Fascite necrotizzante neonatale

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1

Definizione

La fascite necrotizzante neonatale è una forma estremamente rara, ma potenzialmente devastante, di infezione dei tessuti molli che colpisce i neonati nei primi 28 giorni di vita. Questa condizione è caratterizzata da una rapida e progressiva distruzione (necrosi) della fascia superficiale e del tessuto adiposo sottocutaneo, che può estendersi rapidamente ai muscoli e alla pelle sovrastante. Spesso descritta dai media come l'azione di "batteri mangia-carne", in ambito medico è considerata un'emergenza chirurgica e medica di massima gravità.

A differenza degli adulti, nei quali la fascite necrotizzante è spesso associata a patologie croniche come il diabete mellito o l'insufficienza vascolare, nel neonato la malattia si manifesta frequentemente in soggetti precedentemente sani o in relazione a specifiche porte d'ingresso batteriche tipiche del periodo neonatale. La velocità con cui l'infezione si diffonde è impressionante: i tessuti possono andare incontro a morte cellulare nel giro di poche ore, portando il piccolo paziente a uno stato di sepsi fulminante e shock multiorgano.

La rarità della condizione rende la diagnosi precoce una sfida clinica significativa. Tuttavia, il riconoscimento tempestivo è l'unico fattore che può influenzare positivamente la sopravvivenza. La gestione richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge neonatologi, chirurghi pediatrici, infettivologi e specialisti in terapia intensiva neonatale (TIN).

2

Cause e Fattori di Rischio

L'eziologia della fascite necrotizzante neonatale è solitamente polimicrobica (Tipo I), coinvolgendo una combinazione di batteri aerobi e anaerobi, o monomicrobica (Tipo II), causata principalmente dallo Streptococcus pyogenes (Streptococco di gruppo A) o dallo Staphylococcus aureus. Altri agenti patogeni comuni includono Escherichia coli, specie di Klebsiella, Pseudomonas aeruginosa e batteri anaerobi come il Bacteroides fragilis.

Le cause scatenanti sono spesso legate a una rottura della barriera cutanea, che permette ai batteri di penetrare nei tessuti profondi. Nei neonati, i punti di ingresso più comuni includono:

  • Onfalite: L'infezione del moncone ombelicale (onfalite) è la porta d'ingresso più frequente. I batteri colonizzano il tessuto necrotico del cordone e migrano attraverso i vasi ombelicali verso la fascia addominale.
  • Procedure chirurgiche o invasive: Interventi come la circoncisione, l'inserimento di cateteri venosi centrali o procedure per la riparazione di difetti congeniti.
  • Traumi cutanei: Anche piccole lesioni, come quelle causate da elettrodi per il monitoraggio fetale, abrasioni da pannolino o ascessi cutanei preesistenti.
  • Infezioni sistemiche: In alcuni casi, l'infezione può originare da una diffusione ematogena (attraverso il sangue) durante una sepsi neonatale.

I fattori di rischio che aumentano la vulnerabilità del neonato includono la prematurità (a causa di un sistema immunitario immaturo e di una pelle più sottile), il basso peso alla nascita, il diabete gestazionale materno e la rottura prolungata delle membrane. La fragilità del sistema immunitario neonatale, in particolare la ridotta capacità di opsonizzazione e la funzione limitata dei neutrofili, permette all'infezione di progredire senza i normali meccanismi di contenimento dell'organismo.

3

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della fascite necrotizzante neonatale iniziano spesso in modo subdolo, simulando una semplice cellulite, ma evolvono con una rapidità drammatica. È fondamentale monitorare ogni cambiamento cutaneo sospetto.

Nelle fasi iniziali, i segni localizzati includono:

  • Eritema (arrossamento) della zona colpita, spesso con margini non ben definiti.
  • Edema (gonfiore) teso e lucido che si estende oltre l'area dell'arrossamento.
  • Calore eccessivo al tatto nella zona interessata.
  • Dolore estremo, che nel neonato si manifesta con pianto inconsolabile al minimo tocco (iperestesia).

Con il progredire dell'infezione (spesso in poche ore), compaiono segni patognomonici di necrosi tissutale:

  • Cambiamento del colore della pelle, che vira dal rosso al violaceo, bluastro o grigio-nerastro.
  • Comparsa di bolle o flittene contenenti liquido sieroso o emorragico.
  • Crepitio sottocutaneo, una sensazione di "bollicine d'aria" sotto la pelle dovuta alla produzione di gas da parte dei batteri anaerobi.
  • Anestesia locale, dove l'area precedentemente dolorante diventa insensibile a causa della distruzione dei nervi cutanei.
  • Necrosi cutanea franca con formazione di escare.

I sintomi sistemici riflettono la gravità dell'infezione e l'insorgenza dello shock:

  • Febbre alta o, paradossalmente, instabilità termica con abbassamento della temperatura.
  • Letargia e marcata ipotonia (il neonato appare "molle").
  • Rifiuto dell'alimentazione.
  • Tachicardia (battito cardiaco accelerato).
  • Tachipnea (respirazione rapida e affannosa).
  • Ipotensione (pressione sanguigna bassa), segno di shock avanzato.
  • Pallore o colorito bluastro generalizzato.
  • Ittero (colorazione giallastra di pelle e sclere).
  • Riduzione della produzione di urina, indicativa di sofferenza renale.
4

Diagnosi

La diagnosi di fascite necrotizzante neonatale è primariamente clinica. Data la velocità della malattia, non si può attendere l'esito di esami complessi per iniziare il trattamento. Il sospetto deve scattare immediatamente in presenza di un edema che progredisce rapidamente o di una sofferenza sistemica sproporzionata rispetto all'aspetto della lesione cutanea.

Gli esami di laboratorio supportano la diagnosi e aiutano a monitorare la gravità:

  • Emocromo completo: Spesso mostra una marcata leucocitosi (aumento dei globuli bianchi) o leucopenia (riduzione, segno di prognosi infausta) e trombocitopenia (piastrine basse).
  • Indici di flogosi: Elevazione della Proteina C Reattiva (PCR) e della procalcitonina.
  • Profilo metabolico: Possono riscontrarsi acidosi metabolica, iponatriemia (basso sodio nel sangue), iperglicemia o ipoglicemia e aumento della creatinina.
  • Emocolture e colture tissutali: Fondamentali per identificare il batterio responsabile e guidare la terapia antibiotica mirata. Il prelievo di campioni durante l'intervento chirurgico è il gold standard.

La diagnostica per immagini può essere utile ma non deve ritardare l'intervento:

  • Radiografia diretta: Può mostrare la presenza di gas nei tessuti molli, un segno specifico ma non sempre presente.
  • Ecografia: Utile per distinguere tra una cellulite superficiale e una raccolta fluida profonda lungo i piani fasciali.
  • Risonanza Magnetica (RM): È l'esame più sensibile per visualizzare l'estensione della necrosi fasciale, ma è raramente praticabile in un neonato instabile a causa dei tempi lunghi di esecuzione.

Un test clinico rapido è il "finger test": si pratica una piccola incisione in anestesia locale e si inserisce un dito (o uno strumento) per sondare la fascia. Se i tessuti si separano facilmente senza resistenza e senza sanguinamento, la diagnosi di fascite necrotizzante è confermata.

5

Trattamento e Terapie

Il trattamento della fascite necrotizzante neonatale deve essere aggressivo e immediato. Si basa su tre pilastri fondamentali: chirurgia, antibiotici e supporto vitale.

Intervento Chirurgico

Il debridement chirurgico d'urgenza è la procedura salvavita più importante. Il chirurgo deve rimuovere tutto il tessuto necrotico e infetto fino a raggiungere tessuti sani e sanguinanti. Spesso sono necessari più interventi (re-look) a distanza di 24-48 ore per assicurarsi che l'infezione non stia continuando a progredire. In casi estremi che coinvolgono gli arti, potrebbe essere necessaria l'amputazione per salvare la vita del neonato.

Terapia Farmacologica

In attesa dei risultati delle colture, si inizia immediatamente una terapia antibiotica endovenosa a largo spettro. Una combinazione comune include:

  • Una penicillina o cefalosporina di terza generazione per coprire i batteri Gram-positivi e Gram-negativi.
  • Aminoglicosidi (come la gentamicina) per potenziare la copertura contro i Gram-negativi.
  • Clindamicina, utilizzata non solo per la sua attività contro gli anaerobi, ma anche per la sua capacità di inibire la produzione di tossine batteriche (effetto anti-esotossinico).
  • Vancomicina se si sospetta uno stafilococco resistente alla meticillina (MRSA).

Supporto Intensivo

Il neonato deve essere ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale (TIN) per:

  • Supporto emodinamico: Somministrazione di liquidi endovenosi e farmaci inotropi per mantenere la pressione arteriosa e la perfusione degli organi.
  • Supporto respiratorio: Spesso è necessaria la ventilazione meccanica a causa dello stato di shock o della sepsi.
  • Gestione del dolore: Analgesia sistemica adeguata.
  • Supporto nutrizionale: Nutrizione parenterale totale (NPT) per sostenere l'elevato fabbisogno metabolico necessario per la guarigione delle ferite.

In alcuni centri specializzati, è stata utilizzata l'ossigenoterapia iperbarica come terapia adiuvante per inibire la crescita dei batteri anaerobi e favorire la guarigione dei tessuti, sebbene il suo uso nei neonati sia limitato e dibattuto.

6

Prognosi e Decorso

La prognosi della fascite necrotizzante neonatale rimane riservata, con tassi di mortalità storicamente riportati tra il 20% e il 50%. Tuttavia, con i moderni progressi nelle cure intensive neonatali, la sopravvivenza è migliorata significativamente.

I fattori che influenzano negativamente la prognosi includono:

  • Ritardo nella diagnosi e nel primo debridement chirurgico.
  • Estensione dell'infezione al tronco o all'addome (rispetto agli arti).
  • Presenza di sepsi grave al momento del ricovero.
  • Prematurità estrema.

Per i sopravvissuti, il decorso post-operatorio è lungo e complesso. Una volta superata la fase acuta dell'infezione, la sfida principale diventa la chiusura delle ampie ferite chirurgiche. Questo può richiedere innesti cutanei, chirurgia plastica ricostruttiva e l'uso di medicazioni avanzate (come la terapia a pressione negativa o VAC therapy). A lungo termine, possono residuare cicatrici estese, contratture articolari o disabilità funzionali che richiedono fisioterapia e follow-up specialistico prolungato.

7

Prevenzione

La prevenzione si concentra sulla riduzione del rischio di infezioni cutanee e sulla gestione rigorosa delle porte d'ingresso batteriche:

  1. Cura del cordone ombelicale: Mantenere il moncone pulito e asciutto secondo le linee guida ospedaliere. L'uso di antisettici locali può essere raccomandato in contesti ad alto rischio.
  2. Igiene rigorosa: Lavaggio accurato delle mani da parte del personale sanitario e dei genitori prima di toccare il neonato.
  3. Monitoraggio delle procedure: Vigilanza estrema dopo piccoli interventi come la circoncisione o l'applicazione di elettrodi cutanei.
  4. Trattamento precoce delle infezioni minori: Non sottovalutare mai un arrossamento intorno all'ombelico o una piccola pustola cutanea nel neonato.
  5. Educazione dei genitori: Istruire i neo-genitori a riconoscere i segni precoci di infezione cutanea e l'importanza di una valutazione medica immediata.
8

Quando Consultare un Medico

Nel periodo neonatale, la prudenza non è mai troppa. È necessario contattare immediatamente il pediatra o recarsi al pronto soccorso pediatrico se il neonato presenta:

  • Un'area di pelle che appare rossa, calda, gonfia o molto dolente al tatto.
  • Arrossamento o secrezione maleodorante intorno al cordone ombelicale.
  • Cambiamenti rapidi nel colore della pelle (diventa scura, viola o nera).
  • Comparsa di bolle o vesciche sulla pelle.
  • Febbre superiore a 38°C o temperatura corporea insolitamente bassa (sotto i 36°C).
  • Marcata sonnolenza, difficoltà a svegliarsi o estrema irritabilità.
  • Difficoltà a respirare o gemiti durante la respirazione.
  • Rifiuto persistente della poppata.

La fascite necrotizzante è una corsa contro il tempo: ogni ora risparmiata nella diagnosi può fare la differenza tra la vita e la morte o tra una guarigione completa e una disabilità permanente.

Fascite necrotizzante neonatale

Definizione

La fascite necrotizzante neonatale è una forma estremamente rara, ma potenzialmente devastante, di infezione dei tessuti molli che colpisce i neonati nei primi 28 giorni di vita. Questa condizione è caratterizzata da una rapida e progressiva distruzione (necrosi) della fascia superficiale e del tessuto adiposo sottocutaneo, che può estendersi rapidamente ai muscoli e alla pelle sovrastante. Spesso descritta dai media come l'azione di "batteri mangia-carne", in ambito medico è considerata un'emergenza chirurgica e medica di massima gravità.

A differenza degli adulti, nei quali la fascite necrotizzante è spesso associata a patologie croniche come il diabete mellito o l'insufficienza vascolare, nel neonato la malattia si manifesta frequentemente in soggetti precedentemente sani o in relazione a specifiche porte d'ingresso batteriche tipiche del periodo neonatale. La velocità con cui l'infezione si diffonde è impressionante: i tessuti possono andare incontro a morte cellulare nel giro di poche ore, portando il piccolo paziente a uno stato di sepsi fulminante e shock multiorgano.

La rarità della condizione rende la diagnosi precoce una sfida clinica significativa. Tuttavia, il riconoscimento tempestivo è l'unico fattore che può influenzare positivamente la sopravvivenza. La gestione richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge neonatologi, chirurghi pediatrici, infettivologi e specialisti in terapia intensiva neonatale (TIN).

Cause e Fattori di Rischio

L'eziologia della fascite necrotizzante neonatale è solitamente polimicrobica (Tipo I), coinvolgendo una combinazione di batteri aerobi e anaerobi, o monomicrobica (Tipo II), causata principalmente dallo Streptococcus pyogenes (Streptococco di gruppo A) o dallo Staphylococcus aureus. Altri agenti patogeni comuni includono Escherichia coli, specie di Klebsiella, Pseudomonas aeruginosa e batteri anaerobi come il Bacteroides fragilis.

Le cause scatenanti sono spesso legate a una rottura della barriera cutanea, che permette ai batteri di penetrare nei tessuti profondi. Nei neonati, i punti di ingresso più comuni includono:

  • Onfalite: L'infezione del moncone ombelicale (onfalite) è la porta d'ingresso più frequente. I batteri colonizzano il tessuto necrotico del cordone e migrano attraverso i vasi ombelicali verso la fascia addominale.
  • Procedure chirurgiche o invasive: Interventi come la circoncisione, l'inserimento di cateteri venosi centrali o procedure per la riparazione di difetti congeniti.
  • Traumi cutanei: Anche piccole lesioni, come quelle causate da elettrodi per il monitoraggio fetale, abrasioni da pannolino o ascessi cutanei preesistenti.
  • Infezioni sistemiche: In alcuni casi, l'infezione può originare da una diffusione ematogena (attraverso il sangue) durante una sepsi neonatale.

I fattori di rischio che aumentano la vulnerabilità del neonato includono la prematurità (a causa di un sistema immunitario immaturo e di una pelle più sottile), il basso peso alla nascita, il diabete gestazionale materno e la rottura prolungata delle membrane. La fragilità del sistema immunitario neonatale, in particolare la ridotta capacità di opsonizzazione e la funzione limitata dei neutrofili, permette all'infezione di progredire senza i normali meccanismi di contenimento dell'organismo.

Sintomi e Manifestazioni Cliniche

I sintomi della fascite necrotizzante neonatale iniziano spesso in modo subdolo, simulando una semplice cellulite, ma evolvono con una rapidità drammatica. È fondamentale monitorare ogni cambiamento cutaneo sospetto.

Nelle fasi iniziali, i segni localizzati includono:

  • Eritema (arrossamento) della zona colpita, spesso con margini non ben definiti.
  • Edema (gonfiore) teso e lucido che si estende oltre l'area dell'arrossamento.
  • Calore eccessivo al tatto nella zona interessata.
  • Dolore estremo, che nel neonato si manifesta con pianto inconsolabile al minimo tocco (iperestesia).

Con il progredire dell'infezione (spesso in poche ore), compaiono segni patognomonici di necrosi tissutale:

  • Cambiamento del colore della pelle, che vira dal rosso al violaceo, bluastro o grigio-nerastro.
  • Comparsa di bolle o flittene contenenti liquido sieroso o emorragico.
  • Crepitio sottocutaneo, una sensazione di "bollicine d'aria" sotto la pelle dovuta alla produzione di gas da parte dei batteri anaerobi.
  • Anestesia locale, dove l'area precedentemente dolorante diventa insensibile a causa della distruzione dei nervi cutanei.
  • Necrosi cutanea franca con formazione di escare.

I sintomi sistemici riflettono la gravità dell'infezione e l'insorgenza dello shock:

  • Febbre alta o, paradossalmente, instabilità termica con abbassamento della temperatura.
  • Letargia e marcata ipotonia (il neonato appare "molle").
  • Rifiuto dell'alimentazione.
  • Tachicardia (battito cardiaco accelerato).
  • Tachipnea (respirazione rapida e affannosa).
  • Ipotensione (pressione sanguigna bassa), segno di shock avanzato.
  • Pallore o colorito bluastro generalizzato.
  • Ittero (colorazione giallastra di pelle e sclere).
  • Riduzione della produzione di urina, indicativa di sofferenza renale.

Diagnosi

La diagnosi di fascite necrotizzante neonatale è primariamente clinica. Data la velocità della malattia, non si può attendere l'esito di esami complessi per iniziare il trattamento. Il sospetto deve scattare immediatamente in presenza di un edema che progredisce rapidamente o di una sofferenza sistemica sproporzionata rispetto all'aspetto della lesione cutanea.

Gli esami di laboratorio supportano la diagnosi e aiutano a monitorare la gravità:

  • Emocromo completo: Spesso mostra una marcata leucocitosi (aumento dei globuli bianchi) o leucopenia (riduzione, segno di prognosi infausta) e trombocitopenia (piastrine basse).
  • Indici di flogosi: Elevazione della Proteina C Reattiva (PCR) e della procalcitonina.
  • Profilo metabolico: Possono riscontrarsi acidosi metabolica, iponatriemia (basso sodio nel sangue), iperglicemia o ipoglicemia e aumento della creatinina.
  • Emocolture e colture tissutali: Fondamentali per identificare il batterio responsabile e guidare la terapia antibiotica mirata. Il prelievo di campioni durante l'intervento chirurgico è il gold standard.

La diagnostica per immagini può essere utile ma non deve ritardare l'intervento:

  • Radiografia diretta: Può mostrare la presenza di gas nei tessuti molli, un segno specifico ma non sempre presente.
  • Ecografia: Utile per distinguere tra una cellulite superficiale e una raccolta fluida profonda lungo i piani fasciali.
  • Risonanza Magnetica (RM): È l'esame più sensibile per visualizzare l'estensione della necrosi fasciale, ma è raramente praticabile in un neonato instabile a causa dei tempi lunghi di esecuzione.

Un test clinico rapido è il "finger test": si pratica una piccola incisione in anestesia locale e si inserisce un dito (o uno strumento) per sondare la fascia. Se i tessuti si separano facilmente senza resistenza e senza sanguinamento, la diagnosi di fascite necrotizzante è confermata.

Trattamento e Terapie

Il trattamento della fascite necrotizzante neonatale deve essere aggressivo e immediato. Si basa su tre pilastri fondamentali: chirurgia, antibiotici e supporto vitale.

Intervento Chirurgico

Il debridement chirurgico d'urgenza è la procedura salvavita più importante. Il chirurgo deve rimuovere tutto il tessuto necrotico e infetto fino a raggiungere tessuti sani e sanguinanti. Spesso sono necessari più interventi (re-look) a distanza di 24-48 ore per assicurarsi che l'infezione non stia continuando a progredire. In casi estremi che coinvolgono gli arti, potrebbe essere necessaria l'amputazione per salvare la vita del neonato.

Terapia Farmacologica

In attesa dei risultati delle colture, si inizia immediatamente una terapia antibiotica endovenosa a largo spettro. Una combinazione comune include:

  • Una penicillina o cefalosporina di terza generazione per coprire i batteri Gram-positivi e Gram-negativi.
  • Aminoglicosidi (come la gentamicina) per potenziare la copertura contro i Gram-negativi.
  • Clindamicina, utilizzata non solo per la sua attività contro gli anaerobi, ma anche per la sua capacità di inibire la produzione di tossine batteriche (effetto anti-esotossinico).
  • Vancomicina se si sospetta uno stafilococco resistente alla meticillina (MRSA).

Supporto Intensivo

Il neonato deve essere ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale (TIN) per:

  • Supporto emodinamico: Somministrazione di liquidi endovenosi e farmaci inotropi per mantenere la pressione arteriosa e la perfusione degli organi.
  • Supporto respiratorio: Spesso è necessaria la ventilazione meccanica a causa dello stato di shock o della sepsi.
  • Gestione del dolore: Analgesia sistemica adeguata.
  • Supporto nutrizionale: Nutrizione parenterale totale (NPT) per sostenere l'elevato fabbisogno metabolico necessario per la guarigione delle ferite.

In alcuni centri specializzati, è stata utilizzata l'ossigenoterapia iperbarica come terapia adiuvante per inibire la crescita dei batteri anaerobi e favorire la guarigione dei tessuti, sebbene il suo uso nei neonati sia limitato e dibattuto.

Prognosi e Decorso

La prognosi della fascite necrotizzante neonatale rimane riservata, con tassi di mortalità storicamente riportati tra il 20% e il 50%. Tuttavia, con i moderni progressi nelle cure intensive neonatali, la sopravvivenza è migliorata significativamente.

I fattori che influenzano negativamente la prognosi includono:

  • Ritardo nella diagnosi e nel primo debridement chirurgico.
  • Estensione dell'infezione al tronco o all'addome (rispetto agli arti).
  • Presenza di sepsi grave al momento del ricovero.
  • Prematurità estrema.

Per i sopravvissuti, il decorso post-operatorio è lungo e complesso. Una volta superata la fase acuta dell'infezione, la sfida principale diventa la chiusura delle ampie ferite chirurgiche. Questo può richiedere innesti cutanei, chirurgia plastica ricostruttiva e l'uso di medicazioni avanzate (come la terapia a pressione negativa o VAC therapy). A lungo termine, possono residuare cicatrici estese, contratture articolari o disabilità funzionali che richiedono fisioterapia e follow-up specialistico prolungato.

Prevenzione

La prevenzione si concentra sulla riduzione del rischio di infezioni cutanee e sulla gestione rigorosa delle porte d'ingresso batteriche:

  1. Cura del cordone ombelicale: Mantenere il moncone pulito e asciutto secondo le linee guida ospedaliere. L'uso di antisettici locali può essere raccomandato in contesti ad alto rischio.
  2. Igiene rigorosa: Lavaggio accurato delle mani da parte del personale sanitario e dei genitori prima di toccare il neonato.
  3. Monitoraggio delle procedure: Vigilanza estrema dopo piccoli interventi come la circoncisione o l'applicazione di elettrodi cutanei.
  4. Trattamento precoce delle infezioni minori: Non sottovalutare mai un arrossamento intorno all'ombelico o una piccola pustola cutanea nel neonato.
  5. Educazione dei genitori: Istruire i neo-genitori a riconoscere i segni precoci di infezione cutanea e l'importanza di una valutazione medica immediata.

Quando Consultare un Medico

Nel periodo neonatale, la prudenza non è mai troppa. È necessario contattare immediatamente il pediatra o recarsi al pronto soccorso pediatrico se il neonato presenta:

  • Un'area di pelle che appare rossa, calda, gonfia o molto dolente al tatto.
  • Arrossamento o secrezione maleodorante intorno al cordone ombelicale.
  • Cambiamenti rapidi nel colore della pelle (diventa scura, viola o nera).
  • Comparsa di bolle o vesciche sulla pelle.
  • Febbre superiore a 38°C o temperatura corporea insolitamente bassa (sotto i 36°C).
  • Marcata sonnolenza, difficoltà a svegliarsi o estrema irritabilità.
  • Difficoltà a respirare o gemiti durante la respirazione.
  • Rifiuto persistente della poppata.

La fascite necrotizzante è una corsa contro il tempo: ogni ora risparmiata nella diagnosi può fare la differenza tra la vita e la morte o tra una guarigione completa e una disabilità permanente.

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