PD20, l'intento primario non è il piacere, ma la punizione fisica, la gestione di un dolore emotivo intollerabile o una richiesta d'aiuto non verbalizzata.
La gravità delle lesioni può variare drasticamente: da lievi irritazioni locali a emergenze chirurgiche pericolose per la vita, come la perforazione di organi interni o emorragie massive. La gestione richiede quindi un approccio multidisciplinare che integri la chirurgia, l'urologia o la ginecologia con un supporto psichiatrico e psicoterapeutico intensivo per prevenire le recidive, che sono purtroppo frequenti in questa tipologia di pazienti.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause alla base dell'autolesionismo mediante inserimento di corpi estranei sono prevalentemente di natura psichiatrica e psicologica. Non si tratta di una patologia isolata, ma spesso di un sintomo di un disturbo sottostante più profondo. Uno dei fattori di rischio principali è la presenza di un disturbo borderline di personalità, caratterizzato da instabilità emotiva, impulsività e difficoltà nella regolazione degli affetti. In questi pazienti, il dolore fisico provocato dall'oggetto può fungere da "distrazione" o da meccanismo di scarico per un'angoscia psichica percepita come ancora più dolorosa.
Altre condizioni psichiatriche frequentemente associate includono la depressione maggiore, dove il gesto può assumere una connotazione punitiva verso se stessi, e la schizofrenia o altri disturbi psicotici, in cui l'inserimento può essere dettato da allucinazioni uditive o deliri (ad esempio, il tentativo di rimuovere un "microchip" immaginario o di bloccare voci persecutorie). Anche il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), specialmente se legato ad abusi sessuali subiti nell'infanzia, è un fattore di rischio significativo, poiché il trauma può portare a comportamenti di dissociazione o di rivittimizzazione attraverso il corpo.
Esistono anche fattori ambientali e sociali. Questa pratica è statisticamente più rilevata in contesti di restrizione della libertà, come le carceri o le strutture psichiatriche giudiziarie, dove l'autolesionismo può diventare una forma estrema di protesta, un modo per ottenere il trasferimento in ospedale o un tentativo di esercitare controllo sul proprio corpo in un ambiente coercitivo. Inoltre, l'abuso di sostanze può abbassare i freni inibitori e facilitare il compimento di gesti autolesivi impulsivi.
Infine, non vanno trascurati i fattori neurobiologici. Alcuni studi suggeriscono che le persone che praticano l'autolesionismo possano avere una diversa soglia del dolore o una disregolazione del sistema degli oppioidi endogeni e della dopamina, che porta a una ricerca compulsiva di sensazioni forti per contrastare un senso di vuoto interiore o di intorpidimento emotivo.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
I sintomi variano sensibilmente a seconda dell'orifizio coinvolto, delle dimensioni e della natura dell'oggetto inserito, nonché del tempo trascorso dall'evento. Spesso il paziente non dichiara immediatamente l'accaduto, rendendo la diagnosi basata solo sulla presentazione clinica.
In caso di inserimento nel retto, il sintomo cardine è il dolore addominale o pelvico, spesso accompagnato da tenesmo (sensazione di dover evacuare senza riuscirci). Si può osservare sanguinamento rettale di entità variabile. Se l'oggetto causa un'ostruzione, il paziente presenterà i segni di una occlusione intestinale, come nausea, vomito e distensione dell'addome. La complicanza più temibile è la perforazione intestinale, che evolve rapidamente in peritonite, caratterizzata da addome a tavola, febbre alta e segni di sepsi.
Per quanto riguarda l'apparato urogenitale, l'inserimento di oggetti nell'uretra provoca difficoltà a urinare, minzione dolorosa e presenza di sangue nelle urine. In alcuni casi può verificarsi una ritenzione urinaria acuta. Se l'oggetto rimane in sede per lungo tempo, possono insorgere infezioni delle vie urinarie ricorrenti. Nelle donne, l'inserimento vaginale può causare perdite vaginali anomale maleodoranti, dolore pelvico e sanguinamenti intermestruali.
Se l'autolesionismo coinvolge le orecchie o il naso, i sintomi includono calo dell'udito, dolore all'orecchio, sangue dal naso o secrezioni purulente unilaterali. A livello cutaneo e mucoso, intorno all'orifizio interessato, sono spesso visibili gonfiore, arrossamento e talvolta lacerazioni o ecchimosi.
Dal punto di vista psicologico, il paziente può mostrare uno stato di forte ansia, agitazione, o al contrario un'estrema apatia e distacco emotivo (dissociazione). È frequente la presenza di ideazione suicidaria concomitante, che deve essere sempre indagata con estrema cautela.
Diagnosi
Il processo diagnostico inizia con un'anamnesi accurata, condotta con un approccio empatico e non giudicante. Poiché molti pazienti omettono l'inserimento del corpo estraneo per vergogna, il medico deve sospettare questa condizione di fronte a sintomi localizzati insoliti o resistenti alle terapie standard. L'esame obiettivo è il passo successivo: l'esplorazione rettale, l'ispezione vaginale con speculum o l'otoscopia/rinoscopia permettono spesso di visualizzare o palpare l'oggetto.
La diagnostica per immagini è fondamentale per confermare la posizione, la natura e il numero degli oggetti, nonché per valutare eventuali danni interni. La radiografia dell'addome o del bacino è l'esame di primo livello, utile per individuare oggetti radiopachi (metallo, vetro, alcuni tipi di plastica). Tuttavia, oggetti in legno o materiale organico potrebbero non essere visibili ai raggi X; in questi casi, l'ecografia o la Tomografia Computerizzata (TC) sono necessarie per una valutazione più dettagliata e per escludere la presenza di aria libera in addome, segno di perforazione.
In ambito urologico, l'uretroscopia o la cistoscopia possono essere sia diagnostiche che operative. Analogamente, per il retto, la rettosigmoidoscopia permette di visualizzare direttamente l'oggetto e valutare lo stato della mucosa.
Una parte integrante della diagnosi è la valutazione psichiatrica d'urgenza. Una volta stabilizzato il paziente dal punto di vista fisico, è essenziale determinare il rischio di ripetizione del gesto e la presenza di disturbi mentali acuti. Questa valutazione serve a definire se il paziente necessita di un ricovero in un reparto di psichiatria (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura - SPDC) o se può essere seguito ambulatorialmente.
Trattamento e Terapie
Il trattamento si divide in due fasi: la gestione dell'emergenza medica/chirurgica e l'intervento psichiatrico a lungo termine.
Rimozione del corpo estraneo: La priorità è la rimozione sicura dell'oggetto. In molti casi, specialmente per i corpi estranei rettali o vaginali, si tenta inizialmente una rimozione manuale o endoscopica sotto sedazione o anestesia locale. L'uso di endoscopi permette di afferrare l'oggetto con pinze speciali riducendo il rischio di ulteriori traumi alle mucose. Se l'oggetto è situato in profondità, ha bordi taglienti o se vi sono segni di perforazione, è necessario l'intervento chirurgico d'urgenza (laparotomia o laparoscopia) per estrarre il corpo estraneo e riparare i tessuti danneggiati.
Terapia farmacologica: Dopo la rimozione, possono essere prescritti antibiotici a largo spettro per prevenire o curare infezioni locali o sistemiche. In caso di dolore severo, si utilizzano analgesici. Se il paziente presenta una grave agitazione psicomotoria, possono essere somministrati farmaci ansiolitici o antipsicotici a breve termine.
Supporto Psichiatrico e Psicoterapeutico: Questa è la parte più critica per la guarigione a lungo termine. Il trattamento d'elezione per i disturbi di personalità associati all'autolesionismo è la Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT), che aiuta il paziente a sviluppare competenze per tollerare la sofferenza emotiva senza ricorrere al danno fisico. Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è efficace nel ristrutturare i pensieri disfunzionali che portano al gesto autolesivo.
La terapia farmacologica psichiatrica può includere stabilizzatori dell'umore, antidepressivi (SSRI) o antipsicotici atipici, a seconda della diagnosi sottostante, per ridurre l'impulsività e migliorare il controllo degli impulsi.
Prognosi e Decorso
La prognosi fisica dipende dalla tempestività dell'intervento e dalla gravità delle lesioni iniziali. Se trattate precocemente, la maggior parte delle lesioni guarisce senza esiti permanenti. Tuttavia, complicazioni come la peritonite o la sepsi possono avere esiti fatali o richiedere interventi demolitivi (come una colostomia temporanea o permanente). Lesioni uretrali gravi possono esitare in stenosi (restringimenti) che richiedono interventi correttivi futuri.
Dal punto di vista psicologico, la prognosi è più riservata. L'autolesionismo mediante inserimento di corpi estranei tende ad avere un alto tasso di recidiva se la causa psichiatrica sottostante non viene adeguatamente trattata. Il decorso è spesso cronico-ricorrente, con periodi di stabilità alternati a crisi acute in risposta a stress ambientali o relazionali.
Il successo a lungo termine dipende dalla capacità del paziente di aderire al percorso terapeutico e dalla costruzione di una solida rete di supporto (familiare, sociale e professionale). La guarigione non è solo l'assenza di lesioni fisiche, ma il raggiungimento di un equilibrio emotivo che renda superfluo il ricorso all'autolesionismo.
Prevenzione
La prevenzione primaria si basa sull'identificazione precoce dei soggetti a rischio. Nei pazienti con diagnosi note di disturbi di personalità o depressione, è fondamentale monitorare i segnali di peggioramento del disagio psicologico. Programmi di educazione emotiva nelle scuole e un accesso facilitato ai servizi di salute mentale possono ridurre l'incidenza di comportamenti autolesivi negli adolescenti e nei giovani adulti.
Nelle strutture protette (ospedali, carceri), la prevenzione passa attraverso la limitazione dell'accesso a oggetti potenzialmente pericolosi e una sorveglianza attiva, che però deve essere bilanciata con il rispetto della dignità della persona. La formazione del personale sanitario e penitenziario è cruciale per riconoscere i segnali premonitori e intervenire con un approccio de-escalation.
La prevenzione delle recidive (prevenzione secondaria) richiede un piano di crisi personalizzato. Il paziente deve essere istruito a riconoscere i trigger (eventi scatenanti) e ad utilizzare tecniche di coping alternative, come il contatto con un terapeuta, l'esercizio fisico o tecniche di rilassamento, prima che l'impulso all'autolesionismo diventi incontrollabile.
Quando Consultare un Medico
È indispensabile rivolgersi immediatamente a un Pronto Soccorso se si è inserito un oggetto in un orifizio e non si è in grado di rimuoverlo facilmente e senza dolore. Non bisogna tentare manovre di estrazione domestiche con strumenti improvvisati (pinze, ganci), poiché il rischio di spingere l'oggetto più in profondità o di causare emorragie è elevatissimo.
I segnali di allarme che richiedono un intervento medico urgente includono:
- Dolore addominale o pelvico acuto e persistente.
- Sanguinamento abbondante dal retto, dall'uretra o dalla vagina.
- Febbre e brividi.
- Impossibilità di urinare o di evacuare.
- Presenza di un oggetto tagliente, appuntito o di batterie a bottone (estremamente pericolose per la corrosione chimica).
Oltre all'emergenza fisica, è fondamentale cercare aiuto medico (psichiatra o psicologo) se si avverte un impulso ricorrente a farsi del male, anche se non è ancora stato messo in atto. Esistono linee telefoniche di ascolto e servizi di urgenza psichiatrica pronti a intervenire prima che il disagio si trasformi in un danno fisico grave.


