Tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica

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Definizione

La tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica (spesso abbreviata come AVRT ortodromica) è una forma specifica di tachicardia parossistica sopraventricolare. Si tratta di un'aritmia cardiaca caratterizzata da un battito cardiaco eccessivamente rapido, che ha origine sopra i ventricoli e che coinvolge un circuito elettrico anomalo.

In un cuore sano, l'impulso elettrico viaggia dagli atri ai ventricoli esclusivamente attraverso il nodo atrioventricolare (AV), che funge da "stazione di rallentamento" naturale. Nei pazienti affetti da AVRT, esiste una via di conduzione supplementare, chiamata via accessoria o fascio di Kent, che collega elettricamente atri e ventricoli bypassando il sistema di conduzione normale.

Il termine "ortodromica" descrive la direzione del circuito elettrico durante l'aritmia: l'impulso scende dagli atri ai ventricoli attraverso il nodo atrioventricolare (la via normale) e risale dai ventricoli agli atri attraverso la via accessoria. Questo crea un circolo vizioso (rientro) che sostiene la tachicardia. Poiché l'attivazione dei ventricoli avviene tramite il sistema di conduzione normale (His-Purkinje), il complesso QRS all'elettrocardiogramma appare solitamente stretto, a differenza della forma "antidromica" dove il circuito è invertito.

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Cause e Fattori di Rischio

La causa fondamentale della tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica è la presenza congenita di una via accessoria. Questa connessione muscolare anomala si forma durante lo sviluppo embrionale del cuore, quando l'isolamento fibroso tra atri e ventricoli non si completa perfettamente.

La condizione più nota associata a questa anomalia è la Sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW). In questa sindrome, la via accessoria è in grado di condurre l'impulso anche in senso anterogrado (dagli atri ai ventricoli), mostrando un segno tipico sull'ECG a riposo chiamato "onda delta". Tuttavia, esistono anche le cosiddette "vie accessorie occulte", che conducono solo in senso retrogrado (dai ventricoli agli atri); in questi casi, l'ECG a riposo è perfettamente normale, ma il paziente può comunque soffrire di AVRT ortodromica.

Sebbene la causa sia anatomica e congenita, gli episodi di tachicardia possono essere scatenati da vari fattori, tra cui:

  • Extrasistoli: Battiti anticipati (atriali o ventricolari) che innescano il circuito di rientro.
  • Stress psicofisico: L'aumento dell'adrenalina può facilitare la conduzione elettrica.
  • Sostanze stimolanti: Eccesso di caffeina, nicotina, alcol o l'uso di droghe stimolanti.
  • Squilibri elettrolitici: Alterazioni dei livelli di potassio, magnesio o calcio nel sangue.
  • Ipertiroidismo: Un'eccessiva attività della tiroide può rendere il cuore più suscettibile alle aritmie.
  • Sforzo fisico improvviso: Il passaggio rapido dal riposo all'attività intensa.
3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica compaiono solitamente in modo improvviso (esordio parossistico) e possono durare da pochi secondi a diverse ore. La fine dell'episodio è altrettanto brusca.

Il sintomo cardine è la sensazione di palpitazioni, spesso descritta come un "cuore che corre" o un "battito nel collo". Molti pazienti riferiscono il cosiddetto "segno della rana", ovvero la percezione di pulsazioni rapide e regolari nelle vene del collo, causate dalla contrazione atriale che avviene quasi simultaneamente a quella ventricolare contro le valvole chiuse.

Altri sintomi comuni includono:

  • Battito cardiaco accelerato e regolare, solitamente tra 150 e 250 battiti al minuto.
  • Ansia intensa o senso di agitazione legato alla sensazione del battito.
  • Senso di spossatezza o debolezza improvvisa.
  • Vertigini o sensazione di stordimento.
  • Mancanza di respiro (fame d'aria), specialmente se la frequenza è molto elevata.
  • Dolore al petto o senso di oppressione precordiale.
  • Senso di svenimento imminente.
  • Svenimento vero e proprio (più raro, ma possibile se la pressione arteriosa crolla).
  • Sudorazione fredda.
  • Bisogno frequente di urinare (poliuria) subito dopo la fine dell'attacco, dovuto al rilascio di peptide natriuretico atriale causato dalla distensione degli atri durante la tachicardia.
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Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un'anamnesi accurata e un esame obiettivo, ma la conferma richiede test strumentali specifici.

  1. Elettrocardiogramma (ECG) a riposo: Può mostrare i segni della Sindrome di WPW (intervallo PR corto e onda delta). Se la via accessoria è occulta, l'ECG a riposo sarà normale.
  2. ECG durante l'attacco: È lo strumento diagnostico definitivo. Mostra una tachicardia a complessi QRS stretti (inferiori a 120 ms) con onde P retrograde che seguono il complesso QRS (intervallo RP corto, ma generalmente più lungo rispetto alla tachicardia da rientro nodale).
  3. Holter ECG (24-48 ore): Utile se gli episodi sono frequenti ma non si riesce a registrarli con un ECG standard. Registra l'attività elettrica del cuore durante le normali attività quotidiane.
  4. Loop Recorder: Un piccolo dispositivo (anche impiantabile) che monitora il ritmo cardiaco per lunghi periodi, ideale per chi ha sintomi sporadici.
  5. Studio Elettrofisiologico (SEF): È un esame invasivo in cui sottili cateteri vengono guidati nel cuore attraverso le vene. Permette di mappare con precisione il circuito elettrico, localizzare la via accessoria e indurre la tachicardia per studiarne il meccanismo. È spesso il preludio all'intervento terapeutico definitivo.
5

Trattamento e Terapie

Il trattamento si divide in gestione dell'episodio acuto e prevenzione a lungo termine.

Gestione dell'episodio acuto

Se il paziente è emodinamicamente stabile (pressione buona, assenza di dolore toracico grave), si procede per gradi:

  • Manovre vagali: Tecniche come la manovra di Valsalva (espirazione forzata a glottide chiusa) o il massaggio del seno carotideo (eseguito da un medico) possono interrompere il circuito di rientro stimolando il nervo vago, che rallenta la conduzione nel nodo AV.
  • Terapia farmacologica: Se le manovre falliscono, si somministrano farmaci per via endovenosa in ambiente ospedaliero. L'adenosina è il farmaco di scelta, capace di "resettare" il cuore bloccando temporaneamente il nodo AV. In alternativa si usano calcio-antagonisti o beta-bloccanti.
  • Cardioversione elettrica: Se il paziente è instabile (collasso, edema polmonare), si ricorre immediatamente a una scarica elettrica sincronizzata per ripristinare il ritmo sinusale.

Prevenzione e cura definitiva

  • Terapia farmacologica orale: Farmaci come i beta-bloccanti, i calcio-antagonisti (verapamil, diltiazem) o antiaritmici di classe Ic (flecainide, propafenone) possono essere usati per ridurre la frequenza degli attacchi, ma non eliminano la causa.
  • Ablazione transcatetere: È il trattamento d'elezione e spesso risolutivo (successo superiore al 95%). Durante lo studio elettrofisiologico, una volta individuata la via accessoria, si eroga energia (radiofrequenza o crioablazione) tramite la punta di un catetere per distruggere selettivamente il piccolo fascio di tessuto anomalo. Questo interrompe definitivamente la possibilità che il circuito di rientro si formi.
6

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti con tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica è generalmente eccellente, specialmente se trattata con l'ablazione. Sebbene gli episodi possano essere molto fastidiosi e causare ansia, raramente sono pericolosi per la vita in un cuore strutturalmente sano.

Il rischio principale è legato alla possibile associazione con la fibrillazione atriale in pazienti con WPW manifesto. In questi casi, gli impulsi atriali rapidissimi potrebbero scendere ai ventricoli attraverso la via accessoria senza il filtro del nodo AV, portando a frequenze ventricolari pericolosamente alte che possono degenerare in fibrillazione ventricolare. Tuttavia, nell'AVRT ortodromica isolata, questo rischio è estremamente basso.

Dopo un'ablazione efficace, la maggior parte dei pazienti può tornare a una vita normale senza restrizioni e senza necessità di farmaci a lungo termine.

7

Prevenzione

Non è possibile prevenire la formazione della via accessoria, essendo congenita. Tuttavia, è possibile ridurre la frequenza degli episodi acuti adottando alcuni accorgimenti:

  • Limitare il consumo di caffeina (caffè, tè, bevande energetiche).
  • Evitare l'uso di tabacco e limitare l'alcol.
  • Gestire lo stress attraverso tecniche di rilassamento o attività fisica regolare.
  • Mantenere un buon equilibrio idro-elettrolitico, specialmente durante l'estate o dopo attività fisica intensa.
  • Seguire scrupolosamente la terapia farmacologica se prescritta dal cardiologo.
8

Quando Consultare un Medico

È fondamentale rivolgersi a un medico o a uno specialista cardiologo se si avvertono palpitazioni improvvise e regolari che non si sono mai verificate prima.

È necessario recarsi immediatamente in pronto soccorso se la tachicardia è accompagnata da:

  • Svenimento o perdita di coscienza.
  • Dolore toracico intenso o prolungato.
  • Grave difficoltà respiratoria.
  • Senso di confusione o estrema debolezza.

Anche se gli episodi si risolvono spontaneamente, è opportuno programmare una visita cardiologica con ECG per escludere la presenza di vie accessorie e valutare la necessità di un trattamento preventivo o risolutivo come l'ablazione.

Tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica

Definizione

La tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica (spesso abbreviata come AVRT ortodromica) è una forma specifica di tachicardia parossistica sopraventricolare. Si tratta di un'aritmia cardiaca caratterizzata da un battito cardiaco eccessivamente rapido, che ha origine sopra i ventricoli e che coinvolge un circuito elettrico anomalo.

In un cuore sano, l'impulso elettrico viaggia dagli atri ai ventricoli esclusivamente attraverso il nodo atrioventricolare (AV), che funge da "stazione di rallentamento" naturale. Nei pazienti affetti da AVRT, esiste una via di conduzione supplementare, chiamata via accessoria o fascio di Kent, che collega elettricamente atri e ventricoli bypassando il sistema di conduzione normale.

Il termine "ortodromica" descrive la direzione del circuito elettrico durante l'aritmia: l'impulso scende dagli atri ai ventricoli attraverso il nodo atrioventricolare (la via normale) e risale dai ventricoli agli atri attraverso la via accessoria. Questo crea un circolo vizioso (rientro) che sostiene la tachicardia. Poiché l'attivazione dei ventricoli avviene tramite il sistema di conduzione normale (His-Purkinje), il complesso QRS all'elettrocardiogramma appare solitamente stretto, a differenza della forma "antidromica" dove il circuito è invertito.

Cause e Fattori di Rischio

La causa fondamentale della tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica è la presenza congenita di una via accessoria. Questa connessione muscolare anomala si forma durante lo sviluppo embrionale del cuore, quando l'isolamento fibroso tra atri e ventricoli non si completa perfettamente.

La condizione più nota associata a questa anomalia è la Sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW). In questa sindrome, la via accessoria è in grado di condurre l'impulso anche in senso anterogrado (dagli atri ai ventricoli), mostrando un segno tipico sull'ECG a riposo chiamato "onda delta". Tuttavia, esistono anche le cosiddette "vie accessorie occulte", che conducono solo in senso retrogrado (dai ventricoli agli atri); in questi casi, l'ECG a riposo è perfettamente normale, ma il paziente può comunque soffrire di AVRT ortodromica.

Sebbene la causa sia anatomica e congenita, gli episodi di tachicardia possono essere scatenati da vari fattori, tra cui:

  • Extrasistoli: Battiti anticipati (atriali o ventricolari) che innescano il circuito di rientro.
  • Stress psicofisico: L'aumento dell'adrenalina può facilitare la conduzione elettrica.
  • Sostanze stimolanti: Eccesso di caffeina, nicotina, alcol o l'uso di droghe stimolanti.
  • Squilibri elettrolitici: Alterazioni dei livelli di potassio, magnesio o calcio nel sangue.
  • Ipertiroidismo: Un'eccessiva attività della tiroide può rendere il cuore più suscettibile alle aritmie.
  • Sforzo fisico improvviso: Il passaggio rapido dal riposo all'attività intensa.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica compaiono solitamente in modo improvviso (esordio parossistico) e possono durare da pochi secondi a diverse ore. La fine dell'episodio è altrettanto brusca.

Il sintomo cardine è la sensazione di palpitazioni, spesso descritta come un "cuore che corre" o un "battito nel collo". Molti pazienti riferiscono il cosiddetto "segno della rana", ovvero la percezione di pulsazioni rapide e regolari nelle vene del collo, causate dalla contrazione atriale che avviene quasi simultaneamente a quella ventricolare contro le valvole chiuse.

Altri sintomi comuni includono:

  • Battito cardiaco accelerato e regolare, solitamente tra 150 e 250 battiti al minuto.
  • Ansia intensa o senso di agitazione legato alla sensazione del battito.
  • Senso di spossatezza o debolezza improvvisa.
  • Vertigini o sensazione di stordimento.
  • Mancanza di respiro (fame d'aria), specialmente se la frequenza è molto elevata.
  • Dolore al petto o senso di oppressione precordiale.
  • Senso di svenimento imminente.
  • Svenimento vero e proprio (più raro, ma possibile se la pressione arteriosa crolla).
  • Sudorazione fredda.
  • Bisogno frequente di urinare (poliuria) subito dopo la fine dell'attacco, dovuto al rilascio di peptide natriuretico atriale causato dalla distensione degli atri durante la tachicardia.

Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un'anamnesi accurata e un esame obiettivo, ma la conferma richiede test strumentali specifici.

  1. Elettrocardiogramma (ECG) a riposo: Può mostrare i segni della Sindrome di WPW (intervallo PR corto e onda delta). Se la via accessoria è occulta, l'ECG a riposo sarà normale.
  2. ECG durante l'attacco: È lo strumento diagnostico definitivo. Mostra una tachicardia a complessi QRS stretti (inferiori a 120 ms) con onde P retrograde che seguono il complesso QRS (intervallo RP corto, ma generalmente più lungo rispetto alla tachicardia da rientro nodale).
  3. Holter ECG (24-48 ore): Utile se gli episodi sono frequenti ma non si riesce a registrarli con un ECG standard. Registra l'attività elettrica del cuore durante le normali attività quotidiane.
  4. Loop Recorder: Un piccolo dispositivo (anche impiantabile) che monitora il ritmo cardiaco per lunghi periodi, ideale per chi ha sintomi sporadici.
  5. Studio Elettrofisiologico (SEF): È un esame invasivo in cui sottili cateteri vengono guidati nel cuore attraverso le vene. Permette di mappare con precisione il circuito elettrico, localizzare la via accessoria e indurre la tachicardia per studiarne il meccanismo. È spesso il preludio all'intervento terapeutico definitivo.

Trattamento e Terapie

Il trattamento si divide in gestione dell'episodio acuto e prevenzione a lungo termine.

Gestione dell'episodio acuto

Se il paziente è emodinamicamente stabile (pressione buona, assenza di dolore toracico grave), si procede per gradi:

  • Manovre vagali: Tecniche come la manovra di Valsalva (espirazione forzata a glottide chiusa) o il massaggio del seno carotideo (eseguito da un medico) possono interrompere il circuito di rientro stimolando il nervo vago, che rallenta la conduzione nel nodo AV.
  • Terapia farmacologica: Se le manovre falliscono, si somministrano farmaci per via endovenosa in ambiente ospedaliero. L'adenosina è il farmaco di scelta, capace di "resettare" il cuore bloccando temporaneamente il nodo AV. In alternativa si usano calcio-antagonisti o beta-bloccanti.
  • Cardioversione elettrica: Se il paziente è instabile (collasso, edema polmonare), si ricorre immediatamente a una scarica elettrica sincronizzata per ripristinare il ritmo sinusale.

Prevenzione e cura definitiva

  • Terapia farmacologica orale: Farmaci come i beta-bloccanti, i calcio-antagonisti (verapamil, diltiazem) o antiaritmici di classe Ic (flecainide, propafenone) possono essere usati per ridurre la frequenza degli attacchi, ma non eliminano la causa.
  • Ablazione transcatetere: È il trattamento d'elezione e spesso risolutivo (successo superiore al 95%). Durante lo studio elettrofisiologico, una volta individuata la via accessoria, si eroga energia (radiofrequenza o crioablazione) tramite la punta di un catetere per distruggere selettivamente il piccolo fascio di tessuto anomalo. Questo interrompe definitivamente la possibilità che il circuito di rientro si formi.

Prognosi e Decorso

La prognosi per i pazienti con tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica è generalmente eccellente, specialmente se trattata con l'ablazione. Sebbene gli episodi possano essere molto fastidiosi e causare ansia, raramente sono pericolosi per la vita in un cuore strutturalmente sano.

Il rischio principale è legato alla possibile associazione con la fibrillazione atriale in pazienti con WPW manifesto. In questi casi, gli impulsi atriali rapidissimi potrebbero scendere ai ventricoli attraverso la via accessoria senza il filtro del nodo AV, portando a frequenze ventricolari pericolosamente alte che possono degenerare in fibrillazione ventricolare. Tuttavia, nell'AVRT ortodromica isolata, questo rischio è estremamente basso.

Dopo un'ablazione efficace, la maggior parte dei pazienti può tornare a una vita normale senza restrizioni e senza necessità di farmaci a lungo termine.

Prevenzione

Non è possibile prevenire la formazione della via accessoria, essendo congenita. Tuttavia, è possibile ridurre la frequenza degli episodi acuti adottando alcuni accorgimenti:

  • Limitare il consumo di caffeina (caffè, tè, bevande energetiche).
  • Evitare l'uso di tabacco e limitare l'alcol.
  • Gestire lo stress attraverso tecniche di rilassamento o attività fisica regolare.
  • Mantenere un buon equilibrio idro-elettrolitico, specialmente durante l'estate o dopo attività fisica intensa.
  • Seguire scrupolosamente la terapia farmacologica se prescritta dal cardiologo.

Quando Consultare un Medico

È fondamentale rivolgersi a un medico o a uno specialista cardiologo se si avvertono palpitazioni improvvise e regolari che non si sono mai verificate prima.

È necessario recarsi immediatamente in pronto soccorso se la tachicardia è accompagnata da:

  • Svenimento o perdita di coscienza.
  • Dolore toracico intenso o prolungato.
  • Grave difficoltà respiratoria.
  • Senso di confusione o estrema debolezza.

Anche se gli episodi si risolvono spontaneamente, è opportuno programmare una visita cardiologica con ECG per escludere la presenza di vie accessorie e valutare la necessità di un trattamento preventivo o risolutivo come l'ablazione.

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