Pertosse

DIZIONARIO MEDICO
format_list_bulleted INDICE
keyboard_arrow_down

Prenota la visita medica


location_on
search
1

Definizione

La pertosse, popolarmente conosciuta come "tosse convulsa" o "tosse dei cento giorni", è una malattia infettiva delle vie respiratorie altamente contagiosa. È causata principalmente dal batterio Bordetella pertussis e, meno frequentemente, da Bordetella parapertussis. Questa patologia è caratterizzata da una tosse persistente e violenta che può rendere difficile la respirazione, culminando spesso in un caratteristico suono acuto durante l'inspirazione, simile a un fischio o a un urlo (da cui il nome inglese "whooping cough").

Sebbene possa colpire persone di tutte le età, la pertosse rappresenta una minaccia seria e potenzialmente letale soprattutto per i neonati e i bambini piccoli che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale primario. Negli adulti e negli adolescenti, i sintomi possono essere più sfumati, manifestandosi spesso come una tosse cronica che non risponde ai comuni trattamenti per il raffreddore o la bronchite.

A livello fisiopatologico, il batterio si attacca alle ciglia (piccole estensioni simili a peli) che rivestono parte del sistema respiratorio superiore. Qui, rilascia tossine che danneggiano le ciglia e causano l'infiammazione delle vie aeree, provocando la tipica sintomatologia parossistica. Nonostante l'introduzione dei vaccini negli anni '50 abbia ridotto drasticamente l'incidenza della malattia, la pertosse rimane una sfida per la salute pubblica a causa della perdita di immunità nel tempo e della circolazione del batterio tra gli adulti non richiamati.

2

Cause e Fattori di Rischio

La causa principale della pertosse è l'infezione da Bordetella pertussis, un coccobacillo Gram-negativo aerobio obbligato. La trasmissione avviene esclusivamente da uomo a uomo attraverso le goccioline di saliva (droplets) espulse con la tosse, gli starnuti o semplicemente parlando a distanza ravvicinata. Il batterio è estremamente labile nell'ambiente esterno, quindi il contagio richiede solitamente un contatto stretto e prolungato.

I fattori di rischio principali includono:

  • Mancata vaccinazione: Il rischio più elevato riguarda i bambini sotto i 6 mesi che non hanno ancora ricevuto le prime tre dosi di vaccino.
  • Immunità declinante: L'immunità fornita dal vaccino o da una precedente infezione naturale non è permanente e tende a svanire dopo 5-10 anni. Questo rende gli adolescenti e gli adulti suscettibili, diventando spesso la fonte di infezione per i neonati in famiglia.
  • Contatto con persone infette: Vivere o lavorare in ambienti affollati (scuole, asili, ospedali) aumenta la probabilità di esposizione.
  • Gravidanza: Le donne in gravidanza che non effettuano il richiamo vaccinale nel terzo trimestre non possono trasferire gli anticorpi protettivi al feto, lasciando il neonato vulnerabile nei primi mesi di vita.

È importante notare che la pertosse è contagiosa fin dall'inizio della fase catarrale (i primi sintomi simili al raffreddore) e rimane tale per circa tre settimane dopo l'inizio della fase parossistica, a meno che non venga instaurata una terapia antibiotica efficace, che riduce il periodo di contagiosità a circa 5 giorni.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il decorso clinico della pertosse è classicamente suddiviso in tre stadi distinti, con una durata complessiva che può superare i due mesi.

1. Stadio Catarrale (durata 1-2 settimane)

In questa fase iniziale, la pertosse è indistinguibile da una comune infezione delle alte vie respiratorie. I sintomi includono:

  • Rinorrea (naso che cola).
  • Starnuti frequenti.
  • Febbre lieve o febbricola (raramente supera i 38.5°C).
  • Tosse leggera e occasionale.
  • Occhi arrossati e lacrimazione.

2. Stadio Parossistico (durata 1-6 settimane o più)

È la fase più critica, in cui la tosse diventa caratteristica. Si manifestano:

  • Accessi di tosse parossistica: serie rapide di colpi di tosse violenti ed esplosivi in un'unica espirazione, che impediscono al paziente di respirare.
  • Stridore inspiratorio: al termine dell'accesso, il paziente compie un'inspirazione forzata che produce un suono acuto o fischio.
  • Vomito post-tussigeno: molti pazienti, specialmente i bambini, vomitano dopo un attacco di tosse a causa dell'intensità dello sforzo.
  • Cianosi: durante gli attacchi, il volto può diventare rosso o bluastro per la temporanea mancanza di ossigeno.
  • Apnea: nei neonati, i parossismi possono mancare e la malattia può manifestarsi esclusivamente con interruzioni del respiro, estremamente pericolose.
  • Astenia estrema: gli attacchi sono estenuanti e lasciano il paziente in uno stato di profonda stanchezza.

3. Stadio di Convalescenza (durata settimane o mesi)

La tosse diminuisce gradualmente in frequenza e intensità. Tuttavia, per diversi mesi, eventuali nuove infezioni respiratorie possono scatenare nuovamente episodi di tosse parossistica.

In alcuni casi gravi, lo sforzo della tosse può causare complicazioni meccaniche come epistassi (sangue dal naso), emorragie sottocongiuntivali (rottura di capillari nell'occhio), edema delle palpebre o addirittura ernie e fratture costali negli adulti.

4

Diagnosi

La diagnosi di pertosse può essere difficile nelle fasi iniziali perché i sintomi mimano quelli di altre malattie come l'influenza o il raffreddore. Il medico si basa su:

  1. Anamnesi e Valutazione Clinica: Il sospetto sorge in presenza di una tosse che dura da più di due settimane con parossismi, stridore o vomito dopo i colpi di tosse.
  2. Tampone Nasofaringeo per PCR: È il test d'elezione. La Polymerase Chain Reaction (PCR) permette di identificare rapidamente il DNA di Bordetella pertussis. È più sensibile se eseguita entro le prime 3 settimane dall'inizio della tosse.
  3. Esame Colturale: Si preleva un campione di muco dal rinofaringe. È molto specifico ma il batterio è difficile da far crescere in laboratorio e la sensibilità diminuisce rapidamente dopo le prime due settimane.
  4. Sierologia: La ricerca di anticorpi specifici (IgG anti-tossina pertossica) nel sangue è utile soprattutto nelle fasi tardive della malattia (dopo 3-4 settimane), quando la PCR e la coltura risultano spesso negative. Non è però affidabile se il paziente è stato vaccinato di recente.
  5. Esami del Sangue: Spesso si riscontra una marcata leucocitosi con linfocitosi assoluta (aumento dei globuli bianchi, in particolare dei linfociti), un segno caratteristico della pertosse nei bambini.
5

Trattamento e Terapie

Il trattamento della pertosse si basa su due pilastri: l'eradicazione del batterio e la gestione dei sintomi.

Terapia Antibiotica

Gli antibiotici sono più efficaci se somministrati precocemente (stadio catarrale). Se iniziati tardi, non riducono significativamente la durata dei sintomi ma sono fondamentali per interrompere la catena del contagio. I farmaci di scelta sono i macrolidi:

  • Azitromicina: Solitamente somministrata per 3-5 giorni.
  • Claritromicina: Somministrata per 7 giorni.
  • Eritromicina: Meno usata oggi per i maggiori effetti collaterali gastrointestinali. In caso di allergia ai macrolidi, si può utilizzare il trimetoprim-sulfametossazolo.

Gestione dei Sintomi e Supporto

  • Ospedalizzazione: Spesso necessaria per i neonati sotto i 6 mesi per monitorare le apnee e garantire l'ossigenazione.
  • Idratazione: È fondamentale bere molti liquidi per evitare la disidratazione, specialmente se è presente vomito.
  • Ambiente: Mantenere l'aria umidificata e libera da irritanti come fumo, profumi o polvere che possono scatenare la tosse.
  • Pasti: Consumare pasti piccoli e frequenti per ridurre la probabilità di vomito dopo gli attacchi di tosse.
  • Farmaci per la tosse: Generalmente, i sedativi della tosse e gli espettoranti non sono raccomandati e si rivelano poco efficaci nella pertosse.
6

Prognosi e Decorso

Nella maggior parte degli adulti e dei bambini più grandi, la prognosi è eccellente, sebbene la malattia sia debilitante e richieda tempi di recupero lunghi. Tuttavia, la pertosse può portare a complicazioni serie, specialmente nei soggetti vulnerabili.

Complicazioni nei neonati:

  • Polmonite batterica (la causa più comune di morte correlata alla pertosse).
  • Encefalopatia (danno cerebrale dovuto alla mancanza di ossigeno o alle tossine).
  • Convulsioni.
  • Grave insufficienza respiratoria.

Complicazioni negli adulti:

  • Perdita di peso involontaria dovuta al vomito e all'inappetenza.
  • Sincope (svenimento) durante gli attacchi di tosse.
  • Incontinenza urinaria da sforzo.
  • Dolore toracico e lesioni muscolari.
  • Insonnia e disturbi del sonno prolungati.

Con un trattamento adeguato e il supporto respiratorio quando necessario, la maggior parte dei pazienti guarisce completamente senza esiti permanenti.

7

Prevenzione

La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace. Il vaccino per la pertosse è solitamente somministrato in combinazione con quelli per il tetano e la difterite (vaccino DTPa per i bambini, dTPa per gli adulti).

  1. Ciclo Primario: Tre dosi nel primo anno di vita (al 3°, 5° e 11° mese).
  2. Richiami: Un richiamo a 5-6 anni e un altro durante l'adolescenza (12-18 anni).
  3. Adulti: È raccomandato un richiamo ogni 10 anni per mantenere l'immunità.
  4. Gravidanza: La strategia più efficace per proteggere i neonati è la vaccinazione della madre tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione. Questo permette il passaggio transplacentare di anticorpi che proteggeranno il bambino fino alla sua prima vaccinazione.
  5. Strategia Cocoon (Bozzolo): Vaccinare tutti i membri della famiglia e le persone che saranno a stretto contatto con un neonato per creare una barriera protettiva attorno a lui.
  6. Igiene: Lavaggio frequente delle mani e uso di mascherine in presenza di sintomi respiratori.
8

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi tempestivamente a un medico o al pronto soccorso se il paziente (specialmente se bambino) presenta:

  • Attacchi di tosse che causano colorito bluastro o violaceo del viso o delle labbra.
  • Episodi di apnea o respiro che sembra fermarsi.
  • Un suono di "fischio" o "urlo" durante l'inspirazione dopo la tosse.
  • Vomito persistente che impedisce l'idratazione.
  • Segni di disidratazione (secchezza delle fauci, pianto senza lacrime, riduzione della diuresi).
  • Estrema letargia o difficoltà a svegliarsi.
  • Respirazione molto rapida o faticosa.

Negli adulti, una tosse che persiste per più di due settimane senza miglioramenti, specialmente se si manifesta in accessi violenti notturni, merita sempre un approfondimento diagnostico per escludere la pertosse e prevenire la diffusione del batterio a soggetti fragili.

Pertosse

Definizione

La pertosse, popolarmente conosciuta come "tosse convulsa" o "tosse dei cento giorni", è una malattia infettiva delle vie respiratorie altamente contagiosa. È causata principalmente dal batterio Bordetella pertussis e, meno frequentemente, da Bordetella parapertussis. Questa patologia è caratterizzata da una tosse persistente e violenta che può rendere difficile la respirazione, culminando spesso in un caratteristico suono acuto durante l'inspirazione, simile a un fischio o a un urlo (da cui il nome inglese "whooping cough").

Sebbene possa colpire persone di tutte le età, la pertosse rappresenta una minaccia seria e potenzialmente letale soprattutto per i neonati e i bambini piccoli che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale primario. Negli adulti e negli adolescenti, i sintomi possono essere più sfumati, manifestandosi spesso come una tosse cronica che non risponde ai comuni trattamenti per il raffreddore o la bronchite.

A livello fisiopatologico, il batterio si attacca alle ciglia (piccole estensioni simili a peli) che rivestono parte del sistema respiratorio superiore. Qui, rilascia tossine che danneggiano le ciglia e causano l'infiammazione delle vie aeree, provocando la tipica sintomatologia parossistica. Nonostante l'introduzione dei vaccini negli anni '50 abbia ridotto drasticamente l'incidenza della malattia, la pertosse rimane una sfida per la salute pubblica a causa della perdita di immunità nel tempo e della circolazione del batterio tra gli adulti non richiamati.

Cause e Fattori di Rischio

La causa principale della pertosse è l'infezione da Bordetella pertussis, un coccobacillo Gram-negativo aerobio obbligato. La trasmissione avviene esclusivamente da uomo a uomo attraverso le goccioline di saliva (droplets) espulse con la tosse, gli starnuti o semplicemente parlando a distanza ravvicinata. Il batterio è estremamente labile nell'ambiente esterno, quindi il contagio richiede solitamente un contatto stretto e prolungato.

I fattori di rischio principali includono:

  • Mancata vaccinazione: Il rischio più elevato riguarda i bambini sotto i 6 mesi che non hanno ancora ricevuto le prime tre dosi di vaccino.
  • Immunità declinante: L'immunità fornita dal vaccino o da una precedente infezione naturale non è permanente e tende a svanire dopo 5-10 anni. Questo rende gli adolescenti e gli adulti suscettibili, diventando spesso la fonte di infezione per i neonati in famiglia.
  • Contatto con persone infette: Vivere o lavorare in ambienti affollati (scuole, asili, ospedali) aumenta la probabilità di esposizione.
  • Gravidanza: Le donne in gravidanza che non effettuano il richiamo vaccinale nel terzo trimestre non possono trasferire gli anticorpi protettivi al feto, lasciando il neonato vulnerabile nei primi mesi di vita.

È importante notare che la pertosse è contagiosa fin dall'inizio della fase catarrale (i primi sintomi simili al raffreddore) e rimane tale per circa tre settimane dopo l'inizio della fase parossistica, a meno che non venga instaurata una terapia antibiotica efficace, che riduce il periodo di contagiosità a circa 5 giorni.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il decorso clinico della pertosse è classicamente suddiviso in tre stadi distinti, con una durata complessiva che può superare i due mesi.

1. Stadio Catarrale (durata 1-2 settimane)

In questa fase iniziale, la pertosse è indistinguibile da una comune infezione delle alte vie respiratorie. I sintomi includono:

  • Rinorrea (naso che cola).
  • Starnuti frequenti.
  • Febbre lieve o febbricola (raramente supera i 38.5°C).
  • Tosse leggera e occasionale.
  • Occhi arrossati e lacrimazione.

2. Stadio Parossistico (durata 1-6 settimane o più)

È la fase più critica, in cui la tosse diventa caratteristica. Si manifestano:

  • Accessi di tosse parossistica: serie rapide di colpi di tosse violenti ed esplosivi in un'unica espirazione, che impediscono al paziente di respirare.
  • Stridore inspiratorio: al termine dell'accesso, il paziente compie un'inspirazione forzata che produce un suono acuto o fischio.
  • Vomito post-tussigeno: molti pazienti, specialmente i bambini, vomitano dopo un attacco di tosse a causa dell'intensità dello sforzo.
  • Cianosi: durante gli attacchi, il volto può diventare rosso o bluastro per la temporanea mancanza di ossigeno.
  • Apnea: nei neonati, i parossismi possono mancare e la malattia può manifestarsi esclusivamente con interruzioni del respiro, estremamente pericolose.
  • Astenia estrema: gli attacchi sono estenuanti e lasciano il paziente in uno stato di profonda stanchezza.

3. Stadio di Convalescenza (durata settimane o mesi)

La tosse diminuisce gradualmente in frequenza e intensità. Tuttavia, per diversi mesi, eventuali nuove infezioni respiratorie possono scatenare nuovamente episodi di tosse parossistica.

In alcuni casi gravi, lo sforzo della tosse può causare complicazioni meccaniche come epistassi (sangue dal naso), emorragie sottocongiuntivali (rottura di capillari nell'occhio), edema delle palpebre o addirittura ernie e fratture costali negli adulti.

Diagnosi

La diagnosi di pertosse può essere difficile nelle fasi iniziali perché i sintomi mimano quelli di altre malattie come l'influenza o il raffreddore. Il medico si basa su:

  1. Anamnesi e Valutazione Clinica: Il sospetto sorge in presenza di una tosse che dura da più di due settimane con parossismi, stridore o vomito dopo i colpi di tosse.
  2. Tampone Nasofaringeo per PCR: È il test d'elezione. La Polymerase Chain Reaction (PCR) permette di identificare rapidamente il DNA di Bordetella pertussis. È più sensibile se eseguita entro le prime 3 settimane dall'inizio della tosse.
  3. Esame Colturale: Si preleva un campione di muco dal rinofaringe. È molto specifico ma il batterio è difficile da far crescere in laboratorio e la sensibilità diminuisce rapidamente dopo le prime due settimane.
  4. Sierologia: La ricerca di anticorpi specifici (IgG anti-tossina pertossica) nel sangue è utile soprattutto nelle fasi tardive della malattia (dopo 3-4 settimane), quando la PCR e la coltura risultano spesso negative. Non è però affidabile se il paziente è stato vaccinato di recente.
  5. Esami del Sangue: Spesso si riscontra una marcata leucocitosi con linfocitosi assoluta (aumento dei globuli bianchi, in particolare dei linfociti), un segno caratteristico della pertosse nei bambini.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della pertosse si basa su due pilastri: l'eradicazione del batterio e la gestione dei sintomi.

Terapia Antibiotica

Gli antibiotici sono più efficaci se somministrati precocemente (stadio catarrale). Se iniziati tardi, non riducono significativamente la durata dei sintomi ma sono fondamentali per interrompere la catena del contagio. I farmaci di scelta sono i macrolidi:

  • Azitromicina: Solitamente somministrata per 3-5 giorni.
  • Claritromicina: Somministrata per 7 giorni.
  • Eritromicina: Meno usata oggi per i maggiori effetti collaterali gastrointestinali. In caso di allergia ai macrolidi, si può utilizzare il trimetoprim-sulfametossazolo.

Gestione dei Sintomi e Supporto

  • Ospedalizzazione: Spesso necessaria per i neonati sotto i 6 mesi per monitorare le apnee e garantire l'ossigenazione.
  • Idratazione: È fondamentale bere molti liquidi per evitare la disidratazione, specialmente se è presente vomito.
  • Ambiente: Mantenere l'aria umidificata e libera da irritanti come fumo, profumi o polvere che possono scatenare la tosse.
  • Pasti: Consumare pasti piccoli e frequenti per ridurre la probabilità di vomito dopo gli attacchi di tosse.
  • Farmaci per la tosse: Generalmente, i sedativi della tosse e gli espettoranti non sono raccomandati e si rivelano poco efficaci nella pertosse.

Prognosi e Decorso

Nella maggior parte degli adulti e dei bambini più grandi, la prognosi è eccellente, sebbene la malattia sia debilitante e richieda tempi di recupero lunghi. Tuttavia, la pertosse può portare a complicazioni serie, specialmente nei soggetti vulnerabili.

Complicazioni nei neonati:

  • Polmonite batterica (la causa più comune di morte correlata alla pertosse).
  • Encefalopatia (danno cerebrale dovuto alla mancanza di ossigeno o alle tossine).
  • Convulsioni.
  • Grave insufficienza respiratoria.

Complicazioni negli adulti:

  • Perdita di peso involontaria dovuta al vomito e all'inappetenza.
  • Sincope (svenimento) durante gli attacchi di tosse.
  • Incontinenza urinaria da sforzo.
  • Dolore toracico e lesioni muscolari.
  • Insonnia e disturbi del sonno prolungati.

Con un trattamento adeguato e il supporto respiratorio quando necessario, la maggior parte dei pazienti guarisce completamente senza esiti permanenti.

Prevenzione

La vaccinazione è lo strumento di prevenzione più efficace. Il vaccino per la pertosse è solitamente somministrato in combinazione con quelli per il tetano e la difterite (vaccino DTPa per i bambini, dTPa per gli adulti).

  1. Ciclo Primario: Tre dosi nel primo anno di vita (al 3°, 5° e 11° mese).
  2. Richiami: Un richiamo a 5-6 anni e un altro durante l'adolescenza (12-18 anni).
  3. Adulti: È raccomandato un richiamo ogni 10 anni per mantenere l'immunità.
  4. Gravidanza: La strategia più efficace per proteggere i neonati è la vaccinazione della madre tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione. Questo permette il passaggio transplacentare di anticorpi che proteggeranno il bambino fino alla sua prima vaccinazione.
  5. Strategia Cocoon (Bozzolo): Vaccinare tutti i membri della famiglia e le persone che saranno a stretto contatto con un neonato per creare una barriera protettiva attorno a lui.
  6. Igiene: Lavaggio frequente delle mani e uso di mascherine in presenza di sintomi respiratori.

Quando Consultare un Medico

È necessario rivolgersi tempestivamente a un medico o al pronto soccorso se il paziente (specialmente se bambino) presenta:

  • Attacchi di tosse che causano colorito bluastro o violaceo del viso o delle labbra.
  • Episodi di apnea o respiro che sembra fermarsi.
  • Un suono di "fischio" o "urlo" durante l'inspirazione dopo la tosse.
  • Vomito persistente che impedisce l'idratazione.
  • Segni di disidratazione (secchezza delle fauci, pianto senza lacrime, riduzione della diuresi).
  • Estrema letargia o difficoltà a svegliarsi.
  • Respirazione molto rapida o faticosa.

Negli adulti, una tosse che persiste per più di due settimane senza miglioramenti, specialmente se si manifesta in accessi violenti notturni, merita sempre un approfondimento diagnostico per escludere la pertosse e prevenire la diffusione del batterio a soggetti fragili.

An unhandled error has occurred. Reload 🗙

Riconnessione al server...

Riconnessione fallita... nuovo tentativo tra secondi.

Riconnessione fallita.
Riprovare o ricaricare la pagina.

La sessione è stata sospesa dal server.

Impossibile riprendere la sessione.
Riprovare o ricaricare la pagina.