Epatite da Toxoplasma gondii

DIZIONARIO MEDICO
format_list_bulleted INDICE
keyboard_arrow_down

Prenota la visita medica


location_on
search
1

Definizione

L'epatite da Toxoplasma gondii è una manifestazione clinica specifica della toxoplasmosi, un'infezione causata dal parassita protozoo intracellulare obbligato denominato Toxoplasma gondii. Sebbene la toxoplasmosi sia una delle infezioni parassitarie più diffuse al mondo, il coinvolgimento epatico clinicamente significativo è considerato relativamente raro nella popolazione generale, manifestandosi più frequentemente in forme disseminate o in soggetti con un sistema immunitario compromesso.

In questa condizione, il parassita invade le cellule del fegato (epatociti) e le cellule del sistema reticolo-endoteliale (cellule di Kupffer), innescando un processo infiammatorio che può variare da una lieve alterazione dei parametri biochimici a una vera e propria epatite acuta. L'epatite toxoplasmica può presentarsi come parte di una sindrome simile alla mononucleosi o come una complicanza grave in pazienti trapiantati o affetti da HIV.

Dal punto di vista istologico, l'infezione si caratterizza per la presenza di piccoli focolai di necrosi epatocellulare, infiltrazione di cellule infiammatorie (linfociti, plasmacellule e talvolta eosinofili) e, in rari casi, la visualizzazione diretta delle cisti parassitarie o dei tachizoiti nel tessuto epatico. Comprendere questa patologia è fondamentale per differenziarla dalle più comuni forme di epatite virale (A, B, C, E) o tossica.

2

Cause e Fattori di Rischio

La causa dell'epatite da Toxoplasma gondii è l'esposizione al parassita omonimo. Il ciclo vitale del Toxoplasma gondii è complesso e coinvolge i felini (come il gatto domestico) come ospiti definitivi, mentre l'uomo e altri mammiferi fungono da ospiti intermedi. L'infezione umana avviene principalmente attraverso tre vie: l'ingestione di oocisti sporulate (presenti in acqua, terreno o verdure contaminate da feci di gatto), l'ingestione di cisti tissutali (contenute in carne cruda o poco cotta di animali infetti) o la trasmissione verticale (dalla madre al feto durante la gravidanza).

Una volta entrato nell'organismo, il parassita attraversa la barriera intestinale e si diffonde per via ematica o linfatica. Il fegato, agendo come un filtro per il sangue proveniente dall'intestino tramite la vena porta, è uno dei primi organi a essere esposto ai parassiti circolanti. Se il sistema immunitario non riesce a contenere rapidamente la replicazione dei tachizoiti, questi possono colonizzare il parenchima epatico.

I principali fattori di rischio includono:

  • Immunodepressione: Pazienti con AIDS, soggetti sottoposti a chemioterapia, o pazienti che hanno ricevuto trapianti d'organo e assumono farmaci immunosoppressori sono a altissimo rischio di riattivazione di una toxoplasmosi latente o di contrarre una forma primaria grave.
  • Abitudini alimentari: Il consumo di carne cruda (specialmente suina, ovina o di selvaggina) e il mancato lavaggio accurato di frutta e verdura aumentano drasticamente le probabilità di infezione.
  • Contatto con gatti randagi: La manipolazione di lettiere o il giardinaggio in aree frequentate da gatti senza l'uso di guanti e una corretta igiene delle mani.
  • Gravidanza: Sebbene la madre possa essere asintomatica, l'infezione primaria in gravidanza rappresenta un rischio per il feto, che può sviluppare una toxoplasmosi congenita con coinvolgimento epatico.
3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico dell'epatite da Toxoplasma gondii può essere estremamente variabile. In molti individui immunocompetenti, l'infezione decorre in modo asintomatico o con sintomi aspecifici. Tuttavia, quando il fegato è attivamente coinvolto, possono emergere segni chiari di disfunzione d'organo.

Il sintomo sistemico più comune è l'febbre, spesso accompagnata da una sensazione di stanchezza estrema e malessere generale. Molti pazienti riferiscono dolori muscolari e dolori alle articolazioni, che contribuiscono al quadro di spossatezza. Un segno clinico frequente è la presenza di linfonodi ingrossati, specialmente a livello del collo (linfonodi cervicali).

Specificamente per il coinvolgimento epatico, si possono osservare:

  • Ingrossamento del fegato: Il medico può riscontrare un fegato aumentato di volume e dolente alla palpazione durante l'esame obiettivo.
  • Dolore addominale: Localizzato prevalentemente nel quadrante superiore destro, dove risiede il fegato.
  • Ittero: Una colorazione giallastra della pelle e della parte bianca degli occhi (sclere), dovuta all'incapacità del fegato di smaltire la bilirubina.
  • Urine scure: Spesso descritte come color "marsala" o "tè forte".
  • Feci chiare: Dovute alla ridotta secrezione di sali biliari nell'intestino.
  • Nausea e vomito: Sintomi comuni nelle fasi acute dell'infiammazione epatica.
  • Perdita di appetito: Che può portare a un calo ponderale involontario.
  • Prurito: Spesso associato al ristagno dei sali biliari (colestasi).
  • Ingrossamento della milza: Frequentemente associato all'epatomegalia nel contesto di un'infezione sistemica.

Nei neonati con toxoplasmosi congenita, l'epatite si manifesta spesso con un ittero persistente e grave fin dalla nascita, associato a segni di sofferenza multiorgano.

4

Diagnosi

La diagnosi di epatite da Toxoplasma gondii richiede un approccio multidisciplinare che combini dati clinici, esami di laboratorio e, talvolta, tecniche di imaging o bioptiche. Poiché i sintomi sono sovrapponibili a quelli di altre epatiti, il sospetto clinico deve essere confermato da test specifici.

  1. Esami del sangue generali: I test di funzionalità epatica mostrano tipicamente un innalzamento delle transaminasi (ALT e AST), che indica un danno alle cellule epatiche. Si può osservare anche un aumento della bilirubina totale e diretta, della fosfatasi alcalina e della gamma-GT, specialmente se è presente una componente colestatica. L'emocromo può rivelare una linfocitosi atipica.

  2. Sierologia: È lo strumento diagnostico principale. Si ricercano gli anticorpi specifici contro il Toxoplasma:

    • IgM: La loro presenza indica solitamente un'infezione recente o attiva.
    • IgG: Indicano un'infezione passata o un'immunità acquisita. Un aumento significativo del titolo anticorpale tra due prelievi effettuati a distanza di due settimane suggerisce un'infezione acuta.
    • Test di avidità delle IgG: Utile per datare l'infezione, specialmente in gravidanza; un'alta avidità esclude un'infezione contratta negli ultimi 3-4 mesi.
  3. Test molecolari (PCR): La ricerca del DNA del parassita tramite Polymerase Chain Reaction (PCR) può essere effettuata sul sangue, sul liquido amniotico (in caso di sospetta infezione fetale) o su campioni di tessuto. È un test altamente sensibile e specifico.

  4. Imaging: L'ecografia addominale è utile per valutare l'epatomegalia e la splenomegalia, oltre che per escludere altre cause di ittero come i calcoli biliari.

  5. Biopsia epatica: Sebbene non sia un esame di routine, in casi diagnostici complessi (specialmente negli immunocompromessi) può essere necessaria. L'esame istologico può mostrare i segni dell'infiammazione e, raramente, le forme del parassita nel tessuto.

5

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'epatite da Toxoplasma gondii non è sempre necessario nei soggetti immunocompetenti con sintomi lievi, poiché la condizione tende spesso a risolversi spontaneamente. Tuttavia, quando il coinvolgimento epatico è severo o il paziente appartiene a una categoria a rischio, la terapia farmacologica diventa indispensabile.

Il protocollo terapeutico standard prevede l'uso combinato di:

  • Pirimetamina: Un farmaco antiparassitario che inibisce il metabolismo dell'acido folico nel parassita.
  • Sulfadiazina: Un antibiotico sulfamidico che agisce in sinergia con la pirimetamina.
  • Acido folinico (Leucovorin): Somministrato obbligatoriamente insieme alla pirimetamina per prevenire la tossicità midollare (riduzione di globuli bianchi e piastrine) nell'uomo, poiché il parassita non può utilizzare l'acido folico preformato mentre le cellule umane sì.

In alternativa, per i pazienti che non tollerano i sulfamidici, si può utilizzare la clindamicina in associazione alla pirimetamina. Altre opzioni includono l'atovaquone o l'azitromicina, sebbene siano generalmente considerate terapie di seconda linea.

Nelle donne in gravidanza, il trattamento varia in base al periodo gestazionale: la spiramicina viene spesso utilizzata per prevenire la trasmissione al feto, mentre se l'infezione fetale è già confermata, si passa alla combinazione pirimetamina/sulfadiazina dopo il primo trimestre.

La durata del trattamento varia solitamente dalle 4 alle 6 settimane, ma può essere prolungata nei pazienti con grave immunodeficienza. Oltre alla terapia specifica, è fondamentale il supporto sintomatico: riposo, idratazione adeguata e monitoraggio costante della funzionalità epatica e dei parametri ematici per individuare precocemente eventuali effetti collaterali dei farmaci.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi dell'epatite da Toxoplasma gondii è generalmente eccellente per gli individui immunocompetenti. In questi casi, l'infiammazione epatica regredisce completamente senza lasciare danni permanenti o evolvere verso la cirrosi. I sintomi acuti come la stanchezza possono persistere per alcune settimane, ma il recupero funzionale del fegato è solitamente totale.

Nei pazienti immunocompromessi, la prognosi è più riservata e dipende fortemente dalla tempestività della diagnosi e dall'efficacia del ripristino (quando possibile) della funzione immunitaria. In assenza di trattamento, l'infezione può diffondersi ad altri organi (cervello, polmoni, cuore) diventando fatale. Anche con il trattamento, il rischio di recidiva è presente se l'immunodepressione persiste, rendendo talvolta necessaria una terapia di mantenimento a lungo termine.

Per quanto riguarda la toxoplasmosi congenita, il decorso dipende dal momento dell'infezione durante la gravidanza. Sebbene l'epatite neonatale possa essere grave, se trattata precocemente, i segni di disfunzione epatica possono risolversi, anche se il bambino potrebbe presentare altre sequele a lungo termine (neurologiche o oculari).

7

Prevenzione

La prevenzione è l'arma più efficace contro l'epatite da Toxoplasma gondii, specialmente per le persone a rischio (donne in gravidanza e soggetti immunodepressi). Le misure preventive si basano sull'interruzione del ciclo di trasmissione del parassita:

  • Igiene alimentare: Cuocere bene la carne (la temperatura interna deve raggiungere almeno i 66-70°C). Evitare il consumo di carni crude o al sangue, inclusi i salumi non stagionati. Lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo.
  • Igiene delle mani: Lavare le mani con acqua e sapone dopo aver manipolato carne cruda, verdure non lavate o dopo aver praticato giardinaggio.
  • Gestione degli animali domestici: Se si possiede un gatto, evitare che cacci prede all'aperto e nutrirlo solo con cibo confezionato o ben cotto. La lettiera deve essere pulita quotidianamente (le oocisti diventano infettive dopo 1-5 giorni dalla defecazione) preferibilmente da un'altra persona o indossando guanti e lavando accuratamente le mani dopo.
  • Acqua sicura: Evitare il consumo di acqua non trattata proveniente da fonti potenzialmente contaminate.
  • Protezione durante il giardinaggio: Indossare sempre i guanti quando si lavora la terra, poiché potrebbe essere contaminata da feci di gatto.
8

Quando Consultare un Medico

È importante rivolgersi a un medico se si manifestano sintomi sospetti, specialmente se si appartiene a una categoria a rischio o se si è stati esposti a fattori di rischio noti. In particolare, consultare un professionista sanitario in presenza di:

  • Comparsa di colorazione giallastra della pelle o degli occhi.
  • Febbre persistente associata a linfonodi ingrossati e stanchezza inspiegabile.
  • Dolore persistente nella parte superiore destra dell'addome.
  • Urine insolitamente scure o feci molto chiare.

Le donne in gravidanza che sospettano di essere venute a contatto con il parassita o che hanno consumato carne poco cotta dovrebbero informare immediatamente il proprio ginecologo per eseguire i test sierologici di screening. Nei pazienti con sistema immunitario compromesso, anche sintomi lievi non dovrebbero essere sottovalutati, poiché l'infezione può progredire rapidamente.

Epatite da Toxoplasma gondii

Definizione

L'epatite da Toxoplasma gondii è una manifestazione clinica specifica della toxoplasmosi, un'infezione causata dal parassita protozoo intracellulare obbligato denominato Toxoplasma gondii. Sebbene la toxoplasmosi sia una delle infezioni parassitarie più diffuse al mondo, il coinvolgimento epatico clinicamente significativo è considerato relativamente raro nella popolazione generale, manifestandosi più frequentemente in forme disseminate o in soggetti con un sistema immunitario compromesso.

In questa condizione, il parassita invade le cellule del fegato (epatociti) e le cellule del sistema reticolo-endoteliale (cellule di Kupffer), innescando un processo infiammatorio che può variare da una lieve alterazione dei parametri biochimici a una vera e propria epatite acuta. L'epatite toxoplasmica può presentarsi come parte di una sindrome simile alla mononucleosi o come una complicanza grave in pazienti trapiantati o affetti da HIV.

Dal punto di vista istologico, l'infezione si caratterizza per la presenza di piccoli focolai di necrosi epatocellulare, infiltrazione di cellule infiammatorie (linfociti, plasmacellule e talvolta eosinofili) e, in rari casi, la visualizzazione diretta delle cisti parassitarie o dei tachizoiti nel tessuto epatico. Comprendere questa patologia è fondamentale per differenziarla dalle più comuni forme di epatite virale (A, B, C, E) o tossica.

Cause e Fattori di Rischio

La causa dell'epatite da Toxoplasma gondii è l'esposizione al parassita omonimo. Il ciclo vitale del Toxoplasma gondii è complesso e coinvolge i felini (come il gatto domestico) come ospiti definitivi, mentre l'uomo e altri mammiferi fungono da ospiti intermedi. L'infezione umana avviene principalmente attraverso tre vie: l'ingestione di oocisti sporulate (presenti in acqua, terreno o verdure contaminate da feci di gatto), l'ingestione di cisti tissutali (contenute in carne cruda o poco cotta di animali infetti) o la trasmissione verticale (dalla madre al feto durante la gravidanza).

Una volta entrato nell'organismo, il parassita attraversa la barriera intestinale e si diffonde per via ematica o linfatica. Il fegato, agendo come un filtro per il sangue proveniente dall'intestino tramite la vena porta, è uno dei primi organi a essere esposto ai parassiti circolanti. Se il sistema immunitario non riesce a contenere rapidamente la replicazione dei tachizoiti, questi possono colonizzare il parenchima epatico.

I principali fattori di rischio includono:

  • Immunodepressione: Pazienti con AIDS, soggetti sottoposti a chemioterapia, o pazienti che hanno ricevuto trapianti d'organo e assumono farmaci immunosoppressori sono a altissimo rischio di riattivazione di una toxoplasmosi latente o di contrarre una forma primaria grave.
  • Abitudini alimentari: Il consumo di carne cruda (specialmente suina, ovina o di selvaggina) e il mancato lavaggio accurato di frutta e verdura aumentano drasticamente le probabilità di infezione.
  • Contatto con gatti randagi: La manipolazione di lettiere o il giardinaggio in aree frequentate da gatti senza l'uso di guanti e una corretta igiene delle mani.
  • Gravidanza: Sebbene la madre possa essere asintomatica, l'infezione primaria in gravidanza rappresenta un rischio per il feto, che può sviluppare una toxoplasmosi congenita con coinvolgimento epatico.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il quadro clinico dell'epatite da Toxoplasma gondii può essere estremamente variabile. In molti individui immunocompetenti, l'infezione decorre in modo asintomatico o con sintomi aspecifici. Tuttavia, quando il fegato è attivamente coinvolto, possono emergere segni chiari di disfunzione d'organo.

Il sintomo sistemico più comune è l'febbre, spesso accompagnata da una sensazione di stanchezza estrema e malessere generale. Molti pazienti riferiscono dolori muscolari e dolori alle articolazioni, che contribuiscono al quadro di spossatezza. Un segno clinico frequente è la presenza di linfonodi ingrossati, specialmente a livello del collo (linfonodi cervicali).

Specificamente per il coinvolgimento epatico, si possono osservare:

  • Ingrossamento del fegato: Il medico può riscontrare un fegato aumentato di volume e dolente alla palpazione durante l'esame obiettivo.
  • Dolore addominale: Localizzato prevalentemente nel quadrante superiore destro, dove risiede il fegato.
  • Ittero: Una colorazione giallastra della pelle e della parte bianca degli occhi (sclere), dovuta all'incapacità del fegato di smaltire la bilirubina.
  • Urine scure: Spesso descritte come color "marsala" o "tè forte".
  • Feci chiare: Dovute alla ridotta secrezione di sali biliari nell'intestino.
  • Nausea e vomito: Sintomi comuni nelle fasi acute dell'infiammazione epatica.
  • Perdita di appetito: Che può portare a un calo ponderale involontario.
  • Prurito: Spesso associato al ristagno dei sali biliari (colestasi).
  • Ingrossamento della milza: Frequentemente associato all'epatomegalia nel contesto di un'infezione sistemica.

Nei neonati con toxoplasmosi congenita, l'epatite si manifesta spesso con un ittero persistente e grave fin dalla nascita, associato a segni di sofferenza multiorgano.

Diagnosi

La diagnosi di epatite da Toxoplasma gondii richiede un approccio multidisciplinare che combini dati clinici, esami di laboratorio e, talvolta, tecniche di imaging o bioptiche. Poiché i sintomi sono sovrapponibili a quelli di altre epatiti, il sospetto clinico deve essere confermato da test specifici.

  1. Esami del sangue generali: I test di funzionalità epatica mostrano tipicamente un innalzamento delle transaminasi (ALT e AST), che indica un danno alle cellule epatiche. Si può osservare anche un aumento della bilirubina totale e diretta, della fosfatasi alcalina e della gamma-GT, specialmente se è presente una componente colestatica. L'emocromo può rivelare una linfocitosi atipica.

  2. Sierologia: È lo strumento diagnostico principale. Si ricercano gli anticorpi specifici contro il Toxoplasma:

    • IgM: La loro presenza indica solitamente un'infezione recente o attiva.
    • IgG: Indicano un'infezione passata o un'immunità acquisita. Un aumento significativo del titolo anticorpale tra due prelievi effettuati a distanza di due settimane suggerisce un'infezione acuta.
    • Test di avidità delle IgG: Utile per datare l'infezione, specialmente in gravidanza; un'alta avidità esclude un'infezione contratta negli ultimi 3-4 mesi.
  3. Test molecolari (PCR): La ricerca del DNA del parassita tramite Polymerase Chain Reaction (PCR) può essere effettuata sul sangue, sul liquido amniotico (in caso di sospetta infezione fetale) o su campioni di tessuto. È un test altamente sensibile e specifico.

  4. Imaging: L'ecografia addominale è utile per valutare l'epatomegalia e la splenomegalia, oltre che per escludere altre cause di ittero come i calcoli biliari.

  5. Biopsia epatica: Sebbene non sia un esame di routine, in casi diagnostici complessi (specialmente negli immunocompromessi) può essere necessaria. L'esame istologico può mostrare i segni dell'infiammazione e, raramente, le forme del parassita nel tessuto.

Trattamento e Terapie

Il trattamento dell'epatite da Toxoplasma gondii non è sempre necessario nei soggetti immunocompetenti con sintomi lievi, poiché la condizione tende spesso a risolversi spontaneamente. Tuttavia, quando il coinvolgimento epatico è severo o il paziente appartiene a una categoria a rischio, la terapia farmacologica diventa indispensabile.

Il protocollo terapeutico standard prevede l'uso combinato di:

  • Pirimetamina: Un farmaco antiparassitario che inibisce il metabolismo dell'acido folico nel parassita.
  • Sulfadiazina: Un antibiotico sulfamidico che agisce in sinergia con la pirimetamina.
  • Acido folinico (Leucovorin): Somministrato obbligatoriamente insieme alla pirimetamina per prevenire la tossicità midollare (riduzione di globuli bianchi e piastrine) nell'uomo, poiché il parassita non può utilizzare l'acido folico preformato mentre le cellule umane sì.

In alternativa, per i pazienti che non tollerano i sulfamidici, si può utilizzare la clindamicina in associazione alla pirimetamina. Altre opzioni includono l'atovaquone o l'azitromicina, sebbene siano generalmente considerate terapie di seconda linea.

Nelle donne in gravidanza, il trattamento varia in base al periodo gestazionale: la spiramicina viene spesso utilizzata per prevenire la trasmissione al feto, mentre se l'infezione fetale è già confermata, si passa alla combinazione pirimetamina/sulfadiazina dopo il primo trimestre.

La durata del trattamento varia solitamente dalle 4 alle 6 settimane, ma può essere prolungata nei pazienti con grave immunodeficienza. Oltre alla terapia specifica, è fondamentale il supporto sintomatico: riposo, idratazione adeguata e monitoraggio costante della funzionalità epatica e dei parametri ematici per individuare precocemente eventuali effetti collaterali dei farmaci.

Prognosi e Decorso

La prognosi dell'epatite da Toxoplasma gondii è generalmente eccellente per gli individui immunocompetenti. In questi casi, l'infiammazione epatica regredisce completamente senza lasciare danni permanenti o evolvere verso la cirrosi. I sintomi acuti come la stanchezza possono persistere per alcune settimane, ma il recupero funzionale del fegato è solitamente totale.

Nei pazienti immunocompromessi, la prognosi è più riservata e dipende fortemente dalla tempestività della diagnosi e dall'efficacia del ripristino (quando possibile) della funzione immunitaria. In assenza di trattamento, l'infezione può diffondersi ad altri organi (cervello, polmoni, cuore) diventando fatale. Anche con il trattamento, il rischio di recidiva è presente se l'immunodepressione persiste, rendendo talvolta necessaria una terapia di mantenimento a lungo termine.

Per quanto riguarda la toxoplasmosi congenita, il decorso dipende dal momento dell'infezione durante la gravidanza. Sebbene l'epatite neonatale possa essere grave, se trattata precocemente, i segni di disfunzione epatica possono risolversi, anche se il bambino potrebbe presentare altre sequele a lungo termine (neurologiche o oculari).

Prevenzione

La prevenzione è l'arma più efficace contro l'epatite da Toxoplasma gondii, specialmente per le persone a rischio (donne in gravidanza e soggetti immunodepressi). Le misure preventive si basano sull'interruzione del ciclo di trasmissione del parassita:

  • Igiene alimentare: Cuocere bene la carne (la temperatura interna deve raggiungere almeno i 66-70°C). Evitare il consumo di carni crude o al sangue, inclusi i salumi non stagionati. Lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo.
  • Igiene delle mani: Lavare le mani con acqua e sapone dopo aver manipolato carne cruda, verdure non lavate o dopo aver praticato giardinaggio.
  • Gestione degli animali domestici: Se si possiede un gatto, evitare che cacci prede all'aperto e nutrirlo solo con cibo confezionato o ben cotto. La lettiera deve essere pulita quotidianamente (le oocisti diventano infettive dopo 1-5 giorni dalla defecazione) preferibilmente da un'altra persona o indossando guanti e lavando accuratamente le mani dopo.
  • Acqua sicura: Evitare il consumo di acqua non trattata proveniente da fonti potenzialmente contaminate.
  • Protezione durante il giardinaggio: Indossare sempre i guanti quando si lavora la terra, poiché potrebbe essere contaminata da feci di gatto.

Quando Consultare un Medico

È importante rivolgersi a un medico se si manifestano sintomi sospetti, specialmente se si appartiene a una categoria a rischio o se si è stati esposti a fattori di rischio noti. In particolare, consultare un professionista sanitario in presenza di:

  • Comparsa di colorazione giallastra della pelle o degli occhi.
  • Febbre persistente associata a linfonodi ingrossati e stanchezza inspiegabile.
  • Dolore persistente nella parte superiore destra dell'addome.
  • Urine insolitamente scure o feci molto chiare.

Le donne in gravidanza che sospettano di essere venute a contatto con il parassita o che hanno consumato carne poco cotta dovrebbero informare immediatamente il proprio ginecologo per eseguire i test sierologici di screening. Nei pazienti con sistema immunitario compromesso, anche sintomi lievi non dovrebbero essere sottovalutati, poiché l'infezione può progredire rapidamente.

An unhandled error has occurred. Reload 🗙

Riconnessione al server...

Riconnessione fallita... nuovo tentativo tra secondi.

Riconnessione fallita.
Riprovare o ricaricare la pagina.

La sessione è stata sospesa dal server.

Impossibile riprendere la sessione.
Riprovare o ricaricare la pagina.