Immunodeficienze primitive dovute a disturbi dell'immunità innata
DIZIONARIO MEDICO
Definizione
Le immunodeficienze primitive dovute a disturbi dell'immunità innata rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie genetiche rare caratterizzate da un malfunzionamento della prima linea di difesa del corpo umano. A differenza dell'immunità adattativa (composta da linfociti B e T, che "imparano" a riconoscere i patogeni), l'immunità innata è presente fin dalla nascita e risponde in modo immediato e aspecifico alle aggressioni esterne. Questo sistema comprende barriere fisiche, proteine circolanti (come il sistema del complemento) e cellule specializzate come i neutrofili, i macrofagi, le cellule dendritiche e le cellule Natural Killer (NK).
Il codice ICD-11 4A00 raggruppa quelle condizioni in cui i difetti genetici colpiscono direttamente queste componenti primarie. Quando l'immunità innata è compromessa, l'organismo non è in grado di bloccare tempestivamente l'ingresso di batteri, funghi e virus, né di inviare i segnali corretti per attivare la risposta immunitaria più complessa. Ciò si traduce in una suscettibilità patologica a infezioni che, in individui sani, verrebbero neutralizzate senza difficoltà. Queste patologie sono definite "primitive" perché hanno un'origine intrinseca al sistema immunitario, solitamente dovuta a una mutazione nel DNA, e non sono causate da fattori esterni come farmaci, malnutrizione o altre malattie (che definirebbero invece le immunodeficienze secondarie).
Comprendere queste patologie è fondamentale perché, sebbene rare, esse offrono una finestra cruciale sul funzionamento del sistema immunitario umano. I disturbi possono variare da difetti nel numero o nella funzione dei globuli bianchi (fagociti) a anomalie nelle vie di segnalazione cellulare, come quelle che coinvolgono i recettori Toll-like (TLR) o la produzione di interferone, molecole essenziali per la comunicazione tra le cellule immunitarie.
Cause e Fattori di Rischio
La causa principale delle immunodeficienze primitive dell'immunità innata è di natura genetica. Si tratta di mutazioni ereditarie o, più raramente, de novo (che compaiono per la prima volta nel paziente senza essere presenti nei genitori) che colpiscono geni specifici responsabili dello sviluppo, della migrazione o dell'attività delle cellule immunitarie innate.
Le modalità di trasmissione variano a seconda del gene coinvolto:
- Trasmissione legata al cromosoma X: Colpisce prevalentemente i maschi, mentre le femmine sono portatrici sane (es. alcune forme di malattia granulomatosa cronica).
- Trasmissione autosomica recessiva: Il bambino eredita una copia del gene mutato da entrambi i genitori (es. molti difetti di adesione leucocitaria).
- Trasmissione autosomica dominante: È sufficiente una sola copia del gene mutato per manifestare la malattia.
I principali meccanismi biologici compromessi includono:
- Difetti dei fagociti: I neutrofili e i macrofagi possono essere insufficienti di numero (neutropenia) o incapaci di muoversi verso il sito dell'infezione (difetti di adesione). In altri casi, come nella malattia granulomatosa cronica, le cellule raggiungono il patogeno ma non riescono a produrre le sostanze chimiche (specie reattive dell'ossigeno) necessarie per ucciderlo.
- Difetti delle cellule Natural Killer (NK): Queste cellule sono vitali per la difesa contro i virus e le cellule tumorali. Un loro deficit espone il paziente a infezioni virali gravi e ricorrenti, in particolare da herpes virus.
- Anomalie nelle vie di segnalazione (TLR e citochine): Alcuni pazienti presentano mutazioni che impediscono alle cellule di "sentire" la presenza di batteri o virus attraverso i recettori Toll-like, o di rispondere correttamente a segnali come l'interferone-gamma o l'interleuchina-12, fondamentali per combattere i micobatteri.
Non esistono fattori di rischio ambientali diretti per l'insorgenza di queste malattie, trattandosi di condizioni congenite. Tuttavia, la consanguineità tra i genitori aumenta significativamente il rischio di malattie a trasmissione autosomica recessiva.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
Il quadro clinico delle immunodeficienze dell'immunità innata è dominato dalla ricorrenza e dalla gravità delle infezioni. A differenza delle comuni malattie infantili, queste infezioni tendono a essere causate da microrganismi opportunisti (normalmente innocui) o a presentarsi con una frequenza insolita.
I sintomi più comuni includono:
- Infezioni cutanee ricorrenti: Il paziente può presentare frequenti ascessi cutanei, ulcere della pelle che faticano a guarire o dermatiti gravi fin dai primi mesi di vita.
- Infezioni dell'apparato respiratorio: Sono comuni polmoniti recidivanti, otiti purulente e sinusiti croniche che possono portare a danni permanenti ai polmoni (bronchiectasie).
- Infiammazioni del cavo orale: La presenza di gengivite persistente, periodontite precoce (con perdita dei denti) o candidosi orale (mughetto) resistente alle cure è un segnale d'allarme importante.
- Infezioni da patogeni insoliti: Una caratteristica distintiva è la suscettibilità a micobatteri non tubercolari o a funghi come l'Aspergillus. In alcuni casi, si osserva una reazione avversa grave al vaccino BCG (antitubercolare), che può causare una tubercolosi disseminata.
- Sintomi sistemici: Molti pazienti soffrono di febbre persistente o ricorrente senza una causa evidente, linfonodi ingrossati (linfoadenopatia) e un generale scarso accrescimento ponderale e staturale nei bambini.
- Manifestazioni gastrointestinali: Possono verificarsi episodi di diarrea persistente o infiammazioni intestinali simili alla malattia di Crohn.
- Ascessi interni: Non è raro riscontrare ascessi al fegato o infezioni ossee (osteomielite) causate da batteri che normalmente non colpiscono le ossa.
- Segni fisici: In alcune sindromi specifiche si possono osservare milza ingrossata o fegato ingrossato.
Un elemento clinico sospetto è la "freddezza" di alcuni ascessi: in certi difetti (come la sindrome di Job, sebbene più complessa), gli ascessi possono non presentare i classici segni di calore e arrossamento, nonostante la presenza di pus.
Diagnosi
Il percorso diagnostico inizia con un'anamnesi dettagliata, focalizzata sulla storia familiare e sulle caratteristiche delle infezioni pregresse. Il medico sospetta un'immunodeficienza innata quando le infezioni sono "troppo frequenti, troppo gravi, troppo lunghe o causate da germi insoliti".
Gli esami principali includono:
- Emocromo completo con formula leucocitaria: Per valutare il numero di neutrofili, monociti e linfociti. Una neutropenia cronica è un indicatore immediato.
- Test funzionali dei fagociti:
- Test del diidrorodamina (DHR): È il test d'elezione per la malattia granulomatosa cronica; valuta la capacità dei neutrofili di produrre radicali liberi dell'ossigeno.
- Test del Nitroblu di Tetrazolio (NBT): Una metodica più datata ma ancora usata in alcuni centri per lo stesso scopo.
- Citometria a flusso: Questa tecnica permette di analizzare le proteine sulla superficie delle cellule. È fondamentale per diagnosticare i difetti di adesione leucocitaria (LAD), verificando l'assenza di specifiche integrine (come CD18).
- Dosaggio delle citochine: In caso di sospetta suscettibilità ai micobatteri, si misura la produzione di interferone-gamma e interleuchina-12 dopo stimolazione in vitro.
- Valutazione delle cellule NK: Si conta il numero di cellule NK circolanti e se ne testa la capacità citotossica (ovvero quanto sono efficaci nell'uccidere cellule bersaglio in laboratorio).
- Analisi Genetica: È il "gold standard" definitivo. Attraverso il sequenziamento di nuova generazione (NGS) o il sequenziamento dell'esoma, è possibile identificare la mutazione esatta nel gene responsabile. Questo è cruciale per la consulenza genetica e per pianificare terapie mirate.
Trattamento e Terapie
Il trattamento delle immunodeficienze dell'immunità innata si basa su tre pilastri: prevenzione delle infezioni, gestione aggressiva degli episodi acuti e, dove possibile, terapia risolutiva.
- Profilassi Antimicrobica: La maggior parte dei pazienti deve assumere quotidianamente antibiotici (come il trimetoprim-sulfametossazolo) e antifungini (come l'itraconazolo) a basso dosaggio per prevenire le infezioni più comuni. In alcuni casi si utilizzano anche antivirali.
- Terapia con Citochine: L'uso di interferone-gamma ricombinante è approvato per ridurre la frequenza e la gravità delle infezioni in alcune patologie come la malattia granulomatosa cronica.
- Fattori di crescita: In caso di neutropenia grave, si può somministrare il G-CSF (fattore stimolante le colonie di granulociti) per aumentare la produzione di globuli bianchi nel midollo osseo.
- Trattamento delle infezioni acute: Quando si sviluppa un'infezione, il trattamento deve essere tempestivo, spesso richiedendo dosi elevate di farmaci per via endovenosa e cicli più lunghi rispetto alla norma. Gli ascessi possono richiedere il drenaggio chirurgico.
- Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (HSCT): Rappresenta attualmente l'unica cura definitiva per molte di queste condizioni. Sostituendo il midollo osseo del paziente con quello di un donatore sano, si genera un nuovo sistema immunitario funzionante. È una procedura complessa e rischiosa, indicata solitamente per le forme più gravi.
- Terapia Genica: È la frontiera più avanzata. Consiste nel prelevare le cellule staminali del paziente, correggere il difetto genetico in laboratorio e reinfonderle. È attualmente in fase di sperimentazione clinica per alcune forme specifiche con risultati promettenti.
Prognosi e Decorso
La prognosi è estremamente variabile e dipende dal tipo specifico di difetto genetico, dalla precocità della diagnosi e dall'accesso alle cure.
In passato, molte di queste condizioni erano fatali nell'infanzia a causa di setticemia o polmoniti fulminanti. Oggi, grazie alla diagnosi precoce e alla profilassi antibiotica, la sopravvivenza è migliorata drasticamente. Molti pazienti raggiungono l'età adulta conducendo una vita attiva, sebbene debba essere mantenuta una costante sorveglianza medica.
Il decorso può essere complicato da manifestazioni infiammatorie croniche. Ad esempio, i pazienti con difetti dei fagociti possono sviluppare granulomi (ammassi di cellule immunitarie) che possono ostruire l'intestino o le vie urinarie. La qualità della vita può essere influenzata dalla necessità di terapie continue e dai frequenti ricoveri ospedalieri. Tuttavia, nei casi trattati con successo tramite trapianto di midollo, la guarigione può essere completa, permettendo un'aspettativa di vita normale.
Prevenzione
Trattandosi di malattie genetiche, non esiste una prevenzione primaria nel senso tradizionale (come i vaccini o lo stile di vita). Tuttavia, si possono adottare diverse strategie per gestire il rischio:
- Consulenza Genetica: Fondamentale per le famiglie con una storia nota di immunodeficienza. Permette di valutare il rischio di ricorrenza in gravidanze future e di discutere opzioni come la diagnosi prenatale o pre-impianto.
- Igiene Rigorosa: I pazienti devono prestare estrema attenzione all'igiene personale, alla pulizia delle ferite e alla qualità del cibo (evitando cibi potenzialmente contaminati da funghi o batteri, come formaggi erborinati o acqua non trattata).
- Evitare Vaccini Vivi Attenuati: In molti di questi disturbi, i vaccini vivi (come quello contro la tubercolosi BCG, il morbillo-parotite-rosolia o la varicella) possono causare la malattia stessa che dovrebbero prevenire. È fondamentale seguire un calendario vaccinale personalizzato stabilito dall'immunologo.
- Monitoraggio Ambientale: Evitare attività ad alto rischio di esposizione a muffe e funghi, come il giardinaggio pesante, la ristrutturazione di vecchi edifici o la frequentazione di grotte.
Quando Consultare un Medico
È necessario rivolgersi a uno specialista in immunologia se un bambino o un adulto presenta uno o più dei seguenti segnali d'allarme:
- Due o più polmoniti in un anno.
- Infezioni che richiedono antibiotici endovenosi per essere risolte.
- Presenza di ascessi ricorrenti agli organi interni o alla pelle.
- candidosi orale persistente dopo l'anno di vita.
- Storia familiare di immunodeficienze primitive o morti infantili inspiegabili per infezione.
- Reazioni gravi o insolite a vaccinazioni comuni.
- scarso accrescimento associato a infezioni frequenti.
Una diagnosi tempestiva è il fattore più importante per prevenire danni d'organo permanenti e migliorare significativamente la prognosi a lungo termine.
Immunodeficienze primitive dovute a disturbi dell'immunità innata
Definizione
Le immunodeficienze primitive dovute a disturbi dell'immunità innata rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie genetiche rare caratterizzate da un malfunzionamento della prima linea di difesa del corpo umano. A differenza dell'immunità adattativa (composta da linfociti B e T, che "imparano" a riconoscere i patogeni), l'immunità innata è presente fin dalla nascita e risponde in modo immediato e aspecifico alle aggressioni esterne. Questo sistema comprende barriere fisiche, proteine circolanti (come il sistema del complemento) e cellule specializzate come i neutrofili, i macrofagi, le cellule dendritiche e le cellule Natural Killer (NK).
Il codice ICD-11 4A00 raggruppa quelle condizioni in cui i difetti genetici colpiscono direttamente queste componenti primarie. Quando l'immunità innata è compromessa, l'organismo non è in grado di bloccare tempestivamente l'ingresso di batteri, funghi e virus, né di inviare i segnali corretti per attivare la risposta immunitaria più complessa. Ciò si traduce in una suscettibilità patologica a infezioni che, in individui sani, verrebbero neutralizzate senza difficoltà. Queste patologie sono definite "primitive" perché hanno un'origine intrinseca al sistema immunitario, solitamente dovuta a una mutazione nel DNA, e non sono causate da fattori esterni come farmaci, malnutrizione o altre malattie (che definirebbero invece le immunodeficienze secondarie).
Comprendere queste patologie è fondamentale perché, sebbene rare, esse offrono una finestra cruciale sul funzionamento del sistema immunitario umano. I disturbi possono variare da difetti nel numero o nella funzione dei globuli bianchi (fagociti) a anomalie nelle vie di segnalazione cellulare, come quelle che coinvolgono i recettori Toll-like (TLR) o la produzione di interferone, molecole essenziali per la comunicazione tra le cellule immunitarie.
Cause e Fattori di Rischio
La causa principale delle immunodeficienze primitive dell'immunità innata è di natura genetica. Si tratta di mutazioni ereditarie o, più raramente, de novo (che compaiono per la prima volta nel paziente senza essere presenti nei genitori) che colpiscono geni specifici responsabili dello sviluppo, della migrazione o dell'attività delle cellule immunitarie innate.
Le modalità di trasmissione variano a seconda del gene coinvolto:
- Trasmissione legata al cromosoma X: Colpisce prevalentemente i maschi, mentre le femmine sono portatrici sane (es. alcune forme di malattia granulomatosa cronica).
- Trasmissione autosomica recessiva: Il bambino eredita una copia del gene mutato da entrambi i genitori (es. molti difetti di adesione leucocitaria).
- Trasmissione autosomica dominante: È sufficiente una sola copia del gene mutato per manifestare la malattia.
I principali meccanismi biologici compromessi includono:
- Difetti dei fagociti: I neutrofili e i macrofagi possono essere insufficienti di numero (neutropenia) o incapaci di muoversi verso il sito dell'infezione (difetti di adesione). In altri casi, come nella malattia granulomatosa cronica, le cellule raggiungono il patogeno ma non riescono a produrre le sostanze chimiche (specie reattive dell'ossigeno) necessarie per ucciderlo.
- Difetti delle cellule Natural Killer (NK): Queste cellule sono vitali per la difesa contro i virus e le cellule tumorali. Un loro deficit espone il paziente a infezioni virali gravi e ricorrenti, in particolare da herpes virus.
- Anomalie nelle vie di segnalazione (TLR e citochine): Alcuni pazienti presentano mutazioni che impediscono alle cellule di "sentire" la presenza di batteri o virus attraverso i recettori Toll-like, o di rispondere correttamente a segnali come l'interferone-gamma o l'interleuchina-12, fondamentali per combattere i micobatteri.
Non esistono fattori di rischio ambientali diretti per l'insorgenza di queste malattie, trattandosi di condizioni congenite. Tuttavia, la consanguineità tra i genitori aumenta significativamente il rischio di malattie a trasmissione autosomica recessiva.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
Il quadro clinico delle immunodeficienze dell'immunità innata è dominato dalla ricorrenza e dalla gravità delle infezioni. A differenza delle comuni malattie infantili, queste infezioni tendono a essere causate da microrganismi opportunisti (normalmente innocui) o a presentarsi con una frequenza insolita.
I sintomi più comuni includono:
- Infezioni cutanee ricorrenti: Il paziente può presentare frequenti ascessi cutanei, ulcere della pelle che faticano a guarire o dermatiti gravi fin dai primi mesi di vita.
- Infezioni dell'apparato respiratorio: Sono comuni polmoniti recidivanti, otiti purulente e sinusiti croniche che possono portare a danni permanenti ai polmoni (bronchiectasie).
- Infiammazioni del cavo orale: La presenza di gengivite persistente, periodontite precoce (con perdita dei denti) o candidosi orale (mughetto) resistente alle cure è un segnale d'allarme importante.
- Infezioni da patogeni insoliti: Una caratteristica distintiva è la suscettibilità a micobatteri non tubercolari o a funghi come l'Aspergillus. In alcuni casi, si osserva una reazione avversa grave al vaccino BCG (antitubercolare), che può causare una tubercolosi disseminata.
- Sintomi sistemici: Molti pazienti soffrono di febbre persistente o ricorrente senza una causa evidente, linfonodi ingrossati (linfoadenopatia) e un generale scarso accrescimento ponderale e staturale nei bambini.
- Manifestazioni gastrointestinali: Possono verificarsi episodi di diarrea persistente o infiammazioni intestinali simili alla malattia di Crohn.
- Ascessi interni: Non è raro riscontrare ascessi al fegato o infezioni ossee (osteomielite) causate da batteri che normalmente non colpiscono le ossa.
- Segni fisici: In alcune sindromi specifiche si possono osservare milza ingrossata o fegato ingrossato.
Un elemento clinico sospetto è la "freddezza" di alcuni ascessi: in certi difetti (come la sindrome di Job, sebbene più complessa), gli ascessi possono non presentare i classici segni di calore e arrossamento, nonostante la presenza di pus.
Diagnosi
Il percorso diagnostico inizia con un'anamnesi dettagliata, focalizzata sulla storia familiare e sulle caratteristiche delle infezioni pregresse. Il medico sospetta un'immunodeficienza innata quando le infezioni sono "troppo frequenti, troppo gravi, troppo lunghe o causate da germi insoliti".
Gli esami principali includono:
- Emocromo completo con formula leucocitaria: Per valutare il numero di neutrofili, monociti e linfociti. Una neutropenia cronica è un indicatore immediato.
- Test funzionali dei fagociti:
- Test del diidrorodamina (DHR): È il test d'elezione per la malattia granulomatosa cronica; valuta la capacità dei neutrofili di produrre radicali liberi dell'ossigeno.
- Test del Nitroblu di Tetrazolio (NBT): Una metodica più datata ma ancora usata in alcuni centri per lo stesso scopo.
- Citometria a flusso: Questa tecnica permette di analizzare le proteine sulla superficie delle cellule. È fondamentale per diagnosticare i difetti di adesione leucocitaria (LAD), verificando l'assenza di specifiche integrine (come CD18).
- Dosaggio delle citochine: In caso di sospetta suscettibilità ai micobatteri, si misura la produzione di interferone-gamma e interleuchina-12 dopo stimolazione in vitro.
- Valutazione delle cellule NK: Si conta il numero di cellule NK circolanti e se ne testa la capacità citotossica (ovvero quanto sono efficaci nell'uccidere cellule bersaglio in laboratorio).
- Analisi Genetica: È il "gold standard" definitivo. Attraverso il sequenziamento di nuova generazione (NGS) o il sequenziamento dell'esoma, è possibile identificare la mutazione esatta nel gene responsabile. Questo è cruciale per la consulenza genetica e per pianificare terapie mirate.
Trattamento e Terapie
Il trattamento delle immunodeficienze dell'immunità innata si basa su tre pilastri: prevenzione delle infezioni, gestione aggressiva degli episodi acuti e, dove possibile, terapia risolutiva.
- Profilassi Antimicrobica: La maggior parte dei pazienti deve assumere quotidianamente antibiotici (come il trimetoprim-sulfametossazolo) e antifungini (come l'itraconazolo) a basso dosaggio per prevenire le infezioni più comuni. In alcuni casi si utilizzano anche antivirali.
- Terapia con Citochine: L'uso di interferone-gamma ricombinante è approvato per ridurre la frequenza e la gravità delle infezioni in alcune patologie come la malattia granulomatosa cronica.
- Fattori di crescita: In caso di neutropenia grave, si può somministrare il G-CSF (fattore stimolante le colonie di granulociti) per aumentare la produzione di globuli bianchi nel midollo osseo.
- Trattamento delle infezioni acute: Quando si sviluppa un'infezione, il trattamento deve essere tempestivo, spesso richiedendo dosi elevate di farmaci per via endovenosa e cicli più lunghi rispetto alla norma. Gli ascessi possono richiedere il drenaggio chirurgico.
- Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (HSCT): Rappresenta attualmente l'unica cura definitiva per molte di queste condizioni. Sostituendo il midollo osseo del paziente con quello di un donatore sano, si genera un nuovo sistema immunitario funzionante. È una procedura complessa e rischiosa, indicata solitamente per le forme più gravi.
- Terapia Genica: È la frontiera più avanzata. Consiste nel prelevare le cellule staminali del paziente, correggere il difetto genetico in laboratorio e reinfonderle. È attualmente in fase di sperimentazione clinica per alcune forme specifiche con risultati promettenti.
Prognosi e Decorso
La prognosi è estremamente variabile e dipende dal tipo specifico di difetto genetico, dalla precocità della diagnosi e dall'accesso alle cure.
In passato, molte di queste condizioni erano fatali nell'infanzia a causa di setticemia o polmoniti fulminanti. Oggi, grazie alla diagnosi precoce e alla profilassi antibiotica, la sopravvivenza è migliorata drasticamente. Molti pazienti raggiungono l'età adulta conducendo una vita attiva, sebbene debba essere mantenuta una costante sorveglianza medica.
Il decorso può essere complicato da manifestazioni infiammatorie croniche. Ad esempio, i pazienti con difetti dei fagociti possono sviluppare granulomi (ammassi di cellule immunitarie) che possono ostruire l'intestino o le vie urinarie. La qualità della vita può essere influenzata dalla necessità di terapie continue e dai frequenti ricoveri ospedalieri. Tuttavia, nei casi trattati con successo tramite trapianto di midollo, la guarigione può essere completa, permettendo un'aspettativa di vita normale.
Prevenzione
Trattandosi di malattie genetiche, non esiste una prevenzione primaria nel senso tradizionale (come i vaccini o lo stile di vita). Tuttavia, si possono adottare diverse strategie per gestire il rischio:
- Consulenza Genetica: Fondamentale per le famiglie con una storia nota di immunodeficienza. Permette di valutare il rischio di ricorrenza in gravidanze future e di discutere opzioni come la diagnosi prenatale o pre-impianto.
- Igiene Rigorosa: I pazienti devono prestare estrema attenzione all'igiene personale, alla pulizia delle ferite e alla qualità del cibo (evitando cibi potenzialmente contaminati da funghi o batteri, come formaggi erborinati o acqua non trattata).
- Evitare Vaccini Vivi Attenuati: In molti di questi disturbi, i vaccini vivi (come quello contro la tubercolosi BCG, il morbillo-parotite-rosolia o la varicella) possono causare la malattia stessa che dovrebbero prevenire. È fondamentale seguire un calendario vaccinale personalizzato stabilito dall'immunologo.
- Monitoraggio Ambientale: Evitare attività ad alto rischio di esposizione a muffe e funghi, come il giardinaggio pesante, la ristrutturazione di vecchi edifici o la frequentazione di grotte.
Quando Consultare un Medico
È necessario rivolgersi a uno specialista in immunologia se un bambino o un adulto presenta uno o più dei seguenti segnali d'allarme:
- Due o più polmoniti in un anno.
- Infezioni che richiedono antibiotici endovenosi per essere risolte.
- Presenza di ascessi ricorrenti agli organi interni o alla pelle.
- candidosi orale persistente dopo l'anno di vita.
- Storia familiare di immunodeficienze primitive o morti infantili inspiegabili per infezione.
- Reazioni gravi o insolite a vaccinazioni comuni.
- scarso accrescimento associato a infezioni frequenti.
Una diagnosi tempestiva è il fattore più importante per prevenire danni d'organo permanenti e migliorare significativamente la prognosi a lungo termine.


