Eclampsia in gravidanza
DIZIONARIO MEDICO
Definizione
L'eclampsia in gravidanza rappresenta una delle complicanze ostetriche più gravi e potenzialmente fatali. Si definisce come l'insorgenza di convulsioni generalizzate e/o stato di coma in una donna affetta da preeclampsia, in assenza di altre condizioni neurologiche preesistenti (come l'epilessia) che possano giustificare tali manifestazioni. Storicamente definita come "tossiemia gravidica" o "gestosi", l'eclampsia è considerata lo stadio terminale e più acuto dello spettro dei disturbi ipertensivi della gravidanza.
Questa condizione si manifesta solitamente dopo la 20ª settimana di gestazione, ma può verificarsi anche durante il travaglio di parto o nel periodo del post-partum (generalmente entro le prime 48 ore, sebbene esistano forme tardive). L'eclampsia è un'emergenza medica che richiede un intervento immediato, poiché mette a rischio la vita sia della madre che del feto. Il termine deriva dal greco "eklampsis", che significa "improvviso bagliore", a sottolineare la rapidità e la violenza con cui le crisi convulsive possono manifestarsi, spesso precedute da segnali premonitori che non devono mai essere sottovalutati.
Dal punto di vista fisiopatologico, l'eclampsia è caratterizzata da un'encefalopatia ipertensiva. L'elevata pressione arteriosa causa una perdita dell'autoregolazione del flusso ematico cerebrale, portando a edema cerebrale vasogenico. Questo squilibrio neurologico è il responsabile diretto delle scariche elettriche anomale che scatenano la crisi convulsiva. Sebbene rara nei paesi sviluppati grazie allo screening prenatale, l'eclampsia rimane una causa significativa di morbilità e mortalità materna a livello globale.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause esatte dell'eclampsia non sono ancora del tutto chiarite, ma la teoria scientifica prevalente si concentra su un'anomalia nello sviluppo della placenta durante le prime fasi della gravidanza. In una gestazione normale, le arterie uterine si rimodellano per garantire un ampio afflusso di sangue al feto; nell'eclampsia (e nella preeclampsia), questo processo avviene in modo incompleto, causando un'ischemia placentare. La placenta sofferente rilascia nel circolo materno sostanze infiammatorie e fattori anti-angiogenici che danneggiano l'endotelio (il rivestimento interno dei vasi sanguigni), scatenando l'ipertensione e il danno d'organo.
Esistono diversi fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare questa condizione:
- Primiparità: Le donne alla loro prima gravidanza sono statisticamente più esposte.
- Età materna: Le gravidanze in età adolescenziale o in donne sopra i 35-40 anni presentano un rischio maggiore.
- Storia clinica: Precedenti episodi di preeclampsia o una storia familiare di disturbi ipertensivi in gravidanza.
- Condizioni preesistenti: Presenza di ipertensione cronica, diabete, malattie renali o malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico.
- Gravidanze multiple: L'attesa di gemelli o più feti aumenta il carico placentare e il rischio di complicanze.
- Obesità: Un indice di massa corporea (BMI) elevato prima della gravidanza è un fattore predisponente significativo.
Oltre a questi fattori, anche l'etnia e lo stato socio-economico possono influenzare l'incidenza, spesso a causa di un accesso limitato alle cure prenatali. È importante notare che l'eclampsia può colpire anche donne senza alcun fattore di rischio apparente, motivo per cui il monitoraggio costante della pressione arteriosa è fondamentale per ogni gestante.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
L'eclampsia è quasi sempre preceduta da segni di preeclampsia, sebbene in alcuni casi la transizione possa essere estremamente rapida. Il sintomo cardine è la crisi convulsiva tonico-clonica, simile a un attacco epilettico, che dura solitamente tra i 60 e i 90 secondi. Durante la crisi, la paziente perde conoscenza, presenta contrazioni muscolari involontarie e può manifestare cianosi (colorazione bluastra della pelle) dovuta alla temporanea apnea.
Prima che si verifichi la convulsione, la paziente avverte spesso dei "sintomi sentinella" o prodromici, che includono:
- Sintomi Neurologici: Una cefalea persistente e molto intensa, spesso descritta come il peggior mal di testa mai provato, che non risponde ai comuni analgesici. Possono verificarsi anche confusione mentale, estrema irritabilità o sonnolenza eccessiva.
- Disturbi Visivi: La comparsa di scotomi (macchie luminose o scure nel campo visivo), visione offuscata, visione doppia o, nei casi più gravi, una temporanea perdita della vista.
- Dolore Addominale: Un forte dolore alla bocca dello stomaco (epigastrio) o nel quadrante superiore destro dell'addome, spesso confuso con bruciore di stomaco, ma che in realtà indica una sofferenza epatica.
- Segni Sistemici: Un improvviso peggioramento dell'edema, con gonfiore evidente al volto e alle mani, e una marcata riduzione della produzione di urina (oliguria).
- Sintomi Gastrointestinali: Nausea e vomito che compaiono improvvisamente nel secondo o terzo trimestre.
Dopo la crisi convulsiva, segue tipicamente un periodo di incoscienza o un profondo stato di letargia che può durare diversi minuti o ore. La rilevazione di una pressione arteriosa molto elevata (superiore a 160/110 mmHg) in presenza di questi sintomi è un segnale di allarme critico.
Diagnosi
La diagnosi di eclampsia è prevalentemente clinica: si basa sull'osservazione delle convulsioni in una donna gravida o nel post-partum immediato. Tuttavia, il percorso diagnostico serve a confermare la gravità della condizione e a monitorare i danni d'organo. I passaggi principali includono:
- Misurazione della Pressione Arteriosa: Il riscontro di valori pressori elevati è quasi costante, sebbene in rari casi le convulsioni possano verificarsi con pressioni solo moderatamente alte.
- Esami delle Urine: Ricerca della presenza di proteine nelle urine, un segno distintivo del danno renale associato alla preeclampsia.
- Esami del Sangue Completi:
- Emocromo: Per controllare i livelli di piastrine (una riduzione delle piastrine indica gravità).
- Funzionalità Epatica: Misurazione delle transaminasi (AST e ALT) per valutare il coinvolgimento del fegato.
- Funzionalità Renale: Controllo della creatinina e dell'acido urico.
- Profilo Coagulativo: Per escludere il rischio di emorragie disseminate.
- Monitoraggio Fetale: L'ecografia e il cardiotocografo sono essenziali per valutare il benessere del bambino, che durante le crisi materne può subire una grave mancanza di ossigeno.
- Neuroimaging (opzionale): In casi atipici o se il coma persiste, può essere eseguita una Risonanza Magnetica (RM) o una TAC cerebrale per escludere emorragie intracraniche o altre patologie neurologiche.
La diagnosi differenziale è fondamentale per escludere altre cause di convulsioni, come l'ictus, tumori cerebrali o l'abuso di sostanze, ma nel contesto di una gravidanza con ipertensione, l'eclampsia viene sempre considerata la causa primaria fino a prova contraria.
Trattamento e Terapie
Il trattamento dell'eclampsia è un'operazione complessa che richiede un approccio multidisciplinare (ostetrico, anestesista, neonatologo). Gli obiettivi principali sono: fermare le convulsioni, controllare la pressione arteriosa e procedere al parto nel modo più sicuro possibile.
- Controllo delle Convulsioni: Il farmaco d'elezione è il solfato di magnesio. Somministrato per via endovenosa, è estremamente efficace nel prevenire ulteriori crisi convulsive e nel proteggere il sistema nervoso materno. È considerato superiore ai comuni anticonvulsivanti (come le benzodiazepine) in questo specifico contesto clinico.
- Gestione dell'Ipertensione: Vengono utilizzati farmaci antipertensivi per via endovenosa (come labetalolo o idralazina) per abbassare gradualmente la pressione arteriosa e prevenire complicanze come l'emorragia cerebrale. L'obiettivo non è normalizzare la pressione istantaneamente, ma portarla a livelli di sicurezza.
- Stabilizzazione Materna: È prioritario garantire la pervietà delle vie aeree, somministrare ossigeno e posizionare la paziente sul fianco sinistro per migliorare il ritorno venoso e l'afflusso di sangue alla placenta.
- Il Parto: Il parto è l'unica cura definitiva per l'eclampsia, poiché rimuove la placenta, che è la causa scatenante della patologia. Una volta stabilizzata la madre, si procede all'espletamento del parto. Se le condizioni lo permettono e il travaglio è già avviato, si può tentare un parto vaginale, ma nella maggior parte dei casi di eclampsia acuta si opta per un taglio cesareo d'urgenza.
- Cure Post-Parto: Dopo il parto, la paziente deve essere monitorata in terapia intensiva o in un'unità di cure sub-intensive per almeno 24-48 ore, continuando la somministrazione di solfato di magnesio, poiché il rischio di nuove convulsioni rimane elevato nel periodo immediatamente successivo alla nascita.
Prognosi e Decorso
La prognosi dell'eclampsia dipende dalla tempestività dell'intervento e dall'età gestazionale al momento dell'evento. Grazie ai moderni protocolli terapeutici, la mortalità materna nei paesi sviluppati è inferiore all'1%, ma le complicanze a breve termine possono essere serie, tra cui il distacco prematuro di placenta, l'insufficienza renale acuta, l'edema polmonare e la sindrome HELLP (una variante grave caratterizzata da emolisi, enzimi epatici elevati e piastrine basse).
Per il neonato, i rischi sono legati principalmente alla prematurità (se il parto avviene molto prima del termine) e all'ipossia subita durante le convulsioni materne. Molti bambini nati da madri eclamptiche richiedono assistenza in terapia intensiva neonatale.
Nel lungo termine, le donne che hanno sofferto di eclampsia hanno un rischio maggiore di sviluppare ipertensione cronica, malattie cardiovascolari e malattie renali nel corso della vita. È quindi essenziale che queste pazienti seguano un follow-up medico regolare anche anni dopo la gravidanza. Per quanto riguarda le gravidanze successive, esiste un rischio di ricorrenza della preeclampsia, ma non necessariamente dell'eclampsia, specialmente se la gestione medica è accurata.
Prevenzione
La prevenzione dell'eclampsia si basa quasi interamente sull'identificazione precoce e sulla gestione corretta della preeclampsia. Non è sempre possibile prevenire l'insorgenza della malattia, ma è possibile evitare che degeneri in convulsioni.
- Screening Precoce: Durante il primo trimestre, i medici valutano i fattori di rischio. In donne ad alto rischio, la somministrazione di aspirina a basso dosaggio (cardioaspirina) iniziata prima della 16ª settimana può ridurre significativamente l'incidenza di preeclampsia grave.
- Monitoraggio Costante: Controlli regolari della pressione arteriosa e analisi delle urine durante ogni visita prenatale sono lo strumento di difesa più efficace.
- Integrazione di Calcio: In popolazioni con basso apporto dietetico di calcio, l'integrazione può aiutare a ridurre il rischio di disturbi ipertensivi.
- Educazione della Paziente: Informare le donne incinte sui sintomi premonitori (cefalea, disturbi visivi, dolore addominale) permette loro di rivolgersi prontamente al medico, consentendo un intervento prima che si verifichi la crisi eclamptica.
- Riposo e Stile di Vita: Sebbene il riposo a letto non prevenga l'eclampsia, una riduzione dello stress e un monitoraggio stretto in ambiente ospedaliero per le donne con preeclampsia nota sono misure preventive standard.
Quando Consultare un Medico
In gravidanza, nessun sintomo insolito dovrebbe essere ignorato. È necessario contattare immediatamente il proprio ginecologo o recarsi al pronto soccorso ostetrico se si manifestano:
- Un improvviso e forte mal di testa che non passa con il riposo.
- Alterazioni della vista, come vedere lampi di luce, macchie scure o avere la vista nebbiosa.
- Un dolore acuto nella parte alta dell'addome, appena sotto le costole.
- Un improvviso e massiccio gonfiore (edema) a mani, piedi o viso.
- Una rapida riduzione della quantità di urina emessa durante il giorno.
- Nausea o vomito persistenti che compaiono improvvisamente nella seconda metà della gravidanza.
Se si assiste a una donna incinta che presenta una crisi convulsiva, è fondamentale chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112), adagiarla su un fianco per evitare il soffocamento e non tentare di inserire nulla in bocca. L'eclampsia è un'emergenza in cui ogni minuto è prezioso per la salute della madre e del bambino.
Eclampsia in gravidanza
Definizione
L'eclampsia in gravidanza rappresenta una delle complicanze ostetriche più gravi e potenzialmente fatali. Si definisce come l'insorgenza di convulsioni generalizzate e/o stato di coma in una donna affetta da preeclampsia, in assenza di altre condizioni neurologiche preesistenti (come l'epilessia) che possano giustificare tali manifestazioni. Storicamente definita come "tossiemia gravidica" o "gestosi", l'eclampsia è considerata lo stadio terminale e più acuto dello spettro dei disturbi ipertensivi della gravidanza.
Questa condizione si manifesta solitamente dopo la 20ª settimana di gestazione, ma può verificarsi anche durante il travaglio di parto o nel periodo del post-partum (generalmente entro le prime 48 ore, sebbene esistano forme tardive). L'eclampsia è un'emergenza medica che richiede un intervento immediato, poiché mette a rischio la vita sia della madre che del feto. Il termine deriva dal greco "eklampsis", che significa "improvviso bagliore", a sottolineare la rapidità e la violenza con cui le crisi convulsive possono manifestarsi, spesso precedute da segnali premonitori che non devono mai essere sottovalutati.
Dal punto di vista fisiopatologico, l'eclampsia è caratterizzata da un'encefalopatia ipertensiva. L'elevata pressione arteriosa causa una perdita dell'autoregolazione del flusso ematico cerebrale, portando a edema cerebrale vasogenico. Questo squilibrio neurologico è il responsabile diretto delle scariche elettriche anomale che scatenano la crisi convulsiva. Sebbene rara nei paesi sviluppati grazie allo screening prenatale, l'eclampsia rimane una causa significativa di morbilità e mortalità materna a livello globale.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause esatte dell'eclampsia non sono ancora del tutto chiarite, ma la teoria scientifica prevalente si concentra su un'anomalia nello sviluppo della placenta durante le prime fasi della gravidanza. In una gestazione normale, le arterie uterine si rimodellano per garantire un ampio afflusso di sangue al feto; nell'eclampsia (e nella preeclampsia), questo processo avviene in modo incompleto, causando un'ischemia placentare. La placenta sofferente rilascia nel circolo materno sostanze infiammatorie e fattori anti-angiogenici che danneggiano l'endotelio (il rivestimento interno dei vasi sanguigni), scatenando l'ipertensione e il danno d'organo.
Esistono diversi fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare questa condizione:
- Primiparità: Le donne alla loro prima gravidanza sono statisticamente più esposte.
- Età materna: Le gravidanze in età adolescenziale o in donne sopra i 35-40 anni presentano un rischio maggiore.
- Storia clinica: Precedenti episodi di preeclampsia o una storia familiare di disturbi ipertensivi in gravidanza.
- Condizioni preesistenti: Presenza di ipertensione cronica, diabete, malattie renali o malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico.
- Gravidanze multiple: L'attesa di gemelli o più feti aumenta il carico placentare e il rischio di complicanze.
- Obesità: Un indice di massa corporea (BMI) elevato prima della gravidanza è un fattore predisponente significativo.
Oltre a questi fattori, anche l'etnia e lo stato socio-economico possono influenzare l'incidenza, spesso a causa di un accesso limitato alle cure prenatali. È importante notare che l'eclampsia può colpire anche donne senza alcun fattore di rischio apparente, motivo per cui il monitoraggio costante della pressione arteriosa è fondamentale per ogni gestante.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
L'eclampsia è quasi sempre preceduta da segni di preeclampsia, sebbene in alcuni casi la transizione possa essere estremamente rapida. Il sintomo cardine è la crisi convulsiva tonico-clonica, simile a un attacco epilettico, che dura solitamente tra i 60 e i 90 secondi. Durante la crisi, la paziente perde conoscenza, presenta contrazioni muscolari involontarie e può manifestare cianosi (colorazione bluastra della pelle) dovuta alla temporanea apnea.
Prima che si verifichi la convulsione, la paziente avverte spesso dei "sintomi sentinella" o prodromici, che includono:
- Sintomi Neurologici: Una cefalea persistente e molto intensa, spesso descritta come il peggior mal di testa mai provato, che non risponde ai comuni analgesici. Possono verificarsi anche confusione mentale, estrema irritabilità o sonnolenza eccessiva.
- Disturbi Visivi: La comparsa di scotomi (macchie luminose o scure nel campo visivo), visione offuscata, visione doppia o, nei casi più gravi, una temporanea perdita della vista.
- Dolore Addominale: Un forte dolore alla bocca dello stomaco (epigastrio) o nel quadrante superiore destro dell'addome, spesso confuso con bruciore di stomaco, ma che in realtà indica una sofferenza epatica.
- Segni Sistemici: Un improvviso peggioramento dell'edema, con gonfiore evidente al volto e alle mani, e una marcata riduzione della produzione di urina (oliguria).
- Sintomi Gastrointestinali: Nausea e vomito che compaiono improvvisamente nel secondo o terzo trimestre.
Dopo la crisi convulsiva, segue tipicamente un periodo di incoscienza o un profondo stato di letargia che può durare diversi minuti o ore. La rilevazione di una pressione arteriosa molto elevata (superiore a 160/110 mmHg) in presenza di questi sintomi è un segnale di allarme critico.
Diagnosi
La diagnosi di eclampsia è prevalentemente clinica: si basa sull'osservazione delle convulsioni in una donna gravida o nel post-partum immediato. Tuttavia, il percorso diagnostico serve a confermare la gravità della condizione e a monitorare i danni d'organo. I passaggi principali includono:
- Misurazione della Pressione Arteriosa: Il riscontro di valori pressori elevati è quasi costante, sebbene in rari casi le convulsioni possano verificarsi con pressioni solo moderatamente alte.
- Esami delle Urine: Ricerca della presenza di proteine nelle urine, un segno distintivo del danno renale associato alla preeclampsia.
- Esami del Sangue Completi:
- Emocromo: Per controllare i livelli di piastrine (una riduzione delle piastrine indica gravità).
- Funzionalità Epatica: Misurazione delle transaminasi (AST e ALT) per valutare il coinvolgimento del fegato.
- Funzionalità Renale: Controllo della creatinina e dell'acido urico.
- Profilo Coagulativo: Per escludere il rischio di emorragie disseminate.
- Monitoraggio Fetale: L'ecografia e il cardiotocografo sono essenziali per valutare il benessere del bambino, che durante le crisi materne può subire una grave mancanza di ossigeno.
- Neuroimaging (opzionale): In casi atipici o se il coma persiste, può essere eseguita una Risonanza Magnetica (RM) o una TAC cerebrale per escludere emorragie intracraniche o altre patologie neurologiche.
La diagnosi differenziale è fondamentale per escludere altre cause di convulsioni, come l'ictus, tumori cerebrali o l'abuso di sostanze, ma nel contesto di una gravidanza con ipertensione, l'eclampsia viene sempre considerata la causa primaria fino a prova contraria.
Trattamento e Terapie
Il trattamento dell'eclampsia è un'operazione complessa che richiede un approccio multidisciplinare (ostetrico, anestesista, neonatologo). Gli obiettivi principali sono: fermare le convulsioni, controllare la pressione arteriosa e procedere al parto nel modo più sicuro possibile.
- Controllo delle Convulsioni: Il farmaco d'elezione è il solfato di magnesio. Somministrato per via endovenosa, è estremamente efficace nel prevenire ulteriori crisi convulsive e nel proteggere il sistema nervoso materno. È considerato superiore ai comuni anticonvulsivanti (come le benzodiazepine) in questo specifico contesto clinico.
- Gestione dell'Ipertensione: Vengono utilizzati farmaci antipertensivi per via endovenosa (come labetalolo o idralazina) per abbassare gradualmente la pressione arteriosa e prevenire complicanze come l'emorragia cerebrale. L'obiettivo non è normalizzare la pressione istantaneamente, ma portarla a livelli di sicurezza.
- Stabilizzazione Materna: È prioritario garantire la pervietà delle vie aeree, somministrare ossigeno e posizionare la paziente sul fianco sinistro per migliorare il ritorno venoso e l'afflusso di sangue alla placenta.
- Il Parto: Il parto è l'unica cura definitiva per l'eclampsia, poiché rimuove la placenta, che è la causa scatenante della patologia. Una volta stabilizzata la madre, si procede all'espletamento del parto. Se le condizioni lo permettono e il travaglio è già avviato, si può tentare un parto vaginale, ma nella maggior parte dei casi di eclampsia acuta si opta per un taglio cesareo d'urgenza.
- Cure Post-Parto: Dopo il parto, la paziente deve essere monitorata in terapia intensiva o in un'unità di cure sub-intensive per almeno 24-48 ore, continuando la somministrazione di solfato di magnesio, poiché il rischio di nuove convulsioni rimane elevato nel periodo immediatamente successivo alla nascita.
Prognosi e Decorso
La prognosi dell'eclampsia dipende dalla tempestività dell'intervento e dall'età gestazionale al momento dell'evento. Grazie ai moderni protocolli terapeutici, la mortalità materna nei paesi sviluppati è inferiore all'1%, ma le complicanze a breve termine possono essere serie, tra cui il distacco prematuro di placenta, l'insufficienza renale acuta, l'edema polmonare e la sindrome HELLP (una variante grave caratterizzata da emolisi, enzimi epatici elevati e piastrine basse).
Per il neonato, i rischi sono legati principalmente alla prematurità (se il parto avviene molto prima del termine) e all'ipossia subita durante le convulsioni materne. Molti bambini nati da madri eclamptiche richiedono assistenza in terapia intensiva neonatale.
Nel lungo termine, le donne che hanno sofferto di eclampsia hanno un rischio maggiore di sviluppare ipertensione cronica, malattie cardiovascolari e malattie renali nel corso della vita. È quindi essenziale che queste pazienti seguano un follow-up medico regolare anche anni dopo la gravidanza. Per quanto riguarda le gravidanze successive, esiste un rischio di ricorrenza della preeclampsia, ma non necessariamente dell'eclampsia, specialmente se la gestione medica è accurata.
Prevenzione
La prevenzione dell'eclampsia si basa quasi interamente sull'identificazione precoce e sulla gestione corretta della preeclampsia. Non è sempre possibile prevenire l'insorgenza della malattia, ma è possibile evitare che degeneri in convulsioni.
- Screening Precoce: Durante il primo trimestre, i medici valutano i fattori di rischio. In donne ad alto rischio, la somministrazione di aspirina a basso dosaggio (cardioaspirina) iniziata prima della 16ª settimana può ridurre significativamente l'incidenza di preeclampsia grave.
- Monitoraggio Costante: Controlli regolari della pressione arteriosa e analisi delle urine durante ogni visita prenatale sono lo strumento di difesa più efficace.
- Integrazione di Calcio: In popolazioni con basso apporto dietetico di calcio, l'integrazione può aiutare a ridurre il rischio di disturbi ipertensivi.
- Educazione della Paziente: Informare le donne incinte sui sintomi premonitori (cefalea, disturbi visivi, dolore addominale) permette loro di rivolgersi prontamente al medico, consentendo un intervento prima che si verifichi la crisi eclamptica.
- Riposo e Stile di Vita: Sebbene il riposo a letto non prevenga l'eclampsia, una riduzione dello stress e un monitoraggio stretto in ambiente ospedaliero per le donne con preeclampsia nota sono misure preventive standard.
Quando Consultare un Medico
In gravidanza, nessun sintomo insolito dovrebbe essere ignorato. È necessario contattare immediatamente il proprio ginecologo o recarsi al pronto soccorso ostetrico se si manifestano:
- Un improvviso e forte mal di testa che non passa con il riposo.
- Alterazioni della vista, come vedere lampi di luce, macchie scure o avere la vista nebbiosa.
- Un dolore acuto nella parte alta dell'addome, appena sotto le costole.
- Un improvviso e massiccio gonfiore (edema) a mani, piedi o viso.
- Una rapida riduzione della quantità di urina emessa durante il giorno.
- Nausea o vomito persistenti che compaiono improvvisamente nella seconda metà della gravidanza.
Se si assiste a una donna incinta che presenta una crisi convulsiva, è fondamentale chiamare immediatamente i soccorsi (118 o 112), adagiarla su un fianco per evitare il soffocamento e non tentare di inserire nulla in bocca. L'eclampsia è un'emergenza in cui ogni minuto è prezioso per la salute della madre e del bambino.


