Disturbo schizoaffettivo, tipo continuo, attualmente sintomatico

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Definizione

Il disturbo schizoaffettivo, tipo continuo, attualmente sintomatico è una condizione psichiatrica complessa e cronica che si colloca in un'area di intersezione tra la schizofrenia e i disturbi dell'umore, come il disturbo bipolare o la depressione maggiore. Secondo la classificazione ICD-11, questa specifica variante (codice 6A21.20) si manifesta quando un individuo presenta contemporaneamente, o a breve distanza di tempo, sintomi psicotici tipici della schizofrenia e sintomi affettivi (maniacali o depressivi) di intensità tale da soddisfare i criteri per un episodio del disturbo dell'umore.

La dicitura "tipo continuo" indica che i sintomi della malattia sono stati presenti per la maggior parte del tempo durante un periodo di almeno un anno, senza che si siano verificate remissioni significative. Il termine "attualmente sintomatico" specifica che, nel momento della valutazione clinica, il paziente sta attivamente esperendo la sintomatologia psicotica e affettiva. Questa condizione rappresenta una sfida diagnostica e terapeutica notevole, poiché richiede la gestione di due spettri sintomatologici che si influenzano a vicenda, compromettendo spesso in modo severo il funzionamento sociale, lavorativo e relazionale del soggetto.

A differenza della schizofrenia pura, dove i disturbi dell'umore sono secondari o transitori, nel disturbo schizoaffettivo la componente affettiva è centrale e persistente. Allo stesso modo, si distingue dai disturbi dell'umore con caratteristiche psicotiche perché i sintomi psicotici (come deliri o allucinazioni) persistono anche in assenza di una fase acuta di alterazione dell'umore, o comunque mantengono una presenza dominante nel quadro clinico continuo.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte del disturbo schizoaffettivo non sono ancora state completamente chiarite, ma la ricerca scientifica concorda su un'origine multifattoriale, dove componenti genetiche, biologiche e ambientali interagiscono tra loro. Non esiste un singolo gene responsabile, ma piuttosto una vulnerabilità poligenica che il disturbo condivide in parte con la schizofrenia e il disturbo bipolare.

Sotto il profilo biologico, le alterazioni dei neurotrasmettitori giocano un ruolo cruciale. In particolare, si riscontrano squilibri nei sistemi della dopamina, della serotonina e del glutammato, che regolano funzioni fondamentali come la percezione, il pensiero, l'umore e la motivazione. Studi di neuroimaging hanno inoltre evidenziato anomalie strutturali e funzionali in diverse aree del cervello, tra cui la corteccia prefrontale, l'ippocampo e l'amigdala, responsabili dell'elaborazione delle emozioni e del controllo cognitivo.

I fattori di rischio includono:

  • Familiarità: Avere un parente stretto affetto da disturbo schizoaffettivo, schizofrenia o disturbo bipolare aumenta significativamente la probabilità di sviluppare la patologia.
  • Eventi stressanti della vita: Traumi infantili, perdite gravi o situazioni di forte stress psicosociale possono agire da trigger in individui geneticamente predisposti.
  • Uso di sostanze: L'abuso di sostanze psicoattive, in particolare cannabis, stimolanti o allucinogeni, può precipitare l'esordio dei sintomi o peggiorare drasticamente il decorso di un disturbo già esistente.
  • Fattori perinatali: Complicazioni durante la gravidanza o il parto, come esposizione a virus o malnutrizione materna, sono state correlate a un rischio lievemente superiore di sviluppare disturbi dello spettro psicotico.
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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Nel disturbo schizoaffettivo di tipo continuo, la sintomatologia è variegata e si presenta come un mix persistente di elementi psicotici e affettivi. Essendo la fase "attualmente sintomatica", il paziente manifesta attivamente una combinazione dei seguenti sintomi.

Sintomi Psicotici (Simil-schizofrenici)

Questi sintomi riflettono una perdita di contatto con la realtà:

  • Deliri: Convinzioni false e incrollabili, non soggette a critica logica. Possono essere di persecuzione (sentirsi spiati), di grandezza (credere di avere poteri speciali) o di riferimento (pensare che messaggi televisivi siano rivolti a sé).
  • Allucinazioni: Percezioni sensoriali in assenza di stimoli esterni. Le più comuni sono le allucinazioni uditive (sentire voci), ma possono essere anche visive, olfattive o tattili.
  • Disorganizzazione del pensiero: Difficoltà a strutturare un discorso logico, con passaggi repentini da un argomento all'altro (deragliamento) o risposte incoerenti.
  • Comportamento catatonico o bizzarro: Posture anomale, movimenti stereotipati o, al contrario, una totale mancanza di reattività agli stimoli ambientali.
  • Appiattimento affettivo: Una riduzione marcata dell'espressione delle emozioni attraverso il volto, il tono della voce o i gesti.
  • Abulia e alogia: Mancanza di iniziativa e povertà nel linguaggio.

Sintomi Affettivi (Disturbi dell'Umore)

A seconda che il tipo sia depressivo o bipolare, si possono osservare:

  • Umore depresso: Tristezza profonda, senso di vuoto e disperazione che perdura per la maggior parte della giornata.
  • Anedonia: Incapacità di provare piacere in attività precedentemente gratificanti.
  • Astenia: Una profonda stanchezza e mancanza di energia fisica e mentale.
  • Disturbi del sonno: Come l'insonnia o, al contrario, l'eccessiva sonnolenza.
  • Ideazione suicidaria: Pensieri ricorrenti relativi alla morte o pianificazione di atti autolesionistici.
  • Mania o ipomania: Caratterizzata da euforia eccessiva, irritabilità, logorrea (parlare ininterrottamente) e fuga delle idee.
  • Impulsività: Coinvolgimento in attività rischiose senza valutare le conseguenze (es. spese folli, comportamenti sessuali a rischio).
  • Agitazione psicomotoria: Un senso di irrequietezza interna che porta a muoversi continuamente.

Sintomi Cognitivi

Spesso trascurati ma invalidanti, includono difficoltà di concentrazione, problemi di memoria a breve termine e ridotta capacità di pianificazione (funzioni esecutive).

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Diagnosi

La diagnosi del disturbo schizoaffettivo, tipo continuo, è essenzialmente clinica e richiede un'osservazione longitudinale nel tempo. Non esistono test di laboratorio o esami radiologici che possano confermare la diagnosi, sebbene vengano utilizzati per escludere altre cause.

Il processo diagnostico prevede:

  1. Anamnesi dettagliata: Raccolta della storia clinica del paziente, dei familiari e valutazione dell'andamento dei sintomi nel corso dell'ultimo anno.
  2. Intervista clinica: Utilizzo di criteri standardizzati (ICD-11 o DSM-5). Per la diagnosi di disturbo schizoaffettivo, i sintomi del disturbo dell'umore devono essere presenti per la maggior parte della durata totale della malattia psicotica.
  3. Esclusione di cause organiche: Vengono prescritti esami del sangue (per escludere squilibri tiroidei o carenze vitaminiche) e test tossicologici per verificare l'eventuale uso di sostanze.
  4. Neuroimaging: Una Risonanza Magnetica (RM) o una TAC cerebrale possono essere richieste per escludere tumori, sclerosi multipla o altre patologie neurologiche che possono mimare sintomi psicotici.
  5. Valutazione psicometrica: Test psicologici per valutare l'entità del declino cognitivo e la gravità dei sintomi affettivi.

La sfida principale è la diagnosi differenziale con il disturbo psicotico indotto da sostanze e con le fasi acute del disturbo bipolare con caratteristiche psicotiche. La chiave risiede nella persistenza dei sintomi psicotici anche quando l'umore sembra essersi parzialmente stabilizzato.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento del disturbo schizoaffettivo continuo richiede un approccio integrato e multidisciplinare, combinando farmacoterapia, psicoterapia e supporto sociale. L'obiettivo non è solo la riduzione dei sintomi, ma il miglioramento della qualità della vita e il reinserimento sociale.

Farmacoterapia

È il pilastro del trattamento e solitamente include una combinazione di farmaci:

  • Antipsicotici: Utilizzati per gestire deliri e allucinazioni. Si preferiscono spesso gli antipsicotici atipici (come risperidone, olanzapina, quetiapina o paliperidone) per il loro profilo di effetti collaterali più tollerabile. In casi resistenti, la clozapina è l'opzione più efficace.
  • Stabilizzatori dell'umore: Come il litio o il valproato, essenziali per controllare le oscillazioni maniacali e prevenire le ricadute.
  • Antidepressivi: Prescritti con cautela se prevalgono i sintomi depressivi, sempre in associazione con un antipsicotico o uno stabilizzatore per evitare di scatenare una fase maniacale.

Psicoterapia

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Aiuta il paziente a riconoscere e gestire i pensieri distorti (deliri) e a sviluppare strategie di coping per le allucinazioni.
  • Terapia familiare: Fondamentale per educare i familiari sulla malattia, ridurre il carico emotivo e migliorare la comunicazione domestica.
  • Psicoeducazione: Fornisce al paziente le conoscenze necessarie sulla propria patologia, favorendo l'aderenza al trattamento.

Interventi Psicosociali

  • Riabilitazione psichiatrica: Programmi volti a recuperare le abilità sociali e lavorative compromesse.
  • Supporto abitativo e lavorativo: Per favorire l'autonomia del paziente in un ambiente protetto.

In casi di grave resistenza ai farmaci o rischio imminente di suicidio, può essere presa in considerazione la Terapia Elettroconvulsivante (TEC), che si è dimostrata efficace soprattutto per le componenti affettive gravi e la catatonia.

6

Prognosi e Decorso

Il decorso del disturbo schizoaffettivo di tipo continuo è, per definizione, cronico. Tuttavia, la prognosi varia significativamente da individuo a individuo. In generale, la prognosi del disturbo schizoaffettivo è considerata migliore rispetto a quella della schizofrenia, ma peggiore rispetto ai disturbi dell'umore puri.

I fattori che influenzano positivamente la prognosi includono:

  • Un buon funzionamento sociale e lavorativo prima dell'esordio.
  • Una forte rete di supporto familiare.
  • Una rapida risposta ai trattamenti farmacologici.
  • L'assenza di abuso di sostanze.

Essendo una forma "continua", il rischio principale è la cronicizzazione dei sintomi e il progressivo ritiro sociale. Senza un trattamento adeguato, il paziente può andare incontro a un deterioramento delle capacità cognitive e a una marcata difficoltà nel mantenere un'occupazione o relazioni stabili. Tuttavia, con una terapia costante e personalizzata, molti pazienti riescono a raggiungere una stabilità che permette loro di condurre una vita soddisfacente.

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Prevenzione

Non esiste una prevenzione primaria per il disturbo schizoaffettivo, data la sua forte componente genetica. Tuttavia, la prevenzione secondaria (evitare il peggioramento e le ricadute) è possibile e fondamentale:

  • Aderenza terapeutica: Non interrompere mai i farmaci senza supervisione medica, anche quando ci si sente bene.
  • Evitare sostanze stupefacenti: L'astensione da cannabis e stimolanti è cruciale per prevenire riacutizzazioni psicotiche.
  • Gestione dello stress: Imparare tecniche di rilassamento e mantenere uno stile di vita regolare (ritmo sonno-veglia costante).
  • Monitoraggio precoce: Riconoscere i segnali prodromici (piccoli cambiamenti nel sonno o nell'umore) per intervenire prima di una crisi acuta.
8

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi urgentemente a uno psichiatra o ai servizi di salute mentale se si manifestano i seguenti segnali:

  • Comparsa di pensieri insoliti o sospettosità eccessiva verso gli altri.
  • Percezione di voci o visioni che gli altri non avvertono.
  • Cambiamenti drastici nel ritmo del sonno o dell'appetito.
  • Incapacità di svolgere le normali attività quotidiane a causa di una profonda tristezza o di un'energia eccessiva e incontrollata.
  • Presenza di pensieri di farsi del male o di fare del male agli altri.
  • Comportamenti bizzarri o rischiosi che mettono a repentaglio la propria incolumità o quella altrui.

Un intervento tempestivo, specialmente in una fase "attualmente sintomatica", è essenziale per prevenire complicazioni gravi e stabilizzare il quadro clinico il prima possibile.

Disturbo schizoaffettivo, tipo continuo, attualmente sintomatico

Definizione

Il disturbo schizoaffettivo, tipo continuo, attualmente sintomatico è una condizione psichiatrica complessa e cronica che si colloca in un'area di intersezione tra la schizofrenia e i disturbi dell'umore, come il disturbo bipolare o la depressione maggiore. Secondo la classificazione ICD-11, questa specifica variante (codice 6A21.20) si manifesta quando un individuo presenta contemporaneamente, o a breve distanza di tempo, sintomi psicotici tipici della schizofrenia e sintomi affettivi (maniacali o depressivi) di intensità tale da soddisfare i criteri per un episodio del disturbo dell'umore.

La dicitura "tipo continuo" indica che i sintomi della malattia sono stati presenti per la maggior parte del tempo durante un periodo di almeno un anno, senza che si siano verificate remissioni significative. Il termine "attualmente sintomatico" specifica che, nel momento della valutazione clinica, il paziente sta attivamente esperendo la sintomatologia psicotica e affettiva. Questa condizione rappresenta una sfida diagnostica e terapeutica notevole, poiché richiede la gestione di due spettri sintomatologici che si influenzano a vicenda, compromettendo spesso in modo severo il funzionamento sociale, lavorativo e relazionale del soggetto.

A differenza della schizofrenia pura, dove i disturbi dell'umore sono secondari o transitori, nel disturbo schizoaffettivo la componente affettiva è centrale e persistente. Allo stesso modo, si distingue dai disturbi dell'umore con caratteristiche psicotiche perché i sintomi psicotici (come deliri o allucinazioni) persistono anche in assenza di una fase acuta di alterazione dell'umore, o comunque mantengono una presenza dominante nel quadro clinico continuo.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte del disturbo schizoaffettivo non sono ancora state completamente chiarite, ma la ricerca scientifica concorda su un'origine multifattoriale, dove componenti genetiche, biologiche e ambientali interagiscono tra loro. Non esiste un singolo gene responsabile, ma piuttosto una vulnerabilità poligenica che il disturbo condivide in parte con la schizofrenia e il disturbo bipolare.

Sotto il profilo biologico, le alterazioni dei neurotrasmettitori giocano un ruolo cruciale. In particolare, si riscontrano squilibri nei sistemi della dopamina, della serotonina e del glutammato, che regolano funzioni fondamentali come la percezione, il pensiero, l'umore e la motivazione. Studi di neuroimaging hanno inoltre evidenziato anomalie strutturali e funzionali in diverse aree del cervello, tra cui la corteccia prefrontale, l'ippocampo e l'amigdala, responsabili dell'elaborazione delle emozioni e del controllo cognitivo.

I fattori di rischio includono:

  • Familiarità: Avere un parente stretto affetto da disturbo schizoaffettivo, schizofrenia o disturbo bipolare aumenta significativamente la probabilità di sviluppare la patologia.
  • Eventi stressanti della vita: Traumi infantili, perdite gravi o situazioni di forte stress psicosociale possono agire da trigger in individui geneticamente predisposti.
  • Uso di sostanze: L'abuso di sostanze psicoattive, in particolare cannabis, stimolanti o allucinogeni, può precipitare l'esordio dei sintomi o peggiorare drasticamente il decorso di un disturbo già esistente.
  • Fattori perinatali: Complicazioni durante la gravidanza o il parto, come esposizione a virus o malnutrizione materna, sono state correlate a un rischio lievemente superiore di sviluppare disturbi dello spettro psicotico.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Nel disturbo schizoaffettivo di tipo continuo, la sintomatologia è variegata e si presenta come un mix persistente di elementi psicotici e affettivi. Essendo la fase "attualmente sintomatica", il paziente manifesta attivamente una combinazione dei seguenti sintomi.

Sintomi Psicotici (Simil-schizofrenici)

Questi sintomi riflettono una perdita di contatto con la realtà:

  • Deliri: Convinzioni false e incrollabili, non soggette a critica logica. Possono essere di persecuzione (sentirsi spiati), di grandezza (credere di avere poteri speciali) o di riferimento (pensare che messaggi televisivi siano rivolti a sé).
  • Allucinazioni: Percezioni sensoriali in assenza di stimoli esterni. Le più comuni sono le allucinazioni uditive (sentire voci), ma possono essere anche visive, olfattive o tattili.
  • Disorganizzazione del pensiero: Difficoltà a strutturare un discorso logico, con passaggi repentini da un argomento all'altro (deragliamento) o risposte incoerenti.
  • Comportamento catatonico o bizzarro: Posture anomale, movimenti stereotipati o, al contrario, una totale mancanza di reattività agli stimoli ambientali.
  • Appiattimento affettivo: Una riduzione marcata dell'espressione delle emozioni attraverso il volto, il tono della voce o i gesti.
  • Abulia e alogia: Mancanza di iniziativa e povertà nel linguaggio.

Sintomi Affettivi (Disturbi dell'Umore)

A seconda che il tipo sia depressivo o bipolare, si possono osservare:

  • Umore depresso: Tristezza profonda, senso di vuoto e disperazione che perdura per la maggior parte della giornata.
  • Anedonia: Incapacità di provare piacere in attività precedentemente gratificanti.
  • Astenia: Una profonda stanchezza e mancanza di energia fisica e mentale.
  • Disturbi del sonno: Come l'insonnia o, al contrario, l'eccessiva sonnolenza.
  • Ideazione suicidaria: Pensieri ricorrenti relativi alla morte o pianificazione di atti autolesionistici.
  • Mania o ipomania: Caratterizzata da euforia eccessiva, irritabilità, logorrea (parlare ininterrottamente) e fuga delle idee.
  • Impulsività: Coinvolgimento in attività rischiose senza valutare le conseguenze (es. spese folli, comportamenti sessuali a rischio).
  • Agitazione psicomotoria: Un senso di irrequietezza interna che porta a muoversi continuamente.

Sintomi Cognitivi

Spesso trascurati ma invalidanti, includono difficoltà di concentrazione, problemi di memoria a breve termine e ridotta capacità di pianificazione (funzioni esecutive).

Diagnosi

La diagnosi del disturbo schizoaffettivo, tipo continuo, è essenzialmente clinica e richiede un'osservazione longitudinale nel tempo. Non esistono test di laboratorio o esami radiologici che possano confermare la diagnosi, sebbene vengano utilizzati per escludere altre cause.

Il processo diagnostico prevede:

  1. Anamnesi dettagliata: Raccolta della storia clinica del paziente, dei familiari e valutazione dell'andamento dei sintomi nel corso dell'ultimo anno.
  2. Intervista clinica: Utilizzo di criteri standardizzati (ICD-11 o DSM-5). Per la diagnosi di disturbo schizoaffettivo, i sintomi del disturbo dell'umore devono essere presenti per la maggior parte della durata totale della malattia psicotica.
  3. Esclusione di cause organiche: Vengono prescritti esami del sangue (per escludere squilibri tiroidei o carenze vitaminiche) e test tossicologici per verificare l'eventuale uso di sostanze.
  4. Neuroimaging: Una Risonanza Magnetica (RM) o una TAC cerebrale possono essere richieste per escludere tumori, sclerosi multipla o altre patologie neurologiche che possono mimare sintomi psicotici.
  5. Valutazione psicometrica: Test psicologici per valutare l'entità del declino cognitivo e la gravità dei sintomi affettivi.

La sfida principale è la diagnosi differenziale con il disturbo psicotico indotto da sostanze e con le fasi acute del disturbo bipolare con caratteristiche psicotiche. La chiave risiede nella persistenza dei sintomi psicotici anche quando l'umore sembra essersi parzialmente stabilizzato.

Trattamento e Terapie

Il trattamento del disturbo schizoaffettivo continuo richiede un approccio integrato e multidisciplinare, combinando farmacoterapia, psicoterapia e supporto sociale. L'obiettivo non è solo la riduzione dei sintomi, ma il miglioramento della qualità della vita e il reinserimento sociale.

Farmacoterapia

È il pilastro del trattamento e solitamente include una combinazione di farmaci:

  • Antipsicotici: Utilizzati per gestire deliri e allucinazioni. Si preferiscono spesso gli antipsicotici atipici (come risperidone, olanzapina, quetiapina o paliperidone) per il loro profilo di effetti collaterali più tollerabile. In casi resistenti, la clozapina è l'opzione più efficace.
  • Stabilizzatori dell'umore: Come il litio o il valproato, essenziali per controllare le oscillazioni maniacali e prevenire le ricadute.
  • Antidepressivi: Prescritti con cautela se prevalgono i sintomi depressivi, sempre in associazione con un antipsicotico o uno stabilizzatore per evitare di scatenare una fase maniacale.

Psicoterapia

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Aiuta il paziente a riconoscere e gestire i pensieri distorti (deliri) e a sviluppare strategie di coping per le allucinazioni.
  • Terapia familiare: Fondamentale per educare i familiari sulla malattia, ridurre il carico emotivo e migliorare la comunicazione domestica.
  • Psicoeducazione: Fornisce al paziente le conoscenze necessarie sulla propria patologia, favorendo l'aderenza al trattamento.

Interventi Psicosociali

  • Riabilitazione psichiatrica: Programmi volti a recuperare le abilità sociali e lavorative compromesse.
  • Supporto abitativo e lavorativo: Per favorire l'autonomia del paziente in un ambiente protetto.

In casi di grave resistenza ai farmaci o rischio imminente di suicidio, può essere presa in considerazione la Terapia Elettroconvulsivante (TEC), che si è dimostrata efficace soprattutto per le componenti affettive gravi e la catatonia.

Prognosi e Decorso

Il decorso del disturbo schizoaffettivo di tipo continuo è, per definizione, cronico. Tuttavia, la prognosi varia significativamente da individuo a individuo. In generale, la prognosi del disturbo schizoaffettivo è considerata migliore rispetto a quella della schizofrenia, ma peggiore rispetto ai disturbi dell'umore puri.

I fattori che influenzano positivamente la prognosi includono:

  • Un buon funzionamento sociale e lavorativo prima dell'esordio.
  • Una forte rete di supporto familiare.
  • Una rapida risposta ai trattamenti farmacologici.
  • L'assenza di abuso di sostanze.

Essendo una forma "continua", il rischio principale è la cronicizzazione dei sintomi e il progressivo ritiro sociale. Senza un trattamento adeguato, il paziente può andare incontro a un deterioramento delle capacità cognitive e a una marcata difficoltà nel mantenere un'occupazione o relazioni stabili. Tuttavia, con una terapia costante e personalizzata, molti pazienti riescono a raggiungere una stabilità che permette loro di condurre una vita soddisfacente.

Prevenzione

Non esiste una prevenzione primaria per il disturbo schizoaffettivo, data la sua forte componente genetica. Tuttavia, la prevenzione secondaria (evitare il peggioramento e le ricadute) è possibile e fondamentale:

  • Aderenza terapeutica: Non interrompere mai i farmaci senza supervisione medica, anche quando ci si sente bene.
  • Evitare sostanze stupefacenti: L'astensione da cannabis e stimolanti è cruciale per prevenire riacutizzazioni psicotiche.
  • Gestione dello stress: Imparare tecniche di rilassamento e mantenere uno stile di vita regolare (ritmo sonno-veglia costante).
  • Monitoraggio precoce: Riconoscere i segnali prodromici (piccoli cambiamenti nel sonno o nell'umore) per intervenire prima di una crisi acuta.

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi urgentemente a uno psichiatra o ai servizi di salute mentale se si manifestano i seguenti segnali:

  • Comparsa di pensieri insoliti o sospettosità eccessiva verso gli altri.
  • Percezione di voci o visioni che gli altri non avvertono.
  • Cambiamenti drastici nel ritmo del sonno o dell'appetito.
  • Incapacità di svolgere le normali attività quotidiane a causa di una profonda tristezza o di un'energia eccessiva e incontrollata.
  • Presenza di pensieri di farsi del male o di fare del male agli altri.
  • Comportamenti bizzarri o rischiosi che mettono a repentaglio la propria incolumità o quella altrui.

Un intervento tempestivo, specialmente in una fase "attualmente sintomatica", è essenziale per prevenire complicazioni gravi e stabilizzare il quadro clinico il prima possibile.

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