Neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche

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Definizione

Le Neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche costituiscono un gruppo estremamente eterogeneo e raro di patologie proliferative che originano dalle cellule del sistema dei fagociti mononucleati e dalle cellule presentanti l'antigene (APC). Queste cellule, note rispettivamente come istiociti (macrofagi tissutali) e cellule dendritiche, svolgono un ruolo cruciale nella risposta immunitaria dell'organismo, agendo come sentinelle che identificano e processano gli agenti patogeni.

In condizioni normali, queste cellule migrano attraverso il sangue e i tessuti per proteggere il corpo. Tuttavia, nelle neoplasie istiocitarie, si verifica una proliferazione incontrollata di queste cellule a causa di mutazioni genetiche acquisite. La classificazione di queste malattie è complessa e si è evoluta significativamente con l'avvento della patologia molecolare. Le forme più note includono l'istiocitosi a cellule di Langerhans (LCH), la malattia di Erdheim-Chester (ECD), la malattia di Rosai-Dorfman (RDD) e il sarcoma istiocitario.

Queste condizioni possono presentarsi come lesioni solitarie limitate a un singolo organo (forme localizzate) o coinvolgere più sistemi organici contemporaneamente (forme sistemiche o multisistemiche). Sebbene alcune forme abbiano un decorso indolente e possano persino regredire spontaneamente, altre sono aggressive e richiedono trattamenti oncologici intensivi. La rarità di queste patologie rende spesso difficile la diagnosi iniziale, richiedendo l'intervento di centri specializzati in ematologia e oncologia.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte che portano allo sviluppo delle neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca scientifica ha compiuto passi da gigante nell'identificare i meccanismi molecolari sottostanti. A differenza di molti tumori solidi, queste patologie non sembrano essere strettamente legate a fattori ambientali comuni come il fumo o l'esposizione a sostanze chimiche, né sono considerate malattie ereditarie trasmissibili dai genitori ai figli.

Il principale motore di queste neoplasie è rappresentato da mutazioni somatiche (acquisite durante la vita) che attivano in modo anomalo la via di segnalazione MAPK/ERK. Questa via metabolica è fondamentale per la crescita e la sopravvivenza cellulare. La mutazione più frequentemente riscontrata, specialmente nell'istiocitosi a cellule di Langerhans e nella malattia di Erdheim-Chester, è la mutazione BRAF V600E. Altre alterazioni genetiche coinvolgono i geni MAP2K1, ARAF e i recettori tirosin-chinasici.

Non sono stati identificati fattori di rischio certi, ma alcune osservazioni cliniche suggeriscono possibili correlazioni:

  • Età: Alcune forme, come l'istiocitosi a cellule di Langerhans, sono più comuni nei bambini, mentre la malattia di Erdheim-Chester colpisce prevalentemente gli adulti tra i 50 e i 70 anni.
  • Associazione con altre neoplasie: In rari casi, le neoplasie istiocitarie possono svilupparsi in pazienti che hanno già sofferto di altre malattie del sangue, come la leucemia mieloide acuta o il linfoma non-Hodgkin, suggerendo una possibile origine comune da una cellula staminale emopoietica mutata.
  • Fumo di sigaretta: Esiste una forma specifica di istiocitosi a cellule di Langerhans polmonare che colpisce quasi esclusivamente i giovani fumatori adulti, indicando che l'irritazione cronica dei tessuti polmonari può innescare la proliferazione cellulare in soggetti predisposti.
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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi delle neoplasie istiocitarie sono estremamente variabili e dipendono interamente dagli organi coinvolti e dall'aggressività della proliferazione cellulare. Poiché gli istiociti possono infiltrarsi in quasi ogni tessuto, la presentazione clinica può mimare molte altre malattie.

Manifestazioni Ossee

L'osso è il sito più frequentemente colpito, specialmente nell'istiocitosi a cellule di Langerhans. Il sintomo principale è il dolore alle ossa, spesso localizzato al cranio, alle costole o al femore. In alcuni casi, l'indebolimento della struttura ossea può portare a una frattura spontanea anche in assenza di traumi significativi.

Manifestazioni Cutanee

La pelle è un altro organo spesso interessato. I pazienti possono presentare un'eruzione cutanea che ricorda la dermatite seborroica o l'eczema, ma che non risponde alle terapie standard. Si possono osservare piccole papule rossastre, noduli sottocutanei o croste, specialmente sul cuoio capelluto, nelle pieghe cutanee o sul tronco. Il prurito può essere presente ma non è costante.

Manifestazioni Sistemiche e d'Organo

Nelle forme multisistemiche, i pazienti possono avvertire sintomi generali come:

  • Febbre persistente o ricorrente senza una causa infettiva apparente.
  • Stanchezza cronica e debolezza generalizzata.
  • Perdita di peso involontaria e significativa.
  • Sudorazioni notturne abbondanti.

Se la malattia colpisce il sistema endocrino, in particolare l'ipofisi, può manifestarsi il diabete insipido, caratterizzato da eccessiva produzione di urina e sete insaziabile. Il coinvolgimento del sistema linfatico porta a ingrossamento dei linfonodi (spesso nel collo o nelle ascelle). Se sono interessati fegato e milza, il paziente può avvertire dolore addominale o gonfiore dovuto a ingrossamento del fegato o della milza, talvolta accompagnati da colorazione giallastra della pelle.

Il coinvolgimento polmonare può causare tosse secca e difficoltà respiratoria sotto sforzo. Nei casi più rari in cui viene colpito il sistema nervoso centrale, possono comparire mal di testa, problemi di coordinazione o alterazioni della vista come l'occhi sporgenti (tipico di alcune forme di ECD).

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Diagnosi

Il percorso diagnostico per le neoplasie istiocitarie è spesso complesso e richiede un approccio multidisciplinare. Data la rarità della condizione, il sospetto clinico deve essere confermato da esami approfonditi.

  1. Biopsia tissutale: È l'esame fondamentale. Consiste nel prelievo di un campione di tessuto dall'organo colpito (osso, pelle, linfonodo). Il patologo analizza le cellule al microscopio per identificare le caratteristiche morfologiche tipiche degli istiociti o delle cellule dendritiche neoplastiche.
  2. Immunoistochimica: Questa tecnica utilizza anticorpi specifici per identificare proteine sulla superficie delle cellule. Marker come CD1a, Langerina (CD207), S100, CD68 e CD163 sono essenziali per distinguere tra i diversi sottotipi di neoplasia istiocitaria.
  3. Test Molecolari: La ricerca della mutazione BRAF V600E e di altre alterazioni della via MAPK è ormai diventata uno standard. Questi test non solo confermano la diagnosi, ma guidano anche la scelta di terapie mirate.
  4. Imaging: Per valutare l'estensione della malattia (stadiazione), si ricorre a:
    • TC (Tomografia Computerizzata): Per valutare polmoni e addome.
    • Risonanza Magnetica (RM): Ideale per lo studio del cervello e del midollo osseo.
    • PET/TC con fluorodesossiglucosio (FDG): Molto utile per identificare tutte le aree di attività metabolica della malattia nel corpo.
  5. Esami del sangue: Sebbene non esistano marcatori tumorali specifici nel sangue, l'emocromo completo e i test della funzionalità epatica e renale aiutano a valutare lo stato di salute generale e l'eventuale coinvolgimento del midollo osseo o degli organi vitali.
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Trattamento e Terapie

Il trattamento delle neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche è altamente personalizzato e dipende dal tipo specifico di malattia, dalla sua estensione e dalla presenza di mutazioni genetiche.

Osservazione (Watch and Wait)

Nelle forme localizzate e asintomatiche, specialmente in alcuni casi di istiocitosi a cellule di Langerhans cutanea o ossea solitaria, il medico può optare per un monitoraggio stretto senza intervenire immediatamente, poiché alcune lesioni possono regredire spontaneamente.

Terapia Locale

Per lesioni ossee singole, si può ricorrere al curettage (asportazione chirurgica locale) o, meno comunemente, alla radioterapia a basse dosi. Le lesioni cutanee limitate possono essere trattate con corticosteroidi topici o fototerapia.

Terapia Sistemica (Chemioterapia)

Nelle forme multisistemiche o aggressive, la chemioterapia rimane un pilastro del trattamento. I farmaci più utilizzati includono la vinblastina (spesso associata a corticosteroidi come il prednisone), la cladribina e la citarabina. Questi farmaci mirano a distruggere le cellule in rapida proliferazione.

Terapie Mirate (Targeted Therapy)

Questa è la frontiera più avanzata del trattamento. Per i pazienti che presentano la mutazione BRAF V600E, l'uso di inibitori di BRAF come il vemurafenib o il dabrafenib ha mostrato risultati straordinari, portando spesso a remissioni rapide anche in casi precedentemente resistenti alla chemioterapia. Se sono presenti altre mutazioni della via MAPK, si possono utilizzare inibitori di MEK come il cobimetinib o il trametinib.

Altre Terapie

In casi selezionati, possono essere utilizzati farmaci immunomodulatori o anticorpi monoclonali. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è riservato ai casi più gravi e refrattari alle terapie convenzionali.

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Prognosi e Decorso

La prognosi delle neoplasie istiocitarie varia enormemente.

  • Forme a basso rischio: L'istiocitosi a cellule di Langerhans che coinvolge solo le ossa o la pelle ha generalmente una prognosi eccellente, con tassi di sopravvivenza vicini al 100%, sebbene possano verificarsi recidive locali.
  • Forme ad alto rischio: Il coinvolgimento di organi definiti "a rischio" come il fegato, la milza o il midollo osseo peggiora la prognosi e richiede trattamenti più aggressivi.
  • Malattie croniche: Condizioni come la malattia di Erdheim-Chester sono spesso croniche e richiedono terapie a lungo termine. Grazie alle nuove terapie mirate, la sopravvivenza e la qualità della vita di questi pazienti sono migliorate drasticamente negli ultimi anni.
  • Forme aggressive: Il sarcoma istiocitario è una forma molto rara e aggressiva che richiede un trattamento intensivo immediato, poiché tende a diffondersi rapidamente.

Il decorso della malattia può essere caratterizzato da periodi di remissione alternati a recidive. È fondamentale un follow-up a lungo termine per monitorare non solo la ricomparsa della malattia, ma anche i possibili effetti collaterali tardivi dei trattamenti, come disfunzioni ormonali o problemi neurologici.

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Prevenzione

Attualmente non esistono misure di prevenzione efficaci per le neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche. Poiché queste malattie derivano da mutazioni genetiche casuali che avvengono nelle cellule somatiche e non sono influenzate da stili di vita prevenibili (fatta eccezione per la correlazione tra fumo e istiocitosi polmonare), la prevenzione primaria non è possibile.

L'unica raccomandazione preventiva specifica riguarda l'astensione dal fumo di sigaretta, che è chiaramente collegato allo sviluppo e al peggioramento dell'istiocitosi a cellule di Langerhans polmonare nell'adulto. Smettere di fumare può, in molti casi, portare alla stabilizzazione o addirittura alla regressione delle lesioni polmonari in questa specifica variante.

La diagnosi precoce rimane lo strumento più importante per migliorare l'esito clinico. Essere consapevoli dei segnali d'allarme e consultare tempestivamente un medico permette di iniziare il percorso diagnostico prima che la malattia causi danni permanenti agli organi.

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Quando Consultare un Medico

È opportuno consultare un medico se si manifestano sintomi persistenti che non trovano spiegazione in cause comuni. In particolare, è bene prestare attenzione a:

  • Dolori ossei che non passano con il riposo o che peggiorano di notte.
  • Comparsa di noduli cutanei o eruzioni cutanee resistenti alle comuni creme idratanti o cortisoniche.
  • Un aumento improvviso della sete e della frequenza della minzione.
  • Ingrossamento persistente e indolore dei linfonodi.
  • Febbre inspiegabile che dura da più di due settimane.
  • Tosse secca persistente associata a fiato corto.

In presenza di questi sintomi, il medico di medicina generale potrà prescrivere i primi accertamenti (come esami del sangue o radiografie) e, se necessario, indirizzare il paziente a uno specialista ematologo o oncologo per una valutazione più approfondita.

Neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche

Definizione

Le Neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche costituiscono un gruppo estremamente eterogeneo e raro di patologie proliferative che originano dalle cellule del sistema dei fagociti mononucleati e dalle cellule presentanti l'antigene (APC). Queste cellule, note rispettivamente come istiociti (macrofagi tissutali) e cellule dendritiche, svolgono un ruolo cruciale nella risposta immunitaria dell'organismo, agendo come sentinelle che identificano e processano gli agenti patogeni.

In condizioni normali, queste cellule migrano attraverso il sangue e i tessuti per proteggere il corpo. Tuttavia, nelle neoplasie istiocitarie, si verifica una proliferazione incontrollata di queste cellule a causa di mutazioni genetiche acquisite. La classificazione di queste malattie è complessa e si è evoluta significativamente con l'avvento della patologia molecolare. Le forme più note includono l'istiocitosi a cellule di Langerhans (LCH), la malattia di Erdheim-Chester (ECD), la malattia di Rosai-Dorfman (RDD) e il sarcoma istiocitario.

Queste condizioni possono presentarsi come lesioni solitarie limitate a un singolo organo (forme localizzate) o coinvolgere più sistemi organici contemporaneamente (forme sistemiche o multisistemiche). Sebbene alcune forme abbiano un decorso indolente e possano persino regredire spontaneamente, altre sono aggressive e richiedono trattamenti oncologici intensivi. La rarità di queste patologie rende spesso difficile la diagnosi iniziale, richiedendo l'intervento di centri specializzati in ematologia e oncologia.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte che portano allo sviluppo delle neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca scientifica ha compiuto passi da gigante nell'identificare i meccanismi molecolari sottostanti. A differenza di molti tumori solidi, queste patologie non sembrano essere strettamente legate a fattori ambientali comuni come il fumo o l'esposizione a sostanze chimiche, né sono considerate malattie ereditarie trasmissibili dai genitori ai figli.

Il principale motore di queste neoplasie è rappresentato da mutazioni somatiche (acquisite durante la vita) che attivano in modo anomalo la via di segnalazione MAPK/ERK. Questa via metabolica è fondamentale per la crescita e la sopravvivenza cellulare. La mutazione più frequentemente riscontrata, specialmente nell'istiocitosi a cellule di Langerhans e nella malattia di Erdheim-Chester, è la mutazione BRAF V600E. Altre alterazioni genetiche coinvolgono i geni MAP2K1, ARAF e i recettori tirosin-chinasici.

Non sono stati identificati fattori di rischio certi, ma alcune osservazioni cliniche suggeriscono possibili correlazioni:

  • Età: Alcune forme, come l'istiocitosi a cellule di Langerhans, sono più comuni nei bambini, mentre la malattia di Erdheim-Chester colpisce prevalentemente gli adulti tra i 50 e i 70 anni.
  • Associazione con altre neoplasie: In rari casi, le neoplasie istiocitarie possono svilupparsi in pazienti che hanno già sofferto di altre malattie del sangue, come la leucemia mieloide acuta o il linfoma non-Hodgkin, suggerendo una possibile origine comune da una cellula staminale emopoietica mutata.
  • Fumo di sigaretta: Esiste una forma specifica di istiocitosi a cellule di Langerhans polmonare che colpisce quasi esclusivamente i giovani fumatori adulti, indicando che l'irritazione cronica dei tessuti polmonari può innescare la proliferazione cellulare in soggetti predisposti.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi delle neoplasie istiocitarie sono estremamente variabili e dipendono interamente dagli organi coinvolti e dall'aggressività della proliferazione cellulare. Poiché gli istiociti possono infiltrarsi in quasi ogni tessuto, la presentazione clinica può mimare molte altre malattie.

Manifestazioni Ossee

L'osso è il sito più frequentemente colpito, specialmente nell'istiocitosi a cellule di Langerhans. Il sintomo principale è il dolore alle ossa, spesso localizzato al cranio, alle costole o al femore. In alcuni casi, l'indebolimento della struttura ossea può portare a una frattura spontanea anche in assenza di traumi significativi.

Manifestazioni Cutanee

La pelle è un altro organo spesso interessato. I pazienti possono presentare un'eruzione cutanea che ricorda la dermatite seborroica o l'eczema, ma che non risponde alle terapie standard. Si possono osservare piccole papule rossastre, noduli sottocutanei o croste, specialmente sul cuoio capelluto, nelle pieghe cutanee o sul tronco. Il prurito può essere presente ma non è costante.

Manifestazioni Sistemiche e d'Organo

Nelle forme multisistemiche, i pazienti possono avvertire sintomi generali come:

  • Febbre persistente o ricorrente senza una causa infettiva apparente.
  • Stanchezza cronica e debolezza generalizzata.
  • Perdita di peso involontaria e significativa.
  • Sudorazioni notturne abbondanti.

Se la malattia colpisce il sistema endocrino, in particolare l'ipofisi, può manifestarsi il diabete insipido, caratterizzato da eccessiva produzione di urina e sete insaziabile. Il coinvolgimento del sistema linfatico porta a ingrossamento dei linfonodi (spesso nel collo o nelle ascelle). Se sono interessati fegato e milza, il paziente può avvertire dolore addominale o gonfiore dovuto a ingrossamento del fegato o della milza, talvolta accompagnati da colorazione giallastra della pelle.

Il coinvolgimento polmonare può causare tosse secca e difficoltà respiratoria sotto sforzo. Nei casi più rari in cui viene colpito il sistema nervoso centrale, possono comparire mal di testa, problemi di coordinazione o alterazioni della vista come l'occhi sporgenti (tipico di alcune forme di ECD).

Diagnosi

Il percorso diagnostico per le neoplasie istiocitarie è spesso complesso e richiede un approccio multidisciplinare. Data la rarità della condizione, il sospetto clinico deve essere confermato da esami approfonditi.

  1. Biopsia tissutale: È l'esame fondamentale. Consiste nel prelievo di un campione di tessuto dall'organo colpito (osso, pelle, linfonodo). Il patologo analizza le cellule al microscopio per identificare le caratteristiche morfologiche tipiche degli istiociti o delle cellule dendritiche neoplastiche.
  2. Immunoistochimica: Questa tecnica utilizza anticorpi specifici per identificare proteine sulla superficie delle cellule. Marker come CD1a, Langerina (CD207), S100, CD68 e CD163 sono essenziali per distinguere tra i diversi sottotipi di neoplasia istiocitaria.
  3. Test Molecolari: La ricerca della mutazione BRAF V600E e di altre alterazioni della via MAPK è ormai diventata uno standard. Questi test non solo confermano la diagnosi, ma guidano anche la scelta di terapie mirate.
  4. Imaging: Per valutare l'estensione della malattia (stadiazione), si ricorre a:
    • TC (Tomografia Computerizzata): Per valutare polmoni e addome.
    • Risonanza Magnetica (RM): Ideale per lo studio del cervello e del midollo osseo.
    • PET/TC con fluorodesossiglucosio (FDG): Molto utile per identificare tutte le aree di attività metabolica della malattia nel corpo.
  5. Esami del sangue: Sebbene non esistano marcatori tumorali specifici nel sangue, l'emocromo completo e i test della funzionalità epatica e renale aiutano a valutare lo stato di salute generale e l'eventuale coinvolgimento del midollo osseo o degli organi vitali.

Trattamento e Terapie

Il trattamento delle neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche è altamente personalizzato e dipende dal tipo specifico di malattia, dalla sua estensione e dalla presenza di mutazioni genetiche.

Osservazione (Watch and Wait)

Nelle forme localizzate e asintomatiche, specialmente in alcuni casi di istiocitosi a cellule di Langerhans cutanea o ossea solitaria, il medico può optare per un monitoraggio stretto senza intervenire immediatamente, poiché alcune lesioni possono regredire spontaneamente.

Terapia Locale

Per lesioni ossee singole, si può ricorrere al curettage (asportazione chirurgica locale) o, meno comunemente, alla radioterapia a basse dosi. Le lesioni cutanee limitate possono essere trattate con corticosteroidi topici o fototerapia.

Terapia Sistemica (Chemioterapia)

Nelle forme multisistemiche o aggressive, la chemioterapia rimane un pilastro del trattamento. I farmaci più utilizzati includono la vinblastina (spesso associata a corticosteroidi come il prednisone), la cladribina e la citarabina. Questi farmaci mirano a distruggere le cellule in rapida proliferazione.

Terapie Mirate (Targeted Therapy)

Questa è la frontiera più avanzata del trattamento. Per i pazienti che presentano la mutazione BRAF V600E, l'uso di inibitori di BRAF come il vemurafenib o il dabrafenib ha mostrato risultati straordinari, portando spesso a remissioni rapide anche in casi precedentemente resistenti alla chemioterapia. Se sono presenti altre mutazioni della via MAPK, si possono utilizzare inibitori di MEK come il cobimetinib o il trametinib.

Altre Terapie

In casi selezionati, possono essere utilizzati farmaci immunomodulatori o anticorpi monoclonali. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è riservato ai casi più gravi e refrattari alle terapie convenzionali.

Prognosi e Decorso

La prognosi delle neoplasie istiocitarie varia enormemente.

  • Forme a basso rischio: L'istiocitosi a cellule di Langerhans che coinvolge solo le ossa o la pelle ha generalmente una prognosi eccellente, con tassi di sopravvivenza vicini al 100%, sebbene possano verificarsi recidive locali.
  • Forme ad alto rischio: Il coinvolgimento di organi definiti "a rischio" come il fegato, la milza o il midollo osseo peggiora la prognosi e richiede trattamenti più aggressivi.
  • Malattie croniche: Condizioni come la malattia di Erdheim-Chester sono spesso croniche e richiedono terapie a lungo termine. Grazie alle nuove terapie mirate, la sopravvivenza e la qualità della vita di questi pazienti sono migliorate drasticamente negli ultimi anni.
  • Forme aggressive: Il sarcoma istiocitario è una forma molto rara e aggressiva che richiede un trattamento intensivo immediato, poiché tende a diffondersi rapidamente.

Il decorso della malattia può essere caratterizzato da periodi di remissione alternati a recidive. È fondamentale un follow-up a lungo termine per monitorare non solo la ricomparsa della malattia, ma anche i possibili effetti collaterali tardivi dei trattamenti, come disfunzioni ormonali o problemi neurologici.

Prevenzione

Attualmente non esistono misure di prevenzione efficaci per le neoplasie istiocitarie e delle cellule dendritiche. Poiché queste malattie derivano da mutazioni genetiche casuali che avvengono nelle cellule somatiche e non sono influenzate da stili di vita prevenibili (fatta eccezione per la correlazione tra fumo e istiocitosi polmonare), la prevenzione primaria non è possibile.

L'unica raccomandazione preventiva specifica riguarda l'astensione dal fumo di sigaretta, che è chiaramente collegato allo sviluppo e al peggioramento dell'istiocitosi a cellule di Langerhans polmonare nell'adulto. Smettere di fumare può, in molti casi, portare alla stabilizzazione o addirittura alla regressione delle lesioni polmonari in questa specifica variante.

La diagnosi precoce rimane lo strumento più importante per migliorare l'esito clinico. Essere consapevoli dei segnali d'allarme e consultare tempestivamente un medico permette di iniziare il percorso diagnostico prima che la malattia causi danni permanenti agli organi.

Quando Consultare un Medico

È opportuno consultare un medico se si manifestano sintomi persistenti che non trovano spiegazione in cause comuni. In particolare, è bene prestare attenzione a:

  • Dolori ossei che non passano con il riposo o che peggiorano di notte.
  • Comparsa di noduli cutanei o eruzioni cutanee resistenti alle comuni creme idratanti o cortisoniche.
  • Un aumento improvviso della sete e della frequenza della minzione.
  • Ingrossamento persistente e indolore dei linfonodi.
  • Febbre inspiegabile che dura da più di due settimane.
  • Tosse secca persistente associata a fiato corto.

In presenza di questi sintomi, il medico di medicina generale potrà prescrivere i primi accertamenti (come esami del sangue o radiografie) e, se necessario, indirizzare il paziente a uno specialista ematologo o oncologo per una valutazione più approfondita.

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