Frattura intertrocanterica del femore

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Definizione

La frattura intertrocanterica del femore è una specifica tipologia di frattura extracapsulare che si verifica nella porzione superiore dell'osso della coscia (femore). Nello specifico, la rima di frattura si localizza tra il grande trocantere e il piccolo trocantere, due prominenze ossee che fungono da punti di inserzione per importanti muscoli dell'anca e della coscia. Questa regione è caratterizzata da un osso di tipo spugnoso, molto vascolarizzato, il che differenzia queste lesioni dalle fratture intracapsulari (del collo del femore) sia per le modalità di guarigione che per il rischio di complicazioni vascolari.

Dal punto di vista anatomico, la regione intertrocanterica rappresenta la zona di transizione tra il collo del femore e la diafisi (la parte lunga e centrale dell'osso). Essendo una frattura extracapsulare, essa avviene al di fuori della capsula articolare dell'anca. Questo significa che, a differenza delle fratture del collo femorale, il rischio di necrosi avascolare della testa del femore è significativamente inferiore, poiché l'apporto di sangue alla testa dell'osso rimane solitamente intatto. Tuttavia, la natura meccanica di questa zona la espone a carichi elevati, rendendo la stabilità della frattura un elemento critico per il trattamento.

Queste fratture sono estremamente comuni nella popolazione anziana e rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e disabilità nel paziente geriatrico. Sebbene possano colpire individui di ogni età a seguito di traumi ad alta energia, la stragrande maggioranza dei casi è legata alla fragilità ossea. La gestione di questa condizione richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge ortopedici, geriatri, fisioterapisti e infermieri, con l'obiettivo primario di riportare il paziente alla mobilità nel minor tempo possibile.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause della frattura intertrocanterica variano significativamente in base all'età del paziente. Negli individui giovani, queste lesioni sono solitamente il risultato di traumi ad alta energia, come incidenti stradali, cadute da altezze considerevoli o traumi sportivi violenti. In questi casi, la frattura è spesso accompagnata da altre lesioni sistemiche o fratture multiple.

Negli anziani, invece, la causa predominante è la caduta accidentale da altezza stante (trauma a bassa energia). Spesso, una semplice scivolata in casa o un inciampo su un tappeto sono sufficienti a provocare la rottura dell'osso. Questo accade a causa della preesistenza di patologie che indeboliscono la struttura scheletrica. La principale condizione predisponente è senza dubbio l'osteoporosi, una malattia sistemica che riduce la densità minerale ossea e altera la microarchitettura del tessuto osseo, rendendolo fragile come il vetro.

Oltre all'osteoporosi, esistono numerosi altri fattori di rischio che aumentano la probabilità di subire una frattura intertrocanterica:

  • Età avanzata: Il rischio aumenta esponenzialmente dopo i 65 anni a causa della naturale perdita di massa ossea e della riduzione della forza muscolare.
  • Sesso femminile: Le donne sono colpite con una frequenza tre volte superiore rispetto agli uomini, principalmente a causa del calo estrogenico post-menopausale che accelera il riassorbimento osseo.
  • Disturbi dell'equilibrio e della deambulazione: Condizioni che causano instabilità posturale aumentano drasticamente il rischio di cadute.
  • Patologie croniche: Malattie come il diabete mellito, l'insufficienza renale cronica e le malattie cardiovascolari possono influenzare negativamente il metabolismo osseo.
  • Deficit nutrizionali: Una carenza cronica di calcio e vitamina D compromette la mineralizzazione dell'osso.
  • Uso di farmaci: Alcuni medicinali, come i corticosteroidi assunti a lungo termine, i sedativi o gli antipertensivi (che possono causare vertigini), aumentano il rischio di caduta o di fragilità ossea.
  • Stile di vita: La sedentarietà riduce la stimolazione meccanica necessaria per mantenere le ossa forti, mentre il fumo e l'abuso di alcol interferiscono con il rimodellamento osseo.
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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico di una frattura intertrocanterica è solitamente eclatante e difficilmente confondibile. Il sintomo cardine è il dolore all'anca o all'inguine, che insorge improvvisamente dopo una caduta o un trauma. Il dolore è estremamente intenso, di tipo trafittivo, e peggiora drasticamente con ogni minimo tentativo di movimento dell'arto interessato.

Un segno clinico quasi patognomonico è l'incapacità totale di caricare il peso sulla gamba colpita e di camminare. Il paziente si presenta solitamente disteso a terra o a letto, impossibilitato a sollevare l'arto dal piano del materasso. All'ispezione visiva, il medico osserva spesso una deformità caratteristica: l'arto appare in una posizione di rotazione esterna della gamba, con il piede che punta verso l'esterno, e si nota un evidente accorciamento dell'arto rispetto a quello sano. Questo accade perché i potenti muscoli della coscia, non più contrastati dall'integrità dell'osso, tirano il femore verso l'alto e lo ruotano.

Altri sintomi e segni comuni includono:

  • Gonfiore localizzato: La regione trocanterica appare tumefatta a causa dell'infiammazione e del versamento ematico.
  • Ecchimosi ed ematomi: Poiché la zona è molto vascolarizzata, la frattura causa spesso un sanguinamento interno che si manifesta con macchie violacee sulla pelle, talvolta estese fino alla coscia o al gluteo.
  • Spasmi muscolari: I muscoli circostanti si contraggono involontariamente nel tentativo di immobilizzare la zona fratturata, aumentando la sensazione dolorosa.
  • Crepitio: In alcuni casi, il movimento passivo dell'arto può produrre una sensazione di sfregamento osseo, sebbene questa manovra vada evitata per non causare ulteriore dolore o danni.
  • Debolezza estrema: Il paziente avverte una sensazione di cedimento e totale mancanza di controllo motorio sulla gamba.

In rari casi di fratture composte o incomplete (fratture da stress), il paziente potrebbe ancora essere in grado di camminare, lamentando solo un vago dolore sordo all'inguine o alla coscia che aumenta sotto sforzo. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la sintomatologia è invalidante fin dal primo istante.

4

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia con un'accurata anamnesi e un esame obiettivo condotto in pronto soccorso. Il medico valuterà la dinamica dell'incidente, la posizione dell'arto e la presenza dei segni clinici sopra descritti. Tuttavia, la conferma definitiva e la pianificazione del trattamento richiedono esami di diagnostica per immagini.

L'esame di primo livello è la radiografia (RX) del bacino e dell'anca interessata. Le proiezioni standard includono la vista antero-posteriore e la vista laterale. Le radiografie permettono di:

  1. Confermare la presenza della frattura.
  2. Identificare l'esatta localizzazione della rima di frattura.
  3. Valutare il grado di scomposizione dei frammenti ossei.
  4. Classificare la frattura (ad esempio, secondo la classificazione di Evans o AO/OTA) in "stabile" o "instabile". Una frattura è considerata instabile se la parete posteriore-mediale del femore è comminuta (frantumata in più pezzi), il che rende più difficile la fissazione chirurgica.

In casi dubbi, dove la sintomatologia è presente ma la radiografia risulta negativa (situazione possibile in pazienti con grave osteoporosi o fratture da stress), si ricorre alla Risonanza Magnetica (RM). La RM è l'esame più sensibile per rilevare l'edema osseo e le rime di frattura non visibili ai raggi X. Se la RM non è disponibile o è controindicata, la Tomografia Computerizzata (TC) può fornire dettagli anatomici superiori, utili soprattutto per studiare la comminuzione ossea nelle fratture complesse.

Oltre agli esami radiologici, vengono eseguiti esami del sangue completi (emocromo, elettroliti, test di coagulazione, funzionalità renale) e un elettrocardiogramma (ECG) per valutare lo stato di salute generale del paziente e prepararlo all'intervento chirurgico, che rappresenta lo standard di cura.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento della frattura intertrocanterica è quasi esclusivamente chirurgico. L'obiettivo primario non è solo la riparazione dell'osso, ma soprattutto la mobilizzazione precoce del paziente per prevenire le gravi complicanze legate all'allettamento prolungato (come polmoniti, piaghe da decubito e trombosi).

Opzioni Chirurgiche

La scelta della tecnica dipende dal tipo di frattura (stabile o instabile) e dalla qualità dell'osso:

  1. Vite-placca a scivolamento (DHS - Dynamic Hip Screw): È stata per anni lo standard per le fratture stabili. Consiste in una grande vite inserita nel collo del femore, collegata a una placca fissata sulla parte esterna dell'osso. Il sistema permette ai frammenti ossei di "scivolare" e compattarsi durante la guarigione, favorendo la formazione del callo osseo.
  2. Chiodo endomidollare (Chiodo Gamma o simili): È attualmente la tecnica più utilizzata, specialmente per le fratture instabili. Prevede l'inserimento di un chiodo metallico all'interno del canale midollare del femore, bloccato da viti che attraversano il collo femorale. Questa tecnica è meno invasiva, permette un carico precoce e offre una maggiore stabilità meccanica.
  3. Artroprotesi d'anca: Raramente utilizzata per le fratture intertrocanteriche, può essere considerata in casi di gravissima artrosi preesistente o quando la qualità dell'osso è talmente povera da non permettere la tenuta delle viti.

Riabilitazione

La riabilitazione inizia idealmente il giorno successivo all'intervento. Il fisioterapista aiuta il paziente a sedersi a bordo letto e, se le condizioni lo permettono, a compiere i primi passi con l'ausilio di un deambulatore. Il programma riabilitativo include esercizi di rinforzo muscolare, esercizi per migliorare il range di movimento dell'anca e addestramento alle attività della vita quotidiana.

Terapia Farmacologica

Nel post-operatorio vengono somministrati:

  • Analgesici: Per il controllo del dolore.
  • Anticoagulanti (Eparina a basso peso molecolare): Fondamentali per prevenire la trombosi venosa profonda.
  • Antibiotici: Per prevenire infezioni del sito chirurgico.
  • Farmaci per l'osteoporosi: Come bifosfonati, calcio e vitamina D, per ridurre il rischio di future fratture.
6

Prognosi e Decorso

La prognosi di una frattura intertrocanterica dipende fortemente dall'età del paziente, dalle sue condizioni di salute pre-esistenti e dalla tempestività dell'intervento. Se l'operazione avviene entro 24-48 ore dal trauma, i risultati sono generalmente migliori.

Il tempo di guarigione ossea completa è di circa 3-6 mesi. Tuttavia, il recupero funzionale può richiedere molto più tempo. Molti pazienti anziani faticano a tornare al livello di mobilità precedente alla frattura; si stima che circa il 50% non recuperi la piena indipendenza nelle attività quotidiane.

Le complicazioni possono essere serie e includono:

  • Infezioni: Sia del sito chirurgico che sistemiche (vie urinarie, polmoni).
  • Fallimento dei mezzi di sintesi: Rottura o spostamento delle viti, specialmente in ossa molto fragili.
  • Pseudoartrosi: Mancata guarigione dell'osso.
  • Vizi di consolidazione: L'osso guarisce in una posizione non corretta, causando zoppia.
  • Complicanze tromboemboliche: Embolia polmonare o trombosi.

Nonostante queste sfide, con un intervento chirurgico moderno e una riabilitazione aggressiva, molti pazienti riescono a tornare a camminare e a mantenere una buona qualità di vita.

7

Prevenzione

Prevenire una frattura intertrocanterica significa agire su due fronti: la salute dell'osso e la sicurezza dell'ambiente.

  1. Gestione dell'osteoporosi: Effettuare regolarmente la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) e seguire le terapie prescritte dal medico. Un apporto adeguato di Calcio e Vitamina D è essenziale a tutte le età.
  2. Attività fisica: Esercizi di carico (come camminare) e di equilibrio (come il Tai Chi) aiutano a mantenere le ossa forti e a migliorare la coordinazione, riducendo il rischio di cadute.
  3. Sicurezza domestica: Eliminare i tappeti, migliorare l'illuminazione, installare maniglioni in bagno e assicurarsi che i pavimenti non siano scivolosi.
  4. Revisione dei farmaci: Consultare il medico per valutare se i farmaci assunti possono causare sonnolenza o cali di pressione.
  5. Controllo della vista: Una buona visione è fondamentale per evitare ostacoli.
8

Quando Consultare un Medico

Una sospetta frattura del femore è un'emergenza medica che richiede l'attivazione immediata dei soccorsi (118). Non si deve tentare di muovere il paziente o di farlo camminare se si sospetta una lesione all'anca.

È necessario consultare urgentemente un medico se, dopo una caduta, si manifestano:

  • Forte dolore all'anca o all'inguine.
  • Incapacità di alzarsi o di camminare.
  • Evidente deformità dell'arto (gamba ruotata o più corta).
  • Comparsa rapida di un grosso ematoma nella zona dell'anca.

Anche in assenza di un trauma evidente, se un paziente anziano lamenta un dolore persistente all'anca che peggiora con il carico, è opportuno eseguire una valutazione ortopedica per escludere fratture da stress o altre patologie degenerative come l'artrosi.

Frattura intertrocanterica del femore

Definizione

La frattura intertrocanterica del femore è una specifica tipologia di frattura extracapsulare che si verifica nella porzione superiore dell'osso della coscia (femore). Nello specifico, la rima di frattura si localizza tra il grande trocantere e il piccolo trocantere, due prominenze ossee che fungono da punti di inserzione per importanti muscoli dell'anca e della coscia. Questa regione è caratterizzata da un osso di tipo spugnoso, molto vascolarizzato, il che differenzia queste lesioni dalle fratture intracapsulari (del collo del femore) sia per le modalità di guarigione che per il rischio di complicazioni vascolari.

Dal punto di vista anatomico, la regione intertrocanterica rappresenta la zona di transizione tra il collo del femore e la diafisi (la parte lunga e centrale dell'osso). Essendo una frattura extracapsulare, essa avviene al di fuori della capsula articolare dell'anca. Questo significa che, a differenza delle fratture del collo femorale, il rischio di necrosi avascolare della testa del femore è significativamente inferiore, poiché l'apporto di sangue alla testa dell'osso rimane solitamente intatto. Tuttavia, la natura meccanica di questa zona la espone a carichi elevati, rendendo la stabilità della frattura un elemento critico per il trattamento.

Queste fratture sono estremamente comuni nella popolazione anziana e rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e disabilità nel paziente geriatrico. Sebbene possano colpire individui di ogni età a seguito di traumi ad alta energia, la stragrande maggioranza dei casi è legata alla fragilità ossea. La gestione di questa condizione richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge ortopedici, geriatri, fisioterapisti e infermieri, con l'obiettivo primario di riportare il paziente alla mobilità nel minor tempo possibile.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause della frattura intertrocanterica variano significativamente in base all'età del paziente. Negli individui giovani, queste lesioni sono solitamente il risultato di traumi ad alta energia, come incidenti stradali, cadute da altezze considerevoli o traumi sportivi violenti. In questi casi, la frattura è spesso accompagnata da altre lesioni sistemiche o fratture multiple.

Negli anziani, invece, la causa predominante è la caduta accidentale da altezza stante (trauma a bassa energia). Spesso, una semplice scivolata in casa o un inciampo su un tappeto sono sufficienti a provocare la rottura dell'osso. Questo accade a causa della preesistenza di patologie che indeboliscono la struttura scheletrica. La principale condizione predisponente è senza dubbio l'osteoporosi, una malattia sistemica che riduce la densità minerale ossea e altera la microarchitettura del tessuto osseo, rendendolo fragile come il vetro.

Oltre all'osteoporosi, esistono numerosi altri fattori di rischio che aumentano la probabilità di subire una frattura intertrocanterica:

  • Età avanzata: Il rischio aumenta esponenzialmente dopo i 65 anni a causa della naturale perdita di massa ossea e della riduzione della forza muscolare.
  • Sesso femminile: Le donne sono colpite con una frequenza tre volte superiore rispetto agli uomini, principalmente a causa del calo estrogenico post-menopausale che accelera il riassorbimento osseo.
  • Disturbi dell'equilibrio e della deambulazione: Condizioni che causano instabilità posturale aumentano drasticamente il rischio di cadute.
  • Patologie croniche: Malattie come il diabete mellito, l'insufficienza renale cronica e le malattie cardiovascolari possono influenzare negativamente il metabolismo osseo.
  • Deficit nutrizionali: Una carenza cronica di calcio e vitamina D compromette la mineralizzazione dell'osso.
  • Uso di farmaci: Alcuni medicinali, come i corticosteroidi assunti a lungo termine, i sedativi o gli antipertensivi (che possono causare vertigini), aumentano il rischio di caduta o di fragilità ossea.
  • Stile di vita: La sedentarietà riduce la stimolazione meccanica necessaria per mantenere le ossa forti, mentre il fumo e l'abuso di alcol interferiscono con il rimodellamento osseo.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico di una frattura intertrocanterica è solitamente eclatante e difficilmente confondibile. Il sintomo cardine è il dolore all'anca o all'inguine, che insorge improvvisamente dopo una caduta o un trauma. Il dolore è estremamente intenso, di tipo trafittivo, e peggiora drasticamente con ogni minimo tentativo di movimento dell'arto interessato.

Un segno clinico quasi patognomonico è l'incapacità totale di caricare il peso sulla gamba colpita e di camminare. Il paziente si presenta solitamente disteso a terra o a letto, impossibilitato a sollevare l'arto dal piano del materasso. All'ispezione visiva, il medico osserva spesso una deformità caratteristica: l'arto appare in una posizione di rotazione esterna della gamba, con il piede che punta verso l'esterno, e si nota un evidente accorciamento dell'arto rispetto a quello sano. Questo accade perché i potenti muscoli della coscia, non più contrastati dall'integrità dell'osso, tirano il femore verso l'alto e lo ruotano.

Altri sintomi e segni comuni includono:

  • Gonfiore localizzato: La regione trocanterica appare tumefatta a causa dell'infiammazione e del versamento ematico.
  • Ecchimosi ed ematomi: Poiché la zona è molto vascolarizzata, la frattura causa spesso un sanguinamento interno che si manifesta con macchie violacee sulla pelle, talvolta estese fino alla coscia o al gluteo.
  • Spasmi muscolari: I muscoli circostanti si contraggono involontariamente nel tentativo di immobilizzare la zona fratturata, aumentando la sensazione dolorosa.
  • Crepitio: In alcuni casi, il movimento passivo dell'arto può produrre una sensazione di sfregamento osseo, sebbene questa manovra vada evitata per non causare ulteriore dolore o danni.
  • Debolezza estrema: Il paziente avverte una sensazione di cedimento e totale mancanza di controllo motorio sulla gamba.

In rari casi di fratture composte o incomplete (fratture da stress), il paziente potrebbe ancora essere in grado di camminare, lamentando solo un vago dolore sordo all'inguine o alla coscia che aumenta sotto sforzo. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la sintomatologia è invalidante fin dal primo istante.

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia con un'accurata anamnesi e un esame obiettivo condotto in pronto soccorso. Il medico valuterà la dinamica dell'incidente, la posizione dell'arto e la presenza dei segni clinici sopra descritti. Tuttavia, la conferma definitiva e la pianificazione del trattamento richiedono esami di diagnostica per immagini.

L'esame di primo livello è la radiografia (RX) del bacino e dell'anca interessata. Le proiezioni standard includono la vista antero-posteriore e la vista laterale. Le radiografie permettono di:

  1. Confermare la presenza della frattura.
  2. Identificare l'esatta localizzazione della rima di frattura.
  3. Valutare il grado di scomposizione dei frammenti ossei.
  4. Classificare la frattura (ad esempio, secondo la classificazione di Evans o AO/OTA) in "stabile" o "instabile". Una frattura è considerata instabile se la parete posteriore-mediale del femore è comminuta (frantumata in più pezzi), il che rende più difficile la fissazione chirurgica.

In casi dubbi, dove la sintomatologia è presente ma la radiografia risulta negativa (situazione possibile in pazienti con grave osteoporosi o fratture da stress), si ricorre alla Risonanza Magnetica (RM). La RM è l'esame più sensibile per rilevare l'edema osseo e le rime di frattura non visibili ai raggi X. Se la RM non è disponibile o è controindicata, la Tomografia Computerizzata (TC) può fornire dettagli anatomici superiori, utili soprattutto per studiare la comminuzione ossea nelle fratture complesse.

Oltre agli esami radiologici, vengono eseguiti esami del sangue completi (emocromo, elettroliti, test di coagulazione, funzionalità renale) e un elettrocardiogramma (ECG) per valutare lo stato di salute generale del paziente e prepararlo all'intervento chirurgico, che rappresenta lo standard di cura.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della frattura intertrocanterica è quasi esclusivamente chirurgico. L'obiettivo primario non è solo la riparazione dell'osso, ma soprattutto la mobilizzazione precoce del paziente per prevenire le gravi complicanze legate all'allettamento prolungato (come polmoniti, piaghe da decubito e trombosi).

Opzioni Chirurgiche

La scelta della tecnica dipende dal tipo di frattura (stabile o instabile) e dalla qualità dell'osso:

  1. Vite-placca a scivolamento (DHS - Dynamic Hip Screw): È stata per anni lo standard per le fratture stabili. Consiste in una grande vite inserita nel collo del femore, collegata a una placca fissata sulla parte esterna dell'osso. Il sistema permette ai frammenti ossei di "scivolare" e compattarsi durante la guarigione, favorendo la formazione del callo osseo.
  2. Chiodo endomidollare (Chiodo Gamma o simili): È attualmente la tecnica più utilizzata, specialmente per le fratture instabili. Prevede l'inserimento di un chiodo metallico all'interno del canale midollare del femore, bloccato da viti che attraversano il collo femorale. Questa tecnica è meno invasiva, permette un carico precoce e offre una maggiore stabilità meccanica.
  3. Artroprotesi d'anca: Raramente utilizzata per le fratture intertrocanteriche, può essere considerata in casi di gravissima artrosi preesistente o quando la qualità dell'osso è talmente povera da non permettere la tenuta delle viti.

Riabilitazione

La riabilitazione inizia idealmente il giorno successivo all'intervento. Il fisioterapista aiuta il paziente a sedersi a bordo letto e, se le condizioni lo permettono, a compiere i primi passi con l'ausilio di un deambulatore. Il programma riabilitativo include esercizi di rinforzo muscolare, esercizi per migliorare il range di movimento dell'anca e addestramento alle attività della vita quotidiana.

Terapia Farmacologica

Nel post-operatorio vengono somministrati:

  • Analgesici: Per il controllo del dolore.
  • Anticoagulanti (Eparina a basso peso molecolare): Fondamentali per prevenire la trombosi venosa profonda.
  • Antibiotici: Per prevenire infezioni del sito chirurgico.
  • Farmaci per l'osteoporosi: Come bifosfonati, calcio e vitamina D, per ridurre il rischio di future fratture.

Prognosi e Decorso

La prognosi di una frattura intertrocanterica dipende fortemente dall'età del paziente, dalle sue condizioni di salute pre-esistenti e dalla tempestività dell'intervento. Se l'operazione avviene entro 24-48 ore dal trauma, i risultati sono generalmente migliori.

Il tempo di guarigione ossea completa è di circa 3-6 mesi. Tuttavia, il recupero funzionale può richiedere molto più tempo. Molti pazienti anziani faticano a tornare al livello di mobilità precedente alla frattura; si stima che circa il 50% non recuperi la piena indipendenza nelle attività quotidiane.

Le complicazioni possono essere serie e includono:

  • Infezioni: Sia del sito chirurgico che sistemiche (vie urinarie, polmoni).
  • Fallimento dei mezzi di sintesi: Rottura o spostamento delle viti, specialmente in ossa molto fragili.
  • Pseudoartrosi: Mancata guarigione dell'osso.
  • Vizi di consolidazione: L'osso guarisce in una posizione non corretta, causando zoppia.
  • Complicanze tromboemboliche: Embolia polmonare o trombosi.

Nonostante queste sfide, con un intervento chirurgico moderno e una riabilitazione aggressiva, molti pazienti riescono a tornare a camminare e a mantenere una buona qualità di vita.

Prevenzione

Prevenire una frattura intertrocanterica significa agire su due fronti: la salute dell'osso e la sicurezza dell'ambiente.

  1. Gestione dell'osteoporosi: Effettuare regolarmente la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) e seguire le terapie prescritte dal medico. Un apporto adeguato di Calcio e Vitamina D è essenziale a tutte le età.
  2. Attività fisica: Esercizi di carico (come camminare) e di equilibrio (come il Tai Chi) aiutano a mantenere le ossa forti e a migliorare la coordinazione, riducendo il rischio di cadute.
  3. Sicurezza domestica: Eliminare i tappeti, migliorare l'illuminazione, installare maniglioni in bagno e assicurarsi che i pavimenti non siano scivolosi.
  4. Revisione dei farmaci: Consultare il medico per valutare se i farmaci assunti possono causare sonnolenza o cali di pressione.
  5. Controllo della vista: Una buona visione è fondamentale per evitare ostacoli.

Quando Consultare un Medico

Una sospetta frattura del femore è un'emergenza medica che richiede l'attivazione immediata dei soccorsi (118). Non si deve tentare di muovere il paziente o di farlo camminare se si sospetta una lesione all'anca.

È necessario consultare urgentemente un medico se, dopo una caduta, si manifestano:

  • Forte dolore all'anca o all'inguine.
  • Incapacità di alzarsi o di camminare.
  • Evidente deformità dell'arto (gamba ruotata o più corta).
  • Comparsa rapida di un grosso ematoma nella zona dell'anca.

Anche in assenza di un trauma evidente, se un paziente anziano lamenta un dolore persistente all'anca che peggiora con il carico, è opportuno eseguire una valutazione ortopedica per escludere fratture da stress o altre patologie degenerative come l'artrosi.

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