Occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica

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Definizione

L'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è una condizione oftalmologica rara ma estremamente grave, che rappresenta una vera e propria emergenza medica. Si verifica quando, simultaneamente o in rapida successione, si manifestano sia un'occlusione dell'arteria centrale della retina (CRAO) che un'occlusione della vena centrale della retina (CRVO). Questa combinazione di eventi vascolari interrompe drasticamente sia l'apporto di sangue ossigenato ai tessuti retinici (ischemia arteriosa) sia il drenaggio del sangue venoso (congestione venosa), portando a un danno tissutale rapido e spesso irreversibile.

Dal punto di vista anatomico, l'arteria e la vena centrale della retina condividono una guaina di tessuto connettivo comune (avventizia) nel punto in cui attraversano la lamina cribrosa del nervo ottico. Questa stretta vicinanza spiega perché un evento patologico che colpisce un vaso possa facilmente compromettere l'altro. Ad esempio, un rigonfiamento della vena dovuto a una trombosi può comprimere l'arteria adiacente all'interno dello spazio ristretto della guaina comune, portando a un'occlusione secondaria dell'arteria. Al contrario, un'infiammazione arteriosa può scatenare una risposta trombotica nella vena.

Questa patologia si distingue dalle singole occlusioni per la gravità del quadro clinico e per la complessità della gestione terapeutica. Mentre l'occlusione arteriosa isolata si presenta tipicamente con una retina pallida e una macchia rosso ciliegia, e l'occlusione venosa con emorragie diffuse "a colpo di frusta", la forma combinata mostra caratteristiche di entrambe, rendendo il fondo oculare un mosaico di segni ischemici ed emorragici.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause dell'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica sono molteplici e spesso legate a patologie sistemiche sottostanti che influenzano la coagulazione del sangue o l'integrità dei vasi sanguigni. Poiché si tratta di un evento vascolare complesso, i fattori di rischio sono sovrapponibili a quelli delle malattie cardiovascolari maggiori.

Tra le cause principali e i fattori di rischio troviamo:

  • Ipertensione arteriosa: È il fattore di rischio più comune. La pressione alta danneggia le pareti dei vasi e favorisce l'aterosclerosi, facilitando la compressione dei vasi retinici.
  • Diabete mellito: il diabete causa microangiopatia e altera la viscosità del sangue, aumentando significativamente il rischio di eventi trombotici.
  • Ipercolesterolemia e aterosclerosi: L'accumulo di placche lipidiche nelle arterie (in particolare nelle carotidi) può causare emboli che viaggiano fino alla retina o restringere il lume dei vasi.
  • Arterite a cellule giganti (Arterite di Horton): questa è una causa critica da escludere, specialmente nei pazienti anziani. Si tratta di un'infiammazione delle arterie di medio e grosso calibro che può causare occlusioni vascolari oculari bilaterali e permanenti se non trattata immediatamente con steroidi.
  • Stati di ipercoagulabilità: condizioni come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, deficit di proteina C o S, e mutazioni del fattore V di Leiden possono predisporre alla formazione di trombi sia arteriosi che venosi.
  • Malattie infiammatorie e autoimmuni: vasculiti sistemiche, lupus eritematoso sistemico o sarcoidosi possono colpire i vasi retinici.
  • Fattori locali oculari: un'elevata pressione intraoculare, come nel caso del glaucoma, può ostacolare il flusso sanguigno e favorire l'occlusione.

In alcuni casi, la causa può essere traumatica o iatrogena (ad esempio, a seguito di iniezioni retrobulbari o interventi chirurgici orbitali), dove la compressione meccanica diretta interrompe il flusso in entrambi i vasi.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il sintomo cardine dell'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è la improvvisa perdita della vista. A differenza di altre condizioni oculari, questa perdita è solitamente indolore, a meno che non sia associata a un attacco acuto di glaucoma o a una vasculite sistemica grave.

I pazienti riferiscono tipicamente i seguenti sintomi:

  • Perdita della vista in un solo occhio: il deficit visivo è quasi sempre unilaterale e si manifesta in pochi secondi o minuti.
  • Visione estremamente offuscata: nei casi meno gravi o nelle fasi iniziali, la visione può apparire come se fosse coperta da una nebbia fitta o da un velo scuro.
  • Scotoma: presenza di aree d'ombra o macchie nere fisse nel campo visivo che impediscono la visione centrale o periferica.
  • Riduzione del campo visivo: il paziente può percepire solo una parte dell'ambiente circostante.
  • Pupilla dilatata o scarsamente reagente: all'esame obiettivo, l'occhio colpito mostra spesso un difetto pupillare afferente relativo, ovvero la pupilla non si restringe correttamente quando illuminata direttamente.
  • Distorsione delle immagini: se l'occlusione coinvolge parzialmente la macula, le linee dritte possono apparire ondulate.
  • Lampi di luce: sebbene meno comuni, alcuni pazienti possono percepire brevi flash luminosi dovuti alla sofferenza retinica.

È importante notare che la gravità della perdita visiva è solitamente maggiore rispetto a quella di un'occlusione venosa isolata, avvicinandosi alla cecità quasi totale (percezione della sola luce) tipica dell'occlusione arteriosa.

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Diagnosi

La diagnosi di occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è clinica e si basa sull'esame del fondo oculare, ma richiede test strumentali avanzati per confermare l'estensione del danno e guidare il trattamento.

  1. Esame del Fondo Oculare (Oftalmoscopia): È l'esame fondamentale. Il medico osserverà segni contrastanti: il pallore retinico ischemico con la caratteristica "macchia rosso ciliegia" al centro della macula (segno di occlusione arteriosa) associato a emorragie retiniche diffuse, vene tortuose e dilatate, ed edema del disco ottico (segni di occlusione venosa).
  2. Tomografia a Coerenza Ottica (OCT): questo esame non invasivo permette di visualizzare gli strati della retina in sezione. Mostrerà un ispessimento degli strati interni della retina dovuto all'edema ischemico acuto e, successivamente, un assottigliamento atrofico.
  3. Fluorangiografia Retinica (FAG): prevede l'iniezione di un colorante (fluoresceina) in vena per studiare la circolazione retinica. In caso di occlusione combinata, si osserverà un marcato ritardo nel riempimento arterioso e un tempo di transito venoso estremamente prolungato, con ampie aree di non-perfusione capillare (ischemia).
  4. Angio-OCT: una tecnologia più recente che permette di visualizzare il flusso sanguigno senza colorante, utile per mappare le zone ischemiche.
  5. Esami Sistemici: una volta diagnosticata l'occlusione oculare, è vitale indagare la causa sistemica. Questi includono:
    • Misurazione della pressione arteriosa.
    • Esami del sangue: glicemia, profilo lipidico, emocromo completo, indici di infiammazione (VES e Proteina C Reattiva per escludere l'arterite di Horton).
    • Screening della coagulazione.
    • Ecocolordoppler delle carotidi per cercare placche o stenosi.
    • Elettrocardiogramma (ECG) ed ecocardiogramma per escludere fonti emboligene cardiache.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è estremamente complesso e, purtroppo, spesso con risultati limitati per quanto riguarda il recupero della vista. L'obiettivo primario è limitare il danno, prevenire le complicanze e gestire le patologie sistemiche.

Interventi in fase acuta

Se il paziente si presenta entro poche ore dall'evento (idealmente entro 6-12 ore), si possono tentare manovre per ripristinare il flusso arterioso:

  • Paracentesi della camera anteriore: rimozione di una piccola quantità di umore acqueo dall'occhio per abbassare istantaneamente la pressione intraoculare e favorire il passaggio di un eventuale embolo.
  • Massaggio oculare: per tentare di spostare meccanicamente un embolo arterioso.
  • Farmaci ipotonizzanti: somministrazione di acetazolamide o colliri specifici per ridurre la pressione oculare.

Gestione delle complicanze

La complicanza più temibile è la neovascolarizzazione (crescita di nuovi vasi sanguigni anomali):

  • Iniezioni intravitreali di anti-VEGF: farmaci che bloccano il fattore di crescita vascolare endoteliale per ridurre l'edema maculare e prevenire la formazione di nuovi vasi dannosi.
  • Fotocoagulazione laser panretinica (PRP): utilizzata per distruggere le aree di retina ischemica che producono segnali chimici per la crescita di nuovi vasi, prevenendo così il glaucoma neovascolare.
  • Corticosteroidi intravitreali: possono essere usati per ridurre l'infiammazione e l'edema associati all'occlusione venosa.

Trattamento sistemico

È fondamentale trattare la causa scatenante per prevenire che l'evento si ripeta nell'altro occhio o si trasformi in un ictus cerebrale o infarto miocardico. Questo include l'uso di antiaggreganti piastrinici (come l'aspirina), anticoagulanti (se indicati), farmaci per la pressione e per il controllo del diabete.

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Prognosi e Decorso

La prognosi per l'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è generalmente sfavorevole. La maggior parte dei pazienti subisce una perdita della vista permanente e significativa nell'occhio colpito. Poiché la retina è un tessuto nervoso, la mancanza di ossigeno anche per brevi periodi causa la morte dei fotorecettori.

Il decorso clinico può essere suddiviso in fasi:

  1. Fase Acuta: caratterizzata dalla perdita visiva improvvisa e dai segni emorragici/ischemici evidenti al fondo oculare.
  2. Fase di Stabilizzazione (settimane/mesi): le emorragie si riassorbono lentamente, ma la retina va incontro ad atrofia. In questa fase, il rischio principale è lo sviluppo di glaucoma neovascolare, una condizione dolorosa e difficile da trattare causata dalla crescita di vasi anomali nell'iride che bloccano il drenaggio dei fluidi oculari.
  3. Fase Cronica: esito in atrofia ottica e cecità funzionale dell'occhio coinvolto.

Il recupero visivo dipende in gran parte dalla tempestività dell'intervento e dal grado di occlusione arteriosa. Se l'occlusione arteriosa è solo parziale o transitoria, le possibilità di mantenere una visione utile sono leggermente superiori.

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Prevenzione

La prevenzione si basa quasi esclusivamente sulla gestione dei fattori di rischio cardiovascolare. Non esiste una prevenzione specifica per l'occhio, se non quella di mantenere in salute l'intero sistema circolatorio.

  • Controllo della pressione arteriosa: mantenere i valori entro i limiti raccomandati dal medico.
  • Gestione del diabete: monitoraggio costante della glicemia e dell'emoglobina glicata.
  • Dieta equilibrata: ridurre l'apporto di grassi saturi e colesterolo per prevenire l'aterosclerosi.
  • Attività fisica regolare: aiuta a mantenere l'elasticità dei vasi e a controllare il peso corporeo.
  • Abolizione del fumo: il fumo è uno dei principali nemici della salute vascolare e aumenta drasticamente il rischio di trombosi.
  • Controlli oculistici regolari: specialmente per chi soffre di glaucoma o ha una storia familiare di malattie retiniche.
  • Aderenza alle terapie: se sono stati prescritti farmaci per il cuore o la circolazione, è fondamentale non sospenderli mai senza consulto medico.
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Quando Consultare un Medico

L'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è un'emergenza medica assoluta. È necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso, preferibilmente in una struttura dotata di un reparto di oculistica, se si avverte:

  • Una improvvisa e drastica riduzione della vista in uno o entrambi gli occhi.
  • La comparsa di una "tenda" o un'ombra scura che copre parte del campo visivo.
  • Una visione improvvisamente annebbiata che non migliora sbattendo le palpebre.
  • Dolore oculare associato a perdita della vista (sebbene raro, può indicare complicanze gravi).

Non bisogna mai attendere che i sintomi passino da soli. Anche se il recupero visivo è difficile, una diagnosi rapida può salvare la vista residua, prevenire complicanze dolorose come il glaucoma neovascolare e, soprattutto, identificare condizioni sistemiche pericolose per la vita (come un imminente ictus) che potrebbero essere la causa dell'evento oculare.

Occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica

Definizione

L'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è una condizione oftalmologica rara ma estremamente grave, che rappresenta una vera e propria emergenza medica. Si verifica quando, simultaneamente o in rapida successione, si manifestano sia un'occlusione dell'arteria centrale della retina (CRAO) che un'occlusione della vena centrale della retina (CRVO). Questa combinazione di eventi vascolari interrompe drasticamente sia l'apporto di sangue ossigenato ai tessuti retinici (ischemia arteriosa) sia il drenaggio del sangue venoso (congestione venosa), portando a un danno tissutale rapido e spesso irreversibile.

Dal punto di vista anatomico, l'arteria e la vena centrale della retina condividono una guaina di tessuto connettivo comune (avventizia) nel punto in cui attraversano la lamina cribrosa del nervo ottico. Questa stretta vicinanza spiega perché un evento patologico che colpisce un vaso possa facilmente compromettere l'altro. Ad esempio, un rigonfiamento della vena dovuto a una trombosi può comprimere l'arteria adiacente all'interno dello spazio ristretto della guaina comune, portando a un'occlusione secondaria dell'arteria. Al contrario, un'infiammazione arteriosa può scatenare una risposta trombotica nella vena.

Questa patologia si distingue dalle singole occlusioni per la gravità del quadro clinico e per la complessità della gestione terapeutica. Mentre l'occlusione arteriosa isolata si presenta tipicamente con una retina pallida e una macchia rosso ciliegia, e l'occlusione venosa con emorragie diffuse "a colpo di frusta", la forma combinata mostra caratteristiche di entrambe, rendendo il fondo oculare un mosaico di segni ischemici ed emorragici.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause dell'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica sono molteplici e spesso legate a patologie sistemiche sottostanti che influenzano la coagulazione del sangue o l'integrità dei vasi sanguigni. Poiché si tratta di un evento vascolare complesso, i fattori di rischio sono sovrapponibili a quelli delle malattie cardiovascolari maggiori.

Tra le cause principali e i fattori di rischio troviamo:

  • Ipertensione arteriosa: È il fattore di rischio più comune. La pressione alta danneggia le pareti dei vasi e favorisce l'aterosclerosi, facilitando la compressione dei vasi retinici.
  • Diabete mellito: il diabete causa microangiopatia e altera la viscosità del sangue, aumentando significativamente il rischio di eventi trombotici.
  • Ipercolesterolemia e aterosclerosi: L'accumulo di placche lipidiche nelle arterie (in particolare nelle carotidi) può causare emboli che viaggiano fino alla retina o restringere il lume dei vasi.
  • Arterite a cellule giganti (Arterite di Horton): questa è una causa critica da escludere, specialmente nei pazienti anziani. Si tratta di un'infiammazione delle arterie di medio e grosso calibro che può causare occlusioni vascolari oculari bilaterali e permanenti se non trattata immediatamente con steroidi.
  • Stati di ipercoagulabilità: condizioni come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, deficit di proteina C o S, e mutazioni del fattore V di Leiden possono predisporre alla formazione di trombi sia arteriosi che venosi.
  • Malattie infiammatorie e autoimmuni: vasculiti sistemiche, lupus eritematoso sistemico o sarcoidosi possono colpire i vasi retinici.
  • Fattori locali oculari: un'elevata pressione intraoculare, come nel caso del glaucoma, può ostacolare il flusso sanguigno e favorire l'occlusione.

In alcuni casi, la causa può essere traumatica o iatrogena (ad esempio, a seguito di iniezioni retrobulbari o interventi chirurgici orbitali), dove la compressione meccanica diretta interrompe il flusso in entrambi i vasi.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il sintomo cardine dell'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è la improvvisa perdita della vista. A differenza di altre condizioni oculari, questa perdita è solitamente indolore, a meno che non sia associata a un attacco acuto di glaucoma o a una vasculite sistemica grave.

I pazienti riferiscono tipicamente i seguenti sintomi:

  • Perdita della vista in un solo occhio: il deficit visivo è quasi sempre unilaterale e si manifesta in pochi secondi o minuti.
  • Visione estremamente offuscata: nei casi meno gravi o nelle fasi iniziali, la visione può apparire come se fosse coperta da una nebbia fitta o da un velo scuro.
  • Scotoma: presenza di aree d'ombra o macchie nere fisse nel campo visivo che impediscono la visione centrale o periferica.
  • Riduzione del campo visivo: il paziente può percepire solo una parte dell'ambiente circostante.
  • Pupilla dilatata o scarsamente reagente: all'esame obiettivo, l'occhio colpito mostra spesso un difetto pupillare afferente relativo, ovvero la pupilla non si restringe correttamente quando illuminata direttamente.
  • Distorsione delle immagini: se l'occlusione coinvolge parzialmente la macula, le linee dritte possono apparire ondulate.
  • Lampi di luce: sebbene meno comuni, alcuni pazienti possono percepire brevi flash luminosi dovuti alla sofferenza retinica.

È importante notare che la gravità della perdita visiva è solitamente maggiore rispetto a quella di un'occlusione venosa isolata, avvicinandosi alla cecità quasi totale (percezione della sola luce) tipica dell'occlusione arteriosa.

Diagnosi

La diagnosi di occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è clinica e si basa sull'esame del fondo oculare, ma richiede test strumentali avanzati per confermare l'estensione del danno e guidare il trattamento.

  1. Esame del Fondo Oculare (Oftalmoscopia): È l'esame fondamentale. Il medico osserverà segni contrastanti: il pallore retinico ischemico con la caratteristica "macchia rosso ciliegia" al centro della macula (segno di occlusione arteriosa) associato a emorragie retiniche diffuse, vene tortuose e dilatate, ed edema del disco ottico (segni di occlusione venosa).
  2. Tomografia a Coerenza Ottica (OCT): questo esame non invasivo permette di visualizzare gli strati della retina in sezione. Mostrerà un ispessimento degli strati interni della retina dovuto all'edema ischemico acuto e, successivamente, un assottigliamento atrofico.
  3. Fluorangiografia Retinica (FAG): prevede l'iniezione di un colorante (fluoresceina) in vena per studiare la circolazione retinica. In caso di occlusione combinata, si osserverà un marcato ritardo nel riempimento arterioso e un tempo di transito venoso estremamente prolungato, con ampie aree di non-perfusione capillare (ischemia).
  4. Angio-OCT: una tecnologia più recente che permette di visualizzare il flusso sanguigno senza colorante, utile per mappare le zone ischemiche.
  5. Esami Sistemici: una volta diagnosticata l'occlusione oculare, è vitale indagare la causa sistemica. Questi includono:
    • Misurazione della pressione arteriosa.
    • Esami del sangue: glicemia, profilo lipidico, emocromo completo, indici di infiammazione (VES e Proteina C Reattiva per escludere l'arterite di Horton).
    • Screening della coagulazione.
    • Ecocolordoppler delle carotidi per cercare placche o stenosi.
    • Elettrocardiogramma (ECG) ed ecocardiogramma per escludere fonti emboligene cardiache.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è estremamente complesso e, purtroppo, spesso con risultati limitati per quanto riguarda il recupero della vista. L'obiettivo primario è limitare il danno, prevenire le complicanze e gestire le patologie sistemiche.

Interventi in fase acuta

Se il paziente si presenta entro poche ore dall'evento (idealmente entro 6-12 ore), si possono tentare manovre per ripristinare il flusso arterioso:

  • Paracentesi della camera anteriore: rimozione di una piccola quantità di umore acqueo dall'occhio per abbassare istantaneamente la pressione intraoculare e favorire il passaggio di un eventuale embolo.
  • Massaggio oculare: per tentare di spostare meccanicamente un embolo arterioso.
  • Farmaci ipotonizzanti: somministrazione di acetazolamide o colliri specifici per ridurre la pressione oculare.

Gestione delle complicanze

La complicanza più temibile è la neovascolarizzazione (crescita di nuovi vasi sanguigni anomali):

  • Iniezioni intravitreali di anti-VEGF: farmaci che bloccano il fattore di crescita vascolare endoteliale per ridurre l'edema maculare e prevenire la formazione di nuovi vasi dannosi.
  • Fotocoagulazione laser panretinica (PRP): utilizzata per distruggere le aree di retina ischemica che producono segnali chimici per la crescita di nuovi vasi, prevenendo così il glaucoma neovascolare.
  • Corticosteroidi intravitreali: possono essere usati per ridurre l'infiammazione e l'edema associati all'occlusione venosa.

Trattamento sistemico

È fondamentale trattare la causa scatenante per prevenire che l'evento si ripeta nell'altro occhio o si trasformi in un ictus cerebrale o infarto miocardico. Questo include l'uso di antiaggreganti piastrinici (come l'aspirina), anticoagulanti (se indicati), farmaci per la pressione e per il controllo del diabete.

Prognosi e Decorso

La prognosi per l'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è generalmente sfavorevole. La maggior parte dei pazienti subisce una perdita della vista permanente e significativa nell'occhio colpito. Poiché la retina è un tessuto nervoso, la mancanza di ossigeno anche per brevi periodi causa la morte dei fotorecettori.

Il decorso clinico può essere suddiviso in fasi:

  1. Fase Acuta: caratterizzata dalla perdita visiva improvvisa e dai segni emorragici/ischemici evidenti al fondo oculare.
  2. Fase di Stabilizzazione (settimane/mesi): le emorragie si riassorbono lentamente, ma la retina va incontro ad atrofia. In questa fase, il rischio principale è lo sviluppo di glaucoma neovascolare, una condizione dolorosa e difficile da trattare causata dalla crescita di vasi anomali nell'iride che bloccano il drenaggio dei fluidi oculari.
  3. Fase Cronica: esito in atrofia ottica e cecità funzionale dell'occhio coinvolto.

Il recupero visivo dipende in gran parte dalla tempestività dell'intervento e dal grado di occlusione arteriosa. Se l'occlusione arteriosa è solo parziale o transitoria, le possibilità di mantenere una visione utile sono leggermente superiori.

Prevenzione

La prevenzione si basa quasi esclusivamente sulla gestione dei fattori di rischio cardiovascolare. Non esiste una prevenzione specifica per l'occhio, se non quella di mantenere in salute l'intero sistema circolatorio.

  • Controllo della pressione arteriosa: mantenere i valori entro i limiti raccomandati dal medico.
  • Gestione del diabete: monitoraggio costante della glicemia e dell'emoglobina glicata.
  • Dieta equilibrata: ridurre l'apporto di grassi saturi e colesterolo per prevenire l'aterosclerosi.
  • Attività fisica regolare: aiuta a mantenere l'elasticità dei vasi e a controllare il peso corporeo.
  • Abolizione del fumo: il fumo è uno dei principali nemici della salute vascolare e aumenta drasticamente il rischio di trombosi.
  • Controlli oculistici regolari: specialmente per chi soffre di glaucoma o ha una storia familiare di malattie retiniche.
  • Aderenza alle terapie: se sono stati prescritti farmaci per il cuore o la circolazione, è fondamentale non sospenderli mai senza consulto medico.

Quando Consultare un Medico

L'occlusione combinata dell'arteria e della vena retinica è un'emergenza medica assoluta. È necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso, preferibilmente in una struttura dotata di un reparto di oculistica, se si avverte:

  • Una improvvisa e drastica riduzione della vista in uno o entrambi gli occhi.
  • La comparsa di una "tenda" o un'ombra scura che copre parte del campo visivo.
  • Una visione improvvisamente annebbiata che non migliora sbattendo le palpebre.
  • Dolore oculare associato a perdita della vista (sebbene raro, può indicare complicanze gravi).

Non bisogna mai attendere che i sintomi passino da soli. Anche se il recupero visivo è difficile, una diagnosi rapida può salvare la vista residua, prevenire complicanze dolorose come il glaucoma neovascolare e, soprattutto, identificare condizioni sistemiche pericolose per la vita (come un imminente ictus) che potrebbero essere la causa dell'evento oculare.

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