Alterazioni anatomiche acquisite del duodeno, non specificate

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Definizione

Le alterazioni anatomiche acquisite del duodeno rappresentano un gruppo eterogeneo di modificazioni strutturali che interessano la prima porzione dell'intestino tenue. A differenza delle anomalie congenite, che sono presenti fin dalla nascita, queste alterazioni si sviluppano nel corso della vita come conseguenza di processi patologici, interventi chirurgici, traumi o insulti ambientali. Il termine "non specificate" (identificato dal codice ICD-11 DA50.Z) viene utilizzato in ambito clinico e diagnostico quando la natura esatta dell'alterazione non è ulteriormente classificata in categorie più specifiche, pur essendo evidente una deviazione dalla normale morfologia duodenale.

Il duodeno svolge un ruolo cruciale nella digestione: è qui che il chimo acido proveniente dallo stomaco si mescola con la bile e i succhi pancreatici. Qualsiasi alterazione della sua anatomia — che si tratti di un restringimento (stenosi), di una dilatazione, di una deformazione cicatriziale o di una deviazione del suo decorso naturale — può compromettere gravemente il transito del cibo e l'assorbimento dei nutrienti. Queste modifiche possono variare da lievi irregolarità della mucosa a vere e proprie ostruzioni meccaniche che richiedono un intervento medico o chirurgico tempestivo.

Comprendere queste alterazioni significa analizzare come il tessuto duodenale risponda agli stimoli esterni. Spesso, il corpo tenta di riparare un danno (come un'infiammazione cronica) attraverso la formazione di tessuto fibrotico. Sebbene la fibrosi sia un meccanismo di difesa, nel contesto di un organo tubulare come il duodeno, essa può portare a una perdita di elasticità e a una riduzione del lume intestinale, innescando una serie di complicazioni a catena che influenzano l'intero apparato digerente.

2

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base delle alterazioni anatomiche acquisite del duodeno sono molteplici e spesso interconnesse. La causa storica più comune è rappresentata dalle complicanze della malattia ulcerosa peptica. Un'ulcera duodenale cronica che guarisce e si riattiva ripetutamente porta alla formazione di tessuto cicatriziale denso. Con il tempo, questa cicatrice può contrarsi, causando una stenosi pilorica o duodenale che impedisce il normale svuotamento gastrico.

Un altro fattore determinante è rappresentato dagli esiti di interventi chirurgici addominali. Procedure come la gastrectomia, il bypass gastrico o interventi diretti sul pancreas e sulle vie biliari possono esitare in aderenze post-operatorie o in alterazioni della motilità e della struttura duodenale. In alcuni casi, la creazione di un'anastomosi (un collegamento chirurgico tra due organi) può andare incontro a restringimento cicatriziale, modificando permanentemente l'anatomia locale.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare la malattia di Crohn, possono colpire il duodeno, sebbene meno frequentemente rispetto all'ileo. L'infiammazione transmurale tipica di questa patologia può causare ispessimenti della parete intestinale e la formazione di fistole o stenosi. Anche processi infiammatori di organi adiacenti, come una pancreatite cronica, possono esercitare una pressione esterna o indurre reazioni fibrotiche che deformano il duodeno.

Tra i fattori di rischio meno comuni ma rilevanti figurano:

  • Traumi addominali: Incidenti stradali o traumi contusivi possono causare ematomi intramurali che, riassorbendosi, lasciano cicatrici deformanti.
  • Radioterapia: Il trattamento radiante per tumori addominali o retroperitoneali può causare una duodenite attinica cronica, con conseguente fibrosi e alterazione anatomica.
  • Ingestione di sostanze corrosive: L'ingestione accidentale o volontaria di acidi o basi forti può provocare danni immediati e permanenti alla struttura del duodeno.
  • Neoplasie: Sebbene i tumori abbiano codici specifici, le alterazioni anatomiche residue dopo la rimozione di una massa tumorale rientrano in questa categoria.
3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro sintomatologico delle alterazioni anatomiche del duodeno dipende strettamente dal grado di alterazione del lume e della motilità. Nelle fasi iniziali o in caso di alterazioni lievi, il paziente può essere asintomatico o presentare disturbi vaghi riconducibili a una generica cattiva digestione.

Tuttavia, quando l'alterazione anatomica comporta un restringimento significativo, il sintomo cardine è il vomito, che spesso si presenta come vomito dopo i pasti, talvolta contenente cibo ingerito molte ore prima. A questo si associa frequentemente una sensazione di sazietà precoce, per cui il paziente si sente gonfio anche dopo aver consumato piccole quantità di cibo.

Il dolore addominale è un altro sintomo comune, solitamente localizzato nell'epigastrio (la parte superiore centrale dell'addome). Il dolore può essere di tipo gravativo o crampiforme e può accentuarsi dopo i pasti. Altri sintomi frequenti includono:

  • Gonfiore addominale e meteorismo, dovuti al ristagno del contenuto alimentare.
  • Nausea persistente, spesso peggiorata dalla vista del cibo.
  • Perdita di peso involontaria, causata sia dalla riduzione dell'introito calorico (per paura del dolore o del vomito) sia dal malassorbimento.
  • Bruciore di stomaco o reflusso gastroesofageo, dovuto alla pressione che il contenuto gastrico esercita verso l'alto a causa dell'ostacolo duodenale.

In casi di alterazioni croniche che portano a piccoli sanguinamenti occulti, il paziente può sviluppare anemia, manifestando stanchezza eccessiva e pallore. Se l'alterazione è legata a un'ulcera attiva, possono verificarsi episodi di vomito con sangue o feci scure e catramose. Nei casi più gravi di ostruzione, si può arrivare a uno stato di disidratazione e squilibri elettrolitici evidenti.

4

Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un'accurata anamnesi, volta a indagare la storia clinica del paziente (precedenti ulcere, interventi chirurgici o malattie infiammatorie) e le caratteristiche dei sintomi. L'esame obiettivo può rivelare distensione addominale o, in casi estremi, la presenza di onde peristaltiche visibili sulla parete addominale (segno di uno stomaco che tenta di vincere un'ostruzione).

L'esame gold standard è l'Esofagogastroduodenoscopia (EGDS). Questa procedura permette al medico di visualizzare direttamente l'interno del duodeno, identificando stenosi, cicatrici, ulcere o deformazioni della mucosa. Durante l'endoscopia è possibile effettuare biopsie per escludere la natura maligna delle alterazioni e, in alcuni casi, procedere a manovre terapeutiche.

Le tecniche di imaging radiologico sono altrettanto fondamentali:

  1. Radiografia del tubo digerente con mezzo di contrasto (pasto baritato): Il paziente ingerisce del bario, che delinea il profilo del duodeno. Questo esame è eccellente per valutare la dinamica del transito e l'esatta localizzazione e lunghezza di una stenosi.
  2. Tomografia Computerizzata (TC) dell'addome: Fornisce una visione dettagliata non solo del lume duodenale, ma anche dello spessore della parete e dei rapporti con gli organi circostanti (pancreas, vasi sanguigni). È utile per identificare cause estrinseche di alterazione anatomica.
  3. Risonanza Magnetica (RM): Particolarmente utile se si sospetta una malattia di Crohn o se è necessaria una valutazione dettagliata dei tessuti molli senza l'uso di radiazioni ionizzanti.

Gli esami del sangue possono essere richiesti per valutare lo stato nutrizionale, la presenza di anemia o segni di infiammazione sistemica, aiutando a inquadrare la gravità complessiva del quadro clinico.

5

Trattamento e Terapie

Il trattamento delle alterazioni anatomiche acquisite del duodeno è altamente personalizzato e dipende dalla causa sottostante, dalla gravità dei sintomi e dallo stato di salute generale del paziente. L'obiettivo primario è ripristinare il corretto transito intestinale e migliorare la qualità della vita.

Approccio Conservativo e Farmacologico: Se l'alterazione è causata da un'infiammazione attiva o da un'ulcera, la terapia medica è il primo passo. Si utilizzano inibitori di pompa protonica (PPI) per ridurre l'acidità gastrica e favorire la guarigione dei tessuti. In caso di malattia di Crohn, vengono impiegati farmaci antinfiammatori, corticosteroidi o farmaci biologici. La gestione dietetica è fondamentale: si consigliano pasti piccoli e frequenti, preferibilmente liquidi o semiliquidi, per facilitare il passaggio attraverso il duodeno deformato.

Trattamento Endoscopico: Per le stenosi cicatriziali, la dilatazione endoscopica con palloncino è spesso la procedura di scelta. Durante un'endoscopia, un palloncino viene inserito nel punto ristretto e gonfiato per allargare il lume. In alcuni casi, può essere posizionato uno stent duodenale (una rete metallica autoespandibile) per mantenere aperto il passaggio, specialmente se la stenosi tende a ripresentarsi.

Trattamento Chirurgico: La chirurgia è riservata ai casi in cui le terapie conservative o endoscopiche falliscono o quando l'alterazione anatomica è talmente complessa da non poter essere gestita diversamente. Gli interventi possono includere:

  • Piloroplastica o Duodenoplastica: Tecniche per allargare chirurgicamente il lume del passaggio gastroduodenale.
  • Gastrodigiunostomia: Creazione di una deviazione (bypass) che permette al cibo di passare direttamente dallo stomaco al digiuno, saltando la porzione di duodeno ostruita.
  • Resezione duodenale: Rimozione della parte danneggiata, seguita dalla ricostruzione della continuità intestinale.
6

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti con alterazioni anatomiche acquisite del duodeno è generalmente favorevole, a patto che la condizione venga diagnosticata e trattata correttamente. Molti pazienti ottengono un sollievo completo dai sintomi dopo un intervento di dilatazione o chirurgia correttiva.

Tuttavia, il decorso dipende fortemente dalla patologia di base. Se l'alterazione è dovuta a una malattia cronica come il morbo di Crohn, esiste il rischio di recidiva e della formazione di nuove stenosi nel tempo. In questi casi, è necessario un monitoraggio costante e una gestione farmacologica a lungo termine.

Se non trattate, le alterazioni anatomiche possono portare a complicazioni serie, come la malnutrizione grave, la disidratazione cronica e, in rari casi, la perforazione duodenale dovuta all'eccessiva pressione a monte dell'ostruzione. Il follow-up regolare con esami endoscopici o radiologici è spesso raccomandato per assicurarsi che il lume duodenale rimanga pervio.

7

Prevenzione

La prevenzione delle alterazioni anatomiche acquisite si concentra sulla gestione tempestiva dei fattori di rischio noti.

  • Gestione dell'ulcera: Trattare precocemente le infezioni da Helicobacter pylori e limitare l'uso eccessivo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) riduce drasticamente il rischio di ulcere duodenali e delle conseguenti cicatrici.
  • Controllo delle malattie infiammatorie: Un monitoraggio rigoroso e l'aderenza alla terapia per la malattia di Crohn possono prevenire lo sviluppo di stenosi fibrotiche.
  • Stile di vita: Evitare il fumo di sigaretta, che è un noto fattore che ritarda la guarigione delle ulcere e peggiora l'infiammazione intestinale.
  • Attenzione post-chirurgica: Seguire attentamente le indicazioni dietetiche e i controlli dopo interventi all'addome superiore può aiutare a identificare precocemente eventuali segni di aderenze o stenosi anastomotiche.
8

Quando Consultare un Medico

È fondamentale rivolgersi a un medico o a uno specialista gastroenterologo se si manifestano sintomi persistenti che suggeriscono un problema digestivo superiore. In particolare, non dovrebbero essere ignorati:

  • Episodi ricorrenti di vomito, specialmente se avvengono a distanza di ore dai pasti.
  • Una perdita di peso inspiegabile e rapida.
  • Dolore addominale superiore che peggiora costantemente dopo mangiato.
  • Difficoltà a terminare un pasto di dimensioni normali a causa di una sazietà precoce.
  • Segni di sanguinamento gastrointestinale, come feci nere o vomito ematico.

Un intervento precoce non solo migliora le possibilità di successo del trattamento, ma previene anche il deterioramento dello stato nutrizionale e l'insorgenza di complicazioni acute che potrebbero richiedere interventi d'urgenza.

Alterazioni anatomiche acquisite del duodeno, non specificate

Definizione

Le alterazioni anatomiche acquisite del duodeno rappresentano un gruppo eterogeneo di modificazioni strutturali che interessano la prima porzione dell'intestino tenue. A differenza delle anomalie congenite, che sono presenti fin dalla nascita, queste alterazioni si sviluppano nel corso della vita come conseguenza di processi patologici, interventi chirurgici, traumi o insulti ambientali. Il termine "non specificate" (identificato dal codice ICD-11 DA50.Z) viene utilizzato in ambito clinico e diagnostico quando la natura esatta dell'alterazione non è ulteriormente classificata in categorie più specifiche, pur essendo evidente una deviazione dalla normale morfologia duodenale.

Il duodeno svolge un ruolo cruciale nella digestione: è qui che il chimo acido proveniente dallo stomaco si mescola con la bile e i succhi pancreatici. Qualsiasi alterazione della sua anatomia — che si tratti di un restringimento (stenosi), di una dilatazione, di una deformazione cicatriziale o di una deviazione del suo decorso naturale — può compromettere gravemente il transito del cibo e l'assorbimento dei nutrienti. Queste modifiche possono variare da lievi irregolarità della mucosa a vere e proprie ostruzioni meccaniche che richiedono un intervento medico o chirurgico tempestivo.

Comprendere queste alterazioni significa analizzare come il tessuto duodenale risponda agli stimoli esterni. Spesso, il corpo tenta di riparare un danno (come un'infiammazione cronica) attraverso la formazione di tessuto fibrotico. Sebbene la fibrosi sia un meccanismo di difesa, nel contesto di un organo tubulare come il duodeno, essa può portare a una perdita di elasticità e a una riduzione del lume intestinale, innescando una serie di complicazioni a catena che influenzano l'intero apparato digerente.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base delle alterazioni anatomiche acquisite del duodeno sono molteplici e spesso interconnesse. La causa storica più comune è rappresentata dalle complicanze della malattia ulcerosa peptica. Un'ulcera duodenale cronica che guarisce e si riattiva ripetutamente porta alla formazione di tessuto cicatriziale denso. Con il tempo, questa cicatrice può contrarsi, causando una stenosi pilorica o duodenale che impedisce il normale svuotamento gastrico.

Un altro fattore determinante è rappresentato dagli esiti di interventi chirurgici addominali. Procedure come la gastrectomia, il bypass gastrico o interventi diretti sul pancreas e sulle vie biliari possono esitare in aderenze post-operatorie o in alterazioni della motilità e della struttura duodenale. In alcuni casi, la creazione di un'anastomosi (un collegamento chirurgico tra due organi) può andare incontro a restringimento cicatriziale, modificando permanentemente l'anatomia locale.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare la malattia di Crohn, possono colpire il duodeno, sebbene meno frequentemente rispetto all'ileo. L'infiammazione transmurale tipica di questa patologia può causare ispessimenti della parete intestinale e la formazione di fistole o stenosi. Anche processi infiammatori di organi adiacenti, come una pancreatite cronica, possono esercitare una pressione esterna o indurre reazioni fibrotiche che deformano il duodeno.

Tra i fattori di rischio meno comuni ma rilevanti figurano:

  • Traumi addominali: Incidenti stradali o traumi contusivi possono causare ematomi intramurali che, riassorbendosi, lasciano cicatrici deformanti.
  • Radioterapia: Il trattamento radiante per tumori addominali o retroperitoneali può causare una duodenite attinica cronica, con conseguente fibrosi e alterazione anatomica.
  • Ingestione di sostanze corrosive: L'ingestione accidentale o volontaria di acidi o basi forti può provocare danni immediati e permanenti alla struttura del duodeno.
  • Neoplasie: Sebbene i tumori abbiano codici specifici, le alterazioni anatomiche residue dopo la rimozione di una massa tumorale rientrano in questa categoria.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro sintomatologico delle alterazioni anatomiche del duodeno dipende strettamente dal grado di alterazione del lume e della motilità. Nelle fasi iniziali o in caso di alterazioni lievi, il paziente può essere asintomatico o presentare disturbi vaghi riconducibili a una generica cattiva digestione.

Tuttavia, quando l'alterazione anatomica comporta un restringimento significativo, il sintomo cardine è il vomito, che spesso si presenta come vomito dopo i pasti, talvolta contenente cibo ingerito molte ore prima. A questo si associa frequentemente una sensazione di sazietà precoce, per cui il paziente si sente gonfio anche dopo aver consumato piccole quantità di cibo.

Il dolore addominale è un altro sintomo comune, solitamente localizzato nell'epigastrio (la parte superiore centrale dell'addome). Il dolore può essere di tipo gravativo o crampiforme e può accentuarsi dopo i pasti. Altri sintomi frequenti includono:

  • Gonfiore addominale e meteorismo, dovuti al ristagno del contenuto alimentare.
  • Nausea persistente, spesso peggiorata dalla vista del cibo.
  • Perdita di peso involontaria, causata sia dalla riduzione dell'introito calorico (per paura del dolore o del vomito) sia dal malassorbimento.
  • Bruciore di stomaco o reflusso gastroesofageo, dovuto alla pressione che il contenuto gastrico esercita verso l'alto a causa dell'ostacolo duodenale.

In casi di alterazioni croniche che portano a piccoli sanguinamenti occulti, il paziente può sviluppare anemia, manifestando stanchezza eccessiva e pallore. Se l'alterazione è legata a un'ulcera attiva, possono verificarsi episodi di vomito con sangue o feci scure e catramose. Nei casi più gravi di ostruzione, si può arrivare a uno stato di disidratazione e squilibri elettrolitici evidenti.

Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un'accurata anamnesi, volta a indagare la storia clinica del paziente (precedenti ulcere, interventi chirurgici o malattie infiammatorie) e le caratteristiche dei sintomi. L'esame obiettivo può rivelare distensione addominale o, in casi estremi, la presenza di onde peristaltiche visibili sulla parete addominale (segno di uno stomaco che tenta di vincere un'ostruzione).

L'esame gold standard è l'Esofagogastroduodenoscopia (EGDS). Questa procedura permette al medico di visualizzare direttamente l'interno del duodeno, identificando stenosi, cicatrici, ulcere o deformazioni della mucosa. Durante l'endoscopia è possibile effettuare biopsie per escludere la natura maligna delle alterazioni e, in alcuni casi, procedere a manovre terapeutiche.

Le tecniche di imaging radiologico sono altrettanto fondamentali:

  1. Radiografia del tubo digerente con mezzo di contrasto (pasto baritato): Il paziente ingerisce del bario, che delinea il profilo del duodeno. Questo esame è eccellente per valutare la dinamica del transito e l'esatta localizzazione e lunghezza di una stenosi.
  2. Tomografia Computerizzata (TC) dell'addome: Fornisce una visione dettagliata non solo del lume duodenale, ma anche dello spessore della parete e dei rapporti con gli organi circostanti (pancreas, vasi sanguigni). È utile per identificare cause estrinseche di alterazione anatomica.
  3. Risonanza Magnetica (RM): Particolarmente utile se si sospetta una malattia di Crohn o se è necessaria una valutazione dettagliata dei tessuti molli senza l'uso di radiazioni ionizzanti.

Gli esami del sangue possono essere richiesti per valutare lo stato nutrizionale, la presenza di anemia o segni di infiammazione sistemica, aiutando a inquadrare la gravità complessiva del quadro clinico.

Trattamento e Terapie

Il trattamento delle alterazioni anatomiche acquisite del duodeno è altamente personalizzato e dipende dalla causa sottostante, dalla gravità dei sintomi e dallo stato di salute generale del paziente. L'obiettivo primario è ripristinare il corretto transito intestinale e migliorare la qualità della vita.

Approccio Conservativo e Farmacologico: Se l'alterazione è causata da un'infiammazione attiva o da un'ulcera, la terapia medica è il primo passo. Si utilizzano inibitori di pompa protonica (PPI) per ridurre l'acidità gastrica e favorire la guarigione dei tessuti. In caso di malattia di Crohn, vengono impiegati farmaci antinfiammatori, corticosteroidi o farmaci biologici. La gestione dietetica è fondamentale: si consigliano pasti piccoli e frequenti, preferibilmente liquidi o semiliquidi, per facilitare il passaggio attraverso il duodeno deformato.

Trattamento Endoscopico: Per le stenosi cicatriziali, la dilatazione endoscopica con palloncino è spesso la procedura di scelta. Durante un'endoscopia, un palloncino viene inserito nel punto ristretto e gonfiato per allargare il lume. In alcuni casi, può essere posizionato uno stent duodenale (una rete metallica autoespandibile) per mantenere aperto il passaggio, specialmente se la stenosi tende a ripresentarsi.

Trattamento Chirurgico: La chirurgia è riservata ai casi in cui le terapie conservative o endoscopiche falliscono o quando l'alterazione anatomica è talmente complessa da non poter essere gestita diversamente. Gli interventi possono includere:

  • Piloroplastica o Duodenoplastica: Tecniche per allargare chirurgicamente il lume del passaggio gastroduodenale.
  • Gastrodigiunostomia: Creazione di una deviazione (bypass) che permette al cibo di passare direttamente dallo stomaco al digiuno, saltando la porzione di duodeno ostruita.
  • Resezione duodenale: Rimozione della parte danneggiata, seguita dalla ricostruzione della continuità intestinale.

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti con alterazioni anatomiche acquisite del duodeno è generalmente favorevole, a patto che la condizione venga diagnosticata e trattata correttamente. Molti pazienti ottengono un sollievo completo dai sintomi dopo un intervento di dilatazione o chirurgia correttiva.

Tuttavia, il decorso dipende fortemente dalla patologia di base. Se l'alterazione è dovuta a una malattia cronica come il morbo di Crohn, esiste il rischio di recidiva e della formazione di nuove stenosi nel tempo. In questi casi, è necessario un monitoraggio costante e una gestione farmacologica a lungo termine.

Se non trattate, le alterazioni anatomiche possono portare a complicazioni serie, come la malnutrizione grave, la disidratazione cronica e, in rari casi, la perforazione duodenale dovuta all'eccessiva pressione a monte dell'ostruzione. Il follow-up regolare con esami endoscopici o radiologici è spesso raccomandato per assicurarsi che il lume duodenale rimanga pervio.

Prevenzione

La prevenzione delle alterazioni anatomiche acquisite si concentra sulla gestione tempestiva dei fattori di rischio noti.

  • Gestione dell'ulcera: Trattare precocemente le infezioni da Helicobacter pylori e limitare l'uso eccessivo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) riduce drasticamente il rischio di ulcere duodenali e delle conseguenti cicatrici.
  • Controllo delle malattie infiammatorie: Un monitoraggio rigoroso e l'aderenza alla terapia per la malattia di Crohn possono prevenire lo sviluppo di stenosi fibrotiche.
  • Stile di vita: Evitare il fumo di sigaretta, che è un noto fattore che ritarda la guarigione delle ulcere e peggiora l'infiammazione intestinale.
  • Attenzione post-chirurgica: Seguire attentamente le indicazioni dietetiche e i controlli dopo interventi all'addome superiore può aiutare a identificare precocemente eventuali segni di aderenze o stenosi anastomotiche.

Quando Consultare un Medico

È fondamentale rivolgersi a un medico o a uno specialista gastroenterologo se si manifestano sintomi persistenti che suggeriscono un problema digestivo superiore. In particolare, non dovrebbero essere ignorati:

  • Episodi ricorrenti di vomito, specialmente se avvengono a distanza di ore dai pasti.
  • Una perdita di peso inspiegabile e rapida.
  • Dolore addominale superiore che peggiora costantemente dopo mangiato.
  • Difficoltà a terminare un pasto di dimensioni normali a causa di una sazietà precoce.
  • Segni di sanguinamento gastrointestinale, come feci nere o vomito ematico.

Un intervento precoce non solo migliora le possibilità di successo del trattamento, ma previene anche il deterioramento dello stato nutrizionale e l'insorgenza di complicazioni acute che potrebbero richiedere interventi d'urgenza.

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