Minaccia d'aborto

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Definizione

La minaccia d'aborto è una condizione clinica che si verifica durante le prime 20-24 settimane di gestazione, caratterizzata dalla comparsa di sanguinamento vaginale, con o senza dolore pelvico, in presenza di un collo dell'utero chiuso e di un feto vitale. Si tratta di un evento relativamente comune, che interessa circa il 20-30% di tutte le gravidanze confermate. Nonostante il termine possa generare forte ansia e preoccupazione, è importante sottolineare che la minaccia d'aborto non evolve necessariamente in un aborto spontaneo; infatti, circa la metà delle donne che presentano questi sintomi prosegue la gravidanza con successo fino al termine.

Dal punto di vista medico, la minaccia d'aborto rappresenta un segnale di allerta che richiede un monitoraggio attento. La distinzione fondamentale tra una minaccia d'aborto e un aborto inevitabile risiede nell'esame obiettivo: nella minaccia, l'orifizio uterino esterno rimane serrato, indicando che il processo di espulsione del prodotto del concepimento non è ancora iniziato. La diagnosi viene confermata attraverso l'ecografia, che deve mostrare la presenza di un battito cardiaco fetale o, nelle fasi precocissime, di una camera gestazionale in crescita.

Questa condizione può manifestarsi in modo improvviso o graduale. Sebbene la prognosi sia spesso favorevole, la gestione clinica mira a identificare eventuali cause trattabili e a fornire supporto fisico ed emotivo alla gestante. La comprensione dei meccanismi sottostanti e dei segnali del corpo è essenziale per affrontare questo periodo con la massima consapevolezza possibile.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte della minaccia d'aborto non sono sempre identificabili con certezza, ma la ricerca medica ha individuato diversi fattori che possono contribuire all'insorgenza di perdite ematiche nel primo trimestre. La causa più frequente di complicazioni precoci della gravidanza è legata ad anomalie cromosomiche del feto, che si verificano casualmente al momento del concepimento e non sono correlate a comportamenti dei genitori.

Oltre ai fattori genetici, esistono diverse condizioni materne e ambientali che possono aumentare il rischio:

  • Fattori Uterini: La presenza di fibromi uterini, polipi o anomalie congenite dell'utero (come l'utero setto) può interferire con il corretto impianto della placenta, causando piccoli distacchi che portano al sanguinamento.
  • Ematomi Sottocoriali: Si tratta di raccolte di sangue tra la parete dell'utero e le membrane fetali. Spesso si riassorbono spontaneamente, ma possono causare minacce d'aborto evidenti.
  • Patologie Materne: Malattie croniche non controllate come il diabete mellito, l'ipotiroidismo o l'ipertensione possono compromettere l'ambiente uterino. Anche la sindrome da anticorpi antifosfolipidi è un noto fattore di rischio per complicanze precoci.
  • Infezioni: Alcune infezioni vaginali o infezioni sistemiche possono scatenare contrazioni uterine precoci.
  • Stile di Vita: L'età materna avanzata (sopra i 35-40 anni), il fumo di sigaretta, l'abuso di alcol e l'eccessivo consumo di caffeina sono stati correlati a un incremento dell'incidenza di minaccia d'aborto.
  • Fattori Ormonali: Una produzione insufficiente di progesterone da parte del corpo luteo (insufficienza luteale) può rendere l'endometrio meno adatto a sostenere la gravidanza nelle prime settimane.

È fondamentale notare che attività quotidiane come l'esercizio fisico moderato, il sollevamento di pesi leggeri o i rapporti sessuali non sono generalmente cause di minaccia d'aborto in una gravidanza sana, sebbene possano essere temporaneamente sospesi a scopo precauzionale una volta comparsi i sintomi.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il sintomo cardine della minaccia d'aborto è il sanguinamento vaginale. Questo può variare notevolmente in termini di intensità e colore: può presentarsi come un leggero "spotting" (piccole macchie di colore rosato o marrone) o come un flusso più abbondante, simile a una mestruazione, di colore rosso vivo. La durata del sanguinamento è variabile, potendo durare pochi giorni o persistere per diverse settimane.

Oltre alle perdite ematiche, la paziente può avvertire:

  • Dolore pelvico o sordo fastidio al basso ventre, spesso descritto come un senso di pesantezza.
  • Crampi addominali simili a quelli del ciclo mestruale, che possono indicare una lieve attività contrattile dell'utero.
  • Lombalgia o dolore persistente nella zona bassa della schiena.
  • Scomparsa improvvisa dei sintomi tipici della gravidanza, come la nausea o la tensione mammaria, sebbene questo non sia un segno specifico di minaccia d'aborto ma possa talvolta accompagnarla.

In alcuni casi, la donna può riferire anche astenia (stanchezza eccessiva) e vertigini, specialmente se il sanguinamento è prolungato o se lo stress emotivo è molto elevato. È importante monitorare se insieme al sangue vengono espulsi coaguli o frammenti di tessuto, poiché questo potrebbe indicare un'evoluzione verso l'aborto in atto. Tuttavia, nella minaccia d'aborto propriamente detta, non vi è espulsione di tessuti e i sintomi possono regredire completamente con il riposo e le cure appropriate.

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Diagnosi

Il percorso diagnostico per una minaccia d'aborto è tempestivo e mira a valutare la vitalità del feto e l'integrità della camera gestazionale. Il medico inizierà con un'anamnesi dettagliata per valutare l'entità dei sintomi e la storia clinica della donna.

Gli strumenti diagnostici principali includono:

  1. Esame Obiettivo e Visita Ginecologica: Il ginecologo esegue un'ispezione con lo speculum per verificare l'origine del sanguinamento (che potrebbe anche derivare dal collo dell'utero o dalla vagina) e un'esplorazione vaginale per accertarsi che l'orifizio uterino sia chiuso.
  2. Ecografia Transvaginale: È l'esame d'elezione. Permette di visualizzare la camera gestazionale, il sacco vitellino e l'embrione. La conferma della presenza del battito cardiaco fetale è il segno prognostico più positivo. L'ecografia serve anche a escludere una gravidanza extrauterina o una gravidanza molare.
  3. Dosaggio della Beta-hCG: La misurazione dei livelli dell'ormone della gravidanza (gonadotropina corionica umana) nel sangue è utile, specialmente se ripetuta a distanza di 48 ore. In una gravidanza che procede normalmente, i livelli dovrebbero raddoppiare o aumentare significativamente in questo lasso di tempo. Un calo dei livelli suggerisce purtroppo un aborto imminente o già avvenuto.
  4. Esami del Sangue Complementari: Può essere richiesto il dosaggio del progesterone plasmatico e un emocromo completo per valutare l'entità della perdita ematica. È inoltre cruciale determinare il gruppo sanguigno e il fattore Rh della madre; se la madre è Rh negativa e il feto potenzialmente Rh positivo, potrebbe essere necessaria una profilassi specifica.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento della minaccia d'aborto è volto principalmente a stabilizzare la situazione e a ridurre i fattori di stress sull'utero. Non esiste una "pillola magica" che possa fermare un aborto se questo è causato da anomalie genetiche incompatibili con la vita, ma per le altre cause esistono diverse strategie:

  • Riposo: Sebbene gli studi scientifici non abbiano dimostrato in modo univoco che il riposo a letto assoluto cambi l'esito finale, molti medici consigliano il "riposo precauzionale". Questo implica evitare sforzi fisici intensi, sollevamento di pesi e lunghe camminate. L'obiettivo è ridurre la pressione intra-addominale e favorire il rilassamento uterino.
  • Astensione dai Rapporti Sessuali: Viene spesso raccomandato il riposo pelvico (niente rapporti sessuali) fino a quando il sanguinamento non è cessato da almeno una settimana, poiché le contrazioni uterine associate all'orgasmo o le prostaglandine presenti nel liquido seminale potrebbero teoricamente stimolare l'utero.
  • Supporto Progestinico: Il progesterone è l'ormone che sostiene la gravidanza. In caso di minaccia d'aborto, viene spesso prescritto sotto forma di ovuli vaginali, gel o iniezioni. Il progesterone aiuta a rilassare la muscolatura uterina e a sostenere l'endometrio. Studi recenti suggeriscono che possa essere particolarmente efficace nelle donne che hanno già avuto precedenti aborti spontanei.
  • Farmaci Antispastici: In presenza di crampi, il medico può prescrivere farmaci antispastici per ridurre le contrazioni della muscolatura liscia dell'utero.
  • Immunoglobuline Anti-D: Se la donna ha un gruppo sanguigno con fattore Rh negativo, viene somministrata un'iniezione di immunoglobuline anti-D per prevenire l'isoimmunizzazione Rh, che potrebbe causare problemi in gravidanze future.
  • Gestione dello Stress: Il supporto psicologico è fondamentale. L'ansia può peggiorare la percezione del dolore e il benessere generale della madre.
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Prognosi e Decorso

La prognosi per una minaccia d'aborto è, nella maggior parte dei casi, positiva. Se l'ecografia mostra un battito cardiaco fetale regolare, le probabilità che la gravidanza prosegua con successo superano l'85-90%. Tuttavia, la persistenza di un sanguinamento abbondante o l'insorgenza di dolori forti sono segni che richiedono cautela.

Il decorso tipico vede una graduale riduzione delle perdite ematiche, che passano da rosso vivo a marrone (sangue vecchio) fino a scomparire. Una volta che i sintomi sono cessati, la gravidanza viene solitamente considerata di nuovo a basso rischio, anche se alcuni studi indicano una probabilità leggermente superiore di parto pretermine o di basso peso alla nascita in donne che hanno avuto minacce d'aborto significative nel primo trimestre.

È importante che la donna riceva un follow-up ecografico a distanza di 7-14 giorni dall'evento acuto per confermare il regolare accrescimento del feto. Dal punto di vista emotivo, il decorso può essere faticoso; è normale provare paura e incertezza. Parlare con il proprio medico e, se necessario, con uno psicologo può aiutare a elaborare l'evento.

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Prevenzione

Poiché molte minacce d'aborto sono dovute ad anomalie cromosomiche casuali, non è sempre possibile prevenirle. Tuttavia, è possibile adottare comportamenti che ottimizzano la salute riproduttiva e riducono i rischi ambientali:

  • Acido Folico: Assumere acido folico già prima del concepimento e durante i primi mesi di gravidanza riduce il rischio di difetti del tubo neurale e supporta il corretto sviluppo embrionale.
  • Controllo delle Malattie Croniche: Gestire attentamente il diabete e le patologie tiroidee prima di iniziare una gravidanza è essenziale.
  • Stile di Vita Sano: Evitare il fumo, l'alcol e limitare la caffeina. Mantenere un peso corporeo adeguato, poiché l'obesità può aumentare il rischio di complicanze.
  • Igiene e Prevenzione Infezioni: Lavare accuratamente frutta e verdura, evitare carni crude (per prevenire toxoplasmosi e listeriosi) e curare l'igiene intima per prevenire infezioni vaginali.
  • Visite Preconcezionali: Effettuare controlli medici prima di cercare una gravidanza per identificare eventuali fattori di rischio silenti, come la sindrome dell'ovaio policistico o l'endometriosi, che potrebbero richiedere una gestione specifica.
8

Quando Consultare un Medico

In presenza di qualsiasi tipo di sanguinamento in gravidanza, è sempre opportuno contattare il proprio ginecologo o l'ostetrica. Tuttavia, alcune situazioni richiedono un consulto medico immediato o l'accesso al pronto soccorso ostetrico:

  • Sanguinamento Abbondante: Se le perdite sono superiori a quelle di una normale mestruazione o se è necessario cambiare l'assorbente ogni ora.
  • Dolore Intenso: Dolore pelvico acuto, trafittivo o crampi molto forti che non passano con il riposo.
  • Espulsione di Tessuto: Se si nota la perdita di materiale solido o coaguli voluminosi dalla vagina.
  • Sintomi di Shock: Presenza di forti capogiri, svenimento, pallore estremo o tachicardia.
  • Febbre: La comparsa di febbre associata a perdite vaginali può indicare un'infezione in corso.

Agire tempestivamente permette di ricevere le cure necessarie e, soprattutto, di ottenere una diagnosi chiara che possa rassicurare la futura mamma o guidarla verso il percorso terapeutico più appropriato.

Minaccia d'aborto

Definizione

La minaccia d'aborto è una condizione clinica che si verifica durante le prime 20-24 settimane di gestazione, caratterizzata dalla comparsa di sanguinamento vaginale, con o senza dolore pelvico, in presenza di un collo dell'utero chiuso e di un feto vitale. Si tratta di un evento relativamente comune, che interessa circa il 20-30% di tutte le gravidanze confermate. Nonostante il termine possa generare forte ansia e preoccupazione, è importante sottolineare che la minaccia d'aborto non evolve necessariamente in un aborto spontaneo; infatti, circa la metà delle donne che presentano questi sintomi prosegue la gravidanza con successo fino al termine.

Dal punto di vista medico, la minaccia d'aborto rappresenta un segnale di allerta che richiede un monitoraggio attento. La distinzione fondamentale tra una minaccia d'aborto e un aborto inevitabile risiede nell'esame obiettivo: nella minaccia, l'orifizio uterino esterno rimane serrato, indicando che il processo di espulsione del prodotto del concepimento non è ancora iniziato. La diagnosi viene confermata attraverso l'ecografia, che deve mostrare la presenza di un battito cardiaco fetale o, nelle fasi precocissime, di una camera gestazionale in crescita.

Questa condizione può manifestarsi in modo improvviso o graduale. Sebbene la prognosi sia spesso favorevole, la gestione clinica mira a identificare eventuali cause trattabili e a fornire supporto fisico ed emotivo alla gestante. La comprensione dei meccanismi sottostanti e dei segnali del corpo è essenziale per affrontare questo periodo con la massima consapevolezza possibile.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte della minaccia d'aborto non sono sempre identificabili con certezza, ma la ricerca medica ha individuato diversi fattori che possono contribuire all'insorgenza di perdite ematiche nel primo trimestre. La causa più frequente di complicazioni precoci della gravidanza è legata ad anomalie cromosomiche del feto, che si verificano casualmente al momento del concepimento e non sono correlate a comportamenti dei genitori.

Oltre ai fattori genetici, esistono diverse condizioni materne e ambientali che possono aumentare il rischio:

  • Fattori Uterini: La presenza di fibromi uterini, polipi o anomalie congenite dell'utero (come l'utero setto) può interferire con il corretto impianto della placenta, causando piccoli distacchi che portano al sanguinamento.
  • Ematomi Sottocoriali: Si tratta di raccolte di sangue tra la parete dell'utero e le membrane fetali. Spesso si riassorbono spontaneamente, ma possono causare minacce d'aborto evidenti.
  • Patologie Materne: Malattie croniche non controllate come il diabete mellito, l'ipotiroidismo o l'ipertensione possono compromettere l'ambiente uterino. Anche la sindrome da anticorpi antifosfolipidi è un noto fattore di rischio per complicanze precoci.
  • Infezioni: Alcune infezioni vaginali o infezioni sistemiche possono scatenare contrazioni uterine precoci.
  • Stile di Vita: L'età materna avanzata (sopra i 35-40 anni), il fumo di sigaretta, l'abuso di alcol e l'eccessivo consumo di caffeina sono stati correlati a un incremento dell'incidenza di minaccia d'aborto.
  • Fattori Ormonali: Una produzione insufficiente di progesterone da parte del corpo luteo (insufficienza luteale) può rendere l'endometrio meno adatto a sostenere la gravidanza nelle prime settimane.

È fondamentale notare che attività quotidiane come l'esercizio fisico moderato, il sollevamento di pesi leggeri o i rapporti sessuali non sono generalmente cause di minaccia d'aborto in una gravidanza sana, sebbene possano essere temporaneamente sospesi a scopo precauzionale una volta comparsi i sintomi.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il sintomo cardine della minaccia d'aborto è il sanguinamento vaginale. Questo può variare notevolmente in termini di intensità e colore: può presentarsi come un leggero "spotting" (piccole macchie di colore rosato o marrone) o come un flusso più abbondante, simile a una mestruazione, di colore rosso vivo. La durata del sanguinamento è variabile, potendo durare pochi giorni o persistere per diverse settimane.

Oltre alle perdite ematiche, la paziente può avvertire:

  • Dolore pelvico o sordo fastidio al basso ventre, spesso descritto come un senso di pesantezza.
  • Crampi addominali simili a quelli del ciclo mestruale, che possono indicare una lieve attività contrattile dell'utero.
  • Lombalgia o dolore persistente nella zona bassa della schiena.
  • Scomparsa improvvisa dei sintomi tipici della gravidanza, come la nausea o la tensione mammaria, sebbene questo non sia un segno specifico di minaccia d'aborto ma possa talvolta accompagnarla.

In alcuni casi, la donna può riferire anche astenia (stanchezza eccessiva) e vertigini, specialmente se il sanguinamento è prolungato o se lo stress emotivo è molto elevato. È importante monitorare se insieme al sangue vengono espulsi coaguli o frammenti di tessuto, poiché questo potrebbe indicare un'evoluzione verso l'aborto in atto. Tuttavia, nella minaccia d'aborto propriamente detta, non vi è espulsione di tessuti e i sintomi possono regredire completamente con il riposo e le cure appropriate.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per una minaccia d'aborto è tempestivo e mira a valutare la vitalità del feto e l'integrità della camera gestazionale. Il medico inizierà con un'anamnesi dettagliata per valutare l'entità dei sintomi e la storia clinica della donna.

Gli strumenti diagnostici principali includono:

  1. Esame Obiettivo e Visita Ginecologica: Il ginecologo esegue un'ispezione con lo speculum per verificare l'origine del sanguinamento (che potrebbe anche derivare dal collo dell'utero o dalla vagina) e un'esplorazione vaginale per accertarsi che l'orifizio uterino sia chiuso.
  2. Ecografia Transvaginale: È l'esame d'elezione. Permette di visualizzare la camera gestazionale, il sacco vitellino e l'embrione. La conferma della presenza del battito cardiaco fetale è il segno prognostico più positivo. L'ecografia serve anche a escludere una gravidanza extrauterina o una gravidanza molare.
  3. Dosaggio della Beta-hCG: La misurazione dei livelli dell'ormone della gravidanza (gonadotropina corionica umana) nel sangue è utile, specialmente se ripetuta a distanza di 48 ore. In una gravidanza che procede normalmente, i livelli dovrebbero raddoppiare o aumentare significativamente in questo lasso di tempo. Un calo dei livelli suggerisce purtroppo un aborto imminente o già avvenuto.
  4. Esami del Sangue Complementari: Può essere richiesto il dosaggio del progesterone plasmatico e un emocromo completo per valutare l'entità della perdita ematica. È inoltre cruciale determinare il gruppo sanguigno e il fattore Rh della madre; se la madre è Rh negativa e il feto potenzialmente Rh positivo, potrebbe essere necessaria una profilassi specifica.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della minaccia d'aborto è volto principalmente a stabilizzare la situazione e a ridurre i fattori di stress sull'utero. Non esiste una "pillola magica" che possa fermare un aborto se questo è causato da anomalie genetiche incompatibili con la vita, ma per le altre cause esistono diverse strategie:

  • Riposo: Sebbene gli studi scientifici non abbiano dimostrato in modo univoco che il riposo a letto assoluto cambi l'esito finale, molti medici consigliano il "riposo precauzionale". Questo implica evitare sforzi fisici intensi, sollevamento di pesi e lunghe camminate. L'obiettivo è ridurre la pressione intra-addominale e favorire il rilassamento uterino.
  • Astensione dai Rapporti Sessuali: Viene spesso raccomandato il riposo pelvico (niente rapporti sessuali) fino a quando il sanguinamento non è cessato da almeno una settimana, poiché le contrazioni uterine associate all'orgasmo o le prostaglandine presenti nel liquido seminale potrebbero teoricamente stimolare l'utero.
  • Supporto Progestinico: Il progesterone è l'ormone che sostiene la gravidanza. In caso di minaccia d'aborto, viene spesso prescritto sotto forma di ovuli vaginali, gel o iniezioni. Il progesterone aiuta a rilassare la muscolatura uterina e a sostenere l'endometrio. Studi recenti suggeriscono che possa essere particolarmente efficace nelle donne che hanno già avuto precedenti aborti spontanei.
  • Farmaci Antispastici: In presenza di crampi, il medico può prescrivere farmaci antispastici per ridurre le contrazioni della muscolatura liscia dell'utero.
  • Immunoglobuline Anti-D: Se la donna ha un gruppo sanguigno con fattore Rh negativo, viene somministrata un'iniezione di immunoglobuline anti-D per prevenire l'isoimmunizzazione Rh, che potrebbe causare problemi in gravidanze future.
  • Gestione dello Stress: Il supporto psicologico è fondamentale. L'ansia può peggiorare la percezione del dolore e il benessere generale della madre.

Prognosi e Decorso

La prognosi per una minaccia d'aborto è, nella maggior parte dei casi, positiva. Se l'ecografia mostra un battito cardiaco fetale regolare, le probabilità che la gravidanza prosegua con successo superano l'85-90%. Tuttavia, la persistenza di un sanguinamento abbondante o l'insorgenza di dolori forti sono segni che richiedono cautela.

Il decorso tipico vede una graduale riduzione delle perdite ematiche, che passano da rosso vivo a marrone (sangue vecchio) fino a scomparire. Una volta che i sintomi sono cessati, la gravidanza viene solitamente considerata di nuovo a basso rischio, anche se alcuni studi indicano una probabilità leggermente superiore di parto pretermine o di basso peso alla nascita in donne che hanno avuto minacce d'aborto significative nel primo trimestre.

È importante che la donna riceva un follow-up ecografico a distanza di 7-14 giorni dall'evento acuto per confermare il regolare accrescimento del feto. Dal punto di vista emotivo, il decorso può essere faticoso; è normale provare paura e incertezza. Parlare con il proprio medico e, se necessario, con uno psicologo può aiutare a elaborare l'evento.

Prevenzione

Poiché molte minacce d'aborto sono dovute ad anomalie cromosomiche casuali, non è sempre possibile prevenirle. Tuttavia, è possibile adottare comportamenti che ottimizzano la salute riproduttiva e riducono i rischi ambientali:

  • Acido Folico: Assumere acido folico già prima del concepimento e durante i primi mesi di gravidanza riduce il rischio di difetti del tubo neurale e supporta il corretto sviluppo embrionale.
  • Controllo delle Malattie Croniche: Gestire attentamente il diabete e le patologie tiroidee prima di iniziare una gravidanza è essenziale.
  • Stile di Vita Sano: Evitare il fumo, l'alcol e limitare la caffeina. Mantenere un peso corporeo adeguato, poiché l'obesità può aumentare il rischio di complicanze.
  • Igiene e Prevenzione Infezioni: Lavare accuratamente frutta e verdura, evitare carni crude (per prevenire toxoplasmosi e listeriosi) e curare l'igiene intima per prevenire infezioni vaginali.
  • Visite Preconcezionali: Effettuare controlli medici prima di cercare una gravidanza per identificare eventuali fattori di rischio silenti, come la sindrome dell'ovaio policistico o l'endometriosi, che potrebbero richiedere una gestione specifica.

Quando Consultare un Medico

In presenza di qualsiasi tipo di sanguinamento in gravidanza, è sempre opportuno contattare il proprio ginecologo o l'ostetrica. Tuttavia, alcune situazioni richiedono un consulto medico immediato o l'accesso al pronto soccorso ostetrico:

  • Sanguinamento Abbondante: Se le perdite sono superiori a quelle di una normale mestruazione o se è necessario cambiare l'assorbente ogni ora.
  • Dolore Intenso: Dolore pelvico acuto, trafittivo o crampi molto forti che non passano con il riposo.
  • Espulsione di Tessuto: Se si nota la perdita di materiale solido o coaguli voluminosi dalla vagina.
  • Sintomi di Shock: Presenza di forti capogiri, svenimento, pallore estremo o tachicardia.
  • Febbre: La comparsa di febbre associata a perdite vaginali può indicare un'infezione in corso.

Agire tempestivamente permette di ricevere le cure necessarie e, soprattutto, di ottenere una diagnosi chiara che possa rassicurare la futura mamma o guidarla verso il percorso terapeutico più appropriato.

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