Altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica

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Definizione

La paralisi cerebrale infantile (PCI) è un gruppo di disturbi permanenti dello sviluppo del movimento e della postura, che causano una limitazione dell'attività, attribuibili a disturbi non progressivi verificatisi nel cervello fetale o infantile in via di sviluppo. La forma spastica è la più comune, rappresentando circa l'80% dei casi. Il codice ICD-11 8D20.Y, denominato "Altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica", è una categoria diagnostica utilizzata per classificare quelle manifestazioni cliniche che, pur presentando le caratteristiche tipiche della spasticità, non rientrano perfettamente nelle classificazioni topografiche standard come la diplegia, l'emiplegia o la tetraplegia.

In questa categoria possono essere inclusi quadri clinici meno comuni, come la triplegia (coinvolgimento di tre arti) o forme asimmetriche particolari che non seguono i pattern classici. La caratteristica distintiva di queste forme è la presenza di ipertonia muscolare di tipo piramidale, che si manifesta con una resistenza al movimento passivo che aumenta con la velocità del movimento stesso. Sebbene la lesione cerebrale sia statica (ovvero non peggiora nel tempo), le manifestazioni muscolo-scheletriche possono evolvere man mano che il bambino cresce, rendendo necessaria una gestione clinica attenta e personalizzata.

Comprendere queste "altre forme" è fondamentale per i clinici, poiché permette di definire un piano terapeutico mirato che tenga conto delle specificità motorie del paziente. Spesso, queste varianti richiedono un approccio ancora più individualizzato rispetto alle forme standard, poiché la distribuzione della spasticità può influenzare in modo unico l'equilibrio, la deambulazione e le attività della vita quotidiana.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base delle altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica sono sovrapponibili a quelle delle forme generali di PCI e sono legate a un danno neurologico che avviene durante le fasi critiche dello sviluppo cerebrale. Tali cause possono essere suddivise in periodi: prenatale, perinatale e postnatale.

Le cause prenatali (circa il 75-80% dei casi) includono infezioni materne durante la gravidanza (come rosolia, citomegalovirus o toxoplasmosi), esposizione a tossine, malformazioni cerebrali congenite o problemi vascolari che causano un'interruzione del flusso sanguigno al cervello del feto. La prematurità è uno dei fattori di rischio più significativi: i neonati nati prima della 32ª settimana di gestazione sono particolarmente vulnerabili alla leucomalacia periventricolare, una lesione della sostanza bianca cerebrale che spesso esita in forme spastiche.

Nel periodo perinatale, le cause principali sono legate a complicazioni durante il parto, come l'asfissia neonatale (mancanza di ossigeno), sebbene questa sia responsabile di una percentuale minore di casi rispetto a quanto si credesse in passato. Altri fattori includono il distacco della placenta, il travaglio prolungato o infezioni neonatali gravi come la sepsi. Nel periodo postnatale (fino ai 2-3 anni di vita), il danno può essere causato da traumi cranici, infezioni del sistema nervoso centrale come la meningite o l'encefalite, o episodi di anossia (ad esempio per annegamento o soffocamento).

Esistono anche fattori di rischio predisponenti, tra cui il basso peso alla nascita, le gravidanze multiple e alcune condizioni genetiche che, pur non essendo la causa diretta della paralisi cerebrale, possono aumentare la suscettibilità del neonato a subire danni cerebrali in presenza di altri insulti ambientali.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro sintomatologico delle altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica è dominato dalla spasticità, ma la sua distribuzione può essere atipica. I sintomi variano notevolmente da individuo a individuo, ma alcuni segni clinici sono costanti.

Il segno principale è l'ipertonia, ovvero un aumento eccessivo del tono muscolare che rende gli arti rigidi e difficili da muovere. Questo si accompagna spesso a iperreflessia (riflessi osteotendinei esagerati) e alla presenza di segni neurologici piramidali come il clono (una serie di contrazioni muscolari involontarie e ritmiche). A causa della tensione muscolare costante, il bambino può presentare un significativo ritardo nello sviluppo motorio, faticando a raggiungere tappe fondamentali come stare seduto, gattonare o camminare.

Nelle forme specificate in questa categoria, potremmo osservare una distribuzione asimmetrica della rigidità. Ad esempio, un braccio e entrambe le gambe potrebbero essere colpiti, portando a un'andatura a forbice caratteristica, dove le gambe si incrociano ad ogni passo a causa della contrazione dei muscoli adduttori delle cosce. Con il tempo, la spasticità non trattata può portare a contratture muscolari permanenti, in cui i muscoli e i tendini si accorciano, limitando definitivamente il movimento articolare. Questo può causare deformità ossee secondarie, come la scoliosi o la lussazione dell'anca.

Oltre ai problemi motori, possono manifestarsi sintomi associati come:

  • Difficoltà di deglutizione, che può portare a problemi di nutrizione o aspirazione.
  • Difficoltà nel linguaggio (disartria), dovuta alla mancanza di controllo dei muscoli della bocca e della lingua.
  • Dolore cronico causato dalla tensione muscolare e dalle posture scorrette.
  • Strabismo o altri disturbi della vista.
  • In alcuni casi, crisi epilettiche o un certo grado di deficit cognitivo, sebbene molti pazienti abbiano un'intelligenza assolutamente normale.
  • Possibili segni di coordinazione compromessa come atassia o tremore in sovrapposizione alla spasticità.
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Diagnosi

La diagnosi delle altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica è essenzialmente clinica e richiede un'osservazione attenta dello sviluppo del bambino nel tempo. Non esiste un singolo test che confermi la diagnosi, ma si procede attraverso un processo di esclusione e conferma.

Il primo passo è l'anamnesi completa, valutando la storia della gravidanza, del parto e dei primi mesi di vita. Il pediatra o il neuropsichiatra infantile eseguirà un esame neurologico approfondito per valutare il tono muscolare, i riflessi, la forza e la postura. Scale di valutazione standardizzate, come la Gross Motor Function Classification System (GMFCS), vengono utilizzate per classificare la gravità della compromissione motoria.

Le tecniche di neuroimaging sono fondamentali per identificare la sede e l'estensione della lesione cerebrale. La Risonanza Magnetica (RM) cerebrale è l'esame d'elezione, poiché permette di visualizzare anomalie nella sostanza bianca, malformazioni corticali o esiti di pregresse emorragie. L'ecografia transfontanellare può essere utile nei neonati prematuri per un primo screening rapido.

In alcuni casi, possono essere necessari esami complementari per escludere altre patologie. Test genetici e metabolici vengono eseguiti se si sospetta una malattia degenerativa o un errore congenito del metabolismo che potrebbe mimare una paralisi cerebrale. L'elettroencefalogramma (EEG) è indicato se il bambino presenta crisi epilettiche. Infine, valutazioni specialistiche della vista, dell'udito e del linguaggio completano il profilo diagnostico per impostare un piano riabilitativo globale.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento della paralisi cerebrale spastica non mira alla guarigione della lesione cerebrale, che è irreversibile, ma al miglioramento della funzionalità, alla prevenzione delle complicanze e alla promozione dell'autonomia del paziente. L'approccio deve essere multidisciplinare, coinvolgendo fisiatri, fisioterapisti, ortopedici, logopedisti e terapisti occupazionali.

La fisioterapia è il pilastro del trattamento. Attraverso esercizi specifici, si lavora per ridurre la spasticità, migliorare la forza muscolare e mantenere l'ampiezza del movimento articolare. La terapia occupazionale si concentra invece sull'adattamento dell'ambiente e sull'apprendimento di strategie per svolgere le attività quotidiane (mangiare, vestirsi, scrivere).

Dal punto di vista farmacologico, si utilizzano miorilassanti per ridurre il tono muscolare. Il baclofen (somministrato per via orale o tramite pompa intratecale) è uno dei farmaci più comuni. Per la spasticità focale, l'iniezione di tossina botulinica direttamente nei muscoli colpiti è estremamente efficace per indurre un rilassamento temporaneo (3-6 mesi), permettendo un migliore lavoro fisioterapico e prevenendo le contratture muscolari.

In casi selezionati, può essere necessario l'intervento chirurgico. La chirurgia ortopedica può correggere deformità ossee o allungare tendini eccessivamente contratti. Una procedura neurochirurgica chiamata rizotomia dorsale selettiva (SDR) può essere considerata per ridurre permanentemente la spasticità recidivante recidendo selettivamente alcune radici nervose spinali.

L'uso di ausili (tutori, deambulatori, sedie a rotelle personalizzate) e di tecnologie assistive (comunicatori aumentativi per chi soffre di disartria) è fondamentale per garantire la partecipazione sociale e la qualità della vita.

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Prognosi e Decorso

La prognosi per le altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica varia enormemente in base alla gravità della lesione iniziale e alla tempestività dell'intervento riabilitativo. Poiché la lesione cerebrale non è progressiva, la condizione non peggiora in termini di danno neurologico; tuttavia, le conseguenze fisiche possono aggravarsi se non gestite correttamente.

Molti bambini con forme lievi o moderate di spasticità riescono a raggiungere la deambulazione autonoma, sebbene possano mantenere un'andatura atipica. Nei casi più gravi, la mobilità può essere limitata e richiedere l'uso permanente di ausili. L'aspettativa di vita per la maggior parte delle persone con PCI è vicina a quella della popolazione generale, a meno che non siano presenti gravi comorbidità come difficoltà respiratorie croniche o gravi difficoltà di deglutizione.

Il decorso a lungo termine dipende molto dalla prevenzione delle complicanze secondarie. Con l'invecchiamento, i pazienti possono sperimentare un invecchiamento precoce del sistema muscolo-scheletrico, con un aumento del dolore cronico e una possibile riduzione della capacità motoria precedentemente acquisita. Tuttavia, con un supporto adeguato, molti adulti con queste forme di paralisi cerebrale conducono vite piene, raggiungendo alti livelli di istruzione e inserimento lavorativo.

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Prevenzione

La prevenzione della paralisi cerebrale spastica si concentra sulla riduzione dei fattori di rischio durante la gravidanza e il periodo neonatale. Un'assistenza prenatale di qualità è fondamentale: monitorare la pressione arteriosa materna per prevenire la preeclampsia, gestire il diabete gestazionale e trattare tempestivamente le infezioni può ridurre il rischio di parto prematuro e di sofferenza fetale.

L'uso di solfato di magnesio somministrato alle madri a rischio di parto prematuro imminente ha dimostrato un effetto neuroprotettivo per il feto, riducendo l'incidenza di paralisi cerebrale. Dopo la nascita, il trattamento dell'ittero neonatale grave e la prevenzione delle infezioni neonatali sono passi cruciali. Nei neonati a termine che hanno subito un'asfissia durante il parto, l'ipotermia terapeutica (raffreddamento controllato del corpo del neonato) può ridurre significativamente l'entità del danno cerebrale permanente.

Infine, la prevenzione postnatale include la protezione dai traumi cranici (uso di seggiolini auto, caschi) e il completamento del ciclo vaccinale per prevenire malattie come la meningite.

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Quando Consultare un Medico

È fondamentale consultare un pediatra se si notano anomalie nello sviluppo motorio del bambino durante i primi mesi o anni di vita. Alcuni segnali di allarme includono:

  • Il bambino appare eccessivamente rigido o, al contrario, troppo "molle" (ipotonia che poi evolve in spasticità).
  • Difficoltà a tenere su la testa dopo i 3-4 mesi.
  • Utilizzo preferenziale di un solo lato del corpo (ad esempio, usa solo la mano destra e tiene la sinistra sempre chiusa a pugno).
  • Ritardo nel raggiungere le tappe dello sviluppo, come rotolarsi, sedersi o camminare.
  • Difficoltà persistenti nell'alimentazione o deglutizione atipica.
  • Presenza di movimenti involontari o posture anomale degli arti.

Una diagnosi precoce è il fattore più importante per migliorare l'esito a lungo termine, poiché il cervello dei bambini piccoli ha una grande plasticità e risponde meglio agli interventi riabilitativi.

Altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica

Definizione

La paralisi cerebrale infantile (PCI) è un gruppo di disturbi permanenti dello sviluppo del movimento e della postura, che causano una limitazione dell'attività, attribuibili a disturbi non progressivi verificatisi nel cervello fetale o infantile in via di sviluppo. La forma spastica è la più comune, rappresentando circa l'80% dei casi. Il codice ICD-11 8D20.Y, denominato "Altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica", è una categoria diagnostica utilizzata per classificare quelle manifestazioni cliniche che, pur presentando le caratteristiche tipiche della spasticità, non rientrano perfettamente nelle classificazioni topografiche standard come la diplegia, l'emiplegia o la tetraplegia.

In questa categoria possono essere inclusi quadri clinici meno comuni, come la triplegia (coinvolgimento di tre arti) o forme asimmetriche particolari che non seguono i pattern classici. La caratteristica distintiva di queste forme è la presenza di ipertonia muscolare di tipo piramidale, che si manifesta con una resistenza al movimento passivo che aumenta con la velocità del movimento stesso. Sebbene la lesione cerebrale sia statica (ovvero non peggiora nel tempo), le manifestazioni muscolo-scheletriche possono evolvere man mano che il bambino cresce, rendendo necessaria una gestione clinica attenta e personalizzata.

Comprendere queste "altre forme" è fondamentale per i clinici, poiché permette di definire un piano terapeutico mirato che tenga conto delle specificità motorie del paziente. Spesso, queste varianti richiedono un approccio ancora più individualizzato rispetto alle forme standard, poiché la distribuzione della spasticità può influenzare in modo unico l'equilibrio, la deambulazione e le attività della vita quotidiana.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause alla base delle altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica sono sovrapponibili a quelle delle forme generali di PCI e sono legate a un danno neurologico che avviene durante le fasi critiche dello sviluppo cerebrale. Tali cause possono essere suddivise in periodi: prenatale, perinatale e postnatale.

Le cause prenatali (circa il 75-80% dei casi) includono infezioni materne durante la gravidanza (come rosolia, citomegalovirus o toxoplasmosi), esposizione a tossine, malformazioni cerebrali congenite o problemi vascolari che causano un'interruzione del flusso sanguigno al cervello del feto. La prematurità è uno dei fattori di rischio più significativi: i neonati nati prima della 32ª settimana di gestazione sono particolarmente vulnerabili alla leucomalacia periventricolare, una lesione della sostanza bianca cerebrale che spesso esita in forme spastiche.

Nel periodo perinatale, le cause principali sono legate a complicazioni durante il parto, come l'asfissia neonatale (mancanza di ossigeno), sebbene questa sia responsabile di una percentuale minore di casi rispetto a quanto si credesse in passato. Altri fattori includono il distacco della placenta, il travaglio prolungato o infezioni neonatali gravi come la sepsi. Nel periodo postnatale (fino ai 2-3 anni di vita), il danno può essere causato da traumi cranici, infezioni del sistema nervoso centrale come la meningite o l'encefalite, o episodi di anossia (ad esempio per annegamento o soffocamento).

Esistono anche fattori di rischio predisponenti, tra cui il basso peso alla nascita, le gravidanze multiple e alcune condizioni genetiche che, pur non essendo la causa diretta della paralisi cerebrale, possono aumentare la suscettibilità del neonato a subire danni cerebrali in presenza di altri insulti ambientali.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro sintomatologico delle altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica è dominato dalla spasticità, ma la sua distribuzione può essere atipica. I sintomi variano notevolmente da individuo a individuo, ma alcuni segni clinici sono costanti.

Il segno principale è l'ipertonia, ovvero un aumento eccessivo del tono muscolare che rende gli arti rigidi e difficili da muovere. Questo si accompagna spesso a iperreflessia (riflessi osteotendinei esagerati) e alla presenza di segni neurologici piramidali come il clono (una serie di contrazioni muscolari involontarie e ritmiche). A causa della tensione muscolare costante, il bambino può presentare un significativo ritardo nello sviluppo motorio, faticando a raggiungere tappe fondamentali come stare seduto, gattonare o camminare.

Nelle forme specificate in questa categoria, potremmo osservare una distribuzione asimmetrica della rigidità. Ad esempio, un braccio e entrambe le gambe potrebbero essere colpiti, portando a un'andatura a forbice caratteristica, dove le gambe si incrociano ad ogni passo a causa della contrazione dei muscoli adduttori delle cosce. Con il tempo, la spasticità non trattata può portare a contratture muscolari permanenti, in cui i muscoli e i tendini si accorciano, limitando definitivamente il movimento articolare. Questo può causare deformità ossee secondarie, come la scoliosi o la lussazione dell'anca.

Oltre ai problemi motori, possono manifestarsi sintomi associati come:

  • Difficoltà di deglutizione, che può portare a problemi di nutrizione o aspirazione.
  • Difficoltà nel linguaggio (disartria), dovuta alla mancanza di controllo dei muscoli della bocca e della lingua.
  • Dolore cronico causato dalla tensione muscolare e dalle posture scorrette.
  • Strabismo o altri disturbi della vista.
  • In alcuni casi, crisi epilettiche o un certo grado di deficit cognitivo, sebbene molti pazienti abbiano un'intelligenza assolutamente normale.
  • Possibili segni di coordinazione compromessa come atassia o tremore in sovrapposizione alla spasticità.

Diagnosi

La diagnosi delle altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica è essenzialmente clinica e richiede un'osservazione attenta dello sviluppo del bambino nel tempo. Non esiste un singolo test che confermi la diagnosi, ma si procede attraverso un processo di esclusione e conferma.

Il primo passo è l'anamnesi completa, valutando la storia della gravidanza, del parto e dei primi mesi di vita. Il pediatra o il neuropsichiatra infantile eseguirà un esame neurologico approfondito per valutare il tono muscolare, i riflessi, la forza e la postura. Scale di valutazione standardizzate, come la Gross Motor Function Classification System (GMFCS), vengono utilizzate per classificare la gravità della compromissione motoria.

Le tecniche di neuroimaging sono fondamentali per identificare la sede e l'estensione della lesione cerebrale. La Risonanza Magnetica (RM) cerebrale è l'esame d'elezione, poiché permette di visualizzare anomalie nella sostanza bianca, malformazioni corticali o esiti di pregresse emorragie. L'ecografia transfontanellare può essere utile nei neonati prematuri per un primo screening rapido.

In alcuni casi, possono essere necessari esami complementari per escludere altre patologie. Test genetici e metabolici vengono eseguiti se si sospetta una malattia degenerativa o un errore congenito del metabolismo che potrebbe mimare una paralisi cerebrale. L'elettroencefalogramma (EEG) è indicato se il bambino presenta crisi epilettiche. Infine, valutazioni specialistiche della vista, dell'udito e del linguaggio completano il profilo diagnostico per impostare un piano riabilitativo globale.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della paralisi cerebrale spastica non mira alla guarigione della lesione cerebrale, che è irreversibile, ma al miglioramento della funzionalità, alla prevenzione delle complicanze e alla promozione dell'autonomia del paziente. L'approccio deve essere multidisciplinare, coinvolgendo fisiatri, fisioterapisti, ortopedici, logopedisti e terapisti occupazionali.

La fisioterapia è il pilastro del trattamento. Attraverso esercizi specifici, si lavora per ridurre la spasticità, migliorare la forza muscolare e mantenere l'ampiezza del movimento articolare. La terapia occupazionale si concentra invece sull'adattamento dell'ambiente e sull'apprendimento di strategie per svolgere le attività quotidiane (mangiare, vestirsi, scrivere).

Dal punto di vista farmacologico, si utilizzano miorilassanti per ridurre il tono muscolare. Il baclofen (somministrato per via orale o tramite pompa intratecale) è uno dei farmaci più comuni. Per la spasticità focale, l'iniezione di tossina botulinica direttamente nei muscoli colpiti è estremamente efficace per indurre un rilassamento temporaneo (3-6 mesi), permettendo un migliore lavoro fisioterapico e prevenendo le contratture muscolari.

In casi selezionati, può essere necessario l'intervento chirurgico. La chirurgia ortopedica può correggere deformità ossee o allungare tendini eccessivamente contratti. Una procedura neurochirurgica chiamata rizotomia dorsale selettiva (SDR) può essere considerata per ridurre permanentemente la spasticità recidivante recidendo selettivamente alcune radici nervose spinali.

L'uso di ausili (tutori, deambulatori, sedie a rotelle personalizzate) e di tecnologie assistive (comunicatori aumentativi per chi soffre di disartria) è fondamentale per garantire la partecipazione sociale e la qualità della vita.

Prognosi e Decorso

La prognosi per le altre forme specificate di paralisi cerebrale spastica varia enormemente in base alla gravità della lesione iniziale e alla tempestività dell'intervento riabilitativo. Poiché la lesione cerebrale non è progressiva, la condizione non peggiora in termini di danno neurologico; tuttavia, le conseguenze fisiche possono aggravarsi se non gestite correttamente.

Molti bambini con forme lievi o moderate di spasticità riescono a raggiungere la deambulazione autonoma, sebbene possano mantenere un'andatura atipica. Nei casi più gravi, la mobilità può essere limitata e richiedere l'uso permanente di ausili. L'aspettativa di vita per la maggior parte delle persone con PCI è vicina a quella della popolazione generale, a meno che non siano presenti gravi comorbidità come difficoltà respiratorie croniche o gravi difficoltà di deglutizione.

Il decorso a lungo termine dipende molto dalla prevenzione delle complicanze secondarie. Con l'invecchiamento, i pazienti possono sperimentare un invecchiamento precoce del sistema muscolo-scheletrico, con un aumento del dolore cronico e una possibile riduzione della capacità motoria precedentemente acquisita. Tuttavia, con un supporto adeguato, molti adulti con queste forme di paralisi cerebrale conducono vite piene, raggiungendo alti livelli di istruzione e inserimento lavorativo.

Prevenzione

La prevenzione della paralisi cerebrale spastica si concentra sulla riduzione dei fattori di rischio durante la gravidanza e il periodo neonatale. Un'assistenza prenatale di qualità è fondamentale: monitorare la pressione arteriosa materna per prevenire la preeclampsia, gestire il diabete gestazionale e trattare tempestivamente le infezioni può ridurre il rischio di parto prematuro e di sofferenza fetale.

L'uso di solfato di magnesio somministrato alle madri a rischio di parto prematuro imminente ha dimostrato un effetto neuroprotettivo per il feto, riducendo l'incidenza di paralisi cerebrale. Dopo la nascita, il trattamento dell'ittero neonatale grave e la prevenzione delle infezioni neonatali sono passi cruciali. Nei neonati a termine che hanno subito un'asfissia durante il parto, l'ipotermia terapeutica (raffreddamento controllato del corpo del neonato) può ridurre significativamente l'entità del danno cerebrale permanente.

Infine, la prevenzione postnatale include la protezione dai traumi cranici (uso di seggiolini auto, caschi) e il completamento del ciclo vaccinale per prevenire malattie come la meningite.

Quando Consultare un Medico

È fondamentale consultare un pediatra se si notano anomalie nello sviluppo motorio del bambino durante i primi mesi o anni di vita. Alcuni segnali di allarme includono:

  • Il bambino appare eccessivamente rigido o, al contrario, troppo "molle" (ipotonia che poi evolve in spasticità).
  • Difficoltà a tenere su la testa dopo i 3-4 mesi.
  • Utilizzo preferenziale di un solo lato del corpo (ad esempio, usa solo la mano destra e tiene la sinistra sempre chiusa a pugno).
  • Ritardo nel raggiungere le tappe dello sviluppo, come rotolarsi, sedersi o camminare.
  • Difficoltà persistenti nell'alimentazione o deglutizione atipica.
  • Presenza di movimenti involontari o posture anomale degli arti.

Una diagnosi precoce è il fattore più importante per migliorare l'esito a lungo termine, poiché il cervello dei bambini piccoli ha una grande plasticità e risponde meglio agli interventi riabilitativi.

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