Penfigoide

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Definizione

Il termine penfigoide identifica un gruppo di malattie rare, croniche e autoimmuni, caratterizzate dalla formazione di bolle sulla pelle e, talvolta, sulle membrane mucose. A differenza del penfigo (come il penfigo volgare), in cui le bolle si formano all'interno dell'epidermide a causa della perdita di adesione tra le cellule (acantolisi), nel penfigoide il distacco avviene più in profondità, precisamente a livello della giunzione dermo-epidermica. Questo lo classifica come una dermatosi bollosa sottoepidermica.

La forma più comune è il penfigoide bolloso, che colpisce prevalentemente i soggetti anziani, solitamente oltre i 70 anni, sebbene possa manifestarsi a qualsiasi età. Esistono tuttavia altre varianti cliniche significative, tra cui il penfigoide delle membrane mucose (o cicatriziale), che interessa principalmente la bocca e gli occhi, e il penfigoide gestazionale, una forma rara che insorge durante la gravidanza.

Dal punto di vista fisiopatologico, il penfigoide è causato da un errore del sistema immunitario che produce autoanticorpi diretti contro proteine specifiche chiamate antigeni del penfigoide bolloso (BP180 e BP230). Queste proteine fungono da "collante" (emidesmosomi) che ancora l'epidermide al derma sottostante. Quando gli anticorpi attaccano queste proteine, si innesca una cascata infiammatoria che porta alla separazione degli strati cutanei e al conseguente accumulo di liquido, formando la bolla.

Comprendere la natura del penfigoide è fondamentale per i pazienti, poiché, sebbene sia una condizione seria che richiede un trattamento prolungato, la gestione moderna permette nella maggior parte dei casi di ottenere una remissione completa e una buona qualità di vita.

2

Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte per cui il sistema immunitario inizi ad attaccare i propri tessuti nel penfigoide non sono ancora del tutto chiarite. Tuttavia, la ricerca medica ha identificato diversi fattori che possono contribuire all'insorgenza della patologia o scatenarne le riacutizzazioni.

Il meccanismo principale è l'autoimmunità. Per ragioni spesso ignote, i linfociti B producono immunoglobuline (solitamente IgG) che riconoscono come estranee le proteine BP180 (collagene di tipo XVII) e BP230. Questo attacco richiama cellule infiammatorie come gli eosinofili e i neutrofili, che rilasciano enzimi proteolitici capaci di distruggere la giunzione dermo-epidermica.

Tra i potenziali fattori scatenanti o favorenti troviamo:

  • Farmaci: Alcuni medicinali sono stati associati all'insorgenza di penfigoide indotto da farmaci. Tra questi figurano i diuretici (come la furosemide), alcuni antibiotici (penicilline), i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e, più recentemente, gli inibitori della DPP-4 utilizzati per il diabete mellito.
  • Fattori Fisici: L'esposizione a radiazioni ultraviolette (sia solari che per fototerapia), la radioterapia per il trattamento di tumori e, raramente, traumi cutanei o ustioni possono precedere la comparsa delle lesioni.
  • Malattie Concorrenti: Esiste una correlazione statistica tra il penfigoide e alcune patologie neurologiche, come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson o l'ictus. Si ipotizza che esista una cross-reattività tra le proteine del sistema nervoso e quelle cutanee.
  • Predisposizione Genetica: Sebbene non sia una malattia ereditaria in senso stretto, alcuni assetti del sistema HLA (antigene leucocitario umano) possono rendere un individuo più suscettibile allo sviluppo di malattie autoimmuni.

L'invecchiamento rimane il fattore di rischio principale, probabilmente a causa dell'immunosenescenza, ovvero il naturale declino e la progressiva disregolazione del sistema immunitario legati all'età.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico del penfigoide può variare notevolmente da paziente a paziente, ma generalmente segue un decorso che può essere suddiviso in una fase prodromica (pre-bollosa) e una fase bollosa conclamata.

Fase Prodromica

In molti casi, prima della comparsa delle bolle vere e proprie, il paziente avverte sintomi aspecifici che possono durare settimane o mesi. Il sintomo cardine è il prurito intenso, spesso descritto come insopportabile, che può interferire con il sonno e le attività quotidiane. Sulla pelle possono comparire aree di arrossamento cutaneo o lesioni simili a quelle dell'orticaria (pomfi). In questa fase, la diagnosi è spesso difficile perché i segni ricordano altre comuni dermatiti o eczemi.

Fase Bollosa

Con il progredire della malattia, compaiono le manifestazioni tipiche:

  • Bolle tese: A differenza del penfigo, le bolle del penfigoide sono tese, robuste e difficili da rompere alla semplice pressione. Possono variare da pochi millimetri a diversi centimetri di diametro e contengono un liquido limpido o talvolta emorragico (sangue).
  • Localizzazione: Le lesioni si presentano più frequentemente sulle superfici flessorie degli arti (interno braccia, cosce), sull'addome e sul tronco. Spesso la distribuzione è simmetrica.
  • Erosioni: Quando una bolla si rompe, lascia il posto a un'erosione superficiale. Poiché il tetto della bolla è spesso, queste aree tendono a guarire senza lasciare cicatrici permanenti, a meno che non subentrino complicazioni.
  • Dolore e bruciore: Le aree erose possono essere molto dolenti e causare una fastidiosa sensazione di bruciore, specialmente a contatto con i vestiti o l'acqua.
  • Croste: Il liquido che fuoriesce dalle bolle rotte può seccarsi, formando croste giallastre o brunastre.

Manifestazioni Mucose

Nel penfigoide delle membrane mucose, le lesioni colpiscono la bocca, gli occhi (causando congiuntivite cicatriziale), il naso o l'area anogenitale. Questo può portare a difficoltà nella deglutizione o problemi visivi se non trattato tempestivamente.

In casi gravi o generalizzati, il paziente può presentare sintomi sistemici come febbre, senso di spossatezza e una generale sensazione di malessere, spesso dovuta alla perdita di liquidi e proteine attraverso le ampie aree di pelle lesa.

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Diagnosi

La diagnosi di penfigoide richiede un approccio combinato che integri l'osservazione clinica con esami di laboratorio specialistici. È fondamentale distinguere il penfigoide da altre malattie bollose come la dermatite erpetiforme o il lupus eritematoso.

  1. Esame Obiettivo: Il dermatologo valuta l'aspetto delle bolle (tese vs flaccide), la loro distribuzione e la presenza del segno di Nikolsky (nel penfigoide è solitamente negativo: esercitando una pressione laterale sulla pelle sana vicino a una bolla, l'epidermide non si stacca).

  2. Biopsia Cutanea ed Esame Istologico: Viene prelevato un piccolo frammento di pelle (solitamente una bolla intera piccola o il bordo di una bolla recente). Al microscopio, l'istologo cercherà la presenza di un distacco sottoepidermico e un infiltrato infiammatorio ricco di eosinofili.

  3. Immunofluorescenza Diretta (DIF): È il "gold standard" per la diagnosi. Si effettua su una biopsia di pelle sana perilesionale (vicino alla bolla). Il test rivela depositi lineari di anticorpi (IgG) e proteine del complemento (C3) lungo la giunzione dermo-epidermica, confermando l'attacco autoimmune.

  4. Esami del Sangue (Immunofluorescenza Indiretta ed ELISA): Questi test servono a rilevare e quantificare gli autoanticorpi circolanti nel sangue del paziente. Il test ELISA è particolarmente utile per misurare i livelli di anticorpi anti-BP180 e anti-BP230, aiutando non solo nella diagnosi ma anche nel monitoraggio della risposta alla terapia.

  5. Esami di Routine: Possono essere richiesti esami del sangue generali per valutare lo stato di salute complessivo, che potrebbero mostrare un aumento dei globuli bianchi eosinofili (eosinofilia).

5

Trattamento e Terapie

L'obiettivo principale del trattamento è ridurre l'infiammazione, bloccare la produzione di autoanticorpi e favorire la guarigione della pelle, minimizzando al contempo gli effetti collaterali dei farmaci, che spesso devono essere assunti per lunghi periodi.

Terapia Farmacologica

  • Corticosteroidi Topici: Per le forme localizzate o di media gravità, l'applicazione di creme a base di corticosteroidi molto potenti (come il clobetasolo) su tutto il corpo o sulle aree colpite è spesso il trattamento di prima scelta. Questo approccio riduce drasticamente gli effetti collaterali rispetto alla terapia orale.
  • Corticosteroidi Sistemici: Nei casi più gravi o generalizzati, si ricorre al prednisone o al metilprednisolone per via orale. Una volta controllata la fase acuta, il dosaggio viene ridotto molto lentamente (scalaggio) per evitare recidive.
  • Immunosoppressori "Steroid-sparing": Per ridurre l'uso prolungato di cortisone, vengono spesso associati farmaci come l'azatioprina, il micofenolato mofetile o il metotressato. Questi farmaci aiutano a mantenere la remissione.
  • Antibiotici con effetto anti-infiammatorio: In alcuni casi, l'uso di tetracicline (come la doxiciclina) associate alla nicotinamide può essere efficace nelle forme meno aggressive.
  • Terapie Biologiche: Nei casi resistenti alle terapie convenzionali, il rituximab (un anticorpo monoclonale che elimina i linfociti B responsabili della produzione di autoanticorpi) si è dimostrato estremamente efficace.

Cure Locali e Supporto

La gestione delle bolle è cruciale per prevenire una sovrainfezione batterica. Le bolle molto grandi possono essere drenate con un ago sterile (senza rimuovere il tetto della bolla, che funge da medicazione naturale). Si utilizzano medicazioni non aderenti e antisettici locali delicati.

È importante monitorare i parametri metabolici, poiché l'uso prolungato di steroidi può favorire l'insorgenza di problemi cutanei secondari, osteoporosi o iperglicemia.

6

Prognosi e Decorso

Il penfigoide è una malattia cronica che procede tipicamente per ondate, con periodi di esacerbazione (riacutizzazione) e periodi di remissione. Con le terapie attuali, la prognosi è generalmente buona.

La maggior parte dei pazienti risponde bene al trattamento entro poche settimane. La durata totale della terapia varia solitamente da 6 mesi a 2 anni, ma in alcuni casi può essere necessario un trattamento di mantenimento a basso dosaggio per un tempo più lungo. Molti pazienti raggiungono una remissione completa e possono sospendere definitivamente i farmaci.

I rischi principali non derivano solitamente dalla malattia in sé, ma dalle possibili complicazioni legate all'età avanzata del paziente e agli effetti collaterali dei trattamenti immunosoppressivi prolungati. Per questo motivo, il monitoraggio medico costante è essenziale per bilanciare l'efficacia della cura e la sicurezza del paziente.

7

Prevenzione

Trattandosi di una malattia autoimmune, non esiste una strategia di prevenzione primaria per impedire l'insorgenza del penfigoide. Tuttavia, è possibile adottare misure per prevenire le riacutizzazioni e le complicazioni:

  • Monitoraggio dei Farmaci: Se si è sofferto di penfigoide, è fondamentale informare ogni medico curante, poiché alcuni farmaci (come certi diuretici o anti-infiammatori) potrebbero scatenare una ricaduta.
  • Protezione Cutanea: Evitare traumi meccanici sulla pelle fragile e proteggersi da scottature solari eccessive.
  • Igiene: Mantenere una corretta igiene della pelle per ridurre il rischio di infezioni sulle aree lese.
  • Alimentazione e Stile di Vita: Durante la terapia cortisonica, seguire una dieta povera di sale e zuccheri e ricca di calcio e vitamina D per contrastare gli effetti collaterali dei farmaci.
8

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi tempestivamente a un dermatologo o al proprio medico di medicina generale se si notano i seguenti segnali:

  • Comparsa improvvisa di bolle tese sulla pelle, specialmente se numerose o diffuse.
  • Prurito persistente e inspiegabile che non risponde ai comuni antistaminici o idratanti, specialmente se associato a macchie rosse.
  • Presenza di erosioni dolorose in bocca o sugli occhi che faticano a guarire.
  • Segni di infezione sulle lesioni esistenti, come pus, calore locale, aumento del dolore o comparsa di febbre.

Una diagnosi precoce è la chiave per iniziare un trattamento meno aggressivo e prevenire la diffusione della malattia a tutto il corpo.

Penfigoide

Definizione

Il termine penfigoide identifica un gruppo di malattie rare, croniche e autoimmuni, caratterizzate dalla formazione di bolle sulla pelle e, talvolta, sulle membrane mucose. A differenza del penfigo (come il penfigo volgare), in cui le bolle si formano all'interno dell'epidermide a causa della perdita di adesione tra le cellule (acantolisi), nel penfigoide il distacco avviene più in profondità, precisamente a livello della giunzione dermo-epidermica. Questo lo classifica come una dermatosi bollosa sottoepidermica.

La forma più comune è il penfigoide bolloso, che colpisce prevalentemente i soggetti anziani, solitamente oltre i 70 anni, sebbene possa manifestarsi a qualsiasi età. Esistono tuttavia altre varianti cliniche significative, tra cui il penfigoide delle membrane mucose (o cicatriziale), che interessa principalmente la bocca e gli occhi, e il penfigoide gestazionale, una forma rara che insorge durante la gravidanza.

Dal punto di vista fisiopatologico, il penfigoide è causato da un errore del sistema immunitario che produce autoanticorpi diretti contro proteine specifiche chiamate antigeni del penfigoide bolloso (BP180 e BP230). Queste proteine fungono da "collante" (emidesmosomi) che ancora l'epidermide al derma sottostante. Quando gli anticorpi attaccano queste proteine, si innesca una cascata infiammatoria che porta alla separazione degli strati cutanei e al conseguente accumulo di liquido, formando la bolla.

Comprendere la natura del penfigoide è fondamentale per i pazienti, poiché, sebbene sia una condizione seria che richiede un trattamento prolungato, la gestione moderna permette nella maggior parte dei casi di ottenere una remissione completa e una buona qualità di vita.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte per cui il sistema immunitario inizi ad attaccare i propri tessuti nel penfigoide non sono ancora del tutto chiarite. Tuttavia, la ricerca medica ha identificato diversi fattori che possono contribuire all'insorgenza della patologia o scatenarne le riacutizzazioni.

Il meccanismo principale è l'autoimmunità. Per ragioni spesso ignote, i linfociti B producono immunoglobuline (solitamente IgG) che riconoscono come estranee le proteine BP180 (collagene di tipo XVII) e BP230. Questo attacco richiama cellule infiammatorie come gli eosinofili e i neutrofili, che rilasciano enzimi proteolitici capaci di distruggere la giunzione dermo-epidermica.

Tra i potenziali fattori scatenanti o favorenti troviamo:

  • Farmaci: Alcuni medicinali sono stati associati all'insorgenza di penfigoide indotto da farmaci. Tra questi figurano i diuretici (come la furosemide), alcuni antibiotici (penicilline), i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e, più recentemente, gli inibitori della DPP-4 utilizzati per il diabete mellito.
  • Fattori Fisici: L'esposizione a radiazioni ultraviolette (sia solari che per fototerapia), la radioterapia per il trattamento di tumori e, raramente, traumi cutanei o ustioni possono precedere la comparsa delle lesioni.
  • Malattie Concorrenti: Esiste una correlazione statistica tra il penfigoide e alcune patologie neurologiche, come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson o l'ictus. Si ipotizza che esista una cross-reattività tra le proteine del sistema nervoso e quelle cutanee.
  • Predisposizione Genetica: Sebbene non sia una malattia ereditaria in senso stretto, alcuni assetti del sistema HLA (antigene leucocitario umano) possono rendere un individuo più suscettibile allo sviluppo di malattie autoimmuni.

L'invecchiamento rimane il fattore di rischio principale, probabilmente a causa dell'immunosenescenza, ovvero il naturale declino e la progressiva disregolazione del sistema immunitario legati all'età.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico del penfigoide può variare notevolmente da paziente a paziente, ma generalmente segue un decorso che può essere suddiviso in una fase prodromica (pre-bollosa) e una fase bollosa conclamata.

Fase Prodromica

In molti casi, prima della comparsa delle bolle vere e proprie, il paziente avverte sintomi aspecifici che possono durare settimane o mesi. Il sintomo cardine è il prurito intenso, spesso descritto come insopportabile, che può interferire con il sonno e le attività quotidiane. Sulla pelle possono comparire aree di arrossamento cutaneo o lesioni simili a quelle dell'orticaria (pomfi). In questa fase, la diagnosi è spesso difficile perché i segni ricordano altre comuni dermatiti o eczemi.

Fase Bollosa

Con il progredire della malattia, compaiono le manifestazioni tipiche:

  • Bolle tese: A differenza del penfigo, le bolle del penfigoide sono tese, robuste e difficili da rompere alla semplice pressione. Possono variare da pochi millimetri a diversi centimetri di diametro e contengono un liquido limpido o talvolta emorragico (sangue).
  • Localizzazione: Le lesioni si presentano più frequentemente sulle superfici flessorie degli arti (interno braccia, cosce), sull'addome e sul tronco. Spesso la distribuzione è simmetrica.
  • Erosioni: Quando una bolla si rompe, lascia il posto a un'erosione superficiale. Poiché il tetto della bolla è spesso, queste aree tendono a guarire senza lasciare cicatrici permanenti, a meno che non subentrino complicazioni.
  • Dolore e bruciore: Le aree erose possono essere molto dolenti e causare una fastidiosa sensazione di bruciore, specialmente a contatto con i vestiti o l'acqua.
  • Croste: Il liquido che fuoriesce dalle bolle rotte può seccarsi, formando croste giallastre o brunastre.

Manifestazioni Mucose

Nel penfigoide delle membrane mucose, le lesioni colpiscono la bocca, gli occhi (causando congiuntivite cicatriziale), il naso o l'area anogenitale. Questo può portare a difficoltà nella deglutizione o problemi visivi se non trattato tempestivamente.

In casi gravi o generalizzati, il paziente può presentare sintomi sistemici come febbre, senso di spossatezza e una generale sensazione di malessere, spesso dovuta alla perdita di liquidi e proteine attraverso le ampie aree di pelle lesa.

Diagnosi

La diagnosi di penfigoide richiede un approccio combinato che integri l'osservazione clinica con esami di laboratorio specialistici. È fondamentale distinguere il penfigoide da altre malattie bollose come la dermatite erpetiforme o il lupus eritematoso.

  1. Esame Obiettivo: Il dermatologo valuta l'aspetto delle bolle (tese vs flaccide), la loro distribuzione e la presenza del segno di Nikolsky (nel penfigoide è solitamente negativo: esercitando una pressione laterale sulla pelle sana vicino a una bolla, l'epidermide non si stacca).

  2. Biopsia Cutanea ed Esame Istologico: Viene prelevato un piccolo frammento di pelle (solitamente una bolla intera piccola o il bordo di una bolla recente). Al microscopio, l'istologo cercherà la presenza di un distacco sottoepidermico e un infiltrato infiammatorio ricco di eosinofili.

  3. Immunofluorescenza Diretta (DIF): È il "gold standard" per la diagnosi. Si effettua su una biopsia di pelle sana perilesionale (vicino alla bolla). Il test rivela depositi lineari di anticorpi (IgG) e proteine del complemento (C3) lungo la giunzione dermo-epidermica, confermando l'attacco autoimmune.

  4. Esami del Sangue (Immunofluorescenza Indiretta ed ELISA): Questi test servono a rilevare e quantificare gli autoanticorpi circolanti nel sangue del paziente. Il test ELISA è particolarmente utile per misurare i livelli di anticorpi anti-BP180 e anti-BP230, aiutando non solo nella diagnosi ma anche nel monitoraggio della risposta alla terapia.

  5. Esami di Routine: Possono essere richiesti esami del sangue generali per valutare lo stato di salute complessivo, che potrebbero mostrare un aumento dei globuli bianchi eosinofili (eosinofilia).

Trattamento e Terapie

L'obiettivo principale del trattamento è ridurre l'infiammazione, bloccare la produzione di autoanticorpi e favorire la guarigione della pelle, minimizzando al contempo gli effetti collaterali dei farmaci, che spesso devono essere assunti per lunghi periodi.

Terapia Farmacologica

  • Corticosteroidi Topici: Per le forme localizzate o di media gravità, l'applicazione di creme a base di corticosteroidi molto potenti (come il clobetasolo) su tutto il corpo o sulle aree colpite è spesso il trattamento di prima scelta. Questo approccio riduce drasticamente gli effetti collaterali rispetto alla terapia orale.
  • Corticosteroidi Sistemici: Nei casi più gravi o generalizzati, si ricorre al prednisone o al metilprednisolone per via orale. Una volta controllata la fase acuta, il dosaggio viene ridotto molto lentamente (scalaggio) per evitare recidive.
  • Immunosoppressori "Steroid-sparing": Per ridurre l'uso prolungato di cortisone, vengono spesso associati farmaci come l'azatioprina, il micofenolato mofetile o il metotressato. Questi farmaci aiutano a mantenere la remissione.
  • Antibiotici con effetto anti-infiammatorio: In alcuni casi, l'uso di tetracicline (come la doxiciclina) associate alla nicotinamide può essere efficace nelle forme meno aggressive.
  • Terapie Biologiche: Nei casi resistenti alle terapie convenzionali, il rituximab (un anticorpo monoclonale che elimina i linfociti B responsabili della produzione di autoanticorpi) si è dimostrato estremamente efficace.

Cure Locali e Supporto

La gestione delle bolle è cruciale per prevenire una sovrainfezione batterica. Le bolle molto grandi possono essere drenate con un ago sterile (senza rimuovere il tetto della bolla, che funge da medicazione naturale). Si utilizzano medicazioni non aderenti e antisettici locali delicati.

È importante monitorare i parametri metabolici, poiché l'uso prolungato di steroidi può favorire l'insorgenza di problemi cutanei secondari, osteoporosi o iperglicemia.

Prognosi e Decorso

Il penfigoide è una malattia cronica che procede tipicamente per ondate, con periodi di esacerbazione (riacutizzazione) e periodi di remissione. Con le terapie attuali, la prognosi è generalmente buona.

La maggior parte dei pazienti risponde bene al trattamento entro poche settimane. La durata totale della terapia varia solitamente da 6 mesi a 2 anni, ma in alcuni casi può essere necessario un trattamento di mantenimento a basso dosaggio per un tempo più lungo. Molti pazienti raggiungono una remissione completa e possono sospendere definitivamente i farmaci.

I rischi principali non derivano solitamente dalla malattia in sé, ma dalle possibili complicazioni legate all'età avanzata del paziente e agli effetti collaterali dei trattamenti immunosoppressivi prolungati. Per questo motivo, il monitoraggio medico costante è essenziale per bilanciare l'efficacia della cura e la sicurezza del paziente.

Prevenzione

Trattandosi di una malattia autoimmune, non esiste una strategia di prevenzione primaria per impedire l'insorgenza del penfigoide. Tuttavia, è possibile adottare misure per prevenire le riacutizzazioni e le complicazioni:

  • Monitoraggio dei Farmaci: Se si è sofferto di penfigoide, è fondamentale informare ogni medico curante, poiché alcuni farmaci (come certi diuretici o anti-infiammatori) potrebbero scatenare una ricaduta.
  • Protezione Cutanea: Evitare traumi meccanici sulla pelle fragile e proteggersi da scottature solari eccessive.
  • Igiene: Mantenere una corretta igiene della pelle per ridurre il rischio di infezioni sulle aree lese.
  • Alimentazione e Stile di Vita: Durante la terapia cortisonica, seguire una dieta povera di sale e zuccheri e ricca di calcio e vitamina D per contrastare gli effetti collaterali dei farmaci.

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi tempestivamente a un dermatologo o al proprio medico di medicina generale se si notano i seguenti segnali:

  • Comparsa improvvisa di bolle tese sulla pelle, specialmente se numerose o diffuse.
  • Prurito persistente e inspiegabile che non risponde ai comuni antistaminici o idratanti, specialmente se associato a macchie rosse.
  • Presenza di erosioni dolorose in bocca o sugli occhi che faticano a guarire.
  • Segni di infezione sulle lesioni esistenti, come pus, calore locale, aumento del dolore o comparsa di febbre.

Una diagnosi precoce è la chiave per iniziare un trattamento meno aggressivo e prevenire la diffusione della malattia a tutto il corpo.

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