Linfoistiocitosi emofagocitica primaria

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Definizione

La linfoistiocitosi emofagocitica primaria (HLH primaria), nota anche come linfoistiocitosi eritrofagocitica familiare, è una malattia rara e potenzialmente letale del sistema immunitario. Si tratta di una sindrome da iperinfiammazione grave, caratterizzata da una risposta immunitaria eccessiva, incontrollata e non finalizzata. In condizioni normali, il sistema immunitario identifica e distrugge le cellule infette o danneggiate; nella HLH primaria, tuttavia, i linfociti T e i macrofagi (un tipo di globuli bianchi) si attivano in modo abnorme ma non riescono a eliminare il bersaglio in modo efficace. Questo porta a una produzione massiccia di citochine, molecole infiammatorie che causano un danno progressivo e severo a organi e tessuti sani.

A differenza della linfoistiocitosi emofagocitica secondaria, che può insorgere in età adulta a causa di infezioni gravi, tumori o malattie autoimmuni, la forma primaria ha una base genetica ereditaria e si manifesta tipicamente durante l'infanzia, spesso nei primi mesi di vita. Il termine "emofagocitica" deriva dal fenomeno dell'emofagocitosi, osservabile al microscopio, in cui i macrofagi iniziano letteralmente a ingerire altre cellule del sangue, come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Questa patologia rappresenta un'emergenza medica che richiede un riconoscimento tempestivo e un intervento aggressivo. Senza trattamento, l'infiammazione sistemica conduce rapidamente a un'insufficienza multiorgano. Grazie ai progressi della ricerca genetica e dei protocolli di trapianto, le prospettive di sopravvivenza sono migliorate significativamente negli ultimi decenni, trasformando una malattia un tempo invariabilmente fatale in una condizione gestibile e, in molti casi, curabile.

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Cause e Fattori di Rischio

La causa fondamentale della linfoistiocitosi emofagocitica primaria risiede in mutazioni genetiche specifiche che compromettono la funzione citotossica delle cellule del sistema immunitario (linfociti T CD8+ e cellule Natural Killer). Queste cellule perdono la capacità di rilasciare granuli contenenti proteine (come la perforina) necessarie per distruggere le cellule bersaglio. L'incapacità di eliminare lo stimolo (spesso un'infezione virale) porta il sistema immunitario a tentare di compensare aumentando esponenzialmente l'attivazione dei macrofagi, scatenando la cosiddetta "tempesta citochinica".

La trasmissione della HLH primaria è generalmente di tipo autosomico recessivo, il che significa che un bambino deve ereditare due copie del gene mutato (una da ciascun genitore) per sviluppare la malattia. I principali geni coinvolti includono:

  • PRF1 (FHL2): Codifica per la perforina, la proteina che crea pori nelle membrane delle cellule bersaglio.
  • UNC13D (FHL3): Coinvolto nel trasporto dei granuli citotossici.
  • STX11 (FHL4): Regola la fusione dei granuli con la membrana cellulare.
  • STXBP2 (FHL5): Essenziale per il rilascio del contenuto dei granuli.

Oltre a queste forme familiari classiche, la HLH primaria può essere associata a sindromi da immunodeficienza ereditaria, come la sindrome di Chédiak-Higashi o la sindrome di Griscelli di tipo 2. Sebbene la causa sia genetica, spesso è necessario un "trigger" ambientale per scatenare il primo episodio acuto. Il fattore scatenante più comune è un'infezione virale, in particolare quella da virus di Epstein-Barr (EBV), citomegalovirus (CMV) o virus dell'herpes simplex. Anche vaccinazioni o stress fisici intensi possono, in rari casi, fungere da innesco in soggetti geneticamente predisposti.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della linfoistiocitosi emofagocitica primaria possono comparire improvvisamente e peggiorare in modo estremamente rapido. Il segno clinico più caratteristico e quasi sempre presente è l'ipertermia (febbre alta) persistente, che non risponde ai comuni antibiotici o antipiretici. Questa febbre è l'espressione diretta dell'eccesso di citochine nel sangue.

L'accumulo di cellule immunitarie attivate negli organi porta a:

  • Splenomegalia: un marcato ingrossamento della milza, che può causare distensione addominale e dolore.
  • Epatomegalia: l'ingrossamento del fegato, spesso accompagnato da alterazioni della funzionalità epatica.
  • Linfoadenopatia: rigonfiamento dei linfonodi in varie parti del corpo.

A causa della distruzione delle cellule del sangue e del malfunzionamento del midollo osseo, si verifica una citopenia che coinvolge più linee cellulari, manifestandosi come:

  • Anemia: che causa pallore, stanchezza estrema e debolezza.
  • Piastrinopenia: un basso numero di piastrine che porta a emorragia, facilità ai lividi, epistassi (sangue dal naso) o petecchie (piccole macchie rosse sulla pelle).
  • Neutropenia: una carenza di globuli bianchi che espone il paziente a un rischio elevatissimo di infezioni batteriche e fungine gravi.

Altre manifestazioni comuni includono l'ittero (colorazione giallastra di pelle e sclere oculari) dovuto al danno epatico, e un rash cutaneo aspecifico. In molti casi, la HLH primaria coinvolge il sistema nervoso centrale, portando a sintomi neurologici quali irritabilità, convulsioni, atassia (mancanza di coordinazione), alterazione dello stato di coscienza o addirittura coma. Possono presentarsi anche sintomi gastrointestinali come vomito e diarrea, e in fasi avanzate, edema diffuso e dispnea (difficoltà respiratoria) a causa dell'accumulo di liquidi nei polmoni o del coinvolgimento infiammatorio sistemico.

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Diagnosi

La diagnosi di HLH primaria è complessa e deve essere formulata rapidamente. I medici utilizzano i criteri stabiliti dalla Histiocyte Society (protocollo HLH-2004). Per porre diagnosi, deve essere soddisfatta una delle seguenti condizioni:

  1. Diagnosi molecolare: Identificazione di una mutazione genetica nota per essere associata alla HLH.
  2. Criteri clinici e di laboratorio: Presenza di almeno 5 degli 8 criteri seguenti:
    • Febbre (superiore a 38.5°C per più di 7 giorni).
    • Splenomegalia.
    • Citopenia che colpisce almeno due linee cellulari (emoglobina < 9 g/dL, piastrine < 100.000/µL, neutrofili < 1.000/µL).
    • Ipertrigliceridemia (grassi alti nel sangue) o ipofibrinogenemia (basso fibrinogeno, che ostacola la coagulazione).
    • Emofagocitosi riscontrata nel midollo osseo, nella milza o nei linfonodi (tramite biopsia o aspirato).
    • Bassa o assente attività delle cellule Natural Killer (NK).
    • Iperferritinemia: livelli di ferritina estremamente elevati (spesso superiori a 500 µg/L, ma frequentemente oltre i 3.000-10.000 µg/L).
    • Livelli elevati di CD25 solubile (recettore dell'interleuchina-2), che indica un'attivazione estrema dei linfociti T.

Oltre a questi esami, vengono eseguiti test per escludere altre patologie come la leucemia o il linfoma, e indagini radiologiche (ecografia addominale, risonanza magnetica cerebrale) per valutare il coinvolgimento degli organi. Il test genetico è fondamentale non solo per confermare la forma primaria, ma anche per lo screening dei familiari.

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Trattamento e Terapie

Il trattamento della linfoistiocitosi emofagocitica primaria si articola in due fasi principali: la stabilizzazione del paziente e la cura definitiva.

1. Terapia di Induzione (Protocollo HLH-94 o HLH-2004): L'obiettivo immediato è sopprimere l'infiammazione eccessiva e distruggere le cellule immunitarie iperattive. Questo viene solitamente ottenuto attraverso una combinazione di:

  • Chemioterapia: L'etoposide è il farmaco cardine, capace di eliminare i linfociti T attivati.
  • Corticosteroidi: Il desametasone viene utilizzato per ridurre l'infiammazione sistemica e può attraversare la barriera emato-encefalica per trattare i sintomi neurologici.
  • Immunosoppressori: La ciclosporina A viene spesso aggiunta per mantenere il controllo del sistema immunitario a lungo termine.
  • Terapie biologiche: In casi resistenti, si possono usare anticorpi monoclonali come l'alemtuzumab o l'emapalumab (quest'ultimo approvato specificamente per la HLH primaria).

2. Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (HSCT): Poiché la causa della HLH primaria è un difetto genetico intrinseco al sistema immunitario, la chemioterapia da sola non è risolutiva. L'unica cura definitiva è il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da un donatore sano. Questo processo sostituisce il sistema immunitario difettoso del paziente con uno funzionante. Il successo del trapianto dipende dalla disponibilità di un donatore compatibile e dalle condizioni cliniche del bambino al momento della procedura.

Durante tutto il percorso terapeutico, sono necessarie terapie di supporto intensive, inclusi antibiotici e antifungini per prevenire le infezioni, trasfusioni di sangue e piastrine, e immunoglobuline per via endovenosa.

6

Prognosi e Decorso

Senza un trattamento tempestivo, la linfoistiocitosi emofagocitica primaria è quasi sempre fatale, spesso entro poche settimane dall'esordio dei sintomi. Tuttavia, con l'introduzione dei moderni protocolli di trattamento, la prognosi è migliorata drasticamente.

Attualmente, circa il 50-70% dei bambini affetti da HLH primaria riesce a raggiungere la remissione iniziale e a sottoporsi con successo al trapianto di cellule staminali. Dopo un trapianto riuscito, la maggior parte dei pazienti può condurre una vita normale, sebbene sia necessario un monitoraggio a lungo termine per gestire eventuali complicanze legate al trapianto stesso o ai farmaci immunosoppressori (come problemi renali o suscettibilità alle infezioni).

Il decorso può essere complicato da recidive prima del trapianto, specialmente se scatenate da nuove infezioni. La rapidità della diagnosi e l'inizio immediato della terapia di induzione sono i fattori predittivi più importanti per un esito favorevole. I pazienti che presentano un grave coinvolgimento del sistema nervoso centrale all'esordio possono avere un rischio maggiore di sequele neurologiche a lungo termine.

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Prevenzione

Essendo una malattia genetica ereditaria, non esiste una prevenzione primaria per evitare l'insorgenza delle mutazioni. Tuttavia, la prevenzione si focalizza sulla gestione del rischio familiare e sulla diagnosi precoce:

  • Consulenza Genetica: Le famiglie con una storia di HLH primaria o con decessi infantili inspiegabili dovrebbero consultare un genetista. È possibile identificare i portatori sani del gene mutato.
  • Diagnosi Prenatale: Per le coppie che sanno di essere portatrici, è possibile effettuare test genetici durante la gravidanza (amniocentesi o villocentesi) per determinare se il feto è affetto.
  • Screening dei Fratelli: Quando viene diagnosticato un caso di HLH primaria, tutti i fratelli e le sorelle dovrebbero essere testati immediatamente, anche se asintomatici, poiché il trattamento preventivo o un trapianto precoce possono salvare loro la vita prima che si scateni una crisi infiammatoria.
  • Profilassi Infettiva: Per i bambini già diagnosticati in attesa di trapianto, è fondamentale evitare l'esposizione a virus comuni e seguire rigorose norme igieniche per prevenire il "trigger" infettivo.
8

Quando Consultare un Medico

Data la gravità della patologia, è fondamentale consultare un pediatra o recarsi in un pronto soccorso pediatrico se un bambino presenta:

  1. Febbre alta persistente che dura più di 3-5 giorni e non risponde ai farmaci standard.
  2. Un rigonfiamento visibile o palpabile dell'addome (segno di milza o fegato ingrossati).
  3. Comparsa improvvisa di piccoli puntini rossi sulla pelle (petecchie) o lividi senza traumi evidenti.
  4. Estrema irritabilità, letargia o cambiamenti insoliti nel comportamento.
  5. Ingiallimento degli occhi o della pelle.

Nei neonati, anche sintomi aspecifici come difficoltà di alimentazione, scarso aumento di peso o una sonnolenza eccessiva, se associati a febbre, devono essere valutati con urgenza. Se in famiglia esiste già un caso noto di HLH o di immunodeficienza, ogni sintomo febbrile deve essere trattato come una potenziale emergenza medica fino a prova contraria.

Linfoistiocitosi emofagocitica primaria

Definizione

La linfoistiocitosi emofagocitica primaria (HLH primaria), nota anche come linfoistiocitosi eritrofagocitica familiare, è una malattia rara e potenzialmente letale del sistema immunitario. Si tratta di una sindrome da iperinfiammazione grave, caratterizzata da una risposta immunitaria eccessiva, incontrollata e non finalizzata. In condizioni normali, il sistema immunitario identifica e distrugge le cellule infette o danneggiate; nella HLH primaria, tuttavia, i linfociti T e i macrofagi (un tipo di globuli bianchi) si attivano in modo abnorme ma non riescono a eliminare il bersaglio in modo efficace. Questo porta a una produzione massiccia di citochine, molecole infiammatorie che causano un danno progressivo e severo a organi e tessuti sani.

A differenza della linfoistiocitosi emofagocitica secondaria, che può insorgere in età adulta a causa di infezioni gravi, tumori o malattie autoimmuni, la forma primaria ha una base genetica ereditaria e si manifesta tipicamente durante l'infanzia, spesso nei primi mesi di vita. Il termine "emofagocitica" deriva dal fenomeno dell'emofagocitosi, osservabile al microscopio, in cui i macrofagi iniziano letteralmente a ingerire altre cellule del sangue, come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Questa patologia rappresenta un'emergenza medica che richiede un riconoscimento tempestivo e un intervento aggressivo. Senza trattamento, l'infiammazione sistemica conduce rapidamente a un'insufficienza multiorgano. Grazie ai progressi della ricerca genetica e dei protocolli di trapianto, le prospettive di sopravvivenza sono migliorate significativamente negli ultimi decenni, trasformando una malattia un tempo invariabilmente fatale in una condizione gestibile e, in molti casi, curabile.

Cause e Fattori di Rischio

La causa fondamentale della linfoistiocitosi emofagocitica primaria risiede in mutazioni genetiche specifiche che compromettono la funzione citotossica delle cellule del sistema immunitario (linfociti T CD8+ e cellule Natural Killer). Queste cellule perdono la capacità di rilasciare granuli contenenti proteine (come la perforina) necessarie per distruggere le cellule bersaglio. L'incapacità di eliminare lo stimolo (spesso un'infezione virale) porta il sistema immunitario a tentare di compensare aumentando esponenzialmente l'attivazione dei macrofagi, scatenando la cosiddetta "tempesta citochinica".

La trasmissione della HLH primaria è generalmente di tipo autosomico recessivo, il che significa che un bambino deve ereditare due copie del gene mutato (una da ciascun genitore) per sviluppare la malattia. I principali geni coinvolti includono:

  • PRF1 (FHL2): Codifica per la perforina, la proteina che crea pori nelle membrane delle cellule bersaglio.
  • UNC13D (FHL3): Coinvolto nel trasporto dei granuli citotossici.
  • STX11 (FHL4): Regola la fusione dei granuli con la membrana cellulare.
  • STXBP2 (FHL5): Essenziale per il rilascio del contenuto dei granuli.

Oltre a queste forme familiari classiche, la HLH primaria può essere associata a sindromi da immunodeficienza ereditaria, come la sindrome di Chédiak-Higashi o la sindrome di Griscelli di tipo 2. Sebbene la causa sia genetica, spesso è necessario un "trigger" ambientale per scatenare il primo episodio acuto. Il fattore scatenante più comune è un'infezione virale, in particolare quella da virus di Epstein-Barr (EBV), citomegalovirus (CMV) o virus dell'herpes simplex. Anche vaccinazioni o stress fisici intensi possono, in rari casi, fungere da innesco in soggetti geneticamente predisposti.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della linfoistiocitosi emofagocitica primaria possono comparire improvvisamente e peggiorare in modo estremamente rapido. Il segno clinico più caratteristico e quasi sempre presente è l'ipertermia (febbre alta) persistente, che non risponde ai comuni antibiotici o antipiretici. Questa febbre è l'espressione diretta dell'eccesso di citochine nel sangue.

L'accumulo di cellule immunitarie attivate negli organi porta a:

  • Splenomegalia: un marcato ingrossamento della milza, che può causare distensione addominale e dolore.
  • Epatomegalia: l'ingrossamento del fegato, spesso accompagnato da alterazioni della funzionalità epatica.
  • Linfoadenopatia: rigonfiamento dei linfonodi in varie parti del corpo.

A causa della distruzione delle cellule del sangue e del malfunzionamento del midollo osseo, si verifica una citopenia che coinvolge più linee cellulari, manifestandosi come:

  • Anemia: che causa pallore, stanchezza estrema e debolezza.
  • Piastrinopenia: un basso numero di piastrine che porta a emorragia, facilità ai lividi, epistassi (sangue dal naso) o petecchie (piccole macchie rosse sulla pelle).
  • Neutropenia: una carenza di globuli bianchi che espone il paziente a un rischio elevatissimo di infezioni batteriche e fungine gravi.

Altre manifestazioni comuni includono l'ittero (colorazione giallastra di pelle e sclere oculari) dovuto al danno epatico, e un rash cutaneo aspecifico. In molti casi, la HLH primaria coinvolge il sistema nervoso centrale, portando a sintomi neurologici quali irritabilità, convulsioni, atassia (mancanza di coordinazione), alterazione dello stato di coscienza o addirittura coma. Possono presentarsi anche sintomi gastrointestinali come vomito e diarrea, e in fasi avanzate, edema diffuso e dispnea (difficoltà respiratoria) a causa dell'accumulo di liquidi nei polmoni o del coinvolgimento infiammatorio sistemico.

Diagnosi

La diagnosi di HLH primaria è complessa e deve essere formulata rapidamente. I medici utilizzano i criteri stabiliti dalla Histiocyte Society (protocollo HLH-2004). Per porre diagnosi, deve essere soddisfatta una delle seguenti condizioni:

  1. Diagnosi molecolare: Identificazione di una mutazione genetica nota per essere associata alla HLH.
  2. Criteri clinici e di laboratorio: Presenza di almeno 5 degli 8 criteri seguenti:
    • Febbre (superiore a 38.5°C per più di 7 giorni).
    • Splenomegalia.
    • Citopenia che colpisce almeno due linee cellulari (emoglobina < 9 g/dL, piastrine < 100.000/µL, neutrofili < 1.000/µL).
    • Ipertrigliceridemia (grassi alti nel sangue) o ipofibrinogenemia (basso fibrinogeno, che ostacola la coagulazione).
    • Emofagocitosi riscontrata nel midollo osseo, nella milza o nei linfonodi (tramite biopsia o aspirato).
    • Bassa o assente attività delle cellule Natural Killer (NK).
    • Iperferritinemia: livelli di ferritina estremamente elevati (spesso superiori a 500 µg/L, ma frequentemente oltre i 3.000-10.000 µg/L).
    • Livelli elevati di CD25 solubile (recettore dell'interleuchina-2), che indica un'attivazione estrema dei linfociti T.

Oltre a questi esami, vengono eseguiti test per escludere altre patologie come la leucemia o il linfoma, e indagini radiologiche (ecografia addominale, risonanza magnetica cerebrale) per valutare il coinvolgimento degli organi. Il test genetico è fondamentale non solo per confermare la forma primaria, ma anche per lo screening dei familiari.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della linfoistiocitosi emofagocitica primaria si articola in due fasi principali: la stabilizzazione del paziente e la cura definitiva.

1. Terapia di Induzione (Protocollo HLH-94 o HLH-2004): L'obiettivo immediato è sopprimere l'infiammazione eccessiva e distruggere le cellule immunitarie iperattive. Questo viene solitamente ottenuto attraverso una combinazione di:

  • Chemioterapia: L'etoposide è il farmaco cardine, capace di eliminare i linfociti T attivati.
  • Corticosteroidi: Il desametasone viene utilizzato per ridurre l'infiammazione sistemica e può attraversare la barriera emato-encefalica per trattare i sintomi neurologici.
  • Immunosoppressori: La ciclosporina A viene spesso aggiunta per mantenere il controllo del sistema immunitario a lungo termine.
  • Terapie biologiche: In casi resistenti, si possono usare anticorpi monoclonali come l'alemtuzumab o l'emapalumab (quest'ultimo approvato specificamente per la HLH primaria).

2. Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (HSCT): Poiché la causa della HLH primaria è un difetto genetico intrinseco al sistema immunitario, la chemioterapia da sola non è risolutiva. L'unica cura definitiva è il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da un donatore sano. Questo processo sostituisce il sistema immunitario difettoso del paziente con uno funzionante. Il successo del trapianto dipende dalla disponibilità di un donatore compatibile e dalle condizioni cliniche del bambino al momento della procedura.

Durante tutto il percorso terapeutico, sono necessarie terapie di supporto intensive, inclusi antibiotici e antifungini per prevenire le infezioni, trasfusioni di sangue e piastrine, e immunoglobuline per via endovenosa.

Prognosi e Decorso

Senza un trattamento tempestivo, la linfoistiocitosi emofagocitica primaria è quasi sempre fatale, spesso entro poche settimane dall'esordio dei sintomi. Tuttavia, con l'introduzione dei moderni protocolli di trattamento, la prognosi è migliorata drasticamente.

Attualmente, circa il 50-70% dei bambini affetti da HLH primaria riesce a raggiungere la remissione iniziale e a sottoporsi con successo al trapianto di cellule staminali. Dopo un trapianto riuscito, la maggior parte dei pazienti può condurre una vita normale, sebbene sia necessario un monitoraggio a lungo termine per gestire eventuali complicanze legate al trapianto stesso o ai farmaci immunosoppressori (come problemi renali o suscettibilità alle infezioni).

Il decorso può essere complicato da recidive prima del trapianto, specialmente se scatenate da nuove infezioni. La rapidità della diagnosi e l'inizio immediato della terapia di induzione sono i fattori predittivi più importanti per un esito favorevole. I pazienti che presentano un grave coinvolgimento del sistema nervoso centrale all'esordio possono avere un rischio maggiore di sequele neurologiche a lungo termine.

Prevenzione

Essendo una malattia genetica ereditaria, non esiste una prevenzione primaria per evitare l'insorgenza delle mutazioni. Tuttavia, la prevenzione si focalizza sulla gestione del rischio familiare e sulla diagnosi precoce:

  • Consulenza Genetica: Le famiglie con una storia di HLH primaria o con decessi infantili inspiegabili dovrebbero consultare un genetista. È possibile identificare i portatori sani del gene mutato.
  • Diagnosi Prenatale: Per le coppie che sanno di essere portatrici, è possibile effettuare test genetici durante la gravidanza (amniocentesi o villocentesi) per determinare se il feto è affetto.
  • Screening dei Fratelli: Quando viene diagnosticato un caso di HLH primaria, tutti i fratelli e le sorelle dovrebbero essere testati immediatamente, anche se asintomatici, poiché il trattamento preventivo o un trapianto precoce possono salvare loro la vita prima che si scateni una crisi infiammatoria.
  • Profilassi Infettiva: Per i bambini già diagnosticati in attesa di trapianto, è fondamentale evitare l'esposizione a virus comuni e seguire rigorose norme igieniche per prevenire il "trigger" infettivo.

Quando Consultare un Medico

Data la gravità della patologia, è fondamentale consultare un pediatra o recarsi in un pronto soccorso pediatrico se un bambino presenta:

  1. Febbre alta persistente che dura più di 3-5 giorni e non risponde ai farmaci standard.
  2. Un rigonfiamento visibile o palpabile dell'addome (segno di milza o fegato ingrossati).
  3. Comparsa improvvisa di piccoli puntini rossi sulla pelle (petecchie) o lividi senza traumi evidenti.
  4. Estrema irritabilità, letargia o cambiamenti insoliti nel comportamento.
  5. Ingiallimento degli occhi o della pelle.

Nei neonati, anche sintomi aspecifici come difficoltà di alimentazione, scarso aumento di peso o una sonnolenza eccessiva, se associati a febbre, devono essere valutati con urgenza. Se in famiglia esiste già un caso noto di HLH o di immunodeficienza, ogni sintomo febbrile deve essere trattato come una potenziale emergenza medica fino a prova contraria.

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