Lacerazione della vena femorale a livello dell'anca o della coscia (lesione maggiore)

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Definizione

La lacerazione della vena femorale a livello dell'anca o della coscia è una lesione vascolare critica che comporta l'interruzione dell'integrità della parete di uno dei principali vasi sanguigni del corpo umano. La vena femorale è il condotto primario responsabile del drenaggio del sangue venoso (povero di ossigeno) dagli arti inferiori verso il cuore. Quando si parla di una "lesione maggiore" (major), ci si riferisce a una lacerazione estesa o completa del vaso che mette a rischio immediato la vita del paziente a causa della massiccia perdita ematica o della compromissione della circolazione sistemica.

Anatomicamente, la vena femorale inizia a livello del canale degli adduttori (come continuazione della vena poplitea) e risale lungo la coscia fino a diventare vena iliaca esterna una volta superato il legamento inguinale. Data la sua posizione profonda ma vicina ad arterie importanti e al femore, una sua lacerazione è spesso associata a traumi complessi. La gravità di questa condizione risiede non solo nel rischio di emorragia, ma anche nella complessità della riparazione chirurgica necessaria per ripristinare il corretto ritorno venoso ed evitare complicanze a lungo termine come la trombosi venosa profonda.

In ambito clinico, queste lesioni sono classificate come emergenze chirurgiche di grado elevato. La gestione richiede un intervento tempestivo, spesso multidisciplinare, che coinvolge chirurghi vascolari, traumatologi e rianimatori. La distinzione tra una lacerazione minore e una maggiore è fondamentale: la seconda implica solitamente una perdita di continuità vascolare superiore al 50% della circonferenza o una trisezione completa del vaso, rendendo impossibile l'emostasi spontanea.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause di una lacerazione maggiore della vena femorale sono quasi esclusivamente di natura traumatica, sebbene esistano rare eccezioni legate a procedure mediche o patologie preesistenti. I meccanismi di lesione possono essere suddivisi in traumi penetranti e traumi contusivi.

I traumi penetranti rappresentano la causa più comune nelle aree urbane e includono ferite da arma bianca (coltellate) o da arma da fuoco. Poiché la vena femorale decorre parallelamente all'arteria femorale nel triangolo di Scarpa (nella parte superiore della coscia), un oggetto penetrante in questa zona ha un'alta probabilità di colpire entrambi i vasi, causando quadri clinici drammatici. Anche incidenti sul lavoro con macchinari industriali o schegge metalliche possono provocare lacerazioni nette del vaso.

I traumi contusivi, d'altra parte, sono spesso legati a incidenti stradali ad alta energia, come scontri motociclistici o investimenti di pedoni. In questi casi, la lacerazione può essere causata dalla pressione estrema esercitata sui tessuti molli o, più frequentemente, da frammenti ossei taglienti derivanti da una frattura del femore o del bacino. La decelerazione improvvisa può inoltre causare lesioni da strappamento nei punti in cui la vena è più ancorata ai tessuti circostanti.

Esistono poi le cause iatrogene, ovvero provocate involontariamente durante procedure mediche. Sebbene rare, lacerazioni della vena femorale possono verificarsi durante interventi di chirurgia ortopedica (come la sostituzione protesica dell'anca), durante il posizionamento di cateteri venosi centrali o durante procedure di emodinamica e cateterismo cardiaco, specialmente se il paziente presenta un'anatomia distorta o vasi fragili. I fattori di rischio che aumentano la probabilità di complicazioni includono l'obesità (che rende più difficile l'accesso chirurgico), l'uso di farmaci anticoagulanti e la presenza di precedenti interventi chirurgici nella zona inguinale che hanno creato tessuto cicatriziale.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico di una lacerazione maggiore della vena femorale è dominato dai segni di una perdita ematica massiccia. Se la ferita è aperta, si osserverà una emorragia profusa di colore rosso scuro (sangue venoso), che a differenza di quella arteriosa non è pulsante ma può essere estremamente rapida e difficile da arrestare con la semplice pressione manuale.

In caso di trauma chiuso, il sangue si accumula nei tessuti della coscia, portando alla formazione di un ematoma in espansione estremamente voluminoso. Questo causa un visibile gonfiore della coscia, che appare tesa, lucida e notevolmente aumentata di circonferenza rispetto all'arto controlaterale. Il paziente riferisce quasi sempre un dolore intenso e lancinante localizzato al sito della lesione o irradiato a tutta la gamba.

Con il progredire della perdita ematica, compaiono i segni sistemici dello shock ipovolemico. Il paziente manifesta pressione arteriosa bassa, battito cardiaco accelerato e respiro rapido e affannoso. La pelle può apparire caratterizzata da pallore cutaneo estremo e sudorazione fredda. In fasi avanzate, si può osservare cianosi (colorito bluastro) delle estremità e uno stato di confusione mentale o svenimento dovuto alla ridotta ossigenazione cerebrale.

A livello locale, l'interruzione del ritorno venoso può causare un ristagno di sangue nella parte inferiore della gamba, con conseguente edema distale e, talvolta, alterazioni della sensibilità come formicolio o intorpidimento, specialmente se l'ematoma comprime i nervi adiacenti (come il nervo femorale). Se è presente anche una lesione arteriosa concomitante, l'arto può risultare freddo e privo di polsi periferici.

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Diagnosi

La diagnosi di una lacerazione maggiore della vena femorale deve essere estremamente rapida. In situazioni di emergenza con emorragia attiva, la diagnosi è essenzialmente clinica: la localizzazione della ferita e l'entità del sanguinamento guidano immediatamente il chirurgo verso la sala operatoria senza attendere esami strumentali.

Nei pazienti emodinamicamente stabili (ovvero con pressione e battito ancora sotto controllo), il primo esame strumentale di scelta è l'Ecocolordoppler dei vasi femorali. Questo esame non invasivo permette di visualizzare in tempo reale il flusso sanguigno, identificare interruzioni della parete venosa e rilevare la presenza di ematomi perivascolari. Tuttavia, l'ecografia può essere limitata dalla presenza di dolore intenso o bendaggi compressivi.

L'Angio-TC (Tomografia Computerizzata con mezzo di contrasto) rappresenta il gold standard per la valutazione dettagliata dei traumi vascolari. Questo esame fornisce immagini precise dell'estensione della lacerazione, dei rapporti con le strutture ossee fratturate e dell'eventuale coinvolgimento dell'arteria femorale. È fondamentale per pianificare l'approccio chirurgico, permettendo di visualizzare esattamente dove inizia e dove finisce la lesione.

In alcuni casi selezionati, può essere eseguita una venografia (o flebografia), che consiste nell'iniettare un mezzo di contrasto direttamente nel sistema venoso per identificare stravasi. Tuttavia, questa tecnica è oggi meno comune rispetto alla TC. Gli esami del sangue sono necessari per monitorare i livelli di emoglobina, i parametri della coagulazione e la funzionalità renale, preparando il terreno per eventuali trasfusioni di sangue e derivati.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento della lacerazione della vena femorale è una corsa contro il tempo. La priorità assoluta è il controllo dell'emorragia. Sul luogo dell'incidente, questo si ottiene tramite pressione diretta forte e costante sulla ferita. L'uso del laccio emostatico (tourniquet) è più complesso per le vene rispetto alle arterie e deve essere posizionato molto in alto, vicino all'inguine, solo se la pressione diretta fallisce.

Una volta in ospedale, il trattamento definitivo è quasi sempre chirurgico. Esistono diverse opzioni a seconda della gravità:

  1. Venorrafia: Se la lacerazione è lineare e pulita, il chirurgo può procedere alla sutura diretta della parete venosa con fili sottilissimi non riassorbibili.
  2. Riparazione con patch: Se la perdita di tessuto è tale da rischiare un restringimento (stenosi) del vaso con la semplice sutura, si applica una "toppa" (patch) di materiale sintetico o, preferibilmente, un pezzetto di vena prelevato da un'altra zona del corpo (solitamente la vena safena dell'arto sano).
  3. Innesto venoso (Bypass): In caso di distruzione di un intero segmento di vena, si inserisce un ponte (innesto) per ripristinare la continuità. L'uso di vene autologhe (del paziente stesso) è preferito rispetto alle protesi sintetiche per ridurre il rischio di infezioni e trombosi.
  4. Legatura: In situazioni di estrema emergenza (paziente in imminente pericolo di vita con traumi multipli), il chirurgo può decidere di legare (chiudere definitivamente) la vena femorale. Sebbene questa procedura salvi la vita, comporta un alto rischio di insufficienza venosa cronica e gonfiore permanente dell'arto.

Parallelamente alla chirurgia, è fondamentale la terapia rianimatoria: trasfusioni di globuli rossi, plasma e piastrine per contrastare lo shock ipovolemico e correggere eventuali difetti della coagulazione. Dopo l'intervento, il paziente dovrà assumere farmaci anticoagulanti (come l'eparina a basso peso molecolare) per prevenire la formazione di coaguli nel sito di riparazione.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi di una lacerazione maggiore della vena femorale dipende dalla rapidità dei soccorsi e dalla presenza di lesioni associate. Se trattata tempestivamente, la sopravvivenza è elevata, ma il percorso di guarigione è lungo e complesso.

Nel breve termine, il rischio principale è la trombosi venosa profonda (TVP). Il sangue tende a ristagnare o a formare coaguli nel punto in cui la vena è stata cucita. Se un coagulo si stacca, può migrare verso i polmoni causando una embolia polmonare, una condizione potenzialmente fatale caratterizzata da difficoltà respiratoria improvvisa e dolore toracico.

A lungo termine, molti pazienti sviluppano la cosiddetta sindrome post-trombotica o insufficienza venosa cronica. Questo accade perché le valvole all'interno della vena possono essere state danneggiate dal trauma o dall'intervento. I sintomi includono gonfiore cronico della gamba, senso di pesantezza, cambiamenti nel colore della pelle e, nei casi più gravi, ulcere cutanee che faticano a guarire.

Il recupero funzionale dipende anche dai danni subiti dai nervi e dai muscoli circostanti. La fisioterapia è spesso necessaria per ripristinare la mobilità dell'anca e della coscia e per favorire il ritorno venoso attraverso l'attivazione della pompa muscolare del polpaccio.

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Prevenzione

La prevenzione delle lacerazioni traumatiche della vena femorale si basa principalmente sulla sicurezza stradale e sul lavoro. L'uso corretto delle cinture di sicurezza e dei dispositivi di protezione individuale (DPI) in ambito industriale può ridurre drasticamente l'impatto dei traumi contusivi e penetranti.

In ambito medico, la prevenzione delle lesioni iatrogene passa attraverso l'uso sistematico dell'ecografia durante il posizionamento di cateteri venosi centrali (posizionamento eco-guidato), che permette di visualizzare chiaramente il vaso prima di inserire l'ago. Inoltre, una pianificazione pre-operatoria accurata con esami radiologici avanzati permette ai chirurghi ortopedici e vascolari di identificare varianti anatomiche rischiose prima di procedere con interventi complessi nella zona dell'anca.

Per chi ha già subito una lesione venosa, la prevenzione delle complicanze (come la trombosi) consiste nel seguire rigorosamente la terapia anticoagulante prescritta, indossare calze a compressione graduata e mantenere uno stile di vita attivo, evitando la sedentarietà prolungata che favorisce il ristagno venoso.

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Quando Consultare un Medico

Una lacerazione della vena femorale è un'emergenza medica assoluta. È necessario chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112) se, a seguito di un trauma alla coscia o all'inguine, si verificano le seguenti condizioni:

  • Sanguinamento abbondante che non si ferma con la pressione.
  • Rapido e massiccio gonfiore della coscia.
  • Segni di shock come svenimento, pallore estremo o battito accelerato.
  • Dolore insopportabile che impedisce qualsiasi movimento.

Anche dopo un intervento di riparazione riuscito, è fondamentale contattare il medico se compaiono segni di possibili complicanze, come un improvviso dolore al polpaccio accompagnato da calore e rossore (sospetta trombosi), o se si manifesta una improvvisa mancanza di respiro (sospetta embolia). Controlli regolari con un chirurgo vascolare sono essenziali nei mesi successivi all'evento per monitorare la pervietà del vaso e la salute del sistema venoso profondo.

Lacerazione della vena femorale a livello dell'anca o della coscia (lesione maggiore)

Definizione

La lacerazione della vena femorale a livello dell'anca o della coscia è una lesione vascolare critica che comporta l'interruzione dell'integrità della parete di uno dei principali vasi sanguigni del corpo umano. La vena femorale è il condotto primario responsabile del drenaggio del sangue venoso (povero di ossigeno) dagli arti inferiori verso il cuore. Quando si parla di una "lesione maggiore" (major), ci si riferisce a una lacerazione estesa o completa del vaso che mette a rischio immediato la vita del paziente a causa della massiccia perdita ematica o della compromissione della circolazione sistemica.

Anatomicamente, la vena femorale inizia a livello del canale degli adduttori (come continuazione della vena poplitea) e risale lungo la coscia fino a diventare vena iliaca esterna una volta superato il legamento inguinale. Data la sua posizione profonda ma vicina ad arterie importanti e al femore, una sua lacerazione è spesso associata a traumi complessi. La gravità di questa condizione risiede non solo nel rischio di emorragia, ma anche nella complessità della riparazione chirurgica necessaria per ripristinare il corretto ritorno venoso ed evitare complicanze a lungo termine come la trombosi venosa profonda.

In ambito clinico, queste lesioni sono classificate come emergenze chirurgiche di grado elevato. La gestione richiede un intervento tempestivo, spesso multidisciplinare, che coinvolge chirurghi vascolari, traumatologi e rianimatori. La distinzione tra una lacerazione minore e una maggiore è fondamentale: la seconda implica solitamente una perdita di continuità vascolare superiore al 50% della circonferenza o una trisezione completa del vaso, rendendo impossibile l'emostasi spontanea.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause di una lacerazione maggiore della vena femorale sono quasi esclusivamente di natura traumatica, sebbene esistano rare eccezioni legate a procedure mediche o patologie preesistenti. I meccanismi di lesione possono essere suddivisi in traumi penetranti e traumi contusivi.

I traumi penetranti rappresentano la causa più comune nelle aree urbane e includono ferite da arma bianca (coltellate) o da arma da fuoco. Poiché la vena femorale decorre parallelamente all'arteria femorale nel triangolo di Scarpa (nella parte superiore della coscia), un oggetto penetrante in questa zona ha un'alta probabilità di colpire entrambi i vasi, causando quadri clinici drammatici. Anche incidenti sul lavoro con macchinari industriali o schegge metalliche possono provocare lacerazioni nette del vaso.

I traumi contusivi, d'altra parte, sono spesso legati a incidenti stradali ad alta energia, come scontri motociclistici o investimenti di pedoni. In questi casi, la lacerazione può essere causata dalla pressione estrema esercitata sui tessuti molli o, più frequentemente, da frammenti ossei taglienti derivanti da una frattura del femore o del bacino. La decelerazione improvvisa può inoltre causare lesioni da strappamento nei punti in cui la vena è più ancorata ai tessuti circostanti.

Esistono poi le cause iatrogene, ovvero provocate involontariamente durante procedure mediche. Sebbene rare, lacerazioni della vena femorale possono verificarsi durante interventi di chirurgia ortopedica (come la sostituzione protesica dell'anca), durante il posizionamento di cateteri venosi centrali o durante procedure di emodinamica e cateterismo cardiaco, specialmente se il paziente presenta un'anatomia distorta o vasi fragili. I fattori di rischio che aumentano la probabilità di complicazioni includono l'obesità (che rende più difficile l'accesso chirurgico), l'uso di farmaci anticoagulanti e la presenza di precedenti interventi chirurgici nella zona inguinale che hanno creato tessuto cicatriziale.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico di una lacerazione maggiore della vena femorale è dominato dai segni di una perdita ematica massiccia. Se la ferita è aperta, si osserverà una emorragia profusa di colore rosso scuro (sangue venoso), che a differenza di quella arteriosa non è pulsante ma può essere estremamente rapida e difficile da arrestare con la semplice pressione manuale.

In caso di trauma chiuso, il sangue si accumula nei tessuti della coscia, portando alla formazione di un ematoma in espansione estremamente voluminoso. Questo causa un visibile gonfiore della coscia, che appare tesa, lucida e notevolmente aumentata di circonferenza rispetto all'arto controlaterale. Il paziente riferisce quasi sempre un dolore intenso e lancinante localizzato al sito della lesione o irradiato a tutta la gamba.

Con il progredire della perdita ematica, compaiono i segni sistemici dello shock ipovolemico. Il paziente manifesta pressione arteriosa bassa, battito cardiaco accelerato e respiro rapido e affannoso. La pelle può apparire caratterizzata da pallore cutaneo estremo e sudorazione fredda. In fasi avanzate, si può osservare cianosi (colorito bluastro) delle estremità e uno stato di confusione mentale o svenimento dovuto alla ridotta ossigenazione cerebrale.

A livello locale, l'interruzione del ritorno venoso può causare un ristagno di sangue nella parte inferiore della gamba, con conseguente edema distale e, talvolta, alterazioni della sensibilità come formicolio o intorpidimento, specialmente se l'ematoma comprime i nervi adiacenti (come il nervo femorale). Se è presente anche una lesione arteriosa concomitante, l'arto può risultare freddo e privo di polsi periferici.

Diagnosi

La diagnosi di una lacerazione maggiore della vena femorale deve essere estremamente rapida. In situazioni di emergenza con emorragia attiva, la diagnosi è essenzialmente clinica: la localizzazione della ferita e l'entità del sanguinamento guidano immediatamente il chirurgo verso la sala operatoria senza attendere esami strumentali.

Nei pazienti emodinamicamente stabili (ovvero con pressione e battito ancora sotto controllo), il primo esame strumentale di scelta è l'Ecocolordoppler dei vasi femorali. Questo esame non invasivo permette di visualizzare in tempo reale il flusso sanguigno, identificare interruzioni della parete venosa e rilevare la presenza di ematomi perivascolari. Tuttavia, l'ecografia può essere limitata dalla presenza di dolore intenso o bendaggi compressivi.

L'Angio-TC (Tomografia Computerizzata con mezzo di contrasto) rappresenta il gold standard per la valutazione dettagliata dei traumi vascolari. Questo esame fornisce immagini precise dell'estensione della lacerazione, dei rapporti con le strutture ossee fratturate e dell'eventuale coinvolgimento dell'arteria femorale. È fondamentale per pianificare l'approccio chirurgico, permettendo di visualizzare esattamente dove inizia e dove finisce la lesione.

In alcuni casi selezionati, può essere eseguita una venografia (o flebografia), che consiste nell'iniettare un mezzo di contrasto direttamente nel sistema venoso per identificare stravasi. Tuttavia, questa tecnica è oggi meno comune rispetto alla TC. Gli esami del sangue sono necessari per monitorare i livelli di emoglobina, i parametri della coagulazione e la funzionalità renale, preparando il terreno per eventuali trasfusioni di sangue e derivati.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della lacerazione della vena femorale è una corsa contro il tempo. La priorità assoluta è il controllo dell'emorragia. Sul luogo dell'incidente, questo si ottiene tramite pressione diretta forte e costante sulla ferita. L'uso del laccio emostatico (tourniquet) è più complesso per le vene rispetto alle arterie e deve essere posizionato molto in alto, vicino all'inguine, solo se la pressione diretta fallisce.

Una volta in ospedale, il trattamento definitivo è quasi sempre chirurgico. Esistono diverse opzioni a seconda della gravità:

  1. Venorrafia: Se la lacerazione è lineare e pulita, il chirurgo può procedere alla sutura diretta della parete venosa con fili sottilissimi non riassorbibili.
  2. Riparazione con patch: Se la perdita di tessuto è tale da rischiare un restringimento (stenosi) del vaso con la semplice sutura, si applica una "toppa" (patch) di materiale sintetico o, preferibilmente, un pezzetto di vena prelevato da un'altra zona del corpo (solitamente la vena safena dell'arto sano).
  3. Innesto venoso (Bypass): In caso di distruzione di un intero segmento di vena, si inserisce un ponte (innesto) per ripristinare la continuità. L'uso di vene autologhe (del paziente stesso) è preferito rispetto alle protesi sintetiche per ridurre il rischio di infezioni e trombosi.
  4. Legatura: In situazioni di estrema emergenza (paziente in imminente pericolo di vita con traumi multipli), il chirurgo può decidere di legare (chiudere definitivamente) la vena femorale. Sebbene questa procedura salvi la vita, comporta un alto rischio di insufficienza venosa cronica e gonfiore permanente dell'arto.

Parallelamente alla chirurgia, è fondamentale la terapia rianimatoria: trasfusioni di globuli rossi, plasma e piastrine per contrastare lo shock ipovolemico e correggere eventuali difetti della coagulazione. Dopo l'intervento, il paziente dovrà assumere farmaci anticoagulanti (come l'eparina a basso peso molecolare) per prevenire la formazione di coaguli nel sito di riparazione.

Prognosi e Decorso

La prognosi di una lacerazione maggiore della vena femorale dipende dalla rapidità dei soccorsi e dalla presenza di lesioni associate. Se trattata tempestivamente, la sopravvivenza è elevata, ma il percorso di guarigione è lungo e complesso.

Nel breve termine, il rischio principale è la trombosi venosa profonda (TVP). Il sangue tende a ristagnare o a formare coaguli nel punto in cui la vena è stata cucita. Se un coagulo si stacca, può migrare verso i polmoni causando una embolia polmonare, una condizione potenzialmente fatale caratterizzata da difficoltà respiratoria improvvisa e dolore toracico.

A lungo termine, molti pazienti sviluppano la cosiddetta sindrome post-trombotica o insufficienza venosa cronica. Questo accade perché le valvole all'interno della vena possono essere state danneggiate dal trauma o dall'intervento. I sintomi includono gonfiore cronico della gamba, senso di pesantezza, cambiamenti nel colore della pelle e, nei casi più gravi, ulcere cutanee che faticano a guarire.

Il recupero funzionale dipende anche dai danni subiti dai nervi e dai muscoli circostanti. La fisioterapia è spesso necessaria per ripristinare la mobilità dell'anca e della coscia e per favorire il ritorno venoso attraverso l'attivazione della pompa muscolare del polpaccio.

Prevenzione

La prevenzione delle lacerazioni traumatiche della vena femorale si basa principalmente sulla sicurezza stradale e sul lavoro. L'uso corretto delle cinture di sicurezza e dei dispositivi di protezione individuale (DPI) in ambito industriale può ridurre drasticamente l'impatto dei traumi contusivi e penetranti.

In ambito medico, la prevenzione delle lesioni iatrogene passa attraverso l'uso sistematico dell'ecografia durante il posizionamento di cateteri venosi centrali (posizionamento eco-guidato), che permette di visualizzare chiaramente il vaso prima di inserire l'ago. Inoltre, una pianificazione pre-operatoria accurata con esami radiologici avanzati permette ai chirurghi ortopedici e vascolari di identificare varianti anatomiche rischiose prima di procedere con interventi complessi nella zona dell'anca.

Per chi ha già subito una lesione venosa, la prevenzione delle complicanze (come la trombosi) consiste nel seguire rigorosamente la terapia anticoagulante prescritta, indossare calze a compressione graduata e mantenere uno stile di vita attivo, evitando la sedentarietà prolungata che favorisce il ristagno venoso.

Quando Consultare un Medico

Una lacerazione della vena femorale è un'emergenza medica assoluta. È necessario chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112) se, a seguito di un trauma alla coscia o all'inguine, si verificano le seguenti condizioni:

  • Sanguinamento abbondante che non si ferma con la pressione.
  • Rapido e massiccio gonfiore della coscia.
  • Segni di shock come svenimento, pallore estremo o battito accelerato.
  • Dolore insopportabile che impedisce qualsiasi movimento.

Anche dopo un intervento di riparazione riuscito, è fondamentale contattare il medico se compaiono segni di possibili complicanze, come un improvviso dolore al polpaccio accompagnato da calore e rossore (sospetta trombosi), o se si manifesta una improvvisa mancanza di respiro (sospetta embolia). Controlli regolari con un chirurgo vascolare sono essenziali nei mesi successivi all'evento per monitorare la pervietà del vaso e la salute del sistema venoso profondo.

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