Autolesionismo intenzionale mediante calpestamento o schiacciamento da parte di un'altra persona

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Definizione

L'autolesionismo intenzionale mediante calpestamento o schiacciamento da parte di un'altra persona è una categoria diagnostica classificata dall'ICD-11 con il codice PC42. Questa specifica voce si riferisce a lesioni fisiche che un individuo infligge a se stesso non direttamente, ma inducendo, costringendo o manipolando un'altra persona a calpestarlo o esercitare una pressione schiacciante sul suo corpo. Sebbene possa sembrare una dinamica insolita, rientra nel vasto spettro dei comportamenti autolesionistici non suicidari (NSSI) o, in alcuni casi, dei tentativi di suicidio messi in atto attraverso modalità indirette.

In ambito clinico, questo comportamento è espressione di un profondo disagio psicologico. La vittima (che è anche l'ideatore del danno) cerca attivamente il trauma fisico come mezzo per gestire un dolore emotivo intollerabile, per punire se stessa o per comunicare uno stato di sofferenza che non riesce a esprimere a parole. Lo schiacciamento può interessare diverse aree del corpo, come il torace, l'addome o gli arti, e la gravità del danno dipende dal peso della persona coinvolta e dalla forza applicata.

È fondamentale distinguere questa condizione dagli incidenti fortuiti o dalle aggressioni subite passivamente. Nel codice PC42, l'elemento centrale è l'intenzionalità del soggetto che subisce il danno: egli ha cercato o facilitato attivamente l'azione di calpestamento. Questa dinamica può verificarsi in contesti di relazioni interpersonali disfunzionali, in situazioni di folla o in contesti di gioco/abuso dove il confine tra consenso e autolesionismo diventa labile.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base dell'autolesionismo mediante schiacciamento sono multifattoriali e affondano le radici in complesse dinamiche neurobiologiche e psicologiche. Non esiste una causa singola, ma piuttosto una combinazione di vulnerabilità che può portare un individuo a scegliere questa specifica modalità di danno fisico.

Uno dei principali fattori di rischio è la presenza di disturbi della personalità, in particolare il disturbo borderline di personalità. Gli individui con questa diagnosi spesso lottano con una disregolazione emotiva estrema e possono utilizzare il dolore fisico intenso, come quello derivante da uno schiacciamento, per interrompere stati di dissociazione o per "sentire qualcosa" quando provano un senso di vuoto cronico. Altre patologie correlate includono la depressione maggiore e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), dove l'autolesionismo funge da meccanismo di coping per gestire flashback o sentimenti di colpa schiaccianti.

I fattori di rischio ambientali e sociali giocano un ruolo cruciale. Una storia di abusi fisici o sessuali nell'infanzia è spesso presente nel background di chi pratica forme gravi di autolesionismo. In questi casi, il corpo diventa un campo di battaglia su cui proiettare traumi passati. Inoltre, l'isolamento sociale o l'appartenenza a sottoculture che normalizzano comportamenti estremi possono influenzare la scelta del metodo. La dinamica specifica del "farsi calpestare" può anche essere legata a fantasie di sottomissione o a un bisogno patologico di attenzione e cura da parte degli altri (spesso associato a disturbi fittizi).

Dal punto di vista neurobiologico, l'autolesionismo può innescare il rilascio di endorfine e oppioidi endogeni in risposta al dolore acuto. Questo crea un effetto temporaneo di sollievo e calma, che può portare a una vera e propria dipendenza dal comportamento autolesionistico. Lo schiacciamento, producendo una stimolazione sensoriale profonda e intensa, può essere ricercato proprio per questo potente effetto biochimico di "reset" emotivo.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Le manifestazioni cliniche dell'autolesionismo mediante calpestamento o schiacciamento variano drasticamente in base all'intensità della forza applicata e alla zona del corpo colpita. I sintomi possono essere suddivisi in segni fisici immediati, complicazioni sistemiche e indicatori psicologici.

Manifestazioni Fisiche

Il segno più comune è la presenza di ecchimosi (lividi) estese, spesso con una forma che ricalca la calzatura o la parte del corpo della persona che ha calpestato il soggetto. Se la pressione è stata esercitata sugli arti, si possono osservare ematomi profondi e un evidente gonfiore dei tessuti molli. Nei casi più gravi, l'individuo può presentare una frattura ossea, specialmente a carico delle costole, delle ossa del piede o della mano.

Se lo schiacciamento interessa il torace, il paziente può riferire difficoltà respiratoria o dolore toracico acuto, segni che potrebbero indicare un trauma polmonare o un pneumotorace. Lo schiacciamento addominale è particolarmente pericoloso poiché può causare una emorragia interna silente o la rottura di organi pieni come la milza o il fegato, manifestandosi con dolore addominale intenso e pressione sanguigna bassa.

Un rischio specifico delle lesioni da schiacciamento prolungato o ripetuto è la rabdomiolisi, ovvero la rottura delle fibre muscolari che rilasciano mioglobina nel sangue. Questo può portare a urine scure (color coca-cola) e, nei casi peggiori, a un'insufficienza renale acuta.

Manifestazioni Psicologiche

Oltre ai danni fisici, il paziente mostra spesso segni di grave sofferenza mentale. È comune riscontrare un'elevata ansia o uno stato confusionale subito dopo l'evento. L'individuo può manifestare un marcato senso di colpa o, al contrario, un'apparente indifferenza verso le proprie ferite (la cosiddetta "belle indifférence"). Altri sintomi includono:

  • Ideazione suicidaria o pensieri ricorrenti di morte.
  • Anedonia (incapacità di provare piacere).
  • Tachicardia e sudorazione profusa legate allo stress post-traumatico.
  • Insonnia e incubi relativi all'evento.
4

Diagnosi

Il processo diagnostico per il codice PC42 è complesso perché richiede non solo l'accertamento delle lesioni fisiche, ma anche la determinazione dell'intenzionalità autolesionistica. Il medico deve agire con estrema sensibilità per distinguere questo scenario da un'aggressione subita contro la propria volontà.

L'iter inizia con un'anamnesi accurata. Il medico cercherà di capire la dinamica dell'evento, ponendo domande aperte in un ambiente protetto. Spesso, la discrepanza tra il racconto del paziente e la natura delle lesioni (ad esempio, ferite da calpestamento in zone non accidentali) può suggerire l'autolesionismo. È fondamentale valutare se il paziente ha attivamente cercato la situazione di pericolo.

L'esame obiettivo è il passo successivo per valutare l'entità del danno. Si ricercano segni di traumi interni, stabilità delle ossa e integrità cutanea. Gli esami diagnostici di supporto includono:

  • Radiografie (RX): Per individuare fratture costali o degli arti.
  • Ecografia FAST: Utilizzata in emergenza per escludere un'emorragia interna addominale.
  • Tomografia Computerizzata (TC): Necessaria se si sospettano lesioni agli organi interni o traumi cranici.
  • Esami del sangue: Per monitorare i livelli di creatinchinasi (CK) e mioglobina (per escludere la rabdomiolisi) e la funzionalità renale.

Infine, è obbligatoria una consulenza psichiatrica o psicologica. Questa valutazione serve a identificare disturbi sottostanti come il disturbo borderline o la depressione e a stabilire il rischio di recidiva o di suicidio imminente.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'autolesionismo mediante schiacciamento deve essere multidisciplinare, affrontando contemporaneamente l'emergenza medica e la crisi psicologica.

Gestione Medica Acuta

La priorità immediata è la stabilizzazione delle funzioni vitali. Se il paziente presenta ipotensione o segni di shock, si procede con la somministrazione di liquidi endovena. Le fratture vengono immobilizzate e le ferite cutanee come le abrasioni vengono pulite e medicate. In caso di gravi lesioni interne, può essere necessario un intervento chirurgico d'urgenza. Se viene diagnosticata una rabdomiolisi, il trattamento prevede un'idratazione aggressiva per proteggere i reni.

Intervento Psicoterapeutico

Una volta stabilizzato fisicamente, il fulcro della terapia si sposta sulla salute mentale. La Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) è considerata il gold standard per il trattamento dei comportamenti autolesionistici. La DBT aiuta il paziente a sviluppare abilità di tolleranza del dolore emotivo, regolazione delle emozioni e consapevolezza (mindfulness), offrendo alternative sane al bisogno di farsi del male.

Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è efficace, focalizzandosi sull'identificazione e la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali che precedono l'atto autolesionistico. In alcuni casi, la terapia familiare è necessaria per affrontare dinamiche relazionali tossiche che potrebbero aver contribuito all'evento.

Terapia Farmacologica

Non esistono farmaci specifici per l'autolesionismo, ma i medicinali possono trattare i disturbi sottostanti. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) possono essere prescritti per la depressione e l'ansia. In alcuni casi, stabilizzatori dell'umore o bassi dosaggi di antipsicotici atipici possono aiutare a ridurre l'impulsività e la disregolazione emotiva.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi per gli individui che praticano l'autolesionismo mediante schiacciamento dipende fortemente dalla tempestività dell'intervento psicoterapeutico e dalla presenza di una rete di supporto solida.

Se il comportamento non viene trattato alla radice, il rischio di recidiva è molto elevato. L'autolesionismo tende ad avere un andamento cronico e può peggiorare nel tempo: l'individuo potrebbe cercare forme di schiacciamento sempre più violente per ottenere lo stesso effetto di sollievo emotivo, aumentando il rischio di danni permanenti o morte accidentale. Le complicazioni a lungo termine possono includere dolore cronico nelle zone colpite, cicatrici fisiche e una progressiva erosione dell'autostima.

Tuttavia, con un trattamento adeguato, molti pazienti riescono a interrompere il ciclo dell'autolesionismo. Il decorso positivo è caratterizzato da una riduzione della frequenza degli episodi e dallo sviluppo di strategie di coping più funzionali. La guarigione non è un processo lineare e possono verificarsi ricadute, che devono essere gestite come parte del percorso terapeutico senza colpevolizzare il paziente.

7

Prevenzione

La prevenzione dell'autolesionismo intenzionale richiede un approccio su più livelli:

  1. Prevenzione Primaria: Educazione alla salute mentale nelle scuole e nelle comunità per ridurre lo stigma e insegnare ai giovani come gestire le emozioni intense. È fondamentale promuovere l'alfabetizzazione emotiva sin dall'infanzia.
  2. Identificazione Precoce: Formazione per medici di base, insegnanti e allenatori affinché sappiano riconoscere i segnali premonitori di disagio psicologico, come il ritiro sociale, il calo del rendimento o la presenza di lividi sospetti e ripetuti.
  3. Supporto alle Categorie a Rischio: Implementare programmi di supporto specifici per persone con storie di trauma o diagnosi di disturbi della personalità.
  4. Limitazione dell'Accesso ai Mezzi: Sebbene sia difficile prevenire lo schiacciamento da parte di terzi, la consapevolezza delle dinamiche relazionali pericolose può aiutare a intervenire prima che la situazione degeneri.

Creare un ambiente in cui la persona si senta sicura nel chiedere aiuto senza timore di essere giudicata è il passo più importante per prevenire atti autolesionistici estremi.

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Quando Consultare un Medico

È necessario consultare immediatamente un medico o recarsi al pronto soccorso se si verificano le seguenti situazioni:

  • Dopo un episodio di schiacciamento, se compare difficoltà a respirare o dolore intenso al petto.
  • In presenza di dolore addominale forte, nausea o sensazione di svenimento.
  • Se si nota la comparsa di urine scure o una significativa riduzione della produzione di urina.
  • Se sono presenti fratture evidenti o l'impossibilità di muovere un arto.
  • Se l'individuo esprime una forte intenzione di farsi del male nuovamente o appare in uno stato di profonda disperazione.

Non bisogna mai sottovalutare un atto di autolesionismo, anche se le ferite fisiche appaiono superficiali. Il danno psicologico sottostante richiede sempre l'attenzione di un professionista della salute mentale per evitare conseguenze tragiche a lungo termine.

Autolesionismo intenzionale mediante calpestamento o schiacciamento da parte di un'altra persona

Definizione

L'autolesionismo intenzionale mediante calpestamento o schiacciamento da parte di un'altra persona è una categoria diagnostica classificata dall'ICD-11 con il codice PC42. Questa specifica voce si riferisce a lesioni fisiche che un individuo infligge a se stesso non direttamente, ma inducendo, costringendo o manipolando un'altra persona a calpestarlo o esercitare una pressione schiacciante sul suo corpo. Sebbene possa sembrare una dinamica insolita, rientra nel vasto spettro dei comportamenti autolesionistici non suicidari (NSSI) o, in alcuni casi, dei tentativi di suicidio messi in atto attraverso modalità indirette.

In ambito clinico, questo comportamento è espressione di un profondo disagio psicologico. La vittima (che è anche l'ideatore del danno) cerca attivamente il trauma fisico come mezzo per gestire un dolore emotivo intollerabile, per punire se stessa o per comunicare uno stato di sofferenza che non riesce a esprimere a parole. Lo schiacciamento può interessare diverse aree del corpo, come il torace, l'addome o gli arti, e la gravità del danno dipende dal peso della persona coinvolta e dalla forza applicata.

È fondamentale distinguere questa condizione dagli incidenti fortuiti o dalle aggressioni subite passivamente. Nel codice PC42, l'elemento centrale è l'intenzionalità del soggetto che subisce il danno: egli ha cercato o facilitato attivamente l'azione di calpestamento. Questa dinamica può verificarsi in contesti di relazioni interpersonali disfunzionali, in situazioni di folla o in contesti di gioco/abuso dove il confine tra consenso e autolesionismo diventa labile.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base dell'autolesionismo mediante schiacciamento sono multifattoriali e affondano le radici in complesse dinamiche neurobiologiche e psicologiche. Non esiste una causa singola, ma piuttosto una combinazione di vulnerabilità che può portare un individuo a scegliere questa specifica modalità di danno fisico.

Uno dei principali fattori di rischio è la presenza di disturbi della personalità, in particolare il disturbo borderline di personalità. Gli individui con questa diagnosi spesso lottano con una disregolazione emotiva estrema e possono utilizzare il dolore fisico intenso, come quello derivante da uno schiacciamento, per interrompere stati di dissociazione o per "sentire qualcosa" quando provano un senso di vuoto cronico. Altre patologie correlate includono la depressione maggiore e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), dove l'autolesionismo funge da meccanismo di coping per gestire flashback o sentimenti di colpa schiaccianti.

I fattori di rischio ambientali e sociali giocano un ruolo cruciale. Una storia di abusi fisici o sessuali nell'infanzia è spesso presente nel background di chi pratica forme gravi di autolesionismo. In questi casi, il corpo diventa un campo di battaglia su cui proiettare traumi passati. Inoltre, l'isolamento sociale o l'appartenenza a sottoculture che normalizzano comportamenti estremi possono influenzare la scelta del metodo. La dinamica specifica del "farsi calpestare" può anche essere legata a fantasie di sottomissione o a un bisogno patologico di attenzione e cura da parte degli altri (spesso associato a disturbi fittizi).

Dal punto di vista neurobiologico, l'autolesionismo può innescare il rilascio di endorfine e oppioidi endogeni in risposta al dolore acuto. Questo crea un effetto temporaneo di sollievo e calma, che può portare a una vera e propria dipendenza dal comportamento autolesionistico. Lo schiacciamento, producendo una stimolazione sensoriale profonda e intensa, può essere ricercato proprio per questo potente effetto biochimico di "reset" emotivo.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Le manifestazioni cliniche dell'autolesionismo mediante calpestamento o schiacciamento variano drasticamente in base all'intensità della forza applicata e alla zona del corpo colpita. I sintomi possono essere suddivisi in segni fisici immediati, complicazioni sistemiche e indicatori psicologici.

Manifestazioni Fisiche

Il segno più comune è la presenza di ecchimosi (lividi) estese, spesso con una forma che ricalca la calzatura o la parte del corpo della persona che ha calpestato il soggetto. Se la pressione è stata esercitata sugli arti, si possono osservare ematomi profondi e un evidente gonfiore dei tessuti molli. Nei casi più gravi, l'individuo può presentare una frattura ossea, specialmente a carico delle costole, delle ossa del piede o della mano.

Se lo schiacciamento interessa il torace, il paziente può riferire difficoltà respiratoria o dolore toracico acuto, segni che potrebbero indicare un trauma polmonare o un pneumotorace. Lo schiacciamento addominale è particolarmente pericoloso poiché può causare una emorragia interna silente o la rottura di organi pieni come la milza o il fegato, manifestandosi con dolore addominale intenso e pressione sanguigna bassa.

Un rischio specifico delle lesioni da schiacciamento prolungato o ripetuto è la rabdomiolisi, ovvero la rottura delle fibre muscolari che rilasciano mioglobina nel sangue. Questo può portare a urine scure (color coca-cola) e, nei casi peggiori, a un'insufficienza renale acuta.

Manifestazioni Psicologiche

Oltre ai danni fisici, il paziente mostra spesso segni di grave sofferenza mentale. È comune riscontrare un'elevata ansia o uno stato confusionale subito dopo l'evento. L'individuo può manifestare un marcato senso di colpa o, al contrario, un'apparente indifferenza verso le proprie ferite (la cosiddetta "belle indifférence"). Altri sintomi includono:

  • Ideazione suicidaria o pensieri ricorrenti di morte.
  • Anedonia (incapacità di provare piacere).
  • Tachicardia e sudorazione profusa legate allo stress post-traumatico.
  • Insonnia e incubi relativi all'evento.

Diagnosi

Il processo diagnostico per il codice PC42 è complesso perché richiede non solo l'accertamento delle lesioni fisiche, ma anche la determinazione dell'intenzionalità autolesionistica. Il medico deve agire con estrema sensibilità per distinguere questo scenario da un'aggressione subita contro la propria volontà.

L'iter inizia con un'anamnesi accurata. Il medico cercherà di capire la dinamica dell'evento, ponendo domande aperte in un ambiente protetto. Spesso, la discrepanza tra il racconto del paziente e la natura delle lesioni (ad esempio, ferite da calpestamento in zone non accidentali) può suggerire l'autolesionismo. È fondamentale valutare se il paziente ha attivamente cercato la situazione di pericolo.

L'esame obiettivo è il passo successivo per valutare l'entità del danno. Si ricercano segni di traumi interni, stabilità delle ossa e integrità cutanea. Gli esami diagnostici di supporto includono:

  • Radiografie (RX): Per individuare fratture costali o degli arti.
  • Ecografia FAST: Utilizzata in emergenza per escludere un'emorragia interna addominale.
  • Tomografia Computerizzata (TC): Necessaria se si sospettano lesioni agli organi interni o traumi cranici.
  • Esami del sangue: Per monitorare i livelli di creatinchinasi (CK) e mioglobina (per escludere la rabdomiolisi) e la funzionalità renale.

Infine, è obbligatoria una consulenza psichiatrica o psicologica. Questa valutazione serve a identificare disturbi sottostanti come il disturbo borderline o la depressione e a stabilire il rischio di recidiva o di suicidio imminente.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'autolesionismo mediante schiacciamento deve essere multidisciplinare, affrontando contemporaneamente l'emergenza medica e la crisi psicologica.

Gestione Medica Acuta

La priorità immediata è la stabilizzazione delle funzioni vitali. Se il paziente presenta ipotensione o segni di shock, si procede con la somministrazione di liquidi endovena. Le fratture vengono immobilizzate e le ferite cutanee come le abrasioni vengono pulite e medicate. In caso di gravi lesioni interne, può essere necessario un intervento chirurgico d'urgenza. Se viene diagnosticata una rabdomiolisi, il trattamento prevede un'idratazione aggressiva per proteggere i reni.

Intervento Psicoterapeutico

Una volta stabilizzato fisicamente, il fulcro della terapia si sposta sulla salute mentale. La Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) è considerata il gold standard per il trattamento dei comportamenti autolesionistici. La DBT aiuta il paziente a sviluppare abilità di tolleranza del dolore emotivo, regolazione delle emozioni e consapevolezza (mindfulness), offrendo alternative sane al bisogno di farsi del male.

Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è efficace, focalizzandosi sull'identificazione e la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali che precedono l'atto autolesionistico. In alcuni casi, la terapia familiare è necessaria per affrontare dinamiche relazionali tossiche che potrebbero aver contribuito all'evento.

Terapia Farmacologica

Non esistono farmaci specifici per l'autolesionismo, ma i medicinali possono trattare i disturbi sottostanti. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) possono essere prescritti per la depressione e l'ansia. In alcuni casi, stabilizzatori dell'umore o bassi dosaggi di antipsicotici atipici possono aiutare a ridurre l'impulsività e la disregolazione emotiva.

Prognosi e Decorso

La prognosi per gli individui che praticano l'autolesionismo mediante schiacciamento dipende fortemente dalla tempestività dell'intervento psicoterapeutico e dalla presenza di una rete di supporto solida.

Se il comportamento non viene trattato alla radice, il rischio di recidiva è molto elevato. L'autolesionismo tende ad avere un andamento cronico e può peggiorare nel tempo: l'individuo potrebbe cercare forme di schiacciamento sempre più violente per ottenere lo stesso effetto di sollievo emotivo, aumentando il rischio di danni permanenti o morte accidentale. Le complicazioni a lungo termine possono includere dolore cronico nelle zone colpite, cicatrici fisiche e una progressiva erosione dell'autostima.

Tuttavia, con un trattamento adeguato, molti pazienti riescono a interrompere il ciclo dell'autolesionismo. Il decorso positivo è caratterizzato da una riduzione della frequenza degli episodi e dallo sviluppo di strategie di coping più funzionali. La guarigione non è un processo lineare e possono verificarsi ricadute, che devono essere gestite come parte del percorso terapeutico senza colpevolizzare il paziente.

Prevenzione

La prevenzione dell'autolesionismo intenzionale richiede un approccio su più livelli:

  1. Prevenzione Primaria: Educazione alla salute mentale nelle scuole e nelle comunità per ridurre lo stigma e insegnare ai giovani come gestire le emozioni intense. È fondamentale promuovere l'alfabetizzazione emotiva sin dall'infanzia.
  2. Identificazione Precoce: Formazione per medici di base, insegnanti e allenatori affinché sappiano riconoscere i segnali premonitori di disagio psicologico, come il ritiro sociale, il calo del rendimento o la presenza di lividi sospetti e ripetuti.
  3. Supporto alle Categorie a Rischio: Implementare programmi di supporto specifici per persone con storie di trauma o diagnosi di disturbi della personalità.
  4. Limitazione dell'Accesso ai Mezzi: Sebbene sia difficile prevenire lo schiacciamento da parte di terzi, la consapevolezza delle dinamiche relazionali pericolose può aiutare a intervenire prima che la situazione degeneri.

Creare un ambiente in cui la persona si senta sicura nel chiedere aiuto senza timore di essere giudicata è il passo più importante per prevenire atti autolesionistici estremi.

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare immediatamente un medico o recarsi al pronto soccorso se si verificano le seguenti situazioni:

  • Dopo un episodio di schiacciamento, se compare difficoltà a respirare o dolore intenso al petto.
  • In presenza di dolore addominale forte, nausea o sensazione di svenimento.
  • Se si nota la comparsa di urine scure o una significativa riduzione della produzione di urina.
  • Se sono presenti fratture evidenti o l'impossibilità di muovere un arto.
  • Se l'individuo esprime una forte intenzione di farsi del male nuovamente o appare in uno stato di profonda disperazione.

Non bisogna mai sottovalutare un atto di autolesionismo, anche se le ferite fisiche appaiono superficiali. Il danno psicologico sottostante richiede sempre l'attenzione di un professionista della salute mentale per evitare conseguenze tragiche a lungo termine.

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