Autolesionismo intenzionale tramite strangolamento (minaccia alla respirazione)

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1

Definizione

L'autolesionismo intenzionale tramite strangolamento (codificato nell'ICD-11 come PC72) si riferisce a un atto deliberato in cui un individuo tenta di farsi del male o di togliersi la vita limitando il flusso di ossigeno ai polmoni o il flusso sanguigno al cervello attraverso la compressione del collo. Questa pratica può avvenire tramite l'uso di legature (corde, sciarpe, cinture), mediante la pressione manuale o l'utilizzo di altri oggetti che esercitano una costrizione esterna sulle vie aeree o sui vasi sanguigni cervicali.

Dal punto di vista clinico, questa forma di autolesionismo è considerata ad altissima letalità e pericolosità. A differenza di altre forme di autolesionismo non suicidario (NSSI), come il taglio superficiale della pelle, lo strangolamento è spesso associato a un'intenzione suicidaria più definita o a una grave disregolazione emotiva che mette a rischio immediato la sopravvivenza. La minaccia alla respirazione induce rapidamente uno stato di ipossia (mancanza di ossigeno ai tessuti), che può portare a danni cerebrali permanenti o alla morte in pochi minuti.

In ambito psichiatrico e medico d'urgenza, questo comportamento viene analizzato non solo come un gesto fisico, ma come il segnale di una sofferenza psicologica profonda. È fondamentale distinguere tra il gesto compiuto con l'intento di morire e le pratiche di "choking game" o auto-asfissia erotica, sebbene queste ultime, pur avendo motivazioni diverse, condividano i medesimi rischi fisiologici estremi.

2

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base dell'autolesionismo tramite strangolamento sono multifattoriali e coinvolgono aspetti psicologici, biologici e sociali. Raramente un singolo evento scatena tale comportamento; solitamente è il risultato di una vulnerabilità preesistente combinata con fattori stressanti acuti.

I principali fattori di rischio includono:

  • Disturbi Mentali Sottostanti: La presenza di depressione maggiore è uno dei correlati più frequenti. Altre condizioni includono il disturbo borderline di personalità, caratterizzato da impulsività e difficoltà a gestire emozioni intense, e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
  • Storia di Traumi: Individui che hanno subito abusi fisici, sessuali o emotivi durante l'infanzia presentano una maggiore propensione a comportamenti autolesionistici gravi come meccanismo di coping disfunzionale per "mettere a tacere" il dolore emotivo.
  • Abuso di Sostanze: L'uso di alcol o droghe può agire come disinibitore, aumentando la probabilità che un'ideazione suicidaria si trasformi in un tentativo concreto e violento.
  • Isolamento Sociale e Crisi Interpersonali: La perdita di una figura di riferimento, il fallimento di una relazione o un senso profondo di solitudine possono fungere da catalizzatori.
  • Accesso ai Mezzi: La facilità di reperire oggetti comuni (come lacci o cinture) rende lo strangolamento un metodo purtroppo accessibile in momenti di crisi impulsiva.

Biologicamente, alcuni studi suggeriscono che una disregolazione del sistema della serotonina possa essere collegata a comportamenti auto-aggressivi impulsivi. Inoltre, la ricerca di sensazioni estreme o la necessità di interrompere uno stato di "torpore emotivo" (dissociazione) può spingere alcuni individui verso pratiche che inducono una temporanea perdita di coscienza.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I segni e i sintomi dell'autolesionismo tramite strangolamento possono essere immediati o manifestarsi a distanza di ore. È cruciale monitorare attentamente la persona anche se inizialmente appare asintomatica.

Segni Fisici Esterni

  • Segni sul collo: Presenza di ecchimosi (lividi), escoriazioni o solchi lasciati da una legatura. La forma e la profondità del segno possono indicare il tipo di oggetto usato.
  • Petechie: Piccole macchie rosse o violacee (emorragie capillari) che compaiono tipicamente sul volto, sulle palpebre o sulla congiuntiva degli occhi a causa dell'aumento della pressione venosa.
  • Gonfiore: Un evidente edema del collo o del viso.

Sintomi Respiratori e Faringei

  • Disfonia: La voce può apparire rauca o flebile a causa di traumi alla laringe o alle corde vocali.
  • Disfagia: La difficoltà a deglutire è comune e può essere accompagnata da dolore alla gola.
  • Dispnea: La difficoltà respiratoria o il respiro sibilante possono indicare un edema laringeo o un danno alle vie aeree superiori.

Sintomi Neurologici e Sensoriali

  • Sincope: La perdita di coscienza anche breve è un segno di grave compromissione del flusso sanguigno cerebrale.
  • Cefalea: Un forte mal di testa post-episodio è frequente.
  • Disturbi visivi: Come la visione offuscata o la comparsa di "scintille" luminose.
  • Acufeni: Percezione di ronzii nelle orecchie.
  • Convulsioni: In casi di ipossia prolungata, possono verificarsi convulsioni.

Manifestazioni Psicologiche

  • Stato confusionale: Disorientamento subito dopo l'atto.
  • Ideazione suicidaria: Persistenza di pensieri di morte o pianificazione di ulteriori tentativi.
  • Ansia e Irritabilità: Un forte stato di ansia o irritabilità estrema.
  • Insonnia: Gravi disturbi del sonno legati al trauma o alla patologia psichiatrica sottostante.
4

Diagnosi

La diagnosi di un episodio di autolesionismo tramite strangolamento richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge il medico d'urgenza, il chirurgo (per le lesioni fisiche) e lo psichiatra.

  1. Valutazione Clinica Immediata: Il primo passo è la stabilizzazione dei parametri vitali. Il medico valuterà la pervietà delle vie aeree e la stabilità emodinamica. Viene eseguito un esame obiettivo accurato del collo, del volto e degli occhi alla ricerca di petechie o segni di legatura.
  2. Esami Diagnostici Strumentali:
    • Laringoscopia: Per visualizzare eventuali danni interni alla laringe o alle corde vocali.
    • TC o Angio-TC del collo: Fondamentale per escludere fratture dell'osso ioide o della cartilagine tiroidea, e per verificare l'integrità delle arterie carotidi e delle vene giugulari (rischio di dissezione arteriosa).
    • TC Encefalo: Se il paziente ha presentato perdita di coscienza o deficit neurologici, per escludere danni da ipossia o emorragie.
  3. Valutazione Psichiatrica: Una volta stabilizzato fisicamente, il paziente deve essere sottoposto a un colloquio clinico approfondito. Lo psichiatra valuterà l'intenzionalità del gesto, il rischio di recidiva e la presenza di disturbi mentali come la schizofrenia o disturbi dell'umore. Questa fase è cruciale per decidere se è necessario un ricovero in un reparto di psichiatria (TSO o ricovero volontario).
5

Trattamento e Terapie

Il trattamento si divide in due fasi: la gestione dell'emergenza medica e il percorso terapeutico a lungo termine.

Gestione dell'Emergenza

  • Supporto Respiratorio: Se è presente dispnea grave o ostruzione, può essere necessaria l'intubazione endotracheale o, in casi estremi, una tracheotomia d'urgenza.
  • Monitoraggio Neurologico: Osservazione continua per rilevare segni di edema cerebrale ritardato.
  • Terapia Farmacologica d'Urgenza: Somministrazione di ossigeno e, se necessario, farmaci per gestire l'ansia acuta o l'agitazione psicomotoria (benzodiazepine).

Trattamento Psichiatrico e Psicoterapeutico

  • Psicoterapia: La Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) è considerata il gold standard per i pazienti con comportamenti autolesionistici e disregolazione emotiva. Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è efficace nel ristrutturare i pensieri che portano all'ideazione suicidaria.
  • Farmacoterapia: L'uso di antidepressivi (come gli SSRI), stabilizzatori dell'umore o antipsicotici di seconda generazione può essere necessario per trattare la patologia di base (es. disturbo bipolare o depressione).
  • Piano di Sicurezza: Collaborare con il paziente per creare un "safety plan" che identifichi i segnali di allarme e le strategie di coping da attuare prima di arrivare al gesto autolesivo.
6

Prognosi e Decorso

La prognosi dipende fortemente dalla tempestività dell'intervento e dalla gravità dell'ipossia subita.

  • Recupero Fisico: Molte lesioni superficiali guariscono in poche settimane. Tuttavia, danni alle strutture laringee possono lasciare una disfonia cronica. Il rischio più grave a lungo termine è la dissezione carotidea, che può causare un ictus anche a distanza di giorni dall'evento.
  • Decorso Psicologico: Il rischio di ripetizione del gesto è elevato, specialmente nei primi sei mesi dopo l'episodio. Se il paziente non riceve un supporto adeguato, l'autolesionismo può evolvere in un suicidio completato.
  • Esiti Neurologici: Se la privazione di ossigeno è stata prolungata, possono residuare deficit cognitivi, problemi di memoria o disturbi motori.

Con un trattamento integrato (farmaci + psicoterapia) e un forte supporto sociale, molti individui riescono a superare la fase acuta e a sviluppare strategie di resilienza efficaci.

7

Prevenzione

La prevenzione dell'autolesionismo tramite strangolamento richiede un impegno sia a livello individuale che comunitario.

  • Educazione e Sensibilizzazione: Riconoscere precocemente i segni di sofferenza mentale negli adolescenti e negli adulti. Campagne informative sui pericoli delle "sfide online" legate al soffocamento.
  • Intervento Precoce: Trattare tempestivamente i disturbi dell'umore e i disturbi di personalità prima che i comportamenti autolesivi diventino cronici.
  • Restrizione dell'Accesso ai Mezzi: In contesti ospedalieri o residenziali, eliminare punti di ancoraggio e oggetti che possono essere usati come legature per i pazienti ad alto rischio.
  • Linee di Aiuto: Promuovere l'uso di numeri di emergenza e linee telefoniche per la prevenzione del suicidio, attive 24 ore su 24.
8

Quando Consultare un Medico

È necessario chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112) o recarsi al pronto soccorso se:

  • Una persona ha tentato lo strangolamento, anche se sembra stare bene e non ha perso conoscenza.
  • Sono presenti segni di legatura, petechie sul viso o negli occhi.
  • Il soggetto lamenta difficoltà a deglutire o ha la voce rauca dopo un atto di autolesionismo.
  • Si manifesta uno stato di confusione, sonnolenza eccessiva o cefalea intensa.
  • La persona esprime un'imminente volontà di farsi del male o di uccidersi.

Non sottovalutare mai un gesto di questo tipo: lo strangolamento è un segnale di estremo pericolo che richiede un intervento professionale immediato.

Autolesionismo intenzionale tramite strangolamento (minaccia alla respirazione)

Definizione

L'autolesionismo intenzionale tramite strangolamento (codificato nell'ICD-11 come PC72) si riferisce a un atto deliberato in cui un individuo tenta di farsi del male o di togliersi la vita limitando il flusso di ossigeno ai polmoni o il flusso sanguigno al cervello attraverso la compressione del collo. Questa pratica può avvenire tramite l'uso di legature (corde, sciarpe, cinture), mediante la pressione manuale o l'utilizzo di altri oggetti che esercitano una costrizione esterna sulle vie aeree o sui vasi sanguigni cervicali.

Dal punto di vista clinico, questa forma di autolesionismo è considerata ad altissima letalità e pericolosità. A differenza di altre forme di autolesionismo non suicidario (NSSI), come il taglio superficiale della pelle, lo strangolamento è spesso associato a un'intenzione suicidaria più definita o a una grave disregolazione emotiva che mette a rischio immediato la sopravvivenza. La minaccia alla respirazione induce rapidamente uno stato di ipossia (mancanza di ossigeno ai tessuti), che può portare a danni cerebrali permanenti o alla morte in pochi minuti.

In ambito psichiatrico e medico d'urgenza, questo comportamento viene analizzato non solo come un gesto fisico, ma come il segnale di una sofferenza psicologica profonda. È fondamentale distinguere tra il gesto compiuto con l'intento di morire e le pratiche di "choking game" o auto-asfissia erotica, sebbene queste ultime, pur avendo motivazioni diverse, condividano i medesimi rischi fisiologici estremi.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base dell'autolesionismo tramite strangolamento sono multifattoriali e coinvolgono aspetti psicologici, biologici e sociali. Raramente un singolo evento scatena tale comportamento; solitamente è il risultato di una vulnerabilità preesistente combinata con fattori stressanti acuti.

I principali fattori di rischio includono:

  • Disturbi Mentali Sottostanti: La presenza di depressione maggiore è uno dei correlati più frequenti. Altre condizioni includono il disturbo borderline di personalità, caratterizzato da impulsività e difficoltà a gestire emozioni intense, e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
  • Storia di Traumi: Individui che hanno subito abusi fisici, sessuali o emotivi durante l'infanzia presentano una maggiore propensione a comportamenti autolesionistici gravi come meccanismo di coping disfunzionale per "mettere a tacere" il dolore emotivo.
  • Abuso di Sostanze: L'uso di alcol o droghe può agire come disinibitore, aumentando la probabilità che un'ideazione suicidaria si trasformi in un tentativo concreto e violento.
  • Isolamento Sociale e Crisi Interpersonali: La perdita di una figura di riferimento, il fallimento di una relazione o un senso profondo di solitudine possono fungere da catalizzatori.
  • Accesso ai Mezzi: La facilità di reperire oggetti comuni (come lacci o cinture) rende lo strangolamento un metodo purtroppo accessibile in momenti di crisi impulsiva.

Biologicamente, alcuni studi suggeriscono che una disregolazione del sistema della serotonina possa essere collegata a comportamenti auto-aggressivi impulsivi. Inoltre, la ricerca di sensazioni estreme o la necessità di interrompere uno stato di "torpore emotivo" (dissociazione) può spingere alcuni individui verso pratiche che inducono una temporanea perdita di coscienza.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I segni e i sintomi dell'autolesionismo tramite strangolamento possono essere immediati o manifestarsi a distanza di ore. È cruciale monitorare attentamente la persona anche se inizialmente appare asintomatica.

Segni Fisici Esterni

  • Segni sul collo: Presenza di ecchimosi (lividi), escoriazioni o solchi lasciati da una legatura. La forma e la profondità del segno possono indicare il tipo di oggetto usato.
  • Petechie: Piccole macchie rosse o violacee (emorragie capillari) che compaiono tipicamente sul volto, sulle palpebre o sulla congiuntiva degli occhi a causa dell'aumento della pressione venosa.
  • Gonfiore: Un evidente edema del collo o del viso.

Sintomi Respiratori e Faringei

  • Disfonia: La voce può apparire rauca o flebile a causa di traumi alla laringe o alle corde vocali.
  • Disfagia: La difficoltà a deglutire è comune e può essere accompagnata da dolore alla gola.
  • Dispnea: La difficoltà respiratoria o il respiro sibilante possono indicare un edema laringeo o un danno alle vie aeree superiori.

Sintomi Neurologici e Sensoriali

  • Sincope: La perdita di coscienza anche breve è un segno di grave compromissione del flusso sanguigno cerebrale.
  • Cefalea: Un forte mal di testa post-episodio è frequente.
  • Disturbi visivi: Come la visione offuscata o la comparsa di "scintille" luminose.
  • Acufeni: Percezione di ronzii nelle orecchie.
  • Convulsioni: In casi di ipossia prolungata, possono verificarsi convulsioni.

Manifestazioni Psicologiche

  • Stato confusionale: Disorientamento subito dopo l'atto.
  • Ideazione suicidaria: Persistenza di pensieri di morte o pianificazione di ulteriori tentativi.
  • Ansia e Irritabilità: Un forte stato di ansia o irritabilità estrema.
  • Insonnia: Gravi disturbi del sonno legati al trauma o alla patologia psichiatrica sottostante.

Diagnosi

La diagnosi di un episodio di autolesionismo tramite strangolamento richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge il medico d'urgenza, il chirurgo (per le lesioni fisiche) e lo psichiatra.

  1. Valutazione Clinica Immediata: Il primo passo è la stabilizzazione dei parametri vitali. Il medico valuterà la pervietà delle vie aeree e la stabilità emodinamica. Viene eseguito un esame obiettivo accurato del collo, del volto e degli occhi alla ricerca di petechie o segni di legatura.
  2. Esami Diagnostici Strumentali:
    • Laringoscopia: Per visualizzare eventuali danni interni alla laringe o alle corde vocali.
    • TC o Angio-TC del collo: Fondamentale per escludere fratture dell'osso ioide o della cartilagine tiroidea, e per verificare l'integrità delle arterie carotidi e delle vene giugulari (rischio di dissezione arteriosa).
    • TC Encefalo: Se il paziente ha presentato perdita di coscienza o deficit neurologici, per escludere danni da ipossia o emorragie.
  3. Valutazione Psichiatrica: Una volta stabilizzato fisicamente, il paziente deve essere sottoposto a un colloquio clinico approfondito. Lo psichiatra valuterà l'intenzionalità del gesto, il rischio di recidiva e la presenza di disturbi mentali come la schizofrenia o disturbi dell'umore. Questa fase è cruciale per decidere se è necessario un ricovero in un reparto di psichiatria (TSO o ricovero volontario).

Trattamento e Terapie

Il trattamento si divide in due fasi: la gestione dell'emergenza medica e il percorso terapeutico a lungo termine.

Gestione dell'Emergenza

  • Supporto Respiratorio: Se è presente dispnea grave o ostruzione, può essere necessaria l'intubazione endotracheale o, in casi estremi, una tracheotomia d'urgenza.
  • Monitoraggio Neurologico: Osservazione continua per rilevare segni di edema cerebrale ritardato.
  • Terapia Farmacologica d'Urgenza: Somministrazione di ossigeno e, se necessario, farmaci per gestire l'ansia acuta o l'agitazione psicomotoria (benzodiazepine).

Trattamento Psichiatrico e Psicoterapeutico

  • Psicoterapia: La Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) è considerata il gold standard per i pazienti con comportamenti autolesionistici e disregolazione emotiva. Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è efficace nel ristrutturare i pensieri che portano all'ideazione suicidaria.
  • Farmacoterapia: L'uso di antidepressivi (come gli SSRI), stabilizzatori dell'umore o antipsicotici di seconda generazione può essere necessario per trattare la patologia di base (es. disturbo bipolare o depressione).
  • Piano di Sicurezza: Collaborare con il paziente per creare un "safety plan" che identifichi i segnali di allarme e le strategie di coping da attuare prima di arrivare al gesto autolesivo.

Prognosi e Decorso

La prognosi dipende fortemente dalla tempestività dell'intervento e dalla gravità dell'ipossia subita.

  • Recupero Fisico: Molte lesioni superficiali guariscono in poche settimane. Tuttavia, danni alle strutture laringee possono lasciare una disfonia cronica. Il rischio più grave a lungo termine è la dissezione carotidea, che può causare un ictus anche a distanza di giorni dall'evento.
  • Decorso Psicologico: Il rischio di ripetizione del gesto è elevato, specialmente nei primi sei mesi dopo l'episodio. Se il paziente non riceve un supporto adeguato, l'autolesionismo può evolvere in un suicidio completato.
  • Esiti Neurologici: Se la privazione di ossigeno è stata prolungata, possono residuare deficit cognitivi, problemi di memoria o disturbi motori.

Con un trattamento integrato (farmaci + psicoterapia) e un forte supporto sociale, molti individui riescono a superare la fase acuta e a sviluppare strategie di resilienza efficaci.

Prevenzione

La prevenzione dell'autolesionismo tramite strangolamento richiede un impegno sia a livello individuale che comunitario.

  • Educazione e Sensibilizzazione: Riconoscere precocemente i segni di sofferenza mentale negli adolescenti e negli adulti. Campagne informative sui pericoli delle "sfide online" legate al soffocamento.
  • Intervento Precoce: Trattare tempestivamente i disturbi dell'umore e i disturbi di personalità prima che i comportamenti autolesivi diventino cronici.
  • Restrizione dell'Accesso ai Mezzi: In contesti ospedalieri o residenziali, eliminare punti di ancoraggio e oggetti che possono essere usati come legature per i pazienti ad alto rischio.
  • Linee di Aiuto: Promuovere l'uso di numeri di emergenza e linee telefoniche per la prevenzione del suicidio, attive 24 ore su 24.

Quando Consultare un Medico

È necessario chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112) o recarsi al pronto soccorso se:

  • Una persona ha tentato lo strangolamento, anche se sembra stare bene e non ha perso conoscenza.
  • Sono presenti segni di legatura, petechie sul viso o negli occhi.
  • Il soggetto lamenta difficoltà a deglutire o ha la voce rauca dopo un atto di autolesionismo.
  • Si manifesta uno stato di confusione, sonnolenza eccessiva o cefalea intensa.
  • La persona esprime un'imminente volontà di farsi del male o di uccidersi.

Non sottovalutare mai un gesto di questo tipo: lo strangolamento è un segnale di estremo pericolo che richiede un intervento professionale immediato.

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