Infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi

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Definizione

L'Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi rappresenta una delle sfide più complesse e preoccupanti nel panorama della medicina moderna e della gestione delle infezioni correlate all'assistenza (ICA). L'Acinetobacter baumannii è un batterio Gram-negativo, di forma coccobacillare, non fermentante, che si distingue per la sua straordinaria capacità di sopravvivere in ambienti ostili e per la sua intrinseca resistenza a numerosi agenti antimicrobici. Quando questo microrganismo sviluppa una resistenza specifica agli aminoglicosidi — una classe di antibiotici fondamentali che include molecole come la gentamicina, la tobramicina e l'amikacina — le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente, rendendo il trattamento clinico estremamente arduo.

Questo batterio è considerato un patogeno opportunista, il che significa che raramente causa malattie in individui sani, ma colpisce prevalentemente pazienti ospedalizzati, fragili o con un sistema immunitario compromesso. La sua capacità di persistere sulle superfici inanimati (come sponde dei letti, ventilatori meccanici e apparecchiature mediche) per lunghi periodi, unita alla facilità con cui acquisisce geni di resistenza attraverso il trasferimento genico orizzontale, lo ha reso un residente fisso di molte unità di terapia intensiva (UTI) a livello globale. La classificazione ICD-11 MG50.01 identifica specificamente i ceppi che hanno perso la suscettibilità agli aminoglicosidi, spesso nel contesto di una multiresistenza più ampia (MDR).

La resistenza agli aminoglicosidi in A. baumannii avviene principalmente attraverso la produzione di enzimi modificatori degli aminoglicosidi (AME), l'alterazione dei siti bersaglio ribosomiali o l'attivazione di pompe di efflusso che espellono attivamente il farmaco dalla cellula batterica. Comprendere questa condizione è vitale per implementare strategie di controllo delle infezioni efficaci e per guidare i clinici verso scelte terapeutiche mirate, spesso basate su combinazioni di farmaci di ultima istanza.

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Cause e Fattori di Rischio

La causa primaria dell'infezione è il contatto con il batterio Acinetobacter baumannii in contesti dove la pressione selettiva degli antibiotici è elevata. La resistenza agli aminoglicosidi non è solo una caratteristica biologica, ma spesso il risultato di un uso estensivo e talvolta inappropriato di questi farmaci in ambito clinico. I meccanismi molecolari alla base includono la produzione di acetiltransferasi, fosfotransferasi e nucleotidiltransferasi, che inattivano l'antibiotico prima che possa raggiungere il suo bersaglio proteico.

I fattori di rischio per contrarre un'infezione da questo specifico ceppo resistente sono molteplici e legati principalmente all'ambiente sanitario:

  • Ospedalizzazione prolungata: La permanenza in ospedale, specialmente in reparti critici come la rianimazione o la terapia intensiva, aumenta esponenzialmente il rischio di colonizzazione.
  • Procedure invasive: L'uso di dispositivi medici che rompono le barriere naturali del corpo, come i tubi per la ventilazione meccanica, i cateteri venosi centrali e i cateteri urinari, fornisce una porta d'ingresso diretta per il batterio.
  • Terapie antibiotiche pregresse: Pazienti che hanno ricevuto cicli prolungati di antibiotici ad ampio spettro (come carbapenemi o cefalosporine di terza generazione) presentano un microbiota alterato, facilitando la proliferazione di ceppi resistenti come l'Acinetobacter.
  • Stato di immunocompressione: Soggetti affetti da immunodeficienza, pazienti oncologici in chemioterapia o trapiantati sono particolarmente vulnerabili.
  • Patologie croniche sottostanti: Condizioni come il diabete mellito, l'insufficienza renale cronica o malattie polmonari ostruttive preesistenti aumentano la suscettibilità.
  • Contaminazione ambientale: La scarsa igiene delle mani da parte del personale sanitario o la sanificazione inadeguata delle apparecchiature mediche condivise sono i principali veicoli di trasmissione tra i pazienti.
3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

L'infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi non presenta una sintomatologia univoca; i segni clinici dipendono interamente dal sito dell'infezione. Poiché il batterio colonizza frequentemente le vie respiratorie e il flusso sanguigno, le manifestazioni possono essere severe.

Infezioni Respiratorie

La forma più comune è la polmonite associata alla ventilazione meccanica (VAP). I sintomi includono:

  • Febbre alta o, in alcuni casi critici, abbassamento della temperatura corporea.
  • Tosse persistente con produzione di espettorato purulento (catarro denso e giallastro).
  • Difficoltà respiratoria o necessità di aumentare i parametri del ventilatore.
  • Dolore al petto di tipo pleurico.
  • Rilevazione di nuovi infiltrati alla radiografia del torace.

Infezioni del Sangue (Batteriemia e Setticemia)

Se il batterio entra nel circolo ematico, può scatenare una setticemia o uno shock settico:

  • Brividi intensi e scuotenti.
  • Battito cardiaco accelerato.
  • Pressione arteriosa bassa (ipotensione).
  • Respirazione rapida.
  • Confusione mentale o alterazione dello stato di coscienza.
  • Riduzione della produzione di urina.

Infezioni delle Ferite e della Cute

Comuni nei pazienti chirurgici o con ustioni gravi:

  • Arrossamento e calore localizzato intorno alla ferita.
  • Gonfiore dei tessuti circostanti.
  • Presenza di pus o secrezioni maleodoranti.
  • Dolore acuto al tatto nel sito della lesione.

Infezioni Urinarie

Meno frequenti ma possibili in presenza di catetere vescicale:

  • Bruciore o dolore durante la minzione.
  • Bisogno frequente di urinare.
  • Dolore nella regione pelvica o addominale inferiore.
  • Urine torbide o con presenza di sangue.
4

Diagnosi

La diagnosi di un'infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi richiede un approccio microbiologico rigoroso. Non è possibile distinguere questa infezione da altre forme batteriche basandosi solo sull'esame obiettivo.

  1. Raccolta dei Campioni: Il primo passo consiste nel prelevare campioni biologici dai siti sospetti di infezione. Questi possono includere emocolture (sangue), aspirati tracheali o lavaggi broncoalveolari (polmoni), urinocolture (urine) o tamponi di ferite chirurgiche.
  2. Esame Colturale: I campioni vengono seminati in terreni di coltura specifici. L'identificazione del genere e della specie avviene solitamente tramite metodiche automatizzate o, più modernamente, mediante la tecnologia MALDI-TOF MS (spettrometria di massa), che permette un'identificazione rapida e precisa.
  3. Antibiogramma (Test di Suscettibilità): Questo è il passaggio cruciale per determinare la resistenza agli aminoglicosidi. Attraverso il metodo della diffusione del disco (Kirby-Bauer) o la determinazione della Concentrazione Minima Inibente (MIC) tramite microdiluizione in brodo, il laboratorio stabilisce se il ceppo è resistente a gentamicina, amikacina e tobramicina.
  4. Test Molecolari: In alcuni centri avanzati, si utilizzano test PCR (Polymerase Chain Reaction) per identificare rapidamente i geni di resistenza (come i geni aac, ant, o aph) prima ancora che la coltura sia completa.
  5. Diagnostica per Immagini: Esami come la radiografia del torace o la TC polmonare sono fondamentali per valutare l'estensione di una polmonite, mentre l'ecografia può essere utile per individuare ascessi interni.
5

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi è estremamente complesso perché la resistenza a questa classe spesso coesiste con la resistenza ai carbapenemi (CRAB). Il medico infettivologo deve quindi ricorrere a strategie terapeutiche personalizzate.

  • Terapie di Combinazione: Raramente si utilizza un solo farmaco. Spesso si combinano due o tre antibiotici per sfruttare l'effetto sinergico e prevenire l'ulteriore sviluppo di resistenze.
  • Polimixine (Colistina): Nonostante la potenziale tossicità renale, la colistina rimane spesso l'ultima risorsa efficace contro i ceppi multiresistenti. Viene somministrata per via endovenosa e, in caso di polmonite, talvolta anche per via inalatoria.
  • Tigeciclina: Un antibiotico della classe delle glicilcicline che può essere efficace, sebbene il suo utilizzo sia limitato nelle infezioni del sangue a causa della sua rapida distribuzione nei tessuti.
  • Nuovi Antibiotici: Molecole di recente approvazione come il cefiderocol (una cefalosporina siderofora) hanno mostrato risultati promettenti contro i ceppi di Acinetobacter altamente resistenti.
  • Inibitori delle Beta-lattamasi di nuova generazione: Combinazioni come sulbactam-durlobactam sono state specificamente progettate per colpire l'Acinetobacter baumannii, offrendo una nuova speranza terapeutica.
  • Supporto Intensivo: Oltre alla terapia antibiotica, è fondamentale il supporto delle funzioni vitali: ventilazione assistita per l'insufficienza respiratoria, somministrazione di liquidi e vasopressori per lo shock settico, e monitoraggio costante della funzione renale.
6

Prognosi e Decorso

La prognosi per un paziente con infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi è generalmente riservata e dipende da diversi fattori critici:

  • Gravità dell'infezione iniziale: Una setticemia ha una mortalità significativamente più alta rispetto a un'infezione urinaria localizzata.
  • Tempestività della terapia: L'inizio di un trattamento antibiotico appropriato entro le prime ore dall'insorgenza dei sintomi è determinante per la sopravvivenza.
  • Condizioni generali del paziente: L'età avanzata e la presenza di comorbidità gravi (come malattie cardiache o polmonari croniche) peggiorano drasticamente l'esito.
  • Sito dell'infezione: Le polmoniti associate a ventilazione meccanica causate da ceppi resistenti presentano tassi di mortalità che possono superare il 40-50% in contesti di terapia intensiva.

Il decorso può essere lungo e travagliato, richiedendo settimane di degenza in rianimazione, seguite da lunghi periodi di riabilitazione fisica e respiratoria. Anche dopo la guarigione dall'infezione acuta, il paziente può rimanere colonizzato dal batterio per mesi, rappresentando un potenziale serbatoio di trasmissione.

7

Prevenzione

La prevenzione è l'arma più efficace per contrastare la diffusione di questo super-batterio. Le strategie si dividono in misure comportamentali e organizzative:

  1. Igiene delle Mani: È la misura singola più importante. Il personale sanitario, i pazienti e i visitatori devono lavare accuratamente le mani con acqua e sapone o utilizzare soluzioni alcoliche prima e dopo ogni contatto.
  2. Precauzioni da Contatto: I pazienti infetti o colonizzati devono essere isolati in stanze singole o in coorte. Il personale deve indossare dispositivi di protezione individuale (DPI) come guanti e camici monouso prima di entrare nella stanza.
  3. Sanificazione Ambientale: Pulizia rigorosa e frequente delle superfici ospedaliere con disinfettanti appropriati (come composti del cloro o perossido d'idrogeno vaporizzato).
  4. Antibiotic Stewardship: Programmi ospedalieri volti a ottimizzare l'uso degli antibiotici, limitando l'uso di aminoglicosidi e carbapenemi ai casi strettamente necessari per ridurre la pressione selettiva.
  5. Gestione dei Dispositivi Medici: Rimozione tempestiva di cateteri e tubi endotracheali non appena non sono più indispensabili.
  6. Screening: In alcuni reparti ad alto rischio, si effettuano tamponi rettali o ascellari/inguinali di screening per identificare precocemente i portatori sani e prevenire focolai epidemici.
8

Quando Consultare un Medico

Nella maggior parte dei casi, questa infezione si sviluppa mentre il paziente è già ricoverato. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione se, dopo una dimissione recente da un ospedale o da una struttura di lungodegenza, si manifestano i seguenti segnali:

  • Comparsa improvvisa di febbre alta accompagnata da brividi.
  • Peggioramento di una ferita chirurgica (arrossamento, dolore, fuoriuscita di pus).
  • Insorgenza di tosse profonda con difficoltà a respirare.
  • Forte senso di spossatezza e confusione mentale.
  • Segni di infezione urinaria persistente che non risponde ai comuni trattamenti.

In questi casi, è necessario contattare immediatamente il medico curante o recarsi in pronto soccorso, riferendo esplicitamente il recente ricovero ospedaliero per permettere ai medici di sospettare un'infezione da batteri multiresistenti.

Infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi

Definizione

L'Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi rappresenta una delle sfide più complesse e preoccupanti nel panorama della medicina moderna e della gestione delle infezioni correlate all'assistenza (ICA). L'Acinetobacter baumannii è un batterio Gram-negativo, di forma coccobacillare, non fermentante, che si distingue per la sua straordinaria capacità di sopravvivere in ambienti ostili e per la sua intrinseca resistenza a numerosi agenti antimicrobici. Quando questo microrganismo sviluppa una resistenza specifica agli aminoglicosidi — una classe di antibiotici fondamentali che include molecole come la gentamicina, la tobramicina e l'amikacina — le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente, rendendo il trattamento clinico estremamente arduo.

Questo batterio è considerato un patogeno opportunista, il che significa che raramente causa malattie in individui sani, ma colpisce prevalentemente pazienti ospedalizzati, fragili o con un sistema immunitario compromesso. La sua capacità di persistere sulle superfici inanimati (come sponde dei letti, ventilatori meccanici e apparecchiature mediche) per lunghi periodi, unita alla facilità con cui acquisisce geni di resistenza attraverso il trasferimento genico orizzontale, lo ha reso un residente fisso di molte unità di terapia intensiva (UTI) a livello globale. La classificazione ICD-11 MG50.01 identifica specificamente i ceppi che hanno perso la suscettibilità agli aminoglicosidi, spesso nel contesto di una multiresistenza più ampia (MDR).

La resistenza agli aminoglicosidi in A. baumannii avviene principalmente attraverso la produzione di enzimi modificatori degli aminoglicosidi (AME), l'alterazione dei siti bersaglio ribosomiali o l'attivazione di pompe di efflusso che espellono attivamente il farmaco dalla cellula batterica. Comprendere questa condizione è vitale per implementare strategie di controllo delle infezioni efficaci e per guidare i clinici verso scelte terapeutiche mirate, spesso basate su combinazioni di farmaci di ultima istanza.

Cause e Fattori di Rischio

La causa primaria dell'infezione è il contatto con il batterio Acinetobacter baumannii in contesti dove la pressione selettiva degli antibiotici è elevata. La resistenza agli aminoglicosidi non è solo una caratteristica biologica, ma spesso il risultato di un uso estensivo e talvolta inappropriato di questi farmaci in ambito clinico. I meccanismi molecolari alla base includono la produzione di acetiltransferasi, fosfotransferasi e nucleotidiltransferasi, che inattivano l'antibiotico prima che possa raggiungere il suo bersaglio proteico.

I fattori di rischio per contrarre un'infezione da questo specifico ceppo resistente sono molteplici e legati principalmente all'ambiente sanitario:

  • Ospedalizzazione prolungata: La permanenza in ospedale, specialmente in reparti critici come la rianimazione o la terapia intensiva, aumenta esponenzialmente il rischio di colonizzazione.
  • Procedure invasive: L'uso di dispositivi medici che rompono le barriere naturali del corpo, come i tubi per la ventilazione meccanica, i cateteri venosi centrali e i cateteri urinari, fornisce una porta d'ingresso diretta per il batterio.
  • Terapie antibiotiche pregresse: Pazienti che hanno ricevuto cicli prolungati di antibiotici ad ampio spettro (come carbapenemi o cefalosporine di terza generazione) presentano un microbiota alterato, facilitando la proliferazione di ceppi resistenti come l'Acinetobacter.
  • Stato di immunocompressione: Soggetti affetti da immunodeficienza, pazienti oncologici in chemioterapia o trapiantati sono particolarmente vulnerabili.
  • Patologie croniche sottostanti: Condizioni come il diabete mellito, l'insufficienza renale cronica o malattie polmonari ostruttive preesistenti aumentano la suscettibilità.
  • Contaminazione ambientale: La scarsa igiene delle mani da parte del personale sanitario o la sanificazione inadeguata delle apparecchiature mediche condivise sono i principali veicoli di trasmissione tra i pazienti.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

L'infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi non presenta una sintomatologia univoca; i segni clinici dipendono interamente dal sito dell'infezione. Poiché il batterio colonizza frequentemente le vie respiratorie e il flusso sanguigno, le manifestazioni possono essere severe.

Infezioni Respiratorie

La forma più comune è la polmonite associata alla ventilazione meccanica (VAP). I sintomi includono:

  • Febbre alta o, in alcuni casi critici, abbassamento della temperatura corporea.
  • Tosse persistente con produzione di espettorato purulento (catarro denso e giallastro).
  • Difficoltà respiratoria o necessità di aumentare i parametri del ventilatore.
  • Dolore al petto di tipo pleurico.
  • Rilevazione di nuovi infiltrati alla radiografia del torace.

Infezioni del Sangue (Batteriemia e Setticemia)

Se il batterio entra nel circolo ematico, può scatenare una setticemia o uno shock settico:

  • Brividi intensi e scuotenti.
  • Battito cardiaco accelerato.
  • Pressione arteriosa bassa (ipotensione).
  • Respirazione rapida.
  • Confusione mentale o alterazione dello stato di coscienza.
  • Riduzione della produzione di urina.

Infezioni delle Ferite e della Cute

Comuni nei pazienti chirurgici o con ustioni gravi:

  • Arrossamento e calore localizzato intorno alla ferita.
  • Gonfiore dei tessuti circostanti.
  • Presenza di pus o secrezioni maleodoranti.
  • Dolore acuto al tatto nel sito della lesione.

Infezioni Urinarie

Meno frequenti ma possibili in presenza di catetere vescicale:

  • Bruciore o dolore durante la minzione.
  • Bisogno frequente di urinare.
  • Dolore nella regione pelvica o addominale inferiore.
  • Urine torbide o con presenza di sangue.

Diagnosi

La diagnosi di un'infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi richiede un approccio microbiologico rigoroso. Non è possibile distinguere questa infezione da altre forme batteriche basandosi solo sull'esame obiettivo.

  1. Raccolta dei Campioni: Il primo passo consiste nel prelevare campioni biologici dai siti sospetti di infezione. Questi possono includere emocolture (sangue), aspirati tracheali o lavaggi broncoalveolari (polmoni), urinocolture (urine) o tamponi di ferite chirurgiche.
  2. Esame Colturale: I campioni vengono seminati in terreni di coltura specifici. L'identificazione del genere e della specie avviene solitamente tramite metodiche automatizzate o, più modernamente, mediante la tecnologia MALDI-TOF MS (spettrometria di massa), che permette un'identificazione rapida e precisa.
  3. Antibiogramma (Test di Suscettibilità): Questo è il passaggio cruciale per determinare la resistenza agli aminoglicosidi. Attraverso il metodo della diffusione del disco (Kirby-Bauer) o la determinazione della Concentrazione Minima Inibente (MIC) tramite microdiluizione in brodo, il laboratorio stabilisce se il ceppo è resistente a gentamicina, amikacina e tobramicina.
  4. Test Molecolari: In alcuni centri avanzati, si utilizzano test PCR (Polymerase Chain Reaction) per identificare rapidamente i geni di resistenza (come i geni aac, ant, o aph) prima ancora che la coltura sia completa.
  5. Diagnostica per Immagini: Esami come la radiografia del torace o la TC polmonare sono fondamentali per valutare l'estensione di una polmonite, mentre l'ecografia può essere utile per individuare ascessi interni.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi è estremamente complesso perché la resistenza a questa classe spesso coesiste con la resistenza ai carbapenemi (CRAB). Il medico infettivologo deve quindi ricorrere a strategie terapeutiche personalizzate.

  • Terapie di Combinazione: Raramente si utilizza un solo farmaco. Spesso si combinano due o tre antibiotici per sfruttare l'effetto sinergico e prevenire l'ulteriore sviluppo di resistenze.
  • Polimixine (Colistina): Nonostante la potenziale tossicità renale, la colistina rimane spesso l'ultima risorsa efficace contro i ceppi multiresistenti. Viene somministrata per via endovenosa e, in caso di polmonite, talvolta anche per via inalatoria.
  • Tigeciclina: Un antibiotico della classe delle glicilcicline che può essere efficace, sebbene il suo utilizzo sia limitato nelle infezioni del sangue a causa della sua rapida distribuzione nei tessuti.
  • Nuovi Antibiotici: Molecole di recente approvazione come il cefiderocol (una cefalosporina siderofora) hanno mostrato risultati promettenti contro i ceppi di Acinetobacter altamente resistenti.
  • Inibitori delle Beta-lattamasi di nuova generazione: Combinazioni come sulbactam-durlobactam sono state specificamente progettate per colpire l'Acinetobacter baumannii, offrendo una nuova speranza terapeutica.
  • Supporto Intensivo: Oltre alla terapia antibiotica, è fondamentale il supporto delle funzioni vitali: ventilazione assistita per l'insufficienza respiratoria, somministrazione di liquidi e vasopressori per lo shock settico, e monitoraggio costante della funzione renale.

Prognosi e Decorso

La prognosi per un paziente con infezione da Acinetobacter baumannii resistente agli aminoglicosidi è generalmente riservata e dipende da diversi fattori critici:

  • Gravità dell'infezione iniziale: Una setticemia ha una mortalità significativamente più alta rispetto a un'infezione urinaria localizzata.
  • Tempestività della terapia: L'inizio di un trattamento antibiotico appropriato entro le prime ore dall'insorgenza dei sintomi è determinante per la sopravvivenza.
  • Condizioni generali del paziente: L'età avanzata e la presenza di comorbidità gravi (come malattie cardiache o polmonari croniche) peggiorano drasticamente l'esito.
  • Sito dell'infezione: Le polmoniti associate a ventilazione meccanica causate da ceppi resistenti presentano tassi di mortalità che possono superare il 40-50% in contesti di terapia intensiva.

Il decorso può essere lungo e travagliato, richiedendo settimane di degenza in rianimazione, seguite da lunghi periodi di riabilitazione fisica e respiratoria. Anche dopo la guarigione dall'infezione acuta, il paziente può rimanere colonizzato dal batterio per mesi, rappresentando un potenziale serbatoio di trasmissione.

Prevenzione

La prevenzione è l'arma più efficace per contrastare la diffusione di questo super-batterio. Le strategie si dividono in misure comportamentali e organizzative:

  1. Igiene delle Mani: È la misura singola più importante. Il personale sanitario, i pazienti e i visitatori devono lavare accuratamente le mani con acqua e sapone o utilizzare soluzioni alcoliche prima e dopo ogni contatto.
  2. Precauzioni da Contatto: I pazienti infetti o colonizzati devono essere isolati in stanze singole o in coorte. Il personale deve indossare dispositivi di protezione individuale (DPI) come guanti e camici monouso prima di entrare nella stanza.
  3. Sanificazione Ambientale: Pulizia rigorosa e frequente delle superfici ospedaliere con disinfettanti appropriati (come composti del cloro o perossido d'idrogeno vaporizzato).
  4. Antibiotic Stewardship: Programmi ospedalieri volti a ottimizzare l'uso degli antibiotici, limitando l'uso di aminoglicosidi e carbapenemi ai casi strettamente necessari per ridurre la pressione selettiva.
  5. Gestione dei Dispositivi Medici: Rimozione tempestiva di cateteri e tubi endotracheali non appena non sono più indispensabili.
  6. Screening: In alcuni reparti ad alto rischio, si effettuano tamponi rettali o ascellari/inguinali di screening per identificare precocemente i portatori sani e prevenire focolai epidemici.

Quando Consultare un Medico

Nella maggior parte dei casi, questa infezione si sviluppa mentre il paziente è già ricoverato. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione se, dopo una dimissione recente da un ospedale o da una struttura di lungodegenza, si manifestano i seguenti segnali:

  • Comparsa improvvisa di febbre alta accompagnata da brividi.
  • Peggioramento di una ferita chirurgica (arrossamento, dolore, fuoriuscita di pus).
  • Insorgenza di tosse profonda con difficoltà a respirare.
  • Forte senso di spossatezza e confusione mentale.
  • Segni di infezione urinaria persistente che non risponde ai comuni trattamenti.

In questi casi, è necessario contattare immediatamente il medico curante o recarsi in pronto soccorso, riferendo esplicitamente il recente ricovero ospedaliero per permettere ai medici di sospettare un'infezione da batteri multiresistenti.

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