Autolesionismo intenzionale mediante esposizione a farmaci multipli o sostanze biologiche

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Definizione

L'autolesionismo intenzionale mediante esposizione a farmaci multipli o sostanze biologiche (codificato nell'ICD-11 come PC99) identifica un atto deliberato di auto-avvelenamento in cui un individuo assume contemporaneamente due o più tipologie diverse di medicinali o sostanze di origine biologica con l'intento di arrecare danno a se stesso. Questa condizione rappresenta una delle sfide più complesse in ambito di medicina d'urgenza e psichiatria, poiché l'interazione tra diverse molecole può generare effetti sinergici imprevedibili, rendendo il quadro clinico estremamente variabile e potenzialmente letale.

A differenza dell'assunzione accidentale, l'autolesionismo intenzionale è caratterizzato dalla volontà del soggetto di farsi del male, spesso come manifestazione di una sofferenza psicologica profonda o di un disturbo mentale sottostante. L'uso di "farmaci multipli" (polifarmacoterapia tossica) complica notevolmente la gestione medica: le sostanze possono appartenere a classi diverse, come antidepressivi, benzodiazepine, analgesici oppioidi, antipsicotici o farmaci da banco (FANS, paracetamolo), ognuna con un proprio meccanismo d'azione e profilo di tossicità.

Dal punto di vista tossicologico, l'assunzione combinata può portare alla formazione di "toxidromi" misti, ovvero insiemi di segni e sintomi che non corrispondono a una singola sostanza ma risultano dalla sovrapposizione di più effetti farmacologici. Questa condizione richiede un intervento tempestivo e multidisciplinare che coinvolga tossicologi, rianimatori e psichiatri per stabilizzare i parametri vitali e affrontare le cause scatenanti del gesto.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base di un gesto di autolesionismo intenzionale con farmaci multipli sono multifattoriali e risiedono prevalentemente nella sfera della salute mentale e del disagio psicosociale. Non si tratta quasi mai di un evento isolato, ma del culmine di un processo di sofferenza che può essere alimentato da diverse patologie.

Tra le malattie psichiatriche più frequentemente associate troviamo la depressione maggiore, caratterizzata da un profondo senso di disperazione e anedonia, e il disturbo borderline di personalità, dove l'impulsività e la difficoltà nella regolazione emotiva possono portare a gesti autolesivi rapidi e non pianificati. Anche il disturbo bipolare, specialmente durante le fasi depressive o miste, e la schizofrenia aumentano significativamente il rischio. Un altro fattore determinante è il disturbo da uso di sostanze, poiché l'abuso di alcol o droghe può abbassare le inibizioni e facilitare l'attuazione del gesto.

I fattori di rischio ambientali e sociali giocano un ruolo cruciale. L'accesso facilitato a grandi quantità di farmaci (ad esempio in pazienti con patologie croniche che assumono molte terapie) è un elemento di pericolo oggettivo. Eventi stressanti della vita, come lutti, separazioni, gravi difficoltà economiche o isolamento sociale, possono fungere da catalizzatori. Inoltre, una storia pregressa di tentativi di suicidio o di autolesionismo non letale è il principale predittore di futuri episodi.

Infine, non va sottovalutata la componente biologica e genetica: una familiarità per disturbi dell'umore o comportamenti suicidari può predisporre l'individuo a una minore resilienza di fronte agli stress ambientali. La combinazione di vulnerabilità genetica, traumi infantili e stress attuali crea il terreno fertile per l'insorgenza di pensieri autolesivi che si concretizzano nell'assunzione di cocktail farmacologici.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro sintomatologico dell'esposizione a farmaci multipli è estremamente eterogeneo e dipende strettamente dalle classi di sostanze assunte, dai dosaggi e dal tempo trascorso dall'ingestione. Spesso i sintomi si sovrappongono, rendendo difficile identificare quale farmaco stia prevalendo in un determinato momento.

I sintomi neurologici sono tra i più comuni e precoci. Il paziente può presentare una marcata sonnolenza (letargia) che può progredire rapidamente verso uno stato di incoscienza profondo. In caso di assunzione di stimolanti o alcuni antidepressivi, si può osservare agitazione psicomotoria, allucinazioni o convulsioni. La coordinazione motoria è spesso compromessa, manifestandosi come atassia (andatura instabile).

A livello dell'apparato respiratorio, il rischio maggiore è la depressione respiratoria, tipica dell'overdose da oppioidi o benzodiazepine, che può portare a un'ossigenazione insufficiente dei tessuti e alla cianosi (colorazione bluastra della pelle). Al contrario, alcune sostanze come i salicilati possono causare un aumento della frequenza respiratoria.

Il sistema cardiovascolare reagisce con alterazioni del ritmo e della pressione. Si possono riscontrare battito cardiaco accelerato o, al contrario, battito rallentato, a seconda che prevalgano sostanze simpaticomimetiche o deprimenti. È frequente l'ipotensione (pressione bassa), che può evolvere in shock cardiogeno, o la comparsa di un'aritmia potenzialmente fatale.

Altri segni clinici importanti includono:

  • Apparato gastrointestinale: nausea, vomito e dolore addominale.
  • Occhi: alterazioni del diametro pupillare come pupille a spillo (tipiche degli oppioidi) o pupille dilatate (tipiche di anticolinergici o stimolanti).
  • Termoregolazione: febbre alta o abbassamento della temperatura corporea.
  • Pelle: sudorazione eccessiva o estrema secchezza cutanea.
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Diagnosi

La diagnosi di un avvelenamento intenzionale multiplo inizia con un'anamnesi accurata, sebbene questa sia spesso difficile da ottenere se il paziente è incosciente o non collaborante. I medici devono fare affidamento sulle informazioni fornite dai soccorritori, dai familiari o dal ritrovamento di scatole di medicinali vuote sul luogo dell'evento.

L'esame obiettivo è fondamentale per identificare i "toxidromi". Ad esempio, la combinazione di miosi, depressione respiratoria e coma suggerisce fortemente un'intossicazione da oppioidi, ma la presenza contemporanea di tachicardia potrebbe indicare l'assunzione di un'altra sostanza stimolante che maschera parzialmente il quadro.

Le indagini di laboratorio sono essenziali e comprendono:

  1. Screening tossicologico: Analisi del sangue e delle urine per rilevare la presenza di classi comuni di farmaci (oppioidi, benzodiazepine, cocaina, anfetamine, antidepressivi triciclici).
  2. Dosaggi specifici: Misurazione dei livelli ematici di farmaci critici come il paracetamolo, l'acido salicilico, la digossina o il litio, per i quali esistono protocolli di trattamento specifici.
  3. Emogasanalisi (EGA): Per valutare l'equilibrio acido-base, i livelli di ossigeno e anidride carbonica, fondamentali per monitorare la funzione respiratoria e metabolica.
  4. Esami biochimici: Valutazione della funzionalità renale ed epatica, elettroliti e creatinchinasi (per escludere rabdomiolisi dovuta a immobilizzazione prolungata o convulsioni).

La diagnostica strumentale prevede sempre un elettrocardiogramma (ECG) per monitorare la conduzione cardiaca, poiché molti farmaci (come gli antidepressivi triciclici o gli antipsicotici) possono allungare l'intervallo QT e predisporre ad aritmie gravi. In alcuni casi, può essere necessaria una radiografia del torace per escludere polmoniti da aspirazione (causate dal vomito inalato nelle vie aeree).

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Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'autolesionismo da farmaci multipli è un'emergenza medica che richiede un approccio gerarchico, partendo dalla stabilizzazione delle funzioni vitali (protocollo ABC: airway, Breathing, Circulation).

Stabilizzazione e Supporto: Se il paziente presenta insufficienza respiratoria, può essere necessaria l'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica. Il supporto circolatorio viene garantito tramite la somministrazione di liquidi endovenosi e, nei casi gravi di ipotensione, l'uso di farmaci vasopressori.

Decontaminazione: Se l'ingestione è avvenuta entro 1-2 ore, può essere considerato il lavaggio gastrico, sebbene l'uso del carbone attivo sia oggi preferito per la sua capacità di adsorbire una vasta gamma di farmaci nel tratto gastrointestinale, riducendone l'assorbimento sistemico.

Antidoti Specifici: In caso di cocktail farmacologici, l'uso degli antidoti deve essere mirato e prudente:

  • Naloxone: Utilizzato se si sospetta una componente oppioide.
  • Flumazenil: Antidoto per le benzodiazepine, usato con estrema cautela perché può scatenare convulsioni in pazienti che hanno assunto contemporaneamente farmaci pro-convulsivanti (come gli antidepressivi).
  • N-acetilcisteina: Fondamentale se tra i farmaci assunti vi è il paracetamolo, per prevenire l'insufficienza epatica.
  • Bicarbonato di sodio: Utilizzato per contrastare la tossicità cardiaca degli antidepressivi triciclici.

Trattamento Psichiatrico: Una volta stabilizzato dal punto di vista medico, il paziente deve essere sottoposto a una valutazione psichiatrica urgente. Il trattamento non termina con la dimissione dal pronto soccorso; spesso è necessario un ricovero in un reparto di psichiatria (SPDC) per garantire la sicurezza del paziente, prevenire nuovi tentativi e iniziare una terapia farmacologica e psicoterapeutica mirata al disturbo sottostante.

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Prognosi e Decorso

La prognosi varia significativamente in base alla tempestività dei soccorsi e alla natura delle sostanze assunte. Molti pazienti si riprendono completamente dal punto di vista fisico se trattati in tempo, ma il rischio di complicazioni a lungo termine non è nullo. Ad esempio, un'ipossia prolungata dovuta a arresto respiratorio può causare danni cerebrali permanenti, mentre l'ingestione massiccia di paracetamolo può portare a un'insufficienza epatica cronica o alla necessità di trapianto.

Il decorso post-acuto è dominato dalla gestione della salute mentale. Il periodo immediatamente successivo al tentativo di autolesionismo è quello a più alto rischio per un nuovo episodio. Se il paziente riceve un supporto adeguato, comprensivo di psicoterapia (come la terapia dialettico-comportamentale per il disturbo borderline) e un corretto monitoraggio farmacologico, la prognosi a lungo termine può migliorare sensibilmente.

Tuttavia, la mortalità rimane un rischio concreto, non solo per l'effetto diretto dei farmaci, ma anche per le complicanze secondarie come polmoniti ab ingestis, insufficienza renale acuta o aritmie tardive. La continuità delle cure tra ospedale e servizi territoriali (centri di salute mentale) è il fattore determinante per un esito favorevole.

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Prevenzione

La prevenzione dell'autolesionismo intenzionale è un obiettivo di salute pubblica prioritario e si articola su più livelli.

Livello Medico e Farmacologico: I medici prescrittori devono valutare attentamente il rischio suicidario prima di prescrivere farmaci potenzialmente letali in sovradosaggio. Per i pazienti a rischio, è consigliabile prescrivere quantità limitate di farmaci (confezioni piccole) o affidare la gestione della terapia a un familiare fidato. L'uso di farmaci con un indice terapeutico più ampio (meno tossici in caso di overdose) è sempre preferibile.

Livello Sociale e Comunitario: È fondamentale ridurre lo stigma legato alle malattie mentali, incoraggiando le persone a chiedere aiuto precocemente. Le linee telefoniche di prevenzione del suicidio e i servizi di emergenza psichiatrica devono essere facilmente accessibili. Campagne di sensibilizzazione possono aiutare i familiari a riconoscere i segnali di allarme, come il ritiro sociale, i discorsi sull'inutilità della vita o l'improvviso accumulo di medicinali.

Livello Individuale: Per chi soffre di disturbi psichiatrici, la prevenzione passa attraverso l'aderenza terapeutica e la costruzione di un solido piano di crisi con il proprio terapeuta, che includa strategie di coping per gestire i momenti di disperazione acuta senza ricorrere all'autolesionismo.

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Quando Consultare un Medico

In presenza di un sospetto di autolesionismo intenzionale mediante farmaci, non bisogna attendere la comparsa dei sintomi. È necessario chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112) o recarsi al pronto soccorso più vicino se si nota che una persona:

  • Ha ingerito una quantità insolita di farmaci, anche se dichiara di stare bene.
  • Presenta un'improvvisa e inspiegabile sonnolenza o confusione mentale.
  • Mostra segni di difficoltà respiratoria o respiro molto lento.
  • Ha perso conoscenza o è difficile da svegliare.
  • Manifesta convulsioni o tremori intensi.
  • Presenta alterazioni evidenti delle pupille o del colore della pelle.

In attesa dei soccorsi, è utile cercare di identificare quali sostanze sono state assunte e in quale quantità, portando con sé le confezioni dei farmaci in ospedale. Non bisogna indurre il vomito a meno che non sia specificamente istruito dal personale medico o dal centro antiveleni, poiché in caso di alterazione dello stato di coscienza ciò potrebbe causare l'inalazione del contenuto gastrico nei polmoni.

Autolesionismo intenzionale mediante esposizione a farmaci multipli o sostanze biologiche

Definizione

L'autolesionismo intenzionale mediante esposizione a farmaci multipli o sostanze biologiche (codificato nell'ICD-11 come PC99) identifica un atto deliberato di auto-avvelenamento in cui un individuo assume contemporaneamente due o più tipologie diverse di medicinali o sostanze di origine biologica con l'intento di arrecare danno a se stesso. Questa condizione rappresenta una delle sfide più complesse in ambito di medicina d'urgenza e psichiatria, poiché l'interazione tra diverse molecole può generare effetti sinergici imprevedibili, rendendo il quadro clinico estremamente variabile e potenzialmente letale.

A differenza dell'assunzione accidentale, l'autolesionismo intenzionale è caratterizzato dalla volontà del soggetto di farsi del male, spesso come manifestazione di una sofferenza psicologica profonda o di un disturbo mentale sottostante. L'uso di "farmaci multipli" (polifarmacoterapia tossica) complica notevolmente la gestione medica: le sostanze possono appartenere a classi diverse, come antidepressivi, benzodiazepine, analgesici oppioidi, antipsicotici o farmaci da banco (FANS, paracetamolo), ognuna con un proprio meccanismo d'azione e profilo di tossicità.

Dal punto di vista tossicologico, l'assunzione combinata può portare alla formazione di "toxidromi" misti, ovvero insiemi di segni e sintomi che non corrispondono a una singola sostanza ma risultano dalla sovrapposizione di più effetti farmacologici. Questa condizione richiede un intervento tempestivo e multidisciplinare che coinvolga tossicologi, rianimatori e psichiatri per stabilizzare i parametri vitali e affrontare le cause scatenanti del gesto.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base di un gesto di autolesionismo intenzionale con farmaci multipli sono multifattoriali e risiedono prevalentemente nella sfera della salute mentale e del disagio psicosociale. Non si tratta quasi mai di un evento isolato, ma del culmine di un processo di sofferenza che può essere alimentato da diverse patologie.

Tra le malattie psichiatriche più frequentemente associate troviamo la depressione maggiore, caratterizzata da un profondo senso di disperazione e anedonia, e il disturbo borderline di personalità, dove l'impulsività e la difficoltà nella regolazione emotiva possono portare a gesti autolesivi rapidi e non pianificati. Anche il disturbo bipolare, specialmente durante le fasi depressive o miste, e la schizofrenia aumentano significativamente il rischio. Un altro fattore determinante è il disturbo da uso di sostanze, poiché l'abuso di alcol o droghe può abbassare le inibizioni e facilitare l'attuazione del gesto.

I fattori di rischio ambientali e sociali giocano un ruolo cruciale. L'accesso facilitato a grandi quantità di farmaci (ad esempio in pazienti con patologie croniche che assumono molte terapie) è un elemento di pericolo oggettivo. Eventi stressanti della vita, come lutti, separazioni, gravi difficoltà economiche o isolamento sociale, possono fungere da catalizzatori. Inoltre, una storia pregressa di tentativi di suicidio o di autolesionismo non letale è il principale predittore di futuri episodi.

Infine, non va sottovalutata la componente biologica e genetica: una familiarità per disturbi dell'umore o comportamenti suicidari può predisporre l'individuo a una minore resilienza di fronte agli stress ambientali. La combinazione di vulnerabilità genetica, traumi infantili e stress attuali crea il terreno fertile per l'insorgenza di pensieri autolesivi che si concretizzano nell'assunzione di cocktail farmacologici.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro sintomatologico dell'esposizione a farmaci multipli è estremamente eterogeneo e dipende strettamente dalle classi di sostanze assunte, dai dosaggi e dal tempo trascorso dall'ingestione. Spesso i sintomi si sovrappongono, rendendo difficile identificare quale farmaco stia prevalendo in un determinato momento.

I sintomi neurologici sono tra i più comuni e precoci. Il paziente può presentare una marcata sonnolenza (letargia) che può progredire rapidamente verso uno stato di incoscienza profondo. In caso di assunzione di stimolanti o alcuni antidepressivi, si può osservare agitazione psicomotoria, allucinazioni o convulsioni. La coordinazione motoria è spesso compromessa, manifestandosi come atassia (andatura instabile).

A livello dell'apparato respiratorio, il rischio maggiore è la depressione respiratoria, tipica dell'overdose da oppioidi o benzodiazepine, che può portare a un'ossigenazione insufficiente dei tessuti e alla cianosi (colorazione bluastra della pelle). Al contrario, alcune sostanze come i salicilati possono causare un aumento della frequenza respiratoria.

Il sistema cardiovascolare reagisce con alterazioni del ritmo e della pressione. Si possono riscontrare battito cardiaco accelerato o, al contrario, battito rallentato, a seconda che prevalgano sostanze simpaticomimetiche o deprimenti. È frequente l'ipotensione (pressione bassa), che può evolvere in shock cardiogeno, o la comparsa di un'aritmia potenzialmente fatale.

Altri segni clinici importanti includono:

  • Apparato gastrointestinale: nausea, vomito e dolore addominale.
  • Occhi: alterazioni del diametro pupillare come pupille a spillo (tipiche degli oppioidi) o pupille dilatate (tipiche di anticolinergici o stimolanti).
  • Termoregolazione: febbre alta o abbassamento della temperatura corporea.
  • Pelle: sudorazione eccessiva o estrema secchezza cutanea.

Diagnosi

La diagnosi di un avvelenamento intenzionale multiplo inizia con un'anamnesi accurata, sebbene questa sia spesso difficile da ottenere se il paziente è incosciente o non collaborante. I medici devono fare affidamento sulle informazioni fornite dai soccorritori, dai familiari o dal ritrovamento di scatole di medicinali vuote sul luogo dell'evento.

L'esame obiettivo è fondamentale per identificare i "toxidromi". Ad esempio, la combinazione di miosi, depressione respiratoria e coma suggerisce fortemente un'intossicazione da oppioidi, ma la presenza contemporanea di tachicardia potrebbe indicare l'assunzione di un'altra sostanza stimolante che maschera parzialmente il quadro.

Le indagini di laboratorio sono essenziali e comprendono:

  1. Screening tossicologico: Analisi del sangue e delle urine per rilevare la presenza di classi comuni di farmaci (oppioidi, benzodiazepine, cocaina, anfetamine, antidepressivi triciclici).
  2. Dosaggi specifici: Misurazione dei livelli ematici di farmaci critici come il paracetamolo, l'acido salicilico, la digossina o il litio, per i quali esistono protocolli di trattamento specifici.
  3. Emogasanalisi (EGA): Per valutare l'equilibrio acido-base, i livelli di ossigeno e anidride carbonica, fondamentali per monitorare la funzione respiratoria e metabolica.
  4. Esami biochimici: Valutazione della funzionalità renale ed epatica, elettroliti e creatinchinasi (per escludere rabdomiolisi dovuta a immobilizzazione prolungata o convulsioni).

La diagnostica strumentale prevede sempre un elettrocardiogramma (ECG) per monitorare la conduzione cardiaca, poiché molti farmaci (come gli antidepressivi triciclici o gli antipsicotici) possono allungare l'intervallo QT e predisporre ad aritmie gravi. In alcuni casi, può essere necessaria una radiografia del torace per escludere polmoniti da aspirazione (causate dal vomito inalato nelle vie aeree).

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'autolesionismo da farmaci multipli è un'emergenza medica che richiede un approccio gerarchico, partendo dalla stabilizzazione delle funzioni vitali (protocollo ABC: airway, Breathing, Circulation).

Stabilizzazione e Supporto: Se il paziente presenta insufficienza respiratoria, può essere necessaria l'intubazione endotracheale e la ventilazione meccanica. Il supporto circolatorio viene garantito tramite la somministrazione di liquidi endovenosi e, nei casi gravi di ipotensione, l'uso di farmaci vasopressori.

Decontaminazione: Se l'ingestione è avvenuta entro 1-2 ore, può essere considerato il lavaggio gastrico, sebbene l'uso del carbone attivo sia oggi preferito per la sua capacità di adsorbire una vasta gamma di farmaci nel tratto gastrointestinale, riducendone l'assorbimento sistemico.

Antidoti Specifici: In caso di cocktail farmacologici, l'uso degli antidoti deve essere mirato e prudente:

  • Naloxone: Utilizzato se si sospetta una componente oppioide.
  • Flumazenil: Antidoto per le benzodiazepine, usato con estrema cautela perché può scatenare convulsioni in pazienti che hanno assunto contemporaneamente farmaci pro-convulsivanti (come gli antidepressivi).
  • N-acetilcisteina: Fondamentale se tra i farmaci assunti vi è il paracetamolo, per prevenire l'insufficienza epatica.
  • Bicarbonato di sodio: Utilizzato per contrastare la tossicità cardiaca degli antidepressivi triciclici.

Trattamento Psichiatrico: Una volta stabilizzato dal punto di vista medico, il paziente deve essere sottoposto a una valutazione psichiatrica urgente. Il trattamento non termina con la dimissione dal pronto soccorso; spesso è necessario un ricovero in un reparto di psichiatria (SPDC) per garantire la sicurezza del paziente, prevenire nuovi tentativi e iniziare una terapia farmacologica e psicoterapeutica mirata al disturbo sottostante.

Prognosi e Decorso

La prognosi varia significativamente in base alla tempestività dei soccorsi e alla natura delle sostanze assunte. Molti pazienti si riprendono completamente dal punto di vista fisico se trattati in tempo, ma il rischio di complicazioni a lungo termine non è nullo. Ad esempio, un'ipossia prolungata dovuta a arresto respiratorio può causare danni cerebrali permanenti, mentre l'ingestione massiccia di paracetamolo può portare a un'insufficienza epatica cronica o alla necessità di trapianto.

Il decorso post-acuto è dominato dalla gestione della salute mentale. Il periodo immediatamente successivo al tentativo di autolesionismo è quello a più alto rischio per un nuovo episodio. Se il paziente riceve un supporto adeguato, comprensivo di psicoterapia (come la terapia dialettico-comportamentale per il disturbo borderline) e un corretto monitoraggio farmacologico, la prognosi a lungo termine può migliorare sensibilmente.

Tuttavia, la mortalità rimane un rischio concreto, non solo per l'effetto diretto dei farmaci, ma anche per le complicanze secondarie come polmoniti ab ingestis, insufficienza renale acuta o aritmie tardive. La continuità delle cure tra ospedale e servizi territoriali (centri di salute mentale) è il fattore determinante per un esito favorevole.

Prevenzione

La prevenzione dell'autolesionismo intenzionale è un obiettivo di salute pubblica prioritario e si articola su più livelli.

Livello Medico e Farmacologico: I medici prescrittori devono valutare attentamente il rischio suicidario prima di prescrivere farmaci potenzialmente letali in sovradosaggio. Per i pazienti a rischio, è consigliabile prescrivere quantità limitate di farmaci (confezioni piccole) o affidare la gestione della terapia a un familiare fidato. L'uso di farmaci con un indice terapeutico più ampio (meno tossici in caso di overdose) è sempre preferibile.

Livello Sociale e Comunitario: È fondamentale ridurre lo stigma legato alle malattie mentali, incoraggiando le persone a chiedere aiuto precocemente. Le linee telefoniche di prevenzione del suicidio e i servizi di emergenza psichiatrica devono essere facilmente accessibili. Campagne di sensibilizzazione possono aiutare i familiari a riconoscere i segnali di allarme, come il ritiro sociale, i discorsi sull'inutilità della vita o l'improvviso accumulo di medicinali.

Livello Individuale: Per chi soffre di disturbi psichiatrici, la prevenzione passa attraverso l'aderenza terapeutica e la costruzione di un solido piano di crisi con il proprio terapeuta, che includa strategie di coping per gestire i momenti di disperazione acuta senza ricorrere all'autolesionismo.

Quando Consultare un Medico

In presenza di un sospetto di autolesionismo intenzionale mediante farmaci, non bisogna attendere la comparsa dei sintomi. È necessario chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112) o recarsi al pronto soccorso più vicino se si nota che una persona:

  • Ha ingerito una quantità insolita di farmaci, anche se dichiara di stare bene.
  • Presenta un'improvvisa e inspiegabile sonnolenza o confusione mentale.
  • Mostra segni di difficoltà respiratoria o respiro molto lento.
  • Ha perso conoscenza o è difficile da svegliare.
  • Manifesta convulsioni o tremori intensi.
  • Presenta alterazioni evidenti delle pupille o del colore della pelle.

In attesa dei soccorsi, è utile cercare di identificare quali sostanze sono state assunte e in quale quantità, portando con sé le confezioni dei farmaci in ospedale. Non bisogna indurre il vomito a meno che non sia specificamente istruito dal personale medico o dal centro antiveleni, poiché in caso di alterazione dello stato di coscienza ciò potrebbe causare l'inalazione del contenuto gastrico nei polmoni.

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