Neoplasia benigna della coroide

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Definizione

La neoplasia benigna della coroide identifica un gruppo eterogeneo di formazioni tumorali non cancerose che si sviluppano all'interno della coroide, la membrana vascolare dell'occhio situata tra la retina e la sclera. La coroide svolge un ruolo vitale per la salute oculare, poiché fornisce ossigeno e nutrimento agli strati esterni della retina. Quando le cellule all'interno di questo tessuto iniziano a proliferare in modo anomalo ma controllato, si forma una massa definita benigna, il che significa che non ha la capacità di invadere i tessuti circostanti o di diffondersi in altre parti del corpo (metastatizzare).

Esistono diverse tipologie di neoplasie benigne della coroide, tra cui le più comuni sono:

  1. Nevo coroideale: È la forma più frequente, simile a un neo sulla pelle. Si stima che colpisca circa il 5-10% della popolazione adulta. Sebbene sia benigno, richiede un monitoraggio periodico per escludere una trasformazione in melanoma uveale.
  2. Emangioma coroideale: Un tumore vascolare composto da una proliferazione di vasi sanguigni. Può presentarsi in forma circoscritta (solitamente isolata) o diffusa (spesso associata a sindromi sistemiche).
  3. Osteoma coroideale: Una rara formazione tumorale in cui il tessuto osseo maturo sostituisce il normale tessuto coroideale. Colpisce prevalentemente le giovani donne.
  4. Neurofibroma coroideale: Spesso associato a patologie genetiche come la neurofibromatosi di tipo 1.

Queste formazioni, pur non essendo letali, possono compromettere seriamente la funzione visiva se la loro crescita interferisce con la macula (la parte centrale della retina) o se causano l'accumulo di liquidi sotto la retina.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause precise che portano allo sviluppo di una neoplasia benigna della coroide non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca scientifica ha identificato diversi fattori che possono influenzarne la comparsa.

Per quanto riguarda i nevi coroideali, la loro origine è legata a un accumulo di melanociti (cellule che producono pigmento). Non sembrano esserci legami diretti con l'esposizione solare, a differenza dei nei cutanei, ma la predisposizione genetica gioca un ruolo fondamentale. Sono più comuni nei soggetti di carnagione chiara.

Gli emangiomi coroideali sono considerati malformazioni vascolari congenite. La forma diffusa è strettamente correlata alla sindrome di Sturge-Weber, una condizione rara caratterizzata da macchie cutanee "a vino porto" sul viso e anomalie vascolari cerebrali. La forma circoscritta, invece, compare solitamente in età adulta senza una causa sistemica apparente.

L'osteoma coroideale ha un'eziologia ancora ignota. Poiché colpisce maggiormente le donne in età fertile, è stata ipotizzata un'influenza ormonale, ma non vi sono prove definitive. Alcuni casi suggeriscono una componente infiammatoria o traumatica pregressa che stimola l'ossificazione ectopica.

In generale, i fattori di rischio includono:

  • Predisposizione genetica: Presenza di sindromi ereditarie.
  • Età: Alcuni tumori sono congeniti, altri compaiono con l'invecchiamento.
  • Fenotipo: La pigmentazione oculare e cutanea influenza la prevalenza dei nevi.
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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Nella grande maggioranza dei casi, la neoplasia benigna della coroide è completamente asintomatica. Molti pazienti scoprono di averne una solo durante una visita oculistica di routine con esame del fondo oculare. Tuttavia, se il tumore cresce o si trova in una posizione critica, possono insorgere diversi disturbi visivi.

Il sintomo più comune è la visione offuscata, che può derivare dalla pressione esercitata dal tumore sulla retina sovrastante o dall'accumulo di fluido sottoretinico (edema). Se il fluido raggiunge la macula, il paziente può avvertire una significativa riduzione della vista.

Un altro segnale caratteristico è la visione distorta, in cui le linee dritte appaiono ondulate o deformate. Questo accade perché la superficie della retina non è più perfettamente piana a causa della massa sottostante. Alcuni pazienti riferiscono la comparsa di uno scotoma, ovvero una macchia scura o un'area di "vuoto" nel campo visivo che corrisponde alla localizzazione del tumore.

In presenza di trazione sulla retina o alterazioni vascolari, possono verificarsi fenomeni luminosi noti come lampi di luce o la percezione di mosche volanti (corpi mobili). Se l'emangioma o il nevo causano un sollevamento della retina, può verificarsi un'ipermetropia acquisita improvvisa, dovuta al cambiamento della lunghezza focale dell'occhio.

Nei casi più gravi e rari, se la neoplasia causa un aumento della pressione intraoculare (glaucoma secondario), il paziente può avvertire dolore oculare e arrossamento, sebbene questa evenienza sia più tipica delle forme maligne.

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Diagnosi

La diagnosi di una neoplasia benigna della coroide richiede una valutazione specialistica approfondita da parte di un oculista, spesso supportata da un esperto in oncologia oculare. L'obiettivo principale è distinguere la massa benigna da un possibile melanoma.

  1. Esame del fondo oculare: Attraverso la dilatazione della pupilla, il medico osserva direttamente la coroide. I nevi appaiono come macchie grigiastre o brunastre, mentre gli emangiomi hanno un colore rosso-arancio caratteristico.
  2. Ecografia oculare (B-scan): È fondamentale per misurare le dimensioni (altezza e base) del tumore e valutarne la riflettività interna. Gli emangiomi hanno solitamente un'alta riflettività, mentre i melanomi una riflettività medio-bassa.
  3. Tomografia a Coerenza Ottica (OCT): Questo esame permette di vedere gli strati della retina in sezione trasversale. È utilissimo per individuare la presenza di fluido sottoretinico o alterazioni dei fotorecettori, segni di attività della lesione.
  4. Fluorangiografia e Angiografia al Verde di Indocianina (ICG): Prevedono l'iniezione di coloranti in vena per studiare la circolazione sanguigna del tumore. L'ICG è particolarmente efficace per visualizzare i vasi della coroide e diagnosticare con precisione gli emangiomi.
  5. Autofluorescenza retinica: Aiuta a valutare lo stato di salute dell'epitelio pigmentato retinico sopra la lesione. La presenza di pigmento arancione (lipofuscina) all'autofluorescenza è un segnale di allarme per una possibile trasformazione maligna.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento dipende strettamente dal tipo di neoplasia, dalle sue dimensioni e dalla presenza di sintomi. Se la lesione è piccola, stabile e non causa disturbi, l'approccio standard è l'osservazione (watch and wait). Il paziente viene sottoposto a controlli periodici (ogni 3, 6 o 12 mesi) con documentazione fotografica ed ecografica per monitorare eventuali cambiamenti.

Se la neoplasia causa sintomi o minaccia la vista (ad esempio per la presenza di fluido), si interviene con diverse opzioni:

  • Terapia Fotodinamica (PDT): È il trattamento d'elezione per gli emangiomi coroideali circoscritti. Si inietta un farmaco fotosensibilizzante (verteporfina) che si accumula nei vasi del tumore; successivamente, un laser a bassa potenza attiva il farmaco, chiudendo i vasi anomali e riducendo la massa senza danneggiare la retina circostante.
  • Fotocoagulazione Laser: Utilizzata in passato per sigillare i vasi e riassorbire il fluido, oggi è meno comune della PDT perché può causare cicatrici retiniche permanenti.
  • Iniezioni Intravitreali di farmaci anti-VEGF: Questi farmaci, iniettati direttamente nell'occhio, possono aiutare a ridurre l'edema e il fluido sottoretinico associato alla neoplasia, migliorando la visione sfocata.
  • Radioterapia (Brachiterapia): In casi rari, per emangiomi molto grandi o aggressivi che non rispondono ad altre terapie, si può ricorrere all'applicazione di una placca radioattiva, simile a quella usata per i tumori maligni.
  • Trattamento chirurgico: La rimozione chirurgica è estremamente rara e riservata a casi eccezionali, data l'elevata invasività e il rischio di complicanze.
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Prognosi e Decorso

La prognosi per le neoplasie benigne della coroide è generalmente eccellente per quanto riguarda la sopravvivenza del paziente, poiché non vi è rischio di metastasi. Tuttavia, la prognosi visiva è variabile.

I nevi coroideali rimangono stabili per tutta la vita nella maggior parte dei casi. Il rischio di trasformazione in melanoma è molto basso (circa 1 su 8.000 all'anno). I medici utilizzano acronimi come "TFSOM" (To Find Small Ocular Melanoma) per valutare i fattori di rischio: spessore superiore a 2 mm, fluido sottoretinico, sintomi visivi, pigmento arancione e vicinanza al disco ottico.

Gli emangiomi possono causare una perdita della vista permanente se il fluido sottoretinico persiste a lungo, portando alla degenerazione dei fotorecettori o a un distacco di retina essudativo. Se trattati tempestivamente con la PDT, i risultati visivi sono spesso molto buoni.

L'osteoma coroideale ha una prognosi più incerta poiché tende a crescere lentamente e può causare una decalcificazione che danneggia la retina sovrastante, portando a una perdita lenta ma progressiva della visione centrale.

7

Prevenzione

Non esiste una prevenzione specifica per impedire la formazione di una neoplasia benigna della coroide, trattandosi spesso di condizioni congenite o legate a fattori genetici non modificabili. Tuttavia, la prevenzione delle complicanze visive è possibile e fondamentale.

La strategia più efficace consiste nel sottoporsi a visite oculistiche regolari, specialmente se si ha una carnagione chiara o se sono presenti molti nei cutanei. Una diagnosi precoce permette di monitorare la lesione prima che causi danni irreversibili alla retina.

Per chi ha già ricevuto una diagnosi di nevo coroideale, è essenziale rispettare il calendario dei controlli suggerito dall'oculista. L'auto-monitoraggio tramite la Griglia di Amsler può essere utile per individuare precocemente la comparsa di distorsioni visive, che devono essere segnalate immediatamente al medico.

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Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi tempestivamente a un oculista se si avverte uno dei seguenti sintomi:

  • Comparsa improvvisa di visione sfocata o annebbiata in un solo occhio.
  • Percezione di linee dritte (come gli stipiti delle porte o le righe di un quaderno) che appaiono ondulate o interrotte (metamorfopsia).
  • Presenza di una macchia scura fissa nel campo visivo (scotoma).
  • Visione frequente di lampi luminosi o un aumento improvviso delle mosche volanti.
  • Un cambiamento rapido della capacità visiva che richiede un cambio frequente di occhiali (possibile segno di ipermetropia indotta dalla massa).

Anche in assenza di sintomi, se durante una visita di controllo viene riscontrata una "macchia nell'occhio", è fondamentale seguire l'iter diagnostico proposto per confermare la natura benigna della lesione e stabilire il corretto protocollo di monitoraggio.

Neoplasia benigna della coroide

Definizione

La neoplasia benigna della coroide identifica un gruppo eterogeneo di formazioni tumorali non cancerose che si sviluppano all'interno della coroide, la membrana vascolare dell'occhio situata tra la retina e la sclera. La coroide svolge un ruolo vitale per la salute oculare, poiché fornisce ossigeno e nutrimento agli strati esterni della retina. Quando le cellule all'interno di questo tessuto iniziano a proliferare in modo anomalo ma controllato, si forma una massa definita benigna, il che significa che non ha la capacità di invadere i tessuti circostanti o di diffondersi in altre parti del corpo (metastatizzare).

Esistono diverse tipologie di neoplasie benigne della coroide, tra cui le più comuni sono:

  1. Nevo coroideale: È la forma più frequente, simile a un neo sulla pelle. Si stima che colpisca circa il 5-10% della popolazione adulta. Sebbene sia benigno, richiede un monitoraggio periodico per escludere una trasformazione in melanoma uveale.
  2. Emangioma coroideale: Un tumore vascolare composto da una proliferazione di vasi sanguigni. Può presentarsi in forma circoscritta (solitamente isolata) o diffusa (spesso associata a sindromi sistemiche).
  3. Osteoma coroideale: Una rara formazione tumorale in cui il tessuto osseo maturo sostituisce il normale tessuto coroideale. Colpisce prevalentemente le giovani donne.
  4. Neurofibroma coroideale: Spesso associato a patologie genetiche come la neurofibromatosi di tipo 1.

Queste formazioni, pur non essendo letali, possono compromettere seriamente la funzione visiva se la loro crescita interferisce con la macula (la parte centrale della retina) o se causano l'accumulo di liquidi sotto la retina.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause precise che portano allo sviluppo di una neoplasia benigna della coroide non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca scientifica ha identificato diversi fattori che possono influenzarne la comparsa.

Per quanto riguarda i nevi coroideali, la loro origine è legata a un accumulo di melanociti (cellule che producono pigmento). Non sembrano esserci legami diretti con l'esposizione solare, a differenza dei nei cutanei, ma la predisposizione genetica gioca un ruolo fondamentale. Sono più comuni nei soggetti di carnagione chiara.

Gli emangiomi coroideali sono considerati malformazioni vascolari congenite. La forma diffusa è strettamente correlata alla sindrome di Sturge-Weber, una condizione rara caratterizzata da macchie cutanee "a vino porto" sul viso e anomalie vascolari cerebrali. La forma circoscritta, invece, compare solitamente in età adulta senza una causa sistemica apparente.

L'osteoma coroideale ha un'eziologia ancora ignota. Poiché colpisce maggiormente le donne in età fertile, è stata ipotizzata un'influenza ormonale, ma non vi sono prove definitive. Alcuni casi suggeriscono una componente infiammatoria o traumatica pregressa che stimola l'ossificazione ectopica.

In generale, i fattori di rischio includono:

  • Predisposizione genetica: Presenza di sindromi ereditarie.
  • Età: Alcuni tumori sono congeniti, altri compaiono con l'invecchiamento.
  • Fenotipo: La pigmentazione oculare e cutanea influenza la prevalenza dei nevi.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Nella grande maggioranza dei casi, la neoplasia benigna della coroide è completamente asintomatica. Molti pazienti scoprono di averne una solo durante una visita oculistica di routine con esame del fondo oculare. Tuttavia, se il tumore cresce o si trova in una posizione critica, possono insorgere diversi disturbi visivi.

Il sintomo più comune è la visione offuscata, che può derivare dalla pressione esercitata dal tumore sulla retina sovrastante o dall'accumulo di fluido sottoretinico (edema). Se il fluido raggiunge la macula, il paziente può avvertire una significativa riduzione della vista.

Un altro segnale caratteristico è la visione distorta, in cui le linee dritte appaiono ondulate o deformate. Questo accade perché la superficie della retina non è più perfettamente piana a causa della massa sottostante. Alcuni pazienti riferiscono la comparsa di uno scotoma, ovvero una macchia scura o un'area di "vuoto" nel campo visivo che corrisponde alla localizzazione del tumore.

In presenza di trazione sulla retina o alterazioni vascolari, possono verificarsi fenomeni luminosi noti come lampi di luce o la percezione di mosche volanti (corpi mobili). Se l'emangioma o il nevo causano un sollevamento della retina, può verificarsi un'ipermetropia acquisita improvvisa, dovuta al cambiamento della lunghezza focale dell'occhio.

Nei casi più gravi e rari, se la neoplasia causa un aumento della pressione intraoculare (glaucoma secondario), il paziente può avvertire dolore oculare e arrossamento, sebbene questa evenienza sia più tipica delle forme maligne.

Diagnosi

La diagnosi di una neoplasia benigna della coroide richiede una valutazione specialistica approfondita da parte di un oculista, spesso supportata da un esperto in oncologia oculare. L'obiettivo principale è distinguere la massa benigna da un possibile melanoma.

  1. Esame del fondo oculare: Attraverso la dilatazione della pupilla, il medico osserva direttamente la coroide. I nevi appaiono come macchie grigiastre o brunastre, mentre gli emangiomi hanno un colore rosso-arancio caratteristico.
  2. Ecografia oculare (B-scan): È fondamentale per misurare le dimensioni (altezza e base) del tumore e valutarne la riflettività interna. Gli emangiomi hanno solitamente un'alta riflettività, mentre i melanomi una riflettività medio-bassa.
  3. Tomografia a Coerenza Ottica (OCT): Questo esame permette di vedere gli strati della retina in sezione trasversale. È utilissimo per individuare la presenza di fluido sottoretinico o alterazioni dei fotorecettori, segni di attività della lesione.
  4. Fluorangiografia e Angiografia al Verde di Indocianina (ICG): Prevedono l'iniezione di coloranti in vena per studiare la circolazione sanguigna del tumore. L'ICG è particolarmente efficace per visualizzare i vasi della coroide e diagnosticare con precisione gli emangiomi.
  5. Autofluorescenza retinica: Aiuta a valutare lo stato di salute dell'epitelio pigmentato retinico sopra la lesione. La presenza di pigmento arancione (lipofuscina) all'autofluorescenza è un segnale di allarme per una possibile trasformazione maligna.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dipende strettamente dal tipo di neoplasia, dalle sue dimensioni e dalla presenza di sintomi. Se la lesione è piccola, stabile e non causa disturbi, l'approccio standard è l'osservazione (watch and wait). Il paziente viene sottoposto a controlli periodici (ogni 3, 6 o 12 mesi) con documentazione fotografica ed ecografica per monitorare eventuali cambiamenti.

Se la neoplasia causa sintomi o minaccia la vista (ad esempio per la presenza di fluido), si interviene con diverse opzioni:

  • Terapia Fotodinamica (PDT): È il trattamento d'elezione per gli emangiomi coroideali circoscritti. Si inietta un farmaco fotosensibilizzante (verteporfina) che si accumula nei vasi del tumore; successivamente, un laser a bassa potenza attiva il farmaco, chiudendo i vasi anomali e riducendo la massa senza danneggiare la retina circostante.
  • Fotocoagulazione Laser: Utilizzata in passato per sigillare i vasi e riassorbire il fluido, oggi è meno comune della PDT perché può causare cicatrici retiniche permanenti.
  • Iniezioni Intravitreali di farmaci anti-VEGF: Questi farmaci, iniettati direttamente nell'occhio, possono aiutare a ridurre l'edema e il fluido sottoretinico associato alla neoplasia, migliorando la visione sfocata.
  • Radioterapia (Brachiterapia): In casi rari, per emangiomi molto grandi o aggressivi che non rispondono ad altre terapie, si può ricorrere all'applicazione di una placca radioattiva, simile a quella usata per i tumori maligni.
  • Trattamento chirurgico: La rimozione chirurgica è estremamente rara e riservata a casi eccezionali, data l'elevata invasività e il rischio di complicanze.

Prognosi e Decorso

La prognosi per le neoplasie benigne della coroide è generalmente eccellente per quanto riguarda la sopravvivenza del paziente, poiché non vi è rischio di metastasi. Tuttavia, la prognosi visiva è variabile.

I nevi coroideali rimangono stabili per tutta la vita nella maggior parte dei casi. Il rischio di trasformazione in melanoma è molto basso (circa 1 su 8.000 all'anno). I medici utilizzano acronimi come "TFSOM" (To Find Small Ocular Melanoma) per valutare i fattori di rischio: spessore superiore a 2 mm, fluido sottoretinico, sintomi visivi, pigmento arancione e vicinanza al disco ottico.

Gli emangiomi possono causare una perdita della vista permanente se il fluido sottoretinico persiste a lungo, portando alla degenerazione dei fotorecettori o a un distacco di retina essudativo. Se trattati tempestivamente con la PDT, i risultati visivi sono spesso molto buoni.

L'osteoma coroideale ha una prognosi più incerta poiché tende a crescere lentamente e può causare una decalcificazione che danneggia la retina sovrastante, portando a una perdita lenta ma progressiva della visione centrale.

Prevenzione

Non esiste una prevenzione specifica per impedire la formazione di una neoplasia benigna della coroide, trattandosi spesso di condizioni congenite o legate a fattori genetici non modificabili. Tuttavia, la prevenzione delle complicanze visive è possibile e fondamentale.

La strategia più efficace consiste nel sottoporsi a visite oculistiche regolari, specialmente se si ha una carnagione chiara o se sono presenti molti nei cutanei. Una diagnosi precoce permette di monitorare la lesione prima che causi danni irreversibili alla retina.

Per chi ha già ricevuto una diagnosi di nevo coroideale, è essenziale rispettare il calendario dei controlli suggerito dall'oculista. L'auto-monitoraggio tramite la Griglia di Amsler può essere utile per individuare precocemente la comparsa di distorsioni visive, che devono essere segnalate immediatamente al medico.

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi tempestivamente a un oculista se si avverte uno dei seguenti sintomi:

  • Comparsa improvvisa di visione sfocata o annebbiata in un solo occhio.
  • Percezione di linee dritte (come gli stipiti delle porte o le righe di un quaderno) che appaiono ondulate o interrotte (metamorfopsia).
  • Presenza di una macchia scura fissa nel campo visivo (scotoma).
  • Visione frequente di lampi luminosi o un aumento improvviso delle mosche volanti.
  • Un cambiamento rapido della capacità visiva che richiede un cambio frequente di occhiali (possibile segno di ipermetropia indotta dalla massa).

Anche in assenza di sintomi, se durante una visita di controllo viene riscontrata una "macchia nell'occhio", è fondamentale seguire l'iter diagnostico proposto per confermare la natura benigna della lesione e stabilire il corretto protocollo di monitoraggio.

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