Leucemia plasmacellulare

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Definizione

La leucemia plasmacellulare (LPC) è una forma rara, estremamente aggressiva e clinicamente distinta di discrasia plasmacellulare. Si tratta di una variante del mieloma multiplo, caratterizzata dalla presenza di un numero elevato di plasmacellule maligne che circolano nel sangue periferico. A differenza del mieloma classico, dove le cellule tumorali rimangono confinate principalmente nel midollo osseo, nella leucemia plasmacellulare queste cellule acquisiscono la capacità di fuoriuscire nel circolo sanguigno, colonizzando altri organi e tessuti.

Dal punto di vista clinico, la malattia viene classificata in due tipologie principali: primaria e secondaria. La leucemia plasmacellulare primaria (pLPC) si manifesta "de novo" in pazienti che non hanno una diagnosi precedente di mieloma multiplo. Rappresenta circa il 60% dei casi ed è caratterizzata da un esordio esplosivo e un coinvolgimento multiorgano. La leucemia plasmacellulare secondaria (sLPC), invece, rappresenta l'evoluzione terminale o la trasformazione leucemica di un mieloma multiplo preesistente, spesso già trattato con diverse linee di terapia.

I criteri diagnostici classici richiedono la presenza di un numero assoluto di plasmacellule nel sangue superiore a 2.000 per microlitro (2.0 x 10^9/L) o una percentuale di plasmacellule circolanti superiore al 20% della conta leucocitaria totale. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che anche percentuali inferiori (come il 5%) possano indicare una prognosi altrettanto severa, portando la comunità scientifica a riconsiderare queste soglie per una diagnosi più precoce.

Questa patologia è considerata un'emergenza ematologica a causa della sua rapida progressione e della tendenza a causare gravi complicazioni sistemiche. La comprensione della sua biologia è fondamentale, poiché le plasmacellule della LPC mostrano caratteristiche molecolari uniche, come una ridotta espressione di molecole di adesione (come CD56), che spiega la loro capacità di circolare liberamente nel sangue anziché restare ancorate allo stroma midollare.

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Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte della leucemia plasmacellulare non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca scientifica ha identificato numerosi meccanismi genetici e molecolari che ne guidano lo sviluppo. Alla base della malattia vi è un accumulo di mutazioni genetiche che conferiscono alle plasmacellule un vantaggio proliferativo e la capacità di sopravvivere al di fuori dell'ambiente protettivo del midollo osseo. Queste mutazioni colpiscono geni regolatori del ciclo cellulare e della morte cellulare programmata (apoptosi).

Tra le anomalie citogenetiche più frequenti si riscontrano le traslocazioni che coinvolgono il locus delle catene pesanti delle immunoglobuline sul cromosoma 14. Particolarmente comuni sono la traslocazione t(11;14), presente in circa la metà dei casi di forma primaria, e le delezioni del braccio corto del cromosoma 17 (del 17p), che comporta la perdita del gene oncosoppressore TP53. La perdita di TP53 è associata a una marcata resistenza ai farmaci chemioterapici convenzionali e a una progressione clinica molto rapida.

I fattori di rischio per la forma secondaria sono strettamente legati alla storia clinica del mieloma multiplo. I pazienti con mieloma ad alto rischio citogenetico o con una malattia refrattaria alle terapie standard hanno una maggiore probabilità di sviluppare una trasformazione leucemica. Per la forma primaria, non sono stati identificati fattori ambientali o stili di vita specifici, sebbene l'esposizione a radiazioni ionizzanti, pesticidi o sostanze chimiche industriali sia stata ipotizzata come possibile trigger in soggetti geneticamente predisposti.

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Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della leucemia plasmacellulare sono spesso più gravi e si sviluppano più rapidamente rispetto a quelli del mieloma classico. La massiccia infiltrazione del midollo osseo da parte delle cellule tumorali compromette la produzione delle normali cellule del sangue, portando a una serie di manifestazioni sistemiche.

Il sintomo più comune è la stanchezza estrema, causata da una profonda anemia (carenza di globuli rossi). I pazienti riferiscono spesso fiato corto anche per sforzi minimi e un senso di debolezza generalizzata. La riduzione delle piastrine, nota come trombocitopenia, si manifesta con la comparsa di lividi spontanei, piccole macchie rosse sulla pelle (petecchie) o episodi di sangue dal naso e sanguinamento delle gengive.

Il coinvolgimento osseo è frequente e si presenta con un intenso dolore alle ossa, localizzato specialmente alla colonna vertebrale, alle costole o al bacino. Questo dolore è spesso il risultato di lesioni osteolitiche (aree di erosione dell'osso) che possono portare a fratture patologiche. La distruzione del tessuto osseo rilascia grandi quantità di calcio nel sangue, provocando ipercalcemia. Questa condizione può causare stato confusionale, nausea, stitichezza e una marcata eccessiva produzione di urina.

A differenza del mieloma, la LPC mostra spesso un coinvolgimento degli organi extra-midollari. I pazienti possono presentare ingrossamento del fegato e della milza o linfonodi ingrossati. Inoltre, la compromissione della funzione immunitaria dovuta alla riduzione dei globuli bianchi sani espone il soggetto a una elevata suscettibilità verso ogni infezione ricorrente, spesso accompagnata da febbre alta e brividi. Infine, l'accumulo di proteine anomale prodotte dalle plasmacellule può danneggiare i reni, portando a una rapida insufficienza renale, che si manifesta con gonfiore alle gambe e riduzione della diuresi.

In sintesi, i sintomi principali includono:

  • Astenia grave e pallore.
  • Dolori ossei persistenti.
  • Ecchimosi e sanguinamenti anomali.
  • Febbre e infezioni frequenti.
  • Perdita di peso involontaria.
  • Confusione e sonnolenza (legate all'ipercalcemia).
4

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la leucemia plasmacellulare deve essere tempestivo e multidisciplinare. Il primo sospetto nasce solitamente da un esame emocromocitometrico completo che rivela la presenza di cellule atipiche nel sangue periferico. La conferma richiede l'osservazione microscopica di uno striscio di sangue, dove l'ematologo identifica le plasmacellule circolanti con le loro caratteristiche morfologiche tipiche (nucleo eccentrico e citoplasma basofilo).

L'esame del midollo osseo tramite aspirato e biopsia osteomidollare è fondamentale per valutare l'entità dell'infiltrazione tumorale, che nella LPC è solitamente massiva (spesso superiore all'80-90%). Su questi campioni vengono eseguiti test di immunofenotipizzazione tramite citometria a flusso, che permettono di identificare i marcatori di superficie delle cellule (come CD138 e CD38) e confermare la natura clonale delle plasmacellule.

La valutazione citogenetica, in particolare l'ibridazione in situ fluorescente (FISH), è cruciale per identificare le anomalie cromosomiche (come la delezione 17p o la t(11;14)) che influenzano la scelta terapeutica e la prognosi. Parallelamente, vengono eseguiti esami biochimici per valutare la funzionalità renale, i livelli di calcio, la lattato deidrogenasi (LDH) — spesso elevata in questa patologia — e l'elettroforesi delle sieroproteine per identificare la componente monoclonale (proteina M).

Infine, le tecniche di imaging avanzate come la TC total body a basso dosaggio, la risonanza magnetica (RM) o la PET/TC sono utilizzate per mappare le lesioni ossee e individuare eventuali localizzazioni della malattia al di fuori del midollo (plasmocitomi extramidollari).

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Trattamento e Terapie

A causa dell'aggressività della malattia, il trattamento deve iniziare il più presto possibile dopo la diagnosi. L'obiettivo principale è ottenere una rapida riduzione della massa tumorale e controllare le complicazioni acute. L'approccio terapeutico moderno si basa sull'uso di combinazioni di farmaci (terapie a tripletta o quadrupletto) che agiscono con meccanismi diversi.

La terapia di induzione solitamente include inibitori del proteasoma (come il bortezomib o il carfilzomib), farmaci immunomodulatori (come la lenalidomide o la pomalidomide) e corticosteroidi (desametasone). In molti casi, vengono aggiunti anticorpi monoclonali (come il daratumumab) che bersagliano specificamente le plasmacellule. Nei pazienti giovani e in condizioni fisiche idonee, l'obiettivo è raggiungere una risposta profonda per poi procedere al trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche, spesso seguito da un secondo trapianto (tandem) o da un trapianto allogenico (da donatore) in casi selezionati.

Per i pazienti che non possono affrontare procedure intensive come il trapianto, si utilizzano regimi chemioterapici meno aggressivi ma comunque efficaci nel controllare i sintomi e prolungare la sopravvivenza. La gestione delle complicanze è altrettanto importante: l'uso di bifosfonati o denosumab aiuta a rinforzare le ossa e prevenire fratture, mentre l'idratazione endovenosa e farmaci specifici sono necessari per trattare l'ipercalcemia e proteggere i reni.

Negli ultimi anni, nuove frontiere terapeutiche come le cellule CAR-T e gli anticorpi bispecifici stanno mostrando risultati promettenti nei casi di malattia recidivante o refrattaria, offrendo nuove speranze per una patologia storicamente difficile da trattare.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi della leucemia plasmacellulare rimane, purtroppo, meno favorevole rispetto a quella del mieloma multiplo standard. Tuttavia, l'introduzione dei nuovi farmaci biologici e delle tecniche di trapianto ha significativamente migliorato le prospettive di vita rispetto al passato. Se un tempo la sopravvivenza media si misurava in pochi mesi, oggi molti pazienti riescono a ottenere remissioni prolungate.

Il decorso della malattia è influenzato da diversi fattori: la risposta iniziale alla terapia di induzione è il principale indicatore prognostico. I pazienti che raggiungono una "malattia residua minima negativa" (ovvero l'assenza di cellule tumorali rilevabili con tecniche sensibilissime) hanno le migliori probabilità di sopravvivenza a lungo termine. Al contrario, la presenza di anomalie citogenetiche come la delezione del cromosoma 17p rimane un fattore di rischio per recidive precoci.

La qualità della vita durante il trattamento può essere influenzata dagli effetti collaterali delle terapie e dalla necessità di frequenti controlli ospedalieri. Tuttavia, il controllo efficace dei sintomi come il dolore e l'astenia permette a molti pazienti di mantenere una buona autonomia per lunghi periodi.

7

Prevenzione

Attualmente non esistono strategie di prevenzione primaria per la leucemia plasmacellulare, poiché non sono state identificate cause ambientali evitabili con certezza. La prevenzione si focalizza quindi sulla diagnosi precoce e sul monitoraggio attento.

Per i pazienti già affetti da mieloma multiplo, è fondamentale seguire rigorosamente il piano di follow-up ematologico. Controlli regolari del sangue e del midollo permettono di individuare tempestivamente i segni di una possibile trasformazione leucemica (forma secondaria), intervenendo prima che la malattia diventi sintomatica o sistemica.

In generale, mantenere uno stile di vita sano, evitare l'esposizione non necessaria a sostanze tossiche industriali e sottoporsi a esami del sangue di routine può aiutare a identificare precocemente anomalie ematologiche che richiedono approfondimenti specialistici.

8

Quando Consultare un Medico

È importante rivolgersi al proprio medico di medicina generale o a uno specialista ematologo se si manifestano sintomi persistenti e inspiegabili. In particolare, non dovrebbero essere sottovalutati:

  1. Stanchezza persistente: Una spossatezza che non migliora con il riposo e che interferisce con le attività quotidiane.
  2. Dolori ossei nuovi: Specialmente se localizzati alla schiena o alle costole e se peggiorano durante la notte o con il movimento.
  3. Infezioni frequenti: Se ci si ammala spesso di polmoniti, bronchiti o altre infezioni che richiedono ripetuti cicli di antibiotici.
  4. Sanguinamenti insoliti: Comparsa di lividi senza traumi evidenti o frequenti episodi di sangue dal naso.
  5. Sintomi neurologici o confusione: Segni che potrebbero indicare un innalzamento pericoloso del calcio nel sangue.

Una diagnosi rapida è essenziale nella leucemia plasmacellulare per avviare immediatamente le terapie protettive per i reni e le ossa e iniziare il trattamento citoreduttivo volto a bloccare la proliferazione delle cellule maligne.

Leucemia plasmacellulare

Definizione

La leucemia plasmacellulare (LPC) è una forma rara, estremamente aggressiva e clinicamente distinta di discrasia plasmacellulare. Si tratta di una variante del mieloma multiplo, caratterizzata dalla presenza di un numero elevato di plasmacellule maligne che circolano nel sangue periferico. A differenza del mieloma classico, dove le cellule tumorali rimangono confinate principalmente nel midollo osseo, nella leucemia plasmacellulare queste cellule acquisiscono la capacità di fuoriuscire nel circolo sanguigno, colonizzando altri organi e tessuti.

Dal punto di vista clinico, la malattia viene classificata in due tipologie principali: primaria e secondaria. La leucemia plasmacellulare primaria (pLPC) si manifesta "de novo" in pazienti che non hanno una diagnosi precedente di mieloma multiplo. Rappresenta circa il 60% dei casi ed è caratterizzata da un esordio esplosivo e un coinvolgimento multiorgano. La leucemia plasmacellulare secondaria (sLPC), invece, rappresenta l'evoluzione terminale o la trasformazione leucemica di un mieloma multiplo preesistente, spesso già trattato con diverse linee di terapia.

I criteri diagnostici classici richiedono la presenza di un numero assoluto di plasmacellule nel sangue superiore a 2.000 per microlitro (2.0 x 10^9/L) o una percentuale di plasmacellule circolanti superiore al 20% della conta leucocitaria totale. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che anche percentuali inferiori (come il 5%) possano indicare una prognosi altrettanto severa, portando la comunità scientifica a riconsiderare queste soglie per una diagnosi più precoce.

Questa patologia è considerata un'emergenza ematologica a causa della sua rapida progressione e della tendenza a causare gravi complicazioni sistemiche. La comprensione della sua biologia è fondamentale, poiché le plasmacellule della LPC mostrano caratteristiche molecolari uniche, come una ridotta espressione di molecole di adesione (come CD56), che spiega la loro capacità di circolare liberamente nel sangue anziché restare ancorate allo stroma midollare.

Cause e Fattori di Rischio

Le cause esatte della leucemia plasmacellulare non sono ancora del tutto chiarite, ma la ricerca scientifica ha identificato numerosi meccanismi genetici e molecolari che ne guidano lo sviluppo. Alla base della malattia vi è un accumulo di mutazioni genetiche che conferiscono alle plasmacellule un vantaggio proliferativo e la capacità di sopravvivere al di fuori dell'ambiente protettivo del midollo osseo. Queste mutazioni colpiscono geni regolatori del ciclo cellulare e della morte cellulare programmata (apoptosi).

Tra le anomalie citogenetiche più frequenti si riscontrano le traslocazioni che coinvolgono il locus delle catene pesanti delle immunoglobuline sul cromosoma 14. Particolarmente comuni sono la traslocazione t(11;14), presente in circa la metà dei casi di forma primaria, e le delezioni del braccio corto del cromosoma 17 (del 17p), che comporta la perdita del gene oncosoppressore TP53. La perdita di TP53 è associata a una marcata resistenza ai farmaci chemioterapici convenzionali e a una progressione clinica molto rapida.

I fattori di rischio per la forma secondaria sono strettamente legati alla storia clinica del mieloma multiplo. I pazienti con mieloma ad alto rischio citogenetico o con una malattia refrattaria alle terapie standard hanno una maggiore probabilità di sviluppare una trasformazione leucemica. Per la forma primaria, non sono stati identificati fattori ambientali o stili di vita specifici, sebbene l'esposizione a radiazioni ionizzanti, pesticidi o sostanze chimiche industriali sia stata ipotizzata come possibile trigger in soggetti geneticamente predisposti.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della leucemia plasmacellulare sono spesso più gravi e si sviluppano più rapidamente rispetto a quelli del mieloma classico. La massiccia infiltrazione del midollo osseo da parte delle cellule tumorali compromette la produzione delle normali cellule del sangue, portando a una serie di manifestazioni sistemiche.

Il sintomo più comune è la stanchezza estrema, causata da una profonda anemia (carenza di globuli rossi). I pazienti riferiscono spesso fiato corto anche per sforzi minimi e un senso di debolezza generalizzata. La riduzione delle piastrine, nota come trombocitopenia, si manifesta con la comparsa di lividi spontanei, piccole macchie rosse sulla pelle (petecchie) o episodi di sangue dal naso e sanguinamento delle gengive.

Il coinvolgimento osseo è frequente e si presenta con un intenso dolore alle ossa, localizzato specialmente alla colonna vertebrale, alle costole o al bacino. Questo dolore è spesso il risultato di lesioni osteolitiche (aree di erosione dell'osso) che possono portare a fratture patologiche. La distruzione del tessuto osseo rilascia grandi quantità di calcio nel sangue, provocando ipercalcemia. Questa condizione può causare stato confusionale, nausea, stitichezza e una marcata eccessiva produzione di urina.

A differenza del mieloma, la LPC mostra spesso un coinvolgimento degli organi extra-midollari. I pazienti possono presentare ingrossamento del fegato e della milza o linfonodi ingrossati. Inoltre, la compromissione della funzione immunitaria dovuta alla riduzione dei globuli bianchi sani espone il soggetto a una elevata suscettibilità verso ogni infezione ricorrente, spesso accompagnata da febbre alta e brividi. Infine, l'accumulo di proteine anomale prodotte dalle plasmacellule può danneggiare i reni, portando a una rapida insufficienza renale, che si manifesta con gonfiore alle gambe e riduzione della diuresi.

In sintesi, i sintomi principali includono:

  • Astenia grave e pallore.
  • Dolori ossei persistenti.
  • Ecchimosi e sanguinamenti anomali.
  • Febbre e infezioni frequenti.
  • Perdita di peso involontaria.
  • Confusione e sonnolenza (legate all'ipercalcemia).

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la leucemia plasmacellulare deve essere tempestivo e multidisciplinare. Il primo sospetto nasce solitamente da un esame emocromocitometrico completo che rivela la presenza di cellule atipiche nel sangue periferico. La conferma richiede l'osservazione microscopica di uno striscio di sangue, dove l'ematologo identifica le plasmacellule circolanti con le loro caratteristiche morfologiche tipiche (nucleo eccentrico e citoplasma basofilo).

L'esame del midollo osseo tramite aspirato e biopsia osteomidollare è fondamentale per valutare l'entità dell'infiltrazione tumorale, che nella LPC è solitamente massiva (spesso superiore all'80-90%). Su questi campioni vengono eseguiti test di immunofenotipizzazione tramite citometria a flusso, che permettono di identificare i marcatori di superficie delle cellule (come CD138 e CD38) e confermare la natura clonale delle plasmacellule.

La valutazione citogenetica, in particolare l'ibridazione in situ fluorescente (FISH), è cruciale per identificare le anomalie cromosomiche (come la delezione 17p o la t(11;14)) che influenzano la scelta terapeutica e la prognosi. Parallelamente, vengono eseguiti esami biochimici per valutare la funzionalità renale, i livelli di calcio, la lattato deidrogenasi (LDH) — spesso elevata in questa patologia — e l'elettroforesi delle sieroproteine per identificare la componente monoclonale (proteina M).

Infine, le tecniche di imaging avanzate come la TC total body a basso dosaggio, la risonanza magnetica (RM) o la PET/TC sono utilizzate per mappare le lesioni ossee e individuare eventuali localizzazioni della malattia al di fuori del midollo (plasmocitomi extramidollari).

Trattamento e Terapie

A causa dell'aggressività della malattia, il trattamento deve iniziare il più presto possibile dopo la diagnosi. L'obiettivo principale è ottenere una rapida riduzione della massa tumorale e controllare le complicazioni acute. L'approccio terapeutico moderno si basa sull'uso di combinazioni di farmaci (terapie a tripletta o quadrupletto) che agiscono con meccanismi diversi.

La terapia di induzione solitamente include inibitori del proteasoma (come il bortezomib o il carfilzomib), farmaci immunomodulatori (come la lenalidomide o la pomalidomide) e corticosteroidi (desametasone). In molti casi, vengono aggiunti anticorpi monoclonali (come il daratumumab) che bersagliano specificamente le plasmacellule. Nei pazienti giovani e in condizioni fisiche idonee, l'obiettivo è raggiungere una risposta profonda per poi procedere al trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche, spesso seguito da un secondo trapianto (tandem) o da un trapianto allogenico (da donatore) in casi selezionati.

Per i pazienti che non possono affrontare procedure intensive come il trapianto, si utilizzano regimi chemioterapici meno aggressivi ma comunque efficaci nel controllare i sintomi e prolungare la sopravvivenza. La gestione delle complicanze è altrettanto importante: l'uso di bifosfonati o denosumab aiuta a rinforzare le ossa e prevenire fratture, mentre l'idratazione endovenosa e farmaci specifici sono necessari per trattare l'ipercalcemia e proteggere i reni.

Negli ultimi anni, nuove frontiere terapeutiche come le cellule CAR-T e gli anticorpi bispecifici stanno mostrando risultati promettenti nei casi di malattia recidivante o refrattaria, offrendo nuove speranze per una patologia storicamente difficile da trattare.

Prognosi e Decorso

La prognosi della leucemia plasmacellulare rimane, purtroppo, meno favorevole rispetto a quella del mieloma multiplo standard. Tuttavia, l'introduzione dei nuovi farmaci biologici e delle tecniche di trapianto ha significativamente migliorato le prospettive di vita rispetto al passato. Se un tempo la sopravvivenza media si misurava in pochi mesi, oggi molti pazienti riescono a ottenere remissioni prolungate.

Il decorso della malattia è influenzato da diversi fattori: la risposta iniziale alla terapia di induzione è il principale indicatore prognostico. I pazienti che raggiungono una "malattia residua minima negativa" (ovvero l'assenza di cellule tumorali rilevabili con tecniche sensibilissime) hanno le migliori probabilità di sopravvivenza a lungo termine. Al contrario, la presenza di anomalie citogenetiche come la delezione del cromosoma 17p rimane un fattore di rischio per recidive precoci.

La qualità della vita durante il trattamento può essere influenzata dagli effetti collaterali delle terapie e dalla necessità di frequenti controlli ospedalieri. Tuttavia, il controllo efficace dei sintomi come il dolore e l'astenia permette a molti pazienti di mantenere una buona autonomia per lunghi periodi.

Prevenzione

Attualmente non esistono strategie di prevenzione primaria per la leucemia plasmacellulare, poiché non sono state identificate cause ambientali evitabili con certezza. La prevenzione si focalizza quindi sulla diagnosi precoce e sul monitoraggio attento.

Per i pazienti già affetti da mieloma multiplo, è fondamentale seguire rigorosamente il piano di follow-up ematologico. Controlli regolari del sangue e del midollo permettono di individuare tempestivamente i segni di una possibile trasformazione leucemica (forma secondaria), intervenendo prima che la malattia diventi sintomatica o sistemica.

In generale, mantenere uno stile di vita sano, evitare l'esposizione non necessaria a sostanze tossiche industriali e sottoporsi a esami del sangue di routine può aiutare a identificare precocemente anomalie ematologiche che richiedono approfondimenti specialistici.

Quando Consultare un Medico

È importante rivolgersi al proprio medico di medicina generale o a uno specialista ematologo se si manifestano sintomi persistenti e inspiegabili. In particolare, non dovrebbero essere sottovalutati:

  1. Stanchezza persistente: Una spossatezza che non migliora con il riposo e che interferisce con le attività quotidiane.
  2. Dolori ossei nuovi: Specialmente se localizzati alla schiena o alle costole e se peggiorano durante la notte o con il movimento.
  3. Infezioni frequenti: Se ci si ammala spesso di polmoniti, bronchiti o altre infezioni che richiedono ripetuti cicli di antibiotici.
  4. Sanguinamenti insoliti: Comparsa di lividi senza traumi evidenti o frequenti episodi di sangue dal naso.
  5. Sintomi neurologici o confusione: Segni che potrebbero indicare un innalzamento pericoloso del calcio nel sangue.

Una diagnosi rapida è essenziale nella leucemia plasmacellulare per avviare immediatamente le terapie protettive per i reni e le ossa e iniziare il trattamento citoreduttivo volto a bloccare la proliferazione delle cellule maligne.

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