Diarrea

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1

Definizione

La diarrea non è una malattia a sé stante, ma un sintomo clinico caratterizzato dall'emissione di feci liquide, semiliquide o non formate, con una frequenza superiore alle tre evacuazioni nell'arco delle 24 ore. Dal punto di vista fisiopatologico, si verifica quando il volume di acqua e di elettroliti presenti nel lume intestinale supera la capacità di assorbimento del colon, portando a una variazione della consistenza fecale e, spesso, a un aumento del volume totale delle feci (generalmente superiore a 200 grammi al giorno in un adulto medio).

Clinicamente, la diarrea viene classificata in base alla durata della sintomatologia:

  • Acuta: se i sintomi persistono per meno di 14 giorni. È la forma più comune, spesso di origine infettiva.
  • Persistente: se la durata è compresa tra i 14 e i 30 giorni.
  • Cronica: se il disturbo si protrae per oltre 30 giorni. In questo caso, è spesso legata a patologie sottostanti come malassorbimento, malattie infiammatorie o disturbi funzionali.

Oltre alla durata, la diarrea può essere distinta in base al meccanismo d'azione: osmotica (causata da sostanze non assorbite che richiamano acqua), secretoria (dovuta a un'eccessiva secrezione di liquidi da parte della mucosa intestinale), infiammatoria (legata a danni alla mucosa) o motoria (causata da un transito intestinale troppo rapido).

2

Cause e Fattori di Rischio

Le cause della diarrea sono estremamente variegate e possono spaziare da banali indisposizioni alimentari a gravi patologie sistemiche. Le infezioni rappresentano la causa principale delle forme acute. Virus come il Rotavirus (comune nei bambini) e il Norovirus sono responsabili di epidemie frequenti. Anche batteri come Salmonella, Escherichia coli, Campylobacter e Shigella, spesso trasmessi tramite acqua o alimenti contaminati, possono scatenare episodi violenti di diarrea.

Un'altra causa rilevante è l'uso di farmaci. Gli antibiotici, in particolare, possono alterare la flora batterica intestinale (microbiota), favorendo la proliferazione di microrganismi patogeni come il Clostridium difficile, che causa la colite pseudomembranosa. Altri farmaci che possono indurre diarrea includono i chemioterapici, i lassativi, i farmaci per il controllo della pressione arteriosa e gli antiacidi contenenti magnesio.

Le intolleranze alimentari giocano un ruolo cruciale nelle forme croniche o ricorrenti. L'intolleranza al lattosio, causata dal deficit dell'enzima lattasi, e la celiachia (intolleranza al glutine) sono tra le più diffuse. Anche il consumo eccessivo di dolcificanti artificiali come il sorbitolo o lo xilitolo può causare una diarrea di tipo osmotico.

Tra le patologie croniche che annoverano la diarrea tra i sintomi principali troviamo la sindrome dell'intestino irritabile (IBS), il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Fattori di rischio aggiuntivi includono lo stress psicofisico, il consumo di acqua non potabile durante i viaggi (la cosiddetta "diarrea del viaggiatore"), interventi chirurgici addominali e patologie endocrine come l'ipertiroidismo o il diabete.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il sintomo cardine è, ovviamente, la variazione della consistenza delle feci, che appaiono acquose o poltacee. Tuttavia, la diarrea è quasi sempre accompagnata da un corteo di altri segni e sintomi che variano a seconda della causa scatenante. Il dolore addominale e i crampi sono estremamente comuni e spesso precedono l'evacuazione, fornendo un sollievo temporaneo dopo la scarica.

In caso di infezioni gastrointestinali, il paziente può manifestare nausea e vomito, che complicano ulteriormente il quadro clinico aumentando il rischio di perdita di liquidi. La febbre è un indicatore frequente di un'eziologia infettiva o infiammatoria. Altri sintomi comuni includono il gonfiore addominale, la flatulenza e un senso di urgenza defecatoria impellente.

Un segno clinico importante da monitorare è la presenza di sostanze anomale nelle feci: il sangue nelle feci (ematochezia o melena) o il muco nelle feci possono indicare un'infiammazione severa o un'infezione batterica invasiva. Il tenesmo rettale, ovvero la sensazione di dover evacuare anche quando l'ampolla rettale è vuota, è tipico delle infiammazioni del retto.

La complicanza più temibile, specialmente nei bambini e negli anziani, è la disidratazione. I segni di una perdita eccessiva di liquidi includono secchezza delle fauci, profonda stanchezza, vertigini, riduzione della produzione di urina (urine scure e concentrate), battito cardiaco accelerato e, nei casi gravi, confusione mentale. Nelle forme croniche, si può osservare un progressivo calo ponderale e segni di malnutrizione dovuti al mancato assorbimento dei nutrienti.

4

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia con un'accurata anamnesi, durante la quale il medico indaga la durata dei sintomi, la frequenza delle scariche, l'aspetto delle feci e l'eventuale associazione con l'assunzione di particolari alimenti o farmaci. È fondamentale riferire se si è viaggiato recentemente in zone a rischio o se si è stati a contatto con altre persone con sintomi simili.

L'esame obiettivo permette di valutare lo stato di idratazione del paziente (attraverso il turgore cutaneo e l'osservazione delle mucose) e di localizzare eventuali zone di dolorabilità addominale. Se la diarrea è acuta e non presenta segni di allarme, spesso non sono necessari esami approfonditi.

Tuttavia, se i sintomi persistono o sono gravi, si procede con:

  1. Esami delle feci: La coprocultura serve a identificare batteri patogeni, mentre l'esame parassitologico ricerca la presenza di parassiti o uova. Il test per la tossina del Clostridium difficile è indicato se il paziente ha assunto antibiotici di recente. La ricerca del sangue occulto o della calprotectina fecale può indicare un'infiammazione intestinale.
  2. Esami del sangue: Utili per valutare gli indici di infiammazione (PCR, VES), lo stato elettrolitico (sodio, potassio, cloro) per monitorare la disidratazione e la funzionalità renale.
  3. Test di intolleranza: Come il breath test per il lattosio o i test sierologici per la celiachia.
  4. Endoscopia: La colonscopia o la gastroscopia con biopsia sono riservate ai casi di diarrea cronica per escludere malattie infiammatorie croniche intestinali, polipi o neoplasie.
5

Trattamento e Terapie

L'obiettivo primario del trattamento è la prevenzione e la correzione della disidratazione. Nella maggior parte dei casi di diarrea acuta, il disturbo si risolve spontaneamente in pochi giorni con il riposo e un'adeguata gestione dei liquidi.

Reidratazione: È fondamentale bere piccoli sorsi d'acqua frequentemente. Le soluzioni reidratanti orali (ORS), disponibili in farmacia, sono preferibili all'acqua semplice poiché contengono un bilanciamento preciso di sali minerali e glucosio che facilita l'assorbimento idrico. Nei casi di disidratazione grave o vomito incoercibile, può essere necessaria la somministrazione di liquidi per via endovenosa in ambiente ospedaliero.

Alimentazione: Non è necessario il digiuno prolungato. Si consiglia una dieta leggera, povera di fibre nelle prime fasi (riso bianco, banane, mele sbucciate, pane tostato, carote lesse). È bene evitare latte e derivati (per una temporanea intolleranza al lattosio post-infettiva), cibi grassi, fritti, caffeina e alcolici.

Farmaci:

  • Antidiarroici: Farmaci come la loperamide possono ridurre il numero di scariche rallentando la motilità intestinale. Tuttavia, sono controindicati se è presente febbre alta o sangue nelle feci, poiché potrebbero trattenere i patogeni nell'intestino.
  • Probiotici: L'assunzione di fermenti lattici può aiutare a ripristinare l'equilibrio della flora batterica intestinale e ridurre la durata della sintomatologia.
  • Antibiotici: Sono indicati solo in casi specifici di infezioni batteriche accertate o parassitosi. L'uso indiscriminato di antibiotici per la diarrea virale è inutile e potenzialmente dannoso.

Per la diarrea cronica, il trattamento è mirato alla patologia di base (es. dieta senza glutine per la celiachia, farmaci antinfiammatori per il Crohn).

6

Prognosi e Decorso

Nella stragrande maggioranza dei casi, la diarrea acuta ha una prognosi eccellente e si risolve entro 3-7 giorni senza complicazioni a lungo termine. Il decorso dipende fortemente dall'agente eziologico e dallo stato di salute generale del paziente.

Nei soggetti fragili, come neonati, anziani o persone immunodepresse, il rischio di complicazioni legate alla disidratazione e allo squilibrio elettrolitico è più elevato e richiede un monitoraggio attento. Se non trattata adeguatamente in questi soggetti, la perdita di liquidi può portare a insufficienza renale acuta o shock ipovolemico.

Per quanto riguarda la diarrea cronica, la prognosi dipende dalla tempestività della diagnosi e dall'efficacia della gestione della malattia sottostante. Molte condizioni croniche possono essere gestite con successo, permettendo al paziente di condurre una vita normale con minimi episodi di riacutizzazione.

7

Prevenzione

La prevenzione della diarrea si basa principalmente su rigorose norme igieniche e comportamentali:

  • Lavaggio delle mani: Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone dopo aver usato il bagno, dopo aver cambiato i pannolini e prima di manipolare il cibo.
  • Sicurezza alimentare: Consumare cibi ben cotti, lavare accuratamente frutta e verdura, ed evitare il consumo di latte crudo o alimenti conservati in modo non idoneo.
  • Acqua sicura: In viaggio in paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie, bere solo acqua in bottiglia sigillata, evitare il ghiaccio e non lavarsi i denti con acqua del rubinetto.
  • Vaccinazione: Il vaccino contro il Rotavirus è altamente raccomandato per i neonati e ha ridotto drasticamente le ospedalizzazioni per diarrea infantile.
  • Uso consapevole degli antibiotici: Assumere antibiotici solo sotto prescrizione medica per evitare alterazioni della flora intestinale.
8

Quando Consultare un Medico

Sebbene la maggior parte degli episodi sia autolimitante, è necessario consultare un medico se si verificano le seguenti condizioni:

  • La diarrea persiste per più di 2-3 giorni senza miglioramenti.
  • Presenza di segni evidenti di disidratazione (sete estrema, assenza di urina, debolezza estrema).
  • Presenza di sangue nelle feci o feci nere e catramose.
  • febbre superiore a 38.5°C.
  • dolore addominale severo o rettale intenso.
  • vomito persistente che impedisce l'assunzione di liquidi.
  • Il paziente è un neonato, un bambino piccolo o un anziano con patologie pregresse.
  • Si nota un inspiegabile calo di peso associato alle scariche.

In presenza di questi "segnali d'allarme", una valutazione medica tempestiva è fondamentale per escludere cause gravi e impostare la terapia corretta.

Diarrea

Definizione

La diarrea non è una malattia a sé stante, ma un sintomo clinico caratterizzato dall'emissione di feci liquide, semiliquide o non formate, con una frequenza superiore alle tre evacuazioni nell'arco delle 24 ore. Dal punto di vista fisiopatologico, si verifica quando il volume di acqua e di elettroliti presenti nel lume intestinale supera la capacità di assorbimento del colon, portando a una variazione della consistenza fecale e, spesso, a un aumento del volume totale delle feci (generalmente superiore a 200 grammi al giorno in un adulto medio).

Clinicamente, la diarrea viene classificata in base alla durata della sintomatologia:

  • Acuta: se i sintomi persistono per meno di 14 giorni. È la forma più comune, spesso di origine infettiva.
  • Persistente: se la durata è compresa tra i 14 e i 30 giorni.
  • Cronica: se il disturbo si protrae per oltre 30 giorni. In questo caso, è spesso legata a patologie sottostanti come malassorbimento, malattie infiammatorie o disturbi funzionali.

Oltre alla durata, la diarrea può essere distinta in base al meccanismo d'azione: osmotica (causata da sostanze non assorbite che richiamano acqua), secretoria (dovuta a un'eccessiva secrezione di liquidi da parte della mucosa intestinale), infiammatoria (legata a danni alla mucosa) o motoria (causata da un transito intestinale troppo rapido).

Cause e Fattori di Rischio

Le cause della diarrea sono estremamente variegate e possono spaziare da banali indisposizioni alimentari a gravi patologie sistemiche. Le infezioni rappresentano la causa principale delle forme acute. Virus come il Rotavirus (comune nei bambini) e il Norovirus sono responsabili di epidemie frequenti. Anche batteri come Salmonella, Escherichia coli, Campylobacter e Shigella, spesso trasmessi tramite acqua o alimenti contaminati, possono scatenare episodi violenti di diarrea.

Un'altra causa rilevante è l'uso di farmaci. Gli antibiotici, in particolare, possono alterare la flora batterica intestinale (microbiota), favorendo la proliferazione di microrganismi patogeni come il Clostridium difficile, che causa la colite pseudomembranosa. Altri farmaci che possono indurre diarrea includono i chemioterapici, i lassativi, i farmaci per il controllo della pressione arteriosa e gli antiacidi contenenti magnesio.

Le intolleranze alimentari giocano un ruolo cruciale nelle forme croniche o ricorrenti. L'intolleranza al lattosio, causata dal deficit dell'enzima lattasi, e la celiachia (intolleranza al glutine) sono tra le più diffuse. Anche il consumo eccessivo di dolcificanti artificiali come il sorbitolo o lo xilitolo può causare una diarrea di tipo osmotico.

Tra le patologie croniche che annoverano la diarrea tra i sintomi principali troviamo la sindrome dell'intestino irritabile (IBS), il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Fattori di rischio aggiuntivi includono lo stress psicofisico, il consumo di acqua non potabile durante i viaggi (la cosiddetta "diarrea del viaggiatore"), interventi chirurgici addominali e patologie endocrine come l'ipertiroidismo o il diabete.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il sintomo cardine è, ovviamente, la variazione della consistenza delle feci, che appaiono acquose o poltacee. Tuttavia, la diarrea è quasi sempre accompagnata da un corteo di altri segni e sintomi che variano a seconda della causa scatenante. Il dolore addominale e i crampi sono estremamente comuni e spesso precedono l'evacuazione, fornendo un sollievo temporaneo dopo la scarica.

In caso di infezioni gastrointestinali, il paziente può manifestare nausea e vomito, che complicano ulteriormente il quadro clinico aumentando il rischio di perdita di liquidi. La febbre è un indicatore frequente di un'eziologia infettiva o infiammatoria. Altri sintomi comuni includono il gonfiore addominale, la flatulenza e un senso di urgenza defecatoria impellente.

Un segno clinico importante da monitorare è la presenza di sostanze anomale nelle feci: il sangue nelle feci (ematochezia o melena) o il muco nelle feci possono indicare un'infiammazione severa o un'infezione batterica invasiva. Il tenesmo rettale, ovvero la sensazione di dover evacuare anche quando l'ampolla rettale è vuota, è tipico delle infiammazioni del retto.

La complicanza più temibile, specialmente nei bambini e negli anziani, è la disidratazione. I segni di una perdita eccessiva di liquidi includono secchezza delle fauci, profonda stanchezza, vertigini, riduzione della produzione di urina (urine scure e concentrate), battito cardiaco accelerato e, nei casi gravi, confusione mentale. Nelle forme croniche, si può osservare un progressivo calo ponderale e segni di malnutrizione dovuti al mancato assorbimento dei nutrienti.

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia con un'accurata anamnesi, durante la quale il medico indaga la durata dei sintomi, la frequenza delle scariche, l'aspetto delle feci e l'eventuale associazione con l'assunzione di particolari alimenti o farmaci. È fondamentale riferire se si è viaggiato recentemente in zone a rischio o se si è stati a contatto con altre persone con sintomi simili.

L'esame obiettivo permette di valutare lo stato di idratazione del paziente (attraverso il turgore cutaneo e l'osservazione delle mucose) e di localizzare eventuali zone di dolorabilità addominale. Se la diarrea è acuta e non presenta segni di allarme, spesso non sono necessari esami approfonditi.

Tuttavia, se i sintomi persistono o sono gravi, si procede con:

  1. Esami delle feci: La coprocultura serve a identificare batteri patogeni, mentre l'esame parassitologico ricerca la presenza di parassiti o uova. Il test per la tossina del Clostridium difficile è indicato se il paziente ha assunto antibiotici di recente. La ricerca del sangue occulto o della calprotectina fecale può indicare un'infiammazione intestinale.
  2. Esami del sangue: Utili per valutare gli indici di infiammazione (PCR, VES), lo stato elettrolitico (sodio, potassio, cloro) per monitorare la disidratazione e la funzionalità renale.
  3. Test di intolleranza: Come il breath test per il lattosio o i test sierologici per la celiachia.
  4. Endoscopia: La colonscopia o la gastroscopia con biopsia sono riservate ai casi di diarrea cronica per escludere malattie infiammatorie croniche intestinali, polipi o neoplasie.

Trattamento e Terapie

L'obiettivo primario del trattamento è la prevenzione e la correzione della disidratazione. Nella maggior parte dei casi di diarrea acuta, il disturbo si risolve spontaneamente in pochi giorni con il riposo e un'adeguata gestione dei liquidi.

Reidratazione: È fondamentale bere piccoli sorsi d'acqua frequentemente. Le soluzioni reidratanti orali (ORS), disponibili in farmacia, sono preferibili all'acqua semplice poiché contengono un bilanciamento preciso di sali minerali e glucosio che facilita l'assorbimento idrico. Nei casi di disidratazione grave o vomito incoercibile, può essere necessaria la somministrazione di liquidi per via endovenosa in ambiente ospedaliero.

Alimentazione: Non è necessario il digiuno prolungato. Si consiglia una dieta leggera, povera di fibre nelle prime fasi (riso bianco, banane, mele sbucciate, pane tostato, carote lesse). È bene evitare latte e derivati (per una temporanea intolleranza al lattosio post-infettiva), cibi grassi, fritti, caffeina e alcolici.

Farmaci:

  • Antidiarroici: Farmaci come la loperamide possono ridurre il numero di scariche rallentando la motilità intestinale. Tuttavia, sono controindicati se è presente febbre alta o sangue nelle feci, poiché potrebbero trattenere i patogeni nell'intestino.
  • Probiotici: L'assunzione di fermenti lattici può aiutare a ripristinare l'equilibrio della flora batterica intestinale e ridurre la durata della sintomatologia.
  • Antibiotici: Sono indicati solo in casi specifici di infezioni batteriche accertate o parassitosi. L'uso indiscriminato di antibiotici per la diarrea virale è inutile e potenzialmente dannoso.

Per la diarrea cronica, il trattamento è mirato alla patologia di base (es. dieta senza glutine per la celiachia, farmaci antinfiammatori per il Crohn).

Prognosi e Decorso

Nella stragrande maggioranza dei casi, la diarrea acuta ha una prognosi eccellente e si risolve entro 3-7 giorni senza complicazioni a lungo termine. Il decorso dipende fortemente dall'agente eziologico e dallo stato di salute generale del paziente.

Nei soggetti fragili, come neonati, anziani o persone immunodepresse, il rischio di complicazioni legate alla disidratazione e allo squilibrio elettrolitico è più elevato e richiede un monitoraggio attento. Se non trattata adeguatamente in questi soggetti, la perdita di liquidi può portare a insufficienza renale acuta o shock ipovolemico.

Per quanto riguarda la diarrea cronica, la prognosi dipende dalla tempestività della diagnosi e dall'efficacia della gestione della malattia sottostante. Molte condizioni croniche possono essere gestite con successo, permettendo al paziente di condurre una vita normale con minimi episodi di riacutizzazione.

Prevenzione

La prevenzione della diarrea si basa principalmente su rigorose norme igieniche e comportamentali:

  • Lavaggio delle mani: Lavare accuratamente le mani con acqua e sapone dopo aver usato il bagno, dopo aver cambiato i pannolini e prima di manipolare il cibo.
  • Sicurezza alimentare: Consumare cibi ben cotti, lavare accuratamente frutta e verdura, ed evitare il consumo di latte crudo o alimenti conservati in modo non idoneo.
  • Acqua sicura: In viaggio in paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie, bere solo acqua in bottiglia sigillata, evitare il ghiaccio e non lavarsi i denti con acqua del rubinetto.
  • Vaccinazione: Il vaccino contro il Rotavirus è altamente raccomandato per i neonati e ha ridotto drasticamente le ospedalizzazioni per diarrea infantile.
  • Uso consapevole degli antibiotici: Assumere antibiotici solo sotto prescrizione medica per evitare alterazioni della flora intestinale.

Quando Consultare un Medico

Sebbene la maggior parte degli episodi sia autolimitante, è necessario consultare un medico se si verificano le seguenti condizioni:

  • La diarrea persiste per più di 2-3 giorni senza miglioramenti.
  • Presenza di segni evidenti di disidratazione (sete estrema, assenza di urina, debolezza estrema).
  • Presenza di sangue nelle feci o feci nere e catramose.
  • febbre superiore a 38.5°C.
  • dolore addominale severo o rettale intenso.
  • vomito persistente che impedisce l'assunzione di liquidi.
  • Il paziente è un neonato, un bambino piccolo o un anziano con patologie pregresse.
  • Si nota un inspiegabile calo di peso associato alle scariche.

In presenza di questi "segnali d'allarme", una valutazione medica tempestiva è fondamentale per escludere cause gravi e impostare la terapia corretta.

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